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Manuale di storia medievale

La fine del mondo antico – secoli IV & VII

Crisi dell’Impero Romano:

Terminate le guerre di espansione, la crisi dell’Impero Romano si manifestò nel corso del III secolo sul piano economico-sociale e su quello politico a causa di un’economia ristagnante (corruzione, spese militari e amministrative, scarso reintegro di schiavi, inasprimento del prelievo fiscale), che provocò un crescente squilibrio tra risorse e necessità. La crisi del III secolo (pressioni delle popolazioni germaniche, secessioni, disordini interni crisi del sistema economico, instabilità politica con 28 sovrani in 50 anni) terminò con l’istituzione di una tetrarchia (due augusti: Diocleziano e Massimiano; più due cesari: Galerio e Costanzo Cloro).

Diocleziano (284-305) attuò provvedimenti di riforma che diedero risultati soprattutto sul piano politico: riforma delle circoscrizioni territoriali (le province furono rese più piccole), divisione dell’esercito tra truppe di confine (limitanei) e legioni mobili da combattimento (comitatenses), razionalizzazione del fisco tramite esazione delle tasse basate sul catasto (le proprietà immobili), fissaggio dei prezzi massimi di beni di consumo e prestazioni d’opera. Costantino (306-324) separò le carriere militari da quelle civili, diminuì le truppe di confine incrementando l’esercito mobile, legò il sistema monetario all’oro coniando il solidus e trasferì la capitale presso Bisanzio sul Bosforo (rinominata Costantinopoli nel 330).

Teodosio (379-395) salvaguardò l’unità dello stato dopo le prime gravi migrazioni barbariche e dispose la suddivisione dell’impero tra i suoi due figli, affidando ad Arcadio la pars Occidentis e ad Onorio la pars Orientis. La decisione di separare in due parti l’impero alla fine del IV secolo rispose alla necessità di amministrare meglio un dominio troppo esteso e, a un tempo, alla presa d’atto delle differenze esistenti tra le varie regioni. Mentre in Oriente lo sviluppo dell’ordinamento pubblico continuò ad essere sostenuto dalla crescita economica, in Occidente la sua crisi ampliò le disparità sociali e accentuò la disgregazione delle istituzioni.

Nel IV secolo in occidente si susseguono imperatori privi di reale potere. Dal 464 al 486 in Gallia il dominio del generale Siagrio costituisce l’ultimo avamposto gallo-romano in un contesto ormai germanizzato. Nel 476 in Italia, il generale Odoacre depone l’imperatore d’occidente Romolo Augustolo e restituisce a Costantinopoli le insegne imperiali, dando vita ad un dominio personale.

Cristianesimo:

Agli inizi del IV secolo il cristianesimo è ancora una religione minoritaria nell’impero, ma rispetto agli altri culti (es. quello dei riti solari) i cristiani si rifiutavano di tributare atti di culto all’imperatore, cosa che li fece perseguire ufficialmente per tutto il III secolo. Col tempo gli imperatori individuarono nelle strutture organizzative delle chiese, e soprattutto nel loro radicamento presso le aristocrazie, un formidabile strumento di legittimazione del potere imperiale.

Determinanti fu la liberalizzazione del culto di Costantino (Editto di Milano nel 313), il quale si nominò pontifex maximus e convocò il primo concilio ecumenico a Nicea nel 325, nel quale venne condannata l’eresia ariana (dottrina cristiana elaborata dal prete egiziano Ario, che negava la natura divina a Gesù, sostenendo la sua inferiorità rispetto al Padre). Il cristianesimo divenne la religione di stato con Teodosio (Editto di Tessalonica nel 380), il quale convocò anche il secondo concilio ecumenico a Costantinopoli nel 381, nel quale si sancirono le caratteristiche della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica.

L’evangelizzazione dei popoli barbarici ebbe intensità diversa nelle varie realtà. L’obiettivo fu quello di convertire i re e i capi militari delle popolazioni, i quali avrebbero esteso il culto alla popolazione tramite i legami di fedeltà. L’adozione della fede cattolica costituiva per i sovrani un allargamento della base di legittimazione del loro potere, il quale poteva così estendersi anche alla popolazione romana. L’aristocrazia politeista, poco incline a rinnegare la religione degli avi, mostrò recrudescenze del paganesimo fino a tutto il VII secolo.

Le prime conversioni dei popoli germanici furono mediate dalla dottrina ariana nel IV secolo, mentre franchi e anglo-sassoni furono convertiti tra V e VI secolo direttamente al cattolicesimo. Le regioni più orientali della Germania (Frisia, Turingia e Sassonia) dovettero aspettare l’espansione carolingia e le conseguenti conversioni forzate del VII e VIII secolo.

Migrazioni barbariche:

Le seminomadi popolazioni germaniche che dal I secolo avevano intrattenuto rapporti economici con l’impero e fornito guerrieri al suo esercito (con Tiberio 14-37 si rinuncia alla conquista della Germania), finirono via via attratte dalle sue ricchezze e dal suo clima più mite, anche perché pressate da est da violente popolazioni asiatiche (fra tutti gli Unni). Nel 375 lo spostamento in Tracia dei Visigoti (i “goti” erano stanziati nell’odierna Ucraina, ma avevano origine scandinave, dalle “gotland”) segna l’inizio delle invasioni, culminanti nel crollo del limes renano nell’inverno del 406.

Fra la fine del IV e l’inizio del V secolo si riversarono così all’interno della Romania intere popolazioni che progressivamente si stabilizzarono tramite le formule romane della foederatio (truppe sotto un capo militare ingaggiate come alleate, ricevendo un compenso) e della hospitalitas (un terzo delle tasse sulle terre di una determinata regione veniva destinata alla popolazione barbarica che vi si insediava, la quale doveva dichiarare fedeltà all’impero pur rimanendo indipendenti), dando luogo a regni misti che in Occidente finirono col sostituirsi alla compagine imperiale nella seconda metà del secolo.

  • Hospitalitas Visigoti: in Macedonia → Incursioni in Grecia e nord Italia (sacco di Roma) → Hospitalitas nella Gallia meridionale → Si stanziano autonomamente in Spagna e nel sud della Francia
  • Hospitalitas Ostrogoti: in Macedonia → Incursioni in Illiria → Inviati dall’Impero d’Oriente a deporre Odoacre in Italia → Si stanziano autonomamente in Italia
  • Invadono Angli e Sassoni: via mare le coste orientali della Britannia → Respingono le popolazioni autoctone in Galles e si stanziano autonomamente
  • Saccheggiano Suebi/Svevi: la Gallia settentrionale ma vengono allontanati dai Franchi → Passano in Spagna e vengono spinti a nord dai Visigoti → Hospitalitas in Portogallo.
  • Invadono Vandali: la Gallia ma vengono spinti in Spagna dai federati Franchi → Spinti in Africa dai Visigoti, dove rifiutano la foederatio → Conquistano Cartagine, Sicilia, Baleari, Corsica, Sardegna (sacco di Roma)

Regni romano-barbarici:

Nel V secolo vengono a formarsi regni romano-barbarici dalla natura mista sul piano etnico ed istituzionale: l’incontro tra le tradizioni e i modelli di vita barbarici con le strutture sociali-politiche ed i modelli ideologici-religiosi della romanità. Nonostante la loro indipendenza, i regni riconobbero l’autorità imperiale, cui tributarono formali atti di sottomissione. I romani continuano a vivere secondo il diritto romano, i barbari seguendo le proprie consuetudini giuridiche, progressivamente messe per iscritto ed estese a tutti i sudditi del regno.

I re germanici sono capi militari eletti dalle aristocrazie barbariche; nel corso del tempo la loro funzione si trasforma da semplice comando sugli uomini armati al più complesso governo di un territorio. Scomparsa con l’impero ogni capacità di imporre le tasse, le risorse di cui i re dispongono provengono soprattutto dal fisco regio (le rendite delle proprietà del regnante).

Al crescente abbandono delle città corrispose la sempre maggiore importanza del mondo rurale, dove le grandi proprietà fondiarie divennero il luogo primario dell’organizzazione sociale. I latifondi rimasero in mano all’aristocrazia senatoria che esercitò la propria influenza su schiere sempre più ampie di clienti, contadini, coloni e schiavi. Non fu infrequente che personaggi eminenti furono nominati vescovi, i quali grazie alle istituzioni ecclesiastiche garantiscono l’inquadramento delle popolazioni latine: i monasteri e le chiese si fanno carico dell’assistenza degli abitanti svolgendo compiti amministrativi e giudiziari e provvedendo alla difesa e al rifornimento alimentare.

La fusione tra tradizione pubblica romana, attitudine militare germanica e cultura spirituale cristiana è alla base della stabilità dei regni.

  • Vandali: Il dominio militare sull’Africa del nord con sfruttamento economico e rigida intolleranza religiosa, finisce per alienare loro l’appoggio delle popolazioni romane, crollando sotto la riconquista bizantina.
  • Ostrogoti: Dirottati in Italia dall’Impero d’Oriente contro Odoacre, Teodorico tiene separate le popolazioni romana e barbarica, con proprie leggi, lingue e religione. L’assenza di assimilazione si rivela fragile di fronte alla guerra bizantina che pone fine al regno nel 553.
  • Visigoti: Integrazione con le popolazioni romane della penisola iberica favorita dai concili generali del regno, dai matrimoni misti e da un corpo di leggi comuni nel 654. Il regno resiste alla conquista bizantina e dura fino all’avanzata degli arabi nel 711.
  • Longobardi: Impatto violento sulla società italiana che viene espropriata dei terreni. Sono ariani o pagani, e l’integrazione procede con lentezza. Le continue ostilità con l’impero e Roma provocarono la discesa dei Franchi, che pongono fine al regno. Rimasero solo i principati di Spoleto e Benevento, che resistettero fino all’arrivo dei normanni.
  • Franchi: In un primo momento agiscono come semplici foderati, ma si integrano rapidamente con la popolazione gallo-romana convertendosi al cattolicesimo nel 469, convocando i concili del regno e fissando una legge comune. Nel VII secolo i Pipinidi approfittano della decadenza dei Merovingi per ottenere la dignità regale e, promuovendo nuove espansioni in accordo con il papa, rifondano un impero occidentale.

Dal Mediterraneo all’Europa – secoli VI & IX

Tra il VII e l’VIII secolo il Mediterraneo diviene uno spazio di connessioni fra le tre grandi civiltà che si affacciano sulle sue sponde.

Impero Bizantino:

A metà del VI secolo Giustiniano tenta di restituire la dimensione universale dell’impero tramite un ambizioso programma di restaurazione (Restauratio Imperii) inviando i generali Belisario e Narsete a riconquistare l’Africa dai Vandali (533), l’Italia dagli Ostrogoti (535) e la Spagna dai Visigoti (553), ma le pressioni Sasanidi richiamano in patria le armate, cedendo terreno a Longobardi, Franchi e Visigoti. Giustiniano inoltre si impegnò a tutela della Chiesa, rafforzando il potere dei vescovi, colpendo le dottrine ereticali e perseguitando tutti i culti non cristiani. Cercò inoltre di rafforzare la rete dei funzionari statali per frenare gli abusi dei grandi proprietari terrieri. Per fronteggiare la crescente inefficienza della giustizia Giustiniano promosse una sistematica revisione del diritto che portò alla redazione del Corpus iuris civilis (534).

Nel 726 l’imperatore Leone III proibì la venerazione delle immagini (iconoclastia), cercando di indebolire il potere dei monasteri che grazie a tale culto avevano influenza sulla popolazione, confiscandogli le terre da ridistribuire ai soldati. La mancata adesione della pars Occidentis segnò l’irreversibile allontanamento della Chiesa di Roma da quella orientale, che porterà allo scisma definitivo nel 1054.

La conquista parziale dei Longobardi, la slavizzazione dei Balcani (avari e bulgari) nonostante la conversione al cattolicesimo (865 - traduzione della bibbia in cirillico), l’abbandono della penisola iberica, il rinnovato conflitto con l’Impero Sasanide e in fine l’espansione araba tra VII e VIII secolo spostarono per sempre il baricentro dell’impero verso Oriente. In poco meno di un secolo l’impero si ridusse a potenza regionale gravitante tra Egeo e Anatolia.

Approfittando della crisi dell’impero islamico, nella seconda metà del IX secolo, la dinastia dei Macedoni rese ereditaria la regalità imperiale, e riportò diverse conquiste in Siria, Balcani, Mesopotamia e Armenia. Il recupero di Creta e Cipro segnò la fine dell’egemonia navale araba ed il riavviarsi delle relazioni commerciali con l’Occidente. L’investimento nel commercio fu sempre marginale nella società bizantina; la ricchezza continuò a basarsi sulla terra. Col tempo l’autonomia dei latifondisti (arconti) ed i vincoli posti al commercio si trasformarono in fattori di debolezza quando cominciarono ad operare in Oriente i mercanti occidentali. Nel 1082 la concessione di privilegi commerciali ai mercanti veneziani segna l’inizio del declino economico di Bisanzio.

Impero Islamico:

In gran parte desertica e priva di città, l’Arabia era abitata da tribù di beduini (confederate ed instabili) che praticavano l’allevamento e il commercio lungo le grandi piste carovaniere. A garantire il culto a tutte le fedi e a organizzare la fiera annuale presso il santuario della Ka’ba era il potente clan dei Qurayshiti. Maometto, nato da un ramo del clan dominante (570 circa), iniziò la predicazione di un monoteismo rigoroso che richiedeva la sottomissione assoluta (islam) del fedele alla volontà di Allah, ponendolo in contrasto con le grandi famiglie che fondavano il proprio potere sul rispetto delle varie religioni. Maometto guidò personalmente le razzie contro i vari clan, costringendo a sottomettersi sulla condivisione della stessa fede, anziché sotto vincoli politici; nel modello politico dell’islam, la sfera spirituale è indistinguibile da quella temporale.

Alla morte del profeta l’impero venne organizzato con a capo un califfo, incaricato di far rispettare la legge divina (sharia) e di diffonderla agli infedeli. Seguirono i conflitti che portarono alla conquista di fertili territori sasanidi e bizantini. Nel 656 esplose il conflitto tra quanti pretendevano che il califfo dovesse appartenere alla famiglia di Maometto e che dovesse avere autorità sia religiosa che civile (gli sciiti) e quelli che al contrario credevano in un sistema elettivo e separato del potere universale e temporale, rispettivamente assegnato ad un imam e ad un califfo (i sunniti). Prevalsero quest’ultimi, e con la dinastia degli Omayyadi l’impero arabo raggiunse la sua massima estensione (dall’India alla Spagna), arrestandosi solo nel 732/740 con le sconfitte da parte di franchi e bizantini.

Sostenuto dall’élites non arabe convertite all’islam, un discendente di Maometto rovesciò gli Omayyadi dando il via alla dinastia degli Abbasidi. Il potere centrale mise sotto il controllo di un visir l’apparato burocratico (cancelleria, esattoria fiscale, amministrazione militare) ed il territorio fu suddiviso in province rette da governatori locali, gli emiri, dotati di estese prerogative.

Lo sviluppo economico dell’impero arabo, come nelle origini beduine, si basò sul commercio: l’espansione delle città, il perfezionamento delle tecniche di credito e di cambio, le produzioni artigianali ed i canali di scambio resero sempre più fiorente e civilizzato l’impero. L’unità politica dell’islam cominciò a disgregarsi quando gli emirati cominciarono a promuovere politiche autonome; si affermarono dinastie locali che si sottrassero progressivamente dal governo centrale (Omayyadi in Spagna, Fatimidi in Egitto) ed il califfato passò nel 1058 alla dinastia turca dei Selgiuchidi.

Impero Carolingio:

Alla morte del padre Pipino il Breve nel 768 e del fratello Carlomanno nel 771, Carlo Magno ereditò il regno franco. L’organizzazione sociale si fondava su un’aristocrazia che traeva la sua forza dall’ampia disponibilità di terre e dalla capacità di mobilitare potenti clientele armate. Vennero sostituiti i conti in Borgogna, Provenza e Aquitania e fu avviata nel 772 una lunghissima guerra contro i sassoni. Nel 774 fu conclusa la conquista del regno longobardo che era stata sostenuta dal papa. Vennero sconfitti gli avari, sottomessa la Baviera e creata la Marca Hispanica che si estendeva fino al fiume Ebro.

Nel Natale dell’anno 800 Carlo Magno fu incoronato imperatore da papa Leone III, omaggiando la persona che aveva unificato e convertito al cattolicesimo l’Europa, indebolendo la dignità bizantina. Mentre l’impero di Roma era incardinato nel bacino mediterraneo, quello carolingio si spostava a settentrione, nel cuore del continente europeo.

L’organizzazione amministrativa univa l’ordinamento territoriale romano (comitati interni e marche di confine – con conti e marchesi a capo) ai legami personali germanici (l’impero era un insieme di grandi principati, uniti da fedeltà vassallatico-beneficiarie e supervisionati dai missi dominici), il tutto sancito sotto l’autorità della chiesa cattolica. Carlo Magno sostenne lo sviluppo di una fitta rete di scuole vescovili per elevare l’istruzione dei funzionari pubblici.

Dal punto di vista economico, l’imperatore introdusse gabelle sul transito delle merci sulle strade e nei porti, ma a differenza di Bisanzio, dove il sistema fiscale era basato sulle tasse dirette (che dipendono dalla ricchezza della persona) sulla terra, nell’impero carolingio le entrate venivano soprattutto dalle rendite del fisco regio. Carlo attuò inoltre una riforma monetaria che puntava a riservare al...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fragfolstag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Zorzi Andrea.
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