1-‐VALORI MUSICALI
• Uno spot televisivo
Si può pensare alla pubblicità televisiva come a una sperimentazione di massa sul significato della musica. Questa è
utilizzabile per trasmettere significati per i quali ci vorrebbero troppe parole o per i quali le parole non risulterebbero
convincenti. Bisogna pur dire però che la musica e le sue associazioni cambiano da luogo in luogo, perciò funziona
come simbolo di identità nazionale o regionale. Negli anni 60 essa ha svolto un ruolo fondamentale per il youth quake,
col quale i giovani cominciarono ad avere uno stile di vita e un sistema di valori contrapposti a quelli dei loro genitori,
creando tra i teenagers un legame di solidarietà ed escludendo le generazioni più anziane. Anche oggi utilizziamo la
musica per classificare chi è “in” o è “out”; per identificare la serie di sottoculture che formano la società urbana; per
decidere e manifestare alla gente chi si “vuole essere” e chi si “è”. Noi siamo abituati a credere che ci sia qualcosa che
corrisponde alla parola “Musica” ma utilizzandola facciamo riferimento ad una molteplicità di esperienze. In generale
c'è un'intrinseca gerarchia con cui consideriamo alcune di queste esperienze e attività più “musicali” di altre.
• Autenticità in musica
La discussione sulla distinzione della musica in naturale e artificiale viene da Rousseau che attaccava l'artificialità della
musica francese e lodava la naturalezza di quella italiana. Da questi presupposti nasce e si sviluppa la popular music,
che inoltre minimizza i debiti nei confronti della tradizione d'arte classica. L'idea di autenticità non si basa solamente
su questa contrapposizione, ma anche sulla commercializzazione del blues. Infatti le case discografiche capirono la
potenzialità del genere e negli anni 50 e 60 cominciarono a commercializzare musica nera suonata e rivista da bianchi.
Realizzando delle cover così non si dovevano pagare i diritti agli autori originali. Quando il movimento per i diritti dei
neri perse slancio nacque uno scandalo e l'idea delle cover divenne disonorevole. I critici della musica pop ignorano i
gruppi “look alike” che imitano, non sono originali, con un proprio stile. Gli artisti rock erano considerati gli originali,
chi creava e rivisitavano in chiave originale le canzoni e avevano un proprio stile, gli artisti pop erano burattini in mano
alle case discografiche. Le band erano dei veri e propri autori. Questa interpretazione però non tiene conto del fatto
che i rapporti tra band e case discografiche erano problematiche, ma comunque era un legame; e la distinzione tra
autore ed esecutore è flebile. La difficoltà di sostenere una contrapposizione tra “autentica” musica rock e
“inautentica” musica pop è significativa, perché dimostra che i critici hanno costruito deliberatamente questa
contrapposizione, non in base alle circostanze. Le case discografiche sono impegnate in una promozione d'immagine,
quindi gli esecutori sono promossi come star, proprio come nella musica pop, vendono la concezione interpretativa
dell’esecutore eccezionale e carismatico. Nella nostra cultura è quindi attivo un sistema di valori che antepone
l'innovazione alla tradizione, la creazione alla riproduzione, l'espressione personale alle abitudini correnti. In una
parola, la musica deve essere autentica, perché altrimenti sarebbe a malapena musica.
• Parole e Musica
Le parole sono efficaci poiché non si limitano a riflettere le cose come sono. Lavoriamo con le parole usandole per
cambiare le cose, per far essere le cose così come sono. Il linguaggio costruisce la realtà più che a limitarsi a rifletterla.
Ciò significa che i linguaggi musicali che usiamo aiutano a determinare che cosa la musica è, che significati
rappresentiamo con la musica e cosa la musica significhi per noi. Nel secolo precedente la Prima Guerra mondiale, la
musica era concepita come se fosse basata sulla produzione di composizioni destinate a essere eseguite e infine fruite
dal pubblico che le ascoltava. La cultura musicale era vista come un processo di creazione, distribuzione e consumo di
quelli che intorno all’inizio del XIX secolo cominciarono a essere definiti “lavori” musicali. Questo termine crea un
collegamento col mondo dell'economia e diede una forma permanente alla musica, perché mentre le esecuzioni di
lavori musicali hanno luogo in un tempo definito, il lavoro resta. In questo modo la musica diventa qualcosa che si può
stoccare o accumulare, una forma di ciò che potrebbe essere definito “capitale estetico” o “repertorio”. Il British
National Curriculum si basa su categorie simili che sono: comporre, eseguire e apprezzare. Usano il verbo per far
intendere che sono attività nelle quali lo studente si può impegnare durante il corso dei propri studi, fanno questo per
porre l'attenzione sul fatto che l'educazione musicale contemporanea pone più enfasi sul comporre che sullo studio e
l'apprezzamento dei lavori dei grandi compositori. Ma questa tassonomia finisce col perpetuare quelle stesse
distinzioni, per cancellare le quali era stata progettata. Si tratta di processi in ordine cronologico che inevitabilmente
finiranno per trasformarsi in una gerarchia di valori.
La nostra terminologia musicale di base incorpora un intreccio di presupposti collegati, cioè in primis che l’attività
musicale è riserva di caccia di specialisti qualificati, poi che l’innovazione è centrale nella cultura musicale, poi che il
ruolo chiave è quello dei compositori che creano la “materia prima”, poi che gli esecutori sono dei mediatori, infine
che gli ascoltatori sono consumatori e giocano un ruolo passivo nel processo culturale che è sostenuto proprio da loro.
Questi presupposti ci sembrano naturali, ma non lo sono, perché sono tutte costruzioni umane, prodotti della cultura
e variano quindi da epoca a epoca e da luogo a luogo.
2-‐RITORNO A BEETHOVEN
• Gioia attraverso la sofferenza
L’inizio del XIX secolo è il periodo in cui il modello capitalista di produzione, distribuzione e consumo si radica nella
società dell’Europa settentrionale e centrale (in particolare Parigi, Londra, Berlino e Vienna). In tutta Europa inoltre
era in corso un processo di urbanizzazione, con la popolazione che dalle campagne cercava lavoro nelle industrie,
mentre in città le classi medie (la borghesia) accrescevano il loro ruolo politico, economico e culturale. Lo sviluppo più
importante nelle arti fu la costruzione del soggettivismo borghese. Esse esploravano ed esaltavano il mondo interiore
delle emozioni e dei sentimenti. La musica si dedicò all’espressione personale, era molto efficace nel rappresentare le
emozioni e i sentimenti in maniera diretta e, infatti, occupò una posizione privilegiata nell’ambito del Romanticismo. Il
primo 800 fu l’epoca di Beethoven e Rossini, ma fu Beethoven a condizionare la riflessione sulla musica. Egli rifiutava
di avere un sicuro impiego con la musica, perché voleva scrivere la musica quando voleva e come voleva. Con la sua
musica disattendeva le aspettative convenzionali, perveniva a effetti eroici e a un’appassionata interiorità, veniva
percepita come se si stesse rivolgendo direttamente e individualmente a ciascun spettatore. La sordità di Beethoven
probabilmente aveva distorto la sua immaginazione musicale e forse compromesso il suo equilibrio mentale. Molti
fedelissimi cominciarono a voler capire la sua musica, e ne risultò l’ipotesi di trama o narrazione sottostante, e
vedevano nella Nona Sinfonia una lotta dell’autore per avere la meglio sulla sua disgrazia, mentre nell’Inno alla Gioia
la sua vittoria sulla propria sofferenza, la capacità della gioia di sconfiggere la sofferenza. La sordità è stata usata a
scopo interpretativo. Gioia attraverso la sofferenza è la parola d’ordine del culto di Beethoven, e fu portato a modello
di riferimento di autenticità.
• Dalla parte degli angeli
Il culto di Beethoven è il caposaldo della cultura della musica classica.
I rapporti di autorità che permeano la cultura musicale: La musica come merce assegna al compositore un ruolo
centrale in quanto creatore del prodotto di base. Il nostro modo di vedere la musica ci porta ad assegnare &nb
-
Riassunto esame Storia della Musica, prof. Senici, libro consigliato Musica: una breve introduzione, Cook
-
Riassunto Esame Musicologia e storia della musica, Prof Giuggioli, libro consigliato Musica, una breve introduzione…
-
Riassunto esame Storia della musica, prof. De Carlo, libro consigliato Breve storia dell'opera, Grout
-
Riassunto esame Storia della musica Greca, prof. Meriani - libro consigliato "De Musica", Plutarco