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Riassunto esame Storia Medievale, Docente Andrea Zorzi Università degli studi di Firenze

Questo riassunto è pensato e realizzato per colore che hanno bisogno di un aiuto per studiare la storia medievale.

Il sunto si basa su appunti personali e studio indipendente per l'esame di Storia Medievale e dal testo suggerito dal docente Andrea Zorzi: il Medioevo, profilo di un millennio di Alfio Cortonesi.

Questo manuale ripercorre le vicende della storia Medievale dalla... Vedi di più

Esame di Storia medievale docente Prof. A. Zorzi

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fedeli avrebbero dovuto dedicarsi totalmente.

Nel 622 Maometto fu costretto all'egira da La Mecca verso Medina, anno dal quale si sarebbe

cominciato a contare il calendario islamico.

Qui Maometto sarebbe riuscito a costruire un'organizzazione religiosa che in breve avrebbe preso il

potere perfino politico della città.

Nel 629 anche La Mecca cadde sotto il controllo di Maometto, seguì la distruzione degli idoli e la

proclamazione del culto di un unico Dio.

Grande parte delle tribù dell'Arabia entrarono a far parte della comunità dei credenti.

Il corano, libro sacro dei musulmani, è usato dai credenti come guida alla risoluzione di problemi

familiari, sociali, politici; inoltre, se le informazioni coraniche risultano insufficienti alla risoluzione di

alcune questioni si fa ricorso alla Sunna, la tradizione.

I “quattro califfi” e la prima espansione dell'Islam,

Maometto non aveva designato un successore, alla sua morte fu imposto Abu Bakr (632-634), suocero

del profeta; a lui fu riconosciuto il titolo di califfo.

Questo si concentrò sull'organizzazione e la centralizzazione dello stato islamico, il suo successore,

Omar (634-644) si preoccupò di espandere il suo potere in Persia, nel Nord Africa e nell'Asia Minore.

Nel 661 finisce l'epoca dei quattro califfi, tutti legati a Maometto ex sanguine, all'epoca l'impero

islamico era riuscito a cancellare l'impero persiano, a colpire duramente quello bizantino e ad

assoggettare il Nord Africa.

A seguito delle conquiste la società islamica si fece più complessa. Cristiani ed ebrei potevano

aggregarsi in piccole comunità, senza rischiare martirii e senza dover pagare particolari tassazioni.

Sciiti: si ispirano alla filosofia di Alì, ultimo dei quattro califfi, secondo cui il califfato dovrebbe

spettare esclusivamente a persone discendenti da Maometto.

Sunniti: prescindono dal discorso di sangue e considerano essenziale che il califfo debba conciliare le

esigenze della comunità con quelle della dottrina.

L'Islam sotto la dinastia omayyade

Alì aveva trasferito la capitale in Iraq, luogo considerato sicuro dal califfo a causa della massiccia

presenza dei suoi seguaci; gli omayyade la trasferiscono a Damasco, zona estremamente strategica dal

punto di vista economico e militare.

Assediarono più volte Costantinopoli, grazie anche ad una flotta che in breve divenne padrona del

Mediterraneo. Le coste dell'Africa, sino al Marocco caddero nelle mani dei musulmani.

Nel 711 iniziò la conquista della Spagna, per la quale occorsero solo 5 anni, anche grazie

all'inefficienza del governo dei Visigoti.

I musulmani tentarono di espandersi anche in zona francese, ma la sconfitta di Poitiers nel 732 ad

opera di Carlo Martello impedì la conquista.

Il califfato abbaside

L'ostilità degli sciiti determinò la caduta della reggenza omayyade, alla quale seguì quella abbaside.

Questi, nel 762 fondarono la città di Baghdad, in Iraq.

Lo stato abbaside ruotava attorno alla figura del califfo e a quella dei visir,che rappresentavano un' alta

carica amministrativa introdotta dagli abbasidi.

A Baghdad fra VIII e X secolo si raccolgono le storie delle Mille ed una notte.

Le tecniche colturali furono migliorate dall'introduzione della noira, una ruota meccanica che

consentiva una migliore irrigazione.

Verso la fine del VIII e l'inizio del IX secolo cadde la reggenza abbaside a causa di pressioni interne

autonomiste e secessioniste.

La conquista islamica della Sicilia

Dopo la presa di Cartagine (698) le incursioni arabe nell'isola si infittirono.

Alla vera conquista si arrivò nel IX secolo, grazie alla dinastia tunisina degli aghlabidi che poterono

contare su un grosso esercito composto da arabi, berberi e musulmani spagnoli.

I dissidi che si registrarono nell'esercito islamico e la strenua resistenza bizantina resero lenta la

conquista dell'isola, nell'843 fu presa Messina, solo nell'878 venne conquistata Siracusa.

Nella sua interezza solo nel 965 vene presa. Dopo la conquista la Sicilia fu consegnata alla dinastia dei

kalbiti come emirato indipendente.

Ben presto l'agricoltura isolana divenne fra le più floride del mondo, tale sviluppo si registrò anche dal

punto di vista culturale.

L'impero carolingio

L'ascesa dei pipinidi

Nel VII secolo, dopo la morte del sovrano Dagoberto, la Neustria prese il sopravvento sull' Austrasia,

luogo in cui si stava affermando una dinastia di maggiordomi, i pipinidi, che avrebbero avuto gran

futuro.

Questa dinastia riuscì ad emergere grazie ai numerosi rapporti vassallatici che aveva stipulato nel

tempo.

I pipinidi prendono il potere nel 687 con la vittoria su la Neustria da parte di Pipino II di Heristal, padre

di Carlo Martello, che vinse nel 732 a Poitiers respingendo gli arabi.

Questo incoraggiò l'evangelizzazione della Germania e là fece edificare molte strutture destinate ad uso

sacro.

L'ultimo re, Childerico III fu deposto dal figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve nel 751.

Questo si fece incoronare Re nel 754 da Stefano II.

Da Pipino il Breve a Carlo Magno

Per rafforzare il patto siglato col papato Pipino il Breve riconquistò l'Esarcato e lo donò al pontefice.

Alla morte di Pipino, nel 768 il regno fu diviso fra Carlo e Carlomanno, che morì tre anni dopo ed il

regno passò interamente nelle mani di Carlo Magno.

Carlo avviò una campagna lunga e sanguinosa nei confronti dei Sassoni con ,l'obiettivo di convertirli.

Nel centro della pianura danubiana si insediarono gli àvari, popolazione mongola che venne sottomessa

dal pipinide.

La prima spedizione in Spagna di Carlo, risalente al 778, fu tragica, richiamato in patria quando era

all'altezza di Pamplona fu colto da un'imboscata nei pressi di Roncisvalle dei Baschi ed il suo esercito

venne decimato; tale evento ispirò la Chanson de Roland.

La seconda campagna militare di Carlo nella penisola iberica (813) ebbe decisamente più successo,

stabilì un confine determinato, la Marca Hispanica, formata dalla Navarra e da parte della Catalogna.

Nel giugno del 774 Carlo Magno conquista Pavia, allora capitale del regno dei longobardo.

Incoronazione di Carlo Magno

La conquista del regno longobardo fu un momento decisivo di quella alleanza che si venne a creare tra

Franchi e papato.

Nella notte di natale dell'800 Carlo viene incoronato imperatore da Papa Leone III; questo atto provocò

la legittimazione del potere amministrativo di Carlo.

Nel 812 si arrivò ad un accordo fra Carlo e Michele I, imperatore d'oriente con quale si riconosceva il

ruolo di Carlo ed in cambio Venezia avrebbe dovuto essere ceduta all'impero romano d'oriente.

Organizzazione amministrativa dell'impero carolingio.

Si cercò di dare ai vasti confini del regno un'organizzazione centralizzata.

Il territorio fu affidato a dei distretti territoriali affidati ai conti (comites); i conti appartenevano a

famiglie aristocratiche che dipendevano direttamente dal sovrano.

Missi dominici: esponenti dell'aristocrazia che periodicamente ispezionavano l'operato dei funzionari e

poi riferivano al sovrano.

Il centro dell'impero era rappresentato da palatium, termine che indicava sia la reggia che l'insieme del

re e dei funzionari di corte.

Dal punto di vista normativo, due volte all'anno, venivano pubblicati i capitolari, un insieme di brevi

leggi.

Immunità: Carlo Magno fece uso di questo istituto in precedenza utilizzato dai Merovingi. Questo

istituto consisteva nel dare la possibilità a vescovi, abati e talora anche laici di non far entrare

funzionari regi nei loro territori; aveva lo scopo di tutelare dagli abusi i proprietari terrieri.

La “rinascita carolingia”

Una fra le prime intenzioni di Carlo fu quella di creare una classe dirigente affidabile, competente e

responsabile.

La corte di Carlo sarebbe divenuta la sede dell'elaborazione della cultura ecclesiastica e teologica, dalla

quale sarebbe partita, fra le tante correnti, anche quella di riforma della chiesa franca.

Alla corte di Carlo venne inventata una nuova scrittura, la minuscola carolina, strutturata sulla base di

antichi codici conservati in monasteri e sull'esempio della minuscola antica. Divenne ben presto l'unico

tipo di scrittura usato in tutto l'impero per i documenti ufficiali.

Dopo Carlo Magno: la frammentazione dell'Impero

Nell'806 Carlo espresse il desidero di lasciare ad ognuno dei tre eredi maschi una parte del suo regno,

in conformità con la tradizione. Prima che lui morisse, nel 814, Pipino e Carlo, due dei suoi figli

morirono, così che il regno fu ceduto a Ludovico detto il Pio (814-840), il quale mise al centro dei suoi

progetti l'unità imperiale.

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Ambiente, economia, popolamento.

Secoli VI-X

Demografia e ambiente

Guerre, carestie ed epidemie provocarono la rottura di equilibri demografici.

I pochi coltivatori non riuscivano a domare i flussi delle acque, che col tempo avevano invaso gran

parte delle selve creando ambienti paludosi e difficilmente assoggettabili ai bisogni dell'uomo.

La scarsa documentazione dell'alto medioevo non consente di interpretare con chiarezza le cause del

recesso demografico registratosi alla fine dell'epoca antica.

Calamità naturali ed epidemie non facilitarono l'aumento demografico; fra il VI e l'VIII secolo si sono

registrate circa venti ondate epidemiche di vasta portata.

Ordinamento della curtis e proprietà fondiaria.

Il sistema curtense è stato la base del sistema economico amministrativo dell'epoca medievale.

Questa organizzazione si fonda su:

esistenza di un centro amministrativo costituito dalla residenza padronale.

⁃ Divisione dei territori della curtis in un sistema di gestione padronale diretta(dominicio) e in un

⁃ sistema di gestione indiretta (massaricio), costituito da unità fondiarie di varie misure ed entità.

La conduzione della pars dominicia avveniva grazie al lavoro gratuito che i servi erano tenuti a

prestare.

Nel massaricio i contadini che si occupavano del mantenimento dell'organizzazione, dovevano al

signore non solo opere gratuite, ma anche parte dei raccolti.

Gli elementi che abbiamo sulla curtis sono desumibili da fonti chiamate polittici, ovvero inventari di

uomini, attrezzature, e redditi compilati fra VIII e XI secolo.

Contratto di livello: con tale contratto contadini liberi, detentori di piccoli patrimoni, dopo aver ceduto

le proprie terre ai signori in cambio di protezione o a causa delle loro pressioni, si ritrovavano a

coltivare gli stessi appezzamenti di terra, dovendo pagare tasse in natura.

La contrazione die commerci

Carlo Magno, con la riforma monetaria, abolì il conio in oro, tornando a quello in argento; questa

decisione fu causata da due fattori, il primo riguardava la scarsità delle riserve auree, il secondo la

limitatezza degli scambi con moneta.

Venezia ebbe un fortissimo sviluppo; disponeva ormai di una flotta rilevante sia dal punto di vista

militare che commerciale.

Sulle lunghe distanze viaggiavano solo merci di lusso.

Le seconde invasioni e l'Europa post carolingia.

Le incursioni ungare e saracene

Tra IX E X secolo l'Europa centrale fu minacciata dalle invasioni degli ungari, un popolo nomade che

raggiunta la Pannonia divenne stanziale.

Il loro stile di combattimento, veloce e basato su rapidi spostamenti a cavallo, impressionò i

contemporanei e attorno agli ungari si creò un'aura di mistero e di timore.

Assalivano soprattutto monasteri e campagne, con azioni organizzate e violentissime.

Quando la cavalleria leggera si diffuse anche in Europa Enrico I l'Uccellatore, Re di Germania li

sconfisse nel 933 a Merseburg; a sconfiggerli definitivamente fu suo figlio, Ottone I nel 955 a

Lechfeld.

Il popolo ungaro si era progressivamente sedentarizzato, divennero esperti coltivatori ed allevatori;

sotto la reggenza di Stefano I (1000-1038) il popolo si convertì al cristianesimo e si integrò

definitivamente.

Nel'846 Roma subì un ulteriore saccheggio ad opera dei Saraceni, sfidati dall'imperatore Lotario I

uscirono vincenti.

Gli uomini del nord

All'inizio del IX secolo una vera migrazione interessò le popolazioni scandinave

Queste migrazioni, iniziate come semplici azioni di pirateria, diedero vita a vere conquiste territoriali.

Il danelaw è la zona che i Vichinghi arrivarono a conquistare in Inghilterra.

Questo territorio, conteso fra danesi e norvegesi, nel IX secolo fu riconquistato dai successori di

Alfredo I re del Wessex, , nel secolo successivo Sven, re di Danimarca, riuscì a riappropriarsi del

territorio e a tramandarlo al figlio, Canuto il Grande, che nel 1016 fu incoronato re d'Inghilterra.

Dopo la morte senza eredi di Edoardo il Confessore (1066), in Inghilterra, si venne a creare un vuoto di

potere; questa condizione conferì a Guglielmo di Normandia di avanzare la propria candidatura.

Guglielmo divenne re d'Inghilterra dopo aver sconfitto militarmente Aroldo, cognato di Edoardo.

La Francia post carolingia

Dopo la deposizione di Carlo il Grosso , avvenuta nell'887, la Francia si scisse in principati. I Principi

per via ereditaria trasmettevano cariche pubbliche.

Il trono di Francia era conteso fra la stirpe degli Eude e quel che rimaneva dei carolingi.

Nel 987 Ugo Capeto,Eude, capostipite della dinastia Capetingia (che avrebbe regnato sino agli inizi del

XV secolo), riuscì a prevalere sugli sfidanti.

Il regno italico

Dopo la deposizione di Carlo il Grosso in Italia ci fu mezzo secolo di alternanze dinastiche.

Apparente stabilità si ebbe con Ugo di Provenza(926-945), che per vent'anni tenne la corona d'Italia

con l'appoggio dei marchesi di Toscana.

Berengario d'Ivrea fece incarcerare la vedova di Lotario, che gli aveva lasciato il regno, Adelaide.

Ottone I, chiamato da Adalberto I Atto, intervenne a favore di Adelaide, la sposò e a Pavia venne

proclamato re nel 951.

Il regno di Germania e la restaurazione dell'impero

Il potere dell'alta aristocrazia laica, sebbene meno rilevante che in Francia, era molto sviluppato.

I ducati regionali erano organizzazioni autonome che dopo la morte di Arnolfo nell'899 presero a

contendersi il trono.

Venne eletto Enrico I l'Uccellatore, del ducato di Sassonia(919-936). Sia lui che suo figlio, Ottone I,

portarono avanti l'opera di ristrutturazione della sovranità regia.

Gli imperatori Sassoni

L'Italia stava attraversando un periodo d forte instabilità politica, causato dalle lotte per la corona e

dall'affermazione di numerosi poteri laici ed ecclesiastici.

A Roma la corruzione imperversava; le nomine papali erano sempre più pilotate da interessi politici di

importanti famiglie della capitale.

Nel 941, sotto sollecitazione di Berengario d'Ivrea Ottone fu sollecitato ad interessarsi della penisola;

negli anni successivi più volte il re entrò in Italia, tanto da farsi incoronare re d'Italia nel 962, corona

che va ovviamente aggiunta alla preesistente reggenza imperiale.

Allora, l'imperatore per assoggettare la Chiesa emanò il Privilegium Othonis (962)., un documento che

confermava la signoria papale su Roma ma che ne subordinava l'incoronazione alla conferma

dell'imperatore.

Ottone rientrò in Italia nel 966 con l'obiettivo di riorganizzare il regno e di annettere i territori che non

era riuscito ad includere in precedenza. In tal contesto associò la figura di suo figlio, Ottone II

all'impero e impose la propria autorità ai principi longobardi di Benevento e di Capua.

Allo morte del sovrano (973) Ottone II fu costretto a combattere per imporre la sua autorità in

Germania ed in Italia.

Nel 980 Ottone II fu sconfitto in Calabria dalle forze Longobarde, con la sua morte, avvenuta nel 983,

ogni progetto perì.

L'affermazione dei poteri locali

La disgregazione delle circoscrizioni pubbliche carolinge

I vassalli regi crearono una propria rete di fedeli armati che fornirono la base per creare l'esercizio dei

poteri pubblici indipendentemente dal consenso regio.

Carlo il Calvo nell'877 emanò il capitolare di Quierzy-sur-Oise, un insieme di provvedimenti che il

governo avrebbe dovuto prendere in sua assenza.

L'incastellamento

Durante il IX secolo si diffusero nelle campagne molti castelli cinti da mura, che divennero il centro

della vita militare ed economica delle zone rurali, tale processo prende il nome di incastellamento.

Uno dei fattori che stimolò il processo fu il diffuso clima di insicurezza causato dalle incursioni di

saraceni e di ungari.

Per molti signori il castello rappresentò un centro di aggregazione e di promozione culturale. Inoltre era

un centro organizzativo dal punto di vista del lavoro rurale.

Al signore vennero attribuiti anche compiti di natura giuridica e giurisdizionale; col tempo divenne la

figura deputata a risolvere contenziosi di varia natura fra sudditi.

Grazie a questa struttura i paesaggi rurali risultarono del tutto modificati, da un tipo di coltura estensiva

si passò a quella intensiva.

Affermazione dei poteri signorili

Tre tipi fondamentali di signoria, quella domestica, quella fondiaria e quella territoriale.

Con signoria domestica si intende l'insieme dei poteri e dei diritti che il signore esercita sulla pars

dominica, cioè sull'insieme dei servi addetti alla casa e alle terre.

Con signoria fondiaria si intende l'insieme dei poteri aggiunti a quelli sui servi, cioè anche sui coloni di

condizione libera.

Con signoria territoriale ci si riferisce al potere di Banno, cioè quel potere che è riservato all'interno di

una determinata circoscrizione territoriale,basata sull'esercizio di forme di comando e di coercizione,

tipiche della sfera dei poteri pubblici.

Questo potere non si rivolgeva solo ai coloni del territorio signorile, ma anche a tutti coloro i quali

risiedevano sul territorio, compresi gli individui liberi e coloro che coltivavano terre per altri signori.

Il signore aveva inoltre il potere di coercizione quasi totale sui suoi sudditi, poteva imporgli di

sottoporsi a giudizio e riscuoteva tasse derivate dal potere vassallatico.

Alcune tasse invece sono propriamente di origine signorile, ad esempio le taglie,tasse richieste dal

signore per la protezione militare o il focatico, una tassazione particolare che si riferiva ad ogni gruppo

familiare.

La città vescovile

Le città furono scelte dalla chiesa come centro di organizzazione delle diocesi a partire dal VI secolo.

Quando con Ottone I l'episcopato ottenne anche i poteri di coercizione divenne egemone in area

urbana.

Crescita demografica e sviluppo agrario.Secoli XI-XIII

Incremento demografico e popolazione cittadina

Dalle fonti intuiamo un forte incremento demografico, stimato in circa trenta milioni.

La crescita demica interessò tanto le città quanto le campagne.

Nell'Italia medioevale il reticolo urbano non era distribuito in maniera omogenea, nelle isole, nel

mezzogiorno ed in alcune regioni del nord, Friuli e veneto, il reticolo urbano era ben più scarso che nel

resto della penisola.

Causa del decollo demico fu senz'altro l'ondata di migrazioni che interessò l'europa fra IX e X secolo.

Le città reagirono bene a questi flussi, pur di consolidare la loro preponderanza demografica sulle

campagne esentarono gli stranieri che si insediavano all'interno delle cinta murarie da tassazioni di

sorta.

L'espansione delle superfici coltivate: l'Europa

A partire del XI secolo la crescente domanda di cereali e di altri prodotti di consumo fu connessa ad un

aumento delle superfici coltivate.

Disboscamenti e bonifiche ebbero ampio sviluppo attorno all'anno mille, più causati da volontà

individuali che da vere organizzazioni di lavoro.

L'espansione delle superfici coltivate in Italia

L'iniziativa individuale dopo il mille si trasformò in organizzazioni lavorative che avevano lo scopo di

bonificare e disboscare; queste organizzazioni spesso erano promosse da monasteri e da signorie.

Inizialmente si bonificò utilizzando canali di scolo naturali, in seguito costruendo canali di drenaggio.

Così furono realizzai dei navigli (quello milanese ad esempio) che servivano anche per le tratte

commerciali di navigazione.

Nell'Italia centro meridionale il fenomeno fu meno importante e soprattutto meno diffuso rispetto al

nord.

Regioni come la Sardegna e la Sicilia non conobbero affatto queste operazioni.

Nuovi insediamenti, mobilità rurale, rinnovamento dei patti di lavoro.

In questo periodo furono fondati ex novo numerosi borghi che da un lato avevano struttura rurale e

dall'altro cittadina.

Il popolamento di terre di nuova conquista fu causato dall'eccedenza demografica.

La mobilità geografica, che conobbe un forte incremento, non era disgiunta dal mutamento del sistema

economico sociale che si stava verificando nelle campagne.

Dal duecento in poi si assisté anche al mutamento dei contratti lavorativi, caratterizzati dalle locazioni

fondiarie a breve termine.

Si tratta di contratti di soccida, cessione di animali per un periodo prefissato di tempo, e di mezzadria;

questo contratto, nato in Toscana, prevedeva la ripartizione al 50% del prodotto ricavato dalla terra fra

proprietario e mezzadro.

Nasce l'unità produttiva del podere, insieme di terre amministrate da un nucleo centrale.,

Fra continuità e innovazione: strumenti e tecniche agricole

Venne introdotto l'aratro a versoio.

Mentre a livello mediterraneo l'animale prevalente era il bue a livello centro europeo si iniziò ad

utilizzare i cavalli.

Introdotta la rotazione triennale dei coltivi.

Introduzione del collare a spalla per i buoi.

Lavoro artigiano e ripresa dei commerci. Secoli XI-XIII

Il lavoro artigiano e l'organizzazione delle arti

Dopo il XI secolo si ebbe un forte sviluppo della produzione artigianale.

Il luogo per l'apprendimento di un'arte era la bottega, in cui si trovava un maestro, gli apprendisti, i

lavoranti ed eventuali avventizi salariati.

Le corporazioni artigiane, nate in Italia nel XII secolo, riunivano coloro che praticavano uno stesso

mestiere.

Questi organismi vigilavano sulla produzione e per impedire la concorrenza fra i singoli maestri.

La ripresa dei commerci

Nel 993 alcune esenzioni fiscali furono previste da Basilio II per Venezia. Alessio Comneno nel 1082

emanò la bolla d'oro, un documento che apriva del tutto i commerci Veneziani con l'oriente.

Nel corso del XII secolo le rotte commerciali furono profondamente mutate a causa del ruolo di

preponderanza che le città baltiche iniziarono ad assumere.

In seguito alla prima crociata la città di Pisa guadagnò diverse posizioni mercantili nelle principali città

del Vicino Oriente. Nel 1111 l'imperatore Giovanni II Comneno concesse a Pisa esenzioni fiscali simili

a quelle concesse a Venezia con la bolla d'oro.

La fase matura dell'espansione commerciale

A livello mediterraneo le potenze economiche che si contendevano l'egemonia commerciale erano

Genova, Venezia, Pisa, Marsiglia e Barcellona; dopo la sconfitta inflitta da Genova ai pisani nel 1284

l'egemonia è contesa fra i due principali porti italiani.

Dopo la IV crociata Venezia costruisce sulle rovine dell'impero Bizantino un vero e proprio impero

commerciale.

Dopo la caduta dell'impero latino d'oriente, 1261, si apre per il Mediterraneo la fase dell'egemonia

genovese, che piano piano riuscirà a soppiantare Venezia.

Genova detenne il monopolio della tratta degli schivi importati dall'oriente estremo; da queste terre si

importava anche seta, frumento e materie prime.

Le monarchie feudali e la ricostruzione politica dell'Occidente

La costruzione delle nuove monarchie: coordinamento feudale e territoriale

Tra XI e XII secolo si avviò in Europa un lungo processo di riorganizzazione politica; c'era la necessità

di definire in maniera chiara i nuovi assetti governativi, che avrebbero preso il posto di poteri incerti,

locali e frammentati.

Alla base dei mutamenti sta il Costitutio de feudis, un documento emanato da Corrado II nel 1037 con

il quale si stabilisce la piena proprietà dei feudi e quindi il loro carattere di ereditarietà.

Di straordinaria importanza fu la legittimazione intellettuale conferita a tali decisioni dai giusperiti e

dai notai.

Questi studiarono a fondo il concetto di “autorità” e di “potere pubblico”, arrivando a creare un

universo ideologico che vedeva nel sistema feudale il metodo per risolvere il problema della

frammentazione dei poteri locali.

Questi processi di riassestamento dei poteri approdarono, in alcune zone europee, alla costituzione di

nuovi ordinamenti monarchici.

Ciò fu reso possibile dal mutamento del concetto di regalità, che assumeva sempre più caratteri inerenti

al potere economico ed al possesso di terreni.

Al centro della nuova concezione della regalità fu posta la natura sacra del potere monarchico.

A livello di propaganda popolare molta influenza ebbero le leggende circa il potere taumaturgico di

alcuni regnanti ( vedi M. Block, I re taumaturghi).

L'Inghilterra dalla conquista normanna alla Magna Charta

I normanni crearono su suolo inglese una serie di solide dominazioni territoriali, basate su rapporti

feudali.

Ai tempi della conquista inglese di Guglielmo, nel 1066, la struttura territoriale era di tipo germanico; il

paese era suddiviso in centene e in contee, amministrate da sceriffi che avevano il compito di riscuotere

le tasse per il monarca.

Enrico I mantenne inalterata la struttura territoriale pur introducendo un altro tipo di divisione dello

stato, il manors, che facevano capo a dei castelli.

Domesdey book 1086: inventario contenente tutte le proprietà fondiarie del regno e di tutti gli abitanti.

Alla morte di Enrico I la corona conobbe una forte crisi, questa era contesa fra Matilde, figlia legittima

di Enrico, e Stefano di Blois.

Un nuovo periodo di stabilità si ebbe con Enrico II il Plantageneto, figlio di Matilde, che governò su

entrambe le dominazioni normanne (quelle inglesi e quelle francesi).

In suolo inglese Enrico II riorganizzò le strutture amministrative; ripristinò il fyrd, la tradizionale

assemblea di massa inglese (1181) e concesse alla corona alcuni privilegi giudiziari che in precedenza

spettavano a signori locali e a feudatari.

Il vescovo di Canterbury Tommaso Becket si fece portavoce del movimento contro la corona

D'Inghilterra; nel 1170 morì in circostanze misteriose, questo scatenò l'ira della chiesa e le circostanze

indussero il re a sottoporsi a una umiliante penitenza.

L'organizzazione statale costruita dal Plantageneto permise a Riccardo Cuor di Leone (1189-1199) di

governare pur non mettendo mai piede sul suolo statale a causa del suo impegno nella III crociata.

Sotto Giovanni senza Terra (1199-1216) l'Inghilterra fu costretta a cedere una grande parte dei suoi

domini francesi a Filippo Augusto, all'epoca regnante di Francia.

Questo pensò perfino di invadere militarmente l'Inghilterra, i suoi entusiasmi furono placati quando

Giovanni Senza Terra si dichiarò vassalla del Papa, ergo suo protetto.

Nel 1214 a Bouvines Giovanni fu sconfitto militarmente da Filippo Augusto e cedette le terre francesi

alla corona di Francia.

Nel 1215 Giovanni fu costretto a firmare la Magna charta libertatum, un documento che confermava le

libertà di chiese e di comuni e che in sostanza limitava il potere regio.

La Francia dei capetingi

Nell'XI secolo in Francia il potere era fortemente frammentato.

Luigi VI lavorò con successo all'accrescimento della forza del potere della sua dinastia guadagnandosi

l'appoggio della chiesa.

Luigi VII dal canto suo, ponendosi a capo dell'esercito francese nella seconda crociata, aumentò il

prestigio della dinastia.

Quando Filippo Augusto salì al trono il territorio di dominio dei capetingi non era mutato, nuovi

appoggi da parti di signori locali garantirono a Filippo le forze necessarie a combattere il regnante

inglese.

I normanni nell'Italia meridionale

Leone Ix tentò di soccorrere la città di Benevento, che gli aveva chiesto aiuto per combattere i

normanni, ed organizzò una coalizione che fu duramente sconfitta nel 1053 a Civitate sul Fortore. I

suoi successori cercarono di trovare un'intesa con i normanni, anche perchè la chiesa stava vivendo un

periodo difficile in quel momento, sia a causa dello scisma con la chiesa greca, sia a causa della lotta

contro l'Impero.

Nel 1059 a Melfi, viene siglato un patto fra Roberto Riccardo Guiscardo, detto l'astuto ed il papato,

secondo cui, in cambio della fedeltà alla chiesa di Roma il popolo normanno avrebbe potuto

amministrare le terre di Puglia, Sicilia e Calabria. Guiscardo divenne dunque duca; questo patto

rappresentò il riconoscimento e la legittimazione del potere normanno nel mezzogiorno.

Alla morte senza eredi di Guglielmo, Duca di Puglia e di Calabria, il figlio di Ruggero, detto il Gran

Conte , Ruggero II (1113-1154), rivendicando i domini paterni, riuscì ad unificare le diverse

formazioni politiche normanne.

Nel 1130 Ruggero II, approfittando dello scisma, ottenne dall'antipapa Anacleto II il titolo di Re di

Sicilia, di Puglia e di Calabria.

Il Mezzogiorno d'Italia, da Ruggero II a Guglielmo II

Ruggero II si dedicò all'organizzazione dei suoi domini, che erano privi di coesione politica ed

amministrativa.Il sovrano, pur rafforzando il suo potere con un forte apparato burocratico, si mantenne

tollerante con le minoranze religiose ed etniche.

Alla morte di Ruggero II il potere si frammentò, le signorie locali assunsero un forte potere.

I suoi successori, Guglielmo I(1154-1166) e Guglielmo II(1166-1189) si trovarono ad affrontare questa

situazione in un contesto di incredibile instabilità politico economica.

I musulmani avevano ripreso le operazioni militari, prima con la dinastia berbera degli almohadi e poi

con le azioni del Saladino (1138-1193), che rafforzò l'impero islamico e che si spinse alla conquista dei

possedimenti orientali della cristianità, quali Gerusalemme ,caduta sotto di lui nel 1187, e Aleppo, in

mano dei musulmani dal 1183.

Nel 1153, col trattato di Costanza, Federico I Hoenstaufen si impegnò col Papa in una campagna

militare anti normanna; nel 1154 iniziava una spedizione militare in Italia.

Per evitare lo scontro Guglielmo I stipulò col papato un'alleanza a Benevento, nel 1156, che mise fine

ai rapporti problematici col papato, allora rappresentato da Alessandro IV, e da cui ricevette una nuova

investitura.

Guglielmo I intraprese una campagna militare contro Bisanzio che culminò nella stipulazione di una

pace trentennale nel 1158, causata dai successi militari riportati dai normanni.

Guglielmo II volle far sposare sua zia Costanza con Enrico di Svevia; quando Guglielmo morì, nel

1189, la corona passò a Costanza e, con lei, agli Svevi.

La reconquista e i regni iberici

La conquista musulmana della penisola iberica, avvenuta nell'VIII secolo, non si era tradotta in un

assoggettamento completo della penisola.

All'inizio del IX secolo i cristiani riuscirono ad espandere i loro domini ed a fondare castelli e fortezza;

nel X secolo la maggior parte delle città cristiane in Spagna furono rase al suolo dall'iniziativa

musulmana promossa dal Califfo di Cordova Almadazor.

Alla morte di Almadazor le sue conquiste vennero divise in piccoli centri amministrativi che

consentirono ai cristiani di intensificare l'avanzata anti musulmana.

Da allora la reconquista assunse i caratteri di una guerra religiosa e politica; l'obiettivo dei sovrani

iberici era la sottomissione dei musulmani, non il loro sterminio.

Dopo la morte di Sancho il Grande, avvenuta nel 1035, i suoi domini furono tripartiti.

Vennero così create tre regni distinti, la Navarra, la Castiglia e l'Aragona.

In questi anni dalla Castiglia si stava staccando il Portogallo, che nel 1040 sarebbe diventato regno .

Nel XII secolo fu portata avanti la reconquista specialmente dal regno di Castiglia, nel 1212 una

vittoria decisiva per gli eserciti di Castiglia e di Aragona, a Las Navas de Tolosa, segna la fine della

dominazione islamica in territorio iberico; eccezion fatta per l'emirato di Granada.

Fermenti religiosi e riforma della chiesa

Le istanze di rinnovamento religioso

Nel corso del XI secolo si affermarono nella chiesa delle tendenze di rinnovamento che, fra l'alto,

avrebbero modificato i rapporti con l'Impero.

L'ingerenza laica nelle nomine ecclesiastiche causò una forte crisi intellettuale degli esponenti della

chiesa, che vedevano nelle nomine ecclesiastiche sempre più interessi politici ed economici. Presero a

diffondersi la simonia (tendenza a comprare cariche religiose) ed il concubinato.

Nuovo monachesimo e rinnovamento della Chiesa

Particolarmente sentita l'esigenza di una riforma in Francia e nei luoghi di studio teologico; in tal

contesto, nell'abbazia di Cluny, ci fu chi reinterpretò la regola benedettina del lavoro, riuscendo ad

imporre ai soli servi le opere manuali. Così facendo si permise ai religiosi di occuparsi esclusivamente

di riorganizzazione teologica e di spiritualità.

Molte esperienze di rinnovamento monastico nacquero dall'esigenza di liberarsi delle ricchezze e del

ruolo politico che, purtroppo o per fortuna, era delegato ai religiosi in quegli anni.

Ad esempio, dalla predicazione di Romualdo di Ravenna ebbero origine molti eremi in Italia,

principale fu quello di Camaldoli..

Nel mentre l'abbazia di Cluny, era divenuta ricca e potente, grazie all'utilizzo della servitù; alcuni

religiosi francesi, in antitesi a quel modello di vita religiosa, svilupparono teologie personali e si diffuse

l'idea dell'esigenza della chiesa del ritorno alle sue origini pure e basate sull'estremo pauperismo.

Particolare fu l'esperienza Cistercense; l'ordine, nato in Francia nel 1059 proponeva una vita

spiritualizzata, basata sul concetto che le abbazie dovessero essere autonome sotto ogni livello, il

lavoro fu reintrodotto sulla base dell'ideologia benedettina.

Esponente di rilievo di quest'ordine fu San Bernardo di Chiaravalle( quello dell'orrenda opera “Il nome

della rosa”) che prese parte alle maggiori dispute dottrinali dell'epoca e che si distinse per

morigeratezza e per fermezza etica fornendo al papato degli storicamente dubbi apporti circa la

condanna dei movimenti ereticali.

L'impero e la riforma della Chiesa

Gli imperatori, specie Enrico III (1039-1056) appoggiarono il movimento di riforma.

Enrico si impegnò nella moralizzazione dell'episcopato e cercò di dare dignità al papato, che da tempo

era nelle mani dell'aristocrazia romana.

Nel 1046 al Concilio di Sutri l'imperatore depose i tre Papi che si contendevano la carica e mise un suo

candidato, colui che avrebbe preso il nome di Clemente II (1046-1047).

Lui ed i suoi successori, Leone IX e Vittore II si impegnarono per riformare la chiesa.

Nella fattispecie Leone IX, con l'appoggio di Ildebrando di Soana, il futuro Gregorio VII, dichiarò che

tutte le cariche ecclesiastiche prese attraverso azioni simoniache non avevano valore.

Leone IX inoltre pose le basi dell'indipendenza del papato rispetto ai poteri laici.

Nel 1053 il patriarca di Costantinopoli Michele il Cerulario chiuse tutte le sedi cattoliche in suo

territorio, una delegazione inviata da Roma per raggiungere un accordo con il Cerulario fu costretta a

scomunicarlo; il patriarca a sua volta scomunicò i latini.

Il concilio lateranense del 1059, indetto da Papa Niccolò II definì i caratteri dell'elezione del pontefice,

ché al tempo non erano sufficientemente chiari.

Enrico IV e Gregorio VII

Quando Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Soana, riorganizzò le diocesi, rivendicò la supremazia

del papato rispetto ai poteri secolari e centralizzò le istituzioni ecclesiastiche.

Si scatenò l'ira dell'Imperatore tedesco Enrico IV, la cui figura perdeva dimensione sacrale.

Gregorio VII dunque si trovò di fronte un imperatore che voleva contrastare i progetti pontifici.

Lo scontro risultò inevitabile nel 1075 quando il Papa dichiarò che avrebbe scomunicato le autorità

laiche che avrebbero concesso l'investitura di cariche religiose.

Nello stesso anno il pontefice redasse il Dictatus Papae, un testo diviso in 27 articoli che sintetizzava il

suo pensiero; dal testo emerge una chiesa monarchica, che fa capo solo a Dio.

Enrico rispose nel 1076 al pontefice indicendo due concili, uno a Worms ed uno a Piacenza, che

deposero il pontefice; Gregorio di tutta risposta, con un'atto di autorità senza precedenti storici,

scomunicò l'Imperatore e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà.

Enrico IV, trovandosi isolato fu costretto a scendere a compromessi col pontefice.

Il Papa lo assolse dallo scomunica solo dopo averlo umiliato facendolo attendere tre giorni in ginocchio

sotto la neve alle porte del castello di Matilde di Canossa, e dopo avergli imposto la veste di penitente.

Tornato in Germania l'imperatore riprese la politica di opposizione al pontefice.

Gregorio VII dopo aver scomunicato l'imperatore fu deposto dallo stesso in un sinodo tenutosi a

Bressanone nel 1081, durante il quale fu anche nominato un antipapa, Clemente III, al secolo Guiberto

di Ravenna.

Nel 1084 l'imperatore mosse con l'esercito verso Roma, dopo due mesi d'assedio riuscì ad entrare in

città e costrinse il Papa alla fuga in Castel Sant'Angelo.

Un'anno dopo che Roberto il Guiscardo lo ebbe liberato e portato a Salerno, Ildebrando di Soana morì.

Il concordato di Worms e la libertas ecclesiae

Dopo la morte di Gregorio VII si manifestò l'esigenza di ristabilire rapporti civili con l'imperatore.

Il problema principale della questione era rappresentato dalla questione delle investiture vescovili;

tentò di risolverla Vittore III, eletto dopo la morte di Ildebrando.

Una prima soluzione venne presa da Urbano II, successore di Vittore III con il re di Francia e con il re

d'Inghilterra. Sulla base delle riflessioni filosofiche del canonista Ivo di Chartres si appose una

distinzione fra aspetto spirituale e temporale delle funzioni del vescovo.

Si stava preparando la strada all'accordo con l'Impero, raggiunta dal Papa Pasquale II e dal figlio di

Enrico IV, Enrico V. Essi trovarono una prima intesa nel 1111 col compromesso di Sutri; tale atto

prevedeva che l'impero avrebbe rinunciato alle investiture mentre la Chiesa avrebbe abbandonato le

ricchezze concessele da re e imperatori.

Parve che si stesse per compiere la volontà pauperistica di molti riformatori, purtroppo l'accordo non fu

portato a termine a causa delle pressioni dei vescovi tedeschi; inoltre sotto minaccia dell'esercito

tedesco il Papa dovette incoronare Re Enrico V e concedere il diritto di investire i vescovi.

Nel 1116 inoltre Pasquale II tenne un discorso in cui affermava la necessità della chiesa di possedere

beni materiali, sconfessando così ogni forma di pauperismo.

Da questo momento le tendenze pauperistiche vennero considerate quasi sempre eretiche.

Nel 1122 con il concordato di Worms, voluto da Papa Callisto II, l'imperatore avrebbe rinunciato al

diritto di investitura ma avrebbe potuto presenziare alle elezioni vescovili.

Con questo accordo il Sacro Romano Impero perde l'aura sacrale che lo aveva accompagnato e il

papato si libera dalla subordinazione all'impero con la rivendicazione della libertas ecclesiae

L'affermazione del primato papale

Nel 1123 Callisto II convocò a Roma un concilio ecumenico al quale presero parte vescovi ed abati di

tutto l'occidente; questo incontrò fu il primo di 4 assemblee che scandirono la progressiva

affermazione della supremazia papale.

L'elezione del Papa inoltre fu resa scevra di ogni tipo di influenza laica.

Le crociate

Alle origini della crociata

La pratica del pellegrinaggio ebbe un rilevante sviluppo nel X e nell' XI secolo; le mete classiche erano

Roma e Gerusalemme.

A queste mete si aggiunse il culto di Santiago de Compostela, ciò promosse la reconquista.

Nell'XI secolo l'Europa viveva un periodo dove la tendenza ad espandersi era molto forte; in maniera

del tutto preminente questa tendenza è stata causa delle crociate.

Inoltre la voglia di conquista delle ricche terre d'oriente faceva gola a molti ricchi signori e soprattutto a

rampolli di casate nobiliari europee.

Le prime spedizioni e la conquista di Gerusalemme

Nella primavera del 1096 una folla di poche migliaia di persone si diresse verso oriente, senza una forte

organizzazione interna.

Lungo il tragitto per sostentarsi razziarono villaggi e paesi; ne fecero soprattutto le spese i villaggi

ebrei che sorgevano lungo il Danubio.

La crociata ufficiale ebbe inizio poco dopo e vide la partecipazione di molti fra i principali

rappresentanti del mondo feudale europeo.

Un grosso aiuto fu apportato dalle imbarcazioni pisane e genovesi, nei successivi anni le colonie

commerciali delle due città si svilupparono molto.

I crociati mossero verso la Terra Santa nel 1097. Fu stipulato un accordo con Alessio Comneno per il

quale mentre Bisanzio avrebbe rifornito gli eserciti i crociati avrebbero ripreso e donato ai bizantini i

possedimenti che i musulmani gli avevano sottratto. I crociati non mantennero l'impegno.

Gerusalemme fu conquistata nel 1099 e divenne capitale di un regno omonimo.

A nord dei territori di Gerusalemme si erano formati stati di impronta feudale che i signori europei

avevano costruito per assicurarsi rendite importanti.

Importante il ruolo occupato dagli ordini monastico-militari, che oltre ai voti di castità, povertà e

obbedienza erano tenuti ad impegnarsi nella lotta contro gli infedeli; i principali furono gli Ospedalieri,

i Cavalieri di Malta, i Cavalieri del Santo Sepolcro e i Cavalieri del Tempio, meglio conosciuti come

Templari.

La riscossa islamica e la debole risposta dell'occidente

Il Turcomanno Zinki riuscì senza troppi problemi a conquistare la parte orientale dell'Antiochia.

Questo scaturì la seconda crociata, iniziata nel 1147 e vanamente terminata nel 1148.

In seguito all'unificazione di Siria ed Egitto sotto il Saladino ci fu l'occasione per organizzare un'altro

attacco contro la cristianità.

Questo condusse alla conquista di Gerusalemme, avvenuta nel 1187, ali cristiani rimasero dunque solo

delle fortezze sulla costa.

La perdita dell'egemonia sulla Città Santa spinse ad organizzare una nuova crociata, la terza, che prese

avvio nel 1190 e che si concluse due anni dopo.

Nonostante gli sforzi dei cristiani non si riuscì a riprendere Gerusalemme; la capitale venne spostata ad

Akko.

La quarta crociata e l'impero latino d'oriente

Dopo la morte del Saladino, avvenuta nel 1193, i cristiani videro concretizzarsi la possibilità di

organizzare la IV crociata.

Questa prese avvio nel 1202. Il doge di Venezia offrì imbarcazioni a patto che i crociati avessero

riconquistato la città di Zara, che era adesso nelle mani del regno d'Ungheria.

Dopo aver preso Bisanzio i crociati fondarono l'Impero latino d'Oriente, affidato a Baldovino.

Venezia in questi anni raggiunse l'egemonia delle rotte commerciali con il vicino oriente.

La partizione territoriale prese il nome di partitio romanie.

L'impero latino d'oriente fu soppiantato da Michele il Paleologo che nel 1261 alzò nuovamente le

bandiere bizantine, anche se le terre in possesso dell'impero erano ormai ben poche.

La dinastia dei Paleologhi sarebbe restata sul trono sino al 1453, con la caduta dell'impero.

Nel 1215, in occasione del quarto concilio lateranense Innocenzo III promosse una nuova spedizione di

liberazione dei luoghi santi.

Fu Onorio III, suo successore, ad organizzarla; nel 1217, ancora una volta., i maggiori signori feudali

europei partirono alla volta dell'oriente.

Tale esperienza non ebbe significativi esiti, come non li ebbero neppure la sesta e la settima crociata.

La rinascita culturale del XII secolo

Il rinnovamento del sapere

Il sapere fu ridefinito nel corso del XII secolo.

Anche le strutture ecclesiastiche si aprirono al confronto con le nuove tendenze che stavano emergendo

all'epoca; sempre più frequenti furono le nuove teologie e le nuove riflessioni teologiche.

Questo mutamento fu promosso soprattutto dalla sempre crescente possibilità che gli uomini avevano

di spostarsi e quindi di importare/esportare idee ed ideologie.

Lo svilupparsi di atti burocratici inoltre generò una nuova classe di intellettuali, irriducibilmente laica

promossa da figure quali i notai, i cancellieri ed i burocrati.

Nuovi protagonisti della cultura

La figura del notaio in questi anni acquisì caratteri nuovi. Acquisendo sempre più potere, arrivarono ad

avere la publica fides, cioè la capacità di rendere validi atti legali esclusivamente con la loro

approvazione.

I notai offrirono un decisivo contributo alla strutturazione burocratica dei comuni; inoltre diedero vita

alla storiografia laica.

Organizzazione delle scuole laiche

Nell'alto medioevo la quasi totalità delle scuole erano sotto il controllo delle strutture ecclesiastiche;

molte di queste strutture erano deputate esclusivamente all'insegnamento elementare, ben poche di

queste fornivano insegnamenti superiori.

L'insegnamento era basato sulle arti liberali, suddivise in trivio (grammatica, retorica e dialettica) e

quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia).

Sotto la spinta che proveniva dai nuovi gruppi colti sorsero all'inizio del XII secolo nelle città molte

scuole di impronta laica.

Vennero anche istituite scuole con il solo obiettivo di insegnare a contare ed a leggere alle classi

artigiane, queste presero il nome di scuole d'abaco.

Nel 1202 Leonardo Fibonacci pubblicò un testo, il liber abaci, che diffuse in Europa conoscenze

matematiche arabe; nella fattispecie introdusse il concetto di zero.

La nascita delle università

In città come Bologna e Parigi, nacquero organizzazioni spontanee di studenti e professori che presero

il nome di universitates.

All'inizio del XV secolo erano nate almeno 80 universitates.

Nel 1224 Federico II fonda a Napoli uno studium, che aveva l'obiettivo di formare le intelligenze

cittadine all'interno delle mura della città natia, evitando dunque la tanto tristemente celebre “fuga di

cervelli”.

Le traduzioni dal greco e dall'arabo

Questa crescita culturale fu l'effetto della diffusione di moltissimi testi greci e latini.

Particolare attenzione va posta alla figura dei traduttori, che con il loro lavoro garantirono un accesso

facilitato alle fonti greche ed arabe.

Inoltre nacque la filologia, pioniere di questa materia fu Boccaccio.

Trasformazioni sociali ed autonomie cittadine

Nobiltà e cavalleria

Le mutazioni demografiche del XI secolo condussero ad un cambiamento sociale.

Il ceto aristocratico, che fondava la sua ricchezza sia sulla ricchezza che sulle funzioni militari,

cambiò progressivamente e radicalmente fra XI e XII secolo, divenendo da classe dirigente aperta a

tutti coloro avessero i requisiti per farvi parte ad un ceto chiuso, al quale si poteva accedere solo per via

ereditaria; nacque così la nobiltà di diritto.

Nacque inoltre un ceto specializzato nelle azioni militari, quello dei cavalieri.

L'accesso alla cavalleria era rappresentato da un solenne rito, chiamato dell'addobbamento.

Col tempo si stava uniformando anche lo stile di vita dei cavalieri; le cariche ecclesiastiche erano

inoltre fortemente preoccupate delle angherie che gli inermes dovevano ogni giorno subire da parte dei

cavalieri.

Quindi venne stabilito un codice di valori cavallereschi che si muovevano in conformità alle leggi

cristiane.

In questo clima si definirono i ruoli di oratores (avevano il compito di pregare per i bellatores),

bellatores (dovevano combattere per proteggere la cristianità) et laboratores (dovevano lavorare per

mantenere la società).

Contadini, signori e comunità rurali

Anche la condizione degli umili stava mutando; la documentazione sottolinea un decisivo

miglioramento delle condizioni di vita dei servi, che si videro riconoscere la possibilità di avere una

famiglia ed un piccolo capitale.

In tutta Europa l'emancipazione dei contadini fu anche causata dal disboscamento e dalla

colonizzazione di spazi incolti; infatti i signori ricorsero alle sì dette carte di franchigia, cioè offrivano

privilegi e libertà a coloro i quali si fossero trasferiti in zone di nuova colonizzazione e se ne fossero

occupati.

La rinascita delle città

I beneficiari principali della crescita demografica che investì l'Europa fra X e XII secolo furono

senz'altro i centri urbani.

In quasi tutte le città lo sviluppo interessò anche l'economia, la cultura; interessante notare come in

questi anni si sviluppi anche una sorta di spirito collettivo che condusse alla conquista dell'autonomia

politica.

Figura centrale in ogni città era quella del vescovo, attorno al quale si andava formando un ceto

dirigente formato fa funzionari,notai,giudici che operavano nella gestione pubblica.

Autonomie cittadine e affermazione dei comuni

Dalla fine del XI secolo vediamo comparire forme di autogoverno cittadino legate a magistrature

rappresentative. Queste esperienze nascono in Francia meridionale ed in breve tempo si diffondono in

tutta europa.

Il dinamismo economico proprio dei centri urbani era stato per anni inibito dall'egemonia politica ed

economica del signore locale.

Vennero dunque organizzati i communes, associazioni fra diversi gruppi sociali che giuravano di

rispettarsi, di difendersi dai nemici esterni e di promuovere la pace interna rivendicando nel mentre

autonomia di governo nei rispetti del signore.

Le differenze di affermazione dell'egemonia cittadina sono differenti a seconda delle zone geografiche

di riferimento.

Un altro fattore che rese eterogenea l'affermazione dei poteri locali è rappresentato dalla classe sociale

promotrice.

In Europa centrale ad esempio i mercanti furono i promotori del progetto politico, dunque i legami di

solidarietà erano salvaguardati dalle “gilde”, organizzazioni di mestiere.

In Francia, ad esempio, ci furono due tipi di esperienza politica innovativa: il comune e la franchigia.

Nel primo caso era il re a concedere carte di comune ai cittadini. Nel secondo caso invece le città

ottennero dal sovrano carte di franchigia, che regolavano l'amministrazione giuridica, i doveri militari e

le imposizioni fiscali sotto il controllo del re o di un suo funzionario.

Eresie ed ordini mendicanti

Il problema delle eresie

Con le riforme del XII secolo si giunse ad escludere ogni ingerenza laica dalla nomina delle cariche

religiose.

Allo stesso tempo però il diffondersi di idee laiche spinse esponenti della cultura laica ad interessarsi

delle istituzioni religiose.

Fra XII e XIII secolo si passò dal piano dottrinale della disputa alla definizione giuridica dell'eresia in

termini di colpa perseguibile penalmente.

Nel 1199 Innocenzo III con la bolla Vergentis in senium, equiparava l'eresia al crimine di lesa maestà,

il quale veniva punito con il rogo.

I movimenti ereticali

In Italia i primi movimenti ereticali nacquero per esprimere il dissenso nei rispetti del potere e delle

ricchezze degli esponenti religiosi.

Questo fu il caso degli arnaldisti, seguaci di Arnaldo da Brescia, un predicatore che si oppose

all'attaccamento ai beni materiali nei religiosi. Arnaldo fu colpito dalla condanna pontificia, a seguito

della quale si recò in Francia. Le peregrinazioni di Arnaldo terminarono nel 1145 quando fece atto di

obbedienza al Papa.

Altra esperienza ereticale riguarda il gruppo del valdesi, ispirati a Valdo di Lione, questi facevano voto

di povertà e consideravano la predicazione, assieme alla lettura dei testi sacri, come un passaggio

essenziale della formazione dei laici. Questa loro convinzione costituì uno dei principali motivi di

scontro con l'istituzione ecclesiastica.

Valdo fu scomunicato nel 1145 dal Papa Lucio III, dopo che ebbe contestato le accuse di eresia

appellandosi ad un versetto degli Atti degli Apostoli.Alla morte del fondatore il movimento dei valdesi

si scisse, una parte si riconciliò con la Curia romana e l'altra rimase su posizioni radicali.

Eresia catara e nuovi strumenti di repressione

I catari contrapposero alla Chiesa una struttura ecclesiastica alternativa e una dottrina totalmente

differente.

Il catarismo si diffuse in Italia in Germania ed in Francia, dove si radicò persino nelle classi dirigenti.

Ispirandosi alla dottrina manichea e bogomilia, credevano infatti nell'esistenza di due principi

essenziali, il Bene ed il Male, che si tradussero nel demonio e in Dio; sulla base di tali riflessioni

aborrivano i beni materiali in quanto proiezioni di Satana.

Il catarismo, basato su uno stile di vita ascetico e su un pauperismo radicale, rappresentò una valida

alternativa alla chiesa romana.

Nel 1184 il pontefice Lucio III e Federico I strinsero un accordo al fine di reprimere le eresie, nacque la

bolla Ab abolendam heresiam.

La partecipazione di un'istituzione civile nel processo di repressione delle eresie non parve sufficiente

ad arginare il problema, dunque venne dato alla chiesa i mezzi per contrastare tale fenomeno.

Venne organizzata la crociata contro gli albigesi nel 1208 a seguito dell'uccisione del legato romana

Pietro di Castelnau. La crociata si trasformò in un bagno di sangue che si protrasse fino al 1229.

Nel concilio ecumenico convocato da Innocenzo III nel 1215 si confermò l'istituzione di tribunali

inquisitoriali, già proposti nel 1184 a Verona. Per rendere efficace l'operato dei tribunali d'inquisizione

Gregorio IX, nel 1231, li avrebbe posti sotto il controllo di ordini mendicanti, quali quello francescano

e quello domenicano.

Gli ordini mendicanti

Innocenzo III ed una parte della chiesa, era consapevole dell'inadeguatezza delle strutture ecclesiastiche

in un periodo di tanto fermento ideologico; sentiva inoltre l'esigenza di colmare il distacco fra

popolazione ed alti funzionarti ecclesiastici.

La chiesa costruì un corpo di predicatori che potesse combattere gli eretici con le loro stesse armi;

dunque sfruttò gli ordini mendicanti.Due sono i principali, quello dei frati minori, fondato da Francesco

d'Assisi e quello dei domenicani , fondato da Domenico di Guzman.

I comuni italiani e l'impero

I comuni italiani

I comuni cittadini nascono in Italia a cavallo tra XI e XII secolo, e il primo a nascere è Pisa nel 1081.

La continuità delle funzioni politiche che aveva caratterizzato le città nei secoli dell'Alto Medioevo si

riflesse nell'esperienza comunale.

I processi di strutturazione comunale furono favoriti dai molti conflitti tra papato ed impero e dalla

lontananza dei poteri centrali.

In alcuni casi il comune nacque dall'opposizione della collettività contro i detentori del potere, in altri

casi dai contrasti tra le diverse componenti sociali; tali componenti sociali sono sintetizzabili in 2

nuclei:

ceto aristocratico(milites)

⁃ ceto artigiano e mercantile(populus)

Nello specifico la città di Milano si organizzò in comune grazie al conflitto tra Capitànei, grandi

vassalli della chiesa e i vassalli di questi ultimi valvassores.

A partire dall'XI secolo i valvassores rivendicarono l'ereditarietà dei loro benefici, al pari dei capitànei.

Nella contesa intervenne l'imperatore Corrado II che fece imprigionare l'arcivescovo di Milano ed

emanò la Costitutio de feudis con la quale si riconosceva ai valvassores l'ereditarietà richiesta.

In tale contesto nacque con intenti sia di pacificazione sia egemonici una coniuratio tra alcune famiglie

milanesi, che si pose come base dell'ordinamento comunale cittadino.

Anche nella coniuratio la maggioranza dei rappresentanti era composta dai milites.

Più in generale i consoli costituivano una magistratura collegiale che rimaneva in carica dai sei mesi ad

un anno; con le dovute differenziazioni geografiche.

Ai consoli spettavano le decisioni di maggior peso; nella fase più risalente della vita del comune le loro

decisioni erano sottoposte alla ratifica di un parlamento o arengo: assemblea alla quale partecipavano i

maschi adulti della città.

Per ovviare al problema del sovraffollamento dell'arengo, venne questo sostituito da consigli più

ristretti.

Differenze geografiche influenzano i metodi di elezione dei partecipanti ai consigli. Dai documenti

emerge una sempre più solida consapevolezza della propria identità politica.

Federico I Barbarossa e la politica italiana

Alla morte di Enrico V i principi tedeschi elessero imperatore un esponente che nulla aveva a che fare

con la dinastia sveva degli Hohenstaufen, Lotario di Supplinburgo della casata di Sassonia, a cui fece

seguito Corrado III stavolta esponente degli Hohenstaufen.

Presero così a delinearsi due schieramenti: guelfi e ghibellini.

Il conflitto tra le due parti contribuì a mantenere agitate le acque dell'impero e a limitare i poteri

dell'imperatore, costretto ad una prudente navigazione.

Morto Corrado, seguendo le sue indicazioni, fu eletto suo nipote Federico, che per essere figlio di

Giuditta di Baviera era nelle condizioni di conciliare le due casate.

Federico denominato il Barbarossa mostrò la volontà di rafforzare l'autorità imperiale.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo riassunto è pensato e realizzato per colore che hanno bisogno di un aiuto per studiare la storia medievale.

Il sunto si basa su appunti personali e studio indipendente per l'esame di Storia Medievale e dal testo suggerito dal docente Andrea Zorzi: il Medioevo, profilo di un millennio di Alfio Cortonesi.

Questo manuale ripercorre le vicende della storia Medievale dalla caduta di Roma al regno dei Franchi, dalle riforme della chiesa ai comuni italiani, da lle monarchie nazionali alle signorie.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeadEnd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Zorzi Andrea.

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