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Introduzione

Indietro non si torna. Stiamo cambiando, siamo già cambiati. L'industria dei contenuti giornalistici del XX secolo si sta infrangendo sulle tecnologie del XXI secolo, ma il punto non sono le tecnologie, è il modo in cui esse vengono utilizzate. Infatti, i mezzi di comunicazione hanno sempre cambiato la vita dell'uomo. È accaduto con la stampa, con la radio e con la televisione e ora sta accadendo con Internet, fenomeno di massa da più di un decennio.

La società in rete sta imparando a comunicare senza più forme di mediazione. Stiamo assistendo al passaggio di paradigma dalla società verticale, in cui i mezzi di comunicazione erano a misura di individuo (oralità, scrittura), alla società orizzontale, ovvero i mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio, televisione), alla società odierna peer to peer dove i mezzi di comunicazione di massa sono a misura di individuo (Web).

In questo testo si vuole analizzare la frontiera giornalistica del nuovo mondo digitalizzato.

Prima parte: Il nuovo ecosistema

Storie dalla frontiera

1. Dal nostro inviato nella società reticolare e interconnessa

Sono vari i casi che dimostrano l'importanza dell'uso dei nuovi mezzi e il cambiamento del ruolo del fruitore, alcuni sono diventati famosi perché visti come dei veri e propri punti di rottura con la comunicazione tradizionale in cui i media perdono il loro ruolo primario.

A New York il 10 gennaio 2009, Janis Krums si ritrova ad assistere all'ammaraggio nello Hudson del volo US Airways decollato dal North Carolina; dall'aliscafo sul quale si trovava, Krums scatta una serie di fotografie che spedisce in Rete attraverso Twitter, permettendo così la diffusione mondiale della notizia nonché l'accensione dell'interesse dei vecchi media sul fatto.

Attraverso la costante presenza sul web cambia anche il modo in cui le persone percepiscono e condividono i fenomeni naturali; in particolare l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia chiede ai cittadini di condividere informazioni sui movimenti tellurici percepiti. La notte del 5 aprile 2009 ne è un drammatico esempio: intorno alle 22.20, tutto il Centro Italia trema forte e mentre giornali, radio e TV si organizzano, i principali social network sono già in fibrillazione con racconti personali, foto, video, condivisione di esperienze tra gli utenti; ciò accade anche in Abruzzo. L'informazione diviene informale e argomento di discussione per tutti.

Dalla Rete parte la protesta in Iran il 13 giugno 2009, quando il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad vince le elezioni. La rivoluzione verde (colore della campagna elettorale dell'avversario) contro brogli e manipolazioni viene inizialmente repressa dal governo; l'informazione bloccata e i giornalisti stranieri spediti a casa. Qui entra in gioco Internet, che nonostante un accurato sistema nazionale di filtraggio e riduzione della banda disponibile anche fino all'80%, non viene completamente inibito e circolano immagini, documenti, blog. In particolare, Twitter diventa un simbolo di questa rivoluzione “digitale”. Dai social network si diffonde il video dell'assassinio della ventisettenne Neda Agha-Soltan durante una manifestazione a Teheran.

Il 29 giugno 2009, Alberto Macaluso è testimone dell'incidente avvenuto a Viareggio, in cui un treno deraglia causando l'uscita di GPL dalla cisterna e provocando incendi su tutto il territorio circostante, nonché 30 morti, 25 feriti, migliaia di sfollati e ingentissimi danni. Alberto si dirige subito sul luogo dell'incidente, scatta foto, raccoglie testimonianze e grazie a ShoZu, un programma per dispositivi mobili che distribuisce il messaggio su diversi social network contemporaneamente, dissemina le sue testimonianze in giro per il Web, divenendo la prima fonte del disastro; viene addirittura arruolato dalla macchina dell'informazione nazionale e internazionale su compenso.

Caso altrettanto risonante di cronaca nera vede come protagonista una mamma. È la storia di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ucciso il 25 settembre 2005 da un gruppo di poliziotti che lo avevano trovato in stato di ebbrezza. Il caso inizialmente viene archiviato e non suscita l'interesse mediatico, finché la donna decide di aprire un blog in cui racconta la storia del figlio in modo composto e circostanziato. Il racconto trova in fretta lettori e condivisioni sui social, suscitando l'attenzione di Kataweb, portale del Gruppo Editoriale L'Espresso, e in seguito di Repubblica.it. Nel giro di una settimana la storia diviene un caso nazionale e le indagini finalmente decollano portando all'arresto dei quattro poliziotti.

Questi quattro casi ci dimostrano che le tecnologie a basso costo sono oggi alla portata di tutti, tutti dunque hanno accesso ai contenuti, li possono produrre, condividere.

Familiarizzare con l'ambiente

2. Un sistema operativo per le relazioni

Internet è il primo grande mezzo di comunicazione globale a misura di individuo. Qui ciascuno è nodo attivo di una rete per l'esplorazione della conoscenza, ognuno è filtro per ciò che consulta, nessuno sceglie per noi un palinsesto e in più ciascuno è libero di creare e condividere. Le informazioni non ci limitiamo a pubblicarle e metterle in vetrina, ma su di esse costruiamo reti sociali e le popoliamo di persone. Così, attraverso i legami deboli (colleghi, amici di amici), la conoscenza viaggia velocemente, non siamo più soli.

Internet non è semplicemente un mezzo di comunicazione di massa, ma ridisegna i processi di creazione, mediazione e consumo dell'informazione. Nel caso di televisione, radio e giornale i canali da cui trasmettere sono vincolati a costi, profitti, regolamentazioni e quindi sono ristretti entro un certo numero. Per quanto riguarda Internet, invece, i canali, intesi come flussi di comunicazione stabili tra un produttore di contenuti e chi ne usufruisce, possiamo dire che i canali di Internet sono infiniti tanti quanti sono i soggetti interessati a disporne. Il costo d'accesso alla tecnologia è molto basso e alla portata di tutti.

Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione di massa, tutti sono in grado di ricevere i contenuti, ma solo pochi possono produrre, ovvero coloro che posseggono un capitale tale da poter affrontare i costi; il canale di comunicazione è unidirezionale. In Rete tutti possono emettere contenuti solo con l'uso di una connessione, si è sia autori che lettori, i ruoli si confondono e la comunicazione diviene bidirezionale. I contenuti inoltre possono essere modificati nel tempo, a differenza di radio, TV e giornali.

Dati i costi ingenti sostenuti dai media tradizionali per pubblicare le notizie, non tutte le informazioni divengono pubbliche, ma vi è un'accurata selezione svolta da una redazione. I limiti non sono solo economici, ma anche spaziali e temporali. In Internet i limiti di tempo invece diventano soggettivi, funzione dell'interesse del fruitore, e quelli spaziali sono nulli, in quanto la Rete ha uno spazio infinito e per questo qualsiasi contenuto, senza che abbia particolari caratteristiche inerenti alla qualità, può essere trasmesso.

Ogni emittente televisiva, stazione radiofonica, quotidiano o periodico, è in costante competizione, infatti il tempo che il fruitore dedica a un'emittente o testata lo sottrae a un'altra. In Internet la concorrenza è sostituita dalla coesistenza, se non addirittura dalla collaborazione, essendo il Web un ipertesto dove i siti sono collegati tra loro. Se più nello specifico analizziamo all'interno del Web i blog e i social network, notiamo che i canali oltre ad essere potenzialmente infiniti, corrispondono al singolo produttore di contenuti e non più alla testata. In questo modo ogni persona può avere il proprio flusso di comunicazione personalizzato.

Abitare la rete

3. Gli strumenti del cittadino digitale

Internet è il sistema operativo mentre il World Wide Web è la più diffusa applicazione per i contenuti. A partire dal Duemila, il Web entra in una fase di evoluzione fondamentale che ridisegna le pratiche di pubblicazione e condivisione. È la fase del Web 2.0 e dei social media, strumenti che cominciano a diffondersi a partire dal 1999 con la nascita dei primi software per l'autopubblicazione sul Web.

Durante la prima fase, la pubblicazione sul Web resta isolata ai pochi editori che potevano permettersi di sostenere i costi. Nella seconda metà degli anni '90 nascono i primi siti-diario in cui l'autore ripota giorno per giorno tutto ciò che di rilevante caratterizza la propria vita quotidiana; con il boom di Internet e della new economy arrivano anche i primi servizi per l'apertura di blog quali Blogger, Xanga, in Italia Splinder e Tiscali; le persone cominciano a diventare con facilità nodi della Rete. Tra i nodi di questa Rete si stabilisce un tessuto di relazioni sollecitato dai link ipertestuali.

Accanto ai blog nascono anche altre tecnologie di autopubblicazione come wiki, podcasting e social network. Questo favorisce l'esplosione della creatività e stimola confronto, collaborazione e interazione. È molto difficile isolare le caratteristiche degli elementi che compongono i social media in quanto i vari ambienti operativi sono permeabili tra loro.

Il blog è un sito web governato da un software per la gestione dei contenuti (Content Management System) che automatizza e rende elementare l'inserimento, la pubblicazione e l'archiviazione di testi, immagini e inserti multimediali. L'utente compone i suoi contenuti mentre la procedura di pubblicazione e archiviazione viene amministrata dal software quando si preme il pulsante Pubblica. Il modello di pubblicazione è cronologico, le pagine si accumulano in archivi. Ogni unità di contenuto detta post possiede coordinate univoche (permalink) che la rendono rintracciabile nel tempo. Il blog ricorda nella struttura un diario e nella sua accezione più comune è definito diario di idee, mezzo più semplice economico e indipendente per pubblicare contenuti su Internet.

Chi vuole aprire un blog può usare un servizio online già pronto per l'uso come Blogger o installare il software di gestione dei contenuti sul proprio spazio web come WordPress. Pubblicando una pagina web si generano rappresentazioni semplificate di contenuti (listati di codice XML) che possono essere letti in modo automatico da motori di ricerca e strumenti di aggregazione, i cosiddetti feed ovvero i canali di pubblicazione che separano i contenuti dalla loro confezione; oggi esistono due standard simili: RSS (Really Simple Syndication) e Atom. I feed sono controllati da aggregatori e motori di ricerca che raccolgono le fonti estendendo le ricerche al di fuori di siti e blog noti. I feed aiutano a mettere a fuoco un aspetto essenziale dei social media, ovvero la facilità con cui i contenuti dei siti personali si propagano in Rete. Un post nasce sul blog da cui ha origine, ma poi può essere aggregato e filtrato in altri contesti.

Podcasting è un neologismo preso in prestito dal lettore iPod per concetto di fruizione personale svincolata da limiti spazio-temporali e broadcast per la funzionalità di diffusione su vasta scala. Dunque è un feed specializzato nel trasferimento di brani audio e video più adatto a supportare pubblicazioni seriali, regolari che presuppongono un rapporto continuativo tra chi trasmette i contenuti e chi è interessato a fruirne, non a caso conosce fortuna nelle trasmissioni radiofoniche. Ogni volta che l'autore produce un nuovo contenuto multimediale, il feed del podcast notifica a tutte le persone iscritte a quel canale. Il webcasting invece è la possibilità di trasmettere audio e video in diretta attraverso Internet grazie a servizi come Livestream. È necessaria una videocamera digitale, un buon microfono e un collegamento in Rete.

Il wiki nasce precoce rispetto al blog. Il prototipo di Ward Cunningham vede la luce già nel 1995, tuttavia emerge solo con il boom dei siti personali e di Wikipedia. Anche un wiki si basa su un software di gestione dei contenuti ma in questo caso la modalità di pubblicazione non è cronologica, ma segue il classico albero gerarchico dei contenuti organizzato in pagine e sottopagine. Un wiki è una collezione di documenti ipertestuali che chiunque può integrare o modificare. Chi gestisce le pagine può però modificarle e ripristinarle nel tempo.

I social network sono una modalità operativa in grado di ottimizzare gli effetti sociali delle interazioni fra gli iscritti. In tutti i social si possono riconoscere tre livelli logici: alla base c'è l'individuo; al livello successivo il gruppo sociale, gli amici diretti, dove circola l'informazione e al livello ultimo c'è la comunità nel suo complesso che raccoglie i frutti delle interazioni collettive. Alcuni social: aNobii; Badoo; Bebo; Digg (social bookmarking specializzato nell'informazione); Dopplr; Facebook; Flickr; Fotolog; FriendFeed; LinkedIn; Meetup; Myspace; Netlog; Tumblr; Twitter; Orkut; YouTube.

Una categoria molto particolare di social network è rappresentata dai cosiddetti mondi metaforici di cui Second Life è l'esempio più noto, permette di interagire con gli oggetti e di dare sfogo alla creatività. Alla metà degli anni Zero nasce invece la folksonomy, ovvero una classificazione spontanea e collaborativa del materiale che viene condiviso in Rete. Il termine deriva dall'incontro tra "folk" (gente) e "taxonomy" (tassonomia) e si basa sull'uso di parole chiave o tag. In tutte le piattaforme sociali più popolari è solito accompagnare i contenuti con dei tag; è la ricorrenza tra questi tag a generare relazioni tra i contenuti. Si possono così creare indici analitici dei concetti raccolti in un determinato universo di contenuti; è ovvio che questa non sia sempre perfetta in quanto persone differenti catalogano in modo differente, resta comunque che questa pratica genera analogie molteplici e in breve tempo tra i contenuti. Un esempio pertinente è Flickr.

Come funziona la rete

4. Dal caos al senso

La semplice presenza di un contenuto sul web non racconta nulla della sua qualità, infatti c'è spazio per tutte le idee e quindi è la comunità delle persone interconnesse a scremare ciò che riveste interesse. Questo è caos creativo e dentro il caos ognuno sceglie per sé in modo pertinente alle proprie necessità e ai propri gusti. In particolare, sul web non si parla di qualità in assoluto ma di pertinenza e di punti di vista soggettivi. Intorno a ogni interesse condiviso si creano raggruppamenti sociali spontanei (cluster) che si auto-organizzano intorno ad alcuni nodi funzionali (hub, persone o soggetti collettivi che acquisiscono particolare visibilità).

Nel web, e nel web sociale in modo particolare, l'identità si costruisce sulla memoria, infatti tutto ciò che facciamo in rete resta memorizzato. In rete siamo quello che raccontiamo di noi, quello che condividiamo, quello che gli altri dicono di noi, non esistono vere e proprie regole, ma è la comunità ad autoregolarsi arginando comportamenti inadeguati. La nostra identità viene esposta rendendoci riconoscibili al di fuori della rete e per questo ci limitiamo nei comportamenti.

Da sempre i maggiori giornali online italiani si combattono colpi di milioni di utenti giornalieri, spesso ciò porta alla necessità di puntare su prodotti trash che attirano un'ampia fetta di utenti; il tentativo è chiaramente quello di raggiungere quote interessanti di readership da rivendere agli investitori pubblicitari.

Le metriche in grado di misurare i valori distintivi del web e le relazioni tra utenti e contenuti online non esistono, è però possibile registrare attraverso lo strumento di page rank la visibilità di una pagina nei risultati dei motori di ricerca oppure utilizzare sistemi di analisi delle conversazioni della rete. Tuttavia non c'è ancora una misura precisa della qualità e dell'influenza di un contenuto e non è possibile attribuire valore basandosi solo sul fattore della quantità, infatti una persona poco connessa, inserita in un cluster particolarmente significativo, può avere maggiore influenza nella diffusione dell'informazione rispetto a un hub più connesso.

Quando la comunità dei blog cominciò a ridisegnare le logiche dello stare "online", le testate cominciarono ad aprirsi attraverso le edizioni online, al canale di ritorno. I primi esperimenti scoraggiavano la partecipazione del lettori perché i meccanismi erano troppo lenti, poi il salto di qualità avvenne la notte del 10 aprile 2006 all'apertura delle urne delle elezioni politiche in cui Prodi vinse, la Repubblica.it diede uno spazio inedito al lettore in cui questi poteva esprimere la propria opinione; in poche ore però la bacheca fu travolta da 30.000 commenti spesso violenti che fecero dedurre un'impreparazione dell'Italia verso la democratizzazione del dialogo pubblico.

Tre anni e mezzo dopo, il 14 dicembre 2009, Berlusconi viene ferito al volto da uno psicolabile; questa volta sono i social network ad essere protagonisti della discussione.

In Italia esistono però anche delle voci allarmistiche sull'impatto della rete: dall'amatorializzazione della massa, ovvero la possibilità per chiunque di creare contenuti ed erodere spazi prima riservati solo ai professionisti,

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media partecipativi e giornalismo digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Antenore Marzia.
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