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Riassunto esame Geografia, prof. Agostaro, libro consigliato L' Europa nel Terzo Millennio, Proietti Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Geografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L' Europa nel Terzo Millennio: Identità Nazionali e Contaminazioni Culturali, Proietti consigliato dalla docente Agostaro. Analisi dei seguenti argomenti: la contemporaneità, le radici, contaminazione, confini d'Europa, modelli culturali, processi globali, prima... Vedi di più

Esame di Geografia docente Prof. G. Agostaro

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rete di nuove narrazioni, a seconda delle connessioni attuate con la ri-emergenza delle comunità locali, con l’emergenza

di nuovo universalismo europeo e con l’emergenza di un nuovo universalismo planetario.

IDENTITÀ NAZIONALI E CONTAMINAZIONI CULTURALI NELL’EUROPA

CONTEMPORANEA 2

Secondo il modello politologico della società politica del XIX secolo, lo Stato nazionale è un gruppo dinamico,

energico e bellicoso che riesce a dominare gli altri elementi regionali, estendendo la sua influenza sul territorio

nazionale, unificandolo e imponendogli una lingua (l’Île de France, i castigliani, i britannici, i prussiani in Germania, i

piemontesi in Italia). Inoltre, lo Stato nazionale è una creazione storica determinata da fattori importanti ( necessità di

assorbire le masse, di educarle ai valori comuni; necessità di creare un mercato più grande; difesa del territorio ), non

un dato culturale immutabile presente nei geni del popolo: infatti, la Rivoluzione Francese fornisce alcuni miti – il mito

dell’unità ed indivisibilità – mentre il Romanticismo ne diffonde altri – i miti del sangue, della terra delle radici -, tutti

fusi dalla politica.

Il destino dello Stato nazionale è fortemente intrecciato alle tre grandi guerre del Novecento: le due guerre mondiali

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e la Guerra Fredda . La prima guerra mondiale fu, in realtà, una guerra di convergenza, fra diverse guerre nazionali,

bilaterali o al massimo trilaterali:

Francia e Germania per il dominio del continente;

 Germania e Gran Bretagna per il dominio dei mari;

 Russia e Turchia per il dominio degli stretti;

 Italia e Austria per il dominio dell’Adriatico;

 Austria e Russia per il dominio dei Balcani.

 Gli effetti furono disastrosi per lo Stato nazionale perché si combatté in situazioni totalmente nuove:

particolare mobilitazione delle masse;

 ricorso sul campo di battaglia a comunicazioni telefoniche, trasporti e industria chimica (uso di gas asfissianti e

 successivamente di armi biologiche);

invenzioni del sottomarino e dell’aero che estesero la guerra ai mari e al cielo.

 La prima guerra mondiale ebbe un aumento molto rapido di vittime, e si combatté in condizioni paradossali, poiché

gli stati sconfitti – Germania ed Austria – occupavano il territorio nemico ancora nelle ultime settimane del conflitto, e

furono, per questo, criminalizzati dai Paesi vincitori. Ciò portò alla nascita del mito della nazione dominante, e di

conseguenza, alla Seconda Guerra Mondiale e alla distruzione degli Stati nazionali.

Gli Stati nazionali dovettero affrontare in condizioni di grande debolezza la Guerra Fredda, provocata quest’ultima

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dalla minaccia al diritto di proprietà portata avanti dal Comunismo e dall’URSS. Nasce così la NATO , l’organo di

difesa collettiva dei paesi facenti parte del blocco occidentale contro il Comunismo, e nell’Europa occidentale nasce

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anche il mercato unico, il Mercato Europeo Comune : con questi due nuovi organismi, gli Stati dell’Europa

occidentale cominciano a perdere progressivamente gran parte della loro sovranità militare ed economica.

I quarant’anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, 1945/1989-90, sono caratterizzati da un declino

dello Stato nazionale, però per i paesi vincitori, o che hanno resistito bene alla guerra, il declino è più lento (Gran

Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia) e mantengono un maggiore senso di attaccamento alla loro identità nazionale.

La fine della Guerra Fredda provoca due effetti totalmente distinti:

ad Est (ovvero l’Europa occidentale) si assiste alla riunificazione tedesca, e ciò alimentò i timori da parte di inglesi,

 francesi e italiani circa il ruolo che la Germania unificata, una nazione economicamente dinamica, avrebbe potuto

2 Politologico: relativo la politologia, ovvero ramo della sociologia che studia i rapporti tra il sistema politico e gli aspetti sociali.

3 Guerra Fredda: situazione di conflitto non bellico che venne a crearsi tra due blocchi internazionali, generalmente categorizzati come Ovest (gli Stati Uniti

d'America, gli alleati della NATO ed i Paesi amici) ed Est (l'Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia ed i Paesi amici) tra la fine della seconda guerra

mondiale e l'ultimo decennio del Novecento (circa 1945-1990). Tale tensione non si concretizzò mai in un conflitto militare vero e proprio, tale da comportare una

contrapposizione bellica su vasta scala tra Est e Ovest: la presenza di armi nucleari nei rispettivi arsenali avrebbe reso irreparabile per il pianeta un'eventuale

aggressione e la relativa reazione.

4 Comunismo: movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël

Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti.

5 NATO: Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, più conosciuta come NATO dall'inglese North Atlantic Treaty Organization, indica l'organizzazione

internazionale per la collaborazione nella difesa, creata nel 1949 in supporto al Patto Atlantico che venne firmato a Washington D.C. il 4 aprile 1949. Questa misura

era concepita in modo tale che se l'Unione Sovietica avesse lanciato un attacco contro uno qualsiasi dei paesi membri, questo sarebbe stato trattato da ciascun paese

membro come un attacco diretto, ed era rivolta soprattutto a una temuta invasione sovietica dell'Europa occidentale. La temuta invasione sovietica non avvenne mai,

ma questa misura venne utilizzata per la prima volta nella storia del trattato il 12 settembre 2001, in risposta all'attacco terroristico del giorno precedente a New

York negli Stati Uniti d'America.

6 Mercato Europeo Comune: è precursore dell'Unione Europea. Previsto dai Trattati di Roma - entrati in vigore il 1 gennaio 1958 - ha conosciuto un periodo

transitorio di dodici anni, conclusosi il 31 dicembre 1969. 3

assumerne nella Comunità Europea; il cancelliere Kohl diede la dimostrazione, con l’Unione Economica

Monetaria, che la Germania si sarebbe assoggettata ad una disciplina europea, e che non avrebbe più cercato di

dominare il continente.

Ecco, quindi, che la Guerra Fredda ha avuto come conseguenza l’unione economico-monetaria, il mercato unico, la

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moneta unica, la frontiera unica e in quegli anni si negozia anche il trattato di Schengen . Inoltre, il progresso

d’integrazione europea negli ultimi dieci anni è stato straordinario, ed è coinciso con la mondializzazione

dell’economia e la grande rivoluzione tecnologica. Declino degli Stati nazionali, integrazione europea,

globalizzazione, new economy sono gli aspetti complementari di una stessa realtà. Tutto ciò porta all’affermarsi di

due fenomeni:

1. rinascono le piccole parti preunitarie che lo Stato nazionale aveva zittito (Galizia, Catalogna, Paese Basco,

Corsica, Occitania, Lombardia, Veneto, Baviera, Scozia e Galles).

2. il federalismo ridiventa di moda, e la Gran Bretagna, che aveva teorizzato la supremazia del parlamento di

Westminster come istituzione rappresentativa dello Stato nazionale britannico, si trasforma il Regno Federale

d’Inghilterra con quattro parlamenti.

ad Ovest, la Guerra Fredda ha causato la riconquista della sovranità nazionale e il desiderio di perderla

 rapidamente, da parte dei polacchi, cechi, ungheresi, èstoni, lettoni e lituani. Nei paesi multinazionali, invece, la

fine della guerra ha semplicemente mandato all’aria lo Stato. Il Comunismo, comunque, ebbe il merito di aver

creato una cittadinanza ideologica e di aver ridistribuito le risorse, fungendo da garante di giustizia tra i vari gruppi

etnici. Infatti, gli ebrei non sono mai stati così bene come durante il regime comunista. Con la fine del Comunismo,

quindi, riemerge la paura tra le varie etnie perché si credeva che un altro gruppo etnico prendesse il sopravvento;

ciò è quel che accadde in Iugoslavia, dove convivevano serbi, croati, bosniaci e musulmani.

LE LETTERATURE, LE CULTURE, L’EUROPA

Nel 1923-24 Edmund Husserl esordiva nei Cinque saggi sul rinnovamento, in un periodo particolarmente difficile

per l’Europa e in particolare per il suo paese, la Germania: «Dobbiamo accettare il “tramonto dell’Occidente” come se

si trattasse di una fatalità, di un destino che ci sovrasta? Sarebbe un destino fatale soltanto se lo accettassimo

passivamente. Ma questo non possono farlo neppure coloro che lo annunciano». Forse le stesse parole potrebbero

essere usate oggi, all’alba del nuovo millennio e in un’Europa non meno difficile di quella degli Anni Venti.

La letteratura critica di questi anni più recenti ha mostrato il nesso profondo che corre tra l’espressione letteraria,

come momento mistico e poetico dell’uomo, e la sua collocazione culturale.

È sostanzialmente facile oggi, alle soglie del 2000, parlare di interculturalità e di integrazione, di universalità e di

multilinguismo. La ricchezza dei sistemi e dei mezzi di comunicazione ha reso più immediato il contatto e la

contaminazione fra le lingue e culture anche lontane e talvolta conflittuali. Non è riuscita però a cancellare le barriere

etiche che hanno costituito nei secoli il punto di conflitto e di incomprensione esistenziale e politica.

Ciò che sembra aver caratterizzato la fine del XX secolo è la caduta dei muri, soprattutto quello di Berlino, la quale

aveva dato la speranza di poter andare rapidamente verso un’Europa unita e caratterizzata dalle interazioni tra le

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diversità regionali e locali. La guerra dei Balcani, ma prima ancora il conflitto bosniaco, o quello caucasico , e i sempre

più rigidi rapporti tra Occidente ed Oriente, allontanano sempre più la prospettiva di un’Europa unita, nonostante ciò

appare sempre più necessario. La fine degli stati multinazionali, come l’URSS, la Iugoslavia, la Cecoslovacchia, è solo

l’aspetto più drammatico di questa crisi.

Oggi si avverte l’esigenza di integrare all’Europa Unita molte altre aree del continente, dai Paesi dell’Europa

centrale, ai Paesi dei Balcani, a quelli Baltici, ad alcuni paesi dell’area mediterranea. La caduta dell’URSS e quella del

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maresciallo Tito hanno reso superata la formula novecentesca che basava tutto sulla sovranità assoluta degli Stati

nazionali. Negli ulti anni, questo modello politico-culturale si è mostrato sempre più insufficiente a garantire la stabilità

del sistema internazionale, e i motivi per cui l’identità degli Stati nazionali (che concepisce i confini come una barriera

che separa l’altro da sé) è entrata in crisi sono legati:

1. alla cooperazione economica, ecologica, tecnologica e culturale planetaria;

2. all’ampliamento del potere delle religioni e delle unità amministrative locali e metropolitane;

7 Trattato di Schengen: rattato che coinvolge sia alcuni Stati membri dell'Unione Europea sia stati terzi. Gli Accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa

UE, ne divengono parte con il Trattato di Amsterdam. Tali accordi sono parte integrante del Trattato dell'Unione Europea (meglio noto come Trattato di

Maastricht). Gli stati membri che non fanno parte dell'area "Schengen" (nome con cui i paesi membri del trattato in questione indicano l'insieme dei territori su cui il

trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l'Irlanda gli stati terzi che partecipano a Schengen sono Islanda, Norvegia e la Svizzera.

8 Conflitto caucasico: dal 1991, all'interno della Federazione Russa, si combatte un sanguinoso conflitto tra le autorità centrali e la Cecenia, che reclama la sua

indipendenza da Mosca.

9 Maresciallo Tito: Dittatore, militare e uomo politico jugoslavo, capo della Repubblica Jugoslava dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla morte.

4 3. ai nuovi Stati, alle nuove regioni, collettività, che risultano dalla scomposizione e ricomposizione di

contesti territoriali tradizionali.

Quasi tutti gli stati europei sono multietnici, e una nazionalità tende a sentire come proprio il territorio abitato da

individui che appartengono a tale nazionalità, anche se quel territorio si trova al di fuori dei confini dello stato o

appartiene ad un altro stato nazionale. Le sovrapposizioni sono così inevitabili. La nazionalità, inoltre, spesso è

sostenuta dalla ricerca di radici comuni, anche in un passato remoto. È di questa identità che la letteratura si fa

interprete, cogliendone lo spirito, assimilandone i valori, tratteggiandone i caratteri, dando voce alle coscienze.

In questi anni, le drammatiche vicende dell’Europa centrale e orientale hanno determinato grandi spostamenti di

popoli, ma le migrazioni non hanno cancellato radici e culture, piuttosto hanno aggiunto nuovi sedimenti culturali agli

strati esistenti, rendendo i confini fra le culture e le identità sempre più mescolati.

Arte e cultura hanno avuto un ruolo centrale nel determinare la stratificazione dell’identità europea. Le grandi

tradizioni letterarie inglese, francese, spagnola e russa hanno dominato culturalmente l’Europa grazie alla forte identità

politico-istituzionale dei loro stati. Più significativa è la storia delle tradizioni letterarie dei paesi che hanno conquistato

con fatica l’indipendenza e l’unità, e che, in certi casi, hanno anticipato e guidato la presa di coscienza popolare di

un’identità nazionale (per esempio, l’Italia). Il rapporto tra percorsi letterari ed artistici ha contribuito in modo

determinante alla determinazione della coscienza civile unitaria, e ha impregnato l’identità europea di importanti

contaminazioni culturali, condizionandone spesso destini e sviluppi, in modo più evidente di quanto non abbiano fatto

le culture e le letterature dei Paesi politicamente dominanti. Gadamer, infatti, riteneva che “Con l’espandesi dell’impero

romano la lingua latina diventava tessuto unificante di tanti popoli e culture, e ad essa si rifanno anche le grandi

istruzioni del tempo”; questo, quindi, determinava la coscienza di portare avanti una civiltà nuova.

Avanguardie e trasgressività hanno comunque influito in modo significativo nella costruzione della coscienza e

dell’identità europea, anche se hanno avuto ruoli diversi, in funzione delle caratteristiche regionali e delle componenti

linguistiche.

Le tecnologie odierne e la globalizzazione hanno trasformato radicalmente le coordinate di fondo del sistema

culturale e comunicazionale. La tendenza all’universalizzazione dei linguaggi e alla centralizzazione dei sistemi di

saperi ha trasformato le culture e gli approcci culturali, nonché i metodi di trasmissione e di comunicazione, anche

editoriali.

Oggi l’Occidente che rischia di “tramontare” è l’Occidente greco-romano, è l’Occidente del logos aristotelico,

sintesi tra pensiero e attività, è l’Occidente nel quale la saggezza diventa sapienza, è l’Occidente nel quale sono riusciti

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a convivere i greci e i romani, gli ebrei e gli arabi, i celti e i latini, e più di recente gli inglesi e gli irlandesi, i

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castigliani e i catalani, gli spagnoli e i baschi , i francesi e i nordafricani, i tedeschi e i polacchi, i russi e i baltici, i

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greci e i turchi, finanche, fino a qualche decennio fa, i serbi e i croati, i kosovari e gli albanesi, i curdi , i turchi e gli

iracheni.

Sicuramente le sorti dell’Occidente nel futuro non sarà né di facile cammino, né di sicuro destino.

PAESAGGI D’EUROPA/PAESAGGI DEL MONDO. IL DILAGARE DELLE

CONTAMINAZIONI CULTURALI NELLA CONTEMPORANEITÀ

- Anche se il nostro secolo è stato il più sanguinoso della storia, pieno di guerre e genocidi,

- anche se disuguaglianze e violenze sembrano dilagare coinvolgendo paesi democratici e paesi

totalitari,

- anche se negli ultimi vent’anni il divario fra i paesi ricchi e paesi poveri è aumentato, …

1. la speranza di vita in tutti i continenti è aumentata enormemente rispetto al passato,

2. la mortalità infantile è diminuita in tutti i paesi del mondo,

3. i progressi delle scienze (mediche e informatiche) raggiungono un gran numero di nazioni,

4. il livello d’istruzione è cresciuto per un numero di individui molto maggiore del passato,

5. mai in nessuna epoca tanti individui hanno ricevuto così tante informazioni.

La popolazione del nostro pianeta ha raggiunto i 6,6 miliardi di abitanti nel 2006 e si suppone che la popolazione

della terra sfiorerà gli 8 miliardi entro il 2025. Nelle aree più ricche la popolazione sembra destinata a diminuire ancora

più drasticamente, a causa del prolungamento dell’invecchiamento.

10 Celti: nell'antichità il nome veniva usato per indicare un gruppo di popoli o tribù contraddistinti da tratti culturali e linguistici comuni, originari di una zona

compresa tra il bacino del Reno e quello dell'alto Danubio.

11 Baschi: dei Baschi: cultura basca, territorio b.; separatismo b., rivendicazione dell’autonomia delle province basche dalla Spagna; province basche, Paesi

Baschi, regione della Spagna settentrionale abitata prevalentemente da popolazioni basche | agg., s.m., che, chi appartiene ai Baschi | s.m.pl. con iniz. maiusc.,

gruppo etnico stanziato ai confini tra Francia e Spagna, sulle pendici dei Pirenei occidentali e lungo la costa del golfo di Guascogna.

12 Curdi: popolazione seminomade iranica, di religione musulmana, distribuita nell’Iran occidentale, nell’Anatolia, nell’Armenia, nell’Iraq e in Siria. 5

Migrazioni e nuovi mezzi di comunicazione di massa diventano i due fattori che qualificano la nostra

contemporaneità. La nostra epoca è caratterizzata da una sempre crescente mobilità degli individui che la abitano,

infatti ogni anno quasi seicento milioni di individui varcano un confine internazionale per vari motivi: moda, turismo di

massa, motivi economici, scelta di vita all’estero. La caratteristica del nostro tempo è che tv, telefono, fax e pc

immergono ciascuno di noi in un “flusso culturale globale”, la cui conseguenza è la nuova percezione del tempo e dello

spazio, dato che lo spazio si dilata e, al tempo stesso, si restringe, poiché le distanze non sono più incolmabili e

vincolanti.

La sedentarietà è una scoperta recente, perché per millenni l’uomo ha percorso interi continenti, spostandosi

continuamente ed interagendo con altri gruppi. Oggi le migrazioni sono determinate anche dalla necessità di sfuggire

alle violenze della guerra e della persecuzione politica e, quindi, questi movimenti si muovono all’interno di un sistema

di comunicazione ignoto nel passato. L’intero “spazio migratorio” è stravolto dall’esistenza di mezzi di comunicazione,

(dagli aeroplani ai fax, dalle trasmissioni televisive alla posta elettronica e alla “navigazione” su internet) che cambiano

l’ambiente circostante mescolando tradizioni ed innovazioni. Il web ha decretato la morte della distanza, e l’identità si

svincola dal territorio. La comunicazione assumerà ulteriori funzioni e ruoli diversi nel corso del tempo.

In Europa vivono ormai da anni più di venti milioni di immigrati e si calcola che i rifugiati di guerra siano trenta

milioni; mentre, negli ultimi dieci anni, si sono riversati, nei paesi del mondo industrializzato, masse di esuli

provenienti dall’Est europeo. 13 14 15

Il nostro secolo ha visto il massacro degli armeni , i gulag e i lager, genocidi e Olocausti : la “ricerca della

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purezza” ha guidato Hitler e Mussolini, ma anche Stalin, Mao e Pol Pot , e continua oggi la sua rappresentazione

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feroce nel Kosovo, ma anche in Ruanda , in Iran e in Turchia e a Timor . Il paradosso della nostra epoca è che queste

“purezze identitarie” sono sparse in tutto il mondo: l’integralismo islamico in Algeria; fenomeni di intolleranza tra

italiani e immigrati; lotta tra cattolici e musulmani in Indonesia; nel Borneo gli “indigeni” massacrano gli immigrati.

Del resto la contaminazione di lingue, costumi, usi e valori sta trasformando lo stesso concetto di esilio, il quale ha

assunto dei caratteri innovativi e liberatori. Un approccio scientifico a questo tema è pressoché ignorato dai mezzi di

comunicazione di massa e dai programmi scolastici. Solo riconoscere che oggi il mondo è interconnesso e

interdipendente ci permette di individuare i limiti delle politiche immigratorie, che possono essere interpretate come un

potente mezzo per mantenere gli equilibri di potere. Forse dovremo recuperare il concetto di “distinzione” come ricerca

di orientamenti per immettere nella nuova dimensione mondiale gli strumenti di autogoverno propri dei nuovi gruppi

creati dai processi di globalizzazione.

EUROPA: LA RICERCA DELLA MISURA CULTURALE IDEALE

L’Europa ha raggiunto un’effettiva unificazione politica, proprio durante lo sviluppo della globalizzazione; per

quanto riguarda l’allargamento del mercato, se la spinta propulsiva dell’UE è stata l’economia, adesso occorre

sostituirla con altre motivazioni.

Dato che l’America è nata con lo scopo di accogliere gli eccessi di libertà che non trovavano spazio in Europa, è

qui che l’economia e le tecnologie hanno prodotto modelli di sviluppo che sono diventati globali. L’Europa, quindi,

deve fare riferimento ad interessi economico-culturali, a dimensioni e tradizioni tra mondialismo e localismo: la

mondializzazione potrebbe distruggere le forme culturali specifiche, mentre la dimensione locale non può essere

eliminata perché specifica di situazioni territoriali ed etniche, e per tal motivo va inserita in un sistema di collegamenti

equilibrato. Il problema è quindi come superare il provincialismo e il nazionalismo senza dissolversi nel mondialismo.

Il nuovo ruolo degli intellettuali è, quindi, quello di costruire i motivi dell’integrazione e della solidarietà europea

continentale. Se gli europei non saranno capaci di definire ed accettare una propria identità continentale, non saranno in

grado nemmeno di riconoscere quelle altrui.

13 Massacro degli Armeni: si riferisce a due eventi distinti ma legati fra loro: il primo è relativo alla campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano

Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo è collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni compiuta dal governo dei Giovani turchi negli anni 1915-

1916.

14 Gulag: russo nell’ordinamento dell’Unione Sovietica, campo di lavoro forzato | estens., sistema politico o ambiente di lavoro chiuso e repressivo.

15 Olocausto: tentativo compiuto dalla Germania nazista di sterminare tutti quei gruppi di persone ritenuti "indesiderabili".

16 Pol Pot: Saloth Sar (19 maggio 1925 - 15 aprile 1998), fu capo dei guerriglieri comunisti Khmer Rossi e ufficialmente Primo Ministro della Cambogia,

(Kampuchea Democratica) dal 1976 al 1979, quando il suo governo rivoluzionario venne rovesciato dal vicino stato del Vietnam. Fu diretto ispiratore e responsabile

del massacro di un totale stimato tra un milione e mezzo e due milioni di suoi concittadini (1/3 dell'intera popolazione) solo durante il periodo dal 1975 al 1979. È

per questo ricordato come uno dei quattro più efferati assassini di massa della storia moderna, insieme a Josef Stalin, ad Adolf Hitler ed a Mao Tse Tung (in ordine

cronologico).

17 Ruanda: è uno Stato (26.338 km²; 7.954.013 ab.; capitale Kigali) dell'Africa Orientale. Esso confina a ovest con la Repubblica Democratica del Congo, a nord

con l'Uganda, a est con la Tanzania e a sud con il Burundi. Il Ruanda non ha sbocchi sul mare.

18 Timor: un'isola nel sud dell'arcipelago indonesiano, diviso tra lo stato indipendente di Timor Est, e Timor Ovest.

6 Nella dimensione culturale interagiscono lingue e culture, che operano in modo essenziale. Nella costruzione

dell’Europa la diversità linguistica è una ricchezza e, allo stesso tempo, un ostacolo, che rallenta il processo di

unificazione culturale.

L’immediatezza della comunicazione annulla la dimensione temporale, il passato, presentificando tutto. La

tradizione culturale e la storia sono il passato, e, quindi, verranno eliminati. Bisogna impedire di appiattire il passato nel

presente perpetuo, ed immettere nel presente i collegamenti alla storia, magari promuovendo la storia stessa.

L’identità è l’insieme stratificato di appartenenze condivise in misura maggiore o minore su una scala

d’integrazione che va da una assoluta estraneità ad un’assoluta identità. L’identità diventa riconoscibile a livello

comunicativo quando è condivisa, trasmessa. In questa sfera i mass media ne costituiscono l’asse portante. L’identità,

infine, nasce da accettazioni e rifiuti di ciascun individuo.

Occorre usare la cultura per tenere unito il continente e impedirgli di dissolversi in un’omogeneità mondiale,

tenendo sempre conto delle trasformazioni in corso. Tra gli elementi culturali che hanno fatto da veicolo dell’identità

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oltre i confini politico-geografici troviamo Don Chisciotte, Robinson Crusoe, Guerra e Pace , Madame Bovary, letti

oltre i confini delle singole nazioni.

Le società occidentali si caratterizzano, poi, per una specifica distinzione tra: 20

oggetti presi in esame dalle scienze sociali e dall’antropologia, che approvano artefatti in base al contesto;

 oggetti presi in considerazione dall’estetica, che ne sottolinea l’originalità.

La proposta di evidenziare il dominio artistico nell’ambito culturale, come specificità della storia europea, tende a

riconvertire in certa misura, e in senso nobile, il documento d’arte in documento etnografico.

LE RADICI: TRA IDENTITÀ E ALTERITÀ

OGGETTI SMARRITI: IDENTITÀ E TRADUZIONE

C’è un sottile legame tra le idee di identità e traduzione. La traduzione produce in sé un mutamento, ed è per così

dire ovvio, quindi, pensare ai dati di partenza. L’identità è qualcosa di relativamente immutabile nel tempo. La

traduzione deve riprodurre e trasmettere l’identità del testo originario cercando di non modificarne arbitrariamente il

contenuto e renderlo irriconoscibile ma, allo stesso tempo, deve rivestirlo di un nuovo abito, e in tutto ciò ci si attende

quasi sempre che la traduzione conservi le qualità estetiche dell’opera originale. Si può correre il rischio di alterare e

persino fraintendere, riducendo al noto ciò che ci appare sconosciuto; se ciò accade la traduzione perde il legame

fondante con l’identità con cui si misura.

Carlo Emilio Gadda parlava di contaminazione come della combinazione di elementi diversi, provenienti da

tradizioni o da stimoli diversi, nella composizione di un’opera artistica o letteraria.

Quando si parla di identità occorre però tenere conto dei vari livelli a cui si può collocare, e l’identità che interessa

è quella che accomuna più individui legati dall’appartenenza a una cultura, a un territorio, a una tradizione politica e

religiosa. È, in sostanza, l’identificazione di una comunità il cui prototipo, almeno per noi europei, è stato per lungo

tempo lo stato nazionale.

Mai come oggi si è presentato il problema dei contatti, degli incontri e degli scontri tra comunità e tradizioni

eterogenee, anche all’interno degli stati nazionali, con l’emergere specifico di tante “piccole patrie” in qualche modo

nascoste. Inoltre, le ricerche antropologiche ed etnografiche hanno documentato l’incredibile varietà dei sistemi

culturali che abitano il pianeta. Se si vuole capire ciò che sta accadendo, occorre far riferimento alle categorie di

identità e di traduzione a livello collettivo: conoscere caratteri, aspettative e tensioni che definiscono il senso di

appartenenza. Ad esempio, una strizzata di occhio può avere molteplici significati: un tic incontrollabile, un

ammiccamento, un esercizio preparatorio allo specchio. Quindi, occorre identificare e tradurre il dato in fatti

significativi, occorre far emergere cioè l’intenzionalità e la pluralità di senso di qualsiasi evento in un contesto

culturale.

Ovviamente, per loro natura, le descrizioni degli eventi non possono essere complete ed esaustive, per via della

complessità della realtà con cui siamo confrontati.

Si usa definire con il termine di “globalizzazione” l’accelerazione nella comunicazione e nelle interrelazioni

caratteristiche del mondo attuale. La crisi delle nostre certezze e delle nostre identità è indotta da suggestioni e

19 Guerra e Pace: romanzo epico di Lev Tolstoj ed è stato considerato da molti la più alta espressione di questo genere letterario. Pubblicato per la prima volta tra il

1865 ed 1869 sulla rivista Russkij Vestnik, racconta la storia di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, durante la campagna napoleonica in Russia (1812). Tolstoj

paragonava la sua opera alle grandi creazioni omeriche, e nella sua immensità Guerra e pace si potrebbe dire un romanzo infinito, nel senso che l'autore sembra

essere riuscito a trovare la forma perfetta con cui descrivere in letteratura l'uomo nel tempo. Denso di riferimenti filosofici, scientifici e storici, il racconto sembra

unire la forza della storicità, e la precisione drammaturgica (persino di Napoleone si fa un ritratto indimenticabile) ad un potente e lucido sguardo metafisico che

domina il grande flusso degli eventi, da quelli colossali (come la battaglia di Borodino) a quelli più intimi.

20 Artefatti: opera fatta con arte, dalla mano dell’uomo. 7

curiosità per riti, abitudini, forme di vita, simboli e significati intriganti e affascinanti. L’interscambio culturale, la

traduzione in termini familiari e comprensibili di esperienze e tradizioni sconosciute porta con sé perdita e

disorientamento, ma anche arricchimento e nuovi stimoli.

Infine, non esistono scorciatoie semplici per padroneggiare e confrontarsi con messaggi, valori e costumi stranieri.

Per avvicinarli occorre intraprendere una faticosa traduzione di essi nella nostra lingua, avendo chiaro in mente che il

confronto con sistemi morali e culturali, con espressioni artistiche che sono lontane dalla nostra esperienza, non può

non avere l’effetto di moltiplicare le nostre incertezze. Per questo obiettivo, quindi, occorre disporre di metodi

d’indagine sufficientemente flessibili e diversificati. Riuscire a farlo vorrebbe dire non brutalizzare il diverso

riducendolo a schemi familiari, ma:

mantenere la differenza trovata nella traduzione, pur comprendendola senza esserne esclusi;

 mantenere le distanze pur riuscendo a leggere le mappe di regioni prima sconosciute;

 praticare il riconoscimento dell’alterità;

 praticare la tolleranza, senza retorica e senza comprensione.

NUOVI SOGGETTI, NUOVE IDENTITÀ – LA SFIDA DELLO «STRANIAMENTO»

L’identità nasce dal confronto con l’alterità: ogni diversità è tale perché possiede tutti i requisiti di un’identità,

grazie alla quale diventa riconoscibile. Secondo Ricoeur, è impossibile presupporre un concetto di identità che non sia

già in origine contaminato dalla categoria opposta, ovvero la diversità, la quale opponendosi ad essa, contribuisce, però,

a determinarla. Ogni cultura acquisisce un’identità tramite il riconoscimento della propria particolare diversità.

Diventare consapevoli che solo grazie alla presenza di un altro, o di altri, è possibile ritagliare e articolare la categoria

di identità individuale, significa uscire dalla propria presunta autosufficienza; lasciarsi contaminare, attraversare dalla

diversità.

ALLE RADICI DEL CONFLITTO TRA IDENTITÀ CULTURALI DIVERSE

Nel rapporto tra identità culturali diverse, secondo Claudio Magris, non si devono attribuire al passato conflitti

ascrivibili al presente. Egli cerca il punto di equilibrio fra i giusto relativismo culturale, rispettoso delle diversità, ed la

quantità necessaria di universalismo etico senza il quale non è pensabile una vita politica, civile e morale.

Nel 1992 Waldenberg affronta la dinamica delle questioni nazionali nell’Europa centro-orientale «allo scopo di

mettere in rilievo la differenza e le affinità esistenti fra le singole nazioni e le rispettive aspirazioni e movimenti

nazionali». In particolare, per quanto riguarda la situazione del Kosovo, gli albanesi sosterranno, secondo Waldenberg,

la secessione e i servi, emozionalmente legati alla culla storica della loro nazione, non accetteranno questa eventualità

senza combattere, soprattutto perchè la disintegrazione della Jugoslavia li ha resti più patriottici, più nazionalisti e più

xenofobi. Inoltre, lo storico sosteneva che i conflitti si sarebbero protratti nel tempo data la complessità della crisi

legata al passaggio ad una nuova economia, alla profonda arretratezza tecnologica e alla rottura dei precedenti vincoli

economici.

Uno dei principali motivi di conflitto tra le identità nazionali è legato a questioni economiche, ma entrano in gioco

anche fattori psico-comportamentali o irrazionali.

Conflitti e tensioni tra “diversità” rivelano dunque una pluralità di ragioni di fondo che ne motivano l’insorgenza in

un universo sempre più, da un lato, globalizzato e, dall’altro, estremamente suddiviso in micro-identità. Respingendo la

potenziale ricchezza costituitasi dalla compresenza di culture diverse, si finisce, secondo Magris, per dedicare tutte le

energie alla difesa della propria identità, “impoverendo l’orizzonte dell’esperienza”.

Secondo Franco Cardini, l’opinione pubblica europea è molto scarsamente informata sulla cultura islamica, e ha

sviluppato dei pregiudizi che non le permette di giungere ad una visione serena delle cose. Ciò sarebbe possibile

attraverso una rivisitazione della storia e un dialogo interculturale, e convincendosi del fatto che la presenza

musulmana in Europa e in America rappresenta un grande cambiamento degli atteggiamenti e del modo di agire di

queste genti, dato che si trovano a vivere “sotto governi non musulmani, a cui si assoggettano, e mandano i loro figli a

studiare nelle scuole non musulmane”. Spesso hanno una cultura elementare, ma quale però è l’unico loro strumento di

identità e autocoscienza. Cardini, inoltre, sostiene che le differenze sia più di ordine culturale, e quindi non ascrivibili

ad un contrasto dei rispettivi valori spirituali; infine, si registra, negli ultimi anni a livello mondiale, il diffondersi di

uno spirito di tolleranza maggiore.

L’apertura al dialogo è più semplice tra le “diversità” spiccate rispetto ad identità religiose che presentano valori

comuni. Inoltre, la crescente diffusione in Italia della letteratura araba contemporanea è da interpretare come un segnale

positivo di interesse verso le problematiche che investono le società arabe di oggi.

Il romanzo di Sulayman Fayyad, Asuat (Voci), è un romanzo che affronta il tema dell’incontro conflittuale tra due

universi culturali diversi. Narra di un uomo, Hamid, che dopo anni vissuti in Francia, decide di tornare nel suo paese

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Geografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo L' Europa nel Terzo Millennio: Identità Nazionali e Contaminazioni Culturali, Proietti consigliato dalla docente Agostaro. Analisi dei seguenti argomenti: la contemporaneità, le radici, contaminazione, confini d'Europa, modelli culturali, processi globali, prima guerra mondiale, Mercato Europeo Comune, Guerra Fredda.


DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Agostaro Gaetana.

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