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I grandi regni producevano cibo:

 per sfamare chi si dedicava al regno

 e le eccedenze erano usate in cambio di lavoro coatto, tributi in natura (ad es. beni alimentari o

tessuti) e tasse.

I beneficiari erano:

 il sovrano, i suoi familiari, servitori, dignitari, soldati, clero.

 artigiani e commercianti (soddisfano i bisogni delle élite e degli altri cittadini).

La funzione di dominio si manifestava nella forma edilizia: palazzi, luoghi di culto.

Inoltre le città erano fortificate per proteggersi dalle minacce esterne o interne.

Artigiani e mercanti svilupparono un'economia di mercato, a vantaggio di coloro che ne erano

coinvolti.

Lo sviluppo dell'economia mercantile e monetaria favorì la crescita dei futuri poteri statali.

Il commercio e l’agricoltura erano facilmente tassabili, consentendo l'accumulazione di vasti patrimoni

privati in forma monetaria che potevano essere usati:

 come fonte di credito per l'ascesa politica

 e per il finanziamento di guerre.

In Europa si stabilì uno stretto legame tra:

 una forma primitiva di capitalismo

 e nascita dello stato moderno.

Nella maggior parte dei regni si crea disuguaglianza, divisione sociale e politica:

 da una parte vi sono élite dinastiche, amministrative, militari e religiose

 dall’altra gruppi di popolazione separati, cui spetta la produzione, la trasformazione e la

distribuzione dei beni

La nascita di un regno produceva un peggioramento della condizione femminile per 2 motivi:

1) i regni venivano creati in virtù delle guerre (compito degli uomini)

2) la nascita del potere statale diminuisce l'importanza dominante delle famiglie e i

raggruppamenti familiari, nei quali le donne avevano ruoli di primo piano

In questo contesto è interessante la funzione svolta della religione di un regno.

Generalmente i regni prevedevano una religione di stato con il culto delle divinità, dalla cui

benevolenza dipendeva sia il sovrano, sia il regno.

Nei regni più estesi sacerdoti e amministratori erano i principali depositari della scrittura, usata per 4

contabilità a fini religiosi e politici.

In età premoderna le comunicazioni e i trasporti non erano ancora sviluppati, quindi il controllo dello

spazio era un problema per i regni più estesi:

bisognava procurarsi la collaborazione di un'amministrazione locale autonoma.

Quindi si creavano strutture composite (ad esempio Austria-Ungheria), formate da territori con status

differenziato che venivano aggregati con modalità diverse.

In caso di rifiuto di collaborazione si ricorreva alla forza militare.

La nascita dei regni è quindi questione di spazio ma anche di tempo:

si deve ipotizzare una soglia critica di sviluppo (in termini di numero di abitanti, produttività

economica, livello degli armamenti) superata la quale si formava il regno.

Probabilmente questo interessò anche le repubbliche, anch’esse davano vita ad un regno: la città

regnava sui sudditi come una sorta di principe collettivo (Impero Romano).

Ancora oggi l'unica definizione corretta di “repubblica” è “assenza di monarchia”.

In epoca premoderna i regimi oligarchici erano molto diffusi.

Esistevano repubbliche contadine (non soltanto in Svizzera), soprattutto città.

[l’autore preferisce usare quest’ultimo termine]

Erano quindi definite città-stato o repubbliche cittadine

:  queste repubbliche non erano stati in senso stretto

 erano la principale alternativa allo stato moderno, per questo furono sottomesse

 avevano autonomia politica più o meno ampia basata su un'autarchia economica.

Questo ebbe conseguenze importanti per lo stato moderno europeo.

In quelle città fu inventata la politica (=partecipazione di tutti i cittadini alle decisioni che li

riguardano):

poteva attuarsi solo in collettività di proporzioni modeste (per Platone non più di 5040).

Lo Stato moderno fece propria l'alta densità di regolamentazione della vita quotidiana.

3. Stato e società

Le “società” si possono suddividere per settori.

Le istituzioni sociali private possono essere di tipo:

 economico

 politico

 e religioso.

Nei tempi premoderni questa suddivisione era inutile. Società e collettività erano la stessa cosa.

Nell’Europa meridionale vi era una forte identificazione della Chiesa con la società e collettività. 5

Nella prima fase dell’era moderna la complessità sociale portò a una differenziazione del termine.

HEGEL distinse:

 società civile (gli individui perseguivano i propri interessi privati, soprattutto economici)

 e Stato (doveva tutelare in modo imparziale il bene comune).

MARX mantenne la distinzione dei HEGEL invertita:

 lo Stato non era autonomo e neutrale, ma dipendeva dagli interessi

 la fine delle lotte di classe avrebbe dato luogo all’estinzione dello stato.

solo

N.B. Tesi smentita perché proprio sotto il potere comunista si espresse con particolare vigore la

tendenza a reprimere l’autonomia delle forze sociali.

L’auto-organizzazione della società è intesa soprattutto come economia di mercato priva di restrizioni.

deve venire dall’equilibrio tra i vari interessi particolari prodotti dalle forze del

Il bene comune

mercato.

Come reazione allo strapotere del mercato nasce una nuova visione di civil society: esiste accanto ad

economia e politica un terzo elemento sociale indipendente da entrambe, rappresentato da cultura e

socievolezza.

Ma questi si trovano sotto il controllo di economia e stato, quindi bisogna trovare forme istituzionali

che ne garantiscono l’attività autonoma:

 mezzi di comunicazione indipendenti

 e organizzazioni non governative (sostengono quegli interessi sociali che vengono trascurati

dall’economia e dallo stato, senza essere orientate al profitto).

4. Stato e diritto

Lo stato moderno ha il monopolio del diritto e garantisce che processi politici, sociali ed economici si

svolgano in base alle leggi.

Si dà una costituzione che lo vincola al rispetto dei diritti umani e fondamentali (il dominio deve essere

esercitato dalle leggi, non dagli uomini).

Sulla base di questo devono orientarsi la giustizia e l’amministrazione.

L'aspetto decisivo è però la prassi quotidiana dello stato secondo diritto

che diventa

stato del diritto amministrativo ben ordinato

(formula che risale all'impero tedesco)

Per uno stato di diritto è fondamentale:

 garantire la giustizia

 lo stato risponde delle conseguenze delle azioni dei propri organi

 le competenze e procedure dell’amministrazione devono essere note e trasparenti

 i soggetti interessati hanno il diritto di partecipare all’azione amministrativa.

Le leggi e le decisioni amministrative dovrebbero essere precise e stabili. 6

C'è il rischio che diventi formalmente corretto ma iniquo, come accadde in Germania dopo il 1933: la

maggioranza dei giuristi e di altri funzionari fu disposta a prestare fedelmente servizio anche sotto un

regime ingiusto.

Il potere statale e i suoi organi sono in condizione di eludere le loro stesse leggi, evitando di applicarle

o disattivandole (es. Libertà d’informazione).

Lo stato di diritto sta nel diritto e viene legittimato dal diritto.

In origine stato e diritto non avevano questo legame:

 per il diritto contava la giustizia

 per lo stato il potere.

Il diritto si identificava:

 con la religione

 con la tradizione

 era indipendente dal dominio.

Con lo stato moderno si crea un nuovo diritto:

 strumento di potere dei soggetti di volta in volta dominanti

 riflesso della situazione sociale esistente

 espressione delle convinzioni morali prevalenti

 sedimento delle consuetudini in atto.

Quindi il diritto:

1) ha base ideali, ma anche materiali

2) è finalizzato alla riduzione della complessità: la varietà della vita viene ridotta a casi

standardizzati ed è così controllabile.

Il cambiamento sociale richiede di volta in volta un cambiamento del diritto.

Il successo storico dello stato moderno è dovuto alla dipendenza del diritto dallo stato, soprattutto come

educatore dei sudditi.

In paesi che hanno una storia diversa da quella dell'Europa occidentale e centrale, ciò che ostacola lo

stato di diritto non è la debolezza del potere dello stato, ma la nozione diversa di diritto e disciplina

sociale.

5. Stato-teatro e cultura politica

La mancata affermazione delle norme giuridiche pare essere il connotato essenziale delle collettività

premoderne anche se con diverse contraddizioni.

Le collettività premoderne erano degli stati-teatro basata sulla legittimazione del potere attraverso lo

spettacolo di uno sfarzo imponente cui non si pensava dovessero seguire altri atti.

Tuttavia questo accade anche negli Stati moderni. Questo si manifesta ad esempio quando si 7

irrigidiscono delle norme solo per motivi mediatici quando in realtà quelle esistenti se applicate

sarebbero più che sufficienti.

Anche le elezioni costituiscono il principale rito dello stato-teatro democratico, rafforzando sul piano

simbolico la finzione della sovranità popolare su cui si basano gli stati costituzionali moderni.

L’approccio simbolico crea però delle difficoltà, i simboli possono essere infatti interpretati dagli

storici in maniera arbitraria e quindi non correttamente interpretati.

Ad esempio, per i rivoluzionari francesi poco importava che Luigi XVI fosse colpevole o innocente, ed

il processo contro di lui intentato, aveva l’obiettivo di abbattere l’ancien régime, tramutando il sovrano

in un comune cittadino, il processo e la condanna dimostravano la sottomissione del re alla sovranità

popolare.

Sarà l’illuminismo che contrasterà la legittimazione attraverso delle mere cerimonie ed auspicherà ad

una regolamentazione giuridica trasparente. Con l’illuminismo l’azione simbolica non era più

legittimata dalla consuetudine ma doveva avere una dimostrazione razionale.

in origine si indicavano le idee ed i valori che regolano l’agire

Inoltre, il concetto di cultura politica

politico, ma la nuova storia della cultura ha spostato l’attenzione dal pensiero all’ azione.

Conviene però partire dalla prassi definendo la cultura politica come il comportamento politico

regolarmente osservabile di tutti i partecipanti. Tale prassi può avvalersi di testi ed istituzioni vecchie e

nuove. 8

ASCESA DELLO STATO MODERNO

1. Perché in Europa?

Nell’Europa centrale le invasioni condussero al pluralismo politico. Da esso:

 nacquero nuovi regni

 e anche il dominio dell’aristocrazia.

Il dominio era fondato più su una dipendenza personale che sull’apparenza geografica.

“fondatori

I re, più che esercitare una sovranità sui loro sudditi aristocratici, erano dello stato”.

Il segreto del successo europeo fu il modo estremamente complesso in cui la cultura politica dei popoli

“giovani” si ricollegò all’eredità della cultura mediterranea.

Il “comunalismo” può essere considerato una sorta di repubblicanesimo di fondo. Gli europei erano

riluttanti alle pretese dei fondatori di regni e di stati a causa:

 del dominio dell’aristocrazia

 e dell’autonomia comunale delle città e dei villaggi

Si poteva arrivare fino alla resistenza violenta e che è diventata una delle principali radici della

democrazia moderna.

Un motivo di resistenza era spesso la violazione del diritto di proprietà dei sudditi.

La proprietà privata finì per essere considerata dalla maggioranza dei giuristi una componente

indiscussa del diritto naturale.

Il diritto romano venne riscoperto nel XI secolo e per l’Europa fu una delle eredità più importanti

dell’Impero romano. Esso portò ad un accrescimento del potere:

 ancora dell’imperatore)

del re (prima

 e poi delle repubbliche cittadine.

“monarchia dell’era moderna, che aprì la strada allo stato moderno.

Da qui le radici della assoluta”

Il termine “pubblico” indicava solo la particolare sfera giuridica del re in contrapposizione a quella

degli altri e non qualcosa di diverso da essa. In piena era moderna non esisteva un debito di stato: solo

il re era una persona giuridica responsabile, lo stato non lo era ancora.

Si sviluppò l’idea di una persona collettiva fittizia, distinta da coloro che ne fanno parte. Contribuì la

Chiesa a garantire l’inalienabilità dei beni ecclesiastici.

La rivendicazione di piena sovranità del papa sulla Chiesa fu il modello di una monarchia illimitata che

disponeva liberamente del diritto e delle leggi umane. 9

Un docente di diritto ecclesiastico fu il primo ad inserire nel discorso politico europeo del XIII secolo il

termine “potere assoluto”.

Solo nella Chiesa d’occidente:

 il papa ottenne un potere pari a quello dell’imperatore

 e sopravvisse il dualismo tra potere temporale e spirituale

Questo dualismo provocò in Europa:

 un lungo conflitto tra Chiesa e Stato

 e diede all’individuo europeo uno speciale margine di libertà ideologica e pratica rispetto ai due

poteri, sebbene essi non tenessero molto alla libertà individuale.

La riforma religiosa del 1500 non sarebbe stata possibile senza questa tensione.

2. Dalla monarchia allo stato di potenza

MONARCHIA

E’ sopravvissuta solo la Svizzera, che conserva molti elementi politici premoderni (es. diritto civile

comunale, costituzione).

Tutti gli altri stati moderni, comprese Francia ed Inghilterra, sono arrivate all’assetto attuale passando

per la monarchia.

Le competenze di un monarca furono definite costituzionalmente per la prima volta in Francia nel

1791. Fino ad allora erano teoricamente illimitate.

“potere emergeva in monarchie poco assolutistiche, come l’Inghilterra;

Il discorso sul assoluto” del re

la prerogativa del sovrano era in linea di principio illimitata.

Alcune limitazioni dipendevano dai rapporti di potere, ma non sempre erano definite sul piano

Ad es. CARLO V poté mettere al bando la dottrina di LUTERO, ma l’esecuzione di questa

giuridico.

decisione dipendeva dalla buona volontà degli ordini dell’impero, poiché l’imperatore non disponeva di

un apparato esecutivo.

I monarchi inglesi possono ancora dichiarare guerra senza coinvolgere il parlamento ma dal 1689

dipende, per il mantenimento dell’esercito, dalla Camera bassa.

“prerogativa” del sovrano, che nell’impero fu

In Inghilterra e in Polonia vennero poste restrizioni alla

abolita esplicitamente quando il TRATTATO DI WESTFALIA (1648) stabilì che:

 in circostanze eccezionali, l’imperatore soltanto i poteri che gli fossero stati espressamente

accordati.

L’impero quindi, a partire dal 1648, fu in modo indiretto il primo stato costituzionale europeo.

Soprattutto in Inghilterra il re era assoggettato al diritto territoriale, anche se comprendeva pochi 10

oggetti. In tutta Europa era importante la limitazione dei poteri del sovrano alla luce del diritto divino e

naturale.

Di solito al re, simbolo della collettività, si attribuivano per principio buone intenzioni, e il malcontento

“ministri”

si rivolgeva contro i al suo servizio, a rischio della vita.

I monarchi convocavano spesso delle assemblee degli ordini, chiamate ad esprimere il loro parere;

erano istituzioni che servivano ad accrescere il potere monarchico.

Anche in Inghilterra il parlamento non poteva fare niente senza il re e, fino al 1642, senza di lui non era

nemmeno validamente costituito.

A frenare l’ascesa del nascente stato di potenza moderno erano:

 le opposizioni degli ordini

 le crisi dinastiche

 le questioni di successione

 l’estinzione della dinastia.

e

Nei momenti critici le rappresentanze degli ordini riuscivano ad estorcere concessioni.

“monarchia

Svezia e Danimarca furono gli unici casi europei di assoluta”. Altrove vi erano le

assemblee di ceto, anche se il loro potere in generale si riduceva sempre di più.

L’”assolutismo illuminato” del 1700 in Austria, Prussia, Russia, Spagna, Toscana e in alcuni principati

tedeschi, trasformò la collettività in una macchina efficiente:

la felicità dei sudditi era il suo obiettivo intermedio, al fine di accrescere il potere dello stato

(illuminismo di facciata).

I sudditi furono più esautorati che emancipati. La razionalità crea potere, ma il potere crea nuova

oppressione.

FORME E SIMBOLI

I monarchi hanno lasciato castelli e si sono assicurati l’appellativo di “grande”.

Una volta esauriti gli spettacolari successi però, questo appellativo era difficile da assicurare, anche se

si assicurarono un posto nella storia.

“incarnato”

Finché il potere centrale era da una sola persona concreta era più facile rappresentarlo al

pubblico.

Il sovrano era rappresentato dall’arte, metaforico, come l’astro centrale del firmamento, il sole

in modo

(non fu l’unico LUIGI XIV).

spesso acquisito con l’incoronazione e l’unzione,

Il carisma della carica, era spesso accresciuto: 11

 dal carisma dinastico della discendenza da un santo re fondatore (es. Edoardo il Confessore)

 e dalla corte, un continuo spettacolo politico che si concretava nella festa cortigiana. l’Escorial)

I monarchi divennero residenti dal Cinquecento, nascono nuove residenze (es. Versailles o

costruite fuori città ma facilmente raggiungibili.

le maniere “di “cortesi”.

La società borghese trasformò corte” in modi

Le corti, palcoscenici dello stato-teatro premoderno, non erano apolitiche:

si combattevano i conflitti di potere informali tra i principali personaggi, famiglie e fazioni.

DISCORSI

Originariamente non si manifestò un’esigenza di riflessione sulla politica.

La monarchia europea rimase per molto tempo ovvia, così nessuno sentì il bisogno di riflettere su essa.

La teoria politica mancava di concetti nuovi.

La Chiesa, unico luogo di cultura, era padrona dei discorsi e il discorso politico rimaneva teologico.

Solo con la riscoperta del diritto romano e della Politica di Aristotele intorno al 1260, fu possibile un

discorso politico autonomo, ma sempre gestito da teologi.

TOMMASO D’AQUINO:

 inventò il termine “scienza politica”

 definì l’uomo come essere per natura politico (come già detto da Aristotele).

Entrarono nel dibattito i 3 modelli antichi di costituzione:

 monarchia

 aristocrazia

 (la forma decaduta era “democrazia”, in quanto dominio della plebe).

politìa

Tra il 1400 e il 1500:

 →dominium

la monarchia venne definita regale

 →dominium

la repubblica politicum

 (simile all’Inghilterra e Polonia) →dominium

e una monarchia con ordini politicum et regale.

Come nell’antichità, all’inizio dell’era moderna la costituzione ottimale era una miscela tra questi.

svelò le regole amorali dell’attività politica, che chiunque volesse creare e

MACHIAVELLI

conservare un potere doveva seguire.

La politica è amorale per la sua rivoluzionaria visione del mondo patriottica, il cui valore supremo è il

bene della patria, cui viene subordinata la religione e chi agiva secondo questa nuova morale politica era

ra questi “politici” abbiamo

“politico”

ritenuto non cristiano; essere definito era considerata una ingiuria, t 12

BODIN (1583) che vede la salvezza politica nel potere assoluto del sovrano, che avrebbe dovuto

trovare il suo unico limite:

 nel diritto divino

 nel diritto naturale

 e nelle leggi fondamentali del regno

“sovranità”,

Nasce un nuovo concetto di che aveva come quintessenza la legislazione.

Lo stato doveva essere concepito:

 come fine a sé stesso

 “ragion

alla propria di stato”, che ricavava potere dalla lotta tra collettività.

Lo stato assume il monopolio della forza.

HOBBES parla di uno stato:

“non c’è pena senza legge”

1) in cui (tipico dello stato di diritto)

2) non fine a sé stesso

che serve all’autoconservazione dei cittadini

3)

4) di impronta pessimista in reazione alle guerre civili europee (come quella di BODIN)

Con LOCKE nel 1690 si avrà una svolta ottimista illuminista:

1) Teoria del monarca di stampo inglese limitata dagli ordini = presuppone uno stato di natura

contrassegnato da libertà e uguaglianza nella benevolenza reciproca, in cui l’uomo diventa

proprietario attraverso il lavoro.

“uomo” inteso come

N.B. proprietario di sé stesso, dei suoi diritti e dei suoi beni

2) Il potere dello stato non ha accesso immediato alla sfera privata, ma resta confinato al

settore pubblico. dell’avidità di potere, il

3) Si dividono proprietà privata e dominio pubblico, a salvaguardia

dominio è soggetto alla divisione dei poteri.

Questa teoria nel 1748 fu riformulata da MONTESQUIEU che distingueva:

 potere legislativo

 esecutivo

 e giurisdizionale. 13

In questo contesto si poteva spogliare il monarca del suo carisma e ridurlo a semplice carica dello stato.

ELITE DEL POTERE E ISTITUZIONI CENTRALI

Originariamente non esistevano cariche di stato, ma servitori del principe:

“ministro” significava “servitore”.

Il nucleo dove si sviluppava il potere dello stato monarchico era la corte del principe.

Il potere statale emergente iniziò solo nel Sette e nell’Ottocento a diffondere i propri funzionari anche a

livello locale.

Le cariche regie mutarono, così come la cappella di corte perse gradualmente importanza (era stata

riserva di candidati affidabili ai posti di vescovo).

La cancelleria divenne un ufficio distinto dalla corte (in alcuni stati si trasformò in alta corte). Anche

altri uffici del regno e della corte erano di solito membri permanenti del consiglio del sovrano.

Il sovrano, solo se assistito da loro, poteva evitare violazioni giuridiche, quindi a partire dal Medioevo

gli si affianca un numero sempre maggiore di dotti giuristi.

Il consiglio si amplia, si costituirono assemblee ed ordini, insieme ai tribunali supremi (amministratori

del diritto al posto del sovrano).

[In Spagna e Francia, Inghilterra, Germania, Prussia i segretari di stato ebbero un ruolo strategico nel

sistema di dominio].

Tutti questi collegi comprendevano soprattutto consiglieri di formazione giuridica.

L’aristocrazia rimaneva l’ordine del potere, ma era diventata nobiltà al servizio della monarchia

(originariamente alla corte e ai consigli del re sedevano soprattutto nobili ed esponenti del clero esperti

di scrittura).

All’inizio l’aiuto dei

un monarca governava personalmente con suoi consiglieri, ma con lo sviluppo del

potere e dell’apparato statale questo sistema perse frequenza. che guidava l’attività

La soluzione intermedia fu quella di trovare un primo ministro-favorito, di

governo per conto del sovrano (es. Richelieu e Mazzarino in Francia; Olivares in Spagna) in virtù di

tutta la sua fiducia personale.

Nel Settecento in Europa occidentale si delineava una nuova cultura delle istituzioni che agli ordini

collegiali preferiva uffici organizzati su base gerarchica, sottoposti a ministri specializzati e

responsabili personalmente (traguardo raggiunto solo dopo la Rivoluzione Francese).

IL POTERE LOCALE E GLI ORDINI

Il re e la sua amministrazione centrale esercitavano un dominio a livello locale, ma questo si trovava

quasi sempre in concorrenza con altre istanze.

A partire dal 700 i Carolingi riuscirono ad inquadrare nel feudalesimo sia la antica nobiltà, sia la nuova

aristocrazia. 14


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ConteJan

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione e consulenza del lavoro (CUNEO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ConteJan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dello Stato moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Motta Franco.

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