Storia medievale: caratteristiche generali
Per pensare la storia occorre distinguere due possibili concezioni del tempo, ovvero una concezione lineare ed una ciclica.
Idea ciclica
Nasce da una visione naturalistica basata su un ciclo di vita costituito da nascita, sviluppo, morte e rigenerazione. È basata sull'osservazione della natura.
Idea lineare
Deriva dalle grandi religioni monoteistiche, per le quali un momento chiave (es. l'incarnazione) ha portato ad una struttura lineare del tempo.
Queste due visioni sono fondamentali per capire la visione che l'Umanesimo e poi l'Illuminismo hanno di questo periodo. Per gli umanisti prevale un'idea ciclica, di ritorno alle forme antiche, per gli illuministi invece prevale un'idea lineare, costruita attorno all'idea di progresso: il mondo tende ad un'idea di progresso e quindi ogni periodo equivale ad una semplice tappa intermedia.
Concetti importanti per studiare la storia
- Periodizzare: Individuare dei momenti di frattura e delle fasi più omogenee nel fluire del tempo.
- Teleologia: Sapere come va a finire qualcosa, condizione quindi la nostra vita. Analizzando il passato diamo per scontato alcune cose, naturalizziamo tutto secondo il nostro contesto storico e sociale.
- Etnogenesi: Fino al 1950 si credeva nell'immutabilità dei popoli. Dalla seconda metà del XX secolo si è rivista questa teoria, preferendole quella per cui ogni popolo è in costante corso di ridefinizione. La formazione di un'etnia è un processo molto lungo. Le fasi in cui questo processo si intensifica si chiamano “fasi di etnogenesi”.
Medioevo
(Medium aevum, media aetas, media tempestas) Questa definizione si diffuse da alcune opere storiche del 1400 e del 1600, quindi da una fase più umanistica che si vedeva come naturale conseguenza della grande civiltà romana e guardava il medioevo come periodo buio, in cui la cultura ed il linguaggio erano ad un livello inferiore rispetto a quello classico o umanistico.
La cultura umanistica volle porsi come diretta continuità con la classicità e quindi il periodo che li separava da quel momento fu visto come una frattura che doveva essere sanata. Questa accezione negativa è anche data dal fatto che si individua nella cultura, nella lingua e nella letteratura l'espressione umana più importante e quindi i barbarismi del latino lo hanno fatto definire una civiltà diversa e inferiore.
La concezione di medioevo nasce in riferimento all'Europa Occidentale, dove la civiltà letteraria classica si interrompe lasciando spazio a nuovi orientamenti linguistici, per poi finire nell'Umanesimo. Questo fa riflettere su come la periodizzazione sia legata ad un determinato contesto:
- In Italia lo datiamo fra il 476 (deposizione Romolo Augustolo) e il 1492 (scoperta dell'America).
- Nei paesi germanici lo si fa chiudere con la riforma luterana (1517 pubblicazione 95 tesi).
- Nei paesi orientali lo si fa concludere con la caduta di Costantinopoli (1453).
- In Spagna inizia nel 711, quando il regno visigoto crollò.
- Secondo Le Goff e Montanari si dovrebbe considerare il Medioevo come una parte integrante del periodo successivo e quindi avere come conclusione il 1700.
Tutto ciò definisce il medioevo come un periodo difficile e complesso da inquadrare storicamente, facendo emergere l'impossibilità di proporre una periodizzazione complessiva. Esistono, però, fasi in cui si addensano mutamenti di natura diversa, di alto valore periodizzante:
- Tardoantico (IV-VI), definizione che ha preso piede grazie a Peter Brown. In questo periodo cambiarono le fedi religiose (cristianesimo come culto dominante), la distribuzione dei popoli (molti popoli si stanziano all'interno dei confini imperiali, prendendo poi il potere), i sistemi politici (regni romano-germanici), le forme della circolazione economica (smise di funzionare il sistema di prelievo e redistribuzione delle tasse).
- Tardo medioevo (Early Modern). Caratterizzata dalla formazione dello stato moderno che modificò interamente il modo di vivere, dalla rottura demografica con la riorganizzazione economica che si innesta nel Trecento (ricorda anche la peste nera, 1348) e dalla rottura religiosa, sancita fra la ribellione di Lutero ed il concilio di Trento.
Questi due periodi racchiudono una forma di civiltà ben distinta sia dal mondo romano sia da quello moderno e che non si può definire in altro modo se non Medioevo, una volta che si eliminano tutte le accezioni negative. È quindi un periodo problematico, caratterizzato da una forte sperimentazione politica. In seguito all'epoca romana, i territori dell'impero vennero divisi e si sperimentarono nuovi equilibri politico-sociali, che però non raggiunsero mai un buon fine. È un'epoca di grandi trasformazioni.
Caratteri dominanti
Alterità
Per capire come funzione il passato bisogna riflettere secondo termini non a noi contemporanei. I termini scelti, come ad esempio re o famiglia, devono essere ben contestualizzati poiché possono fare riferimento a contesti storici molto diversi. Ad esempio, la parola regno può far riferimento a molte realtà (è una parola ombrello) come ad esempio un regno romano-germanico, la Francia capetingia del 1100, l'Inghilterra del 1400, tutti contesti profondamente diversi.
Ruoli di genere
In molti periodi storici il sesso di un individuo lo determina anche, sia in ambito pubblico che in quello privato. Ad esempio, nel vestiario, nel dominio della violenza (azione prettamente maschile con parziali eccezioni per le donne di alto rango), nel lavoro (ci sono lavori maschili e lavori femminili), nella gestione del potere (egemonizzato dal sesso maschile, infatti nei documenti storici si parla più di uomini che di donne). Il celibato del clero (XI secolo) crea un terzo sesso, ovvero una mascolinità de virilizzata, senza sesso né violenza, che assume caratteri esterni che li distinguono (vesti lunghe, niente barba).
Approfondimento
In una società in cui la guerra è una componente ordinaria il “vero uomo” è colui che può fornire protezione. Il comportamento virile si esprimeva portando armi, nel valore militare, nella fedeltà e nella protezione dei deboli. Le donne delle classi sociali più alte erano tenute alla generosità, alla condivisione, alla forza d'animo e coraggio. Si parla di una femminilità guerresca e coraggiosa.
Riguardo gli strati più poveri della società non ci resta che qualche dato archeologico, costituito dalle inumazioni nei pressi di una chiesa. Si può comprendere l'ordine gerarchico che avevano le persone (1= più vicino alla chiesa; 5 = più lontano):
- Uomini fra i 30 e i 40 anni.
- Donne fra i 20 e i 30 anni.
- Uomini e donne più maturi.
- I vecchi.
- I bambini.
Questo ordine attribuisce maggior valore alle fasi riproduttive. Si può capire che il valore primario attribuito alle donne fosse la capacità generativa, mentre quello degli uomini riguarda la potenzialità produttiva.
A partire dall'XI secolo le cose cambiano: il genere femminile fu collegato alla carnalità e all'irrazionalità, mentre quello maschile alla spiritualità e alla razionalità. Solo le donne vergini, quindi estranee alla carnalità, possono essere vagamente avvicinate ad un uomo. In questo periodo infatti si diffuse il culto della Madonna.
Patrimonio
Le donne, secondo il diritto romano, erano sì sotto la protezione di un pater familias, ma potevano possedere un proprio patrimonio in caso di vedovanza. Questo era costituito dalla dote paterna e dal dotario che riceveva dal marito, in genere una parte del suo patrimonio.
Nei primi secoli del medioevo la coppia di sposi solitamente gestiva in comune il proprio patrimonio. Quest'ultimo era destinato a tutti i figli della coppia, sia legittimi che illegittimi, sia maschi sia femmine. Questo impediva l'accumulo di grossi patrimoni, in genere ristabiliti con i matrimoni fra cugini.
Nella prima metà del X secolo il potere regio perse la propria influenza e divenne determinante, per l'aristocrazia, la capacità di accumulo dei beni patrimoniali e delle cariche per poi trasmetterli agli eredi. Per ottenere questo risultato, solo ad uno dei figli fu riservato l'intero patrimonio e, più avanti, solo al primogenito. Questi patrimoni vengono identificati, attraverso gli atti notarili, con le prime forme di identificazione familiare, di nomi collettivi. A partire dal XII secolo si affermarono i cognomi, prima nelle fasce aristocratiche, poi anche fra i ceti inferiori.
Religione
Quando si valuta le azioni degli uomini medievali bisogna prima riflettere su questo fattore, estremamente caratterizzante in quel periodo. Le aspettative sull'aldilà determinano le loro azioni.
Caratteri dominanti fra regni e impero nel IX-X secolo
Regalità
Il concetto di regalità medievale trasse i suoi primi passi da alcuni elementi del principato imperiale romano (centralità del diritto e territorialità del potere), da altri della realtà barbarica (enfasi sul ruolo militare del capo e il suo legame col popolo) e dal cristianesimo.
Dopo l'affermazione del potere regio, il re non aveva ancora una dimensione territoriale del suo potere, ma era legato al suo popolo. Solo in seguito venne integrato il concetto di territorio.
Per quanto riguarda la successione regia, nei secoli altomedievali, non esistevano delle leggi. Il sangue regio fu sicuramente un elemento legittimante ma non fu sempre una garanzia. L'approvazione dei grandi del regno era fondamentale e quindi molte volte il re veniva scelto da loro e poi approvato in un'assemblea rappresentativa del popolo. Solo lentamente si affermarono il principio ereditario ed il maggiorascato, come pure il principio dell'indivisibilità dei regni. Venne sempre meno la dimensione elettiva che riemergeva solo in caso di crisi dinastica.
In Germania invece il principio elettivo rimase e venne a solidificarsi in regole ben precise. Siccome il re faceva parte della classe aristocratica, doveva rispettare le loro tradizioni. Era inconcepibile un re non aristocratico. Il re, per poter restare tale, doveva essere ricco. Non tassando in alcun modo acquisiva ricchezze dalle terre del fisco regio. La loro gestione era fondamentale per mantenere l'equilibrio fra le concessioni alla classe aristocratica e una solida base economica. Nell'XI secolo, con l'avvento della signoria feudale, le ricchezze del re iniziarono ad arrivare dal reddito sull'esercizio della giurisdizione, dalle terre del fisco regio e sull'imposizione di tasse, che sommandosi a quelle della signoria, massacrava le classi sociali basse.
Sacralità
La sacralità viene ottenuta solo in seguito all'incoronazione del papa e viene riconosciuta da tutti grazie a delle cerimonie particolari. Con questo atto il re diventa imperatore ed ottiene la legittimazione cristiana della sua superiorità sugli altri: lui da quel momento rappresenta la divinità in terra. Questo gesto era molto forte e sentito, tanto che persino delle popolazioni pagane, come gli ungari, gli slavi e gli scandinavi, si fecero promotori di un'intensa cristianizzazione.
Nel XII secolo si riscopre il diritto e la concezione assoluta del potere monarchico giustinianeo, che si diffuse a partire dagli Svevi. La sfera secolare si sacralizza, attraverso gli strumenti concettuali del diritto giustinianeo. Ecco che la legge diventa un'arma fondamentale per difendersi dalle pretese teocratiche della chiesa romana. La chiesa accettava di incoronare un imperatore se quest'ultimo avesse garantito protezione al papato. L'imperatore in cambio otteneva il controllo dell'ex regno longobardo in Italia.
Dopo la caduta della dinastia carolingia, un'altra protagonista fu la casata sveva con Ottone I. Questi era re della Germania, dell'Italia e della Borgogna e, nel momento in cui si fece nominare imperatore, acquisì maggior prestigio. Questo titolo non era dato a chi aveva più regni sotto il proprio controllo ma in quanto re del Regno italiano e protettore della Chiesa. In realtà non conferiva alcun potere diverso da quello di un normale monarca ma dava più prestigio e sacralità alla figura.
Le città dall'epoca romana al medioevo
Isidoro, nella sua raccolta Etimologie, nel IX libri, capitolo 2, si domanda che cosa sia una città. Prende in analisi i due termini che la definiscono:
- Civitas, la comunità.
- Urbs, le mura.
Nel mondo romano le città svolgevano una funzione di coordinamento del territorio, venuta meno dopo la crisi del III secolo che spinse molti a cercare rifugio nelle campagne. Questo provocò l'abbandono di intere aree urbano o comunque un forte rinnovamento. Con l'introduzione del cristianesimo, Costantino e Teodosio promossero una coincidenza fra comunità di fedeli e comunità urbana. Le città vennero dotate di mura (IV secolo), dal valore non solo di cinta muraria ma di confine fra la comunità urbana e l'esterno. Solo chi viveva all'interno delle mura era un cittadino.
Nelle aree più a nord le città nascono solo dopo l'XI secolo, in seguito ad uno sviluppo demografico ed economico. Nascono seguendo due diverse modalità:
- Associazione di più poli sorti spontaneamente. Le città di fondazione romana si espandono al di fuori della cinta muraria. La crescente pressione demografica e lo sviluppo economico spinsero molti individui a trasferirsi a ridosso delle mura. Nella seconda metà del XII secolo i borghi nati da questo processo vennero inclusi nella cinta. In altri casi si svilupparono attorno a nuclei insediativi, come castelli o centri vescovili. Un esempio è la città di Bruxelles, sorta intorno alla pieve di San Michele.
- Precisa iniziativa di fondazione da parte di principi o regnanti. Alcuni esempi sono Friburgo e Berna. Di solito si sviluppano su assi viari ortogonali e sono racchiuse da mura, aperte in corrispondenza delle strade. Spesso la strada principale era una strada interregionale.
Entrambe le due tipologie formavano della civitas, in cui i cittadini condividevano le stesse regole. Rivendicarono la loro autonomia ed ottennero le carte di franchigia, ovvero ottennero l'indipendenza delle gestioni delle attività produttive e commerciali e delle esenzioni fiscali. Le autorità regie, eccetto che in Italia, mantennero comunque il loro controllo.
Le città hanno sempre un ruolo ben preciso nella società, sia se fondate ex novo sia se già esistenti. Nascono però delle nuove necessità che portano la forza motrice dell'acqua all'interno delle mura. Attraverso la canalizzazione si sono potuti utilizzare mulini, movimentare telai e magli, smaltire le scorie di produzione anche all'interno delle città. Da centri di commercio e consumo si sono trasformate in centri di produzione artigianale.
Aristocrazia e nobiltà
Secondo Bloch non si può definire con il termine “nobiltà” qualsiasi élite. Per poter meritarne il nome si ha bisogno che sia i vantaggi sociali sia quelli ereditari fossero riconosciuti per diritto. Queste caratteristiche le possiamo trovare dopo il XII secolo, con l'avvento della cavalleria. In precedenza, troviamo un'élite dominante molto fluida, senza precise norme giuridiche. Bloch definì quest'ultima “nobiltà di fatto” mentre molti altri medievisti “aristocrazia”.
Il termine “nobilis”, nelle fonti precedenti all'anno Mille, veniva utilizzato come aggettivo per definire un uomo libero di alto lignaggio. Non esisteva “il nobile” bensì si poteva essere più o meno nobili di altri. Tale gradazione era definita da vari fattori: dalla discendenza e dal patrimonio familiare, che trovava particolare prestigio nella funzione svolta dai genitori (dignità raggiunta attraverso cariche pubbliche, esercizio del potere).
Il nobilis doveva conservare o migliorare la propria posizione attraverso l'acquisizione di cariche pubbliche (sia laiche che ecclesiastiche) oppure attraverso matrimoni vantaggiosi. Dovevano mostrare la propria religiosità attraverso ingenti donazioni, la fondazione di chiese o monasteri e vantare una posizione militare notevole, messa in mostra attraverso armi riccamente decorate, l'abbigliamento ed il consumo di carni pregiate.
Durante l'età di Carlo Magno si affermò una vasta classe aristocratica, costituita da una serie di famiglie legate fra loro da rapporti parentali. In età post-carolingia fu proprio questa classe ad affermarsi e combattere per il trono. I re post-carolingi si mostrarono particolarmente duri con le famiglie che a lungo erano state del loro stesso rango, volendo marcare la differenza fra il proprio nuovo status ed il loro. A loro volta, gli “alti aristocratici” vollero marcare la differenza con quelli di rango più basso acquisendo il titolo di “princeps”.
La vicinanza al re non fu più una carta vincente, come in epoca carolingia, ma poteva divenire pericolosa. Per molti esponenti dell'aristocrazia fu preferibile intraprendere un'altra via che portava a concentrare i propri interessi su un territorio ristretto. In questo contesto, in molte campagne venne sempre più accentuata la distinzione fra chi portava le armi e chi no.
Per garantire un patrimonio unito si iniziò a preferire la discendenza patrilineare attribuendo un ruolo centrale al primogenito. Gli altri figli, figli cadetti, dovevano provvedere da soli alla loro auto-affermazione.
Le fonti
Ogni opera a carattere storico si deve basare su delle fonti, anche se ha un carattere più narrativo. Le fonti non possono essere contraddette o evitate. Secondo Duby sono i... [testo mancante]
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