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Corso di studi strategici

Interazione e pianificazione

Con strategia si intende conseguire un obiettivo, un risultato. Questo crea una natura conflittuale, in quanto se voglio ottenere qualcosa, devo agire in un determinato modo.

  • Interazione: la strategia non avviene nel vuoto, ma nei confronti di qualcuno.
  • Pianificazione: sono i passi che devo compiere per raggiungere il mio obiettivo.

Queste fasi non sono sempre coerenti tra di esse. La pianificazione può essere vanificata dall'interazione con l'avversario che avrà a sua volta una pianificazione. Una strategia viene creata per annullare quella avversaria. Si cerca di avere il risultato su qualcun altro e viceversa. Il comportamento degli altri cambierà a seconda delle proprie azioni e anche le proprie azioni in seguito si adattano.

  • Interazione - dimensione orizzontale
  • Pianificazione - dimensione verticale

La strategia è considerata sia scienza sia arte. La pianificazione è vicina alla scienza (prevedere cause, conseguenze e regole). Ci sono dei precetti che vanno seguiti (formule matematiche). I militari ad esempio seguono specifiche formule per avere sicurezza e fanno simulazioni (tradizione militare).

- McNamara, segretario della difesa, afferma la strategia dell'escalation: io attacco, tu rispondi, io rispondo ancora con più forza.

La strategia è un'arte (intenzione). Il risultato non è garantito ed è discutibile. Le regole anche se ci sono, possono essere disattese. La pianificazione conta poco in questo caso. Il risultato è sempre incerto e un elemento importante diventa il caso, una variabile che può cambiare il risultato. La nostra strategia si confronta con un corpo non fermo, non sappiamo infatti come reagirà.

- Cit. “Qualsiasi strategia è destinata a fallire”, “le strategie non funzionano mai più di una volta”.

Nell'ambito militare, la differenza consiste negli obiettivi e nei mezzi. La strategia non è finalizzata a ottenere un obiettivo personale, ma a un fine politico. I mezzi che servono a conseguire questo obiettivo sono principalmente militari.

La strategia

La strategia è un ponte teorico che mette in relazione mezzi e fini. È l'intersezione tra politica (pacificazione) e violenza. Si pone a cavallo tra diplomazia e esercito. Quindi politica e affari militari sono spesso destinati a scontrarsi.

Una prima scuola di pensiero invoca il primato della politica, mentre una seconda scuola di pensiero sostiene il primato delle armi: quando entrano in gioco i militari, i politici dovrebbero farsi da parte. La dimensione orizzontale prevede il caso, la dimensione verticale ha invece creato confusione in ambito militare.

La strategia viene così suddivisa:

  • Grande strategia: pone l'obbiettivo più ampio. Lo stato ha una grande strategia, è il livello più ampio e generale. È il fine ultimo della politica estera di uno stato. Viene formulata dal parlamento e dal governo.
  • Strategia: riguarda gli strumenti militari che devono essere integrati a tal fine. Afferma quali armi, quanti soldati ecc. possono essere utilizzati. Viene formulata dal governo e dai vertici delle forze armate, i capi di stato maggiore.
  • Arte operativa: consiste nel vincere le battaglie. È il livello intermedio tra tattica e strategia: come mutare le singole vincite dei battaglioni in una vera e propria vittoria. Coordina il successo delle singole operazioni al risultato finale, la vittoria. Viene formulata dai colonnelli e dalle brigate.
  • Tattica: è il mezzo che ha lo scopo di battere l'avversario. Ogni singola unità deve vincere (battaglioni).

Ricapitolando, le dimensioni delle strategie possono essere quattro: orizzontale, verticale, geografica e funzionale. Indicano in quale modo l'ambiente può influenzare il raggiungimento dell'obiettivo.

Esistono delle regole di comportamento?

La dimensione militare può essere terrestre, navale e aerea. Esse hanno caratteristiche, obiettivi e strumenti diversi. Ad esempio, il possesso del territorio è più facile sulla terra. Cielo e mare devono essere pattugliati di continuo. L'esercito marittimo e aereo costano di più, in quanto hanno bisogno di più strumenti. Inoltre, le facce della guerra in cielo e in mare sono poche, mentre sulla terra esistono svariati tipi di guerre.

Quali sono le dimensioni della strategia? Come si fa a vincere? Attraverso le armi migliori. La tecnologia è la dimensione principale ed è tornata in voga negli ultimi vent'anni.

Ci sono altre dimensioni nascoste importanti:

  • Dimensione politico-sociale: ha diverse variabili. La cultura e la politica di un paese ad esempio, possono portare alla propensione all'uso della forza armata o meno (quanto è incline?). Spesso si associano gli USA a Marte, in quanto tolleranti all'uso delle armi, mentre l'Europa a Venere in quanto la parola guerra è quasi bandita. Se la guerra richiede uno sforzo dell'opinione pubblica, è necessario che sia tollerante per la riuscita della strategia. Lo sforzo strategico equivale allo sforzo politico e deve sottostare alle stesse regole.
  • Dimensione logistica: ovvero di preparazione alla guerra (=cosa serve?). Non è importante solo il numero delle armi, ma anche chi le vende e compra. Qui risiede il lato oscuro della strategia, come la politica di acquisizione delle armi, in quanto è molto complicato ottenere nuove armi e può richiedere anche dai 7 ai 10 anni dall'avvio del processo con le richieste del compratore alla produzione vera e propria del prototipo creato. Esistono molte regole per la vendita delle armi, proprio per questo a volte vengono vendute sotto banco.

Fallire in una di queste dimensioni equivale al fallimento totale.

Origini e fasi della disciplina: deterrenza

L'origine della disciplina è da attribuire con la fine della Seconda guerra mondiale, nelle città di Washington e Princeton. È un periodo di rapida evoluzione della tensione bipolare. In precedenza era una disciplina che riguardava solo le accademie militari. Ormai non è più solo una questione tecnica, bensì anche militare.

A Princeton si sviluppano teorie riguardanti il problema su come usare l'arma atomica, in quanto riconoscono l'enorme potere e non sanno come usarlo perché sarebbe in grado di distruggere tutto. È necessario imparare a usarla politicamente (nessun politico la userebbe seriamente).

È necessario trovare una strategia (militare) atomica/nucleare per poterla gestire.

È un periodo caratterizzato dal conflitto ideologico con la Russia. Bisogna creare una dottrina che deve essere venduta al pubblico e all'estero. Bisogna trasformare una dottrina militare in una dottrina politica. Si creano quindi gruppi di studiosi con obiettivi comuni: la deterrenza nucleare (è considerato un tema intellettualmente affascinante), come rendere utile un’arma inutilizzabile. Si tratta di un'arma che avrebbe rivoluzionato la concezione di guerra, un'arma che avrebbe reso inutile la guerra stessa.

Si sviluppa in questo periodo il concetto di deterrenza: minacciare per impedire un corso d'azione. Ha una valenza negativa, è l'opposto di coercizione. Si minaccia l'avversario affinché non usi qualcosa, come la bomba atomica. È un paradosso, in quanto minaccio di usare la bomba atomica per assicurarmi che l'altro non la usi. Questo crea cooperazione: l'obiettivo è la sopravvivenza, la mia minaccia deve essere credibile così da dissuadere l'altro.

L'idea di deterrenza non era una novità, non era ancora stata formalizzata. La novità è l'arma nucleare.

  • La minaccia deve essere in grado di colpire duro l'avversario: problema di capacità.
  • La minaccia deve essere credibile: problema di volontà.

Ad esempio, gli USA affermarono che se i sovietici si fossero allargati troppo allora sarebbero stati costretti ad attaccare. Si trattava di un'azione rischiosa, ma anche l'Urss non può contrattaccare. La minaccia è l'unica opzione.

Nel 1950, l'Urss acquista una capacità di rappresaglia. Ha nuove strutture che prima non aveva, portando a una parità strategica. Questo impone un ripensamento (io ti distruggo, ma anche tu ora sei in grado di farlo). Questo porta all'idea di una rappresaglia massiccia: se dobbiamo attaccare, attaccheremo con tutte le armi (nucleari) disponibili. Si tratta ovviamente di una risposta drastica, è opposta all'escalation.

La dottrina venne formalizzata nel 1953 con dei documenti strategici all'interno di Pentagono e università sul territorio americano. In un delicato equilibrio del terrore ci si chiede come garantire la sicurezza dell'Europa dell'est. La soluzione più economica e efficace era l'ombrello nucleare, tornando alla deterrenza. Questo avrebbe creato ulteriori problemi, come un problema di credibilità: se gli Americani vogliono difendere Parigi e attaccano Mosca, Mosca in risposta potrebbe attaccare Washington. È paradossale, gli USA avrebbero scatenato una guerra contro sé stessa proteggendo degli Alleati:

  • O sono pazzi rischiando la propria incolumità oppure è un bluff.
  • Moriranno difendendo gli alleati oppure faranno finta di nulla? La rappresaglia massiccia non ha molte opzioni.

Kennedy cerca una alternativa nella “risposta flessibile”, ovvero non bisogna ricorrere subito all'estremo (step by step):

  • Rispondere convenzionalmente
  • Rispondere con armi nucleari tattiche: una bomba minore con una portata minore sul luogo del combattimento

Il costo può essere in questo caso modulato e non si ha più il problema della credibilità. Si può avere un processo di escalation ma è controllato.

Dal 1960, gli studi vengono rivisti con la Guerra del Vietnam, in particolare la guerra convenzionale. Per vent'anni si erano concentrati solo su un problema (bomba atomica), pensando che gli altri erano ormai superati. I Vietcong nella guerra utilizzano una tecnologia maggiore e uno schema tattico classico. Gli avversari utilizzano una tattica incrementale: se i Vietcong uccidono 10 soldati americani, gli americani in risposta uccideranno 11 Vietcong. Non era stato considerato però il ruolo del popolo (dimensione sociale).

Questo genera nuovi sentieri di ricerca, come ad esempio gli studi sul disarmo e le strategie legate alla società. Inoltre, con la deterrenza più armi ha uno stato e meglio è, nel momento in cui la deterrenza fallisce essa porta alla distruzione di tutto. Questo porta alla corsa agli armamenti: attraverso dei trattati è stato possibile controllare questo processo.

Dal 1980, riemerge la deterrenza e la tensione tra le superpotenze. Si crea un nuovo dibattito: prima ci si chiedeva se era possibile evitare una guerra nucleare, ora gli studiosi si chiedono se è possibile vincere una guerra nucleare (è possibile ottenere un vantaggio sulla Russia?). L'Urss poteva essere sconfitta, in quanto una guerra nucleare era fuori dalla loro portata. La migliore qualità delle armi avrebbe dato un vantaggio agli USA:

  • Scudo spaziale: si tratta di armi mai utilizzate, servivano per intercettare e distruggere i missili balistici sovietici (una volta lanciato segue una traiettoria e non varia). Uscendo dall'atmosfera venivano intercettati dai satelliti e distrutti, in questo caso non c'è capacità di rappresaglia.
  • Aspetto negativo: l'Urss deve sottostare, il pericolo è che cerchi di vanificare la costruzione dello scudo con un attacco preventivo.

Durante fine della guerra fredda, gli studi sugli studi strategici sembrano essere diventati obsoleti: che senso ha parlare di deterrenza se ormai è finita?

Relazioni internazionali e realismo

Le RI hanno uno sviluppo analogo nella Guerra fredda. Infatti molti associano il Realismo agli Studi strategici. Il Realismo si basa su tre assunti principali:

  • Lo Stato è un attore razionale e unico del Sistema Internazionale.
  • L'arena internazionale è anarchica.
  • Ciò che importa è sopravvivere: il mondo non è un posto piacevole, impone l'uso concreto della forza. La cooperazione è temporanea e sempre contro qualcun altro.

Contributi:

Dilemma della sicurezza

È il risultato paradossale dell'interazione. Il tentativo di incrementare la propria sicurezza può portare all'esito opposto, ovvero sentirsi meno sicuro:

  • Azione – reazione: anche se uno stato ha intenzioni difensive, non riesce a comunicarlo o non riesce a rendersi credibile mostrandosi come una minaccia. La conseguenza è che anche l'altro si arma, portando alla corsa agli armamenti.
  • Esempio: USA e Urss erano unite nella Seconda guerra mondiale e avversarie nella Guerra fredda. Il paradosso è che nessuno vuole far male a nessuno, però non ci si fida di nessuno.

Problema della cooperazione e dei regimi

L'aspetto positivo di questa tesi è che si cerca di coordinare le politiche ai fini di ottenere dei benefici. È però molto difficile e se avviene è solamente funzionale, ovvero si fa per uno scopo (contro qualcuno). Si propone una riduzione degli armamenti per un maggiore coordinamento, per i realisti questo non è il risultato finale in quanto l'altro può ingannarmi. Ha tutti gli interessi a non rispettare l'accordo e non c'è nessuno che lo possa punire.

Problema dei guadagni relativi

Si tratta di un interesse congiunto nel limitare gli armamenti per ridurre i costi.

Critiche

  • I realisti non fanno altro che preoccuparsi per il conflitto. La costante nel mondo è il conflitto, è sempre possibile. Vivono all'ombra della guerra, allora prima o poi scoppierà. Non creano loro il problema, bensì è un dato di fatto. La collaborazione diventa più difficile.
  • Il realismo ha una visione troppo cinica, non dà spazio alle questioni etiche e al diritto. Se non c'è qualcuno che può far rispettare i miei diritti, allora non ne ho. Chi ha il potere decide cosa sia giusto e cosa sbagliato. Sostengono che non sia un problema dei realisti, essi descrivono solo la realtà.
  • Si trattava di un approccio pseudo scientifico, in realtà era solo una copertura per una propaganda politica. Legittimavano con formule i processi politici già esistenti. Vengono criticati di essere servi del potere. La risposta realista alla critica è che ognuno ha incarichi differenti, nel momento in cui si fa un'analisi è necessario essere prescrittivi, se si fanno ricerche ci si basa sulla teoria pura.
  • I realisti non sono la soluzione al problema, sono loro stessi il problema. Legittimano e giustificano sempre la guerra, ma se si vuole eliminare il problema allora bisogna eliminare la guerra. La risposta dei realisti è che la violenza esiste, sia con la guerra sia senza. Si definiscono come dei dottori che diagnosticano la malattia, non la creano in realtà.

Liberalismo

I liberali sono molto più ottimisti. Non è per forza presente un rapporto conflittuale o un gioco a somma zero, bensì può essere anche positivo, come il commercio. Gli stati insieme producono la ricchezza, da soli non riuscirebbero a farlo. Il commercio ha effetti di pacificazione, interdipendenza e benefici. La guerra è un errore, una distrazione di risorse. Non è efficiente quanto il commercio. La guerra può essere evitata correggendo gli errori attraverso strutture istituzionali, create per evitare i fraintendimenti.

Contributi:

Sicurezza collettiva

Un esempio è la Società delle Nazioni. Si tratta di una architettura istituzionale basata su un principio: la sicurezza è un bene indivisibile. Un gruppo di stati in cui la sicurezza non può essere divisa (uno stato non può essere più protetto di un altro). La sicurezza è un fondo condiviso: se attacco uno, attacco tutti e tutti rispondono anche se è un alleato ad attaccare.

È difficile realizzare la risposta di tutti? Non è realistico vedere la sicurezza come un bene indivisibile. La risposta deve essere data a qualsiasi minaccia, anche se interna:

  • Alleanza: la minaccia diventa quindi esterna. Mi alleo contro un nemico esterno.
  • Azione collettiva: a una minaccia corrisponde la risposta di tutti. Allora il mio contributo sarà marginale. Se intervengo o no non cambierà nulla. Il problema della sicurezza si risolve ma i costi coinvolgono chi interviene direttamente. Per questo vengono inserite formule di punizione/incentivo per evitare questo problema.

Pace democratica

È utile in quanto limita automaticamente il numero dei nemici.

Critiche:

  • I liberali sono troppo ottimisti. Nell'ambito della sicurezza, la situazione è più sotto stress. Inoltre pongono più attenzione ai trattati commerciali che a quelli di sicurezza. Gli accordi di sicurezza diventano più comuni ma più deboli, in quanto i trattati commerciali sono considerati più importanti e più seguiti.
  • I liberali sono la versione buona dei realisti. Hanno gli stessi principi e assunti e sono servi del potere.

I realisti e liberali han

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher greenhair di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Studi strategici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Parsi Vittorio Emanuele.
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