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fuori delle zone abitate. I tumuli potrebbero indicare il rango sociale superiore della famiglia

che li ha fatti costruire anche se l'arredo continua a rimanere modesto. Essi non si

ricollegano a pratiche ben note nei balcani, tuttavia nulla permette di affermare che non

siano il risultato di una semplice variazione della pratica funeraria . Verso la fine del periodo

o all'inizio del tardo elladico, fa la sua comparsa in Messenia un nuovo tipo di sepoltura, la

tholos, la cui origine resta dubbia, queste tombe non sono anteriori alle sepolture del circolo

B delle tombe a fossa di Micene, datare al XVII. Nuovi utensili: asce da perforare ,

strumenti per affilare le punte delle frecce. L'Elladico medio testimonia un 'indubbia

regressione del livello di vita, una povertà generalizzata sul continente , le Cicladi se la

cavano meglio e Creta non ne è toccata. In ambito culturale si possono chiaramente

evidenziare alcuni elementi “stranieri”, che puntano prima verso l'Aanatolia e poi verso il

nord. Gli abitanti sembrano raggrupparsi allo scopo di difendersi , essi tuttavia non arrivano

a costruirsi fortificazioni e non si registra alcun calo demografico. L'ipotesi tradizionale che

faceva arrivare i Protogreci, allo scadere del secondo millennio , resta ancora plausibile.

L'Archeologia che stabilisce tutta una serie di distruzioni alla fine dell'Elladico Antico II e

riscontra un certo numero di cambiamenti nella produzione e nelle tecniche tra l'Elladico

antico e il medi, fallisce tuttavia nel provare l'insediamento su grande scala di popolazioni

totalmente nuove. Il luogo d'origine dei greci, rimane misterioso. (B) Per tonranre all'atto di

nascita della Grecia, l'ipotesi non si fermano qui. Un'altra teoria pone i Protogreci,

direttamente all'origine della preistoria civiltà cosidetta “micenea”,fiorita tra il XVI e il XII

secolo a. C. I sostenitori di questa interpretazione privilegiano una prospettiva più storica

nella misura in cui micenei compaiano all'interno del sistema che tiene conto dell'evoluzione

complessiva del vicino oriente. I Micenei secondo questa ottica sarebbero diversi dai sui

precedessori . Essi scelgono il Peloponneso come terra d'elezione per fondarvi il loro

impero. Superiorità quando ad armamenti e tecniche belliche essi sraebbero arrivati per

mare dall'Anatolia e dal vicino Oriente. Essi costituiscono una branca dei popoli guerrieri

di origine indoeuropea che devastano i regni stanziali prima di stabilirsi nella loro terra

promessa. L'ipotesi, non priva di fondamento, nasconde tuttavia numerosi punti deboli come

ad esempio la sopravvalutazione o come la scarsa attenzione prestata all'innegabile

continuità culturale esistente tra la cultura dell'Elladico medio e quella del periodo

successivo la sottovalutazione dell'influenza cretese, pure determinante . L'eventuale tra

questi Micenei e gli elementi che scuotono regioni lontane come il regno del Mittani resta

un postulato indimostrabile. ( C) L'ipotesi di una cronologia bassa. Di realmente greco nella

civiltà micenea non ci sarebbe che l'ultimo periodo ( Tardo Elladico III, nel XIII secolo),

periodo in cui è attestata la presenza delle tavolette scritte in lineare B e in cui greci

rappresenterebbero,allora, un gruppo abbastanza esiguo di guerrieri quali si sarebbero

imposti con la forza alle popolazioni, fondatrici della civiltà micenea. (D) Tralasceremo

quegli irriducibile che fanno giungere i primi greci dopo il periodo miceneo, cioè tra il XII e

l' XI secolo. Per quel che riguarda questo libro , l'ipotesi di lavoro, quella della datazione

alta (frattura tra Elladico antico II ed Elladico Antico III), senza scartare la possibilità di un

arrivo in ondate successive. Gli specialisti sono infinitamente più prudenti nel formulare le

loro ipotesi, non è possibile stabilire con certezza le loro origini, al di là di una lontana

appartenenza ad una grande famiglia dalla diffusione sia orientale che nordica.

Micene ricca d'oro

Il termine “miceneo”, inventato da Schliemann viene usato per indicare la particolare civiltà

che va all'incirca dal XVI al XII secolo. Esso si accorda tanto con i ricordi omerici che con

i dati archeologici e resta,insomma, il più poetico tra tutti i termini etnici possibili. In

genere si fa iniziare la civiltà micenea con la fine dell'Elladico medio, data delle famose

“tomba a fossa” di Micene . Schielmann aveva scavato, estasiato , le sepolture del circolo

A, peraltro più recenti di quelle del circolo B portate alla luce oltre un secolo dopo. Esse

rispecchiano un momento particolare della storia di Micene , ma non sono realmente uniche,

dato che recenti scoperte avvenute in Messenia e nell'Argolide, consentono di stabilire un

parallelo , con pratiche funerarie analoghe anche se meno spettacolari.

I circoli delle tombe di Micene ovvero la transizione tra medio e tardo Elladico

Soltanto le tombe supportano supportano gli interrogativi degli studiosi . I due circoli di

tombe sono stati scoperti in una zona situata immediatamente al di sotto dell'acropoli di

micene, sul lato occidentale , a poca distanza l'uno dall'altro (un po' più di centro metri). Le

due serie di tombe sono circondate ognuna da uno spesso muro circolare, ma quelle relative

al circolo A è molto superiore alle stesse sepolture, essendo stato eretto nel XIII secolo

quando la zona venne incorporata nelle fortificazioni dell'Acropoli. Alcune stele presentano

una decorazione scolpita; guerrieri, leoni e un carro da guerra. Il circolo B comprende

ventiquattro tombe a fossa, piuttosto piccole all'inizio, le tombe divengono sempre più

grandi , e vengono riaperte al momento delle successive inumazioni per poter ospitare

diversi membri della famiglia dopo aver spostato verso i lati le ossa delle sepolture

precedenti insieme al relativo materiale funerario. Un attento studio delle ossa suggerisce la

presenza di gruppi familiari. La disposizione delle tombe non sembra particolare . Quelle

più recenti sono anche le più ricche e possono stare alla pari con quelle del circolo A. le

donne sembrano godere di un'attenzione pari a quella riservata agli uomini e la sepoltura di

un bambino si rivela particolarmente sontuosa. Esteriormente le tombe sono segnalate

attraverso degli indicatori, come perimetri di pietra e le stele rettangolari. L'archeologia

registra tracce di cerimonie funerarie. Il materiale archeologico comprende vasi in ceramica

e in metallo, armi gioielli e decorazioni di abiti in oro e di oggetti preziosi in cristallo, tutto

datata tra la fine dell'elladico medio e gli inizi del ardo elladico e abbraccia circa un secolo

tra il 1650 e il 1550.il circolo comprende invece sei grandi tombe a fossa scavate a grandi

profondità, uomini, donne e bambini continuano a dividersi le tombe, anch'esse riutilizzate

più volte, ma in un ambito cronologico più limitato tra il 1570 e il 1500 circa la ricchezza

del materiale supera qualunque immaginazione . La tomba IV comprendeva le ossa di

cinque individui, tre uomini e due donne, identificati attraverso il materiale corrispondente.

Gli uomini avevano maschere in oro di grande fattura, tutti i corpi erano ricoperti dall'oro

accanto ad ognuno vi erano corone anelli, bracciali d'oro e d'argento. Benchè meno ricche

quantitativamente, le altre tombe non hanno nulla da invidiare alla tomba IV. La più bella

maschera d'oro proviene dalla tomba V. la tomba III mostra il corpo forse di una giovinetta,

letteralmente ricoperta d'oro. Le tombe a fossa di Micene segnano o meno una cesura

culturale o addirittura etnica con il periodo precedente ? E tutta quella ricchezza da dove

viene? Un cambiamento di notevoli dimensioni, verso la fine del periodo, si afferma in

alcuni gruppi dominanti i quali traducono in fasti funerari il loro nuovo status sociale. É

difficile esprimere un giudizio sull'insieme di una comunità quando non si possiedono né i

relativi abitati né le tombe della gente comune. Sono state trovate tombe monumentali con

un analogo corredo in Messenia, ad Argo, in Attica e a Tebe, tutte regioni che attestano un

notevole arricchimento durante il medesimo periodo. E tuttavia nessuna di queste raggiunge

lo splendore di Micene. Le importazioni dirette dall'estero sono rare. Le raffigurazioni di

carri possono essere state ispirate sia dal vicino Oriente che dall'Egitto o dall'impero ittita.

L'influenza cretese si fa sentire in due ambiti, l'artigianato di lusso e le armi, la grande e

pesante spada del tipo B di tipo cretese, mentre quella di tipo A, più maneggevole di

tradizione elladica. Il più forte influsso straniero viene dal sua, da Creta attraverso le Cicladi

.4l a forma stessa delle tombe può essere spiegata tanto con un'evoluzione interna che con

un influsso straniero. Quanto alle maschere non hanno alcun precedente e alcun seguito. Se

si esclude l'arrivo in massa di popolazioni straniere che si sarebbero insediate a Micene,

resta ancora da spiegare questo straordinario aumento di ricchezza, per quel che si riconosce

degli abitati, i siti rimangono stabili tra l'Elladico medio e il tardo Elladico, con una leggera

tendenza all'aumento demografico. Le fortificazioni rare durante l'Elladico Medio, tendono

a svilupparsi sin dagli inizi del periodo successivo, mentre i borghi si trasformano

lentamente in centri urbani, con “dimore principesche” a Tebe. Siamo di fronte al lento

emergere di una classe sociale di “capi” locli, la cui principale attività sembra essere la

guerra. Lo studio delle ossa ritrovate nelle tombe a fossa di Micene ci fornisce l'immagine di

individui in uno stato di salute migliore, attribuite a una migliore alimentazione. La

presenza di gruppi familiari all'interno delle tombe suggerisce l'esistenza di un potere

dinastico, suddiviso tra alcune grandi famiglie principesche, piuttosto che quella di un re

assoluto. Che fossero dei guerrieri è fuori di dubbio, ma è possibile attribuire il loro

improvviso benessere ad una serie di razzie? L'acquisizione di ricchezza si protrae per un

periodo abbastanza lungo. È preferibile ipotizzare una politica di progressivo dominio sui

siti limitrofi; la pianura argiva è fertile, adatta a produrre eccedenze agricole e il suo

controllo apre d'altronde l'accesso ai porti che si affiancano sull'Egeo.

La centralità della posizione geografica dell'Argolide ha potuto favorire un sistema di

tassazione dei prodotti o degli individui in transito. Chi controllava l'Argolide e la zona di

Corinto, poteva dominare le vie del mare dal golfo di Corinto alla baia di Nuplia. La

pluralità dei luoghi d'origine degli oggetti di lusso ritrovati nelle tombe a fossa di Micene

nelle prime tholoi di Messenia, o in quelle a Tebe o ad Atene suffragherebbero l'ipotesi di

scambi commerciali su scala “internazionale”. Non dobbiamo immaginare un commercio

strutturato in modo sistematico. La presenza di artigiani cretesi sul posto attesta l'esistenza

di legami molto antichi tra Micene e Creta.

Cenni sulla storia di Creta tra il 2200 e l 1375

Dobbiamo considerare come tappa decisiva la datazione del primo periodo dei palazzi del

Bronzo Medio, cioè verso il 2200-2000. Si passava da una struttura di grossi villaggi,

abbastanza prosperi, la cui economia era basata sull'agricoltura e sull'allevamento, ad una

civiltà urbana, dotata, da una architettura pianificata, il cui centro era costituito da un

monumento, a pianta geometrica nel cuore della città, il palazzo. Non si sa ancora da dove

vengano i primi palazzi e chi fu a idearli. Le somiglianze riscontrabili tra palazzi cretesi e

quelli del vicino Oriente, come quello di Mari, ma non abbiamo prove che la nascita dei

palazzi a Creta non sia invece attribuibile ad un processo evolutivo locale. Altri edifici, li

hanno preceduti durante il Minoico Antico, di quali non sappiamo nulla.

La creta dei primi palazzi (2000/1600 circa)

Il palazzo è composto da un insieme di ambienti costruiti secondo una pianta ortogonale e

raggruppati intorno ad un cortile centrale di forma rettangolare possiede uno o più piani cui

si accede attraverso grandi scale di pietra. Vi si trovano zone adibite ad abitazione, in genere

al primo piano, sale di ricevimento e di rappresentanza, archivi, magazzini dove vengono

conservate enormi quantità di alimentari (di vario tipo) e botteghe. Si tratta di una vera e

propria struttura economica indipendente, il funzionamento del palazzo ci fornisce

indicazioni sull'economia centralizzata e burocratizzata, sono utilizzati numerosi sigilli di

varie frome, che servono per controllare l'entrata e l'uscita delle merci. Il palazzo ospita pure

gruppi di artigiani specializzati, che vivono stabilmente sul posto insieme alle loro famiglie.

Questo mondo conosce la scrittura. A Creta compaiono alcuni testi su pietra o argilla,

composti da segni in primo tempo geroglifici e poi sillabici. Poiché la lingua cretese non

corrisponde a nessuna delle grandi famiglie conosciute, indoeuropee o semitiche, questi

documenti sono rimasti in gran parte indecifrati. L'isola di Creta è suddivisa in grandi

regioni, ognuna dominata da un palazzo. Esisteva un solo re,come vuole la tradizione si rifà

al re Minosse: il nome Minos, infatti, sembra fosse un termine generico per indicare “il re”,

o ve ne erano diversi, ovvero un sistema teocratico di sacerdoti? I Cretesi di ogni epoca sono

stati audaci marinai e la loro reputazione di pirati era già conosciuta in età omerica. I

Minoici sono stati costretti a lasciare la loro isola e a navigare per procurarsi il rame( già

prima dell'età dei metalli, andavano a Melo a prendere l'ossidiana) L'isola di Citera, viene

colonizzata già a partire dal Minoico Medio I (2160-1900). La ceramica minoica si diffonde

in tutto il Peloponneso, in Attica e, più al nord, in Beozia. Città e palazzi, vengono però

brutalmente distrutti intorno al 1700 a causa di un terremoto di grande intensità o di lotte

interne, o forse per le due cose insieme. Ulteriori distruzioni, legate con maggiore

probabilità ad un terremoto , interesseranno la zona di Cnosso alcune decine di anni dopo.

La Creta dei secondi palazzi (1600/1450; 1600/1375 per cnosso)

In quest'epoca Creta è innanzitutto un'isola ricca, densamente popolata priva di tensioni

interne. Si afferma l'influenza “internazionale” dell'isola. Le merci cretesi vengono esportate

nella maggior parte dell'egeo, tranne che nelle isole del nord. I coloni già presenti a Citera

(kastri), si insediarono a Rodi e sulle coste dell'Asia Minore, a Iaso e a Mileto. Ceo, melo,

Tera, riceveranno anch'esse un notevole apporto di popolazione cretese. I legami con l'Egitto

e il Vicino Oriente, con la Siria e sopratutto con la Palestina si intensificano. Sul continente

greco l'influenza minoica è forte. L'economia dell'isola è dominata da quattro grandi palazzi:

(1)Cnosso ,(2) Festo , (3) Mallia, (4) Zakro, ma sarebbe errato ridurre Creta a questi quattro

insiemi . La novità dell'epoca consiste infatti nell'esistenza sia di grandi ville rurali, o meglio

di palazzi minori, sparsi un po' ovunque nella campagna, o alla periferia delle città.+Se il

dinamismo delle attività commerciale e artigianale è fuori discussione, la natura del potere

politica continua ad essere di difficile comprensione. Non sappiamo se ci troviamo di fronte

ad uno o a più re o addirittura a nessun re. Città e residenze di lusso sembrano vantare una

certa autonomia e l'esistenza di una classe dirigente-aristocratica, denominata “nobiltà

cretese”. Un altro campo in cui risentiamo pesantemente della mancanza di fonti scritte è

quello delle religioni. Una delle chiavi interpretativa è fortnita dall'iconografia di affreschi,

vas o sigilli in pietra: la glittica o studio dei sigilli , infatti, e in certi casi di importanza

capitale. I grandi affreschi ritrovati a Cnosso, a Tera o altrove mostrano spesso cerimonie il

cui preciso significato ci sfugge completamente. Vi si vedono processioni in cui ritroviamo

folli gare tra atleti,danze collettive, tauromachie con scenari di tipo naturalistico. I cretesi

veneravano un gran numero di santuari, fonti, grotte, monti, ed avevano anche dei luoghi di

culto all'interno dei palazzi, o in ambiente urbano e domestico di cui conosciamo alcune

caratteristiche: stanze dotate di banchi di pietra lungo i muri, sale ipostile, vasche lustrali. A

questi santuari vengono affiancati altari da lati ricurvi, tavole di offerte e rythà per le

libagioni. Vi si sacrificavano degli animale a volte anche essere umani e non si escludono

riti di cannibalismo. Un'ondata di distruzioni inonda, verso il 1450 (tranne cnosso) senza

precedenti , tutti i siti, palazzi o residenze di lusso, la maggior parte dei quali non verranno

più rioccupati in seguito. All'esterno dell'isola, gli insediamenti di coloni minoici vengono

abbandonati per essere, nella maggior parte dei casi,subito rioccupati da Miceni(Ceo,

Mileto, Triada di Rodi). E' probabile che si sia trattato di un'invasione micenea per

assicurarsi il controllo totale sull'isola. Ci limitiamo ad osservare che i Micenei si

insidiarono in tutta la Grecia durante la seconda metà del XV secolo, il palazzo di Cnosso

sopravvive in quanto tale sin verso il 1375. Sembra che il definitivo abbandono di

quest'ultimo fosse legato ad un violento terremoto. La parte Occidentale dell'isola è

particolarmente attiva, ma Creta in quest'epoca, non si differenzia più in alcun modo dalla

Grecia micenea,e dunque considereremo ormai queste due realtà come una stessa unità.

Il problema dell'eruzione del vulcano di Tera ( attuale isola di santorino)

soltanto qualche anno fa la fine della civiltà dei palazzi cretesi sembrava facilmente

spiegabile, la si metteva in rapporto con la gigantesca eruzione del vulcano di Tera di

dimensione paragonabile almeno a quella del Kracatoa, avvenuta in tempi più recenti, che

fece inabissare in mare tutta la parte centrale dell'isola tra gigantesche eruzioni di gas e

ceneri, di cui è stato ritrovato uno spesso strato nella maggior parte delle isole Cicladi. La

relativa lentezza del fenomeno ha consentito agli abitanti di fuggire prima della catastrofe

finale, dato che non è stato ritrovato alcun corpo tra i magnifici resti della città che

l'eruzione ha perfettamente conservato. L ' ipotesi di attribuire l e distruzioni ai cretesi al

sisma e all'inevitabile maremoto che ne seguì, era particolarmente seducente, ma oggi, dopo

recenti studi geologici, sembra si debba far risalire la data della catastrofe di Tera almeno al

XVI secolo, se non addirittura al XVII. Componenti cretesi, settentrionali,anatoliche o

semplicemente elladiche si sono fuse per dar luogo, a partire dagli inizi del XVI secolo, ad

una civiltà inedita il cui fulgore si manterrà intatto per almeno quattrocento anni.

III L'apogeo della civiltà micenea

Conosciamo ancora molto poco del periodo che tra il XVI e il XIV secolo vide la lenta

affermazione della grande potenza micenea. La documentazione archeologica, per il periodo

che separa i circoli di tombe di Micene dall'apogeo della civiltà micenea, continua a dessere

vaga e frammentaria. In particolare, non è ancora chiaro se una prima fase di architettura

palaziale, o principesca, sia attestata tra il periodo delle Shaft Graves e lo sviluppo delle

fortezze monumentali all'inizio del XIII secolo, tranne forse nel caso del territorio di Tirinto,

dove compaiono le vestigia di una vasta costruzione del Tardo Elladico II e del Menèlaion

di Sparta della stessa epoca. La scoperta delle tavolette iscritte , prima a Cnosso, poi a Pilo,

a Micene e a Tebe ha rappresentato un vero salto di qualità. Le tavolette sono documenti

mensili o annuali. (Non seguiamo un andamento cronologico preciso). Il Tardo Elladico III :

la cultura che si presneta ai nostri occhi su piano archeologico è allora straordinariamente

uniforme, sia nello spazio che nel tempo, come conferma l'esame dei due grandi gruppi di

tavolette in Lineare B, quello di Cnosso, intorno al 1375, e quello della Grecia continentale,

intorno al 1200. Le differenze tra questi due insiemi,separati da oltre due secoli, sono

minime. Le tavolette in lineare B non hanno niente a che vedere con gli scritti di storia della

Grecia classica.

Le tavolette e la loro decifrazione

Il giovane archeologo Erthur Evans aveva notato dei segni iscritti sui sigilli in pietra venduti

dagli antiquari di Atene, ritenendoli una forma sconosciuta di scrittura. Evans decise di

scavare un grande sito cretese nel 1899, tra il 1900 e il 1904, Sire Evans disotterato a

Cnosso circa tremila tavolette o frammenti di argilla iscritti. Le tavolette di piccole

dimensioni , dovevano la loro sopravvivenza ad una cottura accidentale durante l'incendio

del palazzo. Evans aveva identificiato tre tipi di scrittura: la più antica, che egli chiamò

geroglifica, si trovava unicamente sui sigilli di pietra , una seconda che fu denominata

“Lineare A” presente sia sigilli e su tavolette, e la cosiddetta “ Lineare B”, per no parlare del

geroglifico che si situa leggermente prima della lineare A ( tra il 1900e il 1600 a.C. Circa).

Nel 1939, gli scavi del palazzo di Pilo in Messenia portarono alla luce un secondo grosso

gruppo: in tutto 1.200 tavolette frammenti, tra il 1950 e i giorni nostri, alcune decine di

nuove tavolette fecero la loro comparsa a Micene , poi a Tirinto , a Tebe , ad Eleusi e d

Ocromeno. La scoperta delle tavolette di Pilo aveva spronato la ricerca com'era possibile

che esistesse una simile somiglianza tra i i siti greci e quelli cretesi ? La fede nella grecità

delle scritture micenee fu senza dubbio uno dei fattori decisivi per la decifrazione, così

come il paziente lavoro di classificazione cui si dedicarono i linguisti Sin dal 1948, per

esempio A.Kober stabiliva con certezza l'esistenza di flessioni grammaticali nella lingua

delle tavolette. Vi si verificò nel 1952 quando l'inglese M.Ventris, con l'aiuto del filologo

Chadwick, applicando alle tavolette le tecniche ideate durante la guerra per decifrare i

messaggi in codice dei tedeschi riuscì a tradurre quei testi. La comunità scientifica

internazionale, dapprima scettica, dovette ben presto arrendersi all'evidenza: la lineare B

annotava una forma arcaica di greco antico. La prova definitiva arrivò quando fu possibile

Ti-ri-po-de,

stabilire la concordanza tra il termine miceneo che significava tripodi (tripodes

in greco antico) e l'ideogramma raffigurante un tripode stilizzato sulla tavoletta in questione,

dato che la deformazione di tri in ti-ri corrispondeva unicamente alle regole della notazione

sillabica, esattamente come la caduta della consonante finale. Le tavolette, rappresentavano

una piccola parte degli archivi del palazzo, quelli della contabilità mensile o quelli annuali. I

veri registri dovevano essere trascritti sul legno, sulla pelle o forse già sul papiro,materiali

estremamente fragili. Se esisteva un tipo di scrittura letteraria, questa doveva essere scritta

su un altro supporto. La lineare B, fino a prova contraria, rappresenta una scrittura di tipo

essenzialmente burocratico. Essa costituisce la logica continuazione della scrittura cretese,

la Lineare A, utilizzata anch'essa per l'economia del palazzo, ma che nasconde, invec euna

lingua sconosciuta. La lineare B stata ideata sulla base della lineare A , tra i due

sillabogrammi sono stati introdotti notevoli cambiamenti: una quarantina di segni è stata

abbandonata, un'altra ventina è stata invece aggiunta. La Lineare B è la migliore tecnica di

scrittura che abbia conosciuto il II millennio, la probabile data di acquisizione è agli inizi

del XV secolo. Questa scrittura non era diffusa tra la massa della popolazione, poiché essa,

concepita per adempire ad una funzione puramente amministrativa,veniva utilizzata

solamente dalle autorità del palazzo. Non è escluso che i mercanti ne avessero acquisito la

pratica, come sembra attestare la presistenza di alcune iscrizioni dipinte su giare destinante

al trasporto e l'esistenza di una grafia corsiva molto più rapida.

La società micenea

Si tratta di una società guerriera e gerarchizzata, governata da capi munifici ed esigenti.

Dapprima vennero erette le strabilianti tombe a tholos, le più antiche risalgono al Tardo

Elladico I o II, l'apogeo si situa durante il Tardo Elladico IIIA, vale a dire ne XIV secolo.

Particolarmente spettacolari nell'Argolide e in Messenia, erano sepolcri sfarzosi e ricorrenti;

oggi non crediamo più che si trattasse necessariamente di tombe reali. Alcune regioni

centrali non adottano mai la tholos, per esempio in Attica , come anche nel territorio di

Tebe. L'architettura funeraria costituì la prima tappa verso la monumentalità caratteristica

della civiltà micenea. Il mondo dei morti aveva la precedenza, i vivi, dal canto loro, si

accontentavano di borghi molto primitivi,che a poco a poco vennero circondati da cinte

murarie sempre più ambiziose. É la proliferazione dei siti abitati a partire dal XV secolo ad

informarci sulla crescita della popolazione. Durante il XIII secolo, la pianura dell'Argolide

cnetrale, Nauplia, Asine,Argo,Prosymna, Midea, Dendra, e altri luoghi avevano raggiunto lo

stesso livello demografico degli inizi dell'epoca classica siti ritrovati per il Tardo Elladico

IIIB. Densamente popolate erano anche la Messenia, l'Attica, la Beozia per non parlare delle

isole dell'Egeo. Questa relativa pace fu compensata da un espansionismo esterno molto

aggressivo, in particolare l'annessione di Creta e dei possedimenti cretesi, costituì un fattore

di sviluppo; il mondo miceneo era caratterizzato da una straordinaria omogeneità economica

e culturale. Alle grandiose tholoi del territorio, fanno ora eco massicce fortezze datate per la

maggior parte al Tardo Elladico IIIA o al Tardo Elladico IIIB, ovvero tra la seconda metà

2

del XIV secolo(1350 a.C) e la fine del XIII secolo (1200 a.C). Le cinte murarie delimitano

intere zone urbane di cui il palazzo nel punto più alto, segna il centro(posizione simbolo del

potere). Le superfici circoscritte sono a volte enormi, e non tutti i siti sono difesi allo stesso

modo. La perizia tecnica impiegata per costruire queste fortezze è assai considerevole:

gallerie, passaggi sotterranei,canali, acquedotti, strade pavimentate, ponti di pietra, mura

dette “ciclopiche” a causa delle smisurate dimensioni dei blocchi di pietra che le

compongono.

Sistema palaziale e organizzazione politica della società

Omero ci parla dei “re” che guidarono la spedizione di Troia e in particolare di uno di essei:

Agamennone, re di Micene, capo supremo dell'esercito acheo. Ma il quadro che emerge

dalle fonti archeologiche, se non contraddice espressamente il racconto omerico, neanche lo

supporta. Testi ittiti fanno spesso riferimento ad un re straniero Achiyawa, il cui nome

ricorda quello degli achei situati al di là del mare. Ci sono ben pochi elementi a favore di un

effettivo controllo sugli altri palazzi o abitazioni principesche da parte di un unico capo,

nonostante tutto, l'unità culturale e il fatto che Micene sembra fosse l'unica città a stabilire

relazioni con Cnosso e ad insediarsi a Creta .(Integrare con appunti)

sul continenti vie erano quattro grandi palazzi, che si distinguono per le loro eccezzionali

dimensioni, per il carattere “regale” della loro architettura (mégaron)) e per la desità

dell'abitato urbano circostante e delle campagne limitrofe, Micene, Tirinto, Pilo e Tebe. Ciò

non significa che altrove non ci fossero altri palazzi , ma questi sono quelli che si sono

conservati in condizioni migliori, e appaiono come elementi di spicco del panorama

miceneo. Potremmo ipotizzare che tutta l'Argolide centrale fosse nelle mani degli stssi capi,

i quali controllavano anche l' Argolide orientale, una parte della Laconia , anche le vie

d'accesso al nord: la regione di Corinto e dell'Istmo, dove non sembra sia esistito alcun

palazzo degno di questo nome. All'interno del Peloponneso solamente Pilo, in Messenia ,

poteva sostenere il confronto con i signori dell'Argolide. Sul continente vero e proprio, i

territori degli uni e degli altri si dispongono molto bene all'interno dei grandi confini

naturali: L' Attica, la Beozia, la Tessaglia,la Focide, tutte regioni dotate ciascuna di un

palazzo più o meno importante, con a capo Tebe. L'impressione che si ricava con tutto

l'insieme è quella di un difficile equilibrio. Quanto, all'esistenza di un unico re non esiste

alcuna prova concreta. La lingua delle tavolette fornisce preziose indicazioni sulla gerachia

sociale del mondo miceneo. Il Wanax sembra essere il re della regione e del palazzo, questi

non detiene un potere assoluto (Omero utilizzava i termini wanax e basuleus). I documenti

di Pilo soo i più precisi riguardo a questo aspetto. Vi si trova ad esempio un elenco dei

diveri dominii la cui estensione è specificata in ragione della quantità di grano fornita. Il

wanax possiede il temenos più vasto. Il lawagetas , conduce il popolo in armi, figura di

riguardi in ambito religioso, dotato al pari del re,di artigiani e schiavi personali. Dopo di lui

troviamo gli equetai, compagni, ufficiali, truppe scelte che comandano o possiedono gruppi

di schiave. I telestai si presentano come altri funzionari con carichi amministrativi. Essi

usufruiscono di consistenti proprietà terriere. Quanto, poi al qa-si-re-u il basileus omerico ,

esso sembra indicare, i capi delle diverse corporazioni, fabbri spratutto, personaggi di medio

livello. Un'amministrazione locale completa l'elenco delle autorità del palazzoo, sistuati

all'interno delle due province , “la provincia vicina” e “la provincia lontana”, amministrate

ognuna da un governatore o “perfetto” il ko-rete e il suo vice, il po-ro-ko-re-te. Infine le

tavolette accennano al damos, che possiamo tradurre con comunità, considerato dal punto di

vista giuridico, come una sola persona, non sappiamo quali potessero essere le prerogative e

in chi che cosa consistessero i loro doveri. Senza dubbio doveva assicurare la produzione

agricola, ma anche lavorare la lana, fa funzionare le piccole botteghe tessili e metallurgiche,

i forni di vasai. Il damos paga tasse e dispone a suo piacimento di certe terre. La sua

autonomia amministrativa sembra dunque notevole, anche se sottoposta alla tutela di un

funzionario nominato dal palazzo da-mo-ko-ro. Gli schiavi, le donne e i bambini

costituiscono il gradino più basso di questa società all'interno della quale figurano come

proprietà tanto dei tempi che dello stesso palazzo. Nel caso dei templi il termine do-e-ro ,

servitore del dio(dulos in greco), gruppi di donne prigioniere, provenienti da lontane regioni

della Grecia dove sono state acquistate come schiave; che lavoravano come operaie nelle

botteghe tessili. Possiamo concludere affermando che siamo dinnanzi a una società tanto

gerarchizzata tanto quanto ben strutturata sul piano burocratico.

Palazzi,città campagne: l'organizzazione della produzione

Cnosso e Pilo sono due centri, separati da un secolo e mezzo, la loro lontananza temporale

sembra inverosimile quando ci si rende conto della notevole unità economica-culturale che

li caratterizza; inoltre a suscitare stupore è il riscontro di una lingua, di una struttura e di

tecniche di scrittura molto simili, nonostante Pilo sembra essere uno stato più centralizzato

di Cnosso. Questa coesione, in un panorama politico composto di piccoli stati indipendenti,

non poteva essere raggiunta se non grazie ad intensi e frequenti contatti intrattenuti sin

dall'inizio dell'era micenea: non dei regni chiusi, ma una costante circolazione di uomini e di

idee, con spostamenti di artigiani, scambi matrimoniali, spedizioni mercantili, visite

inframezzate da doni reciproci e spedizioni punitive.

L'organizzazione della produzione agricola

Ancora una volta le tavolette sono in prima fila tra le fonti d'informazione sulla vita


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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in Beni culturali
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wiandante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Tempio Antonio.

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