L'età medievale: spazio, tempo, periodizzazioni
«Periodizzare»: individuare nel flusso del tempo dei momenti di frattura e delle fasi più omogenee. L'obiettivo degli storici è stato quello di periodizzare, ovvero hanno cercato di interpretare i fatti storici, di cogliere i mutamenti e i loro ritmi. Il termine «medioevo» nasce da alcune opere storiche composte tra il Quattrocento e il Seicento e indicava la separazione tra l'impero romano e l'età classica. La cultura umanistica volle continuare la classicità, il medioevo venne visto come un millennio intermedio e fu giudicato un periodo negativo perché inferiore culturalmente e come linguaggio sia a quello classico che a quello umanistico.
Per comprendere la storia occorre distinguere due concezioni del tempo: ciclica e lineare.
Ciclica: è una concezione naturalistica basata sull'idea di un ciclo di vita costituito da nascita, sviluppo, morte e rigenerazione.
Lineare: è una concezione che deriva soprattutto dalle religioni monoteistiche in cui un momento chiave ha portato a strutturare il tempo in una cronologia lineare.
La componente ciclica e quella lineare convivono con diverso peso nelle diverse culture. Per gli umanisti superare il medioevo significava una rinascita del mondo classico, quindi a una concezione ciclica del tempo. L'illuminismo invece fece prevalere una concezione lineare del tempo. Possiamo concludere che sia la cultura del Settecento che gli umanisti presero le distanze dal medioevo, ma mentre gli umanisti volevano un percorso ciclico di una rinascita di un passato glorioso; gli altri volevano un percorso lineare di sviluppo per completare il presente.
L'impero bizantino (parte orientale dell'impero romano) si può definire come uno spazio politico a parte tra il IV e il VI secolo, che si conclude verso la metà del Quattrocento con la definitiva caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi di Maometto II.
L'inizio del medioevo, come data più consolidata, è stato individuato nel 476 con la caduta dell'impero romano d'Occidente, ovvero quando Odoacre rimosse la carica all'imperatore Romolo Augustolo e invece di appropriarsi della corona inviò le insegne imperiali a Costantinopoli. Molte altre date sono state proposte come inizio del medioevo, ad esempio:
- Il 313, l'editto di Costantino, che concesse la libertà di culto ai cristiani;
- Il 324, Costantino rifondò la città di Bisanzio e diede il nome di Costantinopoli;
- Il 410, quando Roma fu violata dal saccheggio dei visitatori di Alarico;
- Il 622, quando si compì l'egira che diede via all'affermazione dell'islam.
Anche per la fine del medioevo sono state attribuite varie date, quella più consolidata è il 1492 con la scoperta dell'America. Le altre sono:
- 1453 con la definitiva caduta dell'impero bizantino sotto gli ottomani;
- 1348 con la grande epidemia di peste nera che uccise oltre un terzo della popolazione europea;
- 1522, il concilio di Worms che condannò Lutero e sancì la grande frattura religiosa fra cattolici e protestanti.
Non esiste una data giusta o una data sbagliata che possa individuare questo periodo. L'idea del medioevo è stata collocata in un periodo tra i secoli IV-VII secolo e XIV-XVI. In questo periodo vi sono stati dei cambiamenti di fedi religiose, di distribuzione dei diversi popoli in Europa e nel Mediterraneo, di sistemi politici e forme di circolazione economica. Il medioevo non fu uno spazio di civiltà omogenea, non corrisponde ad un momento politico unitario, né ad un periodo di costante anarchia, non è periodo di continua fame e carestia e nemmeno nell'ambito religioso vi è un'omogeneità, ma vi sono diverse forme di cristianesimo.
Narrare, stabilire, registrare: le "voci" del medioevo
Nel medioevo la comunicazione era orale, scrivere nel medioevo era difficile. In età antica si scriveva sul papiro, ma nel medioevo a causa della crisi dei commerci mediterranei il papiro era scarsamente reperibile. Si usava allora la pergamena fatta di pelle di animali conciata (pecora, capra, vitello). La pergamena era più resistente anche della carta giunta in Europa dalla Cina intorno al Mille. La pergamena fino al Duecento era usata in fogli e scritta su una sola facciata. Non si scriveva la lingua parlata ma in latino. Il motivo perché si scriveva poco nel medioevo era anche perché l'istruzione era soltanto nelle scuole monastiche o episcopali. La scrittura che si usava era: la minuscola carolina, promossa da Carlo Magno tra i secoli VIII e IX rilasciata anche dagli umanisti; e la gotica caratterizzata da lettere alte e serrate usate nel basso medioevo per i manoscritti universitari.
Fino al XII secolo i pochi a saper scrivere furono chierici e monaci e conservavano gli scritti in archivi e biblioteche. Vi erano pochissimi casi di scrittura fino a quando non mutò il sistema politico ed economico che richiedeva la conservazione e la registrazione scritta di atti politici, disposizioni e transazioni economiche. Nacquero così figure di scriventi assai diverse per estrazione sociale e formazione culturale: gli «alfabeti professionali» e gli «alfabeti colti», come notai, ecclesiastici, mercanti, banchieri, piccoli proprietari e maestri. Vi erano poi i «semialfabeti grafici», persone che scrivevano poco e solo per necessità nel caso di donazioni o compravendite, erano in grado di scrivere il proprio nome o poco più pur appartenendo a ceti sociali medio-alti. La categoria più ampia per tutto il medioevo, però, era formata dagli analfabeti veri e propri costituita da persone che avevano una cultura esclusivamente orale e visuale.
Bisogna dire inoltre che non tutti quelli che sapevano scrivere erano in grado di leggere allo stesso modo e in ogni caso erano di più le persone che sapevano leggere rispetto a quelle che sapevano scrivere. Nelle chiese e nei tribunali venivano letti dei testi ad alta voce, tutto questo veniva chiamato «alfabetismo partecipativo».
Gli interessi degli storici fino a gran parte dell'Ottocento si concentrò principalmente sui documenti «pubblici» e «semipubblici» definiti «diplomi». I diplomi sono documenti con i quali si stabilivano concessioni e riconoscimenti di beni e diritti, come donazioni di terre ecc. Essi erano redatti da persone specializzate come ecclesiastici esperti di diritto. La redazione dei diplomi veniva fatta su fogli di pergamena con sigillo. Le caratteristiche dei diplomi sono studiate e definite da una disciplina chiamata diplomatica, fondata nel 1600 dal monaco benedettino francese Jean Mabillon.
Una delle più importanti raccolte di fonti medievali è il Monumenta Germaniae Historica, iniziata nei primi decenni del XIX secolo e suddivisa in origine in tre sezioni: diplomi, leggi e scrittori di opere storiche. Si tratta di un modello di riferimento seguito da molte altre collane di fonti che cominciò a essere messo in discussione solo nei primi decenni del Novecento. Fino al XI secolo le fonti scritte riguardavano soprattutto l'amministrazione dei beni degli enti ecclesiastici (sedi episcopali, monasteri ecc.), dei sovrani o delle aristocrazie e successivamente anche dinamiche sociali cittadine, principati e regni. Si tratta per lo più di atti che registrano compravendite, scambi, contratti agrari, testamenti, statuti dei comuni, delle arti ecc.
Vi erano, però, anche documenti ritenuti falsi dopo un'attenta analisi storico-filologica ed erano esclusi dalle edizioni di fonti.
Far parlare gli oggetti: lo studio del medioevo e l'archeologia
Accanto ai testi scritti vi è la nascita di una nuova disciplina che è l'archeologia medievale. Le prime fonti materiali usate dagli storici del medioevo furono le sepolture con corredi funerari, ritenuti indicatori dell'identità etnica dei sepolti e della cultura dei vari popoli. Si riteneva che longobardi e romani, pagani e cristiani avessero corredi funerari differenti e lo studio di essi potesse essere un sicuro indicatore per la storia di questi popoli. Successivamente, però, si è capito che i corredi non sono indicatori oggettivi di identità etniche o di status, ma oggetti cerimoniali. La sepoltura dei corredi, infatti, avveniva alla fine di una cerimonia pubblica e serviva sia a commemorare il defunto, ma anche a ricollocare la posizione degli eredi nella comunità.
Si è visto appartenere oggetti femminili a defunti maschi e viceversa. Inoltre la ricchezza dei corredi è legata più al ruolo del morto nella famiglia e nella comunità che alla sua effettiva ricchezza. Gli anziani e i fanciulli avevano dei corredi più poveri delle donne in età fertile, dei guerrieri e dei maschi adulti (capi-famiglia). La scomparsa poi dei corredi non è collegata soltanto all'adesione al cattolicesimo, ma anche alla stabilizzazione del potere degli aristocratici, infatti man mano che diveniva più facile trasmettere ricchezze e potere da una generazione all'altra si facevano meno importanti le cerimonie funebri.
Un fenomeno che cambiò radicalmente la storia medievale fu l'incastellamento. I castelli sorsero in alture precedentemente disabitate. L'incastellamento influì anche sulle strutture ecclesiastiche, mettendo in crisi le pievi, costruite in pianura, a favore di nuove chiese castellane, che col tempo divennero parrocchie, dove venivano fatti battesimi e sepolture. Vivere nei castelli significava sottostare a un solo signore, frequentare la medesima chiesa e gestire spazi comuni. I castelli potevano essere dimore signorili o villaggi fortificati.
Inoltre il medesimo insediamento, sempre chiamato castello, poteva avere caratteristiche materiali molto diverse: un villaggio in legno non pianificato, circondato da un fossato e/o da un terrapieno sormontato da una palizzata in legno; un povero villaggio circondato da un muro di pietra costruito dagli abitanti stessi; un villaggio pianificato, costruito in pietra da maestranze specializzate, circondato da mura e torri e controllato da un complesso signorile, fornito di palazzo residenziale. La tipologia di castelli sottolineava il proprio status symbol e poteva essere molto aristocratica o relativamente povero.
Regni e impero
Il re esercitava il suo potere su un popolo, come per esempio Carlo Magno che era re dei Franchi. Vi era un legame tra re (rex) e il suo popolo (populus). Per populus non si intendeva tutta la massa della popolazione, ma coloro che giuridicamente erano uomini liberi e che, se maschi, erano soggetti alla leva militare, e quindi facevano parte dell'esercito del re (exercitus).
All'interno del populus vi erano le élite (i grandi del regno) che erano gli interlocutori principali del re, sia politicamente che socialmente. Nell'alto medioevo la successione del re non era regolata da legge come successivamente. Un figlio o fratello del re defunto non veniva eletto sicuramente alla successione, ma ci voleva l'approvazione dei grandi del regno. Ad esempio per i regni dei visigoti o dei longobardi non ci fu una successione dinastica. Inoltre all'interno delle famiglie regnanti, il figlio maschio maggiore non aveva un diritto superiore alla successione rispetto agli altri fratelli o agli zii. Bisogna dire però che le mancanze di regole precise per la successione portava spesso a guerre civili.
Per questo motivo alcuni re per garantire la successione al figlio da loro prescelto, associavano questo figlio già da bambino al regno, in modo tale che alla morte del padre il nuovo re fosse già riconosciuto. Soltanto più tardi si affermò il principio ereditario e la preferenza al figlio maschio maggiore. Queste regole però non furono universali, in Germania, per esempio, il titolo del re rimase sempre elettivo. Anche se il re era il sovrano di tutto il popolo doveva, però, rispettare i privilegi delle élite. Il re in ogni caso era sempre un aristocratico.
Un re diventava tale soltanto dopo la cerimonia di incoronazione. In questo modo egli veniva tolto dal gruppo aristocratico e veniva posto a un livello superiore: il re era il rappresentante della divinità sulla Terra («vicario di Cristo») e in quanto tale i sudditi gli dovevano obbedienza e sottomissione. Il re doveva proteggere la religione cristiana e i suoi rappresentanti, sconfiggere i pagani e far trionfare la giustizia.
Con il secolo XII, grazie alla riscoperta del diritto romano e in particolare del diritto giustinianeo, si ha avuto una trasformazione, cioè il potere monarchico è diventato assoluto, vale a dire che i sovrani potevano rivendicare ogni diritto sui sudditi e sulle realtà politiche e sociali nei propri regni. Questa scoperta si sviluppò per prima nella corte imperiale sveva, ma poi si diffuse ben presto negli altri regni. Un re non riconosce alcun superiore, ma è imperatore nel suo regno. Da vicario di Cristo il re passa ad essere un deus terrenus, ma anche «legge animata». Tutto ciò permise di sganciare la sovranità dal controllo ecclesiastico fattosi sempre più pesante ed ingombrante, a partire dal pontificato di Gregorio VII nella seconda metà dell'XI secolo.
Nell'800 il papa Leone III incoronò Carlo Magno e nacque così il Sacro Romano Impero. Il papa incoronando Carlo aveva dato a Roma una protezione della Chiesa e inoltre Carlo avrebbe assoggettato tutti i suoi territori conquistati a una sola fede, cioè quella cristiana. Dopo questo gesto di Leone III, gli imperatori si potevano far incoronare dai pontefici, anche se i loro ruoli rimanevano marginali rispetto al ruolo che aveva avuto il grande Carlo Magno nell'Europa. La svolta si ebbe con Ottone I, divenne nel 962 re d'Italia e fu incoronato dal papa Giovanni XII a imperatore. Con Ottone I imperatore si ha il legame con la monarchia più potente dell'Occidente, cioè la Germania. Nell'età ottoniana l'imperatore aveva una superiorità rispetto agli altri re. L'imperatore agiva in Germania, Italia e Borgogna, in quanto re di questi territori, e il titolo imperiale aumentava la sua dignità e il suo prestigio, non che la legittimità dei suoi atti. L'imperatore non era tale perché governava su più regni, ma perché in quanto re del regno italico, proteggeva Roma e il pontefice. Ci sono stati dei tentativi di rivendicazione, ad esempio dai governatori dell'Inghilterra o della Spagna, ma senza risultati: in Occidente, insomma, c'era spazio per un solo impero e per un solo imperatore. L'unico altro imperatore era il basileus bizantino (imperatore dell'impero romano d'Oriente o bizantino).
Fino ad ora vi è stato un strettissimo legame fra impero e pontificato, ma a partire dal tardo XI secolo, approfittando di un momento debole del potere imperiale e al contrario di un'affermazione papale più autonoma, il rapporto si trasformò. Quindi, mentre fino alla metà del XI secolo i poteri erano legittimati dai principi, dopo, ogni riconoscimento passava dai papi.
Un dato importante è che nel pieno e basso medioevo si erano venuti a creare nuovi regni nel mondo grazie alla conversione di popoli prima pagani, come gli ungari. Nel secolo XII vi erano principi che erano più potenti dei re, ma che non avendo un titolo regio restavano, però, in una posizione più fragile rispetto al re.
Il re doveva essere ricco per poter redistribuire questa ricchezza attraverso doni ai nobili e alle chiese, per mantenere una corte, per costruire reti clientelari attraverso beni o giurisdizioni, e per dare vita a cerimoniali fastosi. Nell'alto medioevo il re era il maggiore proprietario fondiario del regno e traeva i suoi proventi dalla enorme massa dei beni. Parte di questi proventi venivano offerti agli aristocratici per il consenso politico. A partire dal secolo XI, e soprattutto in quello successivo, questa situazione cambiò profondamente, perché proliferavano e sviluppavano i poteri locali di natura signorile. Dal tardo secolo XII, i sovrani rivendicarono e acquistarono la capacità di imporre prelievi e tasse anche sui territori non da loro direttamente controllati. Si creò così una fiscalità regia che si sovrappose a quella signorile.
Chiese, monasteri e religiosità
I primi secoli del cristianesimo furono caratterizzati da forme di fede molto interpretative del culto, quindi molto differenti e variegate. Alcune aree, specialmente orientali, si isolarono dal contesto civile e, inoltre, aspettarono la fine del mondo, aderendo ad una piena povertà e ad una totale castità. L’adesione alla fede veniva vissuta come una scelta individuale: uomini santi e anacoreti, con scelte estreme come la rinuncia alla sessualità e alla ricchezza. Un carattere tipico e contraddittorio del monachesimo tardoantico fu il contemptus mundi, e cioè il disprezzo della mondanità in tutte le sue forme.
Nei primi secoli del medioevo occidentale, vi era un intreccio tra il ruolo vescovile e quello monastico: anche i vescovi potevano essere visti come una santità e potevano essere scelti fra i monaci più prestigiosi, come accadde a Onorato, monaco di Lerins che fu vescovo di Arles nei primi decenni del secolo V, oppure Gregorio Magno, che fu papa nel secolo VI. Benedetto da Norcia fondò diverse comunità monastiche e nel 529 l’abbazia di Montecassino, che successivamente fu distrutta dai longobardi alla fine del secolo VI. Egli dettava norme di vita comunitaria fra uguali. Colombano, monaco irlandese, attraversò il regno dei franchi, formando diversi monasteri, fra cui nel 590 Luxeuil, e giunse nel piacentino, dove fondò il monastero di Bobbio. Le sue regole erano piuttosto dure, dei limiti minimi che tutti potevano raggiungere: chi era in grado di resistere più alla fame, alla sete o al sonno.
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