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EDUCAZIONE PERMANENTE E CITTADINANZA ATTIVA

Processi e strumenti di condivisione sociale

CAPITOLO 1: dall’educazione degli adulti all’educazione permanente

Per una definizione

L’educazione è un processo mai compiuto definitivamente. Le scienze dell’educazione

considerano, sia sul versante socio-antropologico che su quello psicologico e spirituale,

l’essere umano come una creatura in continua maturazione. Antichi filosofi, pedagogisti e

maestri spirituali di tutte le epoche considerano la vita psico-corporea della persona come

un processo destinato a progredire, trasformandosi anche dopo la morte; la parabola

dell’educabilità si estende così ben oltre l’adultità. Quest’ultima è stata considerata in

alcuni momenti della storia del pensiero occidentale come il fine statico di processi

pedagogici che si concentravano esclusivamente nei periodi dell’infanzia e

dell’adolescenza.

L’educazione è dunque permanente, coinvolge l’essere umano per tutta la vita, e alla

base c’è l’esigenza di soddisfare i bisogni individuali e sociali, che si presentano

diversamente nelle varie fasi della vita e nelle differenti situazioni socio-culturali. In tale

prospettiva, l’educazione dell’età evolutiva e quella degli adulti rappresentano un

continuum, che risulta strettamente interconnesso.

L’educazione degli adulti si occupa da una lato di processi di alfabetizzazione (chi non ha

potuto completare la propria formazione scolastica); dall’altro di formazione

professionalizzante (aggiornamento sul lavoro).

Demetrio distingue su un piano terminologico l’educazione permanente, dall’educazione

degli adulti e dall’educazione in età adulta.

Educazione permanente  è considerata il termine più ampio. Racchiude in sé i diversi

ambiti dell’educazione per tutta la vita e al suo continuum, in relazione anche al ruolo che

l’educazione può svolgere per lo sviluppo e l’emancipazione individuale e societaria.

Educazione degli adulti  riguarda l’organizzazione in settori, necessità e aspirazioni

conoscitive soggette al mutare delle esigenze sociali, politiche, economiche. È l’aspetto

più utilitaristico.

Educazione in età adulta  è la prospettiva più soggettiva dell’educazione permanente; si

identifica con il percorso esistenziale stesso di formazione delle persone, al quale si

accede soltanto con la presa di coscienza della propria identità.

I vettori dell’educazione permanente sono da un lato l’autoeducazione, dall’altro i processi

relativi alla capacità di condividere, compartecipare, prendere parte alle dimensioni sociali

della vita umana, per contribuire al bene comune.

È necessario comunque allargare il concetto di educazione dalle istituzioni scolastiche e

familiari a tutte le situazioni sociali  sistema educativo integrato.

Origine dell’educazione degli adulti

L’educazione degli adulti riguarda diversi contesti geografici e storici.

Le società arcaiche, ad esempio, utilizzavano rituali di passaggio per sancire e sostenere i

momenti di transizione da uno stadio della vita all’altro, supportate da narrazioni mitiche, di

cui i riti rappresentavano un’attualizzazione.

Spesso questi riti sono vissuti come un ritorno alle origini o come una nuova nascita,

attraverso cui è possibile sperimentare un rinnovamento spirituale  reversibilità/ciclicità

del tempo.

Importante in queste pratiche è la condivisione sociale e della compartecipazione di tutta

la collettività, ed è proprio per questo che mantiene il suo valore.

Anche nei diversi contesti religiosi, assume un ruolo fondamentale la condivisione sociale,

tutto posto nell’ottica di una prospettiva di perfettibilità.

Gli antichi filosofi, tra cui Aristotele e Platone, hanno sempre tenuto in grande

considerazione l’educazione in età adulta.

Origini più prossime

L’origine dell’educazione degli adulti è legata prevalentemente alle rivendicazioni sociali

sorte in seguito alla rivoluzione industriale.

Generalmente l’origine dell’educazione degli adulti come “attività istituzionalizzata

attraverso strutture apposite, con programmi specifici e tecniche didattiche approcciate”, si

fa risalire al movimento creato in Danimarca da N. Grundtvig e C. Kold. Questo movimento

verso la metà dell’Ottocento promosse le prime scuole popolari superiori.

Filantropismo, emancipazione, lotta all’analfabetismo, nazionalismo e utilitarismo legato ad

una migliore produzione industriale si alternano nella storia dell’educazione degli adulti.

In Svezia ed in Inghilterra, l’educazione degli adulti si collega al movimento operaio e ai

sindacati.

Il concetto di educazione permanente che comprende in sé quello di educazione degli

adulti compare dopo la seconda guerra mondiale per affermarsi pienamente negli anni

Settanta.

Mario Mencarelli afferma che l’educazione dell’adulto si è orientata oltre l’alfabetizzazione,

nella direzione di una formazione volta alla valorizzazione dell’identità, della dignità, della

libertà, configurandosi come educazione permanente, cioè come “emancipazione continua

dell’uomo nella prospettiva dell’autenticità”.

Questa nuova potenzialità formativa “nel campo dei diritti politici dell’uomo e per il

recupero delle sue capacità auto-propulsive” determina l’interesse dell’ONU che tramite

l’UNESCO affida all’educazione permanente il compito di formare alle virtù democratiche e

diffondere un’autentica etica dei diritti umani, promuovendo lo sviluppo economico nei

paesi meno sviluppati.

Il concetto di educazione come processo che dura tutta la vita si afferma nella conferenza

di Montreal e, nella conferenza di Nairobi del 1976 viene elaborata la definizione più

completa di educazione degli adulti come “insieme dei processi educativi (qualunque

ne sia il contenuto, il livello e il metodo; siano essi formali o non formali;

prolunghino o sostituiscano l’educazione iniziale dispensata dalle istituzioni

scolastiche e universitarie o sottoforma di preparazione professionale) grazie ai

quali persone, considerate adulte dalla società cui appartengono, sviluppano le loro

attitudini, arricchiscono le loro conoscenze, migliorano le loro qualificazioni

tecniche o professionali e fanno evolvere i loro atteggiamenti o il loro

comportamento, nella duplice prospettiva di una crescita integrale dell’uomo e di

una partecipazione ad uno sviluppo socio-economico e culturale equilibrato e

indipendente.”

Successivamente, nel rapporto sull’educazione del 1996, Jacques Delors sostiene che

l’educazione permanente va intesa come “un processo continuo di formazione dell’intero

essere umano, delle sue conoscenze e attitudini, come anche delle sue facoltà e abilità

critiche di agire. Essa dovrebbe consentire all’individuo umano di sviluppare la coscienza

di se stesso e del suo ambiente e di incoraggiarlo a svolgere il

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Natascia.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Naccari Alba.
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