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Strategy in the contemporary world

Le definizioni di "strategia" di Clausewitz, Von Moltke, Liddell Hart e Beaufre si concentrano su una definizione piuttosto stretta, che riguarda l’uso della forza militare per gli obiettivi della guerra. Le definizioni di Foster e Osgood riguardano la dimensione più ampia del "potere", mentre Murray e Grimslay evidenziano la qualità dinamica del "processo" insito nella formulazione della strategia. La strategia è l'applicazione della forza militare per conseguire obiettivi politici, o più specificamente la minaccia e l’uso della forza organizzata a fini politici. Più ampio ancora è il concetto di Grand Strategy che implica il coordinamento e la direzione di "tutte le risorse di una nazione, un gruppo di nazioni, verso il conseguimento degli obiettivi politici” (Liddell Hart).

  • "La strategia è l'uso dei combattimenti per lo scopo della guerra" Carl von Clausewitz
  • "La strategia è l'adattamento pratico dei mezzi messi a disposizione di un generale al conseguimento dello scopo in guerra" Von Moltke
  • "La strategia è l'arte della distribuzione e applicazione di mezzi militari per realizzare i fini della politica". Liddell Hart
  • "La strategia è l'arte della dialettica della forza o, più precisamente, l'arte della dialettica di due volontà opposte che usano la forza per risolvere le loro controversie". Andre Beaufre
  • "La strategia è l’esercitare il potere in modo efficace " Gregory D Foster
  • "La strategia è un piano d'azione finalizzato a raggiungere un obiettivo; uno scopo insieme ad un sistema di misure per la sua realizzazione." J C Wylie
  • "La strategia è un processo, un costante adeguamento alle condizioni mutevoli e le circostanze in un mondo in cui domina il caso, l’incertezza e l’ambiguità". Murray e Grimslay
  • "La strategia deve ora essere intesa come niente di meno che il piano complessivo per l'utilizzo della capacità di coercizione armata - in combinazione con strumenti economici, diplomatici e psicologici del potere - a sostenere la politica estera più efficientemente con mezzi palesi, segreti e taciti" Robert Osgood

Prima parte

Cause della guerra e le condizioni della pace

Le cause della guerra sono molteplici, ma si possono individuare delle macrocategorie per cercare le possibili soluzioni, considerando, tuttavia, che la pace in tutto il mondo non è raggiungibile. In passato la guerra è stata vista in modo funzionale, come affermazione di identità nazionale o incentivo per il progresso. Oggi, invece, sembra più essere considerata una patologia e si cerca di prevenirla curando le cause che la generano.

Se si considera la natura della guerra legata alla natura umana essa è inevitabile, ma se invece della natura umana si fa riferimento al comportamento umano è possibile modificare la tendenza eliminando le cause o aggravando talmente tanto le conseguenze da spingere i contendenti a rinunciarvi (deterrenza). Le cause sono diverse dalle origini, in quanto la guerra ha origine in più cause. Ci sono cause necessarie, ad esempio l’esistenza delle armi, ma questa da sola non è una causa sufficiente perché non è detto che porti alla guerra. Si distingue anche tra cause immediate o sottostanti. Un esempio di causa immediata è l’assassinio di Francesco Ferdinando per la prima guerra mondiale ma anche se non fosse accaduto si respirava comunque un clima conflittuale (dato da altre cause sottostanti).

La politica internazionale è caratterizzata dall’anarchia e questo deve essere preso come un dato di fatto. Non si tratta, tuttavia, della situazione descritta da Hobbes, altamente caotica e imprevedibile. Gli psicologi sociali affermano che l’aggressione risulta da una frustrazione quindi la guerra sarebbe la valvola di sfogo e individuano anche la motivazione della guerra come attività di gruppo perché ciò crea un senso di differenza tra “noi” e “loro” ma soprattutto agendo in gruppo si avverte un minor senso di responsabilità. Spesso le cause della guerra sono da rintracciare anche in percezioni errate, incomprensioni ed errori di calcolo. Nella teoria di Huntington la causa è lo scontro delle civiltà (il concetto di civiltà di Huntington si basa soprattutto sugli elementi di cultura e religione).

Quando abbiamo a che fare con guerre etniche ci allontaniamo dalla teoria di Clausewitz di guerra come continuazione della politica, dove gli attori sono mossi da intenzioni ostili, in questo caso invece le persone vengono uccise proprio per quello che sono. Pace significa assenza di guerra, non di conflitto. In alcuni casi, ad esempio certe dittature, non è detto che sia positiva la situazione di pace e potrebbe anche permanere una situazione conflittuale (es. Guerra fredda).

Evoluzione della conduzione della guerra

Guerre napoleoniche

La 2° metà del 18° secolo in Europa era stata caratterizzata da una guerra relativamente “limitata”. Motivi:

  • Diffusione dei valori razionalisti dell’Illuminismo
  • Memoria degli orrori delle guerre di religione del 17° secolo
  • Reclutamento limitato (es. Gran Bretagna e Olanda avevano limitazioni costituzionali su dimensioni e utilizzo dell’esercito)
  • Eserciti composti da professionisti e mercenari costosi da reclutare ed addestrare, quindi si era meno propensi a rischiarli
  • Peso della logistica: gli eserciti dovevano portare con loro tutti gli equipaggiamenti o accumulare enormi scorte in depositi in anticipo, da cui poi erano dipendenti
  • Reti stradali poco sviluppate.

1792: inizia il cambiamento con l’esecuzione di Re Luigi 16° e la creazione della Repubblica francese. Vengono riprese idee da decenni precedenti, in particolare Montesquieu e Rousseau che esprimevano l’idea che in democrazia, il cittadino deve difendere il proprio paese e che l’esercito dovrebbe essere essenzialmente il popolo in armi. Inoltre, Guibert sosteneva anche l’abbandono del sistema di deposito sostituendolo con il saccheggio.

Cambiamenti del periodo napoleonico:

  • Creazione di un esercito cittadino (1793: introduzione della coscrizione)
  • Aumento dimensione eserciti
  • Aumento del ruolo dell’artiglieria
  • Produzione bellica su vasta scala
  • Impatto dell’ideologia (legata al nazionalismo, all’idea della nazione in armi)
  • Promozioni meritocratiche
  • Creazione dei corps d’armée (come piccoli eserciti da massimo 50mila uomini con propria fanteria, cavalleria, artiglieria, abbastanza grandi da difendersi, abbastanza piccoli da riuscire a muoversi rapidamente).

A differenza della guerra limitata del 18° secolo si punta ad arrivare in fretta e direttamente all’obiettivo (rovesciamento completo del nemico). Per questo si punta anche ad alleggerire la logistica. Per procurarsi risorse in territorio altrui la guerra doveva essere necessariamente offensiva. Per travolgere completamente il nemico ed ottenere grandi conquiste Napoleone cercava la battaglia, in cui grazie all’abilità di manovra il nemico veniva distrutto.

Guerra industriale

Nel 19° secolo la rivoluzione industriale altera la condotta della guerra. La produzione di armamenti di massa introduceva anche sofisticatezza: armi a ripetizione, armi a raggio più lungo. A livello logistico lo sviluppo principale fu quello delle ferrovie (1° viaggio in treno nel 1825). Grazie ad esse i soldati potevano essere spostati rapidamente, senza arrivare affaticati, i feriti venivano spostati negli ospedali quindi avevano più possibilità di sopravvivere. Si potevano portare più facilmente sostituzioni o rinforzi e questo permetteva di mantenere gli eserciti di massa previsti dalle guerre napoleoniche. Altra tecnologia civile di immediata importanza militare fu il telegrafo, per comunicare ordini a distanza. Il testo operativo dei nuovi strumenti si ebbe nella guerra austro-prussiana 1866 e franco-prussiana 1870: le nuove modalità di dirigere le truppe, trasportarle, le nuove armi creano diversità anche in termini di vittime e i prussiani vinsero ma con ingenti spese.

Guerra navale

Durante le guerre napoleoniche, la vittoria britannica nella battaglia di Trafalgar (1805) confermò la supremazia navale della Gran Bretagna. Le navi erano vascelli e fregate (in legno e a vela). Si sviluppano poi in metallo, con armi a lunga gittata, dal 1840 motori a vapore (gli permette di operare indipendentemente dal vento). Il design di navi da guerra era in rapida evoluzione, soprattutto in Francia, ma il pensiero strategico sulla guerra navale è lento a svilupparsi. Nel 1890 Alfred Mahan pubblica “L’influenza del potere marittimo sulla storia (1660-1873)”: sostiene che il potere navale è sempre stato cruciale nella storia e lo scopo della marina militare di una grande potenza doveva essere il comando del mare: creare una flotta potente e distruggere quella dei nemici. Sono idee che si ricollegano a Jomini (da cui è stato influenzato) e Clausewitz. Queste idee sono però in contrasto con quelle della geopolitica di Mackinder: il dominio del mondo non sarà delle potenze marittime, ma di quelle terrestri che controlleranno l’heartland (territorio eurasiatico). Corbett sottolinea un altro aspetto del pensiero di Clausewitz: il potere navale è un mezzo per raggiungere un fine politico: richiedeva una strategia marittima adeguata alle aspirazioni politiche. Tuttavia, era consapevole che da solo non avrebbe sopraffatto una potenza terrestre forte e risoluta. Infatti, il potere navale aveva i suoi limiti e anche una grande potenza navale come la Gran Bretagna storicamente aveva avuto bisogno di alleati continentali.

Guerra totale

All’inizio del 20° secolo:

  • Le maggiori potenze accettano l’idea Clausewitziana che la minaccia e l’uso della guerra erano idonei strumenti per scopi politici nell’era industriale.
  • L’esperienza delle guerre europee (1866 e 1870) le incoraggia a credere che le future guerre tra grandi potenze sarebbero state brevi e decisive.
  • Gli eserciti erano convinti delle virtù della guerra napoleonica (eserciti di massa, avvolgere esercito nemico, distruggerlo).
  • Campo di battaglia 1914: cresciuto enormemente rispetto al periodo napoleonico. Non c’è più modo di avvolgere l’esercito (ne erano oltre 3 milioni per lato). La guerra non era ancora completamente meccanizzata: ancora cavalli e carri. Le armi difensive erano molto potenti (artiglieria e mitragliatrici), ferrovie, industrie mobilitate: tutto ciò faceva sì che gli eserciti difensivi non potevano essere facilmente sconfitti come nell’era napoleonica. Si venne a creare una situazione di stallo: non più guerra offensiva, ma di resistenza. Si cercano innovazioni per porre fine allo stallo:
  • 1915: la Germania attacca con gas tossici
  • 1916: la Gran Bretagna utilizza il 1° carro armato, nella battaglia della Somme

La 1° guerra mondiale vede anche l’entrata del potere aereo, inizialmente usato per ricognizioni, poi si sviluppa per supporto tattico alle forze terrestri. Sostituiva la cavalleria leggera dell’esercito napoleonico, mentre il carro armato sostituiva la cavalleria pesante. Viene intrapresa anche la guerra sottomarina per bloccare la flotta di paesi la cui economia dipendeva notevolmente dal commercio navale, da parte di paesi che non erano in grado di effettuare un efficace blocco navale tradizionale. (Germania vs. Gran Bretagna).

Concetto di totalità: si riferisce al tipo di armi impiegate, alla strategia e tattica, alla percentuale di risorse impiegate da uno stato, alla propaganda, al ruolo delle donne, agli obiettivi colpiti. Caratteristica della 2° guerra mondiale: Blitzkrieg (guerra lampo) che porta al successo iniziale della Germania. È l’utilizzo combinato di carri armati, fanteria e bombardieri per aggirare e distruggere la resistenza nemica (invece delle battaglie frontali di logoramento). La dottrina della guerra corazzata venne sviluppata per porre fine allo stallo della guerra di trincea della 1° guerra mondiale e tornare alla dottrina del 19° secolo che sosteneva la “battaglia decisiva”. Nelle prime fasi della 2° guerra mondiale si sviluppa l’offensiva corazzata con il blitzkrieg, che vede un uso massiccio di carri armati (combinati con altre forze): in un punto del fronte veniva scatenato un massiccio bombardamento aereo, subito dopo, approfittando del disorientamento provocato dall’aviazione, quello stesso punto veniva investito da un violento attacco delle forze corazzate. Le forze corazzate tedesche si chiamavano panzer divisionen.

Armi nucleari

L’apice della guerra totale viene raggiunto con Hiroshima e Nagasaki. Paradossalmente le armi nucleari danno inizio ad una guerra limitata. Negli anni ’50 USA e URSS sviluppano gli arsenali e diventa chiaro che una guerra sarebbe stata suicida per entrambe. Per evitare tentano di imporre vincoli ed evitano di fare azioni militari che potevano degenerare. Un vincolo era posto anche dagli alleati dato che non volevano essere coinvolti in conflitti a cui non erano direttamente collegati. Dopo l’introduzione delle armi atomiche, lo studio della strategia nucleare si è focalizzato sul mancato utilizzo di queste armi. Erano al servizio della politica, per questo il tema impegnò più i civili che i militari.

Capitolo 3 teoria strategica

Logica della guerra e strategia è universale, guerra è un’attività umana e la natura umana rimane invariata. Cosa cambia? Il carattere e la condotta di guerra, come è dichiarata, da chi e a quali fini. Teoria strategica: fornisce fondazione concettuale della comprensione della guerra. Analisi di problemi guerra-pace. Clausewitz: la teoria è un’investigazione analitica che porta ad una conoscenza vicina del soggetto, applicata all’esperienza porta ad una familiarità. Diventa una guida per chi vuole apprendere sulla guerra dai libri; educa la mente del futuro comandante. Si studia la teoria strategica per imparare a pensare in modo strategico.

  • La logica della strategia

Strategia: alla fine riguarda come vincere le guerre. Clausewitz: “La guerra è un atto di forza per costringere il nostro nemico a fare la nostra volontà”. Guerra: coinvolge forze separate da altri tipi di competizione politica, economica, militare; è uno strumento usato per raggiungere obiettivi politici, si differenzia da altri tipi di violenza. Importante distinguere guerra da non guerra. La caratteristica chiave è il contesto politico della guerra, attori devono avere fini politici e usare mezzi militari per raggiungerli. Violento scontro di volontà, può essere soggetto ad analisi strategica. Strategia: rendere la guerra utilizzabile per fini politici. Riguarda l’uso di mezzi militari per adempiere fini politici, è il legame essenziale tra obiettivi politici e forza militare, tra mezzi e fini. Di recente: definizione di strategia ha incluso attività in tempo di pace, con armi nucleari teoria strategia si espande fino a competizione militare in tempo di pace. Strategia è un processo razionale.

Clausewitz: nessuno stato comincia una guerra – o almeno, nessuno con un po’ di senso - senza prima avere bene in mente cosa intendere ottenere con la guerra e come portarla avanti. Strategia di successo: identificare goal politici, calcolare bene costi e benefici, valutare proprio vantaggio relativo rispetto al nemico, esaminare pregi e difetti di strategie alternative. Clausewitz: sostiene che alcuni stati vanno in guerra senza scopi chiari o una strategia per raggiungerli. Senza un politica coerente, strategia non ha senso perché manca la direzione. Tutte le strategie sono implementate da burocrazie. Sun Tzu: nell’arte della guerra non ci sono regole fisse. Un problema militare può avere soluzioni potenzialmente corrette piuttosto che una sola ottimale.

Guerra come strumento politico: Sun Tzu → la guerra è una questione di vitale importanza per lo stato; Clausewitz→ è chiaro che la guerra non solo un atto di pura politica, ma vero strumento politico, una continuità dell’attività politica con altri mezzi; È solo un ramo dell’attività politica; non è autonoma. Clausewitz→nessun tipo di grande richiesta per la guerra può essere fatta ignorando i fattori politici. Liddel Hart→ l’oggetto della guerra è uno stato migliore di pace. Direttiva del Dipartimento difesa→ la guerra irregolare è una lotta violenta tra lo stato e attori non statali per la legittimazione e l’influenza su popolazioni di rilievo. Teoria strategica è fatta di considerazioni e concetti. Il successo militare può non bastare per la vittoria, esempi di eserciti che hanno vinte tutte le battaglie ma hanno perso la guerra per una strategia fallace. (vedi guerra del Vietnam). Politica guida la strategia, spesso non è stato compreso. Il primato della politica si applica a stati e ad altri attori strategici. Contesto politico della guerra si può estendere ad azioni tattiche, quando potrebbero cambiare il carattere della guerra.

Esempio Kosovo 1999, guerra NATO B-2 americano fa cadere 3 munizioni su ambasciate cinese a Belgrado, errore tattico con conseguenze strategiche, crisi diplomatica US-Cina. Anche se la politica guida la strategia, ci sono capacità e limiti dello strumento militare che condizionano politica. Clausewitz: scopo politico si deve adattare ai mezzi prescelti. La guerra è sempre la collisione tra due forze viventi. Efficacia in guerra dipende anche da quello che fa il nemico. Punti chiave:

  • Guerra è un atto di forza per costringere il nemico a fare la nostra volontà;
  • Strategia→ vincere guerre, legame essenziale tra obiettivi politici e forza militare, tra fini e mezzi;
  • Strategia dovrebbe essere un processo razionale;
  • Strategia è più un’arte che una scienza;
  • L’interazione con l’avversario rende complicato raggiungere gli obiettivi.
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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Studi strategici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Valigi Marco.
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