Fondamenti di urbanistica
Capitolo 1: La città e il territorio, oggi
La città non è un insieme di case, è il luogo che gli uomini hanno creato quando hanno dovuto vivere insieme per svolgere una serie di funzioni che non potevano svolgere da soli. La città, infatti, è originariamente legata alla difesa ed allo scambio. Le prime funzioni urbane sono le mura ed il mercato, nel corso degli anni si sono aggiunte altre funzioni come la celebrazione di valori (la religione), la tutela dei diritti (la giustizia), lo scambio di informazioni e conoscenze (la scuola) e l'azione nell'interesse della collettività (la politica). A tutte queste funzioni corrispondono luoghi specifici che si sono distinti dalla casa in quanto erano finalizzati ad esprimere, non gli interessi dell'individuo, ma la comunità. La città ha nel suo insieme un disegno, un'armonia, che ne fa un organismo unitario, riconoscibile, dotato di una sua identità e bellezza. La città di oggi è molto diversa da quelle antiche, si trova ad attraversare una profonda crisi di identità personale e sociale a causa della scarsità dei luoghi collettivi (scuole, ospedali, verde, uffici pubblici). La ragione di questa crisi sta nel fatto che l'enorme aumento delle dimensioni delle città è stato accompagnato dalla grave trasformazione nel sistema dei valori della collettività in favore dell'individualismo.
Storicamente la città è nata in opposizione al territorio; la città è il luogo del costruito, mentre il territorio era il luogo dell'aperto in cui dominava la natura. Il territorio, nel corso degli anni, è stato continuamente alterato dalle infrastrutture. Queste hanno reso accessibile parti di territorio a nuovi insediamenti che sono stati localizzati sempre più frequentemente al di fuori delle città. Oggi la città comprende il territorio, si parla, infatti, di territorio urbanizzato come una realtà che comprende sia la città che il territorio. Negli ultimi 50 anni la città si è estesa a macchia d'olio, la campagna coltivata si è notevolmente ridotta e la popolazione si è trasferita nelle grandi città, nei fondi valle e nelle coste. Queste trasformazioni, però, sono dannose per il territorio e se non sappiamo evitare che l'urbanizzazione diventi degrado per la natura il territorio si vendicherà nei confronti della città tramite alluvioni e terremoti; si rende dunque necessaria una pratica di governo del territorio tramite la pianificazione territoriale.
La pianificazione nasce come tentativo di dare una risposta positiva alla crisi della città, essa è composta da una serie di regole, dettate dall'autorità pubblica, miranti a dare ordine alle trasformazioni delle città. La struttura della città è molto mutata da allora: fino a qualche decennio fa, l'esigenza primaria era l'espansione e la pianificazione era lo strumento di crescita della città; oggi, invece, i problemi principali sono la riqualificazione delle periferie costruite nel corso degli anni '50, '60 e '70 e la tutela e la valorizzazione dell'ambiente naturale e storico come risorsa per lo sviluppo economico futuro. Al termine sviluppo si vuole attribuire un significato positivo: lo sviluppo sostenibile, infatti, soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri, ma migliorandole. L'obiettivo che dobbiamo proporci è, allora, quello di costruire una città sostenibile cercando di risolvere il problema della mobilità (riorganizzare il sistema dei trasporti privilegiando le ferrovie) e quello della costruzione (riorganizzare la città a partire dal pubblico e dal verde).
Capitolo 2: Dall'esperienza individuale a quella storica
La parola urbanistica deriva dal latino urbs che significa città. L'urbanistica è una disciplina attiva finalizzata ad intervenire sul territorio attraverso la sua analisi, la sua descrizione e la sua rappresentazione cartografica.
Capitolo 3: Crisi della città industriale e nascita dell'urbanistica moderna
Uno dei punti nodali della crisi della città industriale è la questione della rendita fondiaria urbana. C'è una contraddizione strutturale tra la funzione sociale della città e l'appropriazione privatistica della rendita fondiaria. La città nasce su un suolo indiviso, da cui deriva la possibilità di governare le trasformazioni della città in funzione degli interessi comuni; quando, invece, prevale l'appropriazione privata del suolo urbano cominciano a entrare gli elementi di crisi. Ora, infatti, quando la città deve realizzare una miglioria per tutta la popolazione (un nuovo parco) deve rivolgersi al proprietario del terreno e, tanto più l'area è utile allo scopo che la città si prefigge, tanto più si eleva il prezzo che il proprietario richiede. È per questa ragione che le nostre città spesso scarseggiano di ampi spazi per il collettivo.
La trasformazione territoriale si rese più vistosa nel corso del '700 e dell'800; questa è l'epoca della borghesia e delle grandi capitale degli stati nazionali. Queste città diventano città speciali per il potere che in esse deve esprimersi e perché diventano il luogo della residenza della classe dirigente. Gli edifici privati della borghesia si aggiungono ai luoghi comuni per conferire nuova ricchezza e prestigio alla città introducendo elementi monumentali ed affermando un nuovo disegno urbano. Si sviluppano in queste città le zonizzazioni funzionali e segregazioni di classe: le zone della residenza borghese, i quartieri casermoni operai, le estese periferie della middle class e i tuguri delle classi più povere.
Nel corso dell'800 si cerca di porre rimedio alla crisi della città perché la vasta area della città lasciata alla miseria ed al degrado igienico minacciava di corrompere anche la parte adibita alla borghesia. Si propongono, allora, ipotesi e soluzioni differenti raggruppabili in due tendenze: la linea degli utopisti, che tentavano di costruire una nuova città insieme ad una nuova società; e quella dei funzionalisti, che si propongono di realizzare dei miglioramenti sul piano dell'efficienza, della salubrità e dell'intervento tecnico.
I due principali utopisti furono Robert Owen che si propose di riformare l'ambiente per renderlo al servizio dell'uomo, e Charles Fourier che aveva come obiettivo la razionalizzazione della città esistente distinguendola in tre zone concentriche: la zona centrale, i sobborghi e le grandi fabbriche, ed infine i grandi viali e le periferie. Mentre gli utopisti elaborano le loro proposte, altri lavorano sulla città e sul territorio per razionalizzare e far funzionare meglio la casa della società; si tratta di esigenze inderogabili per la crescita del sistema: il commercio necessita della costruzione di ponti, canali, strade e ferrovie. Per effetto di questo forte sviluppo delle vie di comunicazione, si sviluppò la legislazione sugli espropri. In effetti, se si voleva che i percorsi delle strade, delle ferrovie e dei canali fossero continui, non si poteva contrattare con i proprietari l'acquisto di tutti i terreni necessari. In Europa nascono le prime leggi sulle espropriazioni per pubblica utilità con compensazioni adeguate e procedure che fossero garanzia per i proprietari colpiti.
Verso la metà dell'800 si comincia a prendere coscienza delle gravi condizioni igieniche determinate dalle caotiche agglomerazioni inizia così ad affermarsi una regolamentazione igienica ed edilizia. Da un'analisi sulle condizioni sanitarie si scoprono che le cause erano inseparabilmente connesse all'ambiente edilizio; vasti programmi di fognature accompagnarono l'obbligo di servizi igienici nelle case. Nacque una regolamentazione edilizia che prescrisse norme sui distacchi, sulle ventilazioni, sulle dimensioni minime; si cominciano anche a realizzare i primi parchi pubblici. In Francia, Haussmann ha trasformato la Parigi medioevale e monarchica nella grande capitale di un moderno impero politico ed economico attraverso un sistema di grandi viali ed ampie prospettive verso i grandi monumenti spinto anche dal tentativo di risanamento dei quartieri infetti.
Gli interventi settoriali di regolazione pubblica dei processi di trasformazione urbana trovano la loro composizione nel piano urbanistico. Gli industriali cominciano a far progettare i quartieri operai, alle case si aggiungono quantità notevoli di parchi pubblici e giardini, scuole ed altri servizi sociali. In Gran Bretagna si progettano le prime città giardino e si teorizzarono le città satelliti, per contribuire a decongestionare le grandi città. Inizia, insomma, una politica del territorio con i primi piani urbanistici, come ad esempio Vienna nel 1837, Barcellona nel 1859 e Firenze nel 1864; è nata dunque l'urbanistica moderna.
Capitolo 4: Le basi dell'urbanistica d'oggi in Italia
In Italia, l'urbanistica moderna nasce come tentativo di dare una risposta alle esigenze formali e funzionali di organizzazione del territorio date dall'impetuoso sviluppo capitalistico. C'è l'esigenza che le trasformazioni avvengano secondo un disegno d'insieme. Questa necessità si lega, in Italia, al processo di unificazione nazionale ed all'esigenza di costruire spazi e forme adeguati alle nuove funzioni centrali. Nasce così il piano regolatore generale comunale come strumento di regolazione a priori delle trasformazioni fisiche e funzionali e di valorizzazione delle proprietà fondiarie. Il piano regolatore generale è costituito da una serie di elementi grafici ed alfanumerici: disegni, testi e cartografie. Esso deve essere espressione di una volontà collettiva e politica, inoltre, deve essere efficace: cioè le volontà in esso espresse devono essere tradotte in concrete trasformazioni fisiche e funzionali da una pluralità di operatori. Per l'operatore pubblico, il piano è il programma degli interventi di trasformazione che si propone di compiere; mentre, per l'operatore privato, il piano è l'indicazione delle opportunità di trasformazione e dei vincoli cui egli deve sottostare.
Dall'unità d'Italia alla seconda guerra mondiale, i PRG avevano essenzialmente una funzione di regolazione delle trasformazioni delle parti costruite delle grandi città e di definizione di un disegno di massima delle zone di espansione. Dopo la seconda guerra mondiale e fino alla fine degli anni '70 ai PRG viene assegnata una funzione di definizione dell'assetto delle vastissime zone di espansione e delle infrastrutture. Il territorio venne così diviso in zone caratterizzate da specifiche caratteristiche funzionali e fisiche; si tratta della procedura tecnica della zonizzazione. La procedura consiste nell'attribuire a ciascuna zona particolari destinazioni d'uso e specifiche quantità e tipologie di edificazione. L'attribuzione delle destinazioni d'uso consiste nell'individuare e prescrivere qual è la funzione prevalente cui quella parte del territorio deve essere adibita. La quantità e le tipologie di edificazione sono espresse da indici e parametri di carattere sintetico o analitico. Quelli sintetici consistono nell'attribuire alle diverse zone densità di utilizzazione, o di edificazione o rapporti tra la superficie fondiaria e superficie territoriale. Quelli analitici, invece, consistono nel definire le specifiche caratteristiche fisiche dell'edificazione: dimensione minima e massima del lotto edificabile, rapporto tra la superficie copribile con la costruzione e la superficie totale del lotto, rapporto tra superficie utile edificabile e superficie del lotto, numero di piani o altezza massima delle costruzioni, distanze dai confini, dalla strada e dall'edificato vicino.
Nel 1930 viene fondato l'INU (istituto nazionale di urbanistica) che si propose di studiare i problemi tecnici, economici e sociali relativi allo sviluppo dei centri urbani; ma, fino al 1942, in Italia, non vi era una legge che definisse le procedure ed i contenuti della pianificazione urbanistica. La prima legge urbanistica italiana è, appunto, la legge 1150 del 1942 ed è ancora oggi vigente nonostante le numerose modifiche; questa legge ha come finalità la disciplina dell'assetto e dell'incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere nel territorio. Tale disciplina si attua a mezzo dei piani territoriali, dei piani regolatori comunali e delle norme sull'attività costruttiva. Il cuore della legge è il piano regolatore generale comunale, esso deve essere esteso all'intero territorio comunale e deve indicare la rete delle principali vie di comunicazione, la zonizzazione del territorio, le aree destinate a formare spazi di uso pubblico e le aree da destinare agli impianti di interesse generale. I comuni che non sono dotati di un PRG devono comunque adottare un regolamento edilizio che costituisce lo strumento minimo di disciplina delle trasformazioni. Il PRG è attuato a mezzo dei piani particolareggiati d'esecuzione (PPE) nei quali devono essere indicati a livello di dettaglio gli indici ed i parametri di costruzione, gli spazi riservati ad opere di interesse pubblico, gli edifici soggetti a restauro o demolizione, le suddivisione degli isolati in lotti e gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare.
Oltre alla pianificazione comunale, la legge prevede anche il piano regolatore intercomunale (PIC) che è identico al PRG ma è esteso al territorio di più comuni limitrofi, ed il piano territoriale di coordinamento (PTC) che è di competenza del ministero dei lavori pubblici, in esso sono indicati le direttive da seguire nel territorio considerato in rapporto alle zone da riservare a speciali destinazioni, alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi ed alla rete delle principali vie di comunicazione esistenti o in programma. Inoltre, il PTC ha vigore a tempo indeterminato ed i comuni interessati dal PTC sono tenuti ad uniformare ad esso il rispettivo PRG.
In Italia il primo provvedimento introdotto nell'ordinamento giuridico in materia di espropriazione per pubblica utilità fu la legge 2359 del 1865 essa prevedeva la richiesta da parte degli enti interessati della dichiarazione per pubblica utilità delle opere da realizzarsi con l'indicazione dei termini di inizio e fine delle espropriazioni e dei lavori di realizzazione, la formazione da parte dell'ente espropriante del piano particolareggiato d'esecuzione (PPE), la determinazione dell'indennità e l'emissione del decreto di espropriazione. Questa legge, però, prevedeva nei casi di occupazione parziale per pubblica utilità un indennizzo per il danno recato al proprietario, ma anche un remunero per l'utilità che l'opera da realizzare reca alla parte restante della proprietà. La legge 1150 del 1942, invece, prevede la facoltà, per i comuni dotati di PRG, di espropriare nelle zone di espansione dell'aggregato urbano le aree inedificate e quelle in cui insistano costruzioni che siano in contrasto con la destinazione di zona. La procedura di esproprio di tali aree poteva quindi essere avviata senza la dichiarazione di pubblica utilità, mentre l'adozione dei piani particolareggiati relativi alle aree interessate poteva essere rimandata fino a 10 anni dall'espropriazione.
Capitolo 5: Alcuni aspetti strutturali della città
La città può essere vista come il prodotto di un processo economico nel quale intervengono diversi soggetti: questi sono tra loro distinti in relazione alle due funzioni fondamentali che essi svolgono nel processo economico: come produttori e consumatori. Dal punto di vista della produzione della città possiamo distinguere diverse categorie di soggetti:
- La proprietà fondiaria: possiede il suolo sul quale sarà realizzata la città;
- L'impresa di costruzione: gli imprenditori che realizzano i manufatti edilizi;
- I lavoratori del settore delle costruzioni: realizzano concretamente le opere;
- Il capitale finanziario: le banche che prestano il liquido per realizzare le opere;
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