Estratto del documento

Storia medievale: l'edificazione dello stato moderno

Si può denominare come edificazione dello Stato moderno quel processo di affermazione delle compagini statali avvenuto in Europa fra il XIV e il XVIII sec. Lo Stato moderno può essere definito come una realtà di organizzazione del potere storicamente e geograficamente determinata. Lo Stato moderno è caratterizzato da un forte accentramento del potere, vi è la tendenza da parte del monarca di acquisire diretto controllo su tutta la sfera politica, volontà in antitesi con l'anarchismo medievale; definizione precisa dei confini territoriali, in controtendenza rispetto i poteri universalistici medievali; è concepito come patrimonio dinastico della famiglia reale, vi è identificazione fra lo Stato e il sovrano.

Transizione allo stato nazionale

Nel corso dell'800, congruentemente alla nascita del romanticismo, si affermò un nuovo concetto di Stato, lo Stato nazionale. Differenza fondamentale fra la concezione di Stato moderno e Stato nazionale è che elemento costitutivo dello Stato moderno è la territorialità, il sovrano corrisponde allo Stato, al contrario elemento costitutivo dello Stato nazionale è la popolazione, che unita in nome della propria storia, cultura lingua forma una nazione, lo Stato non è più identificato dal sovrano ma dalla nazione da cui è costituito.

La guerra dei cent'anni

La guerra dei cent'anni viene considerata l'incubatrice degli Stati moderni, fu infatti in questo periodo e proprio per far fronte alle necessità sorte a causa della guerra che le monarchie di Francia, Inghilterra e Spagna, anche se non coinvolta direttamente nel conflitto, iniziarono un lungo processo di rafforzamento che portò alla nascita degli Stati moderni. La guerra dei cent'anni che iniziò come guerra feudale e finì come guerra nazionale è considerata da alcuni storici come la “prima guerra fra nazionale” della storia europea.

Tale meccanismo venne innescato dal vertiginoso aumento dei costi di guerra. L’aumento dei costi bellici portò ad una maggiore pressione fiscale e a un conseguente potenziamento degli apparati amministrativi, infine la resistenza opposta dalla popolazione al pagamento dei tributi determinò un'ulteriore opera di coercizione da parte dello Stato, che così affermò ulteriormente la propria autorità.

Inizialmente fu la Francia a dotarsi di eserciti stabili per fare fronte alla guerra dei cent'anni, al termine del conflitto tali eserciti non vennero congedati ma anzi mantenuti e rafforzati: infatti gli eserciti permanenti garantivano una forza militare stabile, sempre pronta ad agire, e non vincolata alla disponibilità dei nobili, non costringeva dunque il sovrano a nessun tipo di compromesso col ceto feudale, garantiva una professionalità pari a quella degli eserciti mercenari che continuarono ad essere impiegati.

Altro fattore che provocò conseguenze politiche importanti fu la diffusione dell'artiglieria, una delle cause determinanti dell’aumento dei costi di guerra. L’artiglieria contribuì a rafforzare il potere centrale, infatti i nobili feudatari che non avevano le possibilità economiche adeguate a fornirsi delle nuove armi, non avevano più la possibilità di attaccare militarmente il sovrano. Quindi il costo dell’artiglieria indeboliva i signori e rafforzava i re. Per lo stesso motivo gli Stati più ricchi avevano armamenti maggiori e dunque maggiori possibilità di vincere le guerre.

Infine la diffusione dell’artiglieria obbligò a potenziare le fortificazioni, con un ulteriore accrescimento dei costi di guerra.

Riforme fiscali e politiche economiche

L’aumento dei costi delle guerre e la necessità di mantenere un esercito permanente determinarono la necessità di riformare il sistema fiscale e trovare nuove fonti di finanziamento. Le monarchie intervennero sulla economia monetaria, riappropriandosi del diritto esclusivo di battere moneta, traendo guadagno attraverso il signoraggio e la svalutazione. Il primo consisteva nel profitto che il principe traeva dalla fabbricazione dei pezzi, il cui valore nominale era sempre maggiore alla quantità di metallo; la svalutazione si attuava invece attraverso la diminuzione della quantità di oro di argento contenuta in ciascuna moneta, mantenendo immutato il valore legale della moneta.

Altro mezzo per incrementare i fondi di uno Stato è il fisco: vennero aumentate le imposte indirette, ma le nuove necessità richiesero nuove forma di esazione fiscale, si fece dunque ricorso all’imposizione di tasse dirette, sconosciute in epoca medievale. Il principio secondo il quale tutti i cittadini sono tenuti a contribuire a seconda delle loro possibilità, o secondo altri criteri, è un evidente segno della presenza dello Stato nella società.

Altra politica economica che favorì la costituzione degli stati moderni fu il mercantilismo, che può essere definito come una prassi economica operata dal potere politico, che si appropria di potere legislativo su questioni economiche, lo Stato opera una politica di protezionismo tende a proteggere il commercio interno sfavorendo l’importazione dall’estero (proibizionismo), investe capitali e favorisce più di altri alcuni settori d’industria.

Sviluppo del potere centrale

L’accentramento del potere cui primariamente tese l’opera dei sovrani verté principalmente a indebolire la nobiltà feudale e al contempo a soddisfare la richiesta di maggiore equilibrio e ordine sociale avanzato dai ceti sociali emergenti alta borghesia e nobiltà cittadina, economicamente forti ma non nobile. I sovrani tendono a privare la nobiltà di sangue di qualsiasi compito rilevante affidandogli un ruolo vestigiale, relegandoli nelle corti; al contempo si inseriscono nei nuovi sistemi amministrativi i ceti professionalizzati, ceto nobile non di sangue, ma nominato a una carica dal sovrano, la cosiddetta nobiltà di toga. A esponenti della nobiltà di toga appartengono ad esempio i funzionari addetti in ogni stato addetti al controllo fiscale e giuridico delle province più periferiche: gli sceriffi in Inghilterra, i Balivi in Francia. Il sovrano infine per cercare di mantenere il controllo e al contempo di guadagnarsi l’appoggio, sempre necessario, di nobiltà e borghesia, istituisce assemblee amministrative con potere unicamente consultivo: gli Stati generali in Francia, il Parlamento in Inghilterra, le Cohortes in Spagna.

L’applicazione estrema dell’accentramento del potere operato dalla monarchie portò in seguito all’assolutismo, di cui esempio emblematico è il regno di Luigi XIV, il sovrano acquisì un potere assoluto, sciolto da qualsiasi obbligo e non soggetto ad alcuna costrizione, anche le assemblee consultive vengono ridotte al silenzio.

La guerra dei Cent’anni portò in Francia e Inghilterra alla creazione di una propria coscienza nazionale: si operò una divisione netta fra gli usi e i costumi dei due paesi, la lingua francese, che per le parentele fra le varie casate rege, era la lingua parlata dai nobili anche in Inghilterra venne abolita. Il fenomeno della dissezione di una coscienza nazionale si colorò di elementi religiosi, se in quest’epoca permaneva la consapevolezza dell’unità della Christianitas rispetto ai non fedeli, la crisi della Chiesa, il Grande scisma contemporaneo alla guerra, contribuì alla formazione delle chiese nazionali, ad operare in effetti una divisione interna alla cristianità: al Concilio di Costanza i vescovi votarono divisi per nazione. L’unità che venne a crearsi fra stato e chiesa nazionale, quindi fra Stato e religione fece considerare i non cristiani, per lo più gli ebrei, individui pericolosi tanto per motivazioni religiose tanto per motivazioni politiche. Il legame stabilitosi tra un popolo e un paese venne interpretato come legame naturale. Parallelamente alla definizione territoriale degli stati assunse più preciso significato anche la parola straniero, che andò a indicare “colui che non è nato nel regno” con accezione inevitabilmente negativa.

L'epoca feudale

A partire dal IX fino all’XI sec. nell’Europa occidentale proliferò il sorgere dei castelli. Carlo Magno comprese che per dare compattezza al suo impero doveva necessariamente operare un accentramento del potere. I nobili franchi, però, si consideravano più dei compagni d’arme dell’imperatore che suoi sudditi, e riconoscevano la sua autorità entro certi limiti. Carlo quindi, per rafforzare il proprio potere senza scatenare una lotta interna al regno, decise di sfruttare la tradizione, dare nuovo lustro all’antica usanza franca del vassaticum o vassallaggio. Il vassallaggio era un legame di dipendenza fra il signore e suoi vassi o vassalli, che solitamente in cambio di un feudo o beneficio, gli giuravano fedeltà e, ovviamente, garantivano il sostegno militare.

La diffusione di questo sistema di dipendenze costituì il sorgere di un nuovo tipo di ordinamento politico e sociale, che gli storici chiamano sistema vassalatico-beneficiario o feudale. Il sistema vassallatico giunse a piena maturazione solo intorno all’anno Mille, si sviluppò sia nei regni sorti dalla disgregazione dell’impero Carolingio, regno di Germania, Italia, Francia, sia nei regni sorti successivamente, regno di Ungheria, d’Inghilterra, di Sicilia.

Il rapporto di vassallaggio non era solo un’alleanza militare, ma implicava anche un impegno di ordine morale consacrato anche dalla religione. La cerimonia era costituita dall’atto dell’omaggio, il vassallo metteva le mani in quelle del signore, pronunciando la formula secondo la quale diceva di voler diventare uomo di un altro uomo. Il vassallo prestava poi giuramento di fedeltà, posando la destra su oggetto sacro e pronunciando un giuramento; seguiva l’investitura in cui il patto veniva suggellato dal dono di un oggetto simbolo del beneficio concesso da parte del signore al vassallo. Chi rompeva questo vincolo era macchiato dall’ignominia, i vassalli infedeli erano detti felloni.

Negli anni delle invasioni degli Ungari, dei Normanni, dei Saraceni, era evidente l’incapacità dei poteri centrali di proteggere il proprio territorio, si svilupparono quindi sempre più le iniziative di autodifesa dei grandi proprietari terrieri. Si sviluppò dunque il fenomeno dell’incastellamento, ovvero la proliferazione dei castelli, che erano costruzioni difensive, e simboli del potere dei signori territoriali che aspiravano sempre più all’autonomia. Presto infatti il castello divenne un mezzo per estendere il proprio potere e la propria influenza non solo sui contadini direttamente dipendenti, ma anche su tutta la popolazione residente nella sua area di influenza; la popolazione infatti in cerca di protezione, cominciò a trasferirsi presso le fortezze dando vita ad insediamenti accentrati. Per questo motivo i signori furono sempre riluttanti a riconoscere il diritto di un vassallo di costruire un castello. Anche dopo l’anno mille quando ormai l’ondata della invasione era cessato il sistema del castello non cessò, ma anzi continuò a perdurare. I regni si frammentarono una miriade di distretti affidati a duchi, marchesi, e conti e i distretti stessi erano suddivisi in una pluralità di castellane autonome.

In origine il feudo era revocabile, proprio su questo principio si fondava l’autorità del signore sul vassallo, infatti la prospettiva di poter essere spossessato o che ai propri figli venisse tolto il beneficio, fungeva da deterrente contro atti di insubordinazione e liberalismi compiuti dai vassalli, che se lasciati completamente indipendenti avrebbero certamente cercato il più possibile di svincolarsi dall’autorità centrale. E’ per questa ragione che sia Carlo che i suoi successori cercarono di difendere il più possibile contro le pretese dei feudatari la revocabilità dei feudi.

Dopo il disfacimento dell’impero Carolingio, e quindi con la mancanza di un potere forte centrale i duchi, i conti, i marchesi, tutti i funzionari regi cominciarono ad acquistare un’autonomia sempre maggiore, iniziando a considerare il feudo come una proprietà a tutti gli effetti, da poter lasciare in eredità ai figli. Nel 887 con il trattato di Quierzy Carlo il Calvo concedette formalmente l’ereditarietà dei feudi maggiori, concessi direttamente dal re.

Grazie al titolo di ereditarietà dei feudi e all’ incastellamento, i grandi feudatari divennero signori territoriali, che esercitavano nel proprio territorio su i loro beni e sui loro sudditi il cosí detto potere di banno (dal germanico ban vietare, proibire), cioè avevano quei poteri politici, fiscali, militari, giudiziari che erano prima prerogativa del potere regio. I signori si mantenevano tramite pedaggi e tasse imposte ai sudditi; avevano inoltre il compito di amministrare la giustizia (ordalía). Al fianco delle signorie territoriali si schierarono in seguito le signorie vescovili e monastiche dotate di immunità tali, che gli consentivano di operare come centri di potere autonomi. Il potere della Chiesa aumentò notevolmente quando Ottone I di Sassonia istituì la carica dei vescovi-conti, facendo dei vescovi dei veri e propri signori territoriali, la cui sede non era più il castello o la villa, ma la cattedrale. Proprio la cattedrale fu per molto tempo il centro delle città vescovili, le uniche ad essere presenti fino alla ripresa urbana dell’XI sec.

Accanto alle signorie ufficiali, fra il X-XI sec., si diffusero, per garantire le esigenze di governo delle comunità locali, poteri “dal basso”, i cui esponenti non facevano parte del sistema di vassallaggio e che non godevano di un feudo. All’interno del sistema feudale soprattutto nel basso Medioevo emerse la presenza di altri poteri, il potere della Chiesa, dell’impero, e dei comuni, che convivevano e competevano reciprocamente all’interno di questo sistema.

Il sistema curtense

Il sistema curtense si diffuse solo in alcune regioni d’Europa come la Francia del Nord, la Renania, l’Italia settentrionale, nelle altre zone invece sopravvissero forme di organizzazione legate più alla piccola proprietà terriera. La struttura di produzione più diffusa nelle campagne era la curtis o villa, modello di organizzazione della grande proprietà fondiaria, appartenente a re, nobili o ecclesiastici. La villa si suddivideva nella pars dominica, di cui il padrone si occupava direttamente, dove si trovava la residenza signorile, le stalle, i laboratori artigianali, gli alloggi degli schiavi prebendari, che prendevano il sostentamento direttamente dal padrone, che erano addetti alla coltivazione del pars dominica; e nella pars massaricia che era affidata ai servi casati dotati di una casa, e agli ingenuili, gli uomini liberi alle dipendenze del signore, detti ingenui.

La manodopera servile era sufficiente alla normale amministrazione della riserva, ma non ai grandi lavori stagionali della raccolta e della semina per i quali i signori sfruttavano i contadini insediati nel massaricium che dovevano versare al signore un canone in natura o denaro e erano soggetti a un certo numero di giorni di lavoro sui campi del signore, le corvées. La riserva e il massaricio da un punto di vista territoriale non dovevano necessariamente costituire un blocco unitario. L’organizzazione della curtis era tesa all’indipendenza, ma raramente questa venne pienamente raggiunta.

Le attività commerciali e la circolazione monetaria subirono un grave ridimensionamento in seguito alla perdita di importanza delle città, al deterioramento della rete stradale romana e alla perdita di centralità del Mediterraneo rispetto al passato, tuttavia l’economia curtense non si può definire totalmente chiusa, infatti molti insediamenti urbani sopravissero, se pur ridimensionati. Gli scambi si effettuavano per lo più utilizzando monete d’argento, di scarso potere d’acquisto, come il denarius carolingio. Il sistema della signoria andò attenuandosi con la ripresa dell’urbanizzazione, le città, soprattutto nella forma del comune, acquistarono sempre più importanza, e con il costituirsi di entità politiche più vaste come i principati e gli Stati monarchici.

Il potere pontificio

La Chiesa nel XIII sec. aveva ormai raggiunto tutte le popolazioni europee. La Chiesa era considerata come un’istituzione creata per volontà divina, di cui facevano parte senza distinzioni tutti i cristiani. Il battesimo era considerato l’atto giuridico attraverso il quale si entrava a far parte della Chiesa, che veniva a sua volta considerata come un corpus, un’associazione giuridica. Ricevendo il battesimo il neonato dichiarava per mezzo del padrino e della madrina di rifiutare il male, che nella mentalità medievale era una presenza costante che insidiava ogni atto della vita quotidiana; attraverso il battesimo ci si impegnava dunque a rispettare la legge cristiana, legge che riguardava tutti gli aspetti della vita dell’uomo.

A capo della comunità della Chiesa vi era il Papa, vescovo di Roma. Il Papa era il solo a poter conoscere la vera fede per seguire la vita eterna, i precetti e le norme da mettere in atto ogni giorno. La supremazia del Papa su tutti gli altri Vescovi si fondava sui poteri dati da Cristo a Pietro “Tu sei Pietro e sopra di te fonda la mia Chiesa”, i Papi romani essendo i successori di Pietro ne avevano ereditato tutti i poteri. Grande importanza avevano anche le parole del Vangelo pronunciate da Cristo a Pietro “tutto ciò che legherai sulla Terra sarà legato anche in Cielo e tutto ciò che scioglierai sulla Terra sarà sciolto anche in Cielo”, poiché presentava il papato come l’unica istituzione le cui decisioni avessero valore in Terra quanto in Cielo. Da questo punto di vista il Papa, essendo il maggiore esponente della cristianità sulla Terra, era l’inte

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 33
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 1 Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia medievale, prof. Collavini Pag. 31
1 su 33
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karenina3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Collavini Simone Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community