Teoria e storia dei generi letterari
Iacoli Giulio: L'interpretazione dei luoghi e flanerie come esperienza di vita
Principali caratteristiche del flaneur
Il flaneur
La parola flaneur ha diverse origini: alcuni la fanno derivare dal norvegese, che significa correre qua e là, e altri dal significato irlandese di libertino. Il dizionario italiano-francese traduce il verbo flâner con andare a zonzo. La nozione di flaneur è nata nell'Ottocento per designare dandy e poeti che passeggiando nelle grandi città osservavano i comportamenti della folla. Oggi è la capacità di identificare una particolare pratica di viaggio, di esplorazione dei luoghi in rapporto con le persone. Le metropoli saranno il luogo di disagio e anonimato di cui si faranno interpreti Benjamin, Simmel e Kracauer.
La figura del flaneur è tornata di moda verso la fine del XX secolo, quando la società è invasa da un processo di massificazione delle condotte umane e caratterizzata da una ripersonalizzazione dei modi di viaggiare e di rapportarsi con i luoghi. Alla riscoperta della figura del flaneur si è aggiunta anche quella del camminare e della lentezza come filosofia di vita. L'andare a piedi è inteso come momento di espiazione, di impegno. La riflessione sulla figura del flaneur ha assunto diverse angolazioni: per alcuni è il simbolo della post-modernità.
Il flaneur incarna il desiderio di libertà dell'individuo imprigionato in vincoli territoriali, ideologici e professionali, la ribellione contro il turismo mordi e fuggi, l'aspirazione ad assaporare la vita con ritmi meditati. Il suo atteggiamento viene considerato come provocatorio sia nei confronti delle vecchie categorie di lavoratori, sia nei confronti di donne e uomini post-moderni. La sociologia ha identificato il flaneur come simbolo dell'individualizzazione delle condotte umane. Per Baumann il flaneur è la figura tipica della modernità che si affianca al vagabondo, al turista. Per Giddens il flaneur richiama la condizione di anonimato che caratterizza la società urbana attuale: questa figura sembra testimoniare lo smarrimento dei nostri giorni. Per Amin e Thrift, al flaneur va riconosciuta una capacità analitica: è l'unica figura in possesso di una sensibilità poetica e scientifica al tempo stesso, che gli consente di analizzare e vedere i cambiamenti della società. Queste caratteristiche hanno fatto sì che diventasse protagonista attivo della scena urbana, ma al tempo stesso lo hanno ridotto ad essere dominato dalle stesse forze che voleva osservare a distanza. Il rischio del flaneur contemporaneo è quello di trasformarsi nel destinatario finale di una messinscena sedativa oppure di diventare un cyberflaneur, in cui la dimensione domestica prevale su quella pubblica.
Il flaneur per ossimori
- Puer - Senex: Riguarda l'ingenuità del personaggio. La volontà di scoprire lo rende simile al bambino. Al tempo stesso è anche saggio perché sa fin dove può spingersi con la sua osservazione improvvisata. La fusione tra puer e senex è caratteristica psicologica del flaneur. Lo shock urbano e il superamento dello shock attraverso la sua elaborazione sono parte del processo di adattamento al contesto.
- Solo nella folla: Il flaneur è solitario e malinconico, ma ama confondersi nella folla. Si sente un osservatore esterno, ma non può fare a meno di essa. L'indeterminatezza dei contesti urbani rende gli stessi simili a deserti, dove la moltitudine cancella il passaggio del flaneur e quindi egli può guardare senza essere visto.
- Libero nel labirinto urbano: La libertà conosce i limiti naturali della città. È una sensazione, perché il labirinto urbano spesso fugge alla consapevolezza di chi lo frequenta.
- Ozioso affaccendato: Il flaneur è ozioso, ma la sua figura richiama due poli opposti: l'abbandono agli istinti nel muoversi in città e la capacità di registrare con una certa precisione i movimenti e le emozioni di ciò che accade. L'ozio e la concentrazione.
- Spettatore creativo: Il flaneur è osservatore paziente e attento della realtà urbana, ma ne è anche il creatore perché la sua parola da forma e vita alla città stessa. Il flaneur incide sulla città nel momento in cui la scrive e la legge. La flanerie non è solo un modo di esplorare la città, ma anche un modo di scrivere, non seguendo una logica, ma passando per diverse discipline e sorprendendo il lettore.
- Dotato di immaginazione realistica: La narrazione è fondata sia sull'immaginazione che su un'analisi descrittiva della realtà. L'opera del flaneur non è mai un proclama di verità assoluta, ma anzi materia malleabile attraverso il pensiero altrui.
- Oggetto soggetto alla analisi socio: Il flaneur non è solo l'oggetto di un'analisi sociologica, ma anche il soggetto della ricerca sociologica stessa. Il flaneur diviene l'autore cioè colui che rielabora i significati della città e la restituisce ad un pubblico più ampio. Il resoconto del flaneur deve essere filtrato dallo scienziato se lo si vuole utilizzare per fini scientifici.
- Ribelle omologato al consumo: Si pone in una condizione di superiorità, di rifiuto delle regole che garantiscono la quotidianità. In questa posizione è dunque ribelle e tenta di opporsi alla colonizzazione della città in chiave commerciale. La sua distanza è spesso illusoria.
- Propenso all'immersione non completa nella realtà: Il flaneur mantiene da un lato un atteggiamento di distacco dalla realtà e dall'altro di coinvolgimento. Finita l'esperienza, il rapporto si dissolve, ma le emozioni e lo shock sono indispensabili per cogliere il significato più autentico delle situazioni urbane.
- Soggetto privato in continua amalgama con la realtà pubblica: Nel flaneur la dimensione domestica e quella pubblica si combinano fino a fondersi. Alcune città sono più adatte alla pratica della flanerie perché si lasciano attraversare dal fluire degli eventi e i confini tra pubblico e privato tendono a sfumare. Ciò accade di più nella cyberflanerie, dove c'è una continuità crescente tra pubblico e privato sia in chiave spaziale che temporale.
- Esteticamente impegnato: Si assiste al prevalere della ragione estetica su quella etica, anche se la scissione non è netta in quanto entrambi gli elementi fanno ancora parte del disegno narrativo. Il flaneur contemporaneo non è un rivoluzionario che vuole cambiare il mondo, ma la sua analisi è un momento di riflessione critica sulla realtà sociale.
Gli ossimori non si risolvono mai: per questo fanno del flaneur una figura incerta, adatta per interpretare e rappresentare la postmodernità.
Camminar lento
Lo spirito del flaneur si esprime nella lentezza e nella libertà dei suoi movimenti. Nell'800 il flaneur amava passeggiare in compagnia di tartarughe e Benjamin interpretava questo costume come protesta verso i ritmi di vita forsennati che stavano imponendosi in seguito alla rivoluzione industriale. La caratteristica del flaneur è quella di conciliare tre attività: il camminare, l'osservare e l'interpretare.
Corpo e flanerie
Piedi, occhi e cervello distinguono la flanerie dai discepoli della scuola peripatetica del 335 a.C.: per gli allievi di Aristotele il camminare era finalizzato al discutere di scienza e filosofia, ma lo sfondo e il contesto non erano importanti. Per il flaneur, invece, camminare lentamente significa osservare e interpretare la realtà e solo l'andatura pigra consente l'esercizio della scoperta. Vagabondare si concilia con un processo di autoriflessività in cui il soggetto prende coscienza di se stesso e della propria storia personale. Camminare nella città rinvia ad una condizione di solitudine e di libertà nel rifiutare la velocità e i percorsi imposti dal ritmo urbano, ma contemporaneamente è anche un'apertura verso gli altri: il marciapiede diventa terreno dell'incontro.
Oggi c'è un ribaltamento: il flaneur viene osservato da coloro che lui precedentemente osservava. I flaneur si muovono non più tra la folla, ma alla ricerca di una folla che si nega o si coagula solamente nel rito del consumo o della mobilità. Lo sforzo del flaneur è soprattutto intellettuale, rivolto all'osservazione e all'interpretazione di ciò che lo circonda. La città contemporanea è sempre meno adatta ad una frequentazione spensierata, a causa del rumore, del traffico. I flaneur si spostano in modo non continuo, mostrandosi interessati a ciò che è insolito e inaspettato: non intendono la strada come spazio per raggiungere un luogo, quanto come luogo stesso di sorprese e interesse. Il movimento del flaneur è spesso circolare ed evita di dirigersi verso il centro della città. Flanare è anche ritornare sui luoghi, perché la ripetitività è occasione di lettura e rilettura del testo urbano. La missione del flaneur è quella di cercare i significati nascosti della città: tutto ciò può avvenire solo se il flaneur indossa gli abiti del fanciullo ingenuo.
La pazienza e il silenzio
L'esperienza della marcia in città sollecita il corpo nella sua interezza: al flaneur spetta il compito di coniugare la mobilità con la lentezza del controllo sociale, in nome della libertà e della spontaneità dell'azione e della risignificazione continua dei luoghi. La lentezza si accompagna alla pazienza: il flaneur camminando ritrova la sospensione del tempo, rintraccia un tema circostanziato che lo tiene lontano dalle volgarità del mondo e nello stesso tempo gli permette di riscoprire le forme più semplici. Fondamentale è il silenzio che ovatta la sua riflessione e nel quale egli impara a godere dei contrasti che la città offre. Il flaneur urbano osserva la città nelle sue sfumature, raggiungendo un silenzio interiore. C'è l'ennesima contraddizione del flaneur: da una parte deve mettere alla prova i propri sensi ed essere corpo nella città, dall'altra aspira al silenzio, al desiderio di farsi ombra. Anche quando riflette su se stesso, il flaneur ha a cuore il luogo che diviene protagonista e non il fondale della sua azione: non è lo scrittore a cercare il luogo, ma questo che gli si rivela inaspettatamente.
Stati d'animo
Il flaneur non rivendica oggettività dello sguardo, ma si pone come uomo. Si rispecchia nella scena urbana, sapendo che il distacco sarà difficile perché nella città egli cerca tanto il brivido dell'avventura, quanto l'amarezza della solitudine e la dolcezza dell'immersione nella folla.
Verso l'adultità
L'unica condizione possibile della flanerie è la solitudine. Il rapporto fra l'individuo e la società è fatto di mille sfaccettature che riguardano tanto l'adattamento corporeo al contesto urbano, quanto i processi identitari. La flanerie si può realizzare solo nella solitudine come condizione essenziale di presa di coscienza di se stessi. Negli scritti di Mumford è possibile rintracciare le tre funzioni educatrici della città:
- Luogo privilegiato per un'educazione
-
Riassunto esame Teoria e storia dei generi letterari, prof. Iacoli, libro consigliato La letteratura nell'età globa…
-
Riassunto esame Teoria e storia dei generi letterari, prof. Iacoli, libro consigliato Mrs Dalloway, Woolf
-
Riassunto esame Città e organizzazione dello spazio, Docente Nuvolati, libro consigliato L'interpretazione della ci…
-
Riassunto esame Teoria e tecnica dell'interpretazione giuridica, Prof. Itzcovich Giulio, libro consigliato L'interp…