Storia romana
Qualche nozione introduttiva
Datazione e cronologia
La pratica di contare gli anni dall’età di Cristo è stata introdotta da Dionigi Esiguo detto il Piccolo tra il V e il VI secolo. In Europa, però, si è diffuso solo dopo il X secolo, mentre la consuetudine di contare gli anni prima di Cristo si è generalizzata dal XVIII secolo. A Roma, dall’età repubblicana, gli anni erano indicati con il nome dei magistrati eponimi, generalmente tramite la menzione dei due consoli. Parallelamente, gli autori greci costruirono un’intelaiatura cronologica utilizzando il confronto tra l’era delle Olimpiadi e la serie di eponimi.
L’uso di esprimere la data partendo dalla nascita di Roma prese piede negli ambienti dotti antichi soltanto tra la fine dell’epoca repubblicana e la prima età imperiale e venne fissata in epoca cesariana da Marco Terenzio Varrone (data varroniana). Essa fu ricavata retrospettivamente dalla 509 come primo anno della repubblica e attribuendo 35 anni alla durata di ciascuno dei sette re. Nei testi epigrafici, comunque, prevalse l’uso di annotare i rinnovi annali dei poteri tribunizi di ciascun imperatore.
Il calendario romano repubblicano, in vigore fino alla riforma di Cesare del 46 a.C., era basato su un anno di 355 giorni, suddiviso in dodici mesi che cominciava il primo di marzo. Dal 153 a.C. venne anticipato al primo di gennaio. Per eguagliare l’anno civile a quello solare e stagionale si applicavano artifici che creavano un mese intercalare alla fine di febbraio. Per la scansione settimanale si utilizzavano le nundinae, ovvero i giorni di mercato tenuti ogni otto giorni che si segnavano nel calendario dalla A alle H. Questi intervalli di tempo erano utilizzati anche in politica.
Onomastica romana
Nell’età più antica, la denominazione consisteva in un unico nome al quale col tempo se ne aggiunse un secondo e poi un terzo componendo la tria nomina:
- Prenome = nome personale, col tempo diventarono pochi tanto da poterli abbreviare (M per Marcus, Ti per Tiberius).
- Gentilizio = designava la gens familiare e veniva trasmesso di padre in figlio (Claudius, Sempronius).
- Cognomen = derivato da un soprannome che poi spesso tendeva a divenire ereditario tra le famiglie di una stessa gens.
In caso di adozione, si assumevano i tria nomina del padre seguiti da un cognomen della famiglia di origine. Le cittadine libere ricevevano solo il gentilizio paterno, in epoca imperiale si aggiunse il gentilizio che veniva portato anche dopo il matrimonio. Gli schiavi avevano un unico nome personale; se liberati, assumevano il prenome e il gentilizio dell’ex padrone (che diveniva loro patrono) e come cognome tenevano il nome da schiavo.
Famiglia romana e la donna
Comprendeva un raggruppamento sociale ben più ampio di quello che siamo abituati a intendere oggi. A Roma facevano parte della stessa “familia” tutti coloro che ricadevano sotto l’autorità di uno stesso capofamiglia. Si può così dire che il vincolo di fondo della famiglia romana fosse rappresentato dal potere del pater familias sulle persone che rispettavano la sua autorità. Era inoltre un’unità economica, religiosa e politica.
Importantissima era la religiosità: i riti familiari si trasmettevano di padre in figlio e la loro osservanza era ritenuta assolutamente doverosa. Gli antenati del ramo paterno furono il primo oggetto di culto all’interno della società romana. Un figlio rimaneva sotto l’autorità del padre finché questi era in vita.
Il ruolo della donna aristocratica, che riceveva un’educazione intellettuale, non si esauriva alla sola vita domestica. Anche se l’autorità riconosciuta fu, almeno in Roma arcaica e per un bel pezzo di quella repubblicana, quella dell’uomo, la moglie accompagnava il marito nella vita pubblica e condivideva con lui il compito di educare i figli. Il potere del marito sulla moglie non conosceva però limiti. Il matrimonio era fondamentalmente un’istituzione privata con importanti conseguenze giuridiche, e il ripudio era un fatto semplicissimo da mettere in atto (dai mariti) e spesso utilizzato. Al divorzio consensuale si arriverà col tempo.
Il mondo di Roma: definito uno, duplice e molteplice
- Uno perché l’amministrazione, la cittadinanza, l’esercito, il diritto furono elementi unificanti.
- Duplice perché non fu un mondo esclusivamente latino ma influenzato dalla grecità.
- Molteplice perché lasciò convivere un mosaico di varie cittadinanze chi se limitò a classificare.
I popoli dell'Italia antica e le origini di Roma
L’Italia preromana
Italia dell’età del bronzo e l’età del ferro:
- Età del bronzo (III - I millennio a.C.): sviluppo nella penisola italiana; si passa da una miriade di gruppi di piccole dimensioni al sorgere di forme di organizzazione proto statale. Sono dislocati un po’ ovunque lungo tutta la penisola ma soprattutto sugli Appennini (viene infatti denominata cultura “appenninica”). Vi fu un importante incremento demografico per il miglioramento dello sfruttamento delle risorse. I villaggi erano costituiti da capanne su palafitte per difesa e isolamento dal terreno acquitrinoso; erano circondati da argini e fossati e attraversati da due strade perpendicolari. In particolare, nell’età del bronzo recente (XIV - XII sec. a.C.), è documentata un’intensa circolazione di prodotti e anche di persone provenienti dall’area micenea (area culturalmente più evoluta): tali contatti favorirono il formarsi di aggregazioni più consistenti.
- Età del ferro (IX sec. a.C.): emerge una differenziazione tra due gruppi in base alla sepoltura dei cadaveri: uno usa la cremazione (Italia sett. e costa tirrenica fino alla Campania), l’altro l’inumazione (tutte le altre regioni). In quel periodo il quadro linguistico era assai variegato, a causa probabilmente dell’arrivo nella penisola di gruppi etnici di varia provenienza, ma comunque divisibili in due tronconi: indoeuropee (Latino e falisco, divisi a loro volta in sottogruppi, celtico e messapico) e non indoeuropee (Etrusco, ligure e sardo).
- Metà dell’VIII secolo a.C.: vennero fondate nell’Italia meridionale diverse colonie della Magna Grecia. Lungo la costa ionica, tirrenica e in Sicilia sorsero città importanti (Taranto, Crotone, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento) che esercitarono una grande influenza sulle popolazioni indigene. Era inoltre presente in Sardegna la civiltà dei Sardi, una civiltà nota soprattutto per i nuraghe, costruzioni a forma di cono che fecero la loro comparsa nella prima metà del II millennio a.C., e si pensa che avessero una funzione prettamente difensiva.
I primi frequentatori dell’Italia meridionale ci vengono presentati dallo storico greco Dionigi D’Alicarnasso che scrive in epoca augustea (fine I sec), descrive come le stesse aree deserte nel bronzo medio ora siano fittamente insediate ma è difficile che gli insediamenti siano greci come sostiene Dionigi. La verità storica comunque c’è perché è in questo periodo che iniziano i commerci con le coste del meridione, la colonizzazione greca inizierà dopo la fine della crisi del mondo miceneo, verso VIII secolo a.C.
Le trasformazioni dell’Italia centrale
Tra l’VIII e il V secolo a.C. si assiste all’espansione delle popolazioni appenniniche centro-meridionali, i Sabini si intromettono nella Roma dei Latini e altri gruppi non latini (Equi, Ernici, Volsci) occupano il Lazio. L’apice si raggiungerà tra V e IV sec a.C. con l’espansionismo dei Sanniti. Nell’adriatico cominciano a configurarsi i Piceni tra il IX e il VII sec a.C.
Gli Etruschi
Origine ed espansione degli Etruschi. Gli Etruschi sono la più importante popolazione dell’Italia preromana, anche se le loro origini sono abbastanza incerte.
- Erodoto (V sec. a.C.) sosteneva fossero un gruppo di Lidi che navigarono alla volta dell’Italia dall’Asia minore.
- Dionigi di Alicarnasso (I sec. a.C.) li riteneva invece genti autoctone.
- Altri ancora pensavano provenissero dal lontano nord.
La ricerca storica e archeologica moderna colloca l’origine di questo popolo tra l’VIII e il VII sec. a.C. e sostiene che fu il punto d’incontro tra un’evoluzione delle società e delle economie locali e l’influenza delle colonie greche presenti nell’Italia meridionale. Nel loro periodo di massima espansione (VII - VI sec. a.C.) gli Etruschi controllavano la quasi totalità dell’Italia centro-occidentale e competevano con Greci e Cartaginesi per il controllo delle principali rotte marittime. Gli Etruschi si organizzarono fin dall’inizio in città indipendenti governati da sovrani (lucumoni); l’unica forma di aggregazione delle comunità etrusche che ci sia nota è quella rappresentata dalla lega delle 12 città più importanti, che aveva però scopi essenzialmente religiosi.
Religione e cultura
Nel mondo etrusco ebbero un enorme sviluppo i riti religiosi. Le divinità del pantheon etrusco sono in gran parte assimilabili a quelle greche: infatti anche la principale divinità etrusca Tinia, sembra subordinata al fato, proprio come Zeus. Il più lungo documento a noi noto in lingua etrusca è il “libro di lino” di Zagabria utilizzato per avvolgere una mummia, consiste in un calendario con le prescrizioni rituali liturgiche.
Nella religiosità etrusca ha un’importanza particolare la concezione dell’aldilà. Gli Etruschi credevano infatti che la vita continuasse nell’aldilà, e la tomba viene di conseguenza concepita come un prolungamento della dimora del vivo. Agli etruschi premeva molto la volontà divina per questo praticavano l’“Aruspicina”: Arte d’interpretare la volontà degli Dei attraverso l’esame delle viscere degli animali sacrificati per scopi religiosi, un monumento famoso legato a questa pratica è il “fegato di Piacenza”, strumento o modello didattico in bronzo.
Il problema della lingua
Il loro alfabeto è un riadattamento da quello greco, anche se la lingua non è di origine indoeuropea. I testi che sono giunti fino a noi sono per lo più costituiti da brevi formule, nelle quali spesso compare il nome del defunto. Pochi sono i testi di una certa estensione, tra questi il “libro di lino”, la “tavola Cortonese” (documento che indica i confini di due proprietà) e le “lamine di Pyrgi” (testo su un tempio in fenicio e etrusco bilingue).
Tecnica e arte
I siti delle città etrusche hanno lasciato una traccia archeologica relativamente modesta, ad eccezione delle necropoli che venivano organizzate come vere e proprie abitazioni sotterranee, costruite con varie strutture: a pozzo, a fossa, a camera. Dal punto di vista della tecnica architettonica è notevole il grado di perfezionamento raggiunto dagli Etruschi nell’uso della copertura a volta e dell’arco.
Per quanto riguarda le attività economiche, gli Etruschi praticavano con successo l’agricoltura (cereali), la metallurgia e l’artigianato artistico, esportando i loro prodotti in ampie zone del Mediterraneo. Furono abili sia nell’estrazione di minerali, sia nel trattamento dei metalli grezzi in apposite fornaci.
Fine:
- 530 a.C., Battaglia navale contro i Focei: prima battuta d’arresto dell’espansione etrusca. Nonostante l’alleanza coi Cartaginesi, non riuscirono ad avere la meglio.
- 474 a.C., battaglia di Cuma: sconfitta contro i Greci di Siracusa che fermò anche l’espansionismo verso l’Italia meridionale.
- 396 a.C., caduta della città di Veio ad opera dei Romani: l’Etruria da allora cominciò a passare sotto il dominio di Roma.
Roma
Le fonti letterarie
Il progresso scientifico liberò le ricostruzioni su Roma dalle implicazioni religiose e politiche, con Niebhur all’inizio del XIX secolo si analizzarono criticamente le fonti con l’uso dell’analogia. Alla fine del XIX secolo, l’ipercritica del positivismo che negava tutta la tradizione letteraria non parve più accettabile e con Gaetano de Sanctis si propose una critica temperata che considera le fonti letterarie più attendibili analizzandole.
I primi storici ad occuparsi dell’Italia meridionale furono greci, e in greco scrissero i primi storici romani (Fabio Pittore, III sec. a.C.), a più di cinque secoli dalla fondazione dell’urbe, il primo storico a scrivere in latino fu Marco Porcio Catone, il censore. Le poche iscrizioni che ci sono pervenute non ci danno grandi informazioni.
I primi storici dei quali possiamo tutt’ora leggere le narrazioni di Roma arcaica furono:
- Tito Livio, di Padova, contemporaneo di Augusto, che scrisse una storia di Roma in 142 libri e si rendeva conto della fragilità delle sue basi.
- Dionigi di Alicarnasso, scrisse “antichità romane” in 20 libri dalla fondazione alla prima guerra punica, si dedicò a spiegare l’origine ellenica di Roma attraverso i confronti tra le due società.
La versione più nota delle origini di Roma inserisce la fondazione di Alba Longa e la dinastia dei re Albani tra l’arrivo di Enea e il regno di Romolo. Secondo la leggenda, il fondatore e primo re della città, Romolo, è addirittura figlio di Marte e della figlia dell’ultimo di re di Alba Longa, tradizione alla quale si ispira Virgilio.
I sette re di Roma
754-509 a.C., PERIODO MONARCHICO (Dalla fondazione all’instaurazione della Repubblica): in questo periodo su Roma avrebbero regnato sette re:
- Romolo: prime istituzioni politiche.
- Numa Pompilio: primi istituti religiosi.
- Tullio Ostilio: campagne militari di conquista.
- Anco Marcio: fondazione della colonia di Ostia.
- Tarquinio Prisco: importanti opere pubbliche.
- Servio Tullio: costruzione delle prime mura della città.
- Tarquinio il Superbo: tratti tipici del tiranno.
Il problema principale è l’attendibilità di fondo delle fonti che spiegano le origini di Roma, queste erano:
- Opere storiche degli annalisti perdute, prima di Tito Livio e Dionigi.
- La tradizione familiare, celebrazioni per accreditare la propria superiorità.
- La tradizione orale, soggetta però a forti distorsioni.
- I documenti d’archivio e annali dei pontefici che attorno al 130 furono pubblicati in 80 libri da Mucio Scevola.
La storiografia moderna
Principalmente si occupa di analizzare criticamente i dati della tradizione. Alcuni elementi possono definirsi sicuramente storici (la compresenza di popolazioni diverse, Latini e Sabini, all’origine della storia di Roma, e la fase di predominio Etrusco nel periodo finale della monarchia, da Tarquinio Prisco in poi).
La fondazione di Roma
La nascita della città dovette essere il risultato di un processo formativo lento e graduale, una sorta di federazione di comunità che già vivevano sparse sui singoli colli. Roma sorgeva sul basso corso del Tevere, in una posizione di confine tra due aree etnicamente differenti: la zona etrusca e il Lazio antico.
Nella fondazione di una città un’importanza fondamentale era rivestita dal pomerio, una linea sacra che ne delimitava il perimetro all’altezza delle mura. Il pomerio non sempre coincideva con le mura, in quanto esso era tracciato secondo la procedura religiosa, mentre le mura rispondevano ad esigenze difensive in rapporto al territorio.
Gli scavi condotti nel 1988 hanno portato alla luce i resti di una palizzata e di un muro databile al VIII sec a.C. Nella palizzata si deve vedere la linea dell’originario solco di confine detto pomerio, e nel muro arcaico in scaglie di tufo di circa 1.20 metri, il “muro di Romolo”.
L’area del pomerio era limitata da cippi infissi nel terreno durante una cerimonia, in caso di ampliamento i vecchi cippi non venivano spostati, non venne accresciuto fino a Silla (inizio I secolo a.C.) e l’ultimo ad ampliarlo fu Aureliano (seconda metà del III sec d.C.).
Lo Stato romano arcaico
Alla base dell’organizzazione sociale dei Latini ci fu una struttura in famiglie, alla cui testa stava il pater, che aveva il potere assoluto su tutti i suoi componenti. Tutte le famiglie che riconoscevano di avere un antenato in comune costituivano la gens, che ebbe grande rilievo in età arcaica.
La popolazione dello Stato Romano arcaico era divisa in curie, gruppi religiosi e militari che comprendevano tutti gli abitanti del territorio ad eccezione degli schiavi (non sappiamo se fossero organizzate su base territoriale o gentilizia). Durante il periodo di predominio etrusco, lo stato romano si organizzò secondo criteri più precisi: ogni tribù (inizialmente tre, Tities, Ramnes e Luceres), fu divisa in dieci curie e da ogni tribù furono scelti 100 senatori (300 in tutto, che formavano l’assemblea degli anziani). Ognuna delle tre tribù era inoltre tenuta a fornire un contingente di cavalleria (100 uomini) e uno di fanteria (1000 uomini).
La Monarchia Romana
La sua principale caratteristica era quella di essere elettiva. Inizialmente il re doveva essere affiancato da un consiglio di anziani proveniente dalle più potenti famiglie (patres). Il re era anche supremo capo religioso e nella celebrazione del culto veniva affiancato dai collegi dei sacerdoti. Particolarmente importante fu quello dei pontefici (depositari anche delle norme giuridiche prima della redazione di leggi scritte).
Importante divisione sociale fu quella tra patrizi e plebei: c’è incertezza sull’origine di questa divisione sociale. Diverse sono le possibilità, ma sembra che la differenziazione tra patrizi e plebei sia il punto d’arrivo di un’evoluzione.
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