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seconda pace di San Germano che ribadiva le concessioni agli ugonotti. Successivamente a corte

divenne dominante l’autorità dell’ammiraglio Coligny che conquistò la fiducia di Carlo IX ed ottenne

per Enrico di Borbone re di Navarra un ugonotto la mano della sorella del re, Margherita di Valois.

Durante le nozze Caterina de’ Medici diede mano libera alla fazione dei Guisa e alla plebaglia

parigina, violentemente antiprotestante. Nella notte del 23 agosto 1572, la notte di San

Bartolomeo, più di duemila ugonotti e anche Coligny vennero trucidati. Molti calvinisti fuggirono

all’estero. Enrico di Borbone fuggì dalla corte e annunciò il proprio ritorno alla fede calvinista.

All’organizzazione protestante si oppose la Lega santa, capeggiata dai Guisa e sostenuta dalla

nobiltà cattolica di Parigi. L’equilibrio tra i due schieramenti si ruppe con la morte del duca d’Angiò,

ultimo figlio di Enrico II, divenne erede al trono Enrico di Borbone. Seguì la guerra dei tre Enrichi: il

re Enrico III, Enrico di Borbone e il duca Enrico di Guisa. La Lega santa sostituì la propria autorità

a quella del monarca che rifugiatosi a Blois vi attiò il duca di Guisa e il cardinale di Lorena e li fece

assassinare. Si alleò col Borbone e assieme assediarono Parigi. Prima di morire fece in tempo a

designare come successore Enrico di Borbone che prese il nome di Enrico IV. Il nuovo sovrano era

temprato ala vita delle armi, era affabile e cavalleresco. Non venne però riconosciuto dai leghisti

che gli contrapposero la candidatura di una figlia di Filippo II di Spagna, Isabella. Truppe spagnole

penetrarono in Francia dai Paesi Bassi per imporla sul trono. Enrico IV si presentò come campione

dell’unità e dell’indipendenza nazionale e trasformò la guerra civile in guerra contro lo straniero. I

politiques erano i cattolici moderati che ponevano l’interesse dello Stato al di sopra di quello delle

fazioni religiose. Con la pubblica conversione di Enrico IV, con il suo ingresso trionfale a Parigi nel

1594 e con l’assoluzione pronunciata l’anno dopo da papa Clemente VIII si può dire che le sorti

della lotta fossero ormai segnate. Filippo II riconobbe la propria sconfitta firmando nel 1598 la pace

di Vervins. Dopo un po’ l’editto di Nantes promulgato da Enrico IV sanciva la pace religiosa

mantenendo il cattolicesimo come religione di Stato ma riconoscendo agli ugonotti il diritto di

praticare il loro culto e la facoltà di presidiare militarmente le piazzeforti a garanzia della libertà

religiosa.

L’EUROPA NELLA GUERRA DEI TRENT’ANNI

Il seicento: un secolo di crisi?

Tra il 1620 e il 1650 in diverse zone si esaurisce la fase di crescita iniziata nel 1450. In Germania,

devastata dalla guerra dei Trent’anni, e nei Paesi Mediterranei colpiti da pestilenze si può parlare

di recessione. Nell’arco del secolo la popolazione europea passò da 100 e 115 milioni. Tra il 1620

e 1650 si inverte la tendenza all’aumento dei prezzi che aveva caratterizzato il Cinquecento. La

domanda si è attenuata. Diminuirono i carichi d’argento importati dalle Americhe. Ci fu una crisi

delle manifatture tessili fiamminghe e italiane e diminuirono le navi che transitavano per il canale di

Sound che collega il mare del Nord col mar Baltico. Ci fu comunque una prosperità del centro

laniera di Leida, in Olanda. Più che di crisi si può parlare di una redistribuzione delle risorse a

vantaggio dei paesi affacciati sull’Atlantico e a danno dell’Europa mediterranea. Era crescente il

peso delle imposte statali che in Francia triplicò tra gli anni ottanta del Cinquecento e gli anni

Ottanta del Seicento. In Olanda e Inghilterra si costruì un mercato di massa. In Spagna tramontava

il siglo de oro e la Francia entrava nel grand siècle e si verificava la rivoluzione scientifica e

filosofica. L’Olanda e l’Inghilterra furono i nuovi centri principali di elaborazione della nuova cultura.

La prosperità dell’Olanda

Il ruolo degli olandesi nella rivoluzione scientifica e filosofica è un riflesso del carattere avanzato

dell’economia e della società delle Province Unite nel XVII sec. Nel 1609 la Spagna riconobbe

all’Olanda l’indipendenza con la tregua dei dodici anni e già da alcuni anni le Province Unite erano

protagoniste di uno sviluppo economico. I Paesi Bassi sono sempre stati una delle aree

nevralgiche d’Europa per i traffici e gli scambi. L’Olanda così ereditò i vantaggi di cui avevano

goduto le Fiandre e il Brabante sotto il dominio spagnolo: il ruolo di centro finanziario passò ad

Amsterdam. Leida si sostituì ad Hondschoote come maggiore produttrice europea di pannilani, e la

finitura dei panni inglesi si spostò pure dal sud al nord dei Paesi Bassi. Centomila fiamminghi

abbandonarono le città delle province meridionali per i centri olandesi. Nei Paesi Bassi del nord si

sviluppò la pesca delle aringhe in alto mare. Si sviluppò l’industria cantieristica. Con una flotta

mercantile gli olandesi divennero i carrettieri del mare, i padroni dei trasporti via mare. Una delle

rotte più frequentate era quella del Baltico, dove i velieri olandesi portavano le spezie orientali, i

vini, i manufatti dell’Europa occidentale per tornare carichi di cereali polacchi, legname, ferro e

rame. Approfittando dello stato di guerra con la monarchia spagnola gli olandesi si impadronirono

di Ceylon, dell’isola di Giava e delle Molucche in Asia e si installarono anche nelle coste del

Brasile. Un altro insediamento olandese fu Nuova Amsterdam, che gli inglesi ribattezzarono New

York quando riuscirono ad impossessarsene. Alle Province Unite rimasero nelle Americhe dopo il

1664 solo il Suriname e l’isola di Curasao nelle Antille. Le protagoniste dell’espansione coloniale

furono le compagnie privilegiate, quella delle Indie orientali e quella delle Indie occidentali.

Entrambe avevano la forma della società per azioni. Gli olandesi estesero il loro controllo sulla

produzione di alcune spezie, riducendo in schiavitù gli abitanti delle Molucche e delle isole di

Banda. Praticarono il commercio d’intermediazione tra le diverse aree dell’oceano Indiano. I

navigatori olandesi scoprirono l’Australia e la Nuova Zelanda. Gli olanesi si specializzarono

nell’orticoltura, nella produzione di latticini e nella coltivazione di piante tintorie. Anche le

manifatture ebbero un ruolo importante. Nel 1609 ad Amsterdam venne creata la banca che

accettava depositi dai mercanti e agevolava i pagamenti. La Borsa era il luogo deputato alle

contrattazioni di merci e anche di titoli, come le azioni della Compagnia delle Indie orientali o le

cartelle del debito pubblico. Si viveva in un regime di libertà religiosa e civile nelle Province Unite.

Anche se Calviniste, le Province Unite contenevano forti minoranze di cattolici, di anabattisti e di

ebrei. Ciascuna delle sette province aveva i propri Stati dominati dai rappresentanti delle città, e

presieduti da un Gran Pensionario. Gli Stati Generali avevano poteri limitati. In Olanda lo statolder

rappresentava la massima autorità militare. Di solito lo statolder era un membro della famiglia

d’Orange. In un’Europa dominata nel XVII sec dalle monarchie assolute e dalle aristocrazia, le

Province Unite rappresentavano una felice eccezione con la loro prosperità , con la loro civiltà

cittadina, con la loro adesione ai valori della libertà e della tolleranza.

La monarchia francese da Enrico IV a Richelieu

Dopo le guerre di religione, la Francia guidata da Enrico IV di Borbone (1589-1610) riguadagnò la

posizione dominante in Europa. Al rifiorire delle attività economiche contribuirono gli sgravi fiscali,

la soppressione di molti dazi e il programma di costruzioni stradali avviato dal primo ministro

l’ugonotto Maximilien de Bethune, duca di Sully. La grande nobiltà venne guadagnata con una

politica di favori e di elargizioni finanziare ma anche intimidita con alcune condanne esemplari. Ai

governatori delle province vennero affiancati ai commissari straordinari per compiti specifici. Nel

1604 venne riconosciuto si detentori di uffici venali il diritto di trasmettere ereditariamente la loro

carica, dietro pagamento. Col trattato di Lione firmato nel 1601 Enrico IV ottenne la Bresse e il

Bugey in cambio della cessione del Marchesato di Saluzzo. Enrico IV cerco di far guerra agli

Asburgo d’Austria e di Spagna quando però cadde vittima di un frate fanatico che lo assassinò.

L’erede al trono Luigi XIII (1610-43) era un bambino di 9 anni. La reggenza fu assunta dalla

vedova di Enrico Maria de’ Medici, che inaugurò una politica filo spagnola e si appoggiò a Concino

Concini. Tra il 1614 e il 1615 vennero convocati gli Stati Generali con scarsi risultati. Nel 1616

Maria de’Medici affidò le redini del governo a Concini che l’anno seguente però venne assassinato

per ordine del giovane re stanco di governare sotto tutela. Per mediare i contrasti tra Luigi XIII e la

madre si impose il duca di Richelieu. Nel 1622 Luigi XIII ottenne per lui la nomina a cardinale; lo

fece inserire nel Consiglio della corona e così Richelieu assunse una posizione dominante

accentrando nelle proprie mani la direzione della poltica francese. Due linee di condotta gli si

presentavano. La prima, sostenuta da Maria de’Medici e dal partito dei devoti, consisteva

nell’appoggio alla politica di restaurazione cattolica degli Asburgo di Spagna e d’Austria. Così la

Francia avrebbe evitato impegni militari e si sarebbe concentrata sul risanamento delle finanze e

sulle riforme. La seconda linea considerava al contrario inevitabile una contrapposizione al disegno

egemonico degli Asburgo. Fu questa la scelta di Richelieu. Tornando a una politica estera

aggressiva si rafforzò l’autorità monarchica all’interno del Paese e venne eliminato ogni potenziale

opposizione. Vennero stroncate e trame nobiliari e le manifestazioni d’anarchia feudale. Con una

guerra fu debellata l’organizzazione politico-militare degli ugonotti. Ai protestanti venne concessa

una pace di grazia. La campagna contro gli ugonotti ebbe come conseguenza un aumento della

pressione fiscale e della taglia che gravava sulle campagne. A partire dal 1625 ci furono delle

rivolte popolari. I rivoltosi vedevano il nemico negli agenti del fisco. Il bisogno di mantenere

l’ordine, di garantire la riscossione delle imposte, di amministrare una pronta giustizia fu all’origine

della graduale estensione a tutto il Paese dei commissari istituiti da Enrico IV che si chiamarono

intendenti di giustizia.

La Spagna da Filippo III al duca di Olivares

Con l’inetto Filippo III (1598-1621), figlio di Filippo II, si inaugurava in Spagna l’era dei privados o

validos, cioè dei favoriti onnipotenti a cui sovrani incapaci di governare delegano tutti i poteri. Il

favorito di Filippo III fu Francisco Gomez de Sandoval duca di Lerma. Egli pose fine alle guerre in

corso stipulando la pace con l’Inghilterra e la tregua di dodici anni con le Province Unite. Ma

sempre nel 1609 prese la grave decisione di espellere dalla penisola iberica i moriscos, cioè i

sudditi di origine araba convertiti al cristianesimo. 300 000 moriscos lasciarono la Spagna e così ci

fu un declino economico e demografico. Con l’avvento del nuovo sovrano Filippo IV (1621-1665) si

affermò l’onnipotenza di Gaspar de Guzman, conte di Olivares e poi duca di San Lucar. A

differenza di Lerma, Olivares era un uomo energico. Era anche l’erede della tradizione imperiale

spagnola, che non poteva assistere indifferente al saccheggio del dominio coloniale iberico da

parte degli olandesi né restare neutrale di fronte al conflitto acceso nel centro dell’Europa tra

cattolici e protestanti. Oltre ad appoggiare militarmente la controffensiva degli Asburgo di Vienna

contro gli insorti boemi fu deciso a Madrid di non rinnovare la tregua di dodici anni con le Province

Unite, che scadeva nel 1621. Nel 1626 Olivares presentò al re il progetto Uniòn de las armas, che

assegnava a ciascuna provincia un contingente di soldati da reclutare ed equipaggiare a proprie

spese. Le operazioni militari contro l’Olanda e i protestanti tedeschi avevano un andamento

favorevole e la situazione debitoria della corona venne alleggerita con una nuova bancarotta. Ma

l’apertura di un nuovo fronte in Italia e la cattura della flotta che trasportava l’argento americano

diedero il tracollo alle finanze spagnole. Seguì un declino della monarchia spagnola.

L’Impero germanico e l’ascesa della Svezia

L’erede dell’imperatore Ferdinando I fu Massimiliano II (1564-76), cui succedette Rodolfo II (1576-

1612). Quest’ultimo, rigido assertore del cattolicesimo, dovette far fronte alla diffusione del

luteranesimo e in Ungheria e Boemia anche del calvinismo. Rodolfo II risiedeva a Praga. Nel 1609

i nobili del Regno di Boemia lo costrinsero a firmare una Lettera di maestà, che concedeva loro

piena libertà religiosa. Nel 1611 venne deposto e la corona di Boemia venne cinta dal fratello

Mattia che l’anno dopo fu eletto imperatore. Accanto al luteranesimo era ora presente il calvinismo,

che aveva tra i suoi adepti il principe elettore del Palatinato Federico IV e l’elettore del

Brandeburgo Giovanni Sigismondo. Nel 1608 i principi luterani e calvinisti, preoccupati dai

progressi della Controriforma conclusero un’alleanza difensiva. A questa si contrappose l’anno

dopo una Lega cattolica, la cui anima fu il ricco e potente duca di Baviera Massimiliano di

Wittelsbach. Il Paese più esteso e popolato era la Polonia-Lituania. Sigismondo Vasa ereditò

anche la corona di Svezia ma suo zio Carlo si pose alla testa di un forte movimento di opposizione

aristocratica facendo leva sui timori di una restaurazione cattolica. Nel 1604 assunse la corona col

nome Carlo IX. Il nuovo sovrano voleva espandersi verso la Polonia e la Danimarca di Cristiano IV.

Questi conflitti aprirono la via alle imprese del figlio e successore Gustavo Adolfo (1611-32). La

Svezia possedeva estesi giacimenti di ferro e rame, che cominciarono ad essere sfruttati

sistematicamente col concorso di capitali e imprenditori olandesi. Tali ricchezze minerarie

alimentavano un consistente flusso di esportazioni, e fornivano la materia prima per una

produzione di armamenti in rapido sviluppo. Nelle campagne esisteva una massa di piccoli

proprietari liberi che aveva una loro rappresentanza nella Dieta. L’aristocrazia che aveva la propria

roccaforte nel Rad, stabilì con la monarchia un efficace rapporto di collaborazione, sancito nel

1612, all’inizio del regno di Gustavo Adolfo da una specie di carta costituzionale. Con l’aiuto del

cancelliere Axel Oxenstierna, Gustavo Adolfo riorganizzò l’amministrazione interna e potenziò

l’esercito introducendo un sistema di coscrizione obbligatoria. In Russia avvennero la prime prove

militari. Con la pace di Stolbova del 1617 la Svezia si vide riconosciuto il possesso dell’Ingria e

della Carelia orientale che saldando il territorio estone a quello finlandese le assicuravano il

completo dominio sul golfo di Finlandia. Nel 1621 Gustavo Adolfo invase la Livonia e si impadronì

dell’importante porto di Riga. La lotta per l’egemonia sul Baltico sarà uno dei motivi principali

dell’intervento svedese nella guerra dei Trent’anni.

Le prime fasi della guerra dei Trent’anni (1618-1629)

Sul trono imperiale a Mattia (1612-19) doveva succedere il nipote Ferdinando, duca di Stiria

campione della Controriforma cattolica. Nel 1617 Ferdinando ottenne la designazione a re di

Boemia e di Ungheria dalle rispettive Diete, in cui i protestanti erano in grande maggioranza. Le

misure prese a favore del cattolicesimo dai reggenti indignarono i ceti boemi che si

autoconvocarono nel 1618. Il 23 Maggio una folla di delegati invase il palazzo reale e gettò dalla

finestra due tra i più odiati reggenti e il loro segretario. Fu poi formato un governo provvisorio che

reclutò un esercito. Nel 1619 Vienna venne assediata dalle truppe di questa confederazione.

L’imperatore Mattia era morto e la Dieta imperiale riunita a Francoforte elesse imperatore

Ferdinando II. Due giorni prima i ceti boemi avevano offerto la corona all’elettore del Palatinato, il

calvinista Federico V, genero del re d’Inghilterra Giacomo I. L’imperatore così chiese aiuto alla

Spagna e alla Lega cattolica tedesca. Nel 1620 gli eserciti bavarese e imperiale sottomisero l’Alta

e la Bassa Austria e penetrarono in Boemia. I ribelli boemi furono sbaragliati. Alla vittoria degli

imperiali seguì una dura repressione. In Austria e Boemia i pastori luterani e calvinisti furono

espulsi, i capi della ribellione giustiziati la nobiltà protestante venne posta di fronte all’alternativa di

convertirsi o emigrare. Alla ricattolicizzazione forzata si accompagnò in Boemia l’imposizione di

una nuova costituzione che sanciva l’ereditarietà della corona nella casa d’Asburgo e limitava i

poteri dei ceti. Nel 1621 si riaprirono le ostilità tra Spagna e Province Unite, ma per alcuni anni le

operazioni ristagnarono. Due fatti nuovi movimentarono la situazione diplomatica e militare: lo

spostamento della Francia su posizioni di sostegno alla causa protestante e l’intervento armato del

re di Danimarca Cristiano IV. Cristiano IV interessato agli affari dell’Impero, attraversò il fiume Elba

nei primi mesi del 1625, ma si trovò di fronte un grande esercito imperiale guidato dal nobile von

Wallenstein. SI costituì con le terre confiscate ai protestanti dopo la battaglia della Montagna

Bianca un vasto dominio territoriale nel nord della Boemia. Riuscì a trarne delle rendite che gli

consentirono di armare a proprie spese i soldati. Con queste truppe invase il Mecklemburgo, la

Pomerania, e la penisola dello Jutland. Cristiano IV dovette chiedere la pace, che fu firmata alla

fine del maggio 1629. Il re di Danimarca riotteneva i territori perduti, ma doveva impegnarsi a non

intervenire più negli affari dell’Impero. Nel 1629 era stato pubblicato l’Editto di restituzione con il

quale l’imperatore Ferdinando II ordinava la restituzione di tutti i beni ecclesiastici secolarizzati

dopo il 1552. La causa cattolica sembrava ormai avviata a una completa vittoria sia in Germania

che nei Paesi Bassi, dove la presa della fortezza di Breda aveva dato alle forze spagnole un

vantaggio nella guerra contro gli olandesi. Ma le potenze protestanti e la Francia di Richelieu non

potevano assistere indifferenti al trionfo degli Asburgo.

Dalla guerra di Mantova alla pace di Vestfalia

Tra il 1628-30 il centro della politica europea si spostò dalla Germania all’Italia settentrionale. Nel

1627 morì senza lasciare eredi il duca di Mantova Vincenzo II Gonzaga. Il successore designato

era il francese Carlo duca di Nevers. Ma gli Asburgo rivendicarono la dipendenza dall’Impero del

Ducato di Mantova e del Marchesato del Monferrato che era ad esso unito. Nel 1629-1630 un

esercito imperiale scendeva le Alpi e si impadronì di Mantova saccheggiandola, mentre la fortezza

di Casale Monferrato resistette all’assedio delle forze spagnole. I problemi interni di Richelieu e di

Olivares e l’epidemia di peste scoppiata nell’Italia settentrionale indussero i contendenti a trattative

di pace che portarono all’accordo di Cherasco: Mantova e il Monferrato restavano al Gonzaga-

Nevers e la Francia manteneva il possesso del Pinerolo. Il re di Svezia Gustavo Adolfo entrò in

guerra; intendeva difendere la causa protestante e affermare l’egemonia svedese nel Baltico. La

vittoria nel 1531 aprì a Gustavo Adolfo la via verso la Germania meridionale. Mentre i sassoni, suoi

alleati, penetravano in Boemia e si impadronivano di Praga, il re di Svezia si diresse a sud-ovest

verso Magonza. Nel 1632 invase la Baviera, saccheggiandola. Wallenstein raccolse un nuovo

esercito. Prima espulse i sassoni dalla Boemia e poi affrontò gli svedesi che risalivano verso nord.

Questi ultimi ebbero il sopravvento nella battaglia di Lutzen, in Sassonia, nel 1632. Il re Gustavo

Adolfo lasciò la vita sul campo. Wallenstein venne ucciso da alcuni sicari per ordine di Ferdinando.

Per scacciare gli svedesi l’imperatore fidava nell’aiuto di un esercito della Spagna: insieme impero

e Spagna inflissero agli svedesi una grave sconfitta. I principi protestanti si affrettarono a

concludere la pace con l’imperatore. Anche la Svezia si preparava ad abbandonare la lotta quando

un nuovo fatto rianimò l’incendio, cioè l’intervento diretto della Francia. Il cardinale Richelieu nel

muovere guerra alla Spagna e all’Impero a fianco dei protestanti in Germania voleva impedire il

consolidamento della potenza imperiale in Germania e il riformarsi della tenaglia asburgica.

L’intervento francese rafforzò la determinazione della Svezia, decisa ad affermare la propria

supremazia sul Baltico e delle Province Unite che puntavano al riconoscimento dell’indipendenza.

Le possibilità di resistenza degli Asburgo d’Austria e Spagna erano limitate. La flotta spagnola

venne distrutta dagli olandesi nella battaglia delle Dune. Gli svedesi continuarono a devastare la

Germania e l’esercito francese ottenne vittoria su quello spagnolo nella battaglia di Rocroi nel

1643. I negoziati di pace sfociarono nel 1648 in una serie di trattati tra Olanda e Spagna, Tra

Francia e Impero, tra Svezia e Impero noti come la pace di Vestfalia. La spagna riconosceva

l’indipendenza delle Province Unite. La Francia otteneva il possesso dei vescovati di Metz, Toul e

Verdun. La Svezia rimaneva padrona della Pomerania occidentale e della provincia di Haland e

perfezionava il proprio dominio sul Baltico. La parte orientale della Pomerania e i vescovati di

Magdeburgo, Miden e Halberstadt erano dati all’elettore del Brandeburgo Federico Guglielmo. La

situazione religiosa dell’impero fu modificata e così venne ammesso anche il calvinismo accanto al

cattolicesimo e al luteranesimo. I principi ottenevano il diritto di stringere alleanze e fare guerre per

proprio contro tranne contro l’imperatore. Restava accesa la guerra tra Francia e Spagna conclusa

nel 1659 dalla pace dei Pirenei.

RIVOLUZIONI E RIVOLTE

L’Inghilterra sotto la dinastia Stuart

Giacomo I Stuart (1603-25) era già re di Scozia col nome di Giacomo VI, quando succedette sul

trono inglese alla regina Elisabetta. Non ci fu una fusione dei due Paesi; questa verrà avviata solo

con l’unificazione dei due Parlamenti nel 1707. Agli inizi del regno di Giacomo I si ripresentarono le

due questioni che già negli ultimi tempi di Elisabetta avevano reso difficili i rapporti tra corona e

Parlamento: la questione religiosa e la questione finanziaria. La legislazione contro i cattolici venne

inasprita dopo la scoperta di una congiura che mirava a far saltare in aria il primo Parlamento

convocato da Giacomo. Non ebbero soddisfazione le richieste dei puritani per una più radicale

riforma della Chiesa d’Inghilterra che eliminasse dal culto le vestigia di papismo. Il puritanesimo si

diffuse tra la gentry e tra i ceti mercantili e artigianali delle città, alimentando un senso di estraneità

e ostilità nei confronti di una corte sfarzosa e corrotta. Molti decisero di emigrare nell’America

settentrionale: tra questi i padri pellegrini che nel 1620 attraversarono l’oceano e fonarono la

colonia del Massachussets. I costi della guerra contro la Spagna avevano creato una difficile

situazione finanziaria. Al centro del problema era l’insufficienza delle entrate a fronte di spese in

continuo aumento, anche per effetto della tendenza al rialzo dei prezzi. Sarebbe stato necessario

reperire nuove entrare, tassando la rendita fondiaria. Ma ogni forma di imposta fondiaria trovava

ostacolo nel Parlamento, che si limitava a votare sussidi straordinari in situazioni di emergenza. AI

problemi di natura religiosa e finanziaria si aggiunsero le ripercussioni di una congiuntura

economica negativa. La popolazione inglese continuò ad aumentare fino al 1650 quando

raggiunse cinque milioni di abitanti. Ma l’incremento demografico non fu pi accompagnato da un

parallelo sviluppo delle attività produttive. Sotto il successore Carlo I gli effetti di una serie di cattive

annate agricole accrebbero la miseria dei ceti inferiori. I quattro successivi Parlamenti convocati da

Giacomo I si rifiutarono di soddisfare le richieste finanziarie della corona e denunciarono con

energia i fenomeni di corruzione e gli sprechi presenti nella corte e nel governo. Il problema

finanziario divenne così anche un problema politico.

Il regno di Carlo I e lo scontro tra corona e Parlamento

Ci fu malcontento quando arrivò il duca di Buckingham e anche a causa di una politica estera

ritenuta troppo remissiva nei confronti della Spagna. Il successore di Giacomo I, Carlo I (1625-49)

si vide negare dal Parlamento la tradizionale concessione vitalizia della facoltà di riscuotere i dazi

doganali sulle importazioni di alcuni articoli, noti come Tonnage and Poundage. Per guadagnare il

sostegno dei puritani, Carlo dichiarò guerra alla Spagna e organizzò una spedizione navale per

soccorrere gli ugonotti di La ROchelle assediati dalle truppe francesi. Il fallimento di queste

operazioni militari convinse che non c’era da fidarsi del nuovo re e del duca di Buckingham. Il

Parlamento convocato nel 1628 condizionò ogni votazione di ulteriori sussidi all’accettazione da

parte del re di un documento di quattro punti, la Petizione di diritto, che dichiarava illegali e tasse

imposte senza il consenso del Parlamento stesso. Il duca di Buckingham venne pugnalato a morte

da un ufficiale. Carlo I decise di sciogliere il Parlamento. Fino al 1640 Carlo I così governò senza

Parlamento appoggiandosi al Consiglio privato della corona e all’azione dei tribunali regi che

giudicavano i reati di lesa maestà. Due consiglieri riscossero la sua fiducia: Thomas Wentworth e

William Laud. Durante il governo di Carlo vennero comunque fatte utili riforme che eliminarono

alcune inefficienze e sprechi ereditati dal regno di Giacomo I. Grazie alla pace conclusa con la

Francia e con la Spagna le spese poterono essere finalmente contenute, le entrate beneficiarono

del reperimento di nuovi cespiti, come quello relativo all’estensione a tutto il Paese della Ship

Money (tassa per navi), un tributo per la costruzione di navi da guerra. Laud riorganizzò la Chiesa

d’Inghilterra secondo linee gerarchiche e autoritarie. Erano preferiti per i seggi vescovili i seguaci

della dottrina arminiana, erano rimesse in onore pratiche di devozione e forme liturgiche proprie

della Chiesa cattolica, erano perseguitati dai tribunali ecclesiastici i predicatori puritani. Alla fine

degli anni Trenta poteva sembrare che l’Inghilterra degli Stuart si avviasse verso un regime di tipo

assolutistico. Ma si opponeva a questo disegno la fragilità dell’apparato militare, burocratico e

finanziario. L’ostilità dei sudditi era evidente nel loro rifiuto di pagare le imposte, ritenute illegali. Le

novità religiose imposte da Laud suscitarono nel 1638 una rivolta nella Scozia presbiteriana. Falliti

i tentativi di conciliazione, Carlo I si decise nell’aprile 1640 a convocare un nuovo Parlamento per

ottenere i mezzi necessari a condurre la guerra contro gli scozzesi. Il Parlamento fu detto Breve

Parlamento perché Carlo I lo sciolse dopo poche settimane. L’esercito messo insieme dal monarca

fu messo in rotta dagli scozzesi. Carlo I convocò nuovamente la rappresentanza della nazione. Il

Parlamento si aprì a Westminster nel 1640 e venne detto Lungo Parlamento perché rimase in

carica fino al 1653. Nella Camera dei Comuni erano in maggioranza gli avversari della politica

assolutistica. Guidata da uomini politici esperti, i Comuni seppero intimidire e trascinare la Camera

dei Lord e smantellarono i capisaldi del potere regio: Strafford e Laud vennero accusati di

tradimento ed imprigionati. Furono soppressi i tribunali sottoposti all’influenza diretta del monarca,

come la Camera stellata. Furono dichiarate illegali e abolite le Ship Money; i vescovi vennero

estromessi dalla Camera dei Lord e il re venne privato del diritto di sciogliere il Parlamento. Alla

fine del 1641 lo scoppio di un’insurrezione cattolica in Irlanda pose il problema di chi dovesse

condurre la repressione: il Parlamento intendeva costringere il monarca a cedere il controllo delle

forze armate. Lo Stuart ritenne allora giunto il momento di reagire, e nel 1642 si presentò in

Parlamento con un drappello di armati per arrestare i capi dell’opposizione; ma il colpo andò a

vuoto perché questi si erano messi in salvo. Il Parlamento si trasferì nella City.

La guerra civile. Cromwell e la vittoria del Parlamento

Nel 1642 ebbe inizio la guerra civile che inizialmente sembrò volgere a favore del re. Il Parlamento

poteva contare sul sostegno finanziario della City e sull’alleanza con gli scozzesi. Il primo

successo avvenne nel 1644 a nord a Marston Moor, grazie al valore dei reparti di cavalleria guidati

da Oliver Cromwell. Cromwell costituì l’anno seguente l’esercito di nuovo modello, caratterizzato

da una disciplina ferrea. Le schiaccianti vittorie ottenute sui realisti a Naseby e Langport posero

fine alla guerra civile. Carlo I preferì un anno dopo arrendersi agli scozzesi che lo consegnarono al

Parlamento di Londra. Nel Parlamento era predominante la corrente presbiteriana che intendeva

riorganizzare la Chiesa d’Inghilterra con un sistema di consigli saldamente gerarchizzati e con la

rigida imposizione del credo calvinista. A costoro si contrapponevano gli indipendenti che avevano

nei quadri dell’esercito la loro roccaforte ed erano sostenitori della tolleranza delle opinioni

religiose e dell’indipendenza delle singole congregazioni di fedeli. Sono evidenti i legami tra queste

tendenze ortodosse in campo religioso e il radicalismo politico dei livellatori, coloro che

abbattevano le siepi e colmavano i fossati posti a difesa dei terreni recintati. Erano accusati di

voler cancellare le distinzioni sociali e livellare le fortune. Loro reclutavano i loro adepti tra le file

dell’artigianato cittadino e dei piccoli proprietari coltivatori, rivendicavano la sovranità popolare,

chiedevano la soppressione dei privilegi ed esigevano l’allargamento del diritto di voto a tutti i

maschi adulti ad esclusione dei servi e dei mendicanti. Dopo la vittoria sul re, la propaganda dei

livellatori fece molti proseliti nell’esercito di nuovo modello, soprattutto quando nel 1647 divenne

chiara l’intenzione del Parlamento di scioglierlo o di spedirlo in Irlanda. I vari reparti allora

nominarono degli agitatori incaricati di trattare con i capi per giungere a una piattaforma comune

dell’esercito; nel giugno successivo questo occupò Londra. Il dibattito che si svolse a Putney

mostra come l’ostacolo principale a una unificazione delle proposte fosse la questione del

suffragio. Le discussioni furono interrotte dalla fuga del re che con l’appoggio degli scozzesi cercò

di riaccendere la guerra civile. Ma le forze realiste vennero sconfitte. Il Parlamento venne epurato

e il troncone rimastone decretò l’istituzione di un’Alta Commissione di giustizia per processare il re.

Carlo I venne condannato a morte nel 1649.

Il decennio repubblicano: Cromwell al potere

Dopo l’esecuzione del re fu creato un Consiglio di Stato che prendeva il posto del Consiglio privato

della corona, dalla soppressione della Camera dei Lord e dalla proclamazione della Repubblica

unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda (Commonwealth). Il figlio di Carlo I assunse il titolo regio di

Carlo II. All’arresto dei capi del movimento livellatore fece seguito la repressione sanguinosa ad

opera di Cromwell dell’ammutinamento di alcuni reparti dell’esercito a Burford. Cromwell guidò la

campagna contro gli insorti irlandesi, che fu segnata da massacri indiscriminati di cattolici e seguita

da deportazioni in massa e confische di terre a beneficio di protestanti inglesi. Vittoriosa fu la

successiva campagna di Cromwell in Scozia: si aprì la via per una unificazione politica delle isole

britanniche. Nel 1651 venne promulgato l’Atto di navigazione che riservava alla madrepatria il

commercio con le colonie nordamericane e ammetteva nei porti inglesi solo navi britanniche o dei

Paesi da cui provenivano le merci. Era un colpo diretto contro gli olandesi che esercitavano il

commercio d’intermediazione e infatti scoppiò subito la prima delle tre guerre navali anglo-olandesi

che finiranno per sancire la superiorità marittima britannica. Nel 1655 l’Inghilterra di Cromwell entrò

in guerra contro la Spagna e le strappò l’isola di Giamaica. Venne finalmente sciolto il Lungo

Parlamento nel 1653 e al suo posto venne insediata un’assemblea di 144 membri scelti dai capi

dell’esercito: fu il Parlamento Barebone che durò però solo 5 mesi. Una carta costituzionale

proclamò Cromwell Lord Protettore del Commonwealth d’Inghilterra, Scozia e Irlanda. Egli scelse i

membri del Consiglio di Stato. Con il protettorato ebbe fine la libertà di cui aveva goduto la stampa

e il dissenso religioso che iniziò ad essere perseguitato. Il territorio inglese venne suddiviso in 11

distretti. La dittatura militare non rispondeva però ai desideri della gentry. Alla morte di Cromwell

venne designato a succedergli il figlio Richard che non aveva però l’autorità del padre. Riprese il

potere Carlo II Stuart con la dichiarazione di Breda. Governò con il Parlamento e tollerava la libertà

religiosa.

La Francia a metà Seicenti: il governo di Mazzatino e la Fronda

I disordini della Fronda videro protagoniste le classi dirigenti e interessarono la capitale e la

maggior parte della Francia. Alla morte di Luigi XIII nel 1643 la reggenza in nome del piccolo

successore Luigi XIV venne assunta dalla vedova del monarca defunto, Anna d’Austria. Questa

affidò la direzione degli affare a l cardinale Mazzarino. Egli si mantenne fedele agli indirizzi politici

di Richelieu. Gli officiers (detentori di uffici venali) protestavano contro l’autorità concessa agli

intendenti e contro la continua creazione di nuove cariche. I rentiers lamentavano gli enormi ritardi

con cui erano pagati gli interessi cui avevano diritto. Tutti denunciavano gli scandalosi arricchimenti

dei finanzieri e degli appaltatori delle imposte. La situazione divenne poi esplosiva nel 1648,

quando il Parlamento di Parigi prese la testa del movimento di opposizione e concertò con le altre

corti sovrane risiedenti nella capitale un comune programma di riforme. Le rivendicazioni

contenute nei 27 articoli formulati nel giungo-luglio 1648 presentano analogie con quelle avanzate

dal Parlamento inglese. Si trattava della soppressione degli intendenti, della diminuzione delle

imposte e del rifiuto del sistema degli appalti, dell’invalidità di ogni tassa che non avesse ottenuto

l’assenso dei Parlamenti, della illegalità degli arresti arbitrari: un programma che se attuato

avrebbe bloccato il cammino verso l’assolutismo della monarchia francese. La regina e Mazzarino

reagirono decretando l’arresto di Broussel, esponente della magistratura parigina, ma la piazza si

ribellò e a Parigi sorsero le barricate. La corte fu costretta a lasciare la capitale e a piegarsi alle

richieste del Parlamento. La pace firmata a Saint Germain nel 1649 chiudeva con la sconfitta della

monarchia, la Fronda parlamentare. Ma le ambizioni rivali del principe di Condè e degli altri nobili e

l’odio verso il favorito della regina stavano per accendere la Fronda dei principi. A pagare furono le

campagne esposte a estorsioni e violenze delle soldatesche e flagellate per giunta dalla carestia

nei disastrosi anni 1651-52. Il fallimento della Fronda aveva dimostrato ai francesi che l’autorità

monarchica era l’unica forza in grado di scongiurare l’anarchia e di tenere a freno la prepotenza

dei Grandi. Su questa diffusa convinzione potrà far leva il programma assolutistico di Luigi XIV.

Rimaneva ancora aperta la guerra con la Spagna. Mazzarino fu in grado di imporre alla corte di

Madrid la pace dei Pirenei con la quale furono assegnati alla Francia l’Artois, il Rossiglione e la

Cerdagna. Veniva inoltre stipulato il matrimonio di Luigi XIV con la figlia di Filippo IV, Maria Teresa.

Le rivolte nella penisola iberica

Tra il 1637-43 le sorti della guerra della Spagna contro le Province Unite nella Guerra dei

Trent’anni si erano volte a favore della Province Unite. Così si scatenarono delle rivolte alle

estremità orientale e occidentale della penisola iberica, in Catalogna e in Portogallo. Quando nel

1640 il duca di Olivares volle approfittare della presenza di un esercito castigliano per convocare le

Cortes e imporre dei mutamenti, la Catalogna insorse e chiese l’appoggio della Francia; nel 1641

venne proclamata la sua unione alla monarchia dei Borbone. Una insurrezione portò alla

proclamazione dell’indipendenza del Portogallo e pose sul trono Giovanni IV. Filippo IV di Spagna

fu costretto a licenziare Olivares. Nel 1647 scoppiò anche nel Regno di Napoli una rivolta mentre il

governo fu costretto a dichiarare bancarotta. Una pestilenza poi ridusse di un terzo la popolazione

della Castiglia. La riconquista della Catalogna fu possibile per il mutamento della situazione

internazionale. Un esercito castigliano entrò a Barcellona nel 1652. Furono vani gli sforzi di Madrid

per ricondurre all’obbedienza il Portogallo. La Castiglia usciva da cinquant’anni di guerre

ininterrotte finanziariamente spossata in preda ad una decadenza economica e demografica.

L’APOGEO DELL’ASSOLUTISMO: LA FRANCIA DI LUIGI XIV

Luigi XIV: il mestiere di re

Luigi XIV figlio di Luigi XIII e Anna d’Austria aveva cinque anni quando ereditò la corona, nel 1643.

Ne aveva 23 quando assunse il potere, alla morte di Mazzarino nel 1661. Morì nel 1715 quindi il

suo regnò durò 72 anni. Il suo regno rappresenta l’apogeo dell’assolutismo monarchico. La Francia

assunse il ruolo di nazione guida in fatto di cultura, gusto, cucina e moda. La reggia di Versailles

divenne il modello a cui si ispirarono le altre dinastie regnanti. Luigi IXV veniva chiamato anche re

Sole. Mazzarino fu il suo maestro. Luigi manifestò subito la propria volontà di governare da solo

senza delegare più il potere a nessuno. Preferì servirsi di ministri di nascita modesta . La direzione

delle finanze fu affidata a Colbert che divenne superministro dell’economia. Fu importante anche il

ruolo del Consiglio superiore, un organo ristretto che comprendeva i ministri della guerra, degli

affari esteri, delle finanze e presieduto sempre dal re. Si riunivano poi il Consiglio dei dispacci che

esaminava la corrispondenza ricevuta dalle province, il Consiglio delle parti competente nelle

questioni giuridiche e il Consiglio delle finanze. Gli intendenti si occupavano di diversi settori,

venivano nominati dal re ed erano revocabili, erano i portavoce degli interessi locali delle èlite

sociali. Gli officiers, i detentori di uffici venali erano i consiglieri e i presidenti dei tribunali superiori

e dei Parlamenti, componevano come una forza intermedia tra Stato e società. Era essenziale per

il funzionamento del sistema la fedeltà degli officiers. Uno dei limiti dell’assolutismo è per esempio

la giustizia che veniva amministrata dai giudici nominati dai signori feudali. I giudici regi godevano

di autonomia.

La corte e il Paese

Nei primi anni Luigi XIV proseguì la via itinerante tra Parigi e le varie residenze reali nei dintorni ma

nei primi anni Ottanta la corte si trasferì a Versailles. Qui erano ospitate diecimila persone. Una

rigida etichetta regolava la vita della corte che ruotava intorno alla persona del re: la sua camera

da letto era collocata al centro del palazzo. Il soggiorno a Versailles era per la nobiltà francese una

prigionia dorata che costringendola a vivere sotto gli occhi del re e allentando i suoi legami con le

clientele ne riduceva l’indipendenza e le possibilità di azione politica. Gli stessi governatori delle

province furono trattenuti a corte, lasciando così mano libera agli intendente. Durante il regno di

Luigi XIV non si avranno più episodi di anarchia nobiliare come la Fronda; dalla lotta contro lo

Stato, l’alta nobiltà francese passerà al tentativo di occupare lo Stato a proprio vantaggio. Fuori

Versailles si estendeva il Paese. Li fuori la situazione era ben diversa. Le tecniche agricole non

erano variate dal passato. Il concime scarseggiava, a causa del rapporto sfavorevole tra

agricoltura e allevamento. La scarsa produttività dell’agricoltura era legata alla struttura della

proprietà. Accanto agli estesi possessi del clero, dei nobili e dei borghesi di città, vi era una diffusa

proprietà contadina. Il contadino dedicava le sue cure al proprio fazzoletto di terra, allevava

qualche animale da cortile ma per campare aveva bisogno di prendere altra terra in affitto o a

mezzadria, di lavorare a giornata. Il feudatario del luogo esigeva un censo annuo su tutte le terre

sotto la sua giurisdizione e localmente anche uno quota parte del raccolto, prestazioni di lavoro

gratuite, tasse di successione, percentuali sulla compravendita dei poderi; esercitava il monopolio

delle principali attività di trasformazione dei prodotti del suolo e deteneva diritti esclusivi di caccia e

pesca. Veniva poi il prelievo statale sotto forma di imposte dirette o indirette. La maggioranza degli

abitanti delle campagne viveva ai limiti della sussistenza.

La direzione dell’economia

Assumendo il controllo delle finanze Colbert si propose due obiettivi: rimediare al grave dissesto

dei conti pubblici e rilanciare la stagnante economia francese. Venne creata una Camera di

giustizia per indagare sugli illeciti arricchimenti di finanzieri, appaltatori, ricevitori delle imposte. FU

possibile a forza di multe rastrellare decine di milioni di lire e diminuire così il debito pubblico.

L’incremento delle entrate permise di ridurre il peso della taglia e di raggiungere un pareggio fra

entrate e uscite tra il 1662-71. All’agricoltura era assegnato il compito di produrre viveri a basso

costo in modo da mantenere bassi i salari della manodopera e rendere competitivi i manufatti.

Perciò non si hanno sotto Colbert provvedimenti particolari a favore delle campagne. Lo sforzo

principale era concentrato sulle manifatture che lavoravano per l’esportazione e sul commercio con

l’estero.

La direzione delle coscienze

Il regno di Luigi XIV è caratterizzato dallo sforzo di dettare regole valide per tutti, di imporre l’ordine

nei comportamenti, nei gusti e nelle idea. Per questo vennero istituite delle Accademie Reali. In

campo religioso Luigi XIV affrontò tre ordini di problemi: la diffusione in alcuni ambienti ecclesiastici

e laici della capitale della corrente giansenista, i contrasti con Roma e la questione ugonotta. I

giansenisti puntavano sull’interiorità della fede e seguivano sant’Agostino sostenendo l’importanza

fondamentale della grazia. La Santa Sede condannò questo movimento nel 1711 con la bolla

Unigenitus. Il giansenismo si era però diffuso trasformandosi in un movimento di opposizione al

centralismo papale e di rivendicazione dell’autonomia e della dignità dell’ufficio di vescovi e

parroci. Il giansenismo potè godere di una tregua prolungata perché si trovò oggettivamente

schierato da parte della monarchia nel conflitto con Roma a proposito della règale, il diritto regio di

percepire le rendite dei seggi vescovili vacanti e di conferire i benefici ecclesiastici da essi

dipendenti fino alla presa di possesso del successo. Luigi XIV estese questo diritto a tutte le

diocesi di nuovo acquisto. In Francia vi erano molti ugonotti e in alcune città costituivano la

maggioranza della popolazione. Le clausole dell’Editto di Nantes che assicuravano la loro libertà di

culto cominciarono ad essere interpretare in modo più restrittivo e nel 1685 venne emanato l’editto

di Fontainbleau che annullava quello di Nantes obbligava i francesi a praticare il culto cattolico.

Molti ugonotti dovettero esiliare.

La gloria militare: le guerre di Luigi XIV

Gli ambasciatori e gli agenti del Re Sole spesero molti soldi per assicurarsi l’alleanza dei principi

tedeschi, degli Stati baltici e del re d’Inghilterra Carlo II, per corrompere ministri e diplomatici

stranieri e per suscitare rivolte nei Paesi nemici. Vennero fatte delle grosse spese militari.

L’esercito fu riorganizzato e nel 1688 venne introdotta la milizia, basata sul sorteggio da effettuarsi

tra i celibi all’interno di ogni parrocchia. La prima guerra fu contro la Spagna, chiamata guerra di

devoluzione, perché basata sulla rivendicazione di parte dell’eredità spagnola da parte di Luigi XIV

in nome della moglie Maria Teresa, figlia di Filippo IV re di Spagna. L’occupazione francese dei

Paesi Bassi preoccupò l’Olanda e l’Inghilterra che esercitarono pressioni su Luigi XIV perché

interrompesse la sua avanzata. Con la pace di Aquisgrana furono riconosciuti al re di Francia i

vantaggi territoriali fino allora acquisiti nelle Fiandre. Ma il risentimento del Re Sole nei confronti

dell’Olanda riaprì dopo pochi anni il conflitto. Nel 1672 la Francia e l’Inghilterra dichiararono guerra

alle Province Unite. Gli Stati generali olandesi opposero allora la decisione di aprire le dighe che

riparavano dalle acque le province di Utrecht e della Gheldria, trasformando così l’Olanda in

un’isola difficilmente accessibile. Il ruolo di guida assunto dallo statolder Guglielmo II d’Orange,

l’entrata in guerra di Spagna e Impero contro la Francia, la decisione dell’Inghilterra di firmare una

pace separata con l’Olanda e la sconfitta dell’alleato svedese imposero infine a Luigi la firma della

pace di Nimega. A farne le spese fu la Spagna costretta a cedergli la Franca Contea. Luigi XIV

riprese subito la sua politica di espansione in direzione dell’Impero occupando Strasburgo e

Casale del Monferrato. Nel 1683 riaprì le ostilità con la Spagna. Nel 1686 venne stipulata ad

Augusta la lega difensiva tra Spagna, Impero, Svezia e Olanda. Aderirono alla Lega anche

l’Inghilterra e il duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Le prime fasi del conflitto videro le armi francesi

all’offensiva; in Irlanda esse appoggiarono lo sbarco effettuato dal re d’Inghilterra Giacomo II Stuart

ma questo dovette lasciar l’isola dopo la sconfitta subita nella battaglia della Boune del 1690. Sul

mare la flotta francese venne distrutta da quella inglese; anche nei Paesi bassi gli eserciti di Luigi

incontrarono resistenza. Nel 1696 Luigi XIV stipulò una pace separata col duca di Savoia cui

cedette la fortezza di Pinerolo. La pace generale ristabilì per il resto la situazione antecedente il

conflitto e annullò gran parte delle annessioni francesi degli anni Ottanta.

Il tramonto del Re Sole

Al malessere generale determinato dalla miseria, dalla guerra, dalle tasse e dalle carestie fa

riscontro un incupirsi della vita di corte a Versailles dove il vecchio re, morta nel 1683 la prima

moglie Maria Teresa d’Asburgo, era caduto sotto l’influenza della bigotta madame Francoise

d’Aubignè de Maintenon, da lui sposata. L’opposizione contro l’assolutismo di Luigi XIV si

manifestò in vari modi: nelle sommosse popolari spontanee, provocate dalla miseria e dalla

disperazione, nella contestazione di una politica che sacrificava l’agricoltura al commercio e

imprigionava ogni attività in una gabbia di regolamenti e di divieti, nella rivendicazione di maggiori

poteri da parte di esponenti dell’alta aristocrazia come il duce di Saint Simon e l’arcivescovo di

Cambrai Fènelon. Gli ultimi anni di Luigi XIV furono contristati da lutti famigliari. Nel 1715 morì. Il

successore era un bambino, Luigi d’Angiò, il secondo figlio del duca di Borgogna.

I NUOVI EQUILIBRI EUROPEI TRA SEI E SETTECENTO

La gloriosa rivoluzione e l’ascesa della potenza inglese

Nel 1660 era stata restaurata la monarchia Stuart sulla base di un compromesso col Parlamento.

Carlo II Stuart stipulò un trattato nel 1670 col re di Francia che in cambio della promessa dello

Stuart di prestagli man forte contro l’Olanda e di adoperarsi a favore di una restaurazione del

cattolicesimo oltremanica, si impegnava a versargli un sussidio annuo. Nel 1673 il Parlamento votò

un Test Act che subordinava l’assunzione di cariche civili o militari a una professione di fede

anglicana. I timori dei protestanti venivano alimentati dal fatto che Carlo II era privo di figli maschi e

che l’unico erede era il fratello cattolico Giacomo. SI crearono due schieramenti politici. I tories

erano fautori della monarchia di diritto divino della Chiesa anglicana; i whig erano invece

sostenitori del Parlamento e di un fronte protestante comprendente le sette dissenzienti dalla

Chiesa d’Inghilterra. Dopo il 1680 la politica regia sotto l’influenza di Giacomo si sviluppò in senso

chiaramente assolutistico. Il Parlamento venne sciolto per impedirgli di votare una legge diretta a

escludere i cattolici dalla successione al trono e gli oppositori politici vennero perseguitati da

giudici docili al volere del re. Giacomo II salito al trono rafforzò l’esercito. Le disposizioni del Test

Act vennero annullate nel 1687 da una Dichiarazione di indulgenza. Nel 1688 nacque a Giacomo

un figlio maschio; si temeva una dinastia cattolica. I maggiori esponenti whig e tory si accordarono

per rivolgere un appello allo statolder d’Olanda Guglielmo III, che aveva sposato la figlia di

Giacomo II, Maria Stuart. Guglielmo organizzò una spedizione militare e sbarcò a Torbay mentre

Giacomo II vistosi isolato fuggì in Francia. La corona venne offerta a Guglielmo e Maria. Un Atto di

tolleranza abrogò le pene comminate al dissenso religioso. La gloriosa rivoluzione del 1688-89 si

presentò come una restaurazione della legalità violata dal re. Si trattò di una svolta decisiva nella

storia politica dell’Inghilterra che sbarrò la strada dell’assolutismo per aprire la via verso un

governo di tipo parlamentare. Il mutamento al vertice della monarchia inglese ebbe come

conseguenza il suo ingresso nella coalizione europea che nel 1689 aprì le ostilità contro la

Francia. I conflitti durarono ininterrottamente fino al 1713. Ci furono delle novità in campo fiscale e

amministrativo. L’accisa, un’imposta indiretta istituita nel 1660 venne estesa a vari generi di largo

consumo e venne introdotta un’imposta fondiaria proporzionale al reddito presunto. Ci fu una

crescita del debito pubblico, per la cui gestione venne fondata nel 1694 la Banca d’Inghilterra,

abilitata a emettere buoni che circolarono come carta moneta. L’amministrazione delle finanze,

della flotta e dell’esercito richiese la costituzione di una burocrazia statale centrale e periferica. Il

fatto che l’onere delle imposte gravasse sui proprietari terrieri spiega l’ostilità della gentry di

campagna, schierata coi tory contro la politica estera aggressiva voluta dai whigs. Ci fu una

contrapposizione quindi tra il partito del Paese pronta a denunciare le spese eccessive e il partito

della corte formato da chi beneficiava del favore del re e dei suoi ministri,


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Valeder

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della politica e dell'amministrazione
SSD:
Docente: Sanna Piero
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valeder di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Sanna Piero.

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