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toponomastica, interpretare segni e significati. La riflessione geografica non indaga solo come si presenta e

come si chiama ogni luogo, bensì tenta di interpretare perché esso è così come lo si descrive, e ciò avviene

in una lettura dinamica di fenomeni naturali e antropici.

Trasformazione e cambiamento sono concetti centrali nel sapere geografico e storico che contribuisce a

capire la co – evoluzione uomo – ambiente e a leggere il presente come esito di tale evoluzione.

Una didattica orientata al patrimonio promuove una relazionalità responsabile, dove ogni individuo può

divenire il promotore di un agire responsabile verso la res publica, passando dal dovere al diritto ad

attingere e a contribuire al patrimonio comune.

La geografia e la storia contribuiscono al rafforzamento di consapevolezze ed espressioni culturali grazie alla

comprensione della propria cultura e alla costruzione di un senso di identità, per incontrare poi la diversità

dell’espressione culturale.

4. Cittadinanza attiva e scuola:

La geografia offre occasioni per avviare alla comprensione delle problematiche riferite all’ambiente e alle

componenti naturali, paesaggistiche, sociali e culturali del territorio; la consapevolezza che è possibile

rispettare, conservare, tutelare e migliorare il contesto di vita.

La scuola, nella sua responsabilità civile e culturale, deve rifarsi a un ideale democratico per realizzare la

propria missione nella società.

Secondo alcuni autori è possibile delineare almeno tre grandi categorie di competenze legate alla

cittadinanza: cognitive, etiche e legate all’agire.

➢ COMPETENZE COGNITIVE: la prima categoria interessa la conoscenza dei principi e dei valori dei

diritti dell’uomo e della cittadinanza democratica, delle regole, delle istituzioni pubbliche, del

mondo attuale entro una dimensione storica e culturale; a ciò vanno aggiunte anche la capacità di

anticipazione, di collocare i problemi, fino alle competenze di tipo procedurale, trasferibili in

situazioni nuove, le capacità di argomentare e riflettere, verso il senso di iniziativa e

imprenditorialità di sé.

➢ COMPETENZE ETICHE: il secondo campo di conoscenze rafforza la conoscenza con gli aspetti etici,

dove la motivazione appare legata anche all’apparenza, al senso di identità dei luoghi, verso la

competenza legata a consapevolezze ed espressioni culturali.

➢ COMPETENZE LEGATE ALL’AGIRE: la terza categoria è costituita da competenze sociali e civiche che

riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo

efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più

diversificate, come anche a risolvere i conflitti. La competenza civica dota le persone degli strumenti

per partecipare pienamente alla vita comunitaria grazie alla conoscenza dei concetti e delle

strutture sociopolitiche e alla partecipazione attiva e democratica.

La necessità di esercitare la cittadinanza a scuola necessita di un processo di insegnamento e

apprendimento essenziale delle competenze civiche e sociali; quindi, le attività orientate alla cittadinanza

attiva devono prevedere metodologie didattiche attive e spazi per riflettere e sperimentare,

individualmente e collettivamente.

5. Spazio e tempo verso una cittadinanza unitaria e plurale:

Per educare ad una cittadinanza unitaria e plurale è necessario che gli studenti siano messi in condizione di

conoscere le tradizioni del contesto in cui vivono. Le tracce prodotte dall’uomo, opportunamente indagate,

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divengono fonti per costruire conoscenza. I docenti hanno quindi il compito di “far scoprire agli alunni il

nesso tra le tracce e le conoscenze del passato, a far usare con metodo le fonti archeologiche, musicali,

iconiche, archivistiche, a far apprezzare il loro valore di beni culturali. In tal modo l’educazione al patrimonio

culturale fornisce un contributo fondamentale alla cittadinanza attiva”, di modo da operare per

un’educazione che sia mirata al patrimonio, svolta con il patrimonio e impostata per il patrimonio.

Il valore formativo della geografia si intreccia con il valore formativo della storia e della significatività di tale

contaminazione si trova conferma nei documenti ministeriali, laddove di indica che “è importante curare le

aree di sovrapposizione tra la storia e la geografia in considerazione dell’intima connessione che c’è tra i

popoli e le regioni in cui vivono”. 15

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SECONDA PARTE: IDEE E PERCORSI DIDATTICI PER LA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA

Cap 1 - LA CITTADINANZA A SCUOLA: UNA LETTURA DEI DOCUMENTI MINISTERIALI

1. Introduzione:

Le Indicazioni Nazionali sono un testo “aperto” che la comunità professionale dei docenti ha il compito di

contestualizzare elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione

coerenti con i traguardi formativi espressi nel documento stesso. L’obiettivo generale del sistema formativo

italiano è costituito dal conseguimento delle competenze delineate nel profilo dello studente alla fine del

primo ciclo di istruzione. Il fine ultimo della scuola è quello di fornire un’educazione alla cittadinanza, che

permetta di plasmare “cittadini dell’Europa e del mondo”.

2. Geografia, storia e cittadinanza nelle Indicazioni Nazionali:

La scuola risulta essere il principale ambito educativo di riflessione e messa in pratica della cittadinanza

attiva. La scuola è “luogo di cittadinanza universale e rafforza appartenenze e identità con il contatto e il

confronto, in condizione di autentica espressione delle matrici culturali che in essa si esprimono e si

saldano, ponendo il bambino al centro del sistema”.

Le Indicazioni Nazionali per il curricolo delineano il contesto di riferimento all’interno del quale maturare

questi obiettivi e affermano che, fin dalla scuola dell’infanzia, tra le finalità vi è anche quella di promuovere

nei bambini dai tre ai sei anni le prime esperienze di cittadinanza, facendo attenzione alle dimensioni etica e

sociale. È poi compito della scuola primaria porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva.

Accanto ai valori e alle competenze inerenti la cittadinanza, la scuola include nel proprio curricolo anche la

prima conoscenza della Costituzione della Repubblica Italiana. I bambini sono in tal modo spinti a

riconoscere e rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, in particolare i diritti inviolabili di ogni essere

umano, il riconoscimento della pari dignità sociale, il dovere di contribuire in modo concreto alla vita della

società e del territorio.

In questo nuovo quadro di cittadinanza attiva che promuove la valorizzazione delle identità e del legame

con il territorio, la geografia e la storia svolgono un ruolo centrale e fondamentale; compito della scuola è di

valorizzare le loro finalità disciplinari sapendone cogliere il valore educativo e formativo intrinseco.

Il ruolo rilevante attribuito alla tematica di una nuova cittadinanza nelle Indicazioni nazionali è strettamente

legato alla promozione di una visione integrata di storia e geografia.

All’interno del documento emerge il ruolo fondamentale della storia in stretta connessione con l’evoluzione

della società e con la formazione del patrimonio culturale.

Lo sguardo storico ha il compito fondamentale di salvaguardare la memoria di una società e tutelare la

ricchezza culturale del territorio.

Geografia e storia risultano complementari: la geografa si occupa dei territori in stretta relazione con le

società che vi abitano e che in esso lasciano tracce, testimonianze, segni; la storia amplia il discorso

andando a sondare le radici più profonde della società, delle origini sino alla contemporaneità, valorizzando

testimonianze, fonti e tradizioni radicate nel corso del tempo e utili alla comprensione del patrimonio

culturale. Ogni società è quindi inserita in uno spazio geografico e in un tempo storico.

L’interdisciplinarità storico – geografica promossa a scuola può e deve favorire una didattica attiva e

coinvolgente, che sappia partire dalla conoscenza e dall’analisi del territorio vicino mediante esperienze

pratiche di osservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, inteso esso come traccia del passato e del

presente di una società, ma anche come strumento fondamentale per la sua evoluzione nel futuro. 16

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Lo studio geografico e storico sono posti al centro del nuovo umanesimo e si rivelano indispensabili per

permettere al bambino di trovare il proprio “posto nel mondo” e di rispondere a domande esistenziali

importanti circa la propria identità. Anche dall’analisi degli obiettivi specifici di apprendimento descritti

nelle Indicazioni nazionali emerge con chiarezza la valorizzazione della dimensione di cittadinanza attiva, da

sviluppare partendo sempre dal particolare, da ciò che è vicino e conosciuto, per poi allargare

progressivamente a ciò che è più distante e astratto dal contesto di vita del bambino. Valorizzare il proprio

territorio come fulcro di storia, valori e cultura significa porre le basi solide e concrete per riconoscersi parte

di una società attiva e in continua evoluzione.

È stato dimostrato che la consapevolezza della propria comunità di appartenenza e la conoscenza

approfondita del proprio contesto di vita contribuiscano a rafforzare la stabilità emotiva del singolo, a

rinsaldarne il senso di appartenenza e a mettere salde basi per la partecipazione attiva alla vita democratica

nella società.

3. Appartenenza, territorio e apprendimento:

Quel che mette in stretta relazione la cittadinanza con lo studio del territorio è proprio il suo prodotto, ossia

un’identità territoriale cje forma l’individuo, lo identifica per tutta la vita.

Il primo passo è proprio quello di riscoprire i luoghi della nostra quotidianità, di identificare il valore dei

paesaggi sommersi e dimenticati, di riconoscere la bellezza di ciò che è sempre davanti ai nostri occhi e

finisce quindi per passare sotto silenzio. Il nostro spazio di vita è depositario di valori territoriali, che

costituiscono l’insieme dei punti di forza, delle risorse naturali e culturali, delle credenze, delle tradizioni e

dei linguaggi radicati nel territorio.

La nostra esistenza è indissolubilmente legata a quella degli altri; pertanto, è necessario accompagnare le

future generazioni alla scoperta dei valori del territorio, per sviluppare all’interno della scuola una geografia

umanistica che rinsaldi negli studenti la consapevolezza di essere inseriti “in una scala di relazioni e di

scambi molto ampia, in una continua negoziazione nella quale il mio progetto si trasforma e si collega con

quello individuale delle altre persone e quello generale della comunità territoriale di cui faccio parte”. I

valori territoriali costituiscono peraltro il tramite attraverso il quale richiamare i beni comuni, vale a dire che

dei cittadini effettivamente attivi imparano a fare leva sul principio della sussidiarietà per operare e

partecipare alla gestione e cura di quei beni comuni di interesse collettivo; essi agiscono su basi di

responsabilità, legalità, solidarietà e uguaglianza, realizzando in questo modo una piena democrazia: essa

garantisce autentica libertà nell’espressione delle idee, opinioni, azioni di associazione, riunione,

comunicazione e confronto.

Al fine di promuovere un’efficace educazione alla cittadinanza attiva che sappia valorizzare le esperienze

offerte dal territorio, la strada migliore risulta essere l’interdisciplinarità.

La finalità è insegnare ad apprendere, ma soprattutto insegnare a essere: essere cittadini attivi, responsabili

e leali in grado di agire coscientemente nel mondo attraverso la promozione di atteggiamenti di cura,

valorizzazione e promozione del territorio, inteso quindi nel suo senso più ampio di spazio umanizzato, sede

del patrimonio culturale materiale e immateriale, espressione di storia, geografia, tradizioni, arte,

letteratura, musica, identità. Territorio dunque come comunità di vita.

4. Dal dire alla possibilità di fare: a proposito della valorizzazione del territorio e del patrimonio

Nel decreto legislativo n. 60 del 13 aprile 2017, si evidenziano le premesse per l’esercizio di una cittadinanza

consapevole in linea con il valore formativo della storia e della geografia.

All’art. 1 sono chiaramente espressi i compiti della scuola per un’educazione mirata al patrimonio attraverso

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la fruizione del patrimonio stesso, grazie a partenariati con istituzioni del territorio, al fine di dare origine a

progetti che contribuiscano a dotare ogni studente di una cultura umanistica e di uno sguardo critico in

grado di intercettare un bene e di comprenderne il valore. Si tratta di validare un’educazione che sia “mirata

al patrimonio, svolta con il patrimonio ed impostata per il patrimonio”.

L’attenzione all’ambiente e agli artefatti prodotti della co – evoluzione uomo – ambiente viene sottolineata

all’art. 5; la storia dell’uomo e della sua capacità di rispondere all’ambiente utilizzandone le risorse e

modificandolo viene riconosciuta attraverso la considerazione data agli artefatti che veicolano la cultura

dell’Italia. Ricordiamo che l’ambito della ricerca geografica è costituito dalle modifiche che l’azione umana

ha provocato nell’ambiente per adattarlo alle proposte di necessità e che la geografia, al centro

dell’interesse pone, sempre, l’uomo.

Pacchetti di conoscenze di civiltà e gruppi sociali, unitamente a un sapere competente, esperto, in grado di

trasferire letture di significati da un contesto all’altro e di stare negli ambienti da protagonista vengono

ritenuti importanti e da potenziare nella scuola: una scuola viva, esempio di cittadinanza attiva sul territorio

dove è collocata e che genera il territorio stesso attraverso il:

1. Potenziamento delle competenze pratiche e storico – culturale, relative alla musica, alle arti, al

patrimonio culturale, al cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini

e dei suoni.

2. Potenziamento delle conoscenze storiche, storico – artistiche, archeologiche, filosofiche e linguistico

– letterarie relative alla civiltà e culture dell’antichità.

Di conseguenze, ci si preoccupa anche della praticabilità dei diritti pensando a come rendere fruibili proprio

tutti i contesti, definiti “luoghi della cultura”, tramite:

3. Agevolazioni per la fruizione, da parte delle alunne e degli alunni e delle studentesse e degli studenti,

di musei e altri istituti e luoghi della cultura, mostre, esposizioni, concerti, spettacoli e performance

teatrali e coreutiche.

La collaborazione tra le scuole e tra scuola e territorio viene ulteriormente rimarcata nell’art. 7, nel quale si

auspicano convenzioni che vadano a rendere istituzionale il “fare insieme”:

4. Organizzazione di eventi, spazi creativi ed esposizioni per far conoscere le opere degli studenti,

anche mediante apposite convenzioni con musei e altri istituti e luoghi della cultura.

5. Promozione di iniziative mirate a valorizzare le radici culturali del territorio, con particolare riguardo

al patrimonio culturale e ai luoghi delle produzioni artistiche e artigianali italiane di qualità.

Ciò è bene che avvenga in continuità con l’idea di quella prospettiva umanistica e relazionale della geografia

che permette di ampliare lo sguardo e l’analisi anche alla sfera esistenziale di un singolo e della comunità in

cui è inserito, alle interazioni e ai valori.

Il documento pone inoltre un’attenzione nuova alla formazione degli insegnanti nell’art. 8. Il patrimonio,

posto in relazione con il territorio, evidenzia la pluralità di significati di cui è portatore, divenendo fulcro di

un possibile progetto formativo destinato a insegnanti e operatori di settore. 18

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Cap. 2 - I “MONDI D’ ACQUA” DELLE TERRE DI LOMBARDIA. TRA CULTURA MATERIALE E UNIVERSI

SIMBOLICI

1. I MONDI D’ACQUA: UNA STORIA TRASVERSALE

La storia dell’acqua è trasversale a tante discipline.

Le prime grandi civiltà sono nate proprio sull’acqua e si potrebbe scrivere la storia di una popolazione dalla

sua capacità o incapacità di gestire l’ acqua perché essa mentre scorre riflette immagini di vita e scrive il

destino di un popolo.

La storia può aiutarci a capire il rapporto di un territorio con l’acqua e che l’oro azzurro è un bene naturale,

ma non è gratuito e se non si comprende il suo prezzo si rischia di rovinare per sempre il rapporto con il

luogo in cui si vive.

Il capoluogo della Lombardia, Milano, sorge “in mezzo a molte acque”, essendo collocata in una successione

di coppie di fiumi che diminuiscono d’importanza man mano che ci si avvicina al cuore dell’antica città: il

Ticino e l’Adda, l’Olona e il Lambro, il Nirone e il Seveso. Gran parte della storia di Milano può essere

interpretata come una lotta tra i suoi abitanti e i corsi d’acqua. Ancora oggi l’acqua ha un legame speciale

con la città e gli abitanti ricordano con nostalgia quello che era considerato come un paradiso: i Navigli

I viaggiatori, che nel corso del tempo hanno visitato la Lombardia e Milano, sono rimasti colpiti

positivamente dai paesaggi idrografici e dal rigoglio delle campagne, che la capacità dei suoi abitanti di

sfruttare i corsi d’acqua ha reso tra le più fertili d’ Europa. Ancor oggi la Lombardia è la prima regione per

produzione agricola oltre che per produzione industriale.

Esiste un’evoluzione del concetto di acqua e gli storici hanno individuato delle stagioni collegate alla sua

storia che con il passare del tempo si sovrappongono le une alle altre:

1. Acqua come elemento mitico: è l’età in cui si crede che l’acqua abbia poteri magici benefici o distruttivi

(es. fonti magiche e guaritrici, diffusione di divinità acquatiche.)

2. Addomesticamento delle acque: l’acqua è un elemento naturale usato per necessità e per piacere.

3. Epoca secca: gli uomini si separano dall’ acqua per difficoltà di approvvigionamento e per motivi culturali.

4. Acqua come comfort: si sviluppa l’idea della potabilità dell’acqua (nascono i sistemi fognari simboli del

progresso) ma si inizia a sprecare l’ acqua.

Analizzando le stagioni dell’acqua facendo riferimento alla Lombardia e in particolare a Milano si potrà

notare come il rapporto di questo territorio con l’acqua ha influenzato anche il concetto di cittadinanza.

2. L’ ACQUA COME ELEMENTO MITICO

La prima stagione coincide con l’era più antica in cui è forte il simbolismo che assimila:

-L’ acqua corrente alla vita e alla fertilità: essa ha infatti da sempre avuto un ruolo terapeutico magico e

medicamentoso (frequentazioni di sorgenti e fontane considerate sacre)

-L’ acqua stagnante alla morte: essa è spesso associata a leggende di draghi o mostri che vivono in ambienti

paludosi in cui l’acqua è un elemento ostile, nauseabondo e portatore di malattie.

L’ acqua è l’elemento da cui tutto ha origine ma gli uomini (la religione, la cultura e i loro comportamenti)

sono stati condizionati dalla necessità di controllare la sua potenza distruttrice. 19

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È sempre stata la religione a fare da intermediaria tra la natura e l’uomo. Dal rapporto con l’acqua sono nati

riti di purificazione pagani e cristiani ad esempio l’acqua del battesimo che libera dai peccati e i riti religiosi

della benedizione con l’acqua santa. Numerosi sono anche i santi legati a questi elementi come Giovanni

Battista (legato al rito del Battesimo), S Agnese, la Vergine Maria e i santi taumaturgici che guariscono con

l’acqua. Nella religione pagana invece erano le ninfe ad essere legate all’acqua. Nei pressi di sorgenti o

fontane ancora oggi ci sono chiese o santuari in cui i fedeli si recano per bere l’acqua o farsi benedire.

A Milano sono rimaste tracce di questi riti presso Santa Maria alla Fonte. La tradizione vuole che fosse il

governatore di Milano (nel periodo in cui la città era sotto il controllo del re Luigi XII di Francia) a voler

edificare la chiesa dedicata alla Madonna, dopo che lui stesso era guarito da una grave malattia dopo aver

bevuto dalla fonte. Il progetto è stato attribuito a Amadeo molto attivo a Milano tra la fine del quattrocento

e l’inizio del Cinquecento. Il santuario divenne una delle mete preferite dai milanesi e dai forestieri per il

pellegrinaggio date le potenzialità taumaturgiche dell’acqua. Dalla fonte ancora oggi si può bere ma

purtroppo non viene più dalla fonte sotterranea ma dall’ acquedotto cittadino.

Un altro luogo lombardo interessante per l’acqua è Villa Pliniana situata vicino a Torno, piccolo borgo sul

lago di Como, che possiede al suo interno una fonte ritenuta magica da una lunga tradizione popolare che

non è mai diventata oggetto di culto perché è sempre rimasta una proprietà privata. La fonte intermittente

di natura carsica è stata descritta da Plinio il Giovane. Nel medioevo gli abitanti vi costruirono deli mulini e

degli impianti per la lavorazione della lana ma a metà del ‘500 il governatore di Como notò il luogo per la

sua bellezza e vi costruì una villa e inglobò in essa la fonte. Essa subì numerosi passaggi di proprietà e alla

fine del ‘900 una società privata la trasformò in un albergo di lusso in cui alloggiarono Napoleone, Ugo

Foscolo, Lord Byron e Antonio Fogazzaro che trasse lì ispirazione per il suo romanzo “Malombra” .

Tutti furono in qualche modo ispirati dalla bellezza del paesaggio e incuriositi dalla fonte.

3. L’ ADDOMESTICAMENTO DELLE ACQUE

Un’altra delle stagioni dell’acqua è quella dell’addomesticamento e del dominio degli elementi che ha inizio

con le grandi civiltà dell’antichità, legate alla storia di un fiume. Nelle città il controllo delle acque diventa

predominante, si trasformarono sorgenti in fontane, ruscelli in piscine e prati incolti in meravigliosi giardini.

Non è un caso che un segno di grandezza dell’Impero romano furono gli acquedotti, emblema di potenza e

capacità ingegneristica raffinata. Milano, nella fase del controllo delle Acque, si trasformò con il sistema

infrastrutturale dei navigli, opera idraulica maggiore al mondo e rete di canali più antica di Europa, lunga

140 chilometri. Tale opera permise di rimodellare il paesaggio fisico della pianura facilitando una nuova

agricoltura che dopo anni consentì alla regione di presentarsi all’industrializzazione ottocentesca con

sviluppate tecniche imprenditoriali.

L’ addomesticamento del paesaggio ebbe inizio con i Romani che crearono una vasta area portuale in città

capace di collegare Milano al Po e al Mar Adriatico, attraverso collegamenti di canali navigabili che si

estendevano verso sud nella pianura e che nei secoli successivi furono sistemati fino a costituire la cerchia

dei navigli. Dopo aver operato a nord della città modificando il corso del fiume Seveso, per alimentare il

fossato che circondava Milano e portare l’ acqua in centro servendo anche le terme Erculee, i Romani

concentrarono i lavori a sud della città dove tutti i corsi d’acqua confluivano in un unico canale di scarico: la

Vettabbia, che sfociava a sud nel Lambro.

Tale sistema di canalizzazione si perfezionò a sud di Milano con i monaci cistercensi di Chiaravalle,

Morimondo e Valerafratta che sfruttando la loro capacità di canalizzazione delle acque avviarono dal XII sec.

una profonda trasformazione delle produzioni agricole che influenzarono gli insediamenti della popolazione.

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I primi effetti di tale sistema furono la scomparsa dei boschi nella pianura. La costruzione di questa rete di

comunicazione fluviale e irrigua fu funzionale al fatto che Milano, pur essendo un importante centro

economico e finanziario del nord, non aveva un porto. Nel medioevo il fossato (realizzato nei primi anni del

1100 senza troppe difficoltà in quanto Milano era collocata su un terreo d’ argilla dove al di sotto vi erano

strati di ghiaia in cui scorre un‘ enorme quantità di acqua limpida) intorno alle mura cittadine era stato

concepito a scopo difensivo per contrastare gli assalti dell’imperatore Federico Barbarossa.

Si pensava all’ importanza che avrebbe avuto per la città un porto per lo scalo merci per cui le barche

avrebbero potuto risalire il Po e poi il Ticino, allacciando Milano al Po e rimediando così all’ unico difetto

geofisico di Milano, città operosa e di forma circolare, considerata simbolo della perfezione.

Nel 1179 i milanesi decisero di scavare un lungo canale che partendo da Tornavento sul Ticino portasse

l’acqua verso Milano, correndo per un tratto iniziale parallelamente al Ticino, il Ticinello, dal quale poi partì

la creazione del Naviglio Grande. I lavori molto costosi furono effettuati per motivi economici agricoli e

difensivi.

Con l’ascesa al potere dei Visconti e l’espansione nell’ Emilia si potenziarono le vie di comunicazione e agli

inizi del 1300 venne scavato un nuovo fossato, il Redefossi, che utilizzava il letto del fiume Seveso.

Azzone Visconti rinnovò l’assetto urbano e artistico della città, trasformando il fossato interno del naviglio

con opere di abbellimento tanto da dare alla zona l’ aspetto di un vero e proprio porto commerciale. Il conte

voleva collegare Milano al Po ma l’idea non fu realizzata.

Fu il nipote a ampliare i Navigli per trasportare il materiale che serviva per la realizzazione del castello

Sforzesco. Costruì inoltre anche un altro canale che faceva confluire le acque dell’Adda verso Milano sul

tracciato che sarebbe poi diventato il naviglio della Martesana.

Si fecero dei potenziamenti per la costruzione del Duomo di Milano come la conca di Viarenna,

indispensabile per uscire da Milano e raggiungere il naviglio Grande, e successivamente lo scavo per il

naviglio Bereguardo, che rappresentò la prima grande opera idraulica realizzata all’ interno del ducato di

Milano.

Nella metà del 1400 Francesco Sforza si occupò dei Navigli trasformando ulteriormente la città e facendo

avere ai canali un ruolo simile a quello di strade.

Anche Leonardo Da Vinci fu attratto dalla rete fluviale milanese e pensò a un nuovo piano di espansione

della città con nuove zone ricche di canali. Alcuni suoi progetti vennero realizzati durante il regno di

Ludovico il Moro come la connessine della Cerchia con il naviglio della Martesana e poi con il Naviglio

Grande. Altri invece rimasero incompiuti.

Successivamente con Francesco I e grazie all’ ingegno di Leonardo da Vinci si costruì un collegamento tra

Milano e il lago di Como con la costruzione del naviglio di Paderno.

Nell’ 800 tutto il progetto dei Navigli venne attribuito a Leonardo DA VINCI per donargli un maggior lustro

(ma ciò non è possibile).

L’ attività di costruzione di canali tra il dodicesimo e il quindicesimo secolo fu stupefacente: i milanesi

crearono una distribuzione e raccolta delle acque che non aveva eguali in Europa, tanto che possono essere

definiti uno speciale modello di società idraulica. A meta dell’ ‘800 le linee di navigazione interna della

pianura lombarda erano circa 1200 km e i canali erano navigabili e irrigatori. Con il tempo i navigli hanno

ispirato tecnici, attratto i nobili che vi costruirono ville con giardini e li scelsero per importanti eventi, vista

l’amenità del paesaggio. 21

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Alla fine del 400 Milano era al centro di un vasto territorio che comprendeva la valle del Ticino, la Valtellina,

l’odierna Liguria. Inoltre lo stato Sforzesco controllava 250km del corso del Po, dal Monferrato al Mantovano

(la principale via di commercio che collegava l’Oriente alle Fiandre).

All’ inizio del ‘500 il sistema di navigazione interno della Lombardia presentava due limiti: il collegamento

con il lago di Lecco, lungo il corso superiore dell’Adda e il collegamento con Pavia attraverso Binasco. Una

volta eliminati questi due ostacoli Milano avrebbe potuto dirsi una città acquatica, dotata di un importante

porto.

Ci furono vari tentativi di realizzare questi collegamenti. Quello più efficace fu quello di Giuseppe Meda che

ottenne dalle autorità spagnole la costruzione del naviglio di Paderno. Inoltre a lui furono affidati anche i

lavori del naviglio pavese, anche se l’opera venne solo iniziata, ma non finita per difficoltà idrogeologiche ed

economiche, ma soprattutto per via della morte di Meda.

Solo molto tempo dopo ai due canali vennero ripresi i lavori quando Maria Teresa d’Austria volle

trasformare il volto urbanistico e architettonico della città.

La necessità di rifornirsi dei materiali di costruzione provenienti dal lago di Como fece portare a termine il

naviglio di Paderno nel 1777. Grazie al trasporto di pietre sul canale, Milano riuscì a lastricare le sue strade.

Sotto la dominazione Napoleonica ci fu il completamento della rete dei navigli mediante la costruzione di

quello che collegava Milano a Pavia.

Nella prima metà dell’ ‘800 il paesaggio della Lombardia a sud di Milano trovò quindi una configurazione

stabile, fondata su un sistema di grandi aziende che integrava la coltura di cereali, il prato e l’allevamento. Si

trattava di un’agricoltura intensiva molto remunerativa, furono il controllo delle acque e il rimodellamento

del paesaggio agrario a dare vita alla moderna organizzazione dell’agricoltura, che avrebbe permesso alla

Lombardia la grande industrializzazione ottocentesca.

4. L’EPOCA SECCA E LA RISCOPERTA DELL’ ACQUA COME COMFORT

Il rapporto di Milano con l’acqua cambiò in piena età industriale, quando un’incalzante guerra contro i corsi

d’acqua li costrinse a nascondersi sotto terra. Alla fine dell’ ‘800 ebbe inizio l’opera di interramento dei

Navigli che rimodellò interamente l’assetto urbano della città decretando l’ inizio dell’ epoca secca.

Rimasero solo i navigli della zona ticinese (il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese e qualche metro del

naviglio della Martesana, della Darsena rimane solo la curva delle mura spagnole dove attraccavano i

barconi pronti a scaricare le merci, ma di quella antica vocazione commerciale oggi è rimasto solo il mercato

di Senigallia).

La scomparsa dei Navigli a Milano corrispose alla grande stagione dei lavori pubblici che caratterizzò i centri

urbani a partire dalla metà dell’800. Il loro obiettivo era migliorare le condizioni igienico sanitarie della

popolazione dopo la scoperta di Koch e Pasteur sul mondo dei batteri e le epidemie di colera. Si diffusero

inoltre gli opuscoli sull’igiene (es areare le stanze, lavarsi le mani…).

In Italia l’ennesima epidemia di colera ebbe come effetto far decollare due servizi di igiene pubblica

essenziali: le acque potabili e il sistema fognario. Questa nuova attenzione costituisce un altro aspetto

centrale dell’epoca secca. Alla fine del IX sec. solo la metà dei comuni italiani era dotato di condutture per

l’acqua potabile e di sistemi fognari e quando questi esistevano non erano in grado di assicurare la potabilità

delle acque, gli acquedotti erano sconnessi e costruiti con materiali che disperdevano acqua e assorbivano

impurità dal terreno. La maggior parte della popolazione si serviva dell’acqua dei pozzi collocati nei pressi

delle case. 22

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Gli acquedotti furono costruiti in numero maggiore rispetto alle fogne poiché questi erano più competitivi

dal punto di vista economico e avevano un impatto maggiore a livello di opinione pubblica, ma senza le reti

fognarie l’inquinamento dell’ acqua non spariva.

La scomparsa dei Navigli a Milano è da inquadrare in questo periodo in cui si sollevavano nuove

problematiche anche se l’idea di dotare la città di un porto non scomparve mai del tutto. Si iniziarono infatti

le costruzioni di un porto nel primo dopoguerra ma queste furono interrotte con la marcia su Roma.

Nel 2022 è stata programmata dall’ amministrazione comunale, guidata da sindaco Sala, la riapertura di due

km di Navigli. Nel 2015 il bacino della zona Darsena a sud di Milano è stato riqualificato e messo a

disposizione della cittadinanza. L’obiettivo è quello di arrivare ad aprire ininterrottamente 7,7 km di Navigli.

La riscoperta di Milano come città d’ acqua rientra in una concezione di questo elemento primario come

comfort che contribuisce al benessere e alla qualità della vita sia individuale che comunitaria. Dopo anni di

spreco e inquinamento, corsi d’ acqua, laghi, stazioni termali, canali… sono oggetto di interventi di

valorizzazione e rigenerazione per la cittadinanza

Cap.3 - UN PERCORSO DIDATTICO SULL'ACQUA FRA GEOGRAFIA, STORIA E CITTADINANZA

1- introduzione

Senza l'acqua non potrebbe esistere alcuna forma di vita sul nostro pianeta. Essa è parte integrante della

nostra: non sono ne facciamo un uso quotidiano, ma noi stessi siamo in gran arte acqua.

2- acqua per la vita

Tutti abbiamo bisogno dell'acqua per vivere. Fra gli esseri viventi alcuni hanno il proprio habitat nell'acqua,

infatti mari, oceani, fiumi, laghi e paludi pullulano di forme di vita. L'acqua è essenziale per la crescita di

tutti i vegetali, che la assumono dal terreno attraverso le radici.

L'acqua costituisce 2/3 del corpo umano; è presente ovunque nel nostro corpo. Ciascuno di noi al giorno ne

libera circa due litri (sudore, urina, respiro).

Senz'acqua nessuna forma di vita sarebbe possibile. Ecco perché è importatissimo averne cura.

2.1 L'acqua sul pianeta

La superficie della Terra è coperta per il 71% di acqua di cui il 97% è salata, del 3% di acqua dolce il 70% è

imprigionato nei ghiacciai. I più grandi si trovano al Polo Sud dove ricoprono il continente Artico, anche la

Groenlandia è ricoperta di ghiaccio e tutte le grandi catene montuose (Himalaya,Alpi) hanno i loro ghiacciai.

Quasi tutta l'acqua dolce che resta si trova nelle falde sotterranee o nell’aria. L'uomo può attingere solo allo

0,3% delle risorse d'acqua dolce del pianeta e questa quantità è distribuita in modo molto disomogeneo

sulla superficie terrestre, anche la pioggia cade in modo irregolare sui diversi continenti (nei paesi con clima

temperato piove con moderazione, all'equatore piove in abbondanza e nelle zone tropicali piove

pochissimo).

L'uomo è responsabile di fenomeni di disertificazione a causa dell'errato sfruttamento dei sistemi

d'irrigazione e della realizzazione di progetti di sbarramento.

Nonostante i mille rivoli in cui l'acqua si disperde, l'acqua dolce utilizzabile potrebbe sostenere una

popolazione mondiale di dimensioni doppie rispetto a quelle previste per la fine del XXI secolo. Tuttavia se

rimangono invariati gli attuali modelli di consumo, entro il 2025, due persone su tre vivranno in condizioni

di “tensione idrica”.

I paesi colpiti da gravi crisi idriche sono Africa, nord della Cina e Andalusia. 23

SF

2.2 Il ciclo dell'acqua

Il problema dell'acqua sulla Terra è cosi grave perchè l'uomo non è in grado di fabbricarne di nuova. La

Terra si è formata circa 4,6 miliardi di anni fa ed inizialmente era un pianeta caldissimo, quando iniziò a

raffreddarsi il vapore si trasformò in pioggia e ci fu un diluvio che formò gli oceani. Inizò così il ciclo

dell’acqua, un percorso che si ripete in natura da tempo immemorabile.

Tramite l'evaporazione delle acque superficiali e l'evapotraspirazione del terreno l'acqua sale all'atmosfera,

da qui scende sotto forma di pioggia. Sia i corsi d'acqua che le falde sotterranee arrivano al mare e la stessa

acqua si trasferisce da un luogo all'altro.

Circa il 30% della pioggia caduta costituisce le riserve idriche naturali, che variano da zona a zona ma non

sono illimitate, perciò è necessario conservarle e non sprecarle.

3- Consumare l'acqua: come si usa, come si spreca, come si sporca

Ogni anno muoiono 2 milioni di persone per malattie causate dall'acqua inquinata da batteri. Secondo

Gordon Young, dirigente dell'Unesco, il 20% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile e il 40%

non possiede servizi igienici. Negli ultimi 10 anni 211 milioni di persone sono morte a causa di catastrofi

causate da alluvioni e straripamenti di fiumi.

Le numerose attività umane consumano l'acqua e la inquinano:

• Agricoltura (69% delle risorse idriche) → l'acqua procura i sali minerali necessari alla crescita delle

piante. Irrigazione e innaffiatura utilizzano una grandissima quantità di acqua. La difficile situazione

idrica dei paesi in via di sviluppo è dovuta principalmente alla diffusione dell'agricoltura irrigata

artificialmente. Con l'avvento della Rivoluzione Verde (insieme di interventi tecnici e sociali applicati

nei paesi densamente popolati che hanno consentito un aumento significativo delle rese agricole) la

scelta delle colture tradizionali che funzionava in relazione al fabbisogno idrico è stata soppiantata

da coltivazioni moderne che richiedono uso intensivo di acqua. L'irrigazione può innescare

fenomeni di salinizzazione, desertificazione e erosione che comportano la perdita di terreni nei

quali sono stati compiuti investimenti, per esempio in Iraq, zone della Cina o regione del lago di

Aral.

• Industria ( 23% delle risorse idriche) → Nei paesi più sviluppati è l'industria a consumare la

percentuale più elevata di acqua. La maggior parte dell'acqua impiegata viene prelevata da laghi e

fiumi e le industrie che ne usano grandi quantità, come le cartiere, vengono costruite vicino ai corsi

d'acqua.

• Usi civili (8% delle risorse idriche) → ogni abitante consuma mediamente 290 litri di acqua al giorno.

Per esempio ogni cittadino in casa consuma 50litri per ogni doccia e 100 per il bagno. A differenza

di oggi nel Medioevo esisteva un vero e proprio commercio dell'acqua, poichè non esistevano

rubinetti e tubature. L'acqua pùò arrivare direttamente dalle sorgenti oppure essere pompata dalle

falde sotterrane.

3.1 Acqua, malattie, inquinamento

L'acqua è sia fonte di vita che causa di malattie e morte, infatti ogni 8 secondi nel mondo un bambino

muore per malattie legate all'acqua. Nei paesi in cui non vengono rispettate le condizioni igieniche (dove

mancano le fognature), le malattie trasmesse dall'acqua sono più presenti. Nei paesi industrializzati a fare

vittime è il saturnismo, un'intossicazione da piombo che colpisce gli operai che lavorano alle condutture di

piombo o che bevono acqua rimasta a lungo in queste tubature.

Più dell'85% dell'acqua utilizzata nell'industria ritorna in natura pesantemente inquinata.

I processi industriali sono anche responsabili dell'inquinamento di petrolio versato in mare, che provoca la

morte di pesci, piante e alghe. Anche le piogge acide sono provocate dai gas emessi dalle fabbriche e dalle

24

SF

centrali energetiche. Anche le attività agricole inquinano attraverso la produzione di liquami ricchissimi di

azoto.

3.2“Lavare” l'acqua

Nei paesi occidentali l'acqua viene vista come una risorsa scontata, perciò viene sporcata e sprecata.

L'acqua può essere ripulita grazie alla filtrazione attraverso il suolo e le rocce, attraverso l'assorbimento da

parte delle piante e l'evaporazione. Anche le piante e gli animali che vivono nell'acqua sono in grado di

ripulirne piccole quantità e lo stesso petrolio è biodegradabile, si deposita sul fondo e viene decomposto da

alcuni microorganismi. Le capacità autodepurative dell'acqua sono limitate. La mancanza dei servizi per lo

smaltimento e la depurazione dei liquami nei paesi in via di sviluppo è causa di molte malattie veicolate

dall'acqua.

Le acque vengono portate ai depuratori attraverso tubature sotterranee e passano attraverso un setaccio

che trattiene sassi e rifiuti. Viene poi fatta fluire in una cisterna di sedimentazione, dove si depositano sul

fondo anche le particelle più piccole, la fanghiglia depositata sul fondo viene trasformata in gas metano.

Dopo essere passata in altre vasche per la sedimentazione l'acqua viene riversata in mare, o nel lago. Anche

l'acqua di fiumi e sorgenti subisce un trattamento per essere resa potabile, viene prelevata con pompe e

setacciata per poi essere sterilizzata con l'ozono e raccolta in cisterne per essere distribuita nelle case.

4- La forza dell'acqua

Dalle origini ai nostri giorni l'uomo ha imparato a gestire le acque in relazione ai propri usi e consumi.

4.1 Il rapporto uomo-acqua nella storia

Inizialmente l'uomo era totalmente dipendente dalle acque e dalla loro disponibilità. Con la nascita delle

prime civiltà, l'uomo è stato artefice di grandi opere idriche come canali, dighe e acquedotti (tempo del

controllo e addomesticamento delle acque). Grandi civiltà sono cresciute lungo il corso dei fiumi, come gli

egizi lungo il Nilo, i cinesi lungo il fiume Giallo e i sumeri e babilonesi lungo il Tigri e l'Eufrate.

La scienza idraulica trovò la sua massima espansione all'epoca romana, l'approvvigionamento di Roma era

garantito da 11 acquedotti che assicuravano alla città una grandissima quantità di acqua.

Anche le civiltà arabe avevano elaborato regole per l’uso e la gestione dell’acqua per evitare i conflitti.

Nel Medioevo buona parte degli acquedotti venne messa fuori uso e nei secoli seguenti l'acqua tornò ad

essere stagnante e veniva attinta da pozzi e torrenti.

La quarta epoca potrebbe essere definita il tempo del benessere, è l'era del trionfo dell'igiene e si scopre il

concetto di potabilità dell'acqua.

Nel XIX le cose cambiano radicalmente: in Inghilterra si utilizzò il cloro per deodorare l'acqua e in Olanda

venne realizzato il primo impianto per il trattamento dell'acqua del fiume Reno cin l’utilizzo di ozono.

Verso la seconda metà del secolo, nacqua la microbiologia e con essa l'uso di agenti chimici destinati alla

disinfezione. Si iniziò a ipotizzare un collegamento tra il livello igienico dell'acqua e il proliferare delle

malattie.

4.2 Dominare la forza dell'acqua

L'uomo, mentre procedeva a costruire i grandi sistemi di canalizzazione , cercava di dominare e sfruttare la

forza dell'acqua per il lavoro quotidiano.

Alle macchine agricole venne applicata una ruota che funzionava con la forza dello scorrimento dell'acqua,

vennero create ruote d'irrigazione per sollevare l'acqua ad un livello superiore a quello a cui scorreva.

L'uomo affidò alla corrente anche il trasporto di materiali pesanti e voluminosi e si utilizzarono i corsi

25

SF

d'acqua (e i canali artificiali) per la navigazione. Con le dighe invece si formavano bacini artificiali, utilizzati

come serbatoio d'acqua per le emergenze.

5- Di chi è l'acqua? Aspetti legislativi relativi alle risorse idriche

L'acqua non è come la terra, i fiumi attraversano limiti e confini, per sua stessa natura l'acqua è un bene

comune intrinsecamente contrario al concetto di proprietà. Quasi il 40% della popolazione mondiale

dipende da sistemi fluviali comuni a due o più paesi: India e Bangladesh si contendono il Gange, Messico e

Usa il Colorado mentre Israele, Giordania, Siria e Palestina si contendono le limitate risorse della regione.

Problema della privatizzazione dell'acqua → presenta varie opportunità, come l'intervento di capitali privati

che favoriscono il miglioramento e l'aggiornamento del servizio ma anche la possibilità di formazione di un

vero e proprio monopolio e l'incentivazione del commercio illegale dell'acqua.

Le legislazioni dei vari paesi propongono l’acqua come un bene pubblico, della cui disponibilità deve

occuparsi lo Stato.

5.1 La Carta europea dell'acqua

6 maggio 1986, promulgata dal Consiglio Europeo, afferma che:

• non c'è vita se non c'è acqua, è indispensabile

• le risorse di acqua dolce non sono inesauribili, è necessario salvaguardarle

• peggiorare la qualità dell'acqua significa recare danno alla vita dell'uomo e degli altri esseri viventi

• la qualità dell'acqua deve rispettare le esigenze degli utilizzi cui è destinata

• una volta utilizzata, l'acqua deve essere restituita all'ambiente naturale in condizioni tale da non

compromettere gli usi successivi

• la conservazione della vegetazione è indispensabile per salvaguardare le risorse d'acqua

• le risorse d'acqua devono essere inventariate

• una corretta gestione dell'acqua deve essere programmata dalle autorità competenti

• la salvaguardia dell'acqua richiede uno sforzo consistente della ricerca e dell'informazione del

pubblico

• l'acqua è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da tutti

• la gestione delle risorse idriche deve tenere conto dei bacini naturali

• l'acqua non conosce frontiere: è un bene collettivo

5.2 La tutela dell'acqua nello scenario italiano

In Italia la normativa recente in materia di acqua è raccolta in tre provvedimenti:

1. legge 183/1989 → Norme per il riassetto organizzativo e funzionale per la difesa del suolo, istituisce

le autorità di bacino che hanno il compito di gestire i fiumi.

2. Legge 36/1994 → Legge Galli, Disposizioni in materia di risorse idriche , l'obiettivo è di promuovere il

risparmio idrico al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile, tale da assicurare alle generazioni

future la disponibilità di risorse idriche sufficienti e di buona qualità

3. legge 152/1999 → Disposizioni sulla tutela delle acque dall' inquinamento, tocca anche argomenti

legati ai costi di produzione e all'organizzazione

In Italia il problema è, oltre a quello della qualità, quello della disponibilità, infatti siamo il Paese che preleva

la più alta quantità d'acqua pro-capite di tutta l'Europa e siamo al primo posto per i prelevi a uso domestico.

Inoltre in estate, in molte zone d'Italia, vi è una grave carenza idrica.

Perciò è necessario sensibilizzare i cittadini al rispetto e ad un utilizzo più sostenibile di tale risorsa. 26

SF

- Acqua brixiana : Brescia, città d'acque

Cosa ha rappresentato l'acqua per questa città?

6.1 Le condizioni originarie: fiumi e sorgenti

Alla base della Torre della Pallata c'è una fontana del 1596 che raffigura Brescia affiancata da due

personaggi maschili che emettono acqua e che rappresentano i fiumi Mella e Garza.

Il Mella si forma in Val Trompia e sfocia nell'Oglio in provincia di Cremona, per secoli ha fornito acque per

l'irrigazione ed è stato fonte energetica primaria per la messa in moto di ruote idrauliche di mulini e magli e

di più complesse macchine industriali, ma ha anche pesato sulla vita cittadina con la sue piene ricorrenti e

gli straripamenti disastrosi. Sono stati costruiti tre ponti principali per permettere il passaggio nonostante il

corso di questo fiume (strada tra Gussago e Iseo, strada per Rovato e Milano, Roncadelle).

Il fiume fornì anche materiali da costruzione come ghiaia, sabbia e argilla che furono fondamentali per la

costruzione della città. L'antica consuetudine di richiedere l'intervento divino per l'amministrazione delle

acque di questo fiume ebbe a Brescia una lunghissima tradizione: non si contano le processioni per

implorare la fine delle piene oppure la discesa della pioggia.

Il Garza trae origine nell'area montuosa tra le valli Sabbia e Trompia, in principio era chiamato Melum

mentre il nome Garza appare in epoca longobarda perchè deriva dal termine guardia in conseguenza della

funzione difensiva assunta dal torrente. Con l'ampliamento della città del XIII sec. il torrente si trovò ad

attraversarsarla con asse nord-sud dividendola in due parti. Era avvertito come un elemento rischioso e

malefico (si parla di riti magici) ma era fondamentale per la città perchè aiutava a pulire le strade e dava

acqua ai campi.

Anche le sorgenti erano fondamentali risorse idriche, come quella di Mompiano e di Rebuffone.

6.2 I canali, le vie d'acqua

Tra l'XI e il XIX sec. Brescia ebbe la sua rete di canali interni per la messa n funzione degli impianti

manifatturieri , lo smaltimento di liquami e come via di trasporto delle merci. Il fiume Oglio veniva utilizzato

per far scendere il legname da costruzione proveniente dalla Val Camonica. A Palazzolo sorgeva il porto

fluviale , munito di scivoli per il carico e lo scarico delle merci. Più a valle l'Oglio diventava navigabile.

Il Naviglio Grande è un canale navigabile e irrigatorio che si stacca dal fiume Chiese a Gavardo e giunge in

città a Canton Mombelo, e si spinge a sud fino a Canneto, doveva essere una via di comunicazione diretta

con l'Adriatico. Il Naviglio metteva in comunicazione il Chiese con il porto cittadino di San Matteo dove

approdava il legname della val Sabbia, lungo il suo percorso per questo sorsero numerose segherie che

sfruttavano le acque del canale.

Dal Quattrocento al Seicento furono avanzate numerose proposte per la navigazione nel bresciano ma

nessuna fu mai attuata. La più grandiosa fu quella del mercante Vincenzo Botturini che proponeva di far

giungere a Brescia tre canali che avrebbero dato luogo a un lago artificiale.

6.3 L'acqua dialoga con la città

La città deve molto della sua morfologia ai corsi d'acqua presenti sul territorio, è certo per esempio che un

canale chiamato prima Fossato Vecchio, poi Dragone, abbia fiancheggiato l'ampliamento della città nella

seconda metà del XII sec. , prendeva origine dal Bova

Buona parte della città deve la sua conformazione al Garza che entrava nella città nell'attuale Porta Trento ,

solo dal 1797 venne in parte deviato nella fossa delle mura. Esso riceveva le acque del Bova ( prende origine

dal Mella) e del Celato (forse dalla fonte di Mompiano).

Il Fiume Grande non entrava nella città ma era stato pensato per i mulini e l'irrigazione della campagna

occidentale. 27

SF

Alla fine del Duecento Brescia vide un grande sviluppo urbanistico ed economico che si basava sui canali e

sulle nuove macchine idrauliche da essi messe in funzione. La fitta presenza di corsi d'acqua permise il

formarsi di una ricca comunità di artigiani che sui canali avevano fondato le proprie officine: conciatori,

tintori,armaioli...

I canali venivano utilizzati anche come scarico delle immondizie, gli edifici venivano costruiti appositamente

sopra i canali per liberarsi più facilmente dei rifiuti (botteghe, macello, ospedali).

Nell'Ottocento Brescia iniziò una specie di rimozione della sua anima “acquatica”, i canali interni finirono

per essere usati principalmente come rete fognaria e vennero ricoperti e occultati nel sottosuolo. Questo

processo iniziò nel periodo napoleonico con l'espulsione dalla città degli impianti manifatturieri pericolosi e

insalubri, come i tagliapietre e le concerie, anche il Garza venne estromesso dalla città e convogliato nella

fossa di Canton Mombello, dove si fuse con il Naviglio. Nel 1889 iniziò la sua copertura che pose fine alle

periodiche inondazioni che interessavano l'attuale Piazza della Repubblica.

Già nel Duecento le acque bresciane erano soggette a numerose regolamentazioni e negli statuti di metà

Trecento si registra un incremento delle normative, vengono infatti prescritte regole per il prelievo delle

acque e la gestione dei canali agricoli. Nonostante la soglia di tolleranza igienica e culturale dell'epoca fosse

infinitamente maggiore della nostra, era vietato per le concerie tenere immerse le pelli nell'acqua nelle

pubbliche vie.

Nel Quattrocento ci furono dispute per il diritto dell'acqua per le campagne, la città infatti rivendicava

l'assoluta priorità dei servizi urbani e delle attività produttive che erano strettamente collegate alla vita

cittadina. Nel 1436 si ribadì che l'acqua dei canali Bova, Celato e Grande dovesse scorrere solo per le

necessità della città, l'irrigazione dei campi era consentita solo dalle 22 del sabato alle 22 della domenica e

durante le festività. I controlli erano severi e le Università dei fiumi mandavano gli “acquaroli” per

controllare anche durante la notte. Gli “andadori” effettuavano dei controlli detti “cavalacate” e stendevano

relazioni e multe.

Nei momenti di siccità nessuno in Val Trompia poteva prelevare acqua dal Mella perchè tutta potesse

andare nel Bova e nel Grande. Ciò provocò tensioni con le popolazioni triumpline e si arrivò anche allo

spargimento di sangue, i soldati nell'Ottocento risalivano il fiume e gridavano “Acqua per Brixia!”.

6.4 Gli acquedotti

Non esiste alcun dubbio che fu costruito un antico acquedotto in Val Trompia ai tempi di Augusto e Tiberio,

la parte di pianura si trovava tra via Pusterla e San Faustino e vi venne ritrovato un mosaico che raffigurava

una scena termale. Nel Trecento nella stessa zona si cita un bagno pubblico con terme di acqua calda ed è

stato ipotizzato che qui esistesse anche una monumentale cascata d'acqua e che un condotto fornisse

servizi ad un anfiteatro in piazza Loggia.

L'acqua dell'antica Brescia veniva prelevata alla fonte di Mompiano, qui vi era un laghetto alimentato da

diverse sorgenti, ricoperto da fitta vegetazione e popolato da molluschi e alghe.

In una relazione del 1339 viene descritto l'acquedotto; esso partiva dal laghetto e correva fino alle mura

della città, era coperto da volte in cotto o lastre di pietra (ma anche da assi di legno) era profondo circa 1mt

e poteva avere fondo in terra nuda. Nella parte superiore era dotato di aperture per attingere l'acqua,

chiuse con una chiave posseduta dal fontanaro pubblico e dalle autorità.

L'acqua era soggetta a molti inquinamenti durante il percorso dell'acquedotto, in alcuni punti sconnessi

entravano l'acqua piovana e i rifiuti e vi erano numerose aperture prive di copertura che costituivano un

pericolo per i passanti. Nei periodi di siccità veniva immessa nell'acquedotto l'acqua del Celato, che era

inquinata dai rifiuti dei bagni, del bucato e dei macelli.

La rete idrica era formata da condotti maggiori in muratura e terracotta, mentre quelli minori erano in rame

o piombo. 28

SF

L'acqua consumata dalla popolazione proveniva anche da pozzi che erano spesso contigui a fogne e pozzi

neri, per questo motivo si diffondevano malattie gastroenteriche e il colera.

Nel Medioevo il Comune rivendicava acqua e acquedotto come sua esclusiva proprietà.

Durante le guerre e gli assedi di Quattro e Cinquecento era usanza che i nemici deviassero le acque

dell'acquedotto di Mompiano e che i bresciani potessero contare allora solo sui pozzi e sulla fonte di

Rebuffone, per questo si era pensato di costruire due condotti sovrapposti per l'acquedotto, cosicchè gli

assedianti avrebbero distrutto solo quello superiore lasciando che quello inferiore, nascosto, distribuisse

l'acqua. (non sembra venne sperimentato questo metodo)

6.5 Le fontane

Brescia era famosa perchè possedeva molte fontane, già in epoca romana si parla di terne in più punti della

città (vengono ipotizzate una fontana monumentale a Porta Milanese e due fontane al tempio di via Musei).

All'epoca non esistevano fontane con zampilli, ma solo a cascata e solo al suolo perchè la fonte di

Mompiano si trovava solo a 182 mt sul livello del mare e la pressione ottenibile era minima.

Dalle relazione cinquecentesche del fontanaro Cristoforo Ragni viene confermata l'esistenza delle vicinie →

aggregazioni ufficiali di cittadini legati dalla comune residenza in un certo ambito topografico della città che

avevano varie responsabilità nella gestione del luogo e soprattutto nella gestione delle fontane pubbliche. Si

occupavano della loro manutenzione, della pulizia e di eventuali rifacimenti totali e difendevano le loro

fontane dalle altre vicinie che volevano rubare la loro acqua.

La disponibilità di acqua dipendeva sia dal diametro della bocca ma anche dalla posizione in cui era

collocata.

Gli statuti del Duecento e del Trecento regolamentavano la convivenza urbana anche in merito all'uso

dell'acqua: era vietato insozzare fontane e abbeveratoi, era obbligatorio utilizzare speciali vasche per

dissetare gli animali. Le vicinie erano autorizzate ad eleggere un giudice accusatore che comminasse ai

trasgressori delle ammende.

Le acque delle fontane erano necessarie anche per lo spegnimento degli incendi, curato dagli zelatori, poi

chiamati brentatori dal nome della gerla che utilizzavano per caricare l'acqua e gettarla sulle fiamme. La

Fontana Rotonda posta al centro di via San Faustino durò fino all'Ottocento. Nel XIV secolo veniva

confermata la presenza di una fontana della Pallata e di una dell'ospedale di San Giovanni. Ancora oggi

esiste la Fontana del beveratore d'Ercole.

Le fontane avevano anche la funzione di abbeveratoi perchè erano dotate di più vasche spesso digradanti,

nelle diverse vasche si poteva bere, lavare i panni e abbeverare gli animali.

Esistevano anche delle fontane coperte che venivano ricavate in una nicchia incavata nella casa.

Chi usufruiva privatamente di una fontana era tenuto a pagare un canone annuo in denaro o come

donazione di candele proporzionale ai bocchetti della fontana e al numero di operai necessari alla

manutenzione del tratto di condotto coinvolto. Alcuni conventi però, come quello di Santa Giulia, tendevano

a gestire come proprie le acque, provocando veri e propri scontri con la pubblica amministrazione.

Nel Quattrocento si evidenzia la tendenza del controllo delle utenze e la provvisorietà delle concessioni.

Anche gli abbeveratoi continuavano a essere importanti punti di riferimento cittadini, quello di Porta

Bruciata aveva dato il nome di Quartiere dell'Abbeveratoio alla zona che occupava.

Le fontane bresciane del Cinquecento sono numerose ma non avevano fine ornamentale. L'acqua veniva

utilizzata anche nelle pescherie (vasche per l'allevamento di pesci) e le ghiacciaie (dove venivano pressati

neve e ghiaccio raccolti durante l'inverno).

Nel Settecento si edificarono le fontane di Piazza Duomo, del sagrato della chiesa di Sant'Alessandro e in

piazzetta Vescovado. 29


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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria (laurea a ciclo unico) (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Molinari Paolo.

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