Estratto del documento

Cultura visuale

A. Pinotti, A. Somaini

Introduzione

Studiare immagini e visione significa esaminare gli aspetti formali, materiali, tecnologici e sociali che situano immagini e atti in un contesto culturale. Negli anni '20, il critico e teorico Balàzs, l'artista Moholy-Nagy e il regista Epstein ricorrono all'idea di cultura visuale, interrogandosi sull'impatto di fotografia e cinema sulla cultura, giungendo a parlare di una “svolta iconica” in atto. Nella cultura occidentale, è sempre stata la storia dell'arte ad occuparsi di interpretazione, produzione e fruizione delle immagini. Nel corso del '900, tuttavia, la storiografia artistica ha ottenuto uno statuto scientifico, concentrandosi sul formalismo (ossia sul come raffigurare) e l'iconologia (cosa).

La storia dell'arte tradizionale ha tuttavia contribuito a indagare gli stili artistici in rapporto agli stili di vita, con le teorie di fotografia, cinema e degli altri media ottici. Le diverse interpretazioni vedono il passaggio dall'analogico al digitale come una cesura epocale, o come una trasformazione tecnologica che non cambia motivazioni ed usi delle immagini, tanto che anche quelle a bassa definizione sopravvivono poiché ancora capaci di veicolari valori e connotazioni.

Capitolo primo – Un campo di studi transdisciplinare

I visual culture studies si collocano alla metà degli anni '90. La cultura visuale si fonda sul primato dell'immagine sulla parola, sul ritorno a una condizione che precede il primato del pensiero astratto promosso dall'invenzione della stampa. Mentre i segni verbali rinviano a una realtà collocata al di là di essi, le immagini cinematografiche registrano l'immediata e simultanea visibilità delle cose. Lo spettatore non si trova più di fronte a un mondo chiuso e separato, ma che comunica in un linguaggio gestuale che oltrepassa le barriere sociali e nazionali.

Moholy-Nagy distingue l'uso riproduttivo convenzionale e quello produttivo creativo dei media ottici. Egli riteneva infatti che l'uomo moderno fosse sottoposto a una vera e propria educazione dello sguardo, mentre Epstein sosteneva che il cinema fosse un dispositivo filosofico capace di modificare profondamente la cultura, segnando il passaggio dalla struttura logica della sintassi del linguaggio a immagini ricche di emozioni che vivono nella memoria di ciascuno.

Lo storico dell'arte Baxandall considerava le immagini artistiche come autonome rispetto al contesto di produzione e fruizione, partendo da una distinzione delle dimensioni del vedere in: fisiologica (a-storica e invariabile) e una psicologico-cognitiva (dipendente da individuo e collocazione storica). Il fruitore è infatti più incline ad utilizzare le capacità visive più apprezzate dal pubblico in quel momento. Svetlana Alpes sostiene che il contesto in cui si sedimentano le abitudini percettive e le aspettative sul ruolo delle immagini deve essere studiato dalla cultura visuale, colpevole di aver dato ancora priorità alle immagini artistiche all'interno della produzione iconica.

È opportuno distinguere i visual studies, che nascono all'inizio degli anni '90 nell’ambito dell'iconosfera, l'insieme delle immagini circolanti in un contesto culturale, con le loro tecnologie di produzione, elaborazione, trasmissione, archivio ed usi sociali. Con l'avvento di internet e l'accesso ai software, il numero delle immagini circolanti aumenta, così come i programmi per l'elaborazione, i formati per la compressione, i browser, i dispositivi multiuso e lo stesso pubblico. Le immagini hanno ora un impatto politico, sociale ed epistemico: si pensi alle videocamere e alle loro implicazioni sul controllo sociale, alla visibilità di eventi storici grazie al ruolo documentario delle immagini, quello antropologico della documentazione visiva delle culture, a geografia e scienze politiche, agli studi giuridici sul copyright e a come la visualization dei big data ha reso accessibili enormi quantità di informazioni.

Pionieri dei visual studies furono gli esponenti dei Cultural Studies, nati a Birmingham nel '64. Essi si concentrarono sulla “codificazione” (encoding) e “decodificazione” (decoding) e sulle posizioni dominanti-egemoniche, negoiali e oppositive, arrivando a parlare di appropriazione, contro-appropriazione dei contenuti e “bracconaggio testuale” (riprendendo Michel De Certeau). I Cultural Studies misero quindi in discussione la distinzione tra cultura alta e bassa, tra opere sperimentali d'avanguardia e prodotti commerciali, espandendo la sfera della cultura. I feminine studies, ad esempio, si concentrarono su come l'ideologia patriarcale ha codificato le proprie gerarchie nelle forme popolari di rappresentazione visiva, dando loro una parvenza di naturalità e immutabilità. Il cinema hollywoodiano, fondato sulla distinzione netta asimmetrica della donna passiva guardata, oggetto del desiderio dell'uomo attivo spettatore. Il ruolo culturale delle immagini è quindi un territorio dinamico e conflittuale, poiché lo statuto dello spettatore non è univoco, bensì caratterizzato da una pluralità di posizioni spettatoriali.

I visual culture studies tendono a privilegiare quindi immagini e pratiche contemporanee della cultura popolare, come pubblicità e cronaca, con un approccio critico-militante che vede nella ricerca uno strumento per svelare le ideologie imposte dall'alto.

La teoria dell'immagine, invece, nasce in Germania, dove per i primi tre decenni del XX secolo ci si era interessati al ruolo della fotografia, ispirandosi al modello della storia dell'arte. Uno dei fondatori, Boehm, sosteneva che le immagini dovessero produrre senso senza utilizzare più mezzi visivi strutturati sul modello predicativo e binario (affermazione vs negazione). Si parla infatti di iconic turn (svolta iconica), concetto da lui formulato nel '94 in seguito alle trasformazioni della dimensione mediale (“medial turn”). Weigel e Derrida hanno tuttavia sottolineato l'esigenza di soffermarsi anche sull'analisi delle tracce di ciò che esisteva prima delle immagini in forma non-iconica e latente, prima della sua configurazione.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 8
Riassunto esame Teorie e pratiche dell'immaginario, prof. Gemini, libro consigliato Cultura visuale, Pinotti, Somaini Pag. 1 Riassunto esame Teorie e pratiche dell'immaginario, prof. Gemini, libro consigliato Cultura visuale, Pinotti, Somaini Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 8.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teorie e pratiche dell'immaginario, prof. Gemini, libro consigliato Cultura visuale, Pinotti, Somaini Pag. 6
1 su 8
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e pratiche dell'immaginario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Gemini Laura.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community