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Il Caspiosicurezza e potenza nel 21° secolo

Il ruolo del Caucaso meridionale e del Caspio

Morgenthau  Geografia: uno dei fattori più rilevanti da cui dipende la potenza degli stati. Non si può prescindere dal vincolo geografico: posizione, estensione, caratteristiche del territorio, sono elementi dei quali gli stati sono costretti a tenere conto nel definire le loro politiche.

Geopolitica

Masse oceaniche fattore di attrito per spinte offensive, potenza terrestre superiore a quella navale. La principale conclusione a cui approda il paradigma offensivo: l'egemonia globale non può essere realizzata. Studi sulla regionalizzazione e il concetto di Regional Security Complex elaborato dalla scuola di Copenaghen. Dopo la fine della Guerra fredda, il rapporto di rilevanza tra dinamiche sistemiche e regionali è mutato a vantaggio delle seconde.

Caucaso

Peculiare posizione di crocevia tra Europa, Asia e Medio Oriente. In termini politici si può classificare come complesso regionale di recente formazione, ma ha da sempre ricoperto un ruolo di interesse strategico, diplomatico e militare. Posizione di cerniera lungo le due direttrici Est-Ovest e Nord-Sud, la regione ha intrecciato le sue sorti con quelle di alcuni tra i più imponenti assetti imperiali della storia: persiano, ottomano, zarista e britannico durante il great game, seconda guerra mondiale, confronto tra Terzo Reich e URSS per il controllo dell’heartland e dominio sulla massa eurasiatica. Dopo aver corso il rischio di una progressiva balcanizzazione dei conflitti scoppiati negli anni ’90, oggi è ancora attraversato da importanti tensioni irrisolte:

  • Russia vs. Georgia
  • Armenia vs. Azerbaigian
  • Stati rivieraschi riguardo allo sfruttamento delle risorse energetiche del Caspio (meno esplicita, ma altrettanto pericolosa).

Accanto alle tradizionali potenze (Russia, Turchia, Paesi europei) negli anni 2000 si sono affacciati nell’area USA, Cina e Iran.

La distinzione tra dimensione interna e internazionale

Dimensione interna: spazio ordinato, l’uso della forza avviene in maniera limitata, regolamentata, logica gerarchica.

Dimensione internazionale: i rapporti sono tra entità parimenti sovrane e regolati dal principio dell’autotutela. In entrambi i casi gli stati ricoprono il ruolo principale. Ma ciò ha significati diversi nei due casi. Inoltre, non mancano le aree grigie: casi dove la legittimità interna degli stati è scarsa o fragile e la loro sovranità è sfidata o non pienamente riconosciuta da altri attori internazionali. Più complesso da interpretare.

Il ruolo della Russia dopo il crollo del regime comunista

Dal crollo del regime comunista la Russia è uscita come grande sconfitta, i rapporti con i 14 stati nati da quella che Putin ha definito la maggiore catastrofe geopolitica del secolo. Nei primi anni ’90 ha sempre mantenuto una posizione di primato su essi, che nell’affermare la loro identità e interessi, il più delle volte si sono mossi con logiche antirusse (es. Georgia, Ucraina, Azerbaigian). Dall’inizio anni 2000 fase di rinascita della potenza russa, i leader del Cremlino hanno tentato, dove c'è stata occasione, di ripristinare i rapporti esistenti ma spesso con l’uso della forza più vicino alla repressione della dissidenza interna. Esempio più significativo: vicende della Georgia durante la prima (’91-’92) e la seconda (2008) guerra in Ossezia del Sud. In particolare riguardo al ruolo di interposizione dei peacekeepers russi (forza militare stanziata nella regione dal ’92) oltre a non essere neutrale (i separatisti avevano il supporto della Russia), sarà cruciale nelle prime fasi dello scontro del 2008 quando in meno di una settimana ha portato all’occupazione di una vastissima porzione della Georgia. Tentativo di bilanciamento di Saakasvili (pres. Georgia, che intendeva collegare la politica della Georgia agli interessi degli USA nel Grande Medio Oriente per risolvere a suo favore la disputa con la Russia). Gli USA sono intervenuti con cautela indirettamente tramite una private military company.

Visione strategica russa

Il mondo è costituito da un sistema di cerchi concentrici al cui centro si trova la Russia e la prossimità geografica definisce le priorità politiche e le modalità con cui agire nei diversi casi. Il Caucaso è inteso come estero vicino: area intermedia tra interno ed esterno, dove la Russia ritiene legittimo ricorrere a misure eccezionali, indipendentemente dalle implicazioni per le relazioni con gli altri stati e dal giudizio della comunità internazionale. Quindi il consolidamento della propria posizione nella regione si basa su ragioni:

  • Materiali (controllo di risorse salienti)
  • Psicologiche (affermazione della sua posizione di dominio, anche culturale, sulle popolazioni non russe)

Uno scenario che, se non fosse per l’enorme asimmetria di risorse, somiglierebbe molto a quello osservato da Mary Kaldor nella categoria delle Nuove Guerre, la cui stagione appunto si era aperta dopo il crollo dell’URSS.

Ambiguità della sicurezza

Articolo degli anni ’90 di David Baldwin esamina le ambiguità della sicurezza. La definizione di sicurezza generalmente mescola elementi di tipo empirico con altri di carattere normativo e più che il concetto in sé riflette l’agenda politica dei diversi paesi. L’ambiguità o vaghezza riguardava non solo il concetto di sicurezza, ma le politiche (cioè gli strumenti) con i quali gli stati perseguono questo scopo. L’oggetto era confuso con i metodi (“che cosa?” Confuso con “come?”). Spesso la sicurezza è ridotta all’uso della forza o alle politiche militari. Dagli anni ’90 spesso accompagnata da qualche aggettivo a connotarla, ma il concetto appare ancora più confuso.

  • In Nord Africa e Medio Oriente divampano crisi, come quelle successive alla Primavera araba o a quella siriana, capaci di mettere in discussione la permeabilità delle frontiere e certi equilibri sociali interni all’Europa, si parla di sicurezza in relazione alle migrazioni.
  • In casi di pandemie viene esteso alla salute.
  • Attacco informatico su vasta scala chiama in causa l’idea della cyber-security.
  • Sicurezza energetica.

La sicurezza è chiamata in causa ogni volta che una issue ritenuta importante appare minacciata o quando si intende migliorarne la posizione nell’agenda politica. Il termine sicurezza svolge il ruolo di mezzo per veicolare altri contenuti ed è un sinonimo di politica.

Es. Azerbaigian: i proventi derivanti dal mercato degli idrocarburi servono per dotarsi di un apparato difensivo moderno ed equipaggiato con sistemi d’arma avanzati, avvalendosi del supporto turco, USA e israeliano oltre all’acquisto di armi dalla Russia.

Il contesto post-sovietico

In epoca sovietica, l’asimmetria di potere tra Russia e gli altri stati membri della federazione, nonché l’assenza di mercato e di scambi con l’estero avevano circoscritto il ruolo di questi attori a quello di fonti da dove il potere centrale avrebbe estratto certe risorse (soprattutto petrolio). Unica opzione per l’élite di governo del Caspio era tentare di influenzare le decisioni russe. Con il crollo gli stati sarebbero stati in condizione di diversificare: decidere le materie da estrarre in base a quali priorità, con quali metodi, mercati, paesi di transito e interlocutori. Un quadro radicalmente mutato. Da un lato si aprivano differenti opzioni politiche sul piano delle partnership economiche, militari, dall’altro c’erano fattori di rischio diversi e in parte sconosciuti rispetto all’epoca precedente. Si sono confrontati con:

  • Propria condizione geografica, che influenzava la loro posizione internazionale
  • Propria capacità militare, che derivava dalla combinazione di geografia, risorse materiali e umane e della capacità di azione collettiva.

Se la posizione geografica e la presenza di imponenti giacimenti di idrocarburi e minerali costituivano un fattore potenzialmente favorevole, affinché ciò si traducesse in un qualche vantaggio strategico sarebbe stato necessario intervenire sulla propria posizione internazionale e proprie capacità organizzative. Rinegoziare i termini dei rapporti con la Russia per sfruttare le proprie risorse nazionali e servirsene come strumenti politici. L’accesso alle risorse energetiche avrebbe permesso di generare profitti con cui costruire un apparato difensivo autonomo: insieme alla diplomazia, mezzo privilegiato per realizzare una politica indipendente. All’inizio degli anni ’90 però le infrastrutture di estrazione, di trasporto e il know-how (capacità organizzative) erano ad appannaggio della Russia quindi gli stati del Caspio sarebbero dovuti riuscire a superare quell’ostacolo passando dall’isolamento all’interdipendenza.

Armenia e Georgia

Due casi ugualmente estremi, ma contrapposti. Entrambi non affacciano sul Caspio né posseggono riserve energetiche tali da renderli partner attraenti per le economie di Europa e Asia. Tuttavia, i triangoli diplomatici che li hanno coinvolti con Paesi esportatori come Russia e Azerbaigian, oppure limitatamente al caso della Georgia, Russia e USA, meritano di essere analizzati.

Armenia

Esempio di mancata emancipazione dalla Russia. Territorio e politica estranei alle dinamiche energetiche del Caspio sia per estrazione sia per transito di idrocarburi. Il Paese è del tutto dipendente dalla Russia. Dopo lo scoppio della guerra in Nagorno Karabakh, la Russia ha garantito al Paese il suo supporto militare e mediato con l’accordo di Bishkek per il cessate il fuoco (Nagorno Karabakh dichiaratosi indipendente, si trova inglobato nel territorio dell’Azerbaigian, infatti in seguito alla guerra con l’Armenia, l’Azerbaigian ha perso circa il 16% del suo territorio). Questo ha cristallizzato la distribuzione di potere nella triade Russia, Azerbaigian, Armenia, amplificando la posizione dominante russa. L’Armenia ha condizione di anello debole, nel caso dell’Azerbaigian il protrarsi del conflitto con l’Armenia tende a limitare la libertà di manovra in politica estera e offrire alla Russia il pretesto per usare la forza. Date le ricorrenti tensioni tra le parti, un’eventuale risposta militare dell’Azerbaigian potrebbe fornire il pretesto per un intervento russo a sostegno dell’alleato, il cui esito è facilmente intuibile. Sarebbe un tipico schema di politica del divide et impera (dividi e comanda, già praticato da impero zarista e URSS). Sia Armenia sia Azerbaigian perderebbero qualcosa, ma i rischi sono maggiori per il secondo.

Georgia

Opposizione alla politica russa attraverso la relazione particolare con gli USA e la candidatura a entrare nella NATO. L'assenza di idrocarburi e la posizione geografica la rendono estranea alla competizione energetica e alla controversia giuridica sullo sfruttamento dei giacimenti del Caspio. Riguardo alla relazione tra risorse energetiche e politica estera il suo ruolo è quello di paese di transito dell’oleodotto BTC (Baku, Azerbaigian - Tibilisi, Georgia - Ceyhan, Turchia) e del gasdotto SCP (South Caucasus Pipeline) operativi dal 2006, una posizione che può sembrare secondaria ma è cruciale. Peculiarità di BTC e SCP: capacità di rifornire l’Europa di idrocarburi di provenienza non russa, senza transitare dalla Russia o Paesi sotto la sua influenza, ridimensionando più in termini politici che energetici la capacità russa di condizionare gli stati del Caspio ed europei.  Diversificazione per i produttori e per i consumatori. Nel caso dell’Azerbaigian il BTC e l’SCP hanno permesso di moltiplicare gli acquirenti potenziali, passando da una situazione di dipendenza dai consumi russi a una di concorrenza con le sue aziende nel rifornire le economie europee. Per l’Europa significa stabilizzare gli approvvigionamenti sottraendoli dalle fluttuazioni legate all’instabilità in Medio Oriente o alla politica russa. Gli interessi incrociati che legavano il piccolo e dinamico produttore del Caspio al grande mercato europeo erano capaci di spezzare il monopolio di rete russo. Tuttavia questo risultato dipendeva dalla posizione della Georgia. Dopo la guerra in Nagorno Karabakh, per l’Azerbaigian far transitare BTC e SCP dal territorio georgiano era diventato imprescindibile a causa dell’ostilità con l’Armenia e della vicinanza tra l’Armenia e la Russia. Dopo la prima guerra in Ossezia del Sud (’91-’92), favorire gli interessi energetici dell’Azerbaigian rispondeva a una logica di interesse sia politico sia economico, riduceva l’influenza russa ed espandeva i propri introiti (attraverso le tasse di transito) per la posizione centrale rispetto ai giacimenti e ai terminali di destinazione. Nell’ipotesi di una nuova crisi, una minore dipendenza dalla Russia e legami più solidi con l’Occidente, avrebbero accentuato la propensione europea a sostenere la Georgia. Infine, il progetto era sostenuto dagli USA e le compagnie americane detenevano la terza quota azionaria del consorzio che gestiva l’impianto. Gli interessi USA dunque rappresentavano una garanzia. Nel gioco a tre gli USA erano l’attore più forte, la Russia il mediano e la Georgia l’anello debole. Indirettamente la scelta della Georgia è stata favorevole per economia e sicurezza energetica sia per Azerbaigian sia per Europa.

Azerbaigian

Il nesso tra politica internazionale e politica energetica è intenso ed esplicito (a differenza dei due casi precedenti). La sua politica energetica può essere suddivisa in tre fasi:

  • Età dell’oro (1871-1920) periodo compreso tra l’anno in cui fu installata la prima trivella a Baku e quello in cui l’Armata Rossa avrebbe posto fine alla breve, benché innovativa, esperienza repubblicana imponendo al paese il dominio sovietico.
  • Medioevo sovietico (1921-1991) in assenza di autonomia decisionale, la politica estrattiva nel Caspio sarebbe stata integrata in quella di permanente mobilitazione interna che ha connotato l’esistenza dell’URSS e la sua politica estera.
  • Rinascimento azerbaigiano (1992-oggi) il paese di nuovo indipendente ha nuovamente utilizzato le riserve di idrocarburi come strumento prediletto delle sue politiche.

Con il collasso dell’URSS, dopo oltre...

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Studi strategici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Valigi Marco.
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