Estratto del documento

Cultura e culture: la contemporaneità

L’Europa fra identità locali e processi globali .................................................................................... 2 Identità nazionali e contaminazioni culturali nell’Europa contemporanea ................... 3 Le letterature, le culture, l’Europa ........................................................................................................... 4 Paesaggi d’Europa/paesaggi del mondo. Il dilagare delle contaminazioni culturali nella contemporaneità ........................................................................................................................................ 5 Europa: la ricerca della misura culturale ideale ............................................................................. 6 Le radici: tra identità e alterità ............................................................................................................. 7 Oggetti smarriti: identità e traduzione ..................................................................................................... 7 Nuovi soggetti, nuove identità – La sfida dello «straniamento» ................................................ 8 Alle radici del conflitto tra identità culturali diverse .............................................................. 8 Linee principali dell’urbanizzazione dell’Europa ............................................................................... 9 «Langue» e «parole»: tra identità e contaminazione ................................................................. 10 I nuovi schiavi ovverossia del multiculturalismo improbabile ............................................... 10 La contaminazione linguistica nel francese contemporaneo ................................................... 11 Prospettive per la letteratura dell’identità nazionale: «Englishness» e «Britishness». Osservazioni a margine della riforma ...................................................................... 12 Identità irlandese e interculturalità: alla ricerca di un modello ...................................... 12 Ai confini dell’Europa: modelli culturali tra attrazione e rifiuto ............................ 14 La Russia dalla fine del ‘700 all’era sovietica tra attrazione e rifiuto della cultura europea ......................................................................................................................................................................... 14 Formazione e trasformazione dell’identità nazionale in Cina ................................................. 15

L’Europa fra identità locali e processi globali

Dalle ricerche sulle identità e sulle identità europee del nostro secolo e delle età moderna e medioevale, emerge l’immagine di un continente senza confini rigidi, sede di migrazioni, interazioni, contrasti, conflitti fra popoli e stirpi diverse, che della diversità delle radici ha fatto un elemento essenziale per i suoi sviluppi culturali e politici.

Le ricerche sul mondo antico, invece, stanno puntando sulla scoperta e sulla valorizzazione di molteplici radici e di matrici, spesso conflittuali e contrastanti, della civiltà della Grecia “classica”, la quale si sta rivelando un’ibridazione di apporti culturali diversi.

La comunità degli studiosi, inoltre, ha maturato l’idea che “la specie umana moderna ha origine africana”, poiché l’Africa fu il primo centro di diffusione, seguito dall’Asia, l’Australia, le Americhe.

L’Europa si è popolata attraverso le migrazioni che provenivano dall’Africa (porta di Gibilterra) e dall’Asia, e quindi i geni delle popolazioni europee sono a metà strada fra le popolazioni asiatiche e quelle africane: a dimostrare ciò vi è la diffusione dell’agricoltura e della scrittura. Molte vicende decisive del mondo antico e medievale sono segnate dalle relazioni fra l’Europa e le civiltà asiatiche e nordafricane, e persino nel Rinascimento si ebbe la crescita e la trasformazione dell’antica posizione e dell’antica identità europea. A partire dal 1492, l’Europa entra nell’età planetaria, durante la quale l’Europa ha stabilito delle interazioni con il resto del mondo:

  • In alcune aree del mondo (Siberia, gran parte dei continenti americani, Australia, Asia settentrionale, Nuova Zelanda, Sudafrica), la popolazione europea si è diffusa, diminuendo e sostituendo, addirittura, le popolazioni e le caratteristiche degli ecosistemi originari;
  • In tante altre aree del mondo, invece, e in particolare nelle terre confinanti con l’Europa, la situazione è stata simile, perché gli europei hanno goduto di fasi di predominio politico, trasformatosi poi in una consistente presenza etnica.

L’Europa, a differenza di tutte le altre parti del mondo, è stata popolata per via locale, in seguito alla separazione e alla divisione di piccoli gruppi che per millenni hanno convissuto l’uno accanto all’altro, occupando spazi confinanti, con rapporti ridotti. Ciò ha consentito che le emigrazioni fossero più frequenti che in altre parti del mondo, e ha determinato un modello di popolamento in cui le varie etnie si sovrapponevano in territori ristretti (Penisola Iberica, Italia, Ellade).

Le migrazioni, inoltre, furono più frequenti in Europa perché il suo spazio geografico è aperto, fatto da pianure, senza rigide barriere geografiche o climatiche.

Con la rivoluzione industriale, dei trasporti e delle comunicazioni, il cittadino medio europeo non fu più legato alla terra e, prima che ciò accadesse, l’Europa vide sorgere gruppi politici e forme di civiltà compatte, che vollero definirsi universaliste, orientate attorno a:

  • Centro e lingua di civiltà: quella latina centrata su Roma e quella greca su Bisanzio;
  • Relazioni fra autorità religiosa e autorità politica: meno problematiche in Oriente, più complesse in Occidente, per via dell’allargamento delle forme del potere e delle aree di civiltà.

Agli inizi dell’età moderna, il declino degli antichi universalismi e il sorgere della nuova forma istituzionale degli stati sembra esercitare un ruolo di rottura di antichi legami e, soprattutto, portano alla sostituzione di un’Europa dalle identità compresse con un unico livello prevalente. Ciò che si trova al di fuori dei confini nazionali viene sempre meno percepito come membro di una comunità e, quindi, da equilibrare o da allontanare con strategie diplomatiche o militari.

Lo Stato nazionale ha contribuito:

  1. A semplificare e rendere complesse le identità del nostro continente;
  2. A stringere e a rendere penetrabili i suoi confini interni;
  3. Ad annullare antiche identità, ma producendone anche di nuove.

Ma, soprattutto, il tipo ideale dello Stato nazionale deriva dalla fusione di due ordini di idee:

  • Statale, cioè ordine giuridico-amministrativo;
  • Nazionale, vale a dire ordine etnico-comunitario.

In realtà, quasi tutti gli stati sono basati su una comunità nazionale ben definita, e posseggono un loro stato, ma questa fusione si è realizzata attraverso il mantenimento di una tensione fra individui, collettività e forme di autorità del nostro continente. L’idea di nazione è sempre stata duplice, orientata fra la concezione di Herder, ovvero la prospettiva dell’appartenenza per nascita ad una comunità linguistico-culturale, e la concezione di Renan, secondo cui la prospettiva di appartenenza elettiva a una comunità deve essere confermata tutti i giorni.

Oggi, con gli obblighi imposti agli stati nazionali dalle esigenze economiche, sociali, tecnologiche, persino spirituali del pianeta, questi mantengono un potere identitario ricco, molteplice, duttile, ambivalente, ambiguo, pronto per essere utilizzato per il peggio o per il meglio. La ricchezza delle radici del nostro continente fa sperare di generare una fitta rete di nuove narrazioni, a seconda delle connessioni attuate con la ri-emergenza delle comunità locali, con l’emergenza di nuovo universalismo europeo e con l’emergenza di un nuovo universalismo planetario.

1 Ellade: Area meridionale dell'antica Tessaglia (una delle 13 regioni amministrative della Grecia).

Identità nazionali e contaminazioni culturali nell’Europa contemporanea

Secondo il modello politologico della società politica del XIX secolo, lo Stato nazionale è un gruppo dinamico, energico e bellicoso che riesce a dominare gli altri elementi regionali, estendendo la sua influenza sul territorio nazionale, unificandolo e imponendogli una lingua (l’Île de France, i castigliani, i britannici, i prussiani in Germania, i piemontesi in Italia). Inoltre, lo Stato nazionale è una creazione storica determinata da fattori importanti (necessità di assorbire le masse, di educarle ai valori comuni; necessità di creare un mercato più grande; difesa del territorio), non un dato culturale immutabile presente nei geni del popolo: infatti, la Rivoluzione Francese fornisce alcuni miti – il mito dell’unità ed indivisibilità – mentre il Romanticismo ne diffonde altri – i miti del sangue, della terra, delle radici –, tutti fusi dalla politica.

Il destino dello Stato nazionale è fortemente intrecciato alle tre grandi guerre del Novecento: le due guerre mondiali e la Guerra Fredda.

La prima guerra mondiale fu, in realtà, una guerra di convergenza, fra diverse guerre nazionali, bilaterali o al massimo trilaterali:

  • Francia e Germania per il dominio del continente;
  • Germania e Gran Bretagna per il dominio dei mari;
  • Russia e Turchia per il dominio degli stretti;
  • Italia e Austria per il dominio dell’Adriatico;
  • Austria e Russia per il dominio dei Balcani.

Gli effetti furono disastrosi per lo Stato nazionale perché si combatté in situazioni totalmente nuove:

  • Particolare mobilitazione delle masse;
  • Ricorso sul campo di battaglia a comunicazioni telefoniche, trasporti e industria chimica (uso di gas asfissianti e successivamente di armi biologiche);
  • Invenzioni del sottomarino e dell’aereo che estesero la guerra ai mari e al cielo.

La prima guerra mondiale ebbe un aumento molto rapido di vittime, e si combatté in condizioni paradossali, poiché gli stati sconfitti – Germania ed Austria – occupavano il territorio nemico ancora nelle ultime settimane del conflitto, e furono, per questo, criminalizzati dai Paesi vincitori. Ciò portò alla nascita del mito della nazione dominante, e di conseguenza, alla Seconda Guerra Mondiale e alla distruzione degli Stati nazionali.

Gli Stati nazionali dovettero affrontare in condizioni di grande debolezza la Guerra Fredda, provocata quest’ultima dalla minaccia al diritto di proprietà portata avanti dal Comunismo e dall’URSS. Nasce così la NATO, l’organo di difesa collettiva dei paesi facenti parte del blocco occidentale contro il Comunismo, e nell’Europa occidentale nasce anche il mercato unico, il Mercato Europeo Comune: con questi due nuovi organismi, gli Stati dell’Europa occidentale cominciano a perdere progressivamente gran parte della loro sovranità militare ed economica.

I quarant’anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, 1945/1989-90, sono caratterizzati da un declino dello Stato nazionale, però per i paesi vincitori, o che hanno resistito bene alla guerra, il declino è più lento (Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia) e mantengono un maggiore senso di attaccamento alla loro identità nazionale.

La fine della Guerra Fredda provoca due effetti totalmente distinti:

  • Ad Est (ovvero l’Europa occidentale) si assiste alla riunificazione tedesca, e ciò alimentò i timori da parte di inglesi, francesi e italiani circa il ruolo che la Germania unificata, una nazione economicamente dinamica, avrebbe potuto assumere nella Comunità Europea; il cancelliere Kohl diede la dimostrazione, con l’Unione Economica Monetaria, che la Germania si sarebbe assoggettata ad una disciplina europea, e che non avrebbe più cercato di dominare il continente.

Ecco, quindi, che la Guerra Fredda ha avuto come conseguenza l’unione economico-monetaria, il mercato unico, la moneta unica, la frontiera unica e in quegli anni si negozia anche il trattato di Schengen. Inoltre, il progresso d’integrazione europea negli ultimi dieci anni è stato straordinario, ed è coinciso con la mondializzazione dell’economia e la grande rivoluzione tecnologica. Declino degli Stati nazionali, integrazione europea, globalizzazione, new economy sono gli aspetti complementari di una stessa realtà. Tutto ciò porta all’affermarsi di due fenomeni:

  1. Rinascono le piccole parti preunitarie che lo Stato nazionale aveva zittito (Galizia, Catalogna, Paese Basco, Corsica, Occitania, Lombardia, Veneto, Baviera, Scozia e Galles).
  2. Il federalismo ridiventa di moda, e la Gran Bretagna, che aveva teorizzato la supremazia del parlamento di Westminster come istituzione rappresentativa dello Stato nazionale britannico, si trasforma il Regno Federale d’Inghilterra con quattro parlamenti.
  • Ad Ovest, la Guerra Fredda ha causato la riconquista della sovranità nazionale e il desiderio di perderla rapidamente, da parte dei polacchi, cechi, ungheresi, èstoni, lettoni e lituani. Nei paesi multinazionali, invece, la fine della guerra ha semplicemente mandato all’aria lo Stato. Il Comunismo, comunque, ebbe il merito di aver creato una cittadinanza ideologica e di aver ridistribuito le risorse, fungendo da garante di giustizia tra i vari gruppi etnici. Infatti, gli ebrei non sono mai stati così bene come durante il regime comunista. Con la fine del Comunismo, quindi, riemerge la paura tra le varie etnie perché si credeva che un altro gruppo etnico prendesse il sopravvento; ciò è quel che accadde in Iugoslavia, dove convivevano serbi, croati, bosniaci e musulmani.

2 Politologico: relativo alla politologia, ovvero ramo della sociologia che studia i rapporti tra il sistema politico e gli aspetti sociali.

3 Guerra Fredda: situazione di conflitto non bellico che venne a crearsi tra due blocchi internazionali, generalmente categorizzati come Ovest (gli Stati Uniti d'America, gli alleati della NATO ed i Paesi amici) ed Est (l'Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia ed i Paesi amici) tra la fine della seconda guerra mondiale e l'ultimo decennio del Novecento (circa 1945-1990). Tale tensione non si concretizzò mai in un conflitto militare vero e proprio, tale da comportare una contrapposizione bellica su vasta scala tra Est e Ovest: la presenza di armi nucleari nei rispettivi arsenali avrebbe reso irreparabile per il pianeta un'eventuale aggressione e la relativa reazione.

4 Comunismo: movimento politico riferito prevalentemente a Karl Marx e Friedrich Engels, ma anche a utopisti o rivoluzionari come Étienne Cabet, François-Noël Babeuf, Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Auguste Blanqui. Anche il movimento anarchico ha come fine una società dai caratteri comunisti.

5 NATO: Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, più conosciuta come NATO dall'inglese North Atlantic Treaty Organization, indica l'organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa, creata nel 1949 in supporto al Patto Atlantico che venne firmato a Washington D.C. il 4 aprile 1949. Questa misura era concepita in modo tale che se l'Unione Sovietica avesse lanciato un attacco contro uno qualsiasi dei paesi membri, questo sarebbe stato trattato da ciascun paese membro come un attacco diretto, ed era rivolta soprattutto a una temuta invasione sovietica dell'Europa occidentale. La temuta invasione sovietica non avvenne mai, ma questa misura venne utilizzata per la prima volta nella storia del trattato il 12 settembre 2001, in risposta all'attacco terroristico del giorno precedente a New York negli Stati Uniti d'America.

6 Mercato Europeo Comune: è precursore dell'Unione Europea. Previsto dai Trattati di Roma - entrati in vigore il 1 gennaio 1958 - ha conosciuto un periodo transitorio di dodici anni, conclusosi il 31 dicembre 1969.

Le letterature, le culture, l’Europa

Nel 1923-24 Edmund Husserl esordiva nei Cinque saggi sul rinnovamento, in un periodo particolarmente difficile per l’Europa e in particolare per il suo paese, la Germania: «Dobbiamo accettare il “tramonto dell’Occidente” come se si trattasse di una fatalità, di un destino che ci sovrasta? Sarebbe un destino fatale soltanto se lo accettassimo passivamente. Ma questo non possono farlo neppure coloro che lo annunciano». Forse le stesse parole potrebbero essere usate oggi, all’alba del nuovo millennio e in un’Europa non meno difficile di quella degli Anni Venti.

La letteratura critica di questi anni più recenti ha mostrato il nesso profondo che corre tra l’espressione letteraria, come momento mistico e poetico dell’uomo, e la sua collocazione culturale.

È sostanzialmente facile oggi, alle soglie del 2000, parlare di interculturalità e di integrazione, di universalità e di multilinguismo. La ricchezza dei sistemi e dei mezzi di comunicazione ha reso più immediato il contatto e la contaminazione fra le lingue e culture anche lontane e talvolta conflittuali. Non è riuscita però a cancellare le barriere etiche che hanno costituito nei secoli il punto di conflitto e di incomprensione esistenziale e politica.

Ciò che sembra aver caratterizzato la fine del XX secolo è la caduta dei muri, soprattutto quello di Berlino, la quale aveva dato la speranza di poter andare rapidamente verso un’Europa unita e caratterizzata dalle interazioni tra le diversità regionali e locali. La guerra dei Balcani, ma prima ancor

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Agostaro Gaetana.
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