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Storia della regia

Introduzione al lavoro di Stanislavskij

Libro consigliato: Il lavoro dell'attore sul personaggio – Stanislavskij. Testo scritto per scoprire le leggi che sono alla base della recitazione, con lo scopo di fissarle per impedire la routine e la superficialità. Il primo spettacolo in cui inizia a sperimentare il “sistema” è L'ispettore generale del 1908, ma il successo arriva nel 1909 con lo spettacolo Un mese in campagna.

Il libro non è stato pubblicato da lui a causa della sua morte; ne erano rimasti diversi schizzi confusi, e può essere considerato il secondo volume del sistema, il seguito del Lavoro dell'attore su se stesso. Ci lavorò per più di vent'anni. Il libro è scritto sotto forma di diario di un immaginario attore, Kostantin Nasvanov, che frequenta la scuola di teatro del regista Arkadij Nicolaevic Torcov, dove egli apprende, durante i due anni di corso, le varie fasi del metodo.

Struttura del libro

Il libro si divide in due parti; nella prima parte spiega il metodo per attuare i sentimenti e nella seconda il metodo per creare i personaggi. L'opposizione di alcuni collaboratori al suo lavoro lo porta a creare uno Studio, dove sperimentare liberamente, senza obbligo di spettacoli.

Prima parte: Metodo per attuare i sentimenti

  • Conoscenza
  • Reviviscenza
  • Personificazione (manca l'ultimo paragrafo della comunicazione perché non venne mai elaborato)

Le fasi del lavoro sono rigidamente strutturate in una prospettiva psicologica.

  1. Prima lettura: momento cruciale, delicato, richiede concentrazione ed isolamento.
  2. Analisi: divisa in speculativa (guidata dall'intelletto) e conoscitiva (basata sul sentimento). La seconda è usata dall'attore.
  3. Immaginazione dell'attore.
  4. Sentimento dell'attore: l'attore cessa di essere solo spettatore dell'ambiente creato, deve entrare lui stesso nelle circostanze date, deve realizzare l'IO SONO: il coinvolgimento in prima persona nella dinamica del testo. Fantasia e sentimento si intrecciano.
  5. Fase della reviviscenza: desiderio di agire nei panni del personaggio. Rivivere i propri sentimenti seguendo il limite imposto dal proprio bagaglio psicologico ed emotivo, che deve arricchire.

La reviviscenza è stimolata dai compiti, difficili da definire, che devono essere individuati con cautela e variano da attore a attore, da personaggio a personaggio. Dei compiti viene tracciata una partitura: il testo viene diviso in sezioni, all'interno si definiscono i compiti, semplici e poi complessi, fino a raggiungere il supercompito: nucleo centrale del personaggio. I compiti sono caratterizzati dall'azione trasversale che è il legame profondo tra i molti compiti.

  1. Personificazione: come passare dall'io sono dell'attore, al personaggio. Attuazione attraverso la via psicologica o comportandosi nella quotidianità con le stesse reazioni del personaggio.
  2. Problema del testo: all'inizio l'attore non sa usare il testo dell'autore, meglio iniziare da uno proprio. L'improvvisazione aiuta a avere un contatto vivo con la parola. Superata la fase dell'improvvisazione, il regista suggerisce qualche frase del testo. Poi inizia la fase del tatatirovanie: l'attore pronuncia il testo non usando parole ma intonazioni che aiutano a correggere forme di declamazione retorica.

Lavoro sull'Otello

Nel lavoro sull'Otello non c'è più un lavoro a tavolino, ma si parte dall'improvvisazione, che rimanda agli esercizi senza oggetti che dovrebbero insegnare all'allievo l'attenzione e il controllo sul gesto, impedendone la meccanicità.

Il lavoro sul personaggio: Che disgrazia l’ingegno

Griboedov 1916-1920. Prima parte che comprende tre sezioni: conoscenza, reviviscenza, personificazione (c'è anche una quarta: forza comunicativa).

La conoscenza è un periodo preparatorio che ha inizio con il primo approccio al ruolo e con la lettura del testo. Comprende alcuni consigli per la prima lettura del testo per attori e registi. Importanti le prime impressioni: sono necessarie una disposizione d'animo favorevole, una sensibilità appropriata e concentrazione. Gli attori vengono messi in guardia contro i pregiudizi di ogni tipo.

  • L'attore durante il primo approccio deve preservarsi dalle influenze estranee, dal pensiero altrui, da tutto ciò che può rovinare le impressioni nuove, l'immaginazione.
  • Approfondisca i ruoli dei colleghi per chiarire le condizioni interiori ed esteriori, le circostanze di vita.
  • Trovare un punto di partenza per osservare il dramma.
  • Il regista deve evitare, durante la lettura, di imporre la propria visione del personaggio e delle immagini dell'opera.
  • Deve suggerire all'attore il punto di partenza dal quale è partito il drammaturgo.

Servono più letture per una conoscenza più approfondita dell'opera.

L'analisi

Secondo momento del periodo preparatorio: consente l'apprendimento del tutto con la conoscenza delle singole parti. Il risultato dell'analisi artistica è il sentimento. È questo a creare e non l'intelletto, e a lui competono il ruolo principale e l'iniziativa. La creazione è intuitiva, dettata dalle impressioni nuove sorte dopo la prima lettura. Bisogna continuare con lo studio dell'opera dell'autore, la ricerca di materiale spirituale racchiuso nell'opera o nel personaggio e la ricerca del materiale che si trova nell'attore stesso: ricordi vivi.

Scopo dell'analisi è apprendere e preparare le circostanze date dell'opera e del personaggio per poi passare alla verosimiglianza dei sentimenti. L'entusiasmo creativo e il trasporto sono i migliori stimoli del sentimento creativo, sollecitano l'intuizione. Quanto più accurata e profonda sarà l'analisi dell'intelletto, tante più speranze ci saranno di trovare stimoli per l'estasi creativa del sentimento.

Durante l'analisi il testo va diviso in sezioni per scrutare l'opera nel suo profondo. Si parte da circostanze estranee immaginarie per giungere a un sentimento personale vivo e reale. L'attore deve percepire il rapporto tra il suo mondo interiore e quello del personaggio per creare un'interpretazione autentica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bertolo.arianna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della regia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Longhi Claudio.
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