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Addio alla natura

Oggi tutti rincorrono l’improbabile base del naturale, sono tutti impaginati in nome di una naturalità senza fondamenta logici.

Peccati di impazienza: una triade abnorme

Oggi tra le varie stranezze della nostra società c’è quella di provare un forte entusiasmo verso la natura. La stupidità sta proprio nel voler concludere. Natura da proteggere, da vezzeggiare, natura come bene comune, come origine, come realtà, immediatezza, spontaneità o evidenza. In ogni caso è sempre al singolare, con la N maiuscola. Riempirsi la bocca con la parola ‘natura’ serve a darsi un tono niente male, ponendosi sempre dalla parte della giustizia, della verità e della ragione.

La natura può essere vista in 3 modi

  • Dalla prospettiva ecologista >> la natura viene vista come un bene da proteggere, come l’altra faccia del mondo attuale, inquinato.
  • Dalla prospettiva scientifica (ricercatore) >> natura come presupposto e campo di studio della scienza. Viene data per ovvia, e giustifica l’esistenza di una volontà di sapere.
  • Natura spontanea e genuina (new age) >> il naturale viene visto come ciò che si oppone all’artefatto, al costruito. La natura è genuinità, spontaneità, immediatezza e naturalezza. Si fa portatrice di valori sociali come il ‘volemose bene’ e il ‘peace and love’. Tuttavia la spontaneità non ha nulla di immediato, se non grazie ad un’accurata costruzione della semplicità. La spontaneità è qualcosa di costruito, non è immediata, ma semplicemente cancella il suo processo di produzione. Un esempio sono le lingue del mondo, che sembrano naturali, ma di fatto sono costruite culturalmente.

Qual è il nemico della natura?

Ovviamente la cultura o la socialità! I sostenitori della cultura sono tutti quelli che non vogliono concludere. Essi pensano che il ricorso alla natura sia uno schermo dietro al quale si nascondono poteri ed interessi diversi. In nome della natura si ottengono finanziamenti, si giustificano esclusioni, si consolidano gerarchie accademiche. Invocando la natura si giustificano ingiustizie, si perpetuano violenze e si rafforzano razzismi. Ecco perché bisognerebbe dire addio alla natura. Bisogna trovare molteplici e più accoglienti nature più sensate.

Conflitti di interesse

Intorno alla posizione di natura si delinea uno scontro teorico. Ogni presa di posizione concettuale, si sa, è un’arma scagliata contro un avversario. L’attuale naturalismo rivendica l’esistenza di una verità oggettiva, cosicché la complessità culturale venga ribattezzata ‘cultura umana’ e la socialità venga vista come oggetto sociale. Si pretende che vi sia un unico pensiero, dei valori universali, delle forme di umanità immutabili e dunque perfette. Le dispute tra evoluzionismo e creazionismo sono accomunate dalla decisione a monte di considerare la diversità come un valore negativo. Oggi, chi rifiuta questo genere di posizioni positivistiche invoca:

  • L’esistenza di molteplici nature, piuttosto che di una natura unica con la N maiuscola
  • L’esistenza di una problematicità nei processi corporei percettivi e mentali, piuttosto che la macchinosità di un corpo fisico dato una volta per tutte

Significa ripensare l’idea di socialità come qualcosa che include al suo interno diverse forme di oggettività, diverse concretizzazioni della natura, diverse immagini del corpo. Bisogna intrecciare sin dall’inizio politica e scienza perché entrambe hanno gli stessi interessi di fondo, ovvero una serie di nature che non sono tanto esteriorità da conoscere, ma settori sociali da far interagire con altri. Sventolare la bandiera del multi naturalismo significa anche rivedere la nozione di multiculturalismo. Nelle nostre società infatti, gli incontri-scontri tra culture diverse non accadono sullo sfondo di una natura unica, ma hanno luogo in una stessa arena, dove contemporaneamente avvengono altrettanti conflitti drammatici fra diverse concezioni di natura. Ad esempio definire una certa massa d’aria pesante che invade i nostri cieli come nebbia o come smog vuol dire già decidere se e come arginarla.

Quindi oggi c’è uno scontro

Tra un riduzionismo naturalistico, desideroso di concludere ma fiacco nei ragionamenti, e un pensiero trasversale (filosofico, sociologico, ecologico ecc.) che continua a frenare sui risultati, a rinviare le decisioni, riorganizzando le complesse relazioni fra corpi, spazi, idee ed emozioni che costituiscono i dispositivi socio-culturali. Quindi che cos’è la natura di cui stiamo parlando? Sembra che non sia un concetto chiaro e distinto, è piuttosto un ‘non detto’ che viene dato per ovvio solo perché non se n’è mai discusso. Quindi dovremo andare a trovare i luoghi e i modi in cui essa può emergere.

False evidenze: storia e geografia di uno pseudo-concetto

I filosofi han sempre saputo che la natura non esiste. Non esiste nessuno stato precedente all’uomo, se non come ipotesi, come finzione concettuale e verità costruita. Non esiste nessuna evidenza e nessuna immediatezza nel mondo. Eppure in occidente di nature ce ne sono state fin troppe, tutte in contrasto tra loro. Tutti i pensatori si sono sempre chiesti cosa fosse la natura, la si poteva vedere come: principio primo e fine ultimo, contingenza assoluta, un ordine necessario, complesso meccanismo funzionale oppure qualcosa di freddo e di oggettivo, lontano dall’uomo e dal suo libero arbitrio.

Le idee filosofiche riguardanti la natura ritornano sempre nel corso del tempo, ma spesso sono idee in contrasto tra loro. La natura sembra anche emergere in opposizione a concetti chiave come il caso, l’accidente, la legge dell’uomo, le abitudini, l’acquisto, lo spirito, la cultura, Dio. Altre volte viene scissa in fenomeni diversi: immanenza e trascendenza, forma e sostanza, materia e spirito. Alcuni ecologisti parlano di ‘natura naturata’ come qualcosa che è al tempo stesso sensato e insensato, ordinato e casuale, accidentale ed essenziale. La parola ‘natura’ significa ‘generazione’.

Le scienze fisiche e sperimentali danno una bella botta al pensiero speculativo e ad ogni forma di filosofia della natura. Secondo Galileo il libro della natura è scritto in caratteri matematici. Sono le scienze, soprattutto la fisica che dovrebbero avere l’onore di leggere il dettato delle cose. Ciò però pone 2 problemi:

  • Si dà alla natura l’immagine di una macchina >> la natura è vista come un orologio. La natura naturans avrebbe una forte prevalenza sulla natura naturata. I meccanismi naturali discenderebbero da Dio e sarebbero scientificamente osservabili e spiegabili.
  • Il libro della natura viene scritto tramite una lingua esoterica che non presuppone solo un saper scrivere, ma anche un saper leggere. Si passa quindi dall’oggettività del mondo alle competenze soggettive presupposte in ogni attività conoscitiva, dunque alla capacità di percezione umana del mondo esterno. La natura quindi diviene il campo di osservazione a cui fanno riferimento le tecniche percettive sempre più raffinate di cui l’uomo dispone.

Inizialmente le capacità percettive naturali del soggetto umano stavano dinnanzi al mondo esterno, supposto naturale, ma poi le cose cambiano. Strumenti molto sofisticati studiano masse, energie, fotoni che non sono percepibili ad occhio nudo, dunque delle entità astratte alle quali bisogna credere su base fiduciaria. I pensatori si sono scagliati contro la natura accusandola di inconsistenza concettuale, che deriva dalla molteplicità delle sue accezioni di senso. Secondo loro non esiste un significato concettuale e filosofico del termine natura. Come dice John Stuart Mill (antinaturalistico):

  • La parola natura ha due sensi principali: Denota il sistema totale delle cose >> in questo caso, la dottrina che raccomanda all’uomo di seguire la natura è assurda, perché di fatto l’uomo è obbligato a seguirla.
  • Denota le cose così come sarebbero senza alcun intervento umano >> in questo secondo caso, la dottrina che raccomanda all’uomo di seguire la natura (cioè prendere come modello delle sue azioni il corso spontaneo della cose) è irrazionale ed immorale. È irrazionale perché di fatto ogni azione umana muta il corso della natura; mentre è immorale in quanto il corso delle cose è pieno di eventi odiosi in quanto risultano dalla volontà umana.

Oro colato

La natura è un’entità controllabile, è un insieme di cose ordinate e catalogate dall’uomo, quindi a lui assoggettate. Quindi resta l’idea della natura come di qualcosa che si è perso. La natura perfetta appartiene ad un passato remoto. All’ideale naturale si oppone la civiltà, la città e il paesaggio industriale, anche se questa opposizione si annulla con l’avvento della fantascienza e del thriller, nei quali si racconta della violenza dell’uomo verso la natura e della violenza della natura verso l’uomo. Narrare la natura significa narrare di noi che narriamo la natura. È sempre dell’uomo che si parla, di lui e degli strumenti che egli usa per rendere comprensibile la natura. L’interiorità umana traballa, e ha bisogno di un ancoraggio per andare avanti. La natura è una superficie riflettente dove l’uomo vede la propria immagine; è uno specchio che migliora o peggiora tale immagine intrecciando tematiche estetiche e questioni politiche, ricerche scientifiche e tumulti emotivi ecc., a seconda dei casi fantasiosi narrati dagli scrittori o delineati dagli artisti. La Terra è allo stesso tempo inferno e paradiso. La direzione dello specchio va in entrambi i sensi: accade che la natura si rifletta nell’uomo. L’immaginario artistico in questo caso fornisce lo sfondo narrativo entro cui i pensieri dei filosofi trovano la loro ragion d’essere. L’opposizione tra natura e civiltà è sbilenca: la natura viene determinata in funzione del tipo di civiltà, di governo e di società. È una natura fatta e disfatta dall’uomo, rifugio o ambiente in rovina. Tutto ciò sempre a partire dall’azione umana, sino a quando, ad un certo punto, con il movimento ecologista rinasce l’idea di mondo come casa comune e di un ritorno al paradiso terrestre.

Nostalgici languori

L’attuale coscienza ecologica si arrampica sugli specchi di una coscienza estetica nei confronti della natura. Nell’ecologismo c’è un’estetica implicita. La natura sarebbe l’esito della nostalgia per qualcosa che si è perduto e che pertanto si presuppone esistesse in passato. Della natura non si rimpiange solo l’esistenza in sé, ma anche la carica estetica che la caratterizzava, cioè la sua bellezza. Quindi ritorna l’idea secondo la quale il cosmo è caratterizzato da un’armonia profonda, e quindi verità, bellezza e giustizia sarebbero la stessa cosa. Il pensiero ecologico da una parte mira alla protezione dell’ambiente, ma dall’altra rilancia un concetto dimenticato da tempo dalle prassi artistiche e letterarie e cioè il concetto di bello naturale.

In un’epoca come la nostra, nella quale la natura è costantemente sotto attacco (inquinamenti, disastri, catastrofi ecc.) non si fa altro che parlarne e rappresentarla in ogni modo (es. documentari, immagini ecc.). Tuttavia, tutto ciò va di pari passo con un disinteresse per quello che per diversi secoli è stato il ‘bello naturale’. Oggi ci vergogniamo a dire che la natura va salvaguardata in quanto consente di far circolare la bellezza, cosa che i greci invece facevano senza difficoltà. L’attuale estetica della natura si innesta più che su una teoria della bellezza e dell’esperienza estetica, su una generica etica del rispetto ambientale e su una dipendenza dagli esiti conoscitivi delle pratiche scientifiche.

Storia dell’estetica occidentale

Oggi la natura viene percepita come esterna rispetto alla società e come un universo rispetto alle diversità culturali.

Greci

Per noi oggi gli ambienti incontaminati sono uno spettacolo naturale, ma non era lo stesso per gli antichi, anzi, essi provocavano disgusto e angoscia nelle persone. Quindi ogni atteggiamento verso la natura non ha nulla di naturale in sé in quanto deriva ancora dalla cultura di cui si fa parte, inoltre questi atteggiamenti verso la natura finiscono per costituire ciò che viene riconosciuto come natura e ciò che non lo è, o che non viene colto affatto, in quanto sta al di fuori del percepibile. I greci non distinguevano fra opera d’arte (bello artistico) e opera naturale (bello di natura), ma la bellezza dell’arte discendeva dalla bellezza della natura, cioè: l’arte è bella se riesce ad imitare la bellezza della natura. Quindi al tempo dei greci le opere artistiche non dipendevano dalla capacità riproduttiva dell’artista, ma dalle proprietà dell’oggetto rappresentato, dall’armonia delle sue forme, dalla sua simmetria ecc. solo in questo modo, per gli antichi, la natura può essere considerata degna di attenzioni estetiche ed intellettuali.

Platone

La natura degli antichi è cosmos, cioè si identifica con un universo ordinato, armonico. Il bello è buono. Le idee sono tanto più belle e buone tanto più sono astratte. È per questo motivo che l’esempio di miglior bellezza naturale nell’antichità era il corpo umano, modello di perfezione e armonia, immagine concreta e simbolica della bellezza del cosmo. Se per noi il meglio della bellezza è rappresentato da un paesaggio naturale, per i greci l’epitome della bellezza era la figura umana. L’uomo è sia soggetto che oggetto della bellezza naturale pensata dagli antichi. È bello tutto ciò che l’uomo adatta a se stesso. Il locus amoenus dei greci non è una spiaggia incontaminata, ma un cantuccio accogliente e verdeggiante in cui l’uomo può ritirarsi per vivere meglio, concentrandosi su di sé; è un luogo costruito a sua immagine e somiglianza, totalmente artificiale (es. un campo coltivato).

Medioevo

Per gli uomini del medioevo la natura è bella in quanto è ordinata e armonica, ma essa è tale solo in quanto è opera di Dio. Quindi l’opera d’arte potrà essere considerata bella solo se è in grado di riprodurre la bellezza del creato. L’artista è tale se riesce ad imitare la mano di Dio creatrice della natura (mito dell’artista divino). Inoltre, se la natura è opera di Dio, in essa non vi è nulla di brutto, non solo è bello il tutto armonico, ma anche le sue singole parti. La coscienza ecologica moderna erediterà da qui il suo sostrato ecologico.

Rinascimento

Se fino a questo momento la natura era stata solo oggetto di astrazione intellettuale, dal Rinascimento in poi il naturale inizia ad essere osservato direttamente attraverso i sensi. Nasce l’idea di natura come spettacolo, che porterà all’affermazione della pittura di paesaggio. L’universo non è più un cosmo ordinato e armonico, ma diviene oggetto di contemplazione disinteressata, estetica, materia da porre al vaglio dell’osservazione scientifica. La natura diventa un’unità a se stante, separata dall’uomo e dalla società. Il libro della natura viene scritto a volta in caratteri matematici e altre volte con simboli oscuri e segreti da capire; tuttavia si tratta di qualcosa che è sempre al di fuori, al di là dell’uomo. È qualcosa che ora l’uomo può provare a conoscere e a ricondurre alle proprie esigenze soggettive e collettive.

Con la rivoluzione scientifica del 1600-1700, il romanticismo, l’idealismo e il positivismo proporranno visioni del mondo molto diverse, spesso in netta antitesi fra loro. Nella battaglia fra bello di natura e bello artistico il secondo stravince sul primo. Se anticamente l’arte discendeva dalla natura e dalla sua intrinseca perfezione, ora è il contrario: è la natura a farsi pallida, timida e parziale, specchio di una produzione artistica prettamente umana. Il bello naturale è solo un riflesso del bello artistico, fra l’altro un riflesso imperfetto ed incompleto. Qui abbiamo il divorzio fra esperienza dell’arte ed esperienza della natura. La prima sarà di pertinenza di una sensibilità colta, mentre la seconda verrà relegata nel senso comune. Un altro grosso scontro era quello fra arte e scienza, vinto in questo secondo caso dalla scienza. È la scienza a costruire la natura come oggetto di conoscenza, a disegnarne i confini e a dettarne i valori. Si rivendica una bellezza della natura, che l’uomo di preoccupa di rappresentare in tutti i modi possibili (foto, diari ecc.). Dall’altra parte, l’idea di natura a cui il senso comune fa riferimento è quella restituita dalla scienza. L’ecologismo nasce proprio qui: a partire dalla mescolanza tra un’esperienza estetica della natura rivendicata e dalla parola degli scienziati. L’ecologista ribadisce che bisogna difendere la natura come valore in sé, traendo dallo scienziato gli argomenti per farlo, che offre fatti incontrovertibili. La sovrapposizione tra fatto e valore viene a costituirsi, e poi viene resa quasi invisibile. Si tratterà di capire come riprenderla, oppure abbandonarla, cercando altre possibili strade per discutere del futuro di un pianeta, che per essere protetto andrebbe forse reinventato.

Sangue alla testa: materialismo grigio

L’organo che domina la nostra epoca è il cervello. Non c’è comportamento o sentimento che non trovi un fondamento materiale nella scatola cranica.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e Tecniche del Linguaggio visuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Nizzoli Antonio.
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