La Calabria nella storia del mezzogiorno
Di Caridi
La dominazione normanna (1059-1189)
La seconda metà dell'XI secolo rappresenta un periodo cruciale per il mezzogiorno, che raggiunse in questo periodo l'unità e non nel 1861 come nel resto d'Italia. In Calabria si affaccia la forza politica dei Normanni, guidati dagli Altavilla e va a loro il merito dell'unificazione del mezzogiorno. Guglielmo, capofamiglia degli Altavilla, conquistato il Ducato di Melfi, chiama nel mezzogiorno i fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero, con un potente esercito e grazie al Concordato di Melfi del 1059 con il papa Leone IX, vengono loro legittimati i territori già conquistati, quindi Calabria e Puglia, e anche quelli che verranno conquistati successivamente, la Sicilia. Alla morte di Roberto il Guiscardo il potere passò nelle mani di Ruggero.
Conquistata la Sicilia, Ruggero procede con l'opera di introduzione del modello feudale normanno, un sistema di organizzazione con tre elementi: il feudo, cioè l'estensione di territorio, concesso dal sovrano ad un uomo di fiducia della nobiltà, che fa atto di sottomissione, il vassallaggio. Il vassallo acquisisce privilegi all'interno del feudo, che vengono definiti immunità: l'amministrazione della giustizia come la condanna a morte, le torture (alta giustizia) e la pena detentiva o pecuniaria (bassa giustizia). Altro privilegio è l'imposizione e la riscossione delle tasse, il reclutamento dei soldati, il mantenimento dell'ordine pubblico, ecc. Il potere è decentrato, non è esercitato dal sovrano, ma questo delega il vassallo.
In base al potere del feudo, il sovrano si rivolge al feudo per l'esercito, quindi il feudo ha l'obbligo di fornire i soldati; un altro obbligo è quello finanziario, in caso di nascita del figlio del sovrano, dell'investitura a cavaliere di un figlio del sovrano, ecc. Il feudo però non è proprietà, è un possesso, qualcosa che il vassallo ha per conto del sovrano e che resta suo finché obbedisce al sovrano; è indivisibile cioè passa solo al figlio primogenito. I Normanni affidavano i feudi a vassalli laici (baroni e conti) o ecclesiastici (vescovi e abati). Un'altra soluzione adottata dai Normanni fu la latinizzazione del rito religioso, sostituendo i vescovi greci con quelli latini.
Alla morte di Ruggero il potere viene ereditato dal figlio Ruggero II che nel 1130 diventa re di Sicilia, che non riguarda solo l'isola, ma il regno si estende a tutto il mezzogiorno. Sul feudo erano basate le attività agricole in cui era impegnata la maggior parte della popolazione. Ai signori feudali spettava il diritto di riscuotere parte della produzione dei contadini, che dovevano corrispondere canoni e doni in natura. Alla morte di Ruggero II subentra il figlio Guglielmo I il Malo e alla sua morte Guglielmo II il Buono. I Normanni hanno il dominio per 4 generazioni fino alla fine del XII secolo. Guglielmo II non ha figli e si estingue la discendenza.
Tra Svevi e Angioini (1189-1343)
Il parente più prossimo è la zia paterna Costanza. Federico Barbarossa voleva unificare il mezzogiorno al proprio regno tramite la diplomazia, e fa sposare Costanza e il proprio figlio ed erede Enrico VI, per cui il regno dei Normanni va agli Svevi. Enrico VI diventa re del regno di Sicilia, dopo aver superato a Messina le resistenze da parte degli Altavilla più lontani come dinastia, e ottiene anche la corona imperiale sveva. Enrico muore a Messina con un figlio piccolo come erede e il potere va alla Regina Costanza fino a quando il figlio diventa maggiorenne e diventa imperatore con il nome di Federico II.
Lascia come erede il primogenito Corrado che aspira anche al titolo imperiale svevo, che non è ereditario come quello di re, ma ci vuole il riconoscimento delle casate aristocratiche. Ottiene il riconoscimento con il nome di Corrado IV e in Sicilia nomina suo segretario il fratellastro Manfredi che non viene riconosciuto come re perché figlio naturale ma non legittimo.
Corrado muore e lascia il figlio piccolo Corradino e nasce la disputa della chiesa per non dare il potere a Manfredi e nasce una guerra fra i sostenitori della chiesa (guelfi) e quelli del re (ghibellini). Pietro Ruffo (esponente della nobiltà meridionale) si oppone a Manfredi ma sarà ucciso e Manfredi diventa re senza il volere del papa che lo scomunica e si rivolge al re di Francia Luigi IX per intervenire militarmente contro Manfredi. Luigi IX affida il compito al fratello Carlo d'Angiò, così nella seconda metà del XIII secolo il papa concede a Carlo il titolo di re di Sicilia. Manfredi muore in battaglia a Benevento nel 1266 e si conclude il periodo normanno-svevo. Ha inizio l'età angioina.
Manfredi per legittimarsi aveva sparso la notizia della morte di Corradino che nel 1268 scende in Sicilia per riprendersi il regno, ma verrà decapitato a Napoli nello stesso anno. Carlo d'Angiò apporta diverse novità: sostituisce i feudatari favorevoli agli Svevi con feudatari a lui favorevoli che in parte erano giunti con lui dalla Francia; aumenta le tasse per restituire il prestito ai banchieri fiorentini che avevano finanziato la sua spedizione contro Manfredi; stabilisce la sede del Regno a Napoli.
Nel 1282 a Palermo esplode la rivolta del Vespro siciliano, sia per lo spostamento della capitale del regno, sia per l'aumento delle tasse. In breve tempo gli angioini sono scacciati dalla Sicilia ma vogliono riconquistarla sostenuti da Carlo I e la Sicilia si rivolge al re di Aragona Pietro III, genero di Manfredi. Pietro III interviene militarmente e dopo una guerra ventennale si giunge alla pace fra Aragonesi che ottengono il regno di Sicilia ultra farum (Sicilia) e gli Angioini che mantengono il regno di Sicilia citra farum (mezzogiorno peninsulare, poi regno di Napoli).
Nell'XI secolo, con l'arrivo dei Normanni, vi è una forte ripresa economica: si ripopolano le città, aumenta la popolazione, vengono introdotte nuove tecniche agricole e la Calabria ha le giuste condizioni per un decollo economico. Ma Federico II, per far fronte alle esigenze militari, aveva tassato produzioni tipiche calabresi quali la legna, la seta e la pece, tributi che frenarono lo sviluppo della Calabria dove, come ha affermato Gabriele Pepe, no
-
Riassunto esame storia moderna, prof. Caridi, libro consigliato La Calabria nella storia del Mezzogiorno, Caridi
-
Riassunto esame Storia moderna, Prof Caridi, libro consigliato La Calabria nella storia del Mezzogiorno, Caridi
-
Riassunto esame Storia Moderna, prof. Caridi, libro consigliato La Calabria nei Documenti Storici: Da Metà Trecento…
-
Riassunto esame Storia moderna, prof. Caridi, libro consigliato La Calabria nei documenti storici vol.2: Da metà Se…