L'europa del Settecento
Incremento demografico
Col Settecento si ha una rottura col passato. Il Settecento è un nuovo secolo che inaugura un incremento della demografia. Ci fu un aumento della popolazione a partire dagli anni quaranta; la popolazione tra il 1700 e il 1800 passò da 118 milioni a 193 milioni di abitanti. A battere ogni record sono stati gli Stati Uniti con le colonie inglesi nell’America Settentrionale. I dati non sono comunque sicuri dato che nel Settecento non esistevano forme di censimento della popolazione. Solo nella seconda metà del Settecento si affermò l’esigenza di rilevazioni più precise.
La Svezia era all’avanguardia con le sue statistiche mensili di nascite e decessi e con i censimenti triennali. I registri parrocchiali sono stati sottoposti a indagini; ma queste fonti non furono sicure. Il ricorso ai registri parrocchiali è indispensabile per la Francia e l’Inghilterra dato che in questi paesi non esistono dati complessivi ufficiali fino all’Ottocento. Nel 1753 venne presentato il progetto di censimento. Non venne accettato, perché si aveva paura di perdere prestigio nazionale nel caso fosse risultato che la popolazione stava diminuendo. Il progetto quindi fu respinto.
In Inghilterra alla fine del Seicento Gregory King e nel Settecento singoli studiosi provarono a calcolare la popolazione. L’unico dato certo è che in Europa nel Settecento ci fu un aumento della popolazione. Montesquieu temeva che la popolazione sarebbe diminuita sempre di più sino a diventare la terra un deserto. Quest’idea alimentò un dibattito che percorse l’intero Settecento. La tesi di Montesquieu ebbe successo anche nel Settecento inoltrato cioè quando l’Europa era in piena espansione demografica. In Francia Mirabeau lamentava che gli Stati europei andassero spopolandosi e Voltaire la pensava allo stesso modo.
In Inghilterra Price sosteneva che la popolazione era diminuita del 25%. David Hume respinse le tesi di Montesquieu. L’incremento settecentesco presenta aspetti diversi da paese a paese ma anche all’interno di ogni paese. Infatti bisogna prestare attenzione ad una crescita molecolare. I Paesi che progredirono economicamente non coincidono con quelli in cui aumentò la popolazione. La mortalità manifestò una tendenza al rialzo nel 1713 ma in seguito calò rapidamente. La popolazione è cresciuta rapidamente nelle regioni in via di industrializzazione ma anche nelle regioni agricole.
Durante gli anni trenta-quaranta la popolazione aumentò più rapidamente nei villaggi industrializzati mentre nei villaggi agricoli le cifre si mantennero costanti. Le differenziazioni si accentuarono alla fine del secolo. In Francia furono forti le differenze regionali. Nelle Province Unite l’aumento fu contenuto. La Lombardia partecipa al debole incremento demografico di tutta Italia settentrionale. L’incremento fu maggiore nell’Italia meridionale cioè dove lo sviluppo economico fu incerto. In Europa si ebbe crescita rapida nelle regioni a nord est nei grandi spazi aperti.
Nei territori prussiani giocarono un ruolo decisivo gli insediamenti di coloni promossi da Federico Guglielmo I e Federico II. Quindi Prussia, Pomerania, Slesia, Poderosa. In Ungheria ci fu una grande esplosione demografica, una crescita folle dovuta all’abbassamento dell’età matrimoniale. Anche in Russia ci fu una folle crescita. La Russia si era annessa vari territori che contribuirono ad aumentare la popolazione. Nelle regioni nuove si ebbero i tassi di crescita più alti: come in Ucraina. Nel 1762 Caterina II diede il permesso a tutti gli stranieri di stabilirsi in Russia, assicurando viaggio pagato, libertà di culto, esenzione trentennale dalle imposte e dal servizio militare civile, contributi per le abitazioni, sementi e bestiami gratuiti.
Ci fu un grande flusso dalle campagne verso le città e in Spagna si stabilirono i commercianti e lavoratori specializzati provenienti dall’estero. Dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda si mossero circa un milione di persone per andare in America. Alla base di questa crescita sicuramente c’era un declino della mortalità. In Svezia la mortalità aumentò per poi diminuire negli ultimi decenni del secolo. Nell’Inghilterra-Galles l’aumento della mortalità fu favorito dall’alcolismo dovuto ad un’incontrollata espansione della produzione del gin. In questa produzione i proprietari terrieri guadagnarono molto dato che il gin si otteneva dalla distillazione del grano.
La distillazione del grano è uno dei fattori essenziali per il sostegno dell’interesse fondiario. Ci fu un aumento della produzione e consumo dell’alcool. Così aumentarono anche le violenze e i crimini. Ci furono delle proteste ma il governo si mosse con lentezza. Alla fine la questione fu affrontata con la promulgazione di una legge che contribuì a ridurre il consumo degli alcolici. Nel 1708 scoppiò in Polonia la peste, che sconvolse anche il Brandeburgo, la Pomerania e la costa baltica, la Prussia, la Danimarca, la Svezia e la Norvegia. Danzica perse 32.500 persone, Copenaghen un terzo dei suoi abitanti.
L’epidemia poi si spostò a ovest e colpì l’Austria, la Boemia e la Baviera. Nel 1720 comparve a Marsiglia, introdotta dai marinai. Nel caso di Marsiglia la peste fu trasferita attraverso la pulce dell’uomo, trasmessa da un portatore agonizzante ad un ospite sano. A Marsiglia si paralizzò la vita economica e furono interrotti i rapporti sociali. Ma la ripresa non tardò; infatti dopo l’episodio marsigliese la peste sparì dall’Europa occidentale e continuò invece a far vittime nell’Europa orientale e negli altri continenti fino alla terribile peste di Orano del 1942. Vennero prese delle precauzioni in caso di contagio e le case furono costruite in pietra e non più in legno.
Le punte altissime di mortalità dovuta a epidemie e carestie non causarono comunque nel Settecento dei tracolli demografici con conseguenze durature. Dopo il periodo della peste ci fu un boom di matrimoni. Nella seconda metà del Settecento conobbe un regresso delle epidemie mentre non avvenne lo stesso negli altri paesi europei. Non si sa quali fossero le malattie più diffuse. Si moriva comunque per malattie come tifo, dissenteria, grippe, tubercolosi e sifilide. La malattia più temuta era il vaiolo. Nonostante queste minacce comunque la mortalità regrediva. Le carestie erano sempre più rare e venivano sostituite da crisi alimentari meno tragiche.
Nel 1763 però le carestie ed epidemie devastarono il Mezzogiorno italiano. È controversa la questione del rapporto crisi alimentare-mortalità. La crisi alimentare provoca l’indebolimento dell’organismo e porta alla morte. A volte c’è semplice concomitanza e non nesso casuale tra cattivi raccolti e fenomeni epidemici. Sono contrastanti anche le opinioni sul contributo dei progressi medico-igenico-sanitari alla diminuzione della mortalità. L’Inghilterra era all’avanguardia nella fondazione di ospedali e nell’assistenza ai malati. Proprio in Inghilterra nacque la prima clinica ostetrica. Ci sempre più possibilità di curare i poveri. In Francia era comune la pratica delle visite domiciliari.
I ricoveri ospedalieri avevano conseguenze dannose, per le pessime attrezzature e condizioni igieniche in cui si ritrovavano i malati. Con il ricovero il paziente si esponeva al rischio di contagi letali. Riguardo alle cliniche ostetriche venne affermato che ebbero un effetto perverso sulla mortalità, infatti ci fu un aumento dei decessi di madri e neonati. Queste valutazioni pessimistiche non sono infondate. Prima dell’introduzione dell’anestesia, le operazioni chirurgiche erano limitate all’amputazione, litotomia, trapanazione del cranio, incisione di ascessi e operazioni alle cataratte.
Il vaiolo non regredì sensibilmente durante il secolo e l’inoculazione era una misura rozza e pericolosa che nessun medico oggi avrebbe il coraggio di usare. Una misura che avrebbe contribuito non a prevenire ma più a diffondere la malattia. Pare non sia stata tanto la vaccinazione di massa a sconfiggere il vaiolo quanto l’isolamento dei suoi focolai. Questo non significa che avessero ragione i tradizionalisti a polemizzare contro l’inoculazione. Non ci furono conquiste decisive sull’igiene. In città e campagna aerazione e riscaldamento delle abitazioni erano insufficienti. Spesso si stava affollati in una stanza magari assieme a un soggetto portatore di malattie infettive.
Anche gli animali creavano pericoli negli ambienti in cui vivevano gli uomini. I terreni potevano trasmettere malattie da acque inquinate a causa di un mancato adeguato sistema di fognature. Malattie come dissenteria, tifo e paratifo potevano derivare da alimenti provenienti da animali infetti. Secondo alcuni studiosi la vittoria sulla morte va attribuita ad un’alimentazione più abbondante ed equilibrata. La carne era presente sulla tavola di tutti a Parigi, nell’area scandinava e a Ginevra, ma anche in Inghilterra. Ci furono dei trionfi anche nella nuova agricoltura. L’Europa dunque era carnivora e quindi privilegiata in confronto alla Cina. In tutta Europa alimentazione e consumi erano differenziati a seconda dei gruppi sociali.
La diminuzione della mortalità del Settecento è l’effetto cumulativo di una pluralità di cause spesso poco appariscenti. Per esempio il mutamento delle comunicazioni, il diffondersi dell’uso del tè che contribuì a diminuire con l’acqua bollita il rischio di contrarre malattie e la minor violenza devastatrice delle guerre, il rarefarsi di carestie e la scomparsa della peste dall’Europa occidentale. Più che il declino della mortalità fu un fattore primario dell’incremento demografico settecentesco l’aumento della natalità. L’aumento della natalità sarebbe dipeso dalle maggiori possibilità di trovare lavoro.
Maggiore facilità d’impiego remunerativo significherebbe dunque disincentivazione al celibato, abbassamento dell’età matrimoniale, maggiore disponibilità a mettere al mondo figli. In Inghilterra si verificò una riduzione dell’intervallo tra un concepimento e l’altro. Ci fu molta natalità nelle aree aperte alla colonizzazione. In America settentrionale ci fu un’esplosione demografica riconducibile all’abbassamento dell’età matrimoniale. Al contrario, dove l’agricoltura era sviluppata e la densità della popolazione era già attestata, lo stimolo a formare nuove famiglie era minore; lo stesso accadeva nelle regioni arretrate della Spagna.
Anche gli onerosi obblighi feudali imposti ai contadini avevano effetti frenanti. In Danimarca la realizzazione di riforme agrarie creò condizioni favorevoli per i contadini, dando impulso ai matrimoni e alla natalità. In Irlanda fu la mortalità a diminuire in seguito all’estendersi della coltivazione dei tuberi. In Francia la natalità a partire dal 1770 pur mantenendosi su livelli elevati diede segni di flessione: riduzione della nuzialità, aumento del celibato, innalzamento dell’età matrimoniale, diminuzione della fecondità delle coppie sposate.
Si diffusero le pratiche contraccettive. Il metodo contraccettivo era il coitus interruptus e venivano utilizzati anche i preservativi. L’astinenza sessuale non è praticabile con continuità da poter essere ritenuta un fattore capace di incidere efficacemente a lungo termine sulla natalità. L’utilizzo dei contraccettivi era fortemente criticato. Le preoccupazioni riguardo un aumento demografico eccessivo divennero assillanti un po’ ovunque, suscitando allarmate previsioni ed esortazioni a correre ai ripari, sterilizzando i domestici, gli operai, i soldati celibi.
Le città
L’Europa del Settecento era rurale. Al centro e a ovest il centro urbano era robusto. Nelle Fiandre e nel Bramante la popolazione urbana era pari alla metà della popolazione complessiva. Anche la Francia era fortemente urbanizzata. In Polonia solo cinque città superavano i 20.000 abitanti e lo stesso succedeva in Russia. Le città russe erano immerse in un mondo rurale che imponeva una crescita urbana lentissima. Londra, Parigi e Napoli erano tutti il contrario. Secondo i criteri francesi una città era tale se aveva almeno 2000 abitanti. Dal punto di vista dello sviluppo industriale, furono proprio centri di piccole dimensioni ad assumere una posizione di punta.
Le grandi città e le capitali spiccavano in modo vistoso ma non sempre le capitali erano le grandi città. Londra e Parigi erano le vere capitali dell’Europa. La vita nelle capitali era diversa: Vienna era diversissima da Parigi e da Londra e da tutt’e tre era Pietroburgo. Le capitali presentavano comunque un tratto comune cioè l’ampiezza del settore burocratico-militare. Molto marcati i tratti burocratico-militari nelle capitali minuscole degli Stati tedeschi, nelle quali tutto gravitava intorno ai sovrani e alla loro corte.
Data la presenza nelle capitali di molti nobili, borghesi e alti funzionari, era molto elevato anche il numero dei domestici. A Parigi questi erano il 16% e rappresentavano il gruppo professionale più consistente. A Napoli il fenomeno era così massiccio da far preoccupare e chiedere drastici provvedimenti. La gente delle campagne era sempre alle prese con la pesantezza dei tributi, con le calamità atmosferiche, con la fame; quindi un posto di domestico in città era una meta ambita.
Spesso però ci si doveva accontentare di una sistemazione poco brillante: molte donne venivano chiamate in città da parenti già occupati e andavano incontro a un lavoro pesante e mal retribuito. Erano esposte spesso alle insidie del padrone di casa e se il lavoro veniva a mancare dovevano riprendere la via della campagna o darsi alla prostituzione. Chi si muoveva verso le città è perché ne aveva davvero bisogno. Certo la città offriva un’ampia gamma di occasioni di lavoro. Bisognava essere pronti a faticare e non si era affatto sicuri di lavorare con continuità, ma era già qualcosa rispetto alla situazione disperata che magari si viveva in campagna in seguito ad un cattivo raccolto.
Spesso in città ci si riduceva anche all’accattonaggio. Le città erano la meta preferita di mendicanti occasionali o professionisti. A Parigi c’erano tanti mendicanti porta a porta o che chiedevano la carità nelle vie. Verso queste persone le autorità erano diffidenti perché accrescevano in modo preoccupante la popolazione ma anche perché erano portatori di abitudini e comportamenti pericolosi. In Inghilterra l’Act of Settlement autorizzava i funzionari delle parrocchie a cacciar via i mendicanti e vagabondi forestieri.
Folle di miserabili si riversarono in città soprattutto nei periodi di carestie e disagio economico. Alla fine del secolo, quando il pauperismo raggiunse in Germania proporzioni allarmanti, si rafforzarono i posti di guardia alle porte delle città e si cercò di sorvegliare il flusso migratorio. Tra campagne e città, c’era sia speranza che ostilità. La città era bisognosa di approvvigionamenti regolari ma era estremamente sospettosa verso i contadini, considerati inclini a trattenersi i prodotti per avidità.
A sua volta la gente dei campi vedeva nella città una fonte di estorsioni e si lamentava di essere costretta a sopportare duri sacrifici a favore di estranei. I grani prendevano la vita dei centri urbani e i contadini temevano di essere ridotti alla fame; se i grani tardavano ad arrivare in città si cominciava a parlare delle perfidie trame dei contadini. La città riteneva indispensabile controllare la città. Occorreva adoperarsi perché nelle città il pane non mancasse mai e perché il suo prezzo fosse moderato. Il problema era anche di ordine pubblico.
L’addentrarsi della popolazione in città creava tanti problemi. Governi centrali e amministrazioni tentarono di fermare l’espansione urbana ponendo limiti alla costruzione di nuovi edifici. Nelle città le persone agiate abitavano ai piani inferiori, i poveri ai piani superiori e nelle mansarde, in condizioni igieniche paurose e nel sovraffollamento. In quasi tutte le città si profilava la tendenza alla distinzione tra quartieri popolari e quartieri residenziali. Nelle zone del nord a Parigi regnava la miseria. Londra era divisa tra la West End e la East End. Nel East End vi erano case vecchie, strade strette e buie, era abitata dai marinari e dagli ebrei.
Nel West End le case erano nuove ed eleganti, le vie ampie e dritte. Nel Settecento le città si rinnovarono ma i problemi delle classi inferiori si aggravarono. Interi quartieri furono demoliti per far posto al boom delle costruzioni e i meno abienti si trovarono senza casa e dovettero arrangiarsi. I governi presero alcune iniziative ma niente di che. Alcuni risultati modesti furono raggiunti a Torino nel campo dell’edilizia popolare. I poveri delle città spesso non potevano occuparsi dei figli e quindi abbandonavano i neonati. Gli ospizi che li accoglievano erano in condizioni pessime. I neonati difficilmente sopravvivevano e così si alzò la mortalità infantile.
I ricchi e i poveri vivevano e morivano diversamente, ma né gli uni né gli altri si sottraevano a certe caratteristiche dell’ambiente urbano. Ricchi e poveri percorrevano vie sporche e piene di buche. Le vie di Parigi erano fangose, maleodoranti e prive di marciapiedi. Dalle finestre si lanciavano i rifiuti. Parigi mancava di una fognatura generale. Quasi in tutte le città la situazione era questa. Le vie di Londra migliorarono dopo la promulgazione del primo Paving Act del 1762. Era forte la presenza dei cimiteri. A Parigi c’erano molti cimiteri con fosse comuni che venivano ricoperte solo quando si erano riempite completamente di cadaveri.
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