Fotografia e il principio della camera oscura
Venerdì 14 marzo 2014
La camera oscura
La camera oscura è il principio ottico di base che permette il funzionamento del moderno apparecchio fotografico. "Se in una stanza immersa nell'oscurità si pratica un foro su una parete, i raggi luminosi prodotti dal sole entreranno proiettando sulla parete opposta l'immagine capovolta di ciò che si trova all'esterno della stanza". Questo principio veniva usato da Aristotele, Da Vinci e dai pittori fino al 700, per ottenere una visione della realtà più precisa e razionale, secondo una prospettiva lineare, concetto individuato già nel 400 da Brunelleschi e teorizzato da Alberti nei suoi lavori, che aveva utilizzato la camera per lo studio delle sue opere.
La fotografia come arte
Per questo motivo, inizialmente la fotografia era in sudditanza nei confronti della pittura (solo primo periodo '800) poiché vista ancora come un aiuto per la realizzazione del quadro, bene difficile da realizzare, mentre la fotografia, automatica, era di una estrema facilità d'esecuzione. Baudelaire, nel salon parigino del 59, la demonizza infatti come scappatoia per artisti mancati e compromessi dall'industria che allontana dall'essere artista. In questo contesto, dove la fotografia è intesa come immagine e evoluzione del quadro, si inseriscono fotografi come Emerson, che riproduce l'effettiva visione dell'occhio umano attraverso una sua tecnica di sfocatura, e Demachy, fondatore del Photo-Club di Parigi, che realizzava immagini fotografiche in cui i raffinati profili femminili immortalati avevano una consistenza e una colorazione tali da farli apparire più simili a disegni che a fotografie (gomma bicromata).
Autonomia della fotografia
Dal '900 invece, la fotografia si renderà sempre più autonoma dall'idea del quadro e sarà sempre più legata alla dimensione concettuale ovvero sulla sua potenza evocativa, che si traduce in concetti come foto come doppio della realtà, l'idea di trasmettere una presenza che è ormai assente, il potere di mantenimento nel tempo, e il potere evocativo che ha nella memoria.
Evoluzione tecnica
Mancava il supporto per fissare l'immagine prodotta dalla luce. Niepce riesce per primo a fissare l'immagine prodotta dalla camera oscura attraverso eliografie, fotoincisioni, cioè immagini ottenute per incisione. Tra il 1826-27 ottiene con "Veduta da una finestra dalla casa di Gras" la prima immagine fotografica della storia. Niepce introduce concettualmente l'idea dello sguardo fotografico sul mondo, comprendendo in sé l'idea della scelta tra diversi punti d'osservazione detti points de vue.
Dagherrotipia
Daguerre, esperto di scenografie teatrali e proprietario di un diorama, nel 1835 scopre la fotosensibilità dello ioduro d'argento. Poté individuare sulla lastra di rame argentato un'immagine che poteva essere rivelata se sottoposta ai vapori di mercurio e brevetta la tecnica con il nome di dagherrotipia. Il primo esempio di questa tecnica lo abbiamo con "Natura morta" del 1837. Il 7 gennaio 1839, il fisico Arago annuncia al mondo la nascita ufficiale della fotografia e il 19 agosto spiega la funzionalità del dagherrotipo. Realizza la prima foto di una figura umana ("Boulevard du temple", 1839).
Massificazione della fotografia
Negli anni successivi vedremo scomparire la copia unica, grazie a tecniche di massificazione della fotografia, tecniche che permisero la serializzazione della traccia di realtà.
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