Sunto di storia medievale
Vita di Henri Pirenne
Nacque da una famiglia di industriali belgi a Verviers nel 1862. Compì i suoi studi storici fra il 1879 e il 1884 presso l’Università di Liegi, poi a Lipsia, Berlino, Parigi approfondendo la sua conoscenza storica e nelle cosiddette "scienze ausiliarie". Nel 1886 entrò come docente di storia all’Università di Gand. In seguito all’occupazione tedesca del Belgio nel 1914 fu deportato in Germania fra il 1916-18. Tornato in patria a guerra finita riprese le attività di storico e di organizzatore della ricerca. Nel 1923 presiedette il V Congresso Internazionale di Scienze Storiche e nel 1926 fu tra i fondatori del Comitato Internazionale di Scienze Storiche. Morì a 73 anni professore emerito di storia a Uccle nel 1935.
La sua attività di storico è straordinaria sia per la mole di lavoro svolto sia per la durata degli anni che dedicò alla materia. Lo stile è particolare e si distingue per un’insolita ricercatezza di termini e per la potenza narrativa. Le opere ritenute più rappresentative sono "Storia del Belgio", "Le città del Medioevo", "Storia d’Europa" e "Maometto e Carlomagno".
La "Storia d’Europa" fu pubblicato nel 1936, in Italia nel 1956. La sua redazione avvenne nel periodo di deportazione, prima guerra mondiale e prigionia tedesca. Nel campo di prigionia organizzò corsi di storia economica ai Russi in cambio di ripetizioni sulla loro lingua. Per i compatrioti tenne un corso sulla storia del Belgio. La Storia d’Europa nasce in questo ambito; è sprovvista di date e di riferimenti bibliografici (esse verranno poi aggiunte dal figlio Jacques che la pubblicò per volere del padre). La Storia non ha una fine, o meglio doveva arrivare al XX secolo ma Henri alla fine della Prima Guerra Mondiale la mise da parte per dedicarsi ad altre opere e poi sopraggiunse la morte. All’interno oltre alla storia vi si trovano continui confronti tra paesi diversi, sulle signorie, sulla feudalità, sulle istituzioni urbane, i governi locali, l’amministrazione dei principati e delle monarchie, sulla Chiesa e sui complessi monastici, sul modo di gestire commerci e affari economici. Pirenne afferma che tutte le grandi città si sono sviluppate attorno a un fiume o nei pressi del mare.
Si articola in 9 libri e va dalla fine del mondo romano in Occidente fino alla Riforma e al Rinascimento.
Libro I: La fine del mondo romano in Occidente
I regni barbari nell’impero romano
L’Occupazione dell’Impero
L’Impero Romano si è costituito come complesso di terre governate omogeneamente dall’autorità imperiale ed è delineato da un confine, il ‘limes’. Questo confine a Occidente è rappresentato dal Reno che lo separa dai Germani, (popolazione diversa come configurazione culturale, religiosa ed economica). Alcune di queste popolazioni articolate in tribù si ribellano all’Impero ma con Diocleziano il problema si acuisce. A ridosso del confine del Danubio, che delimita il confine dell’Impero d’Oriente, sono stanziate delle popolazioni gotiche, i Visigoti. Questa popolazione, sotto la pressione dell’avanzata di un’altra, gli Unni (cavalieri di origine mongola) nel 375, riprendono lo spostamento e chiedono all’autorità imperiale di potersi stanziare al di qua del limes. Questo permesso viene accordato sulla base di una tradizione chiamata “foedus”: permanenza all’interno del territorio imperiale in cambio della prestazione del servizio militare nelle file dell’esercito romano e la coltivazione di terre non più sfruttate dai Romani.
La cattiva gestione dell’entrata nell’Impero dei Visigoti scatena uno scontro che culmina nel 378 con la battaglia di Adrianopoli, nella quale l’Imperatore Valente muore e l’esercito romano viene sconfitto. Nel 382 Teodosio negozia un foedus e pone fine al conflitto. Alla morte di Teodosio, nel 401 il nuovo Re dei Visigoti, Alarico, entra in Italia, in quanto morto l’Imperatore, rotto il patto. Incaricato della difesa dell’Italia è Stilicone, un generale di origine vandalica che aveva fatto carriera nell’esercito romano.
I Vandali attraversano la Gallia e si stabiliscono nella Spagna meridionale e sulle coste dell'Africa. I Burgundi occupano la Provenza; gli Alemanni colonizzano l'Alsazia; i Franchi occupano il resto dell'attuale Francia e parte dell'attuale Germania. Nel 405 l’Ostrogoto Radagaiso invade l’Italia Settentrionale ma lui e i suoi vengono fatti a pezzi sotto le mura di Firenze da Stilicone (Fiesole, 406). Nel 408 muore Stilicone assassinato a causa di una congiura. Furono i Visigoti ad assumersi il compito di vendicare la sua morte e con il pretesto di punire i suoi assassini ripresero la via di Roma. Onorio, Imperatore di Occidente (figlio di Teodosio e fratello dell’Imperatore d’Oriente Arcadio) si rifugia a Ravenna; i Visigoti entrano indisturbati a Roma con a capo Alarico nel 410 e saccheggiano la città. Si appropriano solo di preziosi, ma non maltrattano nessuno: sono in cerca di terre, per questo vogliono spingersi fino in Sicilia. Ad Alarico succede Ataulfo, che sposa Galla Placidia, la sorella di Onorio. Ataulfo mette a disposizione dell'Impero le forze dei suoi barbari per ricacciare i Vandali dal sud della Gallia fino al nord della Spagna.
Un’altra popolazione avanzava, erano gli Unni di Attila. Nel 451 si imbattono e perdono contro l’esercito misto guidato dal generale romano Ezio, sostenuto da Franchi, Burgundi e Visigoti, che li fa ritirare verso la Germania. Solo l'anno successivo Attila torna a devastare l'Alta Italia, ma si ritira nuovamente finché con la sua morte nel 453 scompaiono tutti gli Unni. Ezio viene fatto assassinare dall'Imperatore Valentiniano III geloso del successo che egli aveva in campo militare e a Roma nel 454. L’assassinio di Ezio verrà rivendicato l’anno dopo dalle sue guardie che uccideranno l’Imperatore. Nel 455 Roma viene saccheggiata dai Vandali di Genserico che perpetra un nuovo sacco di Roma e si spostano poi verso la Sardegna, la Corsica e le Baleari. Gli Imperatori d’Oriente tentano di difendere l’Italia; l’Imperatore Zenone invierà una spedizione di barbari alleati, gli Ostrogoti, sotto il comando di Teodorico. L’ultimo Imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo, era stato deposto dal re germanico Odoacre (fonda il Regno d’Italia) era il 473 e si assisteva alla fine dell’Impero Romano d’Occidente nel 476.
Odoacre nel 493 viene sconfitto da Teodorico; quest’ultimo è un Re barbaro ma si è formato nell’Impero e di questo conosce le tecniche amministrative e la tradizione militare. Egli tenterà di reggere l’Italia come un vero e proprio sovrano. È l'ultima ondata di invasioni e l'Impero Occidentale è diviso in molti regni: gli Anglosassoni in Bretagna; i Franchi al nord della Gallia; i Burgundi in Provenza; i Visigoti in Aquitania e Spagna; i Vandali in Africa e nelle isole; gli Ostrogoti in Italia.
I nuovi stati
L’invasione è un momento violento e la reazione dell’Impero è immediata. I Barbari comunque non vogliono prevaricare i Romani ma gli si vogliono affiancare. L’Impero adotta la tecnica economica della “hospitalitas”: patto che prevede la concessione di un terzo delle terre in cambio di favori militari. Essi sono i soli a utilizzare le armi a differenza dei Romani. Sono cristiani ariani in quanto evangelizzati dal vescovo Ulfila (che aveva tradotto in gotico la Bibbia). Le popolazioni romane sono invece cattoliche. L’élite romana e quella barbara si affiancano, nascono così i Regni Romano Barbarici: barbarici perché tale è il potere politico e militare che organizza la società, romano perché c’è una continuazione delle tradizioni del governo e dell’amministrazione proprie dell’Impero Romano.
L'Impero ormai è tutto nelle mani dei Germani, tuttavia solo poche province di frontiera hanno adottato la lingua germanica. Altrove si è conservato il latino declinato nelle diverse lingue romanze: francese, provenzale, spagnolo, portoghese, romancio, italiano. Nel corso del V e VI secolo il Re dei Germani, subordinato all'Assemblea del Popolo, non risponde più a quell'Assemblea, ma detiene sempre più un potere assoluto, proprio come l'imperatore romano, e da questo piace farsi considerare suo luogotenente. È considerato quindi Re per i sudditi germanici, e generale dell'Impero per i Romani.
I Goti si stanziano nell'Italia del Nord. Teodorico è riconosciuto dal popolo e dalla Chiesa come rappresentante della legalità. I Vandali, si stanziano in Africa. Genserico è un Re romanizzato, assoluto. Anche i Visigoti sono romanizzati. Ogni provincia mantiene le proprie istituzioni e i propri funzionari romani. L'armata germanica dopo meno di un secolo si amalgama e perde ogni sua caratteristica. Solo i Franchi, nella Gallia del nord, conservano usi e costumi, considerando il regno come un loro possesso che si passa e si suddivide come un bene immobile. Il re franco per amministrare i propri beni e domini si avvale del personale di corte che si compone di dignitari dalle cui denominazioni indicano la discendenza da antichi schiavi come accadeva per tutti i nobili di origine germanica, ed essi sono il maresciallo (schiavo dei cavalli), il siniscalco (lo schiavo anziano), il coppiere (schiavo della cantina), il maggiordomo (capo della servitù). L'amministrazione decade perché lontana da Roma, tuttavia si regge. Egli è il capo militare supremo, il sovrano giustiziere del regno, colui al quale spetta far regnare la pace. Il Re affida il governo delle province (le antiche "città" romane) a conti, duchi gallo-romani, in realtà favoriti del Re. Non li sorveglia, lasciando che se ne approfittino, e a loro chiede solo denaro per il tesoro.
Nei due secoli dopo l'invasione germanica i barbari prendono i vizi dei Romani, e questi la brutalità dei barbari. Amministrazioni e finanze rimangono romane; si continua a battere moneta d'oro che però non si sa più gestire, affidandone il conio indiscriminato ai privati. Ogni regno che si spartisce l'Impero d'Occidente non è uno stato barbaro, ma regni romani barbarizzati. Lasciando il paganesimo sono diventati cristiani, sudditi della Chiesa che trasuda civiltà romana. I vescovi, in teoria nominati dal clero, sono nominati dal Re, e il Re non subisce influenze da parte della Chiesa.
Giustiniano e i Longobardi
Giustiniano
Le province orientali dell'Impero non temono i Germani, ricacciati da Attila in Occidente, ma altri barbari: gli Slavi che dal VI secolo scendono dal Danubio verso Costantinopoli per arruolarsi o lavorare. Dal regno di Giustiniano fino alla fine dell'Impero romano il periodo è chiamato bizantino. Costantino fa di Bisanzio la capitale del governo imperiale d'Oriente. Mentre Roma viene abbandonata per Milano o Ravenna, mentre tutti i centri urbani in Occidente si spopolano, Bisanzio è in maniera incessante la residenza imperiale, fino alla sua caduta nel 1453 per mano dei Turchi. Favorita per posizione geografica, nodo di scambio tra Europa e Asia, merita la sua importanza per lo sviluppo di commercio e navigazione. Bisanzio è protagonista in consumo e produzione, anche più di Roma atta solo a consumare.
Rimane per lingua una città greca, ma è orientalizzata. Le prosperose province dell'Asia Minore, come la Siria, esercitano su di essa un forte ascendente. L'arte bizantina è difatti una trasformazione di quella ellenica tramite l'arte siriana. Del pensiero dei Greci sopravvive quel poco che ha voluto il cristianesimo. Giustiniano ha anche fatto chiudere la Scuola d'Atene. Compare il Cristianesimo in Oriente, e con esso le eresie che portano con sé lotte e Concili tra i patriarchi di Bisanzio, Antiochia, e Alessandria. L'Imperatore, come Capo dello Stato e della religione, deve prendere posizione: le questioni teologiche sono affari di Stato, e quindi di Costantinopoli. L'Impero d'Oriente è Impero romano, da Diocleziano in poi, governato tra due Imperatori. Per comodità parliamo di Impero d'Occidente e Impero d'Oriente, ma sebbene amministrativamente diviso, l'Impero è uno solo; tant'è che quando è scomparso l'imperatore d'Occidente durante le invasioni, è l'imperatore d'Oriente a reggere tutto il comando. A questo i re germanici riconoscono il primato, così come il Papa che lo considera legittimo per mantenere la necessaria eternità dell'Impero.
Purtroppo per i Romani, i sovrani germanici di Visigoti, Ostrogoti e Vandali, non sono ortodossi, bensì Ariani. Fa eccezione il Re dei Franchi convertito al cattolicesimo. Il conflitto in Italia si inasprisce, il Papa invoca l'intervento di Teodorico, che però lo fa imprigionare. Le dinastie si autodistruggono con lotte intestine. Tra gli Ostrogoti Teodato, figlio di Teodorico, uccide la sorella per governare da solo. Giustiniano approfitta del disordine.
Giustiniano regna dal 527 al 565 e la sua attività è focalizzata attorno a 4 punti:
- Riorganizzare il diritto romano: il diritto romano è la base culturale e organizzativa in cui la struttura dell’Impero si realizza. Il diritto distingue l’Impero dalle altre forme di governo. Incarica una commissione di giuristi per riordinare l’apparato delle leggi, delle istituzioni e della giurisprudenza. Dopo 5 anni nasce il Corpus Iuris Civilis.
- Riportare l’Occidente sotto l’autorità dell’unico Imperatore Romano d’Oriente: nel 533 inizia la cosiddetta Guerra Greco-Gotica, assieme al generale Belisario, sbarca in Africa e riconquista il regno. Lo stesso compie con i Visigoti e con gli Ostrogoti riprendendosi Roma, Napoli e Ravenna. Il Mediterraneo torna sotto il dominio romano, o meglio, bizantino.
- Restaurare la tradizione romana: cerca di restaurare l’apparato sociale, fiscale e amministrativo della tradizione romana. Investe i vescovi di nuove funzioni di amministrazione e controllo e della riorganizzazione imperiale. Queste soluzioni però provocheranno malcontento.
- Intervenire nelle questioni religiose: nel 543 condanna delle tesi ortodosse con la cosiddetta Condanna dei Tre Capitoli e obbliga Papa Vigilio a confermarla. Questa presa di posizione non viene accettata dalle province che tolgono consensi.
In questi anni si assiste a un fatto di grande importanza per la storia europea e cioè la divisione dei popoli scandinavi in Danesi, Norvegesi e Svedesi.
I Longobardi
Giustiniano muore nel 565 e lascia un Impero gravato da imposte e incapace di nuovi sforzi. Tuttavia il compito non è ultimato, e delle terre indipendenti che si affacciano sul Mediterraneo rimane il Regno franco, il nemico più temibile rispetto i precedenti. La Provenza è stata risparmiata da Giustiniano, ma serve colmare la lacuna. Una volta colmata occorrerà annettersi l'intera Gallia per ricalcare la politica di Cesare, solo allora si sarà al riparo da qualunque invasione. Giustino II, nipote di Giustiniano, non ha finanze e ha molti nemici. A est gli Slavi, a sud gli Avari, a ovest Gepidi e Longobardi (in Dacia), in Asia Minore i Persiani (che durerà fino al 650 circa). Giustino può solo prepararsi per la difesa. Avari e Longobardi sconfiggono i Gepidi, e gli Avari presone il posto si fanno largo tra i Longobardi. Gli Avari invadono la Gallia cisalpina. I Longobardi (pongono la loro capitale a Pavia) invadono il nord Italia tra 568-569 grazie all’assenza delle truppe impegnate nel conflitto con i Persiani. Questo avvenimento segna l’inizio dell’età medievale in Italia.
I Bizantini riescono a conservare soltanto la costa dell'Istria, la regione di Ravenna e la costa sottostante, la regione di Roma (grazie a Papa Gregorio Magno) e l'estremo sud Italia. I Longobardi penetrano prima nel Friuli poi nella Pianura Padana e in Toscana, Umbria, Abruzzo fino alla Calabria. Sono una popolazione romanizzata proveniente dalla provincia germanica di Pannonia ma conservano una cultura gotica. Il loro intento è quello di sostituirsi al ceto dominante esistente per creare un insediamento stabile e cercano di crearlo a volte utilizzando la violenza e a volte con la chiusura di accordi. I Longobardi, frapponendosi tra Impero bizantino e regno franco evitano conflitti tra questi ultimi. Il Paese che ha unito il mondo, è ora diviso tra Longobardi e Bizantini che se ne contendono il possesso. Dall'invasione longobarda in poi, l'Italia si troverà sempre nelle stesse condizioni. Bisanzio, con ancora buona parte dell'Italia, la Sicilia, le coste di Africa e Spagna e il nord Italia nelle mani dei Longobardi; questo perché i Longobardi non erano così forti da poter conquistare tutta la penisola mentre le popolazioni italiche non erano così interessate ad iniziare un conflitto.
L’invasione musulmana
L’invasione
Nel VII secolo l’invasione dell'Islam per espansione e immediatezza non ha paragoni. Maometto muore nel 632, e in settant'anni si propaga dallo Stretto di Gibilterra al Mar della Cina. Nel 644 rovescia l'Impero persiano e conquista tutte le province dell'Impero bizantino: nel 636 la Siria, nel 642 l'Egitto, nel 698 l'Africa e nel 711 la Spagna. L'avanzata dell'invasione si ferma solo nell'VIII secolo: nel 711 sotto le mura di Costantinopoli, e nel 732 nella battaglia di Poitiers guidata da Carlo Martello. I Musulmani sono un piccolo popolo nomade, povero, che vive nel deserto pietroso da nessuno mai ambito. Maometto, il loro profeta, gli propone un monoteismo essenziale: obbedire ad Allah e costringere gli altri a farlo.
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