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Riforme incisive e durature furono effettuate soprattutto nel settore fiscale, fu promossa una

nuova numerazione dei fuochi ,e fu stipulato nel 1742 un Concordato con La Santa Sede , con il

quale si stabiliva di sottoporre per intero al pagamenti delle imposte i beni acquisiti dagli enti

ecclesiastici. Lo slancio riformistico di re Carlo urtò contro la barriera sollevata dagli interesse

lesi, che si coalizzarono in occasione della guerra di successione austriaca nel 1740-48 che vide di

fronte alla Spagna e Austria, alla quale il regno di Napoli prese parte per l’alleanza che lo legava

alla potenza iberica. le esigenze finanziarie notevolmente aumentate a causa dell’impegno militare

indussero la monarchia borbonica a cercare l’appoggio di baronaggio, chiesa e patriziato urbano. I

tentativi tentativi riformistici ripresero alla fine degli anni 40 del 600 , dopo il successo riportato

nel 1744 a Velletri dalle truppe napoletane sull'esercito austriaco che impedì l'invasione del Regni

e aggiunse ulteriormente prestigio alla figura di re Carlo. Nel 1759 il sovrano borbonico fu

chiamato a succedere al fratello Ferdinando VI sul trono spagnolo , sotto consiglio di reggenza in

che evitò traumi che avrebbero potuto provocare la

cui grande peso fu riservato al Tanucci,

partenza di Carlo da Napoli se la corona fosse stata lasciata in balìa di reggenti dagli orientamenti

diversi da quelli fino ad allora portati avanti. Sostituito Tanucci con il marchese della Sambuca,

Ferdinando intensificò l'azione riformatrice , cercando di assecondare i progetti della corrente

illuministica napoletana , composti dagli intellettuali Galiani, Filangeri che promossero nel 1779

la fondazione della Reale Accademia di Scienze e Belle lettere e nel 1782 del Supremo Consiglio e

nel 1782 del Supremo Consiglio delle Finanze. Oggetto principale della polemica degli illuministi

napoletani erano i privilegi ecclesiastici e feudali. Se contro i primi ottennero concreti e parziali

successi, con la soppressione della Compagni di Gesù, non si riuscì a colpire le degenerazioni del

sistema feudale, per le forti resistenze opposte dal baronaggio. L'attività riformatrice di Ferdinando

IV ebbe bruscamente termine nell'ultimo decennio del 700, per i contraccolpi della Rivoluzione

francese, le cui idee si stavano propagando. Le truppe borboniche mostrarono presto la loro

inefficienza e il re fu costretto alla fuga in Sicilia, mentre a Napoli il 21 gennaio del 1799 veniva

proclamata la Repubblica, dando lettura di un testo materialmente redatto dal giacobino reggino

Giuseppe Logoteta, poi martire delle repressione borbonica.

Incrementi demografico e riforme economiche tra peste , carestia e terremoto.

Nel corso del 700 era proseguita la ripresa demografica, anche in Calabria che fu partecipe di

questo moto ascensionale. L'aumento fu notevole nella Calabria Ultra; all'interno della regione si

riscontrano tuttavia andamenti demografici differenziati tra le varie aree. In qualche caso in avanti

fu formidabile, con una percentuale di crescita ben al di sopra della media regionale. La crescita

proseguì nel 30ennio successivo ma con un ritmo più lento anche causa di due gravi calamità che

colpirono la Calabria, fu la carestia della seconda metà degli anni 60 e la seconda il terremoto del

1783. Più circoscritti erano stati i 40 anni prima gli effetti della peste che tra il 1743 e il 1744 colpì

il Reggino mietendo nella città dello stretto 3695 vittime. Pe impedire la diffusione del contagio

venne predisposto un un cordone sanitario , cioè un blocco che isolò x alcuni mesi la parte

meridionale della Calabria dal resto del Mezzogiorno, che provocò un notevole ritardo da parte

d'università regina della stesura del catasto, il catasto fu detto onciario perché in oncie venivano

capitalizzati i redditi annui computati del 5 % nel caso degli immobili e del 10 % per gli animali.

Un altra imposta personale cui erano sottoposti i capifamiglia era il testatico , dal quale erano

parzialmente esenti i nobili viventi, quanto cioè vivevano di rendita e costituivano il primo dei tre

ceti in cui era suddivisa la cittadinanza. Alla compilazione del catasto sovraintendeva una

commissione composta da 6 deputato , 2 per ogni ceto . Ad essi si aggiungevamo per

l'accatastamento dei beni del clero e della chiesa due deputato ecclesiastici . Alla descrizione e

valutazione dei beni immobiliari si provvedeva mediamente il cosiddetto apprezzo, della cui

compilazione erano incaricati 4 esperti agrimensori, 2 locali e due forestieri. Oltre l'apprezzo il

catasto onciario comprendeva gli “stati delle anime” ( elenchi dei membri delle singole famiglie

forniti dai parroci) , gli atti preliminari, inerenti alla nomina dei deputato e degli “ apprezzatori” e

alla definizione dei criteri di massima da adottare nella valutazione dei beni, le “rivele”. Critiche al

nuovo sistema fiscale vennero mosse dai diversi intellettuali, che spingevano per un

ammodernamento delle strutture economiche. Alle condizione di degrado in cui versava

l'agricoltura, base di ogni attiva economica, era ricondotto dagli illuministi napoletani il divari che

essi cominciavano a intravedere tra il mezzogiorno e le aree europee più sviluppate. Numerose

furono le pubblicazioni volte dare suggerimenti tra cui Grimaldi, col il Saggio di economia

campestre per la Calabria. Un provvedimento sollecitato dai riformatori , quello della confisca dei

beni ecclesiastici, fu effettuato dal governo borbonico solo nella Calabria Ultra. Nel 1784

Ferdinando V per ripartire i danni e dare sollievo alle popolazioni decise di attingere ai beni della

Chiesa. Previo accordo con il pontefice, venne istituita la Cassa Sacra, organo presupposto al

sequestro e quindi alla messa in vendita o alla concessione a censo perpetuo. Per agevolare tali

operazioni il territorio della Calabria fu suddiviso in 40 distretto; alle vendite e le censuazioni della

Cassa Sacra, riguardarono solo una piccola parte delle proprietà. Nel 1792 erano acuiti i contrasto

relativi alle terre demaniali silane usurpare dai privato e in quella meridionale non sie erano ancora

eliminate le conseguenze del sisma. L'attività della Cassa Sacra portò a un grave lacerazione del

tessuto sociale. A beneficiare erano i cosiddetti galantuomini, un ceto in ascesa di proprietari

terrieri che approfittava di ogni occasione per ampliare i margini del suo potere a discapito della

Chiesa, furono proprio questi a costituire in Calabria il nucleo principale delle repubbliche

giacobine che si formarono nel 1799 e contro le quali si scagliarono, guidate dal cardinale Ruffo,

le masse contadine sanfediste.

Capitolo III

Dalla prima restaurazione borbonica alla spedizione di Garibaldi (1799- 1860)

Sedizione sanfedista , ritorno dei Borbone e decennio francese.

In Calabria , giunta la notizia della disfatta militare borbonica del dicembre del 1798, un primo

momento riuscirono a mantenere il controllo della situazione, reso possibile grazie alle

informazioni raccolte durante la repressione contro i massoni e giacobini da Pinelli nel 1797. In

tale contesto si venne a inserire il cardinale Ruffo, che il 7 febbraio , con le funzioni di “

Commissario Generale nelle prime provincie e Vicario generale allorché avesse raccolto un 'attiva

forza” dalla Sicilia sbarcò a Pezzo di Villa San Giovanni con l'obiettivo di riconquistare il regno

al re Ferdinando. Durante la spedizione il cardinale Fabrizio alternò abilmente provvedimenti che

andavano incontro alle più impellenti esigenze popolari, come l'abolizione o la riduzione dei dazi e

delle gabelle. Alle conquiste delle città' giacobine di Paola e Crotone, fecero seguito crudeli

saccheggi che il cardinale non riuscì a impedire. Nonostante la ferma volontà del cardinale di

mantenere fede ai patti, lealtà riconosciutagli da Croce, i giacobini napoletani furono mandati a

morte dallo spergiuro ammiraglio Nelson e dai sovrani borbonici assetati di vendetta, la stessa

abolizione della feudalità , che sarebbe stato un elemento di rottura traumatica con il passato, si

verificò quando ormai si era ampiamente diffuso nelle campagne il moto controrivoluzionario.

Subito dopo la restaurazione la monarchia borbonica si dimostrò incapace di mantenere

stabilmente il sostegno dei ceti popolari. Il mancato coinvolgimento delle masse popolari diede

corpo alle naturali tendenze anarchiche di quei ceti. Senza il sostegno dell'esercito francese e senza

la concezione di una nuova tipologia statuale non sarebbe stato possibile abbattere l'antico regime.

Conquistato militarmente il Regno di Napoli nel 1806, i Francesi delusero le speranze di essere

riposti in un riordinamenti del quadro sociale che era in piena crisi. Insieme con le requisizioni

forzate fu anche la condotta licenziosa dei soldati francesi a scatenare i primi focolai di rivolta, e

in Calabria dilagò il grave fenomeno del brigantaggio, che faceva leva sul malcontento popolare.

Un ruolo decisivo fu svolto dalle Commissioni militari, cui sentenze permisero di dare una certa

connotazione al fenomeno essendo gli imputati qualificati come “fatigatori e bracciali”. Con il

ricorso a misure eccezionale rigore, il brigantaggio fu domato dai Francesi e solo allora la Calabria

poté avvalersi dei benefici delle riforme napoleoniche. Con il decreto dell'8 dicembre del 1806, le

provincie del regno di Napoli furono suddivise in distretti e circondari. In Calabria furono

mantenute le provincie Citeriore e Ulteriore (risp. Cosenza e Monteleone.) . Le due provincie

calabresi furono entrambe ripartite in 4 distretti, a loro volta suddivisi in circondari.(Calabria

ulteriore: distretto di Reggio 45 comuni, Circondari: Reggio, Bova, Melito, Oppido, Palmi,

Sant'Agata in Gallina, Scilla, Sinopoli , Villa San Giovanni.). Le urgenti necessità finanziarie del

governo portarono alla confisca e messa in vendita del patrimonio fondiario ecclesiastico. Dalle

vendite approfitto i facoltosi notabili, che erano stati i maggiori acquirenti delle terre alienate, un

20enni prima dalla Cassa Sacra, i fondi non erano sufficienti e con l'avvento del governo francese

si realizzò un disegno per l'impadronirsi dei vasti territori feudali, la legge eversiva della feudalità,

emanata il 2 agosto 1806, abolì le giurisdizioni baronali, le prestazioni personali e i diritti

proibitivi, nel processi di rifondazione dello stato, una riforma fu quella fiscale, che nell'ambito

delle imposte dirette sostituì alle vecchie contribuzioni borboniche una solo imposta fondiaria

gravante sulla proprietà terriere, dopo l'ascesa al trono di Murat mostrò nel campo economico

l'interesse allo sfruttamento delle risorse minerarie,che vide la messa in funzione in Calabria delle

miniere collegate alle ferriere della Mongiana nelle Serre, ma scarso frutto ebbe lo sfruttamento

delle saline. L'estrazione del sale infatti concessa ai privati fu ostacolata dal contrabbando e il

brigantaggio. Il governo francese del regno di Napoli si concluse nel 1815 in seguita alla disfatta

napoleonica, ma comunque fu un periodo cruciale x l'eliminazione dei residui dell'antico regime.

La Calabria si liberò delle pastoie feudali e i calabresi cessarono d'essere i selvaggi d'Europa.

Il Risorgimento.

In vista delle ritorno al potere di Ferdinando di Borbone nel Mezzogiorno continentale, sancito dal

Congresso di Vienna, portò a una 2a restaurazione; per quanto riguarda la Calabria, furono

finalmente accolte le reiterate richieste della Città di Reggio che con un decreto del 1 maggio del

1816 ottenne l'istituzione della nuova provincia di Calabria ulteriore Prima. Corrispondente

all'attuale provincia reggina, di cui la città dello Stretto divenne Capoluogo. Al ripristino della

dinastia borbonica e Ferdinando si oppose in Calabria, un gruppo di intellettuali che aderirono

alla carboneria e organizzarono nel 1820 i moti che indussero il sovrano a concedere la

Costituzione, l'esperienza costituzionale durò solo 9 mesi e Ferdinando I accentrò nuovamente il

potere colpendo i carbonari, tra cui il sottotenente di Cavaliere Michele Morelli di Monteleone.

Questi che fu promotore nel luglio del 1820 dell'insurrezione carbonara, con Minichini e Silvati

venne impiccato nel 1822. Negli anni successivi la Calabria fu teatro di moti insurrezionali e

mazziniani, i protagonisti patrioti forestieri come i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, Domenico

Romeo, e i 5 giovani martiri della locride ( Bello, Mazzone, Ruffo; Salvadori, Verduci) nel 1847

pagarono con la vita l'amore per la libertà e per l'Italia; nel giugno del 1848 Ricciardi cambiò il

titolo alla testa che dal Calabrese rigenerato, passò a L'Italiano delle Calabrie, come anche i

calabro- albanesi che pubblicarono il periodico L'albanese d'Italia. La concessione della

Costituzione ad opera di Ferdinando II era considerati uno degli elementi radicali per un primo

passo verso la rivoluzione caldeggiata da Mazzini che in Calabria aveva tra i seguaci Musolino.

Questi, sulla scia mazziniana Giovine Italia, aveva fondato nel 1832 l'associazione i figliuoli della

giovine Italia, alla quale aderì anche Settembrini, dal 1835 prof. di retorica nel liceo di Catanzaro.

In vista delle elezioni che si tennero l'8 aprile e il 2 maggio nelle 3 circoscrizioni, i 27 eletti più

noti furono Mauro e Ortale. Mauro coniugava il concetto politico di rinnovamento liberale della

nazione una concezione sociale che postulava il miglioramento delle disagiate condizioni

economiche delle plebi. La notizia del trionfo della reazione borbonica a Napoli, dove il 15

maggio Ferdinando II con un colpo di stato revoco la Costituzione, accentuò il fervore dei liberali

calabresi, che con un gruppo di patrioti giunti da Malta e con Giuseppe Ricciardi, insorsero a

Catanzaro e poi giunsero a Cosenza, dove erano arrivati i deputati Mauro e Musolino da Napoli.

Poiché il comitato cosentino non aderì alla rivolta, venne occupato a furor di popolo dai liberali

estremisti. Alla repressione dei moti seguirono le rappresaglie borboniche. La corte speciale di

Cosenza emise 14 condanne a morte e 150 condanne ai ferri, venne così domata nel sangue la

rivolta calabrese del 1848 contro l'assolutismo borbonico, la crudeltà delle truppe borboniche

scavò un solco profondo tra il governi e la borghesia liberale, le cui diverse frazioni sarebbero


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienza dell'educazione e della formazione (MESSINA, NOTO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KrazyGin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Caridi Giuseppe.

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