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problema inerente a istituzioni, come scuola e stato che sono solo dei mezzi per consentire

tale espressione, ma è un fatto personale.

L’uomo necessita di ripercorrere una nuova strada per costruire un umanesimo vero,

recuperando il valore della dimensione religiosa. La religiosità rappresenta l’espressione più

elevata della persona umana, perché il culmine della sua natura razionale. La chiesa deve

ribadire all’uomo la presenza di un’alternativa, considerandolo in tutti i suoi aspetti, dato

che grazie al Vangelo la chiesa possiede la verità sull’uomo.

L’azione della chiesa coincide con l’annunzio che Cristo è il Redentore dell’uomo, il centro

del cosmo e della storia, la realizzazione dell’umanità.

La chiesa ritiene che la sua verità non sia esclusiva perché è una verità che non è in suo

possesso, dato che è portata solo da Cristo. Si fonda suo rapporto costitutivo dell’uomo con

Dio, abbracciando ogni forma umana, comunicare al mondo una nuova umanità perché chi

vive la fede e l’appartenenza ecclesiale alla fine assaporerà una vita rinnovata. La dottrina

sociale è parola, comunica con l’uomo attraverso parole e fatti.

La dottrina sociale aiuta gli uomini di buona volontà a recuperare il senso del trascendente,

e di conseguenza i diritti fondamentali della persona e società. La dottrina sociale pone

l’uomo al centro della società, considerandola il fattore generico di questa. Se la dottrina

sociale ha valenza missionaria è il popolo il soggetto della sua missione, non si comprenderà

mai fino in fondo se non si tiene presente il popolo nella sua appartenenza, chiarezza

culturale o capacità di carità. La dottrina inoltre chiarisce le ragioni della speranza e delle

certezza cristiana, portando nel mondo un umanesimo integrale e solidale, ed è un invito

per cristiano a diventare protagonista della costruzione di una società umana.

In tali circostanze il Magistero non è altro che uno strumento della nuova evangelizzazione,

che mira a far sì che ogni uomo trovi in Cristo la propria verità e salvezza.

CAPITOLO 3: dottrina sociale di fronte modernità

Il magistero sociale della chiesa ha compreso l’errore antropologico, dell’era moderna-

contemporanea, ovvero un irrealismo antropologico che influenzato tutta la riflessione

culturale, sociale e moderna determinando le stesse conseguenze politiche del XX secolo.

Giovanni Paolo II considerava che la causa andava rintracciata nell’ateismo: non solo

negazione di Dio, ma dello stesso senso religioso. La negazione della dimensione religiosa

comporta la privazione dell’esistenza personale. L’uomo è di Dio e questo gli fa guardare la

vita con benevolenza e rispetto, se si nega la dimensione religiosa si nega la stessa dignità

della persona.

La libertà è stata pensata come una forma di espressione del potere dell’uomo. Il progresso

scientifico e tecnologico non ha promosso la maturazione dell’uomo nella sua umanità, al

dominio della conoscenza e della natura non è corrisposto un incremento dell’essere.

Secondo Benedetto XVI lo stesso uomo rischia di essere vittima degli stessi successi della sua

intelligenza. L’uomo staccato da Dio diviene disumano con sé stesso e gli altri. La stessa

attività lavorativa può diventare condizione di alienazione, basato su economismo e

materialismo. L’uomo senza Dio viene preso in carico da ideologie totalitarie o scienze e

tecnica.

La paura dell’uomo è di non sapere pure chi è, di essere ridotto a un fatto analizzabile

scientificamente e manipolabile socialmente. Ha paura di restare vittima di un oppressione

che lo privi della libertà, della possibilità di esternare la propria verità, di esplicitare la fede

che professa. La persona, privata della sua dimensione religiosa, finisce per essere assorbita

dentro un soggetto totalitario; secondo la dottrina s. i diritti dell’uomo derivano

immediatamente da Dio e ne segnano l’appartenenza a lui.

Cultura di morte: caratterizzata da una straordinaria ricchezza di mezzi scientifici e

tecnologici è l’esito di un processo culturale in cui l’uomo ha considerato la realtà un “dato”

a sua completa disposizione, arrivando a considerare anche la vita di un’altra persona come

un dato da conoscere o manipolare. L’ideologia tecnocratica vede l’uomo come dato

biologico su cui la scienza è abilitata a operare, la vita umana ha perso la dimensione di

mistero. La manipolazioni genetiche, l’aborto, l’eutanasia o la contraccezione sono una

congiura in cui domina un concetto di libertà falso. La dottrina sociale ha sempre affermato

che una libertà senza verità non è pensabile, perché conduce all’arbitrio dei potenti contro

i deboli.

CAPITOLO 4: linee guida della dottrina sociale

1. Difesa della priorità della persona sulla società: la chiesa ha sempre ribadito la priorità

della persona, la stessa società nasce dalle capacità culturali e sociali della persona. È

impossibile ridurre l’uomo a fenomeno politico e biologico perché è fatto a immagine

e somiglianza di Dio. Solo il fondamento ontologico della persona in Dio impedisce di

diventare un’anonima parte del sistema, consolidando la dignità assoluta della

persona. L’uomo è soggetto di relazione perché traduce all’esterno di sé quel dialogo

con Dio che dà senso al suo essere. L’affermazione del Mistero come realtà esistente,

oltre le capacità dell’uomo corrisponde alla struttura originale della persona, di

conseguenza la trascendenza è un’evitabile connotazione religiosa della cultura. La

dottrina sociale cerca di difendere e promuovere l’uomo come persona, sia a partire

da contenuto della Rivelazione che lo definisce immagine e somiglianza dell’uomo,

sia a partire dalla struttura dinamica trascendente che contraddistingue l’essere

umano. Tale dimensione è necessaria per affermare la dignità dell’uomo e per

l’annuncio della verità di Cristo. La chiesa è prima di tutto impegnata in una battaglia

per l’uomo, affinché questo possa recuperare ogni giorno la grande domanda di senso

e possa vivere la grande libertà, per combattere le barbarie delle manipolazioni, delle

clonazioni, e del potere scientifico e tecnologico. Unicità e irripetibilità dell’uomo è

da intendersi come unità di anima e corpo, che rifiuta materialismo e spiritualismo. Il

Magistero indica la persona con i suoi caratteri di: trascendenza, unicità, irriducibilità

e unità, da cui deriva la libertà e la difesa dei diritti.

2. Difesa della priorità della società sullo Stato: la chiesa ha condannato la realizzazione

del progetto che ha assolutizzato la dimensione politica e la struttura regolativa della

vita politica. Un progetto che si contraddistingue per la componente laica, fondandosi

sulla negazione della domanda religiosa propria dell’uomo. L’uomo, definito come

potere dell’età moderna, ha finito per trovare la sua ultima organizzazione nello

Stato. Lo Stato viene a identificarsi con la società e nell’età moderna è nato con la

pretesa di esaurire la vita della società e del singolo. La sua formulazione culturale è

ideologica, poiché occupa tutti i campi della società, non ha a caso preteso di

organizzare la vita ecclesiale e le stesse strutture ecclesiastiche. Lo stato non esiste

per i cittadini, ma è il fine, e quelli sono i suoi strumenti (Hegel). Una tale prospettiva

porta a non riconoscere il valore positivo della realtà, il cristiano non avverte

opposizione con la società, perché fa esperienza con la società della chiesa.

Quest’ultima insegna che la società presiede lo stato; la persona è un essere sociale,

che necessita di comunicare con gli altri, ma qualsiasi forma di società civile deve

restare al servizio della persona. Perciò lo stato non può e non deve sostituirsi alla

società, ma deve servirla, deve essere al servizio del bene comune, il potere politico

non deve ostacolare, ma promuovere la creatività dell’uomo. La dottrina sociale ha

cercato di richiamare l’uomo moderno al fatto che la società è l’insieme delle

esperienze di libertà, mentre lo Stato deve avere solo un principio regolativo,

preoccupazione del bene comune. Uno Stato che si sostituisce alla società non

risponde ai bisogni dell’uomo (Benedetto XVI). Non uno stato che regoli e domini ma

uno stato che generosamente riconosca e sostenga le iniziative che sorgono dalle

diverse forze sociali. La Chiesa non si oppone alla democrazia ma ha contribuito a

creare una democrazia, in cui domina la centralità e priorità della persona e della

società sullo Stato. La dottrina sociale non è riconducibile a mero discorso sulla

società ma è la teoria da cui nasce una reale azione sociale e caritatevole. Giovanni

Paolo II, con la frase di S. Benedetto: “era necessario che l’eroico diventasse

quotidiano e il quotidiano eroico”, indica che la strada della missione è la

quotidianità, che risulta investita dalla certezza dell’appartenenza a Cristo. Le opere

caritatevoli nascono per la missione di Cristo nel mondo. L’esperienza di accoglienza,

di carità, deve rendere più evidente l’apertura a Dio.

3. Difesa della famiglia: con tempo si è creata una sfiducia nei confronti delle varie

istituzioni statali a tutti i livelli, la gente comune fatica a riconoscere l’importanza

delle istituzioni civili, spesso dominate da corruzione e conflittualità per il potere.

L’amore per la patria diviene spirito della conflittualità aggressiva. L’universalità della

chiesa è l’unica fonte di autorità spirituale che non è messa in crisi dal crollo dello

stato moderno. L’illusione dell’autonomia dell’uomo non lo rende solo impotente di

fronte all’oppressione delle varie forme di potere, ma lo fa sentire profondamente

solo e disperato di fronte al proprio destino. Ciò emerge soprattutto nella crisi della

famiglia, si sta insieme per convenienza e la convenienza ha dei limiti. L’attacco alla

famiglia è l’attacco alla dignità stessa dell’uomo. La dissoluzione del matrimonio, le

unioni libere, tra persone dello stesso sesso portano a una banalizzazione dell’uomo.

La chiesa ha sempre difeso il primato della famiglia, il suo essere prima società

umana. Riscoprire il significato della famiglia vuol dire ridare all’uomo il senso di

stesso nel deserto del mondo. La famiglia fondata sul matrimonio deve essere

considerata il nucleo naturale ed essenziale della società. L’uomo nel suo sviluppo

naturale origina un popolo, la cui cellula primaria è la famiglia. Il popolo cristiano si

educa nella famiglia, ha un origine e una vita propria che precedono lo Stato.

quest’ultimo deve solo garantire lo svolgersi della vita del popolo, non imponendosi

contro. La famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ovvero

comunità di vita e amore, che troverà il suo compimento nel Regno di Dio. La famiglia

ha il compito di custodire l’amore. Un compito che secondo Giovanni Paolo II è

articolato in: formazione di una comunità di persone, servizio alla vita, partecipazione

allo sviluppo della società e partecipazione a vita e sviluppo della chiesa. La famiglia

è luogo fondamentale per la vita della Chiesa e per la vita della società civile. Il più

grande contributo che la famiglia può dare alla Chiesa è proprio essere chiesa. Il

sacramento del matrimonio è ciò che trasforma la natura dell’unione familiare: la

chiesa insegna alla famiglia che non è un’isola e la famiglia insegna alla chiesa che è

un popolo; la fede stessa è una familiarità, per questo la battaglia contro la chiesa è

stata una battaglia contro la famiglia. La famiglia deve essere intesa come un soggetto

ecclesiale e come un soggetto culturale. La famiglia può influire sulla realtà che la

circonda attraverso la realizzazione di opere, in cui si afferma la centralità della

persona a la sua libertà, ispirate dalla fede e caratterizzate dalla carità, a vantaggio

dei poveri, ma devono intervenire anche nella politica affinché leggi e istituzioni dello

Stato non offendano, ma sostengano e difendano e diritti e doveri della famiglia. Nella

definita “politica familiare” si possano assumere la responsabilità di trasformare la

società. Inoltre, le famiglie hanno il diritto- dovere di educare i figli, trasmettendo la

qualifica della vita umata.

4. Difesa della libertà religiosa: la dottrina sociale tende a difendere la differenza tra

dimensione religiosa e politica, in quanto la religione non è un problema della società

e dello Stato, ma della persona e della sua coscienza. Lo stato moderno ha teso a

includere la chiesa in sé. Questa distinzione emerge dal V secolo con il Magistero del

secolo di Roma, che prende il nome di “distinzione gelasiana”, dal nome del papa che

l’ha formulata, secondo cui esistono 2 sfere una religiosa e una politica. Una

distinzione che dal 500’ ha salvaguardato la libertà della chiesa. Lo stato non può

imporre la religione, ma deve garantirne la libertà e la pace, le 2 sfere sono distinte

ma in relazione reciproca, lo ribadiva lo stesso Benedetto XVI, nel suo Deus Caritas

est. Lo Stato è una fragile e contingente forma di contingenza che nasce dal popolo;

quindi senza una condivisione del senso, il vivere comune non si può parlare, né di

popolo. Difendendo la libertà della Chiesa la dottrina sociale ha difeso la libertà della

persona e della coscienza. Questo rispetto della libertà religiosa è indice

dell’autentico progresso dell’uomo in ogni regime, in ogni società o ambiente.

Giovanni Paolo II, considerò che la Dichiarazione della Libertà Religiosa si manifesta

nell’annunciare la verità che non proviene dagli uomini ma da Dio, che agisce tenendo

conto della grande stima per l’uomo, il suo intelletto, la sua libertà e la sua dignità. Il

viaggio del papa nella sua Polonia, ancora comunista e intimorita dl potere, ha

risvegliato nel cuore di molti polacchi il desiderio di Dio e della libertà. Egli ha spesso

richiamato la stessa libertà di coscienza, la libertà di cercare la verità, essenziale per

ogni essere umano. Ne secoli precedenti la Chiesa avrebbe assunto una posizione

ostile alla libertà religiosa e alla libertà di coscienza, come afferma lo stesso Sillabo di

Pio IX, che andava contro quelle ideologie che negavano l’esistenza di una verità

assoluta e affermavano l’equivalenza di tutte le religioni. Il Magistero, da un lato ha

sempre sostenuto l’atto di fede come atto libero e personale, a cui nessuno può

essere obbligato, dall’altro ha sostenuto l’unicità della salvezza in Gesù Cristo.

Il Concilio Vaticano II, punta a sottolineare la dignità della persona umana, che esige

di non essere sottoposta a contrizioni esteriori che tendono a opprimere la coscienza

di ricerca della vera religione e adesione a essa.

Chi si sofferma a una lettura superficiale del Magistero, potrebbe giungere alla messa

in opposizione di Sillabo e Dignitatis humanae.

 Il primo, non colpì, ne condannò la libertà ma la sua dissociazione dall’ordine

oggettivo; in un contesto in cui élite minoritaria stava cercando di manipolare

il popolo per scopi politici. La lotta alla chiesa ha rappresentato gran parte del

movimento liberale 800esco, e l’opposizione ad altri culti scaturisce dalla

necessità di salvaguardare il patrimonio culturale e religioso della tradizione

cattolica, ma anche per impedire le conseguenze negative di una libertà

indifferente alla verità. Quindi non si agisce contro la libertà di culto, ma il

sostenere contro la tradizione cattolica. In sintesi, non vien condannata da Pio

la libertà di pensiero, parola, stampa, coscienza e di culto, ma respinge la

sfrenata libertà di pensiero, quella che non riconosce la destinazione

essenziale del pensiero alla verità. La libertà di scelta non è più determinata

dalla libertà, dalla giustizia, dal ben, insiti nel cuore dell’uomo, ma rimane solo

il criterio imposto dal potere, l’uomo senza accorgersene dipende da una

visione della realtà imposta, che assume i caratteri dell’idolo, non in grado di

spiegare la realtà.

 Il secondo è in continuità con il primo, ovvero la difesa della concreta

possibilità di scelta del popolo. Non smettere di ricordare che il vero

protagonista della storia è l’uomo, che sebbene condizionato dalle circostanze,

è libero. Libertà che lo rende capace di sperare, cercare, incontrare, amare,

dilatare la presenza del bene, del giusto e del vero.

La chiesa ha sempre sostenuto che non esiste libertà senza verità, queste scisse hanno

reso l’uomo manipolabile dal potere. Se si è eliminata la domanda su Dio, sul

movimento dell’uomo verso Dio, l’uomo è ridotto a qualcosa di inconsistente, l’uomo

non ha radici, è sradicato e diviene un pezzo di materia. Verità e libertà, solo se tenute

insieme, esprimono l’esperienza umana. L’uomo è libero perché cerca Dio e non

perché può fare o non fare ciò che gli piace. La libertà implica da sempre anche

un’apertura all’altro, ovvero qualcuno che misteriosamente è accanto a me

all’interno del grande mistero delle cose. Un impegno, della libertà verso la realtà,

che porta l’uomo ad amare l’altro e a vedere nell’amore per l’altro la legge

fondamentale della propria esistenza. La libertà è ragione e amore, ma queste 2

convivono con un originale debolezza e negatività, per questo la libertà ha bisogno di

essere guarita, ha bisogno dell’immagine di Cristo Guaritore. Cristo fa entrare l’uomo

ferito nella sua dimora e ragione e amore vengono custodite e educate. La parola è

dentro ogni uomo che vive la battagli di tutti i giorni.

5. Difesa dei diritti: il Magistero sociale della Chiesa ha sempre denunciato il pericolo

dell’assolutismo, che riduce i diritti dell’uomo, negando le esigenze primarie. La

chiesa ha evidenziato che l’assolutismo si è presentato nella storia con una

connotazione culturale e teorica, prima che politica e pratica. Da qui l’esigenza del

Magistero di sottolineare l’origine del dramma politico e sociale, ovvero

impoverimento sostanziale dell’uomo. Ma l’uomo gode di diritti inalienabili: è una

persona, ovvero una natura dotata di intelligenza e di volontà libera, è soggetto a

diritti e doveri universali, inalienabili e inviolabili. L’uomo è creatura di Dio e i diritti

dell’uomo hanno in Dio la loro origine; i diritti dell’uomo sono anche di Dio. Tra i

principali diritti: alla vita, a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale,

favorevole alla crescita della propria personalità, libertà di conoscenza e ricerca della

verità, partecipare al lavoro, a fondare una famiglia, esercitare responsabilmente la

sessualità, libertà religiosa. La libertà è principio di coscienza e di vita, condizione

necessaria per la ricerca della verità degna dell’uomo. Tutti devono rispettare la

coscienza degli altri, senza cercare di imporre la propria verità, ma valorizzando la vita

umana, conferendogli valore assoluto. Proclamare il Vangelo di Cristo, vuol dire

proclamare il Vangelo della vita. La vita della persona è sacre perché appartiene la

persona appartiene al mistero di Cristo e di Dio. La vita fisica è dono di Dio, e per

questo non è a disposizione di nessuno, viene data la possibilità di vivere

un’avventura terrena come cammini verso o contro Dio. La fine della vita fisica non

annulla la persona ma muta solo le sue condizioni. Contro il pessimismo e l’egoismo

che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita.

CAPITOLO 5: i principi fondamentali della dottrina sociale

I principi fondamentali del Magistero sociale costituisco i veri e propri cardini

dell’insegnamento sociale cattolico, oltre all’importanza conferita alla dignità della persona

ricordiamo:

 PRINCIPIO DEL BENE COMUNE: per bene comune si intende l’insieme delle condizioni

della vita sociale che permettono ai gruppi e ai singoli di realizzare la propria perfezione;

si tratta di condizioni sia materiali, sia spirituali. L’uomo non potendo vivere da solo è

portato a formare una società, che si realizza secondo il bene comune, ovvero la

dimensione sociale della vita umana. Comporta il rispetto e la promozione dei diritti

fondamentali della persona, la pace di tutti, senza richiedere il sacrificio del valore

assoluto della persona. Tutti gli uomini sono chiamati a fornire il proprio contributo alla

realizzazione del bene comune, in base alle loro possibilità. Inoltre, la Chiesa né ha mai

affermato il valore assoluto della proprietà privata, né ha mai visto in essa qualcosa di

negativo; ma allo stesso tempo ha affermato la necessità di regolamentarlo in base al

principio della destinazione universale dei beni. Lo Stato ha il compito di servire il bene

comune, che è il risultato della varietà delle espressioni della libertà e della responsabilità

dell’uomo.

 PRINCIPIO DELLA SUSSIDIARIETA’: necessario per un corretto intendere le istituzioni, che

devono esistere per sussidiare i diritti fondamentali della vita sociale, per favorire il libero

processo di costruzione sociale. Secondo Giovanni Paolo II, la società di ordine superiore

non deve interferire nella vita interna di una inferiore, privandola delle sue competenze,

ma deve sostenerla, in vista del bene comune. Lo Stato stesso nasce da questo principio,

deve servire la società e non imporsi. Stato e società devono essere coincidenti, e la

stessa democrazia può considerarsi tale solo se esiste il riconoscimento e l’attuazione del

principio di sussidiarietà. Non rispettando questo principio la persona viene privata delle

sue responsabilità, mentre la società risulta organizzata con logiche non umane. Così

facendo gli apparati pubblici sono dominati da logiche burocratiche, più che dalla

preoccupazione di servire gli utenti, che a volte scaturisce solo da chi comprende il

problema e che quindi condivide la stessa situazione.

 PRINCIPIIO DELLA SOLIDARIETA’: più volte enunciato la Leone XIII, con il nome di

“amicizia” e da Paolo VI, come “civiltà dell’amore”. Richiede che nella società avvenga

una giusta ripartizione dei beni e un impegno per l’ordine sociale. L’uomo è portato in

forma naturale a interessarsi all’altro, e proprio questo principio è radicato al problema

del bene comune. Quando si parla di solidarietà, non si fa riferimento alla compassione

o al superficiale intenerimento per i mali delle persone, ma è la determinazione di

impegnarsi per il bene comune. La dottrina sociale, se da un lato condanna e rifiuta le

eccessive ingerenze dello Stato, dall’altro condanna uno Stato assente, che dovrebbe

intervenire per sanare situazioni difficili e sostenere i deboli. Per ciò che riguarda le

attività economiche lo Stato può intervenire in 2 modi: secondo il principio di

sussidiarietà, ovvero creando situazioni favorevoli al libero esercizio di un’attività, o

secondo il principio di solidarietà, prendendo le difese dei più deboli.

Indubbiamente è necessario anche l’intervento del singolo cristiano. L’origine teologica

della solidarietà la ritroviamo nella carità, che ha il suo fondamento unico nell’amore di

Dio.

CAPITOLO 6: La dottrina sociale come strumento fondamentale per l’educazione

dell’uomo

Un grande cambiamento si è verificato negli ultimi anni del XX secolo, con la crisi delle

ideologie totalitarie e dei sistemi socio- politici, si verifica un risveglio del senso religioso,

come definito da don Giussani. L’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che

esiste. L’esperienza definita “elementare” è rintracciabile con quel nucleo di esigenze,


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DETTAGLI
Esame: Teologia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marie Antoniette di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Citterio Ferdinando.

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