Un vivaio di storia: l'Europa nel modo moderno
Egemonia imperiale: il Cinquecento
Capitolo 1: Una globalizzazione
Mondo nuovo
Il 1492 non è una divisione rigida tra il Medioevo e l'età moderna. Tuttavia, la scoperta dell'America ha grande importanza per la formazione del mondo moderno: trasforma le basi dell'economia mondiale, dà inizio al fenomeno dell'espansionismo europeo e all'intervento delle grandi potenze nella spartizione del globo.
Per i contemporanei di Colombo i termini scoperta e conquista erano complessi:
- Scoperta significava entrare in contatto con terre sconosciute, convertire al Cristianesimo i popoli pagani, cercare tesori, avere la possibilità di immettere sul mercato nuovi prodotti.
- La conquista era l'unica forma di rapporto con civiltà sconosciute che conoscevano. La diversità era costituita dal fatto che essi fuoriuscivano dai confini di una comunità che possedeva valori, mentalità, linguaggi, abbastanza simili, e che, soprattutto, professava un'unica religione: quella cristiana.
Il ciclo scoperte geografiche-conquiste-colonizzazione significò un incontro fra culture diverse: lo scambio fu ineguale, la tendenza degli europei ad annullare le culture indigene fu schiacciante. Crearono però nuove forme di rapporti fra gli uomini, nuovi modelli di organizzazione dello spazio e del territorio, organismi politici ed economici che, pur ispirandosi alla madrepatria, dovettero necessariamente tener conto del diverso contesto in cui furono trapiantati.
Dopo la fase delle esplorazioni marittime (1492-1519), iniziò la fase vera e propria dell'esplorazione della parte interna del continente americano: tra il 1419 e il 1540 si attuò la fase eroica della conquista.
L'espansione portoghese e spagnola
Fin dal primo Quattrocento esistono motivazioni per le esplorazioni transoceaniche. Portogallo e Spagna sono due Paesi con molteplicità di fattori: la base economica-organizzativa, la base tecnologica, lo sviluppo della teoria e degli strumenti geografici.
- A metà del XV secolo è pronta la base tecnologica per l'espansione portoghese: la caravella, una nave con vele latine, di piccole dimensioni, più manovrabile, che può portare maggiore quantità di provviste.
- Lo sviluppo della teoria e tecnica geografica porta alla revisione della mappa tolemaica del mondo: una piantina abbastanza accurata dell'Europa. Questa mostra che le navi possono navigare direttamente dall'Africa alle Indie, ma indica anche che non ci sono punti di passaggio per mare su quella rotta. Un geografo aveva invece incoraggiato l'idea che l'Africa potesse essere circumnavigata. E così appare nella carta del mondo disegnata nel 1459 da un monaco veneziano, fra' Mauro.
- Anche gli strumenti di navigazione si affinano, infatti la Spagna possiede già la bussola.
Aprire la via per mare verso l'Oriente, circumnavigare l'Africa per raggiungere l'oceano Indiano e l'Asia e controllare il traffico delle spezie: è questa l'avventura affrontata dai portoghesi nella seconda metà del Quattrocento. Una sintesi di esplorazione e commercio che ha consentito lo sfruttamento di enormi risorse: gli schiavi, l’oro della Guinea, l'avorio, il cotone, il pepe, lo zucchero di Madera.
Fin dall'inizio però, l'impero coloniale portoghese in Africa mostrava due limiti che avrebbero inciso sul suo sviluppo: e difficoltà da parte dello Stato di gestire le risorse commerciali; la forte dipendenza dai mercanti stranieri, soprattutto italiani.
L'espansione pone però dei problemi di natura giuridica, la cui soluzione costituirà un modello anche per la futura colonizzazione spagnola. Come giustificare la conquista delle terre e popolazioni africane? I giuristi inventarono la formula della terra nullius, cioè di una terra non sottoposta ad alcuna signoria, disabitata o abitata da selvaggi senza ordinamenti né leggi civili.
L'espansione spagnola prima di Colombo diedero luogo all'occupazione castigliana delle Isole Canarie. Essa fu il tramite che collegò la Reconquista, cioè la guerra Santa contro i Mori, alla conquista dell'America. Fu importante per concepire la traversata dell'oceano e perché fornì la base hai quattro viaggi di Colombo alla volta dell'America.
Cristoforo Colombo
Cristoforo Colombo (1451- 1506), nato a Genova, intraprende la via della navigazione al seguito di mercanti genovesi. Si stabilisce in Portogallo ed è in corrispondenza con un geografo umanista fiorentino, che lo convince della sfericità della Terra. Il progetto che Colombo e quello raggiungere le Indie orientali partendo dalle coste atlantiche dell'Europa: una rotta antietica a quella effettuata da Marco Polo via terra.
Cristoforo Colombo presenta il progetto a Giovanni II, re del Portogallo: la risposta è negativa. Si rivolge quindi a Isabella di Castiglia. Il primo contatto dà esito negativo. Il secondo contatto, nel 1901, dà esito positivo. Gran parte dei soldi necessari alla spedizione sono anticipati da genovesi e fiorentini.
La prima spedizione è effettuata con una caracca e due caravelle: La Santa Maria, comandata da Colombo; la Pinta e la Niña, comandate da due fratelli spagnoli, Alonso e Yañez Pinzon. Il 12 ottobre 1492 Colombo avvista finalmente terra. Crede di essere arrivato in Cina o in Giappone; in realtà è in San Salvador. Al suo ritorno in Spagna Colombo è oggetto di onori e festeggiamenti.
La seconda spedizione, dopo pochi mesi, è di proporzioni più grandi. Ma chi sono gli uomini di Colombo? Nessun nobile di Spagna, ma molti hidalgos, ossia cavalieri che non godevano di alcun titolo di nobiltà e che avevano partecipato alla Reconquista, che volevano cambiare il loro status sociale. Colombo torna a casa con un piccolo carico di schiavi.
La terza spedizione riesce ad ottenerla nel 1498. Nei viaggi precedenti ha raggiunto il Messico. Ora tocca le coste dell'America latina. Intanto la gestione della conquista si fa difficile: Santo Domingo a casa di epidemie e violenze, rendono difficile l'amministrazione. Accusato di corruzione viene incarcerato in Spagna. Isabella lo libera, affidandogli un'ultima spedizione (1502). Si spinge ancora più a Sud ma, arenatosi, è costretto a tornare in Spagna, dove muore, il 20 maggio 1506.
Dalla scoperta alla conquista
Nel 1494, il trattato di Tordesillas definiva le zone di influenza di Spagna e Portogallo per salvaguardare gli interessi delle due potenze. Dopo la scoperta di Colombo e il trattato di Tordesillas vengono disegnate due direttrici: la via delle Indie orientali; la scoperta e conquista del Brasile.
All'inizio del Cinquecento l'impero portoghese transoceanico comprende tre nuclei:
- Le colonie agricole degli arcipelaghi dell'Atlantico (Azzorre, Madera, Capo Verde);
- Una vasta area dell'Africa dalla Sierra Leone al Congo, la cui risorsa più importante è costituita dal commercio degli schiavi;
- L'Estado da India, più importante componente dell'impero portoghese, che si estende nell’oceano Indiano. Una lunga rotta marittima, la Carreira da India, collega la città di Lisbona con Goa.
La risorsa più importante dell'economia di questo impero del Vecchio Mondo commercio delle spezie (pepe nero, zenzero, cannella, garofano, noce moscata). La Corona portoghese possiede il monopolio del commercio. Essa non è però in grado di gestire la distribuzione dei prodotti.
Un' innovazione nella struttura dell’impero portoghese è la conquista del Brasile, attuata fra il 1521 e il 1530. Essa si colloca in una fase storica differente: qualche anno dopo Tordesillas e cominciata la corsa delle grandi potenze alle occupazioni degli spazi d'oltremare; è evidente che l’accordo sulla spartizione non può reggere. Quindi per contrastare la Francia, il Portogallo crea insediamenti militari in Brasile. Ma il periodo di prosperità dura poco. Le attività agricole non sono in grado di soddisfare le esigenze della popolazione in aumento. Il Portogallo quindi, nella seconda metà del Cinquecento, si ritrova nell'aria debole dell'economia mondiale.
Gli spagnoli considerano i loro primi stanziamenti nelle Antille come stazioni commerciali. Con la spedizione nel Messico di Hernan Cortés, l'impero ispano-americano compie un salto di qualità. Un impero è una civiltà vengono distrutti. Si dà inizio ha un'azione di conquista che, in circa cinquant'anni, sottometterà tutte le principali civiltà del nuovo mondo.
Forme e problemi della colonizzazione spagnola
Il primo problema che la colonizzazione pone è l'organizzazione della conquista, l'individuazione cioè di un equilibrio fra il riconoscimento del potere statale sui territori d'oltremare e la soddisfazione delle aspettative dei conquistadores. Lo strumento più importante fu l’encomienda un'istituzione castigliana medievale che consisteva nella concessione temporanea fatta dalla Corona a singoli soggetti, di diritti di Signoria su terre, città, castelli e villaggi. L'encomienda americana riprese il modello: l’encomendero riceva temporaneamente, e senza privilegio di trasmissione ereditaria, diritti di signoria su un certo numero di indiani, in cambio di una loro sistemazione in comunità stabili, dotate di chiese e parroci.
L'altra importante via di intervento della Spagna nel Nuovo Mondo fu costituita dal modello di urbanizzazione. L'urbanizzazione spagnola delle Indie si ispirò al modello a scacchiera delle città castigliane. Però le città erano soggette a continui spostamenti e ricostruzioni, dovuti a uragani e terremoti. Quindi il sistema urbano era debolmente articolato tra città enormi e i centri di popolazione dispersi e isolati.
L'America e la coscienza europea del Cinquecento
Le conseguenze sul piano economico e politico maturarono in tempi più o meno rapidi. Assai più lento fu il tempo di percezione dei contenuti del mondo nuovo. L'occhio della mente era ancora fisso il passato. Nella mentalità collettiva erano ancora vivi gli insegnamenti della scienza antica e medievale che avevano guidato anche Colombo.
Ma come reagisce la coscienza europea all’impatto con il nuovo mondo? L’America per l’uomo europeo è l'idea dell'età dell'oro e il mito del meraviglioso ambiente naturale incontaminato. Questo porta un'immagine positiva del selvaggio. Ma, accanto a questo, si sviluppa il sentimento di superiorità della civiltà europea.
Capitolo 2: Stato e Rinascimento
Il concetto di Rinascimento
Il Rinascimento aveva squarciato i veli del senso comune in cui era avvolto e che gli forniva un’identità solo in quanto membro di una comunità: famiglia, corporazione, città. Si afferma ora l’uomo come individuo.
Che cosa può rappresentare, oggi, la nozione di Rinascimento? Una risposta può essere: la nozione di Rinascimento ha un valore periodizzante, rappresenta cioè un’epoca di reali trasformazioni che investono gran parte dell’Europa. In quest’epoca si possono distinguere:
- Un'origine nel XIV secolo (al tempo di Petrarca);
- Una maturità tra il XV secolo e la prima metà del XVI in cui all’interno sono individuabili mutamenti: culturali (dall’universalismo medievale a una nuova concezione dell’individuo); della struttura politica (un nuovo sistema di rapporti: il sistema europeo degli Stati); nell’economia (si rendono evidenti le diverse velocità delle economie europee).
- Uno stadio finale nella seconda metà del Cinquecento.
Gli stati moderni e le nuove forme della vita politica
Quasi tutti gli stati europei hanno un’organizzazione politica simile: lo Stato moderno. Questi caratteri si formano in un lungo periodo storico, dal Quattrocento alla seconda metà del Seicento. Al vertice il sovrano, unico titolare del potere, giudice supremo e legislatore, assistito nella sua attività di governo da Consiglio. Un insieme di organismi amministra i diversi settori dello stato; da essi dipendono anche le istituzioni periferiche. Si conservano gli organi rappresentativi dei diversi ceti (nobiltà, clero, città). Si costituiscono rappresentanze diplomatiche stabili negli stati esteri. Ma l’elemento più importante è la divisione tra titolarità del potere spettante al sovrano e il suo esercizio affidato all’amministrazione.
La rivoluzione dei prezzi e le diverse velocità delle economie europee
A metà Cinquecento in molti paesi europei si prende coscienza del fatto che il prezzo delle merci è aumentato rispetto ai primi anni del secolo. Esso è dovuto a l'evoluzione demografica: fin dalla metà del Quattrocento la popolazione aumenta e l’incremento demografico non si arresta nel XVI secolo. Cambia dunque il rapporto tra la domanda e l’offerta dei beni.
L'aumento della popolazione implica applicare maggiori capitali nell’economia agricola. La campagna è la base di tutta la produzione perché la maggior parte della popolazione europea vive dispersa fuori dei centri urbani. Una parte della popolazione comincia tuttavia a muoversi: nascono e crescono città con nuove funzioni urbane. La prima voce nei consumi di questa massa di abitanti sono i cereali. Si creano nuove gerarchie nella divisione internazionale della produzione. Accanto alla domanda agricola, si sviluppa la domanda di prodotti industriali, caratterizzata soprattutto dalla produzione di articoli siderurgici e metallurgici, dell’attività mineraria, dalle manifatture tessili, dall’incremento dell’attività edilizia. Comincia a svilupparsi anche l’organizzazione dei grandi complessi industriali, legati alla produzione degli armamenti.
In questa prima età industriale la novità rispetto all’epoca medievale non sta nelle innovazioni tecniche, ma nella diversa organizzazione del lavoro, che non sostituisce ma convive con quella precedente. Si tratta della cosiddetta industria rurale, in cui emergono la figura del mercante imprenditore e operatore finanziario, che utilizza gli strumenti offerti a credito.
La vita culturale e la circolazione del sapere
La cultura non è solo un sistema di valori e idee: è anche diffusione e circolazione di valori e idee. Il Rinascimento si identifica con le grandi opere della pittura, della scultura, dell’architettura. Ma si identifica pure con il libro moderno: tra il 1495-1497 in Europa sono stampati 1821 libri.
Che cosa c’è scritto nei libri prodotti? Religione, letteratura, diritto e politica. Il protagonista di tutti questi libri è l’uomo, oggetto di una nuova attenzione come individuo e come artefice di relazione, di rapporti, come oggetto e soggetto di comportamenti. Anche le arti studiano l’uomo, nello stesso periodo del Rinascimento, tra la fine del Quattrocento e gli anni Quaranta del Cinquecento, nascono opere come la Gioconda di Leonardo da Vinci, i capolavori di Michelangelo: la Pietà, il David, il Mosè, la decorazione della volta della Cappella Sistina.
Viene anche formandosi il nuovo statuto, la nuova identità dell’intellettuale. Tutti gli artisti rivendicano autonomia e pari dignità, firmano le loro opere, trattano in condizioni di parità con principi mecenati che finanziano la loro attività, vivono una condizione cosmopolita.
Capitolo 3: La guerra moderna per il predominio europeo
Il sistema degli stati italiani: dal fragile equilibrio alla crisi politica
Sulla fine del Quattrocento (XV sec) tre sono le grandi potenze in Europa: Francia, Spagna, Impero ottomano. Le grandi potenze sono organismi politici solidi, fondato su un allargamento e consolidamento delle basi del potere monarchico, su una politica espansionista verso l’esterno, limitata solo dal rapporto di forza fra gli stati. Guerre, matrimoni e alleanze diplomatiche sono gli strumenti della politica di potenza.
L'identità dell’Italia politica era stata stabilita dalla pace di Lodi (1454), che instaura la politica dell’equilibrio. Quell'evento concludeva un ciclo della storia italiana, iniziato verso la fine del XIV secolo e caratterizzato da una definizione dello stato politico. Due vie risultavano precluse:
- Quella della prevalenza di uno stato regionale su tutti gli altri;
- E quella di una confederazione repubblicana che unisse Venezia, Firenze, Genova e Milano.
La politica dell’equilibrio fra le molteplici esperienze italiane, promossa da Firenze e da Venezia, risultava il tracciato obbligato. L'Italia aveva però bisogno di fare attenzione al rischio che la libertà desse luogo a un vuoto politico. La morte di due protagonisti della scena politica italiana (Lorenzo il Magnifico e papa Innocenzo VIII, nel 1492); l’espansionismo di potenze ai confini della politica, come la Francia; la tendenza di alcuni stati italiani a intraprendere avventure di potere, accelerarono la crisi di fine secolo.
Nei primi decenni del Cinquecento il predominio sull’Italia è considerato il problema centrale: esso equivale al predominio sull’Europa. Nello specifico:
- Milano: perché particolari condizioni politico-militar rifacevano sì che il suo potere fosse l’unica via per impossessarsi di uno dei due grandi stati marinari, Genova, e contemporaneamente, della sicura disponibilità della produzione granaria dell'Italia meridionale;
- Napoli: il Regno di Napoli era ambito dalla Francia e dalla Spagna sia per la sua posizione strategica nel Mediterraneo sia per le sue risorse finanziarie.
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