Cap 1: Il problema morale e l'annuncio cristiano
L'annuncio del vangelo si rivolge a un'umanità che si è sempre posta il problema morale. Ciò che viene indicato come la morale cristiana si pone all'interno della lunga fatica dell'essere umano alla ricerca di sé stesso: cioè alla ricerca di un criterio valutativo per le proprie scelte.
Prima riflessione: tutta la scrittura non avrebbe alcun senso se già nel lettore/ascoltatore non ci fosse un'idea del bene e del male morale; ciò dimostra l'esistenza del problema morale negli esseri umani, indipendentemente da specifiche convinzioni religiose o filosofiche, ma anche la capacità degli esseri umani di riconoscere nel Vangelo qualcosa che è già presente nel loro tentativo di rispondere al problema.
Seconda riflessione: i credenti sono abituati a collegare il bene/male morale all'accettazione/rifiuto della chiamata di Dio. Questo ha senso, ma non è vero l'inverso: se è vero che la fede in un Dio trascendente e personale governa la morale del credente, non è vero che senza fede non ci possa essere la vita o la riflessione morale; se io accetto comunque un criterio valutativo ultimo per le mie scelte, accetto implicitamente qualcosa che è indubbiamente trascendente. Il rischio di appiattire il codice morale su un codice sociale ci sarà sempre, e ci sarà sempre in misura maggiore quanto maggiore è la potenza e il controllo dei mezzi di comunicazione di massa.
In genere il termine morale si riferisce al vissuto di persone, di gruppi, ma anche alla sistemazione teorica dei problemi; invece il termine etica si riferisce prevalentemente alle teoria.
Ognuno di noi vive scegliendo! Tutta l'esistenza umana si realizza in una serie di scelte, ma allora: se non posso fare a meno di scegliere, in base a quali criteri scelgo? Migliore vuol dire rispondente al criterio valutativo assoluto, ma a sua volta la scelta del criterio valutativo è ancora una scelta.
Il primo problema morale è quindi il problema di dare un senso ultimo alla propria esistenza. Il secondo consiste invece nell'individuazione di un processo convincente di passaggio dal senso ultimo dell'esistenza alla sua espressione concreta in ogni singola scelta, in modo che ogni scelta concreta tenda a realizzare tale senso.
Morale cristiana e laica
Quando si parla di morale cristiana se ne estende l'assolutezza e l'invarianza dei principi fondamentali dell'annuncio cristiano, fino ai minimi precetti particolari. Quando si parla di morale laica, si pensa a qualcosa necessariamente diverso dalla morale cristiana. Però, non si riflette quasi mai sul fatto che l'assunzione di un senso ultimo uguale o simile all'annuncio evangelico può condurre ad un processo di produzione della norma concreta che è comune alle due morali. Separare morale laica e cristiana è quindi illogico!
Morale laica (o filosofica): il dramma consiste nel pretendere di offrire precetti particolari, con una qualche capacità di universalizzazione, rinunciando all'assunzione di qualche valore o significato dell'esistenza. È impossibile motivare una scelta concreta senza, anche in modo inconsapevole, assumere un qualche valore fondante la vita morale. La morale laica, quando non accetti l'esistenza di Dio, ha comunque davanti a sé diverse possibilità: può accettare che non esiste alcun valore assoluto o che comunque non sia conoscibile umanamente. Ma il punto dolente è che non è possibile parlare di pro e contro se non c'è un criterio che dica i pro e i contro di cosa.
Morale religiosa: ogni religione è connessa alla credenza di un qualche legame dell'essere umano con l'assoluto, in vario modo. Il male morale viene indicato come peccato, il senso dell'esistenza è costituito dall'obbedienza a Dio. Questa rivelazione, quando raggiunge la forma scritta, che sia la Bibbia o il Corano, contiene norme di vita e precetti che possono essere considerati dal lettore atemporali, cioè fissati una volta per tutte e che valgono sempre.
La tentazione di una religione che si dà certezza per ogni scelta morale rilevante è una tentazione molto forte. Oggi si dice fondamentalista, che non è un termine nato in riferimento all'islam, ma è nato per autodefinizione di chi rigorosamente osserva la parola di Dio. Ma sapere quello che Dio ordina in situazioni storiche diverse, di fronte a possibilità inesistenti al tempo della stesura del libro, è molto difficile. Non esiste una verità morale, ma esistono tante verità morali quanti sono i singoli precetti.
L'annuncio cristiano in materia morale e la sua elaborazione sistemica deve rivolgersi a tutti, credenti e non, e deve quindi tenere conto delle difficoltà in cui sia gli uni che gli altri si dibattono. L'annuncio cristiano deve essere in grado di affrontare i due grandi problemi morali che si presentano a ogni essere umano, e di costruire una proposta che non li soffochi ma dia loro un possibile e rasserenante sbocco.
Cap 2: Il significato dell'esistenza umana nella scrittura
La Bibbia è la parola esterno rivolta da Dio agli uomini per la loro salvezza, è però importante capire che la Bibbia non è un libro dettato, ma è ispirato da Dio. L'uomo è sempre definito nel suo rapporto con Dio e trova la sua ragione d'essere, il senso dell'esistenza, nel rispondere alla chiamata di Dio. Il Concilio nel rispondere alla domanda "cos'è l'uomo" lo definisce così: l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, capace di conoscere e amare il proprio creatore.
C'è un progetto di Dio per ciascun essere umano, ma questo va compreso come parte di un disegno globale che Dio ha per l'intera famiglia umana. La creazione di una morale religiosa non può certo ridursi a una serie di precetti/comandamenti, del resto tutte le scelte di un essere umano sono moralmente rilevanti!
Quest'idea era già presente nell'Antico Testamento; è un errore grave pensare che la morale contenuta nell'Antico Testamento consista nei 10 comandamenti. Bisogna ricordare che la legge dell'Antico Testamento è insieme morale, civile e culturale.
La parola TORAH indica principalmente il resoconto di tutte le grandi opere compiute da Dio per il suo popolo; è precisamente nell'agire di Dio che deve essere indagata e scoperta la regola ultima di moralità. E l'agire di Dio è sempre benevolo, misericordioso e paziente, un agire che se castiga poi perdona.
Tale fede implica quindi il riconoscimento di un assoluto morale che non è solo obbedire a tutti i singoli precetti che Dio ci fa conoscere, è un assoluto morale con un preciso elemento contenutistico. Si può dire che c'è una logica di Dio nel suo agire verso gli uomini, un elemento constante che va compreso dal popolo nella mediazione delle grandi opere che Dio chiede. La vera legge è rispecchiare nella nostra vita questa logica, o elemento costante dell'agire divino.
La legge dunque, e l'esperienza morale profonda dell'Antico Testamento, consiste essenzialmente nel binomio giustizia-misericordia e la giustizia è la giustizia di Dio che è sempre giustizia verso il povero (chi è senza soldi, ma anche il debole, l'indifeso, ecc.).
La figura di Gesù nei vangeli, invita ad andare oltre le più alte attese morali dell'Antico Testamento, Dio non parla più attraverso eventi storici e parole di profeti. Dio si esprime per noi in un'esistenza umana, nella concretezza di una vita vissuta, e per ciò per il cristiano è legge rivelata, non solo tutto ciò che Gesù ha detto ma anche tutto ciò che ha fatto.
Una prima costante può vedersi nella totale obbedienza al Padre, Gesù non vive per sé, il senso della sua vita è quello di una vita donata. Lo scacco finale, l'apparente fallimento della sua missione, non è importante: ciò che è rilevante è avere speso tutto se stesso. Una seconda costante è la logica con cui Gesù si pone di fronte agli altri: è sempre dalla parte del povero o comunque al suo fianco. Questo porta immediatamente alla terza costante, presente soprattutto nei suoi discorsi, la chiamata del Padre è spendersi tutto per gli uomini.
Fede non è solo credere che Gesù è il Figlio di Dio, ma è anche accogliere totalmente Gesù con tutto ciò che ha detto e fatto. Fede è contemporaneamente e contestualmente "venire a lui" e "credere in lui". In questo modo amore di Dio e amore per il prossimo non sono separabili.
Sia nei Sinottici che in Giovanni, è impensabile una moralità fatta di una serie di osservanze a singoli comandamenti divini, è invece indicata una logica di vita come dono totale di sé.
Secondo il Concilio Vaticano II, la teologia morale deve illustrare l'altezza della vocazione dei fedeli in Cristo, e la loro obbligazione a portar frutta nella carità.
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