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Olimpo è stato colui che ha importato, ma il primo a suonare è stato Ignide che è un

o

musicista mitologico di Telene? e alcune fonti gli attribuiscono l’invenzione dell’aulos; il

secondo ad aver suonato è stato il figlio Marsia, di origine Tracia. Secondo una leggenda

avrebbe sfidato Apollo utilizzando l’aulòs gettato via da Atena. Olimpo è quindi discepolo di

Marsia e fece conoscere ai greci l’aulos di tradizione frigia e l’armonia lidia. Secondo

Aristosseno sarebbe l’inventore de genere enarmonico, e secondo altri sarebbe anche

l’inventore del ritmo prosodiaco e del baccheo.

Terpandro avrebbe imitato i versi di Orfeo e Orfeo non avrebbe imitato nessuno

o

perché prima di lui musicisti non ce n’erano, tranne i compositori di aulodie  doppia

contraddizione: – Perché si era parlato del musicista Anfione – E’ stato detto che la

citarodia viene prima dell’aulodia.

Orfeo è figlio di Eagro e della musa Calliope. Apprese l’arte della lira da Apollo e fu

o

il primo a praticare la citarodia. Su Orfeo vi sono molte leggende. La tradizione vuole che

le onde del mare abbiano partorito la sua testa mozzata e la sua cetra sulla spiaggia di

Lesbo, qui trovata da Terpandro.

Quindi chi è il primo citaroda? Anfione o Orfeo? È una contraddizione.

Le contraddizioni continuano perché Alessandro in questo momento dice, come

o

aveva detto Glauco, che Terpandro e Clona sono precedenti di Archiloco che è del VII sec.

Non reggerebbe più il discorso se pensassimo che Terpandro e Clona vengano prima del

VII sec.

Un’alta contraddizione sta nel fatto che alcuni storici sostengono che fu Ardalo di

o

Trezene a catalogare i nòmoi aulodici prima di Clona.

Risponde alla seconda domanda: le innovazioni nel tempo.

 Fino all’età di Frinide, la citarodia manteneva una certa semplicità e non era

o

possibile alterare i melodi, i ritmi, le accordature perché il nòmos era una legge impossibile

da trasgredire

[Frinide nasce nel 475 a Mitilene, iniziò come auleta per poi diventare citaroda. Fu maestro

di Timoteo ed è da considerare uno dei principali responsabili del cambiamento della

musica in età classica.]

Così come anticamente erano fissati i numeri, era fissata anche la forma della

o

cetra. Fissata al tempo di Cepione [figura inventata], allievo di Terpandro. La cetra fu

chiamata asiatica perché usata da citaredi di Lesbo, che abitavano vicino all’Asia.

[L’ultimo citaredo di Lesbo fu Periclito, con la sua morte ebbe fine la tradizione

o

citarodica. Anteriore ad Ipponatte.] [Ipponatte: fine VI sec., di Efeso. Poeta colto e raffinato

ma maledetto, mendicante di bassifondi. Compose satire e parodie ma anche giambi

autobiografici, ricchi di dettagli e particolari. Era rappresentante dell’aristocrazia anti-

tirannica. La sua era una poesia ricca di furti, aggressioni… basata su velenosi attacchi.]

Conclusione con improvvisa introduzione di un problema cronologico relativo ad

o

Ipponatte, appare piuttosto estranea al contesto precedente e fa supporre che l’autore

abbia omesso qualche passaggio della sua fonte.

7. I primi sei paragrafi si sono concentrati sui nomòi aulodici e citarodici, si parla dei

nòmoi auletici.

La questione riguarda: chi è l’autore del nòmos Policefalo?

o

L’Olimpo, discepolo di Marsia è una prima ipotesi. Cratete, allievo di Olimpo è la seconda.

Secondo Pratina (poeta lirico e drammatico del VI sec) sarebbe Olimpo il Giovane, cioè un

discendete di Olimpo, l’allievo di Marsia.

[Nomos auletico policefalo: detto tale perché dopo che Perseo tagliò la testa di Medusa,

Atena creò una musica per aulo solo che chiamò “nòmos dalle molte teste” perché il

lugubre gemito sgorgava dai terribili serpenti che ricoprivano le loro teste.

3 Chi è l’autore del nomos del carro? Il primo Olimpo o i Misi.

o

[Nomos del carro: ricorda il ciglio degli assi di un carro.]

8. Il nomos del fico? Era un nòmos auletico suonato mentre le vittime erano frustate a

sangue con fronde di fico. Secondo Ipponatte era eseguito con l’aulo da Mimnermo.

Le tonalità usate al tempo di Polimnesto e di Sacada: – tonalità dorica – tonalità

o

frigia – tonalità lidia

[Sacada: VI sec, Argo. Compose canti ed elegie su accompagnamento musicale. Vinse i

giochi pitici e fece parte della scuola musicale Spartana. Autore di nòmoi.

9. Polimnesto compose nòmoi aulodici e introdusse i versi nel nòmos Orthios.

Taleta si discute se abbia composto peani. Glauco lo ritiene vissuto dopo Archiloco e che

lo abbia imitato nelle melodie, in realtà non era così. Probabilmente fu Taleta ad ispirarsi

alla musica per aulo di Olimpo.

Senocrito si discute se abbia composto peani e si dice che Taleta venga prima di lui.

10. Aristosseno: metà del IV sec, Taranto. Principale teorico della musica greca. Scrisse

gli Elementa Harmonica e i Rhitmica. Iniziò la sua formazione con il pitagorico Senofilo per

poi andare ad Atene e studiare nel Liceo di Aristotele. Aristosseno dice che Olimpo sia

l’inventore de genere enarmonico, perché prima di questo genere esisteva solo il diatonico

e il cromatico. Questi tre generi si distinguono per l’uso degli intervalli utilizzati:

- Diatonico: ogni tetracordo era costituito da due toni interi e da un semitono.

- Cromatico: un tetracordo dove si succedevano al grave due semitoni consecutivi.

- Enarmonico: entrambe le corde mobili del tetracordo erano abbassate in modo da

formare al grave due intervalli consecutivi di ¼ di tono ciascuno, lasciando all’acuto un

unico intervallo di terza maggiore. Questo “abbassamento! Nella parte grave del

tetracordo era chiamato pyknòn. [Pyknòn: costituito da due intervalli la cui somma di un

tono nel cromatico e di un semitono nell’enarmonico era inferiore all’intervallo che restava

per completare la quarta.]

I Greci iniziano a scrivere le note su una linea orizzontale: rappresentazione di suoni come

punti sulla linea.

La distanza tra due punti è detta intervallo. La linea è detta diàgramma e l’unità di misura è

detta diesis, che significa un passaggio, molto breve.

Tetracordo: 4 suoni a distanza di una quarta. I suoni esterni sono detti Hestotes cioè fissi.

I suoni in mezzo sono detti Chinumenon cioè mobili.

La divisione all’interno del tetracordo è detto Ghenè cioè genere e poteva essere di tre

tipi:

- Diatonico: due intervalli uguali, uno più grande e uno più piccolo.

- Cromatico: intervallo grande, due più piccoli.

- Enarmonico: intervallo molto grande, due piccoli.

4

Come fa queste invenzioni Aristosseno?

Prende a riferimento il diatonico e cambia la grandezza degli intervalli. In questo modo

vide che la scala, creata per analogia, risultava bella. Le sue prime composizioni

enarmoniche, sembravano più pentacorde perché manca una nota e soprattutto nel suo

primo repertorio il carattere dei 3 generi era indistinto.

Il pyknon del tetracordo centrale può essere solo enarmonico e cromatico. È una sezione

del tetracordo dove ci sono più suoni rispetto all’altra metà del tetracordo.

In sintesi Olimpo si muoveva nel diatonico, da una nete all’altra omettendo la lykanos.

12. Anche sui ritmi ci sono delle innovazioni. Terpandro fu il primo ad introdurre nella

musica uno stile nobile, seguito da Polimnesto, Taleta, Sacada, Alemane e Stesicoro.

Cresso, Timoteo e Filosseno si caratterizzarono per essere eccessivamente innovatori,

discostandosi da quella che era la semplicità antica.

13. Lisia conclude il suo discorso, sottolineando che si è occupato delle prime due

tematiche.

Finisce di parlare Lisia.

Inizia Soterico.

14. Parla Soterico, lodando Onesicrate per aver scelto un argomento tanto elevato ed

anche Lisia, evidenziando le memorie che questi ha avuto nel ricordare simili argomenti

anche se si è basato solo su testi scritti. Soterico sostiene che i benefici della musica li

abbia inventati Apollo, per cui non è vero che l’aulo sia invenzione di Marsia o di Olimpo

o di Ignide e che Apollo abbia inventato solo la cetra.

È il Dio Apollo ad aver inventato sia l’auletica che la citaredica e ne riporta una serie di

esempi:

– cori e sacrifici offertogli venivano fatti con l’aulo;

– a Delo c’è una statua del Dio dove in una mano tiene l’arco e nell’altra ci sono le grazie

che impugnano ciascuna: una lira, un doppio aulo e il flauto di Pan;

– anche il fanciullo che reca a Delfi è accompagnato da un auleta;

– nei tempi antichi i doni che venivano fatti al Dio erano portati con l’accompagnamento di

auli, flauti di pan e cetra. La musica è un’invenzione divina!

15. Inizia a trattare della degenerazione della musica: i contemporanei (di loro che

stanno parlando) hanno rigettato gli aspetti nobili della musica antica, virile ed ispirata agli

dei, preferendo quella dei teatri che è effemminata e seducente.

Platone biasima quest’ultimo genere nella “Repubblica”, rigettando soprattutto il

o

modo lidio perché è acuto ed adatto ad un lamento.

Aristosseno diche che il primo a suonare l’aulo in modo lirico è stato Olimpo, altri

o

dicono fosse stato Menalippide.

Pindaro dice che il modo lidio sia stato usato per la prima volta alle nozze di Niobe.

o

5 Altri dicono che il primo ad usare questa armonia fu Torebo, capostipite del popolo

o

etrusco.

16. Il modo missolidio viene considerato patetico e adatto alla tragedia. La sua

invenzione è attribuita a Saffo, altri esperti la attribuiscono a Pitoclide, fondatore di una

scuola di musica ad Atene. Alcuni studiosi, cercarono poi di modificarlo nella sua parte

grave. L’opposto del modo missolidio è il modo lidio abbassato, attribuito a Damone di

Atene.

17. Il Lidio appariva lamentoso, il Missolidio snervato. Ecco perché Platone li rigettava

entrambi preferendo il Dorico, perché adatto ai guerrieri e ai saggi e in grado di fortificare

l’anima di un saggio.

18. Gli antichi sebbene conoscessero i diversi modi, ne utilizzarono solo alcuni così come

Olimpo e Terpandro evitavano di usare molte nete e di ricorrere alla varietà: il motivo

dell’uso di sole tre corde e di poche note sta nel fatto che la semplicità rende quello stile

superiore a tutti gli altri.

19. Gli antichi per esempio si astenevano dalla trìte negli spondei, non perché non la

conoscevano (in realtà la usavano negli accompagnamenti) ma perché risultava un

carattere di nobile bellezza. Oppure si astenevano dall’impiegare il tetracordo grave nelle

arie doriche per onorarne il carattere.

20. Il genere cromatico è più antico dell’enarmonico in rapporto sia alla sua scoperta

che alla sua utilizzazione. I poeti traci non hanno mai usato il genere cromatico, non per

ignoranza ma per scelta.

21. Lo stesso si può dire per Tirteo di Mantinea, Andrea di Corinto, Trasillo di Fliunte (tutti

legati allo stile antico) che per scelta rinunciavano al genere cromatico. Telefane di

Megara, IV sec. fu un auleta legato allo stile antico, tanto da opporsi all’introduzione di un

nuovo foro nell’aulòs. Non si può accusare di ignoranza chi non si serve di determinate

tecniche ma si dovrebbero accusare molti moderni. Sono motivazioni, quelle dei moderni

piuttosto banali. Gli antichi se rifiutavano un genere o uno stile lo facevano solo per

scelta. Gli antichi amavano il ritmo, mentre i moderni hanno a cura la melodia.

22. Platone, rigetta le altre forme musicali ma perché le giudicava sconvenienti alla sua

concezione dello stato. Lo dice nella “Repubblica” dove c’è una parte dedicata alla musica,

parlando dell’educazione dei giovani. Platone mostra anche le sue competenze in campo

armonico, questo lo vediamo nel Timeo dove parla della creazione dell’anima in termini

matematici e musicali. Platone vuole dimostrare con principi musicali l’armonia dei quattro

elementi nell’anima del mondo e il perché della loro reciproca consonanza nella diversità,

è ricorso alla presenza di due medie dell’anima in ciascun intervallo, seguendo la

proporzione musicale.

23. L’armonia è qualcosa di meraviglioso e di grande: lo dice Aristotele, discepolo di

Platone. L’armonia per natura è una potenza quadripartita contenete due medie (aritmetica

ed armonica) e le sue parti, le grandezze e le differenze appaiono determinate secondo

rapporti numerici e di equivalenza, dato che le melodie sono disposte ritmicamente in due

tetracordi. Insomma l’armonia e la melodia sono in consonanza secondo un rapporto

numerico. In base a questi numeri risultano formati i principali intervalli. Aristotele dimostra

anche le parti dell’armonia hanno dei valori proporzionali secondo i quali le 4 note

superano e sono superate, in base alle loro stesse frazioni.

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hoengrey

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hoengrey di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Meriani Angela.

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