Lo sviluppo di comunità
Lo sviluppo di comunità è un processo di crescita ed empowerment che riguarda sia la comunità stessa che i singoli individui che la compongono. A ben guardare, i problemi che si è cercato di affrontare attraverso percorsi di sviluppo di comunità in molte realtà si sono aggravati. Infatti, oggi sempre più di ieri il benessere collettivo è minacciato dai bisogni individuali. Questo rinforza le convinzioni di chi non ha mai visto di buon occhio questa modalità di lavoro e che ritiene sia compito dei politici e dei professionisti decidere per il bene di tutti.
Tuttavia, nonostante questi limiti, le esperienze di tipo comunitario si sono moltiplicate in diversi settori della vita sociale per affrontare numerose questioni. Quindi, si può affermare che oggi c'è un'attenzione crescente verso la dimensione comunità, anche se bisogna riflettere ulteriormente sulle strade da percorrere per promuovere e sviluppare queste competenze.
Vecchio e nuovo welfare
Oggi si vuole superare la vecchia concezione di welfare, per affermare una nuova concezione di stato sociale che mette al centro lo sviluppo di competenze di vita, attraverso strategie di empowerment e di sviluppo di comunità. Il vecchio welfare si basa su una concezione di comunità locale come “contenitore di bisogni da soddisfare e deficit da colmare”, mentre il nuovo welfare come “soggetto collettivo, capace di azione”.
Competenze e sussidiarietà
Competenza si riferisce alla capacità dei soggetti di soddisfare i propri bisogni/desideri, raggiungere obiettivi e affrontare in modo efficace le sfide della complessità, ma anche capacità di stabilire relazioni con gli altri e mantenerle, riuscendo a controllare la propria vita. Obiettivo della ricerca-azione è capire come queste competenze si acquisiscono, si sviluppano e si mantengono.
Per perseguire con successo obiettivi di welfare si deve poter contare sulla disponibilità di capitale sociale, adottando una prospettiva di sussidiarietà orizzontale (reti familiari, vicinato, comunità locale), verticale (dal livello più basso a quello più alto) e circolare (capacità di dialogo e di collaborazione a 360 gradi).
Principio di fratellanza
Bisogna promuovere un'idea di comunità basata sul principio di fratellanza (“volersi bene reciprocamente nonostante le diversità”). Nella relazione fraterna si impara a collaborare, competere e lottare, e a godere di beni di gratuità senza compromettere la qualità della vita. L'aiuto come il dono, infatti, crea un debito di riconoscenza e reciprocità, ma è proprio questo che sostiene il legame.
Importanza delle relazioni
Se i beni di gratuità sono importanti e si riproducono e si godono nelle relazioni, appare ovvio che bisogna investire nelle relazioni, tenendo conto dei rischi che queste comportano. Una questione centrale oggi è proprio capire cosa fare affinché tutti riconoscano il valore della coesione sociale come bene collettivo.
Convivenza e diversità
Oggi c'è una perdita di competenze relazionali, si ha sempre meno voglia di stare insieme, interagire e comunicare. Nonostante le diversità, siamo obbligati a convivere e, quindi, ricercare insieme le ragioni che facciano della diversità una risorsa. O si sta bene tutti insieme, o prima o poi, il disagio si ripercuote anche sugli altri. Per una convivenza a livello micro-locale c'è bisogno di più dialogo, fiducia, responsabilità per i beni comuni, in sostanza, più comunità.
Immigrazione e sicurezza
I problemi di convivenza diventano particolarmente evidenti in presenza di immigrati, per una questione legata soprattutto alla sicurezza e alla competizione per le risorse (casa, lavoro, servizi sociali) e alle differenze linguistiche e culturali. A questo punto la domanda sorge spontanea: Noi operatori sociali cosa possiamo fare per gli immigrati che arrivano e per coloro che hanno visto trasformare radicalmente la fisionomia del proprio quartiere, nel quale non si riconoscono più?
Bisogna capire le dinamiche che si alimentano tra migranti e comunità accogliente, senza condannarle; non serve solo la mediazione culturale, ma interventi integrati, strumenti e azioni a livello micro-locale. Inoltre, bisogna aiutare la comunità ad elaborare il lutto per ciò che si è perso e costruire una nuova convivenza, diversa dal passato, assumendosene i rischi.
Condivisione e legami
Il fattore fondamentale della comunità è la condivisione. Esistono due livelli di condivisione dai quali nascono due tipi di comunità:
- Condivisione basata sulla presunzione di uguaglianza: si basa sulla convinzione che per stare insieme e fare comunità, bisogna essere uguali; e le differenze, anche se ci sono, non vengono riconosciute né valorizzate.
- Condivisione che riconosce e valorizza le diversità: in questo caso ci siamo noi (comunità/1) e gli altri diversi da noi (altra/e comunità/1). Noi e loro insieme diamo vita a una stessa comunità (comunità/2).
Il passaggio dalla comunità/1 alla comunità/2 è fondamentale per evitare la strutturazione di gruppi coesi al loro interno, ma chiusi verso l'esterno. La condivisione porta ad avere legami: questi danno sicurezza, ma al tempo stesso limitano la libertà individuale. Sono una risorsa (e questo ci piace), ma anche un vincolo.
Partecipazione e rispetto
Oggi la condivisione che è alla base per una buona convivenza è fragile, c'è sempre meno rispetto reciproco e il bene comune viene delegato alle istituzioni, mentre ciascuno si occupa dei propri affari. Il rispetto deve essere visto come un valore pervasivo, altrimenti si riduce a servilismo verso chi è più potente.
La partecipazione è al tempo stesso obiettivo e strumento delle politiche. È chiara l'esigenza di ricercare un rapporto nuovo fra cittadini e istituzioni attraverso la partecipazione che potenzia la capacità di azione intenzionale e consapevole degli attori della comunità. La partecipazione può rivelarsi un’esperienza di crescita personale e di sviluppo di comunità; un'opportunità di apprendimento e di scambio fra coloro che partecipano, utile per ampliare e approfondire relazioni, per superare stereotipi e pregiudizi, per imparare il rispetto reciproco, per sostenere la comunicazione, la mediazione, l’assunzione collettiva di responsabilità rispetto agli interessi comuni.
Generare relazionalità non è compito specifico di un particolare servizio o istituzione, ma è un compito trasversale, un impegno di tutti che deve tradursi in azioni concrete, coerenti e non episodiche. Bisogna restituire un senso all'abitare, per valorizzare il luogo in cui si vive. Abitare, infatti, significa condividere un territorio, le sue dinamiche, i suoi problemi. Ci vogliono sempre più azioni concertate per un futuro migliore.
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