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Elementi e questioni fondamentali

Che cos'è uno stato?

“Inventato” un’affermazione. L'Europa ha lo stato: può essere considerata politicamente scorretta visto “stati” che già i cinesi hanno dato vita a collettività. Ma quelle dei cinesi non era nel senso moderno, “regni”. Ovunque oggi si incontrano varianti dello stato moderno.

“Stato” è un tema storico. La nascita dello stato moderno non è stata una necessità, è stata quasi casuale, frutto di un'evoluzione. Lo stato moderno non è buono né cattivo di per sé e non neutrale. Bisogna sottolineare questi aspetti soprattutto in Germania perché si capisce quanto il termine “stato” non sia neutrale:

  • “Padre culto quasi religioso dello Stato l'espressione Stato”, esiste solo in tedesco.
  • La storiografia teologica e filosofica tedesca dell'Ottocento lo colloca su un piano astorico e atemporale:

Hegel lo definisce:

  • Totalità etica
  • La realizzazione della libertà
  • E dunque il fine della storia universale

Ranke:

  • “Pensiero dice che gli stati sono di Dio”
  • Sostiene che nulla si avvicina all’ordine divino più dell’ordine statale.

Come e perché è nato?

  • Conseguenza di una necessità antropologica: regolare i rapporti di potere tra gli uomini, potere inteso come possibilità di imporre la propria volontà su quella altrui (ogni forma di potere comporta qualche forma di abuso).

Se questo avviene, il potere si trasforma in dominio e dà vita ad un'istituzione politica. Nasce così lo stato moderno, che nella sua essenza è stato di potenza. I dominati lo accettano:

  • Ritenendo il dominio utile
  • O per paura di violenze.

Le fondamenta degli stati sono state poste nelle guerre. Quindi, se chi ha creato lo stato è chi ha fatto le guerre, questo non voleva creare uno stato, soprattutto moderno. Quando il fondatore di un regno moriva, la sua opera crollava rapidamente se mancava un successore. La continuità di questa volontà di potere è stata la base dello stato moderno. Le crisi dinastiche infatti provocavano in genere crisi dello stato. Ma non bastava la continuità dinastica, servivano élite di potere interessate a incrementare il potere centrale. Questo è peculiare della cultura politica europea che trae origine dal nesso:

  • Tra l’eredità antica e cristiana
  • E la cultura dei popoli del nord e dell'est.

Fu cruciale l'intervento della Chiesa cattolica. Lo sviluppo politico dei futuri stati fu deciso dalla rivalità reciproca tra “fondatori di stati”, quindi dalle guerre (costose, sempre più bisognose di risorse, quindi che accentrarono il potere centrale). Nacque un complesso di istituzioni che aveva la funzione:

  • Di prendere e far eseguire decisioni
  • E di esercitare un controllo sociale.

Le collettività si fondano su una complessa struttura di istituzioni il cui funzionamento presuppone una cultura politica. Nell'Europa meridionale questo si verificò durante il medioevo e si concluse nel XIX secolo con il sorgere dello stato moderno, in grado di legittimarsi da solo e fine a sé stesso. Per Max Weber questo stato moderno ha 5 caratteristiche essenziali:

  • Territorio statale unitario con dominio esclusivo
  • Popolo statale unitario (i nomadi non possono dar vita ad uno Stato moderno)
  • Potere statale unitario, titolare della sovranità, le collettività premoderne avevano soggetti dotati di sovranità propria. Adesso i funzionari:
    • Non hanno poteri propri ma sono delegati dal potere centrale
    • Fanno parte di un potere statale unitario in linea di principio anche se differenziato.

L'unitarietà è l'essenza della politica moderna. Le condizioni politiche sia premoderne sia postmoderne sono caratterizzate invece da una pluralità politica. La sovranità del potere statale significa:

  • Che esso non riconosce nulla e nessuno sopra di sé né all’interno né all’esterno della propria collettività. Pertanto si ha:
  • Monopolio dell'uso legittimo della forza fisica all'interno, regolato da giustizia e amministrazione, esercitato dalla polizia
  • Monopolio dell'uso legittimo della forza fisica all'esterno, diritto illimitato di fare guerre a propria discrezione. le forze armate sono sotto l’esclusivo controllo del potere statale.

Con le rivoluzioni della fine del Settecento e dell’Ottocento si aggiungono altre 3 caratteristiche:

  • Lo stato moderno è stato di diritto e costituzionale (non è un legame unicamente connesso alla democrazia. Nell’Ottocento la Prussia e altri territori tedeschi erano stati di diritto e in parte anche costituzionali, ma non per questo democratici)
  • Lo stato moderno è stato nazionale:
    • Il popolo diventa l'essenza dello stato
    • E il potere statale diventa esecutore della volontà nazionale unitaria
  • Lo stato moderno è una democrazia:
    • Riconosce nella propria costituzione la sovranità del popolo
    • E i diritti fondamentali dell'uomo
    • Il potere statale è costituito come regime parlamentare attraverso elezioni generali ed egualitarie, libere e segrete.

Stati, regni, repubbliche

Il termine collettività:

  • Nella sua accezione più ampia, come il latino res publica, indica qualsiasi forma di dominio organizzato [secondo l’autore] include regni e repubbliche (Machiavelli scriveva di principati e repubbliche, ma già Omero parlava di monocrazia e policrazia).

I due modelli fondamentali di organizzazione locale del potere nell'Europa premoderna erano:

  • Aristocratico
  • Comunale ed erano varianti di quelle forme.

Il nucleo di un regno poteva essere costituito da:

  • Principati urbani (si riscontrano nell’antichità in Asia minore, Grecia, Etruria)
  • Principati ereditari.

I grandi regni producevano cibo:

  • Per sfamare chi si dedicava al regno
  • E le eccedenze erano usate in cambio di lavoro coatto, tributi in natura (ad es. beni alimentari o tessuti) e tasse.

I beneficiari erano:

  • Il sovrano, i suoi familiari, servitori, dignitari, soldati, clero.
  • Artigiani e commercianti (soddisfano i bisogni delle élite e degli altri cittadini).

La funzione di dominio si manifestava nella forma edilizia: palazzi, luoghi di culto. Inoltre le città erano fortificate per proteggersi dalle minacce esterne o interne. Artigiani e mercanti svilupparono un'economia di mercato, a vantaggio di coloro che ne erano coinvolti. Lo sviluppo dell'economia mercantile e monetaria favorì la crescita dei futuri poteri statali. Il commercio e l’agricoltura erano facilmente tassabili, consentendo l'accumulazione di vasti patrimoni privati in forma monetaria che potevano essere usati:

  • Come fonte di credito per l'ascesa politica
  • E per il finanziamento di guerre.

In Europa si stabilì uno stretto legame tra:

  • Una forma primitiva di capitalismo
  • E nascita dello stato moderno.

Nella maggior parte dei regni si crea disuguaglianza, divisione sociale e politica:

  • Da una parte vi sono élite dinastiche, amministrative, militari e religiose
  • Dall’altra gruppi di popolazione separati, cui spetta la produzione, la trasformazione e la distribuzione dei beni.

La nascita di un regno produceva un peggioramento della condizione femminile per 2 motivi:

  • I regni venivano creati in virtù delle guerre (compito degli uomini)
  • La nascita del potere statale diminuisce l'importanza dominante delle famiglie e i raggruppamenti familiari, nei quali le donne avevano ruoli di primo piano

In questo contesto è interessante la funzione svolta della religione di un regno. Generalmente i regni prevedevano una religione di stato con il culto delle divinità, dalla cui benevolenza dipendeva sia il sovrano, sia il regno. Nei regni più estesi sacerdoti e amministratori erano i principali depositari della scrittura, usata per contabilizzazioni a fini religiosi e politici. In età premoderna le comunicazioni e i trasporti non erano ancora sviluppati, quindi il controllo dello spazio era un problema per i regni più estesi: bisognava procurarsi la collaborazione di un'amministrazione locale autonoma. Quindi si creavano strutture composite (ad esempio Austria-Ungheria), formate da territori con status differenziato che venivano aggregati con modalità diverse. In caso di rifiuto di collaborazione si ricorreva alla forza militare.

La nascita dei regni è quindi questione di spazio ma anche di tempo: si deve ipotizzare una soglia critica di sviluppo (in termini di numero di abitanti, produttività economica, livello degli armamenti) superata la quale si formava il regno. Probabilmente questo interessò anche le repubbliche, anch’esse davano vita ad un regno: la città regnava sui sudditi come una sorta di principe collettivo (Impero Romano). Ancora oggi l'unica definizione corretta di “repubblica” è “assenza di monarchia”. In epoca premoderna i regimi oligarchici erano molto diffusi. Esistevano repubbliche contadine (non soltanto in Svizzera), soprattutto città. L’autore preferisce usare quest’ultimo termine. Erano quindi definite città-stato o repubbliche cittadine:

  • Queste repubbliche non erano stati in senso stretto
  • Erano la principale alternativa allo stato moderno, per questo furono sottomesse
  • Avevano autonomia politica più o meno ampia basata su un'autarchia economica.

Questo ebbe conseguenze importanti per lo stato moderno europeo. In quelle città fu inventata la politica (=partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni che li riguardano): poteva attuarsi solo in collettività di proporzioni modeste (per Platone non più di 5040). Lo stato moderno fece propria l'alta densità di regolamentazione della vita quotidiana.

Stato e società

Le “società” si possono suddividere per settori. Le istituzioni sociali private possono essere di tipo:

  • Economico
  • Politico
  • Religioso.

Nei tempi premoderni questa suddivisione era inutile. Società e collettività erano la stessa cosa. Nell’Europa meridionale vi era una forte identificazione della Chiesa con la società e collettività. Nella prima fase dell’era moderna la complessità sociale portò a una differenziazione del termine. Hegel distinse:

  • Società civile (gli individui perseguivano i propri interessi privati, soprattutto economici)
  • E Stato (doveva tutelare in modo imparziale il bene comune).

Marx mantenne la distinzione di Hegel invertita:

  • Lo Stato non era autonomo e neutrale, ma dipendeva dagli interessi
  • La fine delle lotte di classe avrebbe dato luogo all’estinzione dello stato.

N.B. Tesi smentita perché proprio sotto il potere comunista si espresse con particolare vigore la tendenza a reprimere l’autonomia delle forze sociali. L’auto-organizzazione della società è intesa soprattutto come economia di mercato priva di restrizioni. Il bene comune deve venire dall’equilibrio tra i vari interessi particolari prodotti dalle forze del mercato. Come reazione allo strapotere del mercato nasce una nuova visione di civil society: esiste accanto a economia e politica un terzo elemento sociale indipendente da entrambe, rappresentato da cultura e socievolezza. Ma questi si trovano sotto il controllo di economia e stato, quindi bisogna trovare forme istituzionali che ne garantiscono l’attività autonoma:

  • Mezzi di comunicazione indipendenti
  • Organizzazioni non governative (sostengono quegli interessi sociali che vengono trascurati dall’economia e dallo stato, senza essere orientate al profitto).

Stato e diritto

Lo stato moderno ha il monopolio del diritto e garantisce che processi politici, sociali ed economici si svolgano in base alle leggi. Si dà una costituzione che lo vincola al rispetto dei diritti umani e fondamentali (il dominio deve essere esercitato dalle leggi, non dagli uomini). Sulla base di questo devono orientarsi la giustizia e l’amministrazione. L'aspetto decisivo è però la prassi quotidiana dello stato secondo diritto che diventa stato del diritto amministrativo ben ordinato (formula che risale all'impero tedesco). Per uno stato di diritto è fondamentale:

  • Garantire la giustizia
  • Lo stato risponde delle conseguenze delle azioni dei propri organi
  • Le competenze e procedure dell’amministrazione devono essere note e trasparenti
  • I soggetti interessati hanno il diritto di partecipare all’azione amministrativa.

Le leggi e le decisioni amministrative dovrebbero essere precise e stabili. C'è il rischio che diventi formalmente corretto ma iniquo, come accadde in Germania dopo il 1933: la maggioranza dei giuristi e di altri funzionari fu disposta a prestare fedelmente servizio anche sotto un regime ingiusto. Il potere statale e i suoi organi sono in condizione di eludere le loro stesse leggi, evitando di applicarle o disattivandole (es. libertà d’informazione). Lo stato di diritto sta nel diritto e viene legittimato dal diritto. In origine stato e diritto non avevano questo legame:

  • Per il diritto contava la giustizia
  • Per lo stato il potere.

Il diritto si identificava:

  • Con la religione
  • Con la tradizione
  • Era indipendente dal dominio.

Con lo stato moderno si crea un nuovo diritto:

  • Strumento di potere dei soggetti di volta in volta dominanti
  • Riflesso della situazione sociale esistente
  • Espressione delle convinzioni morali prevalenti
  • Sedimento delle consuetudini in atto.

Quindi il diritto:

  1. Ha base ideali, ma anche materiali
  2. È finalizzato alla riduzione della complessità: la varietà della vita viene ridotta a casi standardizzati ed è così controllabile.

Il cambiamento sociale richiede di volta in volta un cambiamento del diritto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ConteJan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dello Stato moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Motta Franco.
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