Lezione 14/04 di Tommaso
SVILUPPI DI TEORIA DELL’IMPRESA E DI ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE (PARTE 2)
Noi siamo alla ricerca di rappresentazioni più realistiche di che cosa sia l’impresa, di che cosa sia l’organizzazione della produzione, e
che sappiano dare conto, rendere giustizia, sulle diverse tipologie di organizzazione della produzione emerse nella varietà di capitalismi.
Da un lato evidenzieremo tutto ciò che è stato stilizzato riferendoci all’esperienza americana del ‘900, la grande crescita dell’industria
americana, e dall’altro faremo riferimento ad altre realtà di organizzazione della produzione di impresa, partendo in specifico dal caso
asiatico.
Di fatto ci troviamo davanti ad una teoria dell’impresa che ha cercato di inseguire e stilizzare i cambiamenti della realtà; inseguire
perché l’oggetto della nostra attenzione, l’impresa, l’organizzazione e la produzione, sono oggetti in continuo cambiamento, sono
oggetti di analisi che sono cambiati nel tempo e nello spazio (cos’è successo in Inghilterra, Europa, Nord America, e in Asia). Questo
perché ho un tema di analisi descrittiva, cioè voglio capire come i fenomeni sono cambiati, quindi cerco di descrivere come l’impresa è
cambiata nel tempo o nei diversi luoghi e al tempo stesso cerco poi di trarre delle lezioni di fondo da questa lettura descrittiva nel caso
in cui voglia intervenire in una prospettiva normativa, prescrittiva, suggerendo azioni di politica economica e di politica industriale. Qui
è importante separare le due dimensioni (analisi descrittiva e analisi prescrittiva) perché molti dei modelli costruiti nella teoria
dell’impresa sono riferiti all’esperienza prima inglese e poi americana. Gran parte delle teorie dell’impresa, quelle che noi chiamiamo
sviluppi della nuova teoria dell’impresa sono riferite ad un periodo storico specifico, che è quello dei primi decenni del ‘900, e in
particolare ai grandi cambiamenti che avvenivano negli Stati Uniti all’arrivo dei “tempi moderni” usiamo questo termine perché
à
facciamo riferimento al film di Charlie Chaplin, considerato un trattato di economia e politica industriale di teoria dell’impresa; Charlie
Chaplin con quel film è riuscito a raccontare le grandi novità di quell’epoca e al tempo stesso a critica gli aspetti più complessi di
modalità di organizzazione della produzione, che naturalmente ha significato però cambiamenti più generali in termini economici e
cambiamenti molto rilevanti in termini sociali, in termini di come la gente, i lavoratori vivevano quelle straordinarie trasformazioni.
Quindi noi ci riferiamo a quel particolare periodo storico perché gran parte della letteratura in questo campo è riferita ai cambiamenti.
La fabbrica degli spilli di Adam Smith. È questa la complessità imprenditoriale a cui Smith poteva riferirsi. Era una fabbrica
particolarmente avanzata in termini di organizzazione di produttività a fine ‘700.
Poi con il passare del tempo, l’organizzazione di quella fabbrica di produzione di carne di maiale in scatola di fine ‘800 negli Stati Uniti,
inizia soprattutto per la numerosità di prodotti e lavoratori che sono divisi per competenze all’interno di una linea di produzione che
dall’input ci porta via via verso l’output. A fine ‘800 negli USA questo è già una tipologia di impianto più complesso, che dà forza, dà
ragione, dà attenzione alla complessità di natura organizzativa interna, quella scatola nera, la black box nera d’impresa di cui abbiamo
parlato nella lezione precedente.
Ma i grandi cambiamenti stanno per arrivare; questa invece è l’impresa che quando l’Inghilterra era ancora negli ultimi anni dell’800
era sicuramente leader politico e militare, ma anche economico e industriale a livello mondiale; questa è una tipica fabbrica fatta di
lavoratrici, i macchinari sono ancora poco presenti in questo stabilimento o comunque non sono invasivi come nei decenni successivi,
questa è la fabbrica invece che aveva di fronte a sé Marshall o qualche anno più tardi Knight, in Inghilterra. È un luogo che concentra
un elevata numerosità di lavoratori e la presenza di manager osservatori che in particolare si riferiscono ad un tentativo di rendere
sempre più complessa l’organizzazione interna per esaltare la produttività d’impresa.
Siamo poi ai primi del ‘900: vediamo qui la numerosità rimane elevata, gli impianti diventano di grandissime dimensioni per rispondere
ad una quantità di domanda particolarmente ampia, ma c’è evidentemente l’entrata dei macchinari, la complessità organizzativa in
particolare nel rapporto uomo-macchina. Qui siamo in uno stabilimento della Ford a Detroit negli Stati Uniti nei primi del ‘900.
Questi anni dei primi del ‘900, in particolare nelle prime due decadi, sono gli anni del taylorismo. Taylor era un ingegnere manager
osservatore americano, ha lavorato in diverse imprese importanti americane, ed è il teorico, colui che riesce a dare scientificità alla
scienza dell’organizzazione scientifica della produzione, del lavoro in rapporto con la macchina.
È importante sottolineare che Taylor era uomo di impresa, un uomo che ha stilizzato queste regole di organizzazione della produzione
di fatto osservando dal di dentro delle imprese. Quindi un approccio fortemente empirico e pragmatico proprio legato ai problemi di
organizzazione della produzione che potessero far crescere in maniera scientifica la produttività d’impresa.
Sono anni in cui il capitalismo americano cresce molto rapidamente (dagli anni ‘20 agli anni ‘50) e cresce anche la complessità
organizzativa che va al di fuori dell’impresa.
THE RISE OF BIG BUSINESS: corporate ownership and family groups, 1926–1950
Pyramidal structure of business groups, 1932. The figure presents the pyramidal structure of U.S. business groups in 1932. Arrows represent control relations between
companies. Listed companies are represented by bold nodes. A business group is defined as having three or more listed companies controlled by the same ultimate owner
Strategic Management Journal, Volume: 40, Issue: 5, Pages: 781-808, 2018, DOI: (10.1002/smj.2992)
Vediamo in questa diapositiva che da un lato abbiamo delle architetture di organizzazione dei gruppi mantenuti, controllati da una
famiglia dall’altro invece quelli che vengono controllati da un azionariato diffuso.
Vediamo che cresce una complessità organizzativa che rende la singola impresa un luogo importante ma rende particolarmente
rilevante anche quanto sia centrale quello che succede attorno all’impresa, le reti di produzione, per questo poi si parla di istituzioni di
organizzazione della produzione. L’impresa è sicuramente unità fatta di impianti, ma in realtà diventa sempre di più nell’esperienza
americana la rete, il grande gruppo, la grande cooperation, la grande protagonista del capitalismo americano della prima metà ‘900.
Una ristrutturazione organizzativa particolarmente rilevante che poi rimane una caratteristica di fondo del sistema americano, fino ai
giorni nostri, che attraversa tutto il secolo.
THE BIRTH OF BIG BUSINESS
È interessante notare che le imprese che fino agli anni ‘70/’80 del ‘900 rimangono le imprese di fondo, i pilastri dell’industria del
capitalismo americano, sono tutte imprese che nascono tra la fine dell’800 e le prime decadi del ‘900; vediamo una punta infatti negli
anni ‘20. Quelle 63 imprese degli anni ‘20 sono ancora oggi presenti di fatto tra le imprese più importanti dell’industria
americana. Quindi una nascita del big business americano che è sicuramente riconducibile all’organizzazione dei processi produttivi
della fabbrica, degli impianti di lavorazione, produzione dei primi anni del ‘900 americano, e poi mantiene un impatto, un’influenza per
tutto il secolo successivo.
Sono gli anni in cui il nuovo grande protagonista tende ad essere il management. In queste foto ci sono i tre grandi stakeholder di una
fabbrica, di un’impresa; vediamo la proprietà, in alto; poi i lavoratori, in catena di montaggio, e i manager. Sicuramente l’invenzione
della catena di montaggio e quindi il modo in cui i lavoratori interagiscono con le macchine è di grande rilievo, ma di grande rilievo è
anche la costituzione di un azionariato che va anche aldilà della famiglia, infatti vediamo che Ford è attorniato dagli azionisti di
maggioranza della sua impresa, negli anni ’40 e ’50; ma vediamo in un’altra foto che Ford, il secondo, quindi il nipote, è attorniato dai
principali manager della sua grandissima impresa. Questa spaccatura tra management e azionariato più o meno diffuso e proprietà
familiare è la grande protagonista del cambiamento degli anni ‘30-‘40-‘50 dell’organizzazione della produzione americana.
Insistiamo che si tratta dell’esperienze storica americana, di grande successo dal punto di vista industriale ed economico; a queste
caratteristiche ben rappresentano e descrivono quello che è successo nella storia industriale americana. Altra cosa da suggerire è che
quello che è successo in quell’esperienza sia non solo una lettura storica dell’esperienza americana, ma sia anche una rivelazione di
quello che tutti gli altri Paesi e tutte le altre tipologie di impresa e di istituzioni della produzione sono destinati a seguire. Tuttavia la
letteratura, soprattutto quella di management economics, è una letteratura fortemente attenta a quello che succede nel mondo reale
ed è fortemente radicata sull’osservazione di quello che succedeva nel capitalismo americano, nell’industria americana, il modo di fare
impresa americano. Azionisti, possibilità di aumentare il capitale attraverso un azionariato sempre più diffuso, e l’emersione di una
classe di manager centrale per comprendere la strategia e i comportamenti di impresa, naturalmente la presenza di lavoratori e i
potenziali conflitti tra queste 3 categorie interne come cuore dell’attenzione degli economisti che si sono concentrati sull’evoluzione
dei modelli di impresa. Sviluppi di nuova teoria dell’impresa
L’l’impresa americana degli anni Trenta e Quaranta.
“The rise of Big Business”.
Proprietà Ford e Azionisti Ford e i suoi manager 12
Ford: Lavoratori nella linea di assemblaggio
Sempre per sottolineare quanto tutto questo sia importante nella storia americana, altra caratteristica centrale dal punto di vista della
contestualizzazione storica di questo processo di cambiamento organizzativo è che siamo in anni particolari, in cui cambia l’impresa,
ma questa impresa e l’organizzazione industriale americana è fortemente condizionata dalle questioni di guerra.
Sviluppi di nuova teoria dell’impresa
L’impresa e l’industria di Guerra (1914… 1945... ).
“The rise of Big Business”. War industries Board WWI
War Production Board WW II
Generali, imprenditoiri e manager 13
Il primo tema è che il periodo va dagli anni ‘10 agli anni ‘50 del ‘900, 2 guerre mondiali. Nella prima guerra mondiale gli Stati Uniti
entrano un po’ dopo rispetto allo scoppio della guerra, e inizialmente sono i grandissimi fornitori dell’Inghilterra ma anche di altri alleati,
in termini di munizioni ma anche in termini di cibo in scatola, e tante altre tipologie di prodotti che erano funzionali alla guerra. Il tema
è come nella prima e nella seconda guerra mondiale ci sia una forte coincidenza tra la crescita dell’impresa, dell’industrializzazione
americana, la sua capacità di diventare sempre più innovativa raggiungendo poi negli anni ‘50 la leadership a livello globale e quello
che la guerra domandava. Sia intorno alla guerra, negli anni di preparazione di guerra, e quelli successivi, l’industria americana è tutta
riconvertita alla domanda militare (quindi non solo munizioni, aerei, carri armati, ma anche rifornimenti per i soldati e tutto ciò che
poteva essere collegato allo sforzo bellico). È importante ricordarlo, perché questo periodo coincide con il grande cambiamento
dell’organizzazione della produzione e anche con l’evoluzione delle tipologie di impresa dominanti negli USA a cui noi normalmente ci
riferiamo. Quindi la crescita della grande impresa americana coincide con un periodo della storia americana fortemente intrecciato con
la domanda bellica e militare. Ma non solo questo; nella foto c’è anche una co-gestione dell’industria (nella prima guerra mondiale la
“war industries board” e nella seconda la “war production board”) sono sostanzialmente le due istituzioni di governo dell’industria
americana convertita per rispondere esclusivamente alla domanda militare, che è fatta di generali, imprenditori e uomini di governo.
Quindi per un decennio intorno ad entrambe le guerre mondiali l’industria americana in tutte le sue fasi ha avuto anche una co-
organizzazione. Questa eccezionalità in cui un’industria deve essere gestita (che sono più lunghi dell’effettivo periodo di durata della
guerra) era infatti gestita da un board formato da manager, imprenditori e generali dell’esercito e uomini di governo di
Washington. Vediamo la diapositiva centrale che molto chiaramente descrive come l’organigramma dell’industria americana dovesse
essere gestita in questi momenti di eccezionalità.
Dopo il ‘45 c’è stata la guerra fredda, che anche se era fredda era comunque guerra, quindi questo periodo di eccezionalità è andato
avanti comunque per parecchio tempo; poi c’è stata la guerra di Corea, del Vietnam, fino ad arrivare ai giorni nostri.
E poi si arriva agli anni ‘50/’60, che è proprio il periodo in cui c’è stata la grande crescita del big business dell’impresa americana. Una
crescita che era diventata possibile grazie all’improvvisa crescita di un mercato interno vastissimo, grazie alla crescita dei redditi, dei
consumi, la possibilità di vendere prodotti di massa alla maggior parte della middle class americana, ma non solo, vastissimo mercato
domestico crescente, che quindi veniva servito dalle grandi imprese che crescevano, ma anche il rapporto con i mercati internazionali
e con l’Europa, oltretutto finanziato dal piano Marshall per la ricostruzione (e quindi da soldi americani) e poi le economie controllate
del Giappone e Corea, che in particolare nella guerra fredda hanno svolto un ruolo fondamentale in quegli anni, sviluppando anche poi
un percorso di industrializzazione, inizialmente parallela.
Tutto questo arriva fino agli anni ‘70 e ‘80. In realtà questi anni sono il primo grande segnale di difficoltà del sistema.
Sviluppi di nuova teoria dell’impresa
La crisi del modello americano e i successi dell’impresa giapponese: anni ‘70 e 80
TOYOTA: Taiichi Ohno 15
Vediamo da questo grafico come a partire dagli anni ‘50 fino ai giorni nostri si assiste di fatto ad un processo di de-industrializzazione,
de-manifatturizzazione, la manifattura americana di fatto svanisce progressivamente. Il primo grande colpo è l’invasione vincente da
parte dei giapponesi che non solo negli anni ‘70/’80 riuscirono ad invadere con i loro prodotti di alta qualità/basso costo il mercato
americano ed europeo, ma furono anche portatori di metodologie di organizzazione e gestione degli impianti, di modelli di
organizzazione industriale e di modelli di impresa diversi, che vanno considerati con grande attenzione (poi successivamente anche la
Corea). Sono anni in cui il modello americano della grande impresa è messo in discussione dai successi in particolare giapponesi (questo
è il caso della Toyota) e che mettono in discussione il modello di impresa che aveva portato alla leadership americana sui mercati.
La storia poi si conclude dopo un altro ventennio, alla fine del secolo, quando entra in gioco il grande gigante, la grande potenza
industriale del nostro presente, che è la Cina. Dal grafico è evidente quanto ci sia una relazione, una corrispondenza tra una progressiva
e poi definitiva uscita della manifattura americana e invece una crescita inarrestabile del colosso cinese.
E proprio ai colossi noi ci riferiamo per trattare i primi grandi contributi di letteratura economica che mettono in discussione quella
visione particolarmente riduttiva dell’impresa stilizzata dall’economia neoclassica.
Sviluppi di nuova teoria dell’impresa
La deindustrializzazione americana e i successi della Cina: l’ultimo ventennio
Facciamo uno zoom sulle teorie ispirate dall’esperienza americana, dagli anni ‘30 agli anni ’60; questa è la lettura più rilevante. Si
sviluppano fondamentalmente pensando a quella evoluzione e con un approccio molto empirico, legato alla raccolta di dati, di
informazioni, casi studio, statistiche, ecc., 3 filoni importanti di riflessione che hanno molto da raccontare:
- TEORIE MANAGERIALI
- TEORIE COMPORTAMENTALI
- TEORIE LEGATE AI COSTI DI TRANSAZIONE
1) TEORIE MANAGERIALI
Hanno a che fare con l’importanza e il ruolo dei manager dentro all’impresa.
Si ricorda che comunque non era obiettivo della teoria neoclassica essere effettivamente rappresentativo di quello che
succedeva nel mondo reale, ma di fatto è evidente che c’era bisogno di entrare molto di più dentro alle complessità
organizzative e gestionali dell’impresa contemporanea, così come questa si stava evolvendo, stava crescendo, in particolare
agli inizi del ‘900 nel caso americano.
Alcuni economisti quindi cominciano ad analizzare questo rapporto tra manager e proprietà e azionisti, tra controllo e proprietà.
Il primo che ne parla è Veblen, con un articolo molto importante nel 1923, il quale mette in discussione il tema di massimizzazione
del profitto, ma c’è poi un contributo citatissimo nella lette
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