Dal cuore delle tenebre
La notte tra il 28 e il 29 maggio 1453, Costantinopoli fu conquistata dai turchi di Mehmet II il conquistatore. L'ultimo imperatore, Costantino XI, morì in battaglia. Migliaia di uomini furono uccisi, le donne stuprate e la città saccheggiata, ma gli edifici vennero mantenuti intatti. Ci raccontano della conquista Isidoro di Kiev, un vescovo, Giorgio Sfrantze, uno storico bizantino e Niccolò Barbaro, un medico veneziano.
Barres
Un uomo sta attraversando la Grecia in ferrovia, Maurice Barrès, parlamentare francese e autore di romanzi, un reazionario, razzista e xenofobo di quasi quarant'anni. Nel Peloponneso cercava le radici pure della razza, sia perché lui come i greci vedeva solo barbari fuori dai confini patrii, sia perché i franchi dopo la crociata del 1204 avevano creato regni in questa zona, tra cui il più importante era il principato d'Acaia, proprio nella zona dove si trovava Sparta. Il viaggio serviva a Barrès anche per dimenticare un amore infelice con una poetessa rumena, Anna Brancovan, sposata al conte de Noailles. Dalla base del Taigeto vide solo una rupe, ma si accorse che era costellata di rovine; le stesse rovine ispirarono il palazzo dei despoti alla fine del Faust di Goethe.
Un signore addolorato, di grande aspetto
Nel luglio 1460 una galera veneziana partì da Porto Longo con a bordo due bambini piccoli, un'adolescente, un pedagogo, una donna provata da malaria e viaggio e un signore addolorato di grande aspetto; era il despota di Morea; aveva grandi occhi azzurri, capelli biondi, naso aquilino e barba bionda; era alto e magro, era Tommaso Paleologo, figlio di Manuele II, sovrano di Bisanzio. Il fratello Demetrio si era alleato con i Turchi e aveva combattuto contro Tommaso per il predominio della Morea. I figli si chiamano Andrea, Manuele e Zoe, la moglie Caterina, la figlia maggiore Elena si era sposata nel 1446 con Lazzaro II despota di Serbia. Prima di arrivare ad Ancona fece tappa a Patrasso per prelevare la reliquia di sant'Andrea apostolo. La reliquia aveva un grande valore simbolico e serviva come garanzia di essere ben accolto da parte dei nobili italiani e come base per un grande progetto politico. Artefice di questo progetto fu Bessarione, cardinale romano di origine bizantina, parente di Tommaso e grande intellettuale. Tutto il viaggio fu dipinto un secolo dopo da Bernard Rantwyck, in alcune tele situate oggi al museo di Pienza.
Un intellettuale sulla cattedra di Pietro
Il 19 agosto 1458 viene eletto papa all'età di 52 anni Enea Silvio Piccolomini; aveva il viso largo e imbronciato, la salute cagionevole e gli occhi scuri e attenti da rapace notturno. Proveniva da una famiglia di antica nobiltà senese, era prete da soli 11 anni, prima era un letterato e un libertino, grande umanista. Partecipò al concilio di Basilea; in quegli anni era in atto lo scisma d'occidente, l'autorità del papa era screditata e si pensava di attribuire il potere ecumenico ad un'assemblea permanente, il concilio. Da Basilea in poi però tornò ad affermarsi l'autorità papale; Enea era un fervido conciliarista, che poi passò a sostenere Amedeo di Savoia, l'antipapa Felice V; era consigliere dell'imperatore Federico III e quando questi si riavvicinò alla chiesa di Roma fece lo stesso; poco dopo venne nominato vescovo di Trieste, continuando a mediare per la riconciliazione tra papato e impero. Vedeva urgente il bisogno di una crociata e già da cardinali si batté per ricacciare il pericolo turco. Era un sostenitore della cultura classica ellenica, le cui ultime vestigia si ritrovavano nell'impero bizantino, e anche per questo voleva salvarlo dall'avanzata turca.
Volti di Enea Silvio
La vita di Enea Silvio fu dipinta nella libreria Piccolomini di Siena da Pintoricchio e una statua che lo raffigura fu eseguita da Paolo Romano. Anche nel corteo dei Magi di Benozzo Gozzoli, nella cappella del palazzo Medici Riccardi si può identificare il pontefice nel mezzo della quarta fila. Anche ad Urbino gemellato con Bessarione tra i garanti della cultura umanistica troviamo il papa Pio II, ovvero Enea. Da questo gemellaggio possiamo iniziare ad intuire l'alleanza stretta tra questi due uomini, decisiva per gli anni 50 e 60 del quattrocento.
Le spose occidentali
Nell'estate del 1420 parte da Ancona una galera veneziana con a bordo due ragazze, Cleopa da Rimini e Sofia del Monferrato. Sofia era la futura sposa di Giovanni VIII, primogenito di Manuele II, Cleopa era la promessa sposa di Teodoro II, despota di Morea e futuro imperatore di Bisanzio per il principio di rotazione. La Morea era la regione più prospeta dell'impero bizantino, soprattutto nei primi decenni del quattrocento grazie alla pax turca. Cleopa era la più piccola dei 7 figli di Malatesta dei Malatesti signore di Pesaro e adottata da Carlo Malatesta signore di Rimini. Il viaggio in galera era un incubo, ma Costantinopoli era un sogno, con la sua reggia altissima e dorata, per la qualità dell'istruzione e la raffinatezza dei costumi. Dopo il concilio di Costanza che aveva segnato la fine dello scisma d'occidente grazie all'aiuto delle delegazione bizantina, il papa Manuele V aveva preso a cuore la sorte degli eredi al trono bizantino, autorizzandoli a sposare donne cattoliche. Giovanni VIII aveva già sposato Anna di Mosca, figlia del granduca, ma era morta di peste all'età di 15 anni. Era un ultimo tentativo di sanare lo scisma d'oriente che si perpetrava da 4 secoli e che da circa 150 anni molti tentavano di sanare con scarso successo.
L'allievo
Bessarione era un abile politico. Sbarcò in Italia trentenne per il concilio di Ferrara come arcivescovo di Nicea. Era nato a Trebisonda con il nome di Basilio, ed era parente dei Comneni e con essi dei Paleologi, sovrani di Bisanzio; a vent'anni si trasferì a Mistrà, in Morea dove conobbe Gemisto Pletone, un filosofo neoplatonico, considerato la reincarnazione di Platone. L'accademia di Mistrà coltivava l'idea di uno stato ellenico di stampo platonico, ispirato alla Repubblica ma corretto, una via di mezzo tra una signoria italiana e una città stato. Manuele II, ispirandosi a queste idee ed ai suoi viaggi in Occidente, aveva intrapreso la suddivisione dell'impero in varie signorie governate dai suoi figli, strada osteggiata da molti contemporanei. Da Mistrà si chiedeva all'imperatore l'istituzione di un esercito professionista, una riforma del sistema fiscale e dell'amministrazione territoriale, misure protezionistiche, modernizzazione delle tecniche produttive e redistribuzione delle terre ai contadini. Anche le implicazioni mistiche erano notevoli, non scrivevano sulle questioni notevoli e riproponevano le idee ellenistiche, mai morte in oriente, come testimonia l'anatema della Domenica dell'Ortodossia, recitato dal 1082: anatema su coloro che ammettono la metempsicosi delle anime umane o la loro distruzione e il loro ingresso nel nulla. Bessarione condivideva almeno in parte queste idee dell'accademia di Mistrà.
Johann David Passavant
Nel 1804 Johann David Passavant lavorava nel negozio di famiglia a Francoforte sul Meno; si arruolò contro Napoleone e arrivò a Parigi, dove visitò più volte il Louvre; conobbe Jacques Louis David ed entrò nel suo atelier, andò poi a Roma dove entrò nella comunità romana di artisti tedeschi protromantici; erano detti Nazareni per i lunghi capelli biondi e la barba incolta. Passavant non era bravo a dipingere ma era un grande studioso d'arte; studiava a tempo pieno le opere di Raffaello, si recò ad Urbino dove si imbatté nelle opere di un pittore sconosciuto, Piero della Francesca.
Foto di gruppo sul lago di Costanza
Il concilio di Costanza era stato indetto da Sigismondo di Lussemburgo, sacro romano imperatore; venne eletto papa Martino V grazie all'appoggio bizantino, fu l'ultima grande occasione che ebbe la chiesa per riscattarsi, ma fallì e così un secolo dopo esatto Lutero pubblicò le sue 95 tesi. Nella cittadina di Costanza, di circa 10000 abitanti arrivarono dai 40000 ai 100000 delegati e accompagnatori di ogni genere. Tutti i più grandi intellettuali dell'epoca vi parteciparono, da Isidoro di Kiev a Poggio Bracciolini passando per Manuele Crisolora, Andrea Crisoberge e Giovanni Blanditero. Manuele II Paleologo vi partecipò per intessere relazioni diplomatiche tali da salvare il suo impero dalla minaccia turca, Inghilterra e Francia erano scosse dalla guerra dei cent'anni e cercavano la pace per via ecclesiastica. Nel 1440 a Firenze, ultima tappa del concilio si arrivò ad un documento di unione delle chiese d'oriente ed occidente, utile al papa per rafforzare la sua autorità e Manuele II per ingraziarsi le potenze occidentali. I conciliaristi decisero di riunirsi ogni 7 anni, prima a Siena e poi a Basilea, segretario fu Enea Silvio Piccolomini. Carlo Malatesta riuscì a far eleggere successivamente papa Eugenio IV, un veneziano che spostò il concilio a Ferrara.
Gioisci Basilissa
Dopo la fine del concilio di Costanza si svolsero a Rimini i festeggiamenti per lo sposalizio di Cleopa con Giovanni VIII; per questa occasione Guillaume Dufay compose una canzone intitolata Gioisci basilissa, segno che il destino della principessa era diventare imperatrice di Bisanzio, cosa che non avverrà mai. Il 18 agosto del 1420 partì da Rimini per Ancona e poi per Bisanzio, dove arrivò il 19 gennaio 1421.
Una piccola tavola con qualcosa di africano
John Charles Robinson e Sir Charles Lock Eastlake erano due inglesi esperti di opere d'arte, il primo lavorava al South Kensington Museum e il secondo era direttore della Royal Academy, giovane il primo e anziano il secondo. Entrambi negli anni 50 del 1800 erano a caccia delle opere di un pittore quattrocentesco sconosciuto, Piero della Francesca, di cui avevano letto nelle Vite del Vasari. Easlake arrivò nel 1858 al duomo di Urbino dove trovò il battesimo di Cristo, che era però in pessime condizioni e la flagellazione. Robinson comprò il battesimo che arrivò poi alla National Gallery, così come il san Michele, sempre di Piero della Francesca. Sempre a metà ottocento si diffuse l'idea che Piero della Francesca fosse un pittore notevole, che abbinava la prospettiva alla capacità di rappresentare le emozioni umane. Degas e i suoi successori corsero ad ammirare le opere di Piero e si ispirarono al suo stile per dipingere i loro capolavori, fu così che Piero della Francesca venne riscoperto grazie a Cezannè e di Seurat e al loro postimpressionismo ricostruttivo.
Sofia di Monferrato
Sofia di Monferrato aveva un bellissimo corpo, alta con capelli rossi mossi, ma un viso orrendo. Venne subito confinata in un'ala del palazzo, solo Manuele II la sosteneva e così dopo la sua morte il 21 luglio 1425 la principessa temeva per la sua vita e così fuggì su una galera veneziana e si ritirò in un convento piemontese dove visse fino a circa 40 anni. Cleopa al contrario era bella e intelligente, ma poco apprezzata lo stesso dal marito; si mosse sempre sul filo del rasoio tra il cattolicesimo e l'ortodossia, avvicinandosi a quest'ultima e al neoplatonismo; troppo secondo il papato che forse la fece assassinare.
Il dodicesimo signore di Ferrara
Nel 1392 Niccolò III divenne signore di Ferrara a 10 anni; divenne un funambolo della politica e un dongiovanni, ebbe 3 mogli e numerose concubine, con numerosissimi figli.
Una strana inumanità
Barrès decise di salire a piedi a Mistrà che esplorò passo a passo, più si saliva più erano nobili l'architettura, anche se tra i ruderi c'erano galline, maiali e altri animali. Arrivò al monastero della Pantanassa, con la chiesa a sei cupole, la torre campanaria e la loggia gotica.
Cleopa a Mistrà
Cleopa acquisì una personalità come quella del monastero della Pantanassa, un ibrido tra oriente ed occidente fatto da lei edificare nel 1428 al posto di un monastero maschile dedicato a Gesù Cristo Zoodotou fondato nel 1365.
Niccolò III e il concilio di Ferrara
Negli anni 20 e 30 del quattrocento tutti i trattati di pace italiani erano frutto della mediazione di Ferrara e questa importanza aveva indotto il papa a scegliere questa città come sede italiana del concilio. Qui lavoravano Leon Battista Alberti, Giovanni da Siena e Filippo Brunelleschi, la città era all'avanguardia sotto ogni punto di vista, economico, sociale e sanitario. Niccolò III era poi parente dei Gonzaga e dei Malatesta e quindi con i Paleologi e Ferrara era una sede gradita anche da Bisanzio, sia per la posizione geografica che per la parentela con il sovrano. Giovanni VIII arrivò a Ferrara nella primavera del 1438.
Il più giovane dei greci
Bessarione all'arrivo in Italia aveva circa 30 anni, aveva capelli castani ricci e lunghi, barba folta rossastra e uno sguardo intenso ed intelligente; aveva già un'ampia biblioteca personale soprattutto ellenici. Era già un esperto politico e partecipava al concilio più per le trattative politiche che per quelle dogmatiche. Pronunciò l'8 ottobre 1438 il discorso iniziale del concilio. Il dibattito teologico verteva sul filioque, ovvero se lo spirito santo discendesse dal padre e dal figlio come sostenevano i latini o dal padre attraverso il figlio come dicevano i greci, cosa tra l'altro filologicamente corretta. Bessarione alluse nel suo discorso al fatto che non era importante difendere la verità ma perdere in maniera onorevole, cosa che può essere più utile che vincere.
La scritta perduta
Giovan Battista Cavalcaselle era un esperto d'arte italiano che si interessò della flagellazione di Piero della Francesca e una volta riunita l'Italia e diventato ispettore del museo nazionale del Bargello di Firenze ne ordinò il restauro, che avvenne in breve tempo ma fu eccessivo; scomparve la cornice dorata su cui probabilmente si trovavano una scritta notata dagli esperti inglese: convenerunt in unum; non si è certi della posizione della scritta, ma non rintracciandola negli strati di pittura precedenti con il laser è lecito pensare che fosse sulla cornice. La scritta scomparve perché Cavalcaselle la considerava un'aggiunta spuria e i suoi delegati la fecero togliere per eccesso di zelo.
Signora, voi avete vissuto a Bisanzio
Barrès aveva visto nella loggia della Pantanassa tombe appena aperte, soprattutto quella di una giovane principessa italiana, secondo la guida di nome Teodora Tocco, moglie di Costantino XI, morta nel 1429 di parto ufficialmente, cosa molto, forse troppo comune tra le mogli occidentali bizantine; anche la seconda moglie di Costantino Caterina Gattilusio morì di parto. Teodora venne seppellita a Clarenza, nel nord della Morea, poi trasferita a Mistrà, ma poi portata a Costantinopoli quando il marito divenne basileus di Bisanzio; la sua tomba non è ancora stata trovata con certezza. Probabilmente la tomba vista da Barrès era quella di Cleopa.
Whose flagellation?
La flagellazione è uno dei quadri più studiati del 900 ma ancora non si sa committente, data, scopo e significato dell'opera; questo è l'intento di questo libro. Esistono due linee interpretative differenti; la prima, avvalorata da Roberto Longhi legge nel dipinto la celebrazione della dinastia dei Montefeltro di Urbino e la commemorazione del duca Oddantonio. Il duca Federico sarebbe il committente del quadro, e il gentiluomo a destra, Guidobaldo sarebbe il primo a sinistra in primo piano e Oddantonio quello centrale, ucciso a 17 anni il 22 luglio 1444 nella congiura dei Serafini. La flagellazione di Cristo alluderebbe a questo sacrificio, altra idea di questo filone è che ai lati di Oddantonio si trovino i due infidi consiglieri, oppure un principe italiano e uno bizantino. Per altri al centro c'è invece Guidobaldo, anch'esso morto con ai lati Ottaviano Ubaldini, parente, consigliere e tesoriere del duca e Ludovico Gonzaga. Però il giovane in primo piano riprende Cristo nel retroscena, come dice Mario Salmi, quindi non può essere un giovane immorale, e nemmeno una figura storica, deve essere una divinità o un santo. La flagellazione si rifà all'architettura e alla prospettiva di Leon Battista Alberti, quindi deve essere successivo di molto al 1444, morte di Oddantonio. La seconda lettura ne fornisce interpretazioni allegoriche, il giovane biondo sarebbe il giusto universale, oppure il Paracleto, oppure le tre religioni, o ebrei e gentili con al centro un angelo. Per Pope-Hennessy non si tratta della flagellazione di Gesù ma si San Girolamo, per altri è il pentimento di Giuda.
Teodoro Paleologo
Nel 1428 Cleopa inaugurò il monastero della Pantanassa e mise al mondo Elena, la prima nata tra tutti i figli dell'imperatore di Bisanzio. Il marito Teodoro era colto, effeminato e nevrotico, aveva inclinazione per i libri e per gli antichi, per la filosofia e il neoplatonismo, era un grande matematico e il finanziatore della scuola neoplatonica di Pletone. Cleopa era una donna colta, parlava greco, latino e bizantino, amava pittura e architettura; era una delle donne più adatte per la corte di Mistrà, ma il marito era misogino e insofferente, faceva di tutto pur di stare lontano dalla moglie, fino a minacciare di farsi monaco.
A Ferrara
Il 4 marzo 1438 Giovanni VIII entrò a Ferrara, accompagnato da Niccolò III e dai figli Lionello e Borso d'Este; qui venne condotto dal papa Eugenio IV. Con lui arrivarono il patriarca Giuseppe II e il fratello Demetrio e 700 delegati. Al centro della chiesa c'erano 4 sedie con rispettivamente il patriarca e l'imperatore di Bisanzio da una parte e dall'altra il papa e l'imperatore d'occidente, la cui poltrona rimase vuota. La vita del concilio ferrarese non fu facile, i nobili...
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