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Lo zen

Lo zen è una parola estremamente famosa, per numerose ragioni. Siamo più o meno all’inizio del '900, soprattutto negli anni '50 negli Stati Uniti: siamo tornati nel boom della fama dello zen, a livelli anche molto discutibili. Molto è dovuto alla strategia del Giappone stesso, avviato nel restauro della propria immagine dopo lo tsunami di Fukushima, per recuperare il settore turistico, ritoccando un po’ i simboli di propaganda di se stesso. Abbiamo il ricorso negli ultimi anni a modelli molto più esotizzanti e molto più banali rispetto al passato (maiko di Kyoto, padiglione d’oro, ikebana, giardini zen, è un riferimento tassativo e anche ossessivo).

La serietà dello zen

La serietà dello zen sta nella sua dottrina, nel messaggio che porta ma è sempre stata, fin dalle origini, una chiesa istituzionalmente configurata ed approvata dalle forze politiche. E quindi non è pensabile in nessun modo che fosse l’incontro di personalità e vocazioni assolutamente libere da ogni compromesso e relazione con il potere politico. Non c’è chiesa istituzionalmente fondata e riconosciuta che non debba cedere a dei compromessi per rafforzarsi sul territorio, per essere patrocinata e per ingrandirsi. Di conseguenza, se dottrinalmente è molto serio e complesso, ha una storia molto vasta che è una storia politica ed economica.

L'introduzione dello zen in Giappone

La vulgata vuole che lo zen sia entrato in Giappone alla fine del XII secolo e che il suo fondatore ufficiale sia stato Myooan Eisai (1141/1215). Ma lo zen, inteso come pratica meditativa (zen: meditazione), in realtà in Giappone era già entrato nel VII secolo (Buddhismo attraverso la Corea), c’erano già vaghi accenni alla pratica meditativa. Comunque, alla fine del 1100, quando Eisai appare sulla scena politica e religiosa del paese, egli è semplicemente un monaco, formatosi alla scuola Tendai che però ha vissuto per un lungo periodo in Cina, formandosi presso i migliori maestri, e riporta in Giappone informazioni su quella che egli considera non tanto una nuova religione quanto nuovi aspetti del buddhismo in generale. Egli parla di zen mitsu (esoterismo zen) e intende proporre la meditazione come un addendum al buddhismo già praticato in Giappone.

Arriva in Giappone e pensa di avere la vita facile ma manca da parecchi anni e nel frattempo i Taira e i Minamoto si sono scontrati, è stato fondato il bakufu e la sede centrale è stata collocata a Kamakura (mentre l’imperatore a Kyoto). Eisai si illude di poter avere un supporto dalla casata imperiale ma immediatamente si trova in collisione con gli interessi Shingon e Tendai, e a un certo punto è costretto a ritirarsi nel Kyushu dove c’è meno pressione politica e fonda un primo tempio dove si può praticare la meditazione ma è ancora un tempio Tendai.

Il supporto di Eisai a Kamakura

Tornato in Giappone e, riambientatosi, si rende conto della situazione cristallizzata della corte imperiale controllata dallo Shingon e Tendai, tuttavia a Kamakura c’è il bakufu e quindi decide di attraversare il paese e cercare il patrocinio del nuovo potere, nel 1199. Dopo aver unificato il paese e sconfitto i Taira, Yoritomo muore cadendo da cavallo e lascia vedova Masako (compagna speciale di Yoritomo che l’aveva voluta a tutti i costi, molto più giovane di lui e che proveniva dal casato degli Hojoo, alleato al clan Taira; era scappata di casa insieme alla nutrice e raggiunti alcuni attendenti di Yoritomo nell’area di Kamakura, venne portata presso un monastero dove poi i due si sposeranno; tuttavia è possibile che Yoritomo abbia voluto sposare Masako in un tentativo di rafforzare il suo potere sul territorio).

Masako è stata anche una grande compagna dal punto di vista politico ed economico; quando Yoritomo muore, non si lascia prendere dagli eventi, rimasta vedova prende i voti come era uso tra le donne dell’aristocrazia rimaste vedove, e trasferisce la propria residenza presso...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/01 Storia del vicino oriente antico

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