Il sofferto silenzio di Pio XII
Atteggiamento discusso
Risulta molto discusso l’atteggiamento di Pio XII, papa dal 1939 al 1958, nei confronti del regime nazionalsocialista instaurato da Hitler in Germania e il suo silenzio nei confronti della strage degli ebrei. Il dibattito storiografico si è intrecciato con l’esposizione mediatica e il dibattito pubblico, che tendono a strumentalizzare e favorire una impostazione riduttiva: a favore o contro. Le pubblicazioni sul caso sono state vastissime:
- Il lavoro di sintesi, del 2000, di Giovanni Miccoli.
- La questione di Pio XII ha portato a discutere sul comportamento della Santa Fede e delle Chiese locali durante la seconda guerra mondiale, soprattutto nei confronti del nazismo e dello sterminio degli ebrei.
- Spesso le pubblicazioni attorno a Pio risultano prive di precisione e serietà e si schierano da una parte o dall’altra; e ciò non porta alcun progresso nella comprensione delle vicende, perché ogni tesi si irrigidisce sulle proprie posizioni.
Il dibattito su Pio si fa risalire al 1963, anno in cui in Germania venne rappresentato il dramma teatrale “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, basato su basi documentarie molto fragili. Dopo la morte del papa, nel 1958, era divenuto protagonista di una leggenda nera. Anche se le prime critiche iniziarono subito dopo la guerra, ci si chiese se Pio intervenne contro le violenze naziste.
Dal 1946, Bonaiuti dà una risposta negativa, ritenendo che la paura del comunismo abbia turbato il papa, non comprendendo la gravità della situazione. Anche se Bonaiuti aveva un atteggiamento negativo nei confronti della curia romana, resta il fatto che in questo caso l’avvio del dibattito fu precoce.
Nel 1951, introducendo l’opera di Poliakov, sullo sterminio nazista degli ebrei, Mauriac dice che molti ebbero l’appoggio di uomini di Chiesa ma non del papa. Una questione ancora precoce che emerge dal mondo cattolico, dato che Mauriac era un noto letterario cattolico.
Anni '60 e l’opera del Vicario del '63
L’opera del Vicario del 63’, non solo ripropose la questione ma suscitò un ampio dibattito, in un momento in cui veniva celebrato il Concilio Vaticano II, sul silenzio di Pio XII che fu incapace di agire contro le grandi violenze della storia. Il dramma rappresenta le vicende di un giovane gesuita, Riccardo Fontana, che, informato da un ufficiale nazista delle atrocità subite dagli ebrei, ne riferisce direttamente al papa, senza che questi prenda una posizione. Il Vicario di Cristo appare come il Pilato dei Vangeli, mentre il giovane religioso sceglie di offrire la sua stessa vita unendosi ai deportati. Il giudizio negativo del drammaturgo lo rende, in parte, responsabile della piega negativa che ha assunto la questione.
Solo 2 volumi ripercorrono la tesi di Hochhuth:
- Quello di Nobécourt.
- Quello di Friedlander, che suscitò molto più scalpore del dramma stesso. L’autore si servì della documentazione proveniente dal ministero degli Esteri, sottolineando la predilezione del papa verso la Germania, e gli attribuisce la speranza che Hitler possa eliminare il pericolo bolscevico. Elementi che non permisero a Pio di comprendere la gravità della situazione. I vari documenti non vengono forniti nella lingua originale, né vengono pubblicati per esteso, ma si tratta comunque di carte diplomatiche, con tutela di interessi politici.
In un altro libro di Carlo Falconi Il silenzio di Pio XII, l’autore ha approfondito la situazione in Polonia e Croazia, per raccogliere la documentazione inedita di due nazioni fortemente colpite dalle violenze naziste. Voleva inizialmente cimentarsi sulla questione europea, per poi limitarsi ai 2 soli paesi, ed esaminando in generale il comportamento del papa e della Santa Fede durante la guerra. Alla fine, abbandona la prospettiva storiografica per un piano anacronistico e moralistico, ma anche un po’ grottesco quando pretende di insegnare a Pio cosa avrebbe dovuto fare.
Nel 1963 si segnalava un intervento del cardinale Montini, arcivescovo di Milano, che in risposta a un articolo del “The Tablet” londinese, contestava la manipolazione dei fatti e la loro preconcetta interpretazione operata dall’opera del Vicario e considerava fondamentale il disinteresse nei confronti dei fatti accaduti, senza assunzione di posizione contro Hitler, ma diceva anche che il papa ha compiuto coraggiosamente il suo compito. Anche il diplomatico israeliano, Lapide, difese il papa, ricordando l’azione della chiesa nei confronti degli ebrei perseguitati, si parla di un salvataggio di 800 mila persone.
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