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Dall'età classica alla tarda età imperiale

La continuità concettuale nel mondo classico era garantita attraverso alcune regole come il carattere formale, la scelta tecnica e l'elemento attento dei materiali e una perfetta e costante manutenzione, tanto da individuare nella caratterizzante delle opere antiche. Notizie sulle tecniche di manutenzione ci sono giunte soprattutto attraverso le opere di Vitruvio (De architectura) e di Plinio (Naturalis historia). In queste opere vengono menzionate le vernici protettive in resina ed acquaragia o le cere usate per la manutenzione di statue o elementi decorativi. Quando l'attuazione di tali procedure non era possibile, la statua veniva sostituita da una copia (teoria delle idee: non era importante la materia ma il concetto, in quanto l'opera non era altro che imitazione della natura ad opera dell'artista).

La maggior parte degli interventi di manutenzione riguardava soprattutto opere di pittura e scultura, solo raramente elementi decorativi degli edifici. Importante è la continuità concettuale; vi è una precisa volontà di ripristinare l'aspetto originale dell'opera e la sua intellegibilità, si vuole cancellare il danno subito. Viollet-le-Duc afferma: I Romani ricostruivano non restauravano, non esiste una parola latina che corrisponda alla parola restaurare con il significato che le si attribuisce oggi. Avanza una critica all'imperatore Adriano perché invece di restaurare ricostruiva trasformando completamente gli edifici sui quali agiva.

Atteggiamento degli antichi verso le preesistenze

L'atteggiamento degli antichi rispetto alle preesistenze è caratterizzato da variazioni nel tempo: inizialmente prevalse la conservazione della memoria storica; l'età tardo imperiale fu, invece, caratterizzata dal reimpiego fisico di materiali antichi. Con l'avvento del cristianesimo, l'attenzione si spostò sugli edifici di culto pagano. Costantino emanò un editto che imponeva di rimaneggiare tutti gli edifici pagani tranne i templi, i quali dovevano essere utilizzati come cave di materiali o trasformati in edifici di culto cristiani.

Riguardo la salvaguardia delle preesistenze, ricordiamo le leggi di Arcadio che stanziavano fondi pubblici per la conservazione di edifici antichi. Tuttavia, lo stesso Arcadio si diede alla distruzione di templi nelle campagne per colpire le popolazioni legate a culti pagani. Le leggi di Teodosio prevedevano una salvaguardia dei templi, bandendo però la possibilità di effettuarvi dei sacrifici e vietando l'asportazione delle decorazioni. Tuttavia, lo stesso Teodosio si dava alla trasformazione o distruzione di alcuni templi. Si oppose a tutto ciò Libanio, il quale auspicava la trasformazione della destinazione d'uso di tali edifici piuttosto che la loro distruzione.

Particolari furono le leggi di Teodosio II e Valentiniano II, che autorizzavano il saccheggio e la distruzione di idoli pagani e la sostituzione di questi ultimi con la croce. Ciò portò alla trasformazione di templi in chiese. Interessanti sono gli interventi di restauro ordinati da Teodorico allo scopo di abbellire la città non solo con nuovi edifici ma anche con la manutenzione di quelli antichi. Con Giustiniano si promosse il restauro degli acquedotti, presero avvio inoltre le spoliazioni dei templi e il riutilizzo dei materiali di suddetti edifici. Significativa è la denuncia di Belisario nella quale si definiscono uomini saggi coloro che abbelliscono le città con nuove opere e stolti coloro che spogliano le stesse saccheggiando gli edifici antichi, concetto che la città di Roma appartiene prima a sé stessi e conservandola chiunque potrà solo arricchirsi.

Tra gli edifici romani di cui si conoscono le fasi costruttive e i successivi interventi di restauro ricordiamo: il Portico di Ottavia dove Cecilio Metello costruì con nuove tecniche il primo tempio rivestito di marmo intitolato a Giove Statore affiancato successivamente da quello di Giunone ed entrambi furono racchiusi da un porticato di stile ellenistico. Successivamente, Augusto lo restaurò per accogliere la biblioteca greca e latina. Le fasi costruttive e le azioni di restauro sono tutt'ora visibili.

Sotto Adriano viene promossa una campagna di recupero della cultura greca, infatti l'imperatore collezionò nella villa a Tivoli opere d'arte di età classica ed ellenistica e inoltre ricostruì il Pantheon (danneggiato durante la guerra verrà ricostruito da Adriano che modificherà l'originale forma rettangolare aggiungendo il pronao a 16 colonne e la calotta in ordine cementizio, si è salvato perché donato dall'imperatore Foca a papa Bonifacio IV diventando chiesa cristiana). Atteggiamento frequente è quello di imporre lo stile e le tecniche del proprio tempo, raggiungendo una nuova composizione mediante l'utilizzo di parti di edifici più antichi.

Intervento singolare è quello della decorazione dell'arco di Costantino in cui molte delle sculture appartengono a monumenti di fattura adrianea (otto medaglioni); si nota inoltre la sostituzione delle immagini di Adriano con quelle di Costantino. Tale operazione è definita da Viollet-le-Duc come un atto di vandalismo. Analogo procedimento fu effettuato sulla statua equestre di Domiziano la cui testa fu sostituita da quella di Nerva.

Grecia e tecniche conservativa

Se a Roma il rapporto con le preesistenze differì a seconda del periodo, un atteggiamento comune caratterizzò le fabbriche arcaiche in Grecia. In un primo momento si attuarono parziali ampliamenti, sostituzioni di parti lignee con elementi in pietra, in una seconda fase si tese ad una completa sostituzione dell'edificio vecchio con uno nuovo. In ogni caso si conservava la parte più sacra del tempio. Ancor più difficile dell'individuazione di aggiunte posteriori è l'individuazione di tecniche consolidative e di trasformazione funzionale fatte sugli edifici classici. A questa carenza hanno sopperito gli studi effettuati dall'archeologo Amedeo Maiuri presso gli scavi di Ercolano e Pompei.

L'individuazione di tali tecniche è stato reso possibile da cantieri di restauro avviati dopo il terremoto del 63 d.C. e bloccati dall'eruzione del 79. Tra le tecniche più diffuse vi erano quelle della sarcitura (catena di ricucitura di strutture murarie lesionate ma non crollate) le catene di concatenamento (impiegate per irrobustire e collegare gli incroci murari) la rinzeppatura delle colonne (ancorare la colonna alla base del fusto con una colatura di piombo per gestire in maniera più efficiente i carichi). Un significativo palinsesto di consolidamenti murari ci è fornito nel prospetto della casa dal grande atrio dipinto. La città di Pompei era un cantiere aperto in cui si cercava di ricostruire e restaurare ciò è attestato anche dalle strutture del Foro.

Umanesimo e Rinascimento

Nel Quattrocento si assiste ad una riscoperta dei testi classici latini e greci. Lo studio dei codici antichi conduce ad una nuova visione dell'uomo fortemente influenzata dalla visione neoplatonica che trova un luogo favorevole nella Firenze di Cosimo il Vecchio de'Medici. Per volere di Cosimo nasce a Firenze la prima biblioteca pubblica. In questo periodo l'Italia è lacerata dalle guerre, dal timore di nuove invasioni barbariche e dalla crescente corruzione della Chiesa. È in questo clima che vi è la riscoperta letteraria ed architettonica dell'antico.

All'inizio del Quattrocento Roma presentava enormi ruderi caratterizzati da evidente decadenza. Tuttavia, il fascino delle rovine coinvolgeva sempre più qualsiasi viaggiatore si accostasse ad esse. Si consolida sempre più l'idea di rovina come segno di una magnificenza ormai perduta, ma che poteva rinascere. Dallo studio delle rovine romane hanno origine le prime guide della città, a partire dalla Descriptio Urbis Romae di Leon Battista Alberti, fino alla più significativa Roma instaurata di Flavio Biondo (grazie alla quale si diffonde il metodo induttivo, ovvero l'analisi diretta delle costruzioni).

Agli umanisti si deve anche la riscoperta del De architectura di Vitruvio, sarà in particolare Leon Battista Alberti a determinare la fortuna del testo vitruviano nonostante il suo giudizio dell'opera non fosse del tutto positivo. L'antichità viene percepita per la sua reale distanza dal presente, comprendendo però la possibilità di essere conosciuta e riassorbita nel nuovo linguaggio architettonico. Un passato affrontato con intenti diversi: dal rimpianto per la sua perdita, all'accurato rilievo e restituzione grafica, fino alla cancellazione indifferente.

Nel Quattrocento, infatti, Roma sarà investita da programmi urbanistici promossi dai papi, e le grandi opere antiche oltre ad essere percepite come riferimento culturale dagli architetti, vengono al contempo viste come principali fonti di materiali per le nuove opere (il Colosseo sarà la maggior cava di travertino). L'interesse degli architetti si sofferma maggiormente sullo studio degli ordini e di singoli elementi formali, con il convincimento di poter in questo modo raggiungere nelle nuove opere una gloria se non pari a quella degli antichi, se non maggiore.

La fabbrica viene vista come un cantiere aperto e suscettibile di nuove interpretazioni, ed il restauro come semplice prosecuzione dell'antico. Tale tematica risulta diffusa soprattutto nei confronti delle fabbriche medievali. Di fronte alla necessità di completare gli edifici gotici occorreva conseguire scelte precise: primo, le parti preesistenti potevano essere rimodellate secondo i principi moderni; secondo, l'opera poteva essere continuata in uno stile volutamente goticizzante; terzo, si poteva arrivare ad un compromesso fra queste due possibilità.

L'interesse per gli edifici antichi è testimoniato già da Eugenio IV che avvia la liberazione del portico del Pantheon e si preoccupa di tutelare il Colosseo, pur contraddicendosi nel reperire materiali dallo stesso per S. Giovanni in Laterano. La riscoperta dell'antico segna fortemente anche il pontificato di Niccolò V. Tuttavia è in Pio II che si riscontra una più profonda riflessione sull'antico. La bolla promulgata da Pio II vietava la demolizione totale o parziale delle antiche fabbriche perché queste rappresentavano le virtù degli antichi Romani. Tuttavia, il papa poteva conferire alcune deroghe.

Brunelleschi

In Brunelleschi si individua l'origine dell'architettura dell'Umanesimo e nel suo operato la prima diretta applicazione dello studio dell'antichità. Poco ancora è noto sull'attività di Brunelleschi prima del 1418, le principali notizie sulla sua formazione si ritrovano nella biografia di Tuccio Manetti che ne sottolinea l'approfondito studio dell'antico. Nato a Firenze nel 1377 da un padre notaio, Brunelleschi ebbe una discreta formazione letteraria. È certo che Brunelleschi manifestò ben presto l'intento di volersi dedicare all'attività artistica, ottenendo la nomina ad orafo. Forse già in coincidenza con la delusione nel concorso per la porta del Battistero potrebbe ipotizzarsi la prima venuta a Roma.

Diversi studiosi sottolineano come l'interesse per l'architettura fosse nato a Firenze dove non mancavano reminiscenze romane, come la fabbrica del Battistero o San Minato al Monte. L'analisi delle rovine romane appare finalizzato alla costruzione di nuove opere ed è concentrato sullo studio degli ordini e delle modanature. Per Brunelleschi l'obiettivo è la costruzione del moderno attraverso la lezione dell'antico. Nei confronti della preesistenza di Santa Maria del Fiore Brunelleschi mostra il suo maggiore ingegno costruttivo. Avviata su progetto di Arnolfo di Cambio e ampliato successivamente da Francesco Talenti, prevedeva una cupola su tamburo a pianta ottagonale della larghezza di circa 42 m e altezza di 83 m. Una successiva delibera imponeva di rispettare tali dimensioni ma non accennava a come completare tale opera. Le difficoltà erano originate da tali dimensioni che imponevano di voltare la cupola senza centina. Si ponevano due problemi quindi: uno statico, si dovevano ridurre le spinte orizzontali sul tamburo; e un problema di tipo costruttivo, il quale imponeva l'utilizzo di strutture autoportanti. A ciò si aggiungeva la difficoltà di far giungere i materiali all'altezza del cantiere, e per risolvere tale problema Brunelleschi inventò apposite macchine. Nel 1418 viene bandito un concorso vinto a pari merito da Brunelleschi e Ghiberti.

Tra le scelte più significative vi è l'adozione di una doppia calotta costituita da otto costoloni maggiori e 16 costoloni secondari posti a coppie tra i costoloni maggiori. Questa sorta di gabbia era connessa orizzontalmente tramite un sistema di archi. Giunto ad una notevole altezza per ridurre maggiormente il peso della struttura e far fronte alla forte inclinazione, Brunelleschi utilizzò la muratura a spinapesce appresa dallo studio delle rovine romane. Una volta completata la cupola, i costoloni si univano in un anello dal diametro di 6 m; le persistenti spinte laterali suggerirono la progettazione di una lanterna abbastanza pesante da compensare tali spinte. Fu indetto un concorso che fu vinto dallo stesso Brunelleschi. La cupola sarà conclusa nel 1469, ventitré anni dopo la morte di Brunelleschi.

Leon Battista Alberti

Alberti è sicuramente la personalità più influente dell'architettura rinascimentale, sarà il primo architetto dedito allo studio dell'antico, condotto sia attraverso indagini su fonti letterarie che sull'osservazione diretta degli edifici antichi. Lo stesso studio dell'antico d'altronde sarà alla base del suo trattato De re aedificatoria. Si potrebbe dire che mentre Brunelleschi aveva privilegiato l'aspetto costruttivo e la pratica di cantiere, Alberti sottolineerà il carattere progettuale del fare architettura (assumendo spesso il ruolo di supervisore). Nato nel 1404, discende da una ricca famiglia fiorentina messa al bando dalla città e costretta all'esilio. La giovinezza di Alberti si svolge seguendo i commerci del padre tra Venezia e Padova. Dal 1432 soggiorna per quasi due anni a Roma, e durante questo soggiorno verrà in contatto per la prima volta con i monumenti antichi. Nel 1434 invece sarà a Firenze dove entrerà in contatto con architetti come Ghiberti, Donatello e Brunelleschi. Probabilmente si deve a questo periodo, durante il quale scriverà anche il De pictura dedicato a Brunelleschi, una prima formazione architettonica. Rientrato a Roma nel 1443 ci rimarrà quasi stabilmente fino alla sua morte. È in questi anni che inizia l'indagine sulle antiche rovine.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

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