Capitolo 1 - Libro uno
Tutte le società agricole (pre-industriali) sono caratterizzate da tre fattori:
- Alta scarsità delle risorse: le risorse, essendo legate alla terra che era coltivata con tecniche arretrate, crescono più lentamente rispetto alla popolazione, generando uno squilibrio.
- Grande disuguaglianza sociale: in queste società l’importanza sociale era legata al possesso della terra.
- Infine, la grande capacità di generare crescita.
Nel Medioevo esistevano tre tipi di società agricole: società tributarie (in cui la maggior parte delle persone era tenuta a pagare una tassa - in natura o denaro - alla classe dirigente); società schiaviste (nelle quale alcuni uomini e ciò che producono sono di proprietà di altre persone); società feudali (in cui i proprietari terrieri sfruttano i contadini per coltivare le proprie terre).
Il cambiamento dalle società agricole a quelle industriali
Per spiegare il cambiamento strutturale dalle società agricole a quelle industriali, spesso gli economisti fanno riferimento ai dati anagrafici delle due società. Una differenza evidente tra la società agricola e quella industriale è la demografia. Nelle società agricole sia il tasso di natalità (40-45%) sia quello di mortalità (30-35%) sono molto elevati; ciò significa che solo una piccola percentuale dei nati sopravviveva. La natalità dipendeva da due fattori: culturale (si pensi alla nuzialità= età a cui ci si sposava) ed economico (disponibilità di terre); la mortalità, invece, dipendeva da guerre, pestilenze, carestie e altri elementi catastrofici. Di conseguenza, la popolazione cresceva con un andamento a denti di sega: dopo un picco, una rapida crescita e via così.
Nella società industriale la popolazione inizia a crescere in modo sistematico e irreversibile. Questa crescita è dovuta a tre fattori:
- Lo sviluppo tecnologico consente di ottimizzare sia la produzione industriale sia quella agricola (in quest’ultimo caso, l’efficienza è tale da consentire di sfamare l’intera popolazione inglese ed esportare una parte della produzione agricola).
- L’ampliamento del mercato.
- Miglioramento dell’igiene (fuori dalle città) e della qualità della vita.
Il ciclo demografico moderno era caratterizzato da: bassi tassi di natalità e mortalità infantile, da un’elevata speranza di vita e un’elevata mortalità adulta.
Malthus
Malthus sosteneva che, dopo un certo livello (chiamato tetto malthusiano), il sistema economico collassa, perché la popolazione cresce più velocemente delle risorse: la prima utilizza una progressione geometrica e la seconda una progressione aritmetica. Per evitare il collasso, Malthus sosteneva la possibilità di adottare due modi per frenare la popolazione: uno preventivo (per esempio la riduzione della nuzialità) e l’altro compulsivo/involontario (carestie, guerre, pestilenze).
Caratteristiche dell’agricoltura tradizionale
La rendita dei terreni agricoli e in generale la produttività dell’attività svolta sono molto basse. Tutto ciò era dovuto a un impiego residuale di capitale, tecniche arretrate e grande disponibilità di lavoro che disincentivavano lo sviluppo di nuove tecnologie per migliorare l’efficienza. La caratteristica fondamentale della società agricola è l’indissolubile legame con la terra, fonte di: alimentazione, energia, attrezzi e beni di consumo. Di conseguenza, a partire da quello dei cereali si definisce il prezzo di tutte le altre merci.
Le società agricole europee, di regola, organizzavano la produzione secondo il modello Nord-europeo oppure quello mediterraneo. Nel primo caso, ogni cosa (compreso quanto-quando e cosa produrre) era decisa dalla comunità. Tutti i membri dovevano lavorare, ricevendo in cambio una parte della produzione agricola; le terre, infatti, erano organizzate in grandi campi aperti- “open fields” - anche usati per far pascolare il bestiame. Nel secondo caso, la terra coltivata era sfruttata in forma individuale da ciascun contadino. Boschi e prati potevano essere di proprietà congiunta dei contadini o del signore; in quest’ultimo caso i contadini dovevano pagare un’imposta.
Le due realtà agricole europee presentano anche dei tratti in comune:
- Isolamento.
- Il numero ridotto di abitanti.
- La dispersione degli insediamenti nel territorio.
- Lo scopo finale dell’economia era garantire la sussistenza e la riproduzione umana.
In Inghilterra
Dal momento in cui i contadini poterono avere fondi in concessione, nacquero delle piccole aziende e alcune famiglie contadine si arricchirono. La popolazione crebbe e così anche la domanda di beni agricoli che determinò un innalzamento dei prezzi. Tutto ciò spinse i proprietari terrieri a investire maggior lavoro per ottenere un surplus da vendere. Costoro fecero pressione sui sovrani che, a partire dal 1600, introdussero il diritto di proprietà. Questo nuovo sistema privilegia chi possiede le terre, non chi ne è sprovvisto. L’individualismo agricolo si affermò e il collettivismo decadde perché le terre comuni vennero recintate. Velocemente nacque un mercato in cui erano acquistate o vendute terre sia dai signori sia dai contadini; questo processo portò alla nascita di grandi latifondi.
La rivoluzione agricola/agraria
La rivoluzione agricola si è affermata in GB durante tutto il XVIII secolo ed ha riguardato sia un cambiamento agricolo sia agrario. Il primo dipende dall’introduzione di nuove tecnologie (aratro in metallo e seminatrice) e dalla riorganizzazione del lavoro che ha permesso di incrementare la resa dei terreni e, più in generale, la produttività dell’intera attività agricola. Dopo il secolo XVIII, infatti, l’agricoltura inglese fu capace di alimentare l’intera popolazione e di esportare una parte delle eccedenze agricole all’estero. Le innovazioni tecnologiche riguardarono prevalentemente l’impiego di ferro e furono possibili solo con elevati investimenti di capitali.
La riorganizzazione del lavoro si basa sull’introduzione del ciclo di Norfolk, il quale consisteva nel ripartire la terra in più parti dove alternare la coltivazione di differenti tipologie di cereali al pascolo del bestiame (che consentiva di rendere più fertile la terra). Si parla anche di cambiamento agrario perché gli open fields sono recintati, determinando il passaggio dal collettivismo all’individualismo. Questo nuovo processo segna la nascita del diritto di proprietà perché avvantaggia chi possiede la terra, non chi ne è sprovvisto. Inoltre, l’affermarsi del diritto di proprietà consente di ampliare lo scopo dell’economia: l’obiettivo non è più solo garantire il sostentamento e la riproduzione umana, ma anche ottenere un surplus dalla vendita delle eccedenze agricole.
Capitolo 2 - Primo libro
Rapporto città/campagna
Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, la vita nelle città cadde in disuso; essa ritornò solo dopo l’anno 1000, parallelamente all’affermarsi del feudalesimo. Per tutto il Medioevo, la città è stata strettamente legata alla campagna circostante almeno sotto due punti di vista: economico e demografico. Dal punto di vista demografico, la popolazione urbana dipendeva dal flusso di persone che giungeva dalla campagna; dal punto di vista economico, la città si alimentava con le derrate agricole e comprava le materie prime al contado per creare manufatti. Il punto d’incontro tra città e campagna era il mercato: si svolgeva nelle piazze ed era regolato dalla legge della città. Al mercato partecipavano tutti: contadini, artigiani, signori e mercanti. Per queste ragioni, spesso nuove città sorgevano nei punti di raccordo tra aree economicamente importanti. Mentre il sostentamento della città dipendeva dall’afflusso di eccedenze provenienti dalla campagna, la crescita urbana dipendeva dalla partecipazione al commercio di lunga distanza. Da questo punto di vista, la crescita urbana stimolava la produzione manifatturiera a realizzare beni da introdurre nel commercio a lunga distanza.
Il commercio a lunga distanza
Fino al XI secolo d.C., il commercio a lunga distanza era praticato da pochi mercanti e riguardava la beni di lusso. Questo tipo di commercio era raro e dominato dall’offerta perché i mercanti non percorrevano sempre le stesse tratte e fra una spedizione e l’altra poteva trascorrere molto tempo. Esso metteva in contatto l’Europa con i mondi Bizantino e Mussulmano dal quale provenivano spezie, tessuti e profumi che l’Europa pagava con metalli, schiavi e pellicce.
Il commercio tradizionale
Il commercio tradizionale era lento, pericolo e costoso. Via terra il commercio: era lento a causa della mancanza di strade e ponti percorribili; era pericoloso a causa di fattori naturali (tempeste, fango, ecc..) e fattori umani (brigantaggio); era costoso a causa dei due elementi precedenti e per le spese giustificabili (dazi, noleggio barche, pedaggi). Anche via mare si incontravano molte difficoltà (tempeste, pirati, assenza di vento per intere stagioni) ma questo tipo di commercio aveva il vantaggio di poter trasportare merci di grande volume. Il problema della lentezza fu risolto con il miglioramento delle infrastrutture e alcune invenzioni come la bussola, il timone di poppa; il pericolo fu ridotto dall’introduzione di carovane armate e di navi militari che scortavano i commercianti.
Nell’età moderna (dal XV secolo in poi) si afferma l’uso della moneta la quale aveva un valore intrinseco e non nominale come accade oggigiorno. Le monete europee sono le prime a essere fatte d’oro e per questo il loro valore era superiore rispetto al resto del mondo. Si pensi ai fiorini d’oro e ai ducati di Firenze che, per buona parte del Medioevo, furono la moneta di riferimento dell’Europa, esattamente come il dollaro americano oggi oppure la sterlina inglese per tutto il XIX secolo e buona parte del XX.
- La circolazione di monete d’oro e argento era molto rischiosa e quindi fu introdotta la carta moneta, il cui valore dipendeva dalle riserve auree di un certo paese e dal suo utilizzo nei commerci.
- Per regolare l’attività commerciale fu necessario introdurre due istituzioni: i mercati e le fiere. Entrambi erano punti d’incontro prestabiliti tra venditori e compratori, offerta e domanda, che rendevano meno incerto il mercato a lunga distanza. La volontà di regolare l’attività economica è da riferirsi al tentativo di mantenere il potere politico sopra quello economico. Per esempio: la prima regola a essere introdotta è stata l’innalzamento della bandiera che simboleggiava l’inizio delle trattative nelle piazze. Nel mercato potevano essere scambiate merci ma anche crediti.
- Lo sviluppo dei commerci e la necessità di sicurezza incentivò la nascita di piccole banche private che cambiavano monete. In un secondo momento, le banche assunsero anche la funzione di deposito e poi, grazie all’elevata liquidità, il credito. Il prestito introduce un vero e proprio rapporto obbligatorio perché, chi riceve il denaro, deve restituire la somma ottenuta più un interesse che giustifichi lo sforzo della banca. Tutto ciò introduce i titoli di credito come le cambiali tratte. Nella cambiale TRATTA operano tre soggetti: l’autore del titolo (traente), un suo debitore (trattario) ed un terzo beneficiario o il primo possessore della cambiale. Questo tipo di cambiale implica che il traente (chi emette la cambiale) ordina al trattario (il suo debitore) di pagare una determinata somma di denaro al beneficiario o al primo possessore entro un termine prestabilito. L’elevato numero di banche di emissione era un fattore che contrastava l’unificazione degli stati. Il primo paese che creò una banca centrale fu l’Inghilterra, anche per questa ragione la sterlina divenne la moneta più importante e potente d’Europa.
- La necessità di liquidità spinge molti commercianti, poi anche lo stato, a chiedere capitale anonimo al mercato. Questo fattore fu determinante per la nascita della borsa presso la piazza di ANVERSA nel 1531. Per borsa intendiamo un mercato di crediti e debiti, dove sono negoziati contratti che riguardano beni e servizi. Questo mercato è caratterizzato dalla presenza dei titoli di borsa: azioni (quote di capitale sociale) e obbligazioni (titoli di debito) che erano emesse dalle società e lo stato.
- Lo sviluppo della borsa è parallelo a quello delle società anonime (società di capitali). Si trattava di enti a struttura associativa che consentivano di ripartire il rischio dell’attività economica tra i suoi partecipanti. Le associazioni, infatti, nascono per ridurre i rischi dell’attività commerciale e aumentare le garanzie. Le prime forme di associazioni furono le società anonime (società di capitali), poi vennero le società di persone.
- Nella società pre-industriale la produzione viveva in sistemi chiusi ed era di due tipologie: a) rurale; b) urbana. Dal punto di vista della domanda, i due tipi di produzione sono molto diversi. Nel caso rurale, le limitate disponibilità economiche dei contadini facevano sì che la domanda fosse bassa e che nel mercato circolassero solo beni di poco valore; nel caso urbano, invece, la domanda era nettamente superiore rispetto all’offerta, la quale riguardava beni di lusso provenienti dal commercio a lunga distanza. Sempre nell’antico regime, il settore più importante era quello tessile. Dal punto di vista della capacità produttiva, ciò che conta è la capacità dell’artigiano di trasmettere valore al prodotto mediante le proprie mani. In questa società non esistono l’idea di tecnologia, impiego di capitale e di efficienza. La materia prima più usata nella produzione rurale era la lana; in quell’urbana era la seta. Un altro settore di grande importanza era quello dei metalli preziosi e del ferro che, da metà ‘400, si perfezionò moltissimo. Il miglioramento del ferro ha sostenuto molto l’industria bellica e, conseguentemente, la forza militare dell’Europa (in particolare quella inglese). L’energia utilizzata per la produzione dipendeva dalle fonti naturali come: l’acqua corrente e il vento che erano sfruttate mediante mulini ad acqua/vento e vele. Inoltre, una materia prima molto usata era il carbone vegetale. Tra le attività economiche di maggiore importanza nella società pre-industriale: a) la costruzione di edifici=manifestazione di ricchezza e fonte di lavoro per molti soggetti; b) i cantieri; c) la stampa= mezzo di trasmissione della conoscenza e tecnologia.
- Organizzazione del lavoro. Nella società pre-industriale il lavoro era organizzato secondo il sistema di bottega che si basava sull’autorità del maestro. L’occupazione era bassa ma la specializzazione elevatissima. Spesso il lavoro, così come la società, era organizzato in corporazioni, ossia associazioni di categoria cui appartenevano solamente i maestri del mestiere. Le prime esperienze mutualistiche si verificarono nelle corporazioni, le quali avevano tre scopi: 1) impedire la nascita di nuove botteghe, limitando la diffusione delle conoscenze e competenze necessarie per svolgere il lavoro; 2) controllare l’attività svolta; 3) rappresentare il mestiere di riferimento in municipio.
La figura del mercante imprenditore
Un passo decisivo verso la società industriale è stato l’affermarsi della fabbrica diffusa a discapito del sistema di bottega. Il sistema della fabbrica diffusa si sviluppò nei primi anni del 1700 su iniziativa dei mercanti imprenditori, i quali riuscirono a creare una rete di produzione caratterizzata da un’elevata divisione del lavoro. Questo nuovo sistema di produzione consisteva nel commissionare lavoro a tanti piccoli centri contadini per poi comprarlo e rivenderlo in città. Tutto ciò determinò un nuovo flusso tra campagna e città (in precedenza erano gli artigiani urbani a comprare le materie prime dal contado).
Il mercante imprenditore poteva adottare due modalità di produzione:
- In un primo momento, il mercante commissiona un lavoro ai contadini garantendo l’acquisto a prodotto finito, senza però fornire le condizioni di produzione.
- In un secondo momento, il mercante fornisce al contadino le materie prime (seta-lana-cotone), i mezzi di produzione (telaio) e acquista la merce a un prezzo minore rispetto alla modalità precedente.
Il sistema della fabbrica diffusa ha sia pregi sia difetti.
Pregi:
- Bassi costi variabili;
- Sistema flessibile;
- Circolazione della moneta nelle campagne;
- Integrazione del mercato urbano con quello rurale.
Difetti:
- Basso controllo dell’attività svolta → i contadini spesso vendevano i prodotti finiti o le materie prime (fornite dal mercante imprenditore) al miglior offerente;
- La qualità del prodotto era spesso bassa perché i contadini non erano specializzati in quel settore → c’è bassa specializzazione;
- I tempi di consegna erano spesso irregolari perché i contadini dedicavano la maggior parte del proprio tempo alla terra.
Pian piano il mercante diventa sempre più imprenditore perché decide di centralizzare la produzione in un unico luogo: la fabbrica, al fine di ridurre i tempi e costi di produzione e avere maggior controllo dell’attività svolta; tuttavia, prima di questo evento, si formarono delle aree, dove i contadini dedicavano la maggior parte del proprio tempo alla produzione manifatturiera (si pensi alla città di Como per il settore tessile).
Confronti
Il sistema della fabbrica diffusa molto diverso da quello di bottega, perché: il primo si svolgeva nelle campagne ed era caratterizzato da un’...
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