Teoria del restauro di Cesare Brandi
Cenni su Cesare Brandi
Cesare Brandi (1908-1988), muovendo da una premessa, la quale afferma che «il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro», espone nel libro intitolato Teoria del Restauro, pubblicato nel 1963, il significato e i metodi del restauro indirizzandoli non solo ai tecnici, ai critici e agli storici dell’arte, ma soprattutto al pubblico e a chi voglia approfondire la materia attraverso lo studio e l’applicazione pratica.
Il lavoro svolto da Cesare Brandi presso l’Istituto Centrale del Restauro nasce come una raccolta organica di scritti in cui i criteri teorici che hanno ispirato l’attività dell’autore sono stati messi in luce, traendo da questa esperienza conferme, approfondimenti e precisazioni.
Il testo di Cesare Brandi si propone come un ottimo manuale che fornisce tutti gli strumenti informativi e teorici utili per applicarsi al restauro, una disciplina ritenuta oggi indispensabile.
Punto 1
«Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro».
Intervento di restauro: il primo momento consiste nel riconoscimento dell’opera d’arte come opera d’arte. In mancanza di questo riconoscimento, il restauro va inteso come qualsiasi intervento con il fine di ripristinarne la sua piena funzionalità. Fino a quando non avviene la ricreazione, o riconoscimento, l’opera d’arte è opera d’arte solo potenzialmente o non esiste in quanto sussiste, in quanto cioè, come afferma Dewey, è «un pezzo di pergamena, di marmo, di tela».
Qualsiasi comportamento verso l’opera d’arte, ivi compreso l’intervento di restauro, dipende dall’avvenuto riconoscimento o no dell’opera d’arte come opera d’arte. Essenziale per l’opera d’arte è il riconoscimento come tale: in quel momento sta il reingresso dell’opera d’arte nel mondo. Pertanto, il legame tra restauro e opera d’arte s’istituisce all’atto del riconoscimento.
Punto 2
L’opera d’arte è considerata come prodotto dell’attività umana, e come tale si manifesta in una duplice istanza:
- Istanza estetica, che deriva dalla sua artisticità, ossia corrisponde al fatto basilare dell’artisticità per cui l’opera è opera d’arte.
- Istanza storica, la quale la qualifica come prodotto umano nato in un certo tempo e luogo, e le compete come prodotto umano attuato in un certo tempo e luogo e che si trova in un certo tempo e luogo.
Alle due istanze sopra dette non è necessario aggiungerne una terza: l’istanza della utensilità, che è l’unica avanzata per gli altri prodotti umani. Per questo motivo è stato affermato che non è corretto cancellare, attraverso il restauro, documenti storici sedimentati sull’opera nel tempo, a meno che non ne alterino l’aspetto estetico.
Punto 3
L’intervento deve primariamente occuparsi della consistenza fisica dell’opera d’arte nella quale si manifesta l’immagine. La consistenza fisica deve necessariamente avere la precedenza, perché:
- Rappresenta il luogo stesso della manifestazione dell’immagine,
- Assicura la trasmissione dell’immagine al futuro, e
- Ne garantisce, quindi, la ricezione nella coscienza umana.
S’impone, così, l’imperativo della conservazione; essa si snoda su una gamma infinita che va dal semplice rispetto, all’intervento più radicale, come si ha nel caso di:
- Distacchi di affreschi,
- Trasporti di pitture su tavola o su tela.
La consistenza fisica, pertanto, riguarda specialmente la consistenza materiale in cui si manifesta l’immagine.
Punto 4
Primo principio di restauro: si restaura solo la materia dell’opera d’arte. I mezzi fisici cui è affidata la trasmissione dell’immagine non sono affiancati a essa, ma sono a essa coestensivi: non c’è la materia da una parte e l’immagine dall’altra, e tuttavia non in tutto e per tutto tale coestensività potrà dichiararsi interiormente all’immagine.
Punto 5
Secondo principio di restauro: il restauro deve mirare al ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte, perché sia possibile raggiungere ciò senza commettere un falso artistico o falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell’opera d’arte nel tempo.
Qualora le condizioni dell’opera d’arte si rivelino tali da esigere il sacrificio di una parte di quella sua consistenza materiale, il sacrificio o comunque l’intervento dovrà essere compiuto secondo ciò che esige l’istanza estetica, perché la singolarità dell’opera d’arte rispetto agli altri prodotti umani non dipende:
- Né dalla sua consistenza materiale,
- Né dalla sua duplice storicità,
Ma dalla sua artisticità, donde, perduta questa non resta che un relitto. Non può essere però sottovalutata l’istanza storica; l’opera d’arte gode di una duplice storicità:
- Quella che coincide con l’atto della creazione, e fa capo dunque a un artista, a un tempo e a un luogo, e
- Una seconda storicità che le proviene dal fatto di insistere nel presente di una coscienza, che ha dunque un riferimento al tempo e al luogo dove in quel momento si trova.
Punto 6
L’opera d’arte è costituita di materia nella sua dualità; in una tavola dipinta si osservano:
- La struttura (la tavola è materia come struttura), e
- L’aspetto (la pittura è materia come aspetto).
La materia come epifania dell’immagine ci dà la chiave dello sdoppiamento che ora si definisce come struttura e aspetto. L’essere aspetto in prevalenza o in prevalenza struttura saranno due funzioni della materia dell’opera d’arte, di cui l’una non contraddirà l’altra, senza che con ciò possa escludersi.
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