Durante tutto l’800 si assiste al dibattito tra pittura e fotografia, in cui
la fotografia non è considerata arte per la sua antiautorialità, la sua
impronta di realtà ed il suo legame con l’industria. Durante il secolo, i
fotografi ricorreranno ai valori del modello quadro, modificando in post-
produzione i loro lavori con vari aspetti extrapittorici.
1839 – NASCITA DELLA FOTOGRAFIA: Dal Novecento, viene rivoluzionato
profondamente il concetto di arte, opera ed artista: si può considerare arte
anche ciò che non è composto di valori formali, ma anche puramente
concettuali, anche qualcosa di meccanico ed oggettivo come la fotografia.
Valori della Fotografia: SOSTITUZIONE, PROVA, MEMORIA.
Il fenomeno tipico dell’età contemporanea è costituito dal formarsi di gruppi
e movimenti di artisti che polemizzano sulla tradizione e sulla situazione
attuale, proponendo un rinnovamento di linguaggi e tecniche che coinvolgano
la società: sfruttano il fattore comunicazione, facendo largo uso di scritti,
manifesti, per spiegare le loro idee alla società.
Fra il ‘900 e la seconda guerra mondiale: AVANGUARDIE STORICHE
Anni ‘60-’70:NEO AVANGUARDIE.
FUTURISMO: Nasce il 20 Febbraio 1909, con la pubblicazione su “Le Figaro” del
primo manifesto ad opera di Filippo Tommaso Marinetti.
La filosofia futurista si basa sull’idea che le tecnologie sono le prime
responsabili dei comportamenti umani e di tutto l’assetto sociale. L’uomo ha
bisogno di nuovi stimoli che ricerca nella tecnologia, nel movimento,
nell’esaltazione della macchina.
Per i futuristi, la sola dimensione autentica della realtà è il futuro perchè
plasmabile ed incessante creazione. La prima caratteristica che un’opera
d’arte deve avere è esprimere sensazioni, avere un linguaggio proprio che
esprima movimento (la fotografia non aveva queste caratteristiche)
FOTODINAMISMO DEI FRATELLI BRAGAGLIA: Arturo e Carlo Ludovico Bragaglia, sono
i primi a catturare il movimento in fotografia, tramite immagini poco nitide
che danno l’impressione di essere spiritiche. Anton Giulio, teorizza il
lavoro dei due fratelli, prendendo spunto dalla corrente del Futurismo e
chiamando la sua pubblicazione del 1912-1913 FOTODINAMISMO FUTURISTA. Egli:
per lusingare i colleghi futuristi, afferma che i fratelli sono
fotografi per passione;
Critica la fotografia tradizionale da un lato perchè troppo
realistica,paragonandola ai quadri impressionisti , dall’altra perchè
troppo poco realistica per cogliere il movimento (“ uccide i gesti vivi contraendoli e
immobilizzando uno dei cento mila loro fuggevoli stati”).
Afferma che il fotodinamismo è nato per rispondere ad un clima
culturale che richiedeva un’arte capace di coglier le novità suggerite
dalla tecnologia novecentesca.
Descrive infine il fotodinamismo come tecnica che stravolge le
tradizionali possibilità del mezzo fotografico per registrare una
qualità nascosta e sfuggente del reale: il movimento. In questo modo “la
fotodinamica compie opera trascendente la condizione umana, così da divenire una fotografia trascendentale del
e quindi Bragaglia introduce un’ambigua opposizione,alla base
movimento”,
di tutta l’operazione fotodinamista, in bilico tra identità estetica
(nella sua qualità di trascendere la condizione umana) e identità
scientifica (nella sua capacità di registrare il movimento
trascendentale).
Anton Giulio Bragaglia
Riassunti – Fotografia e Pittura nel Novecento (e Oltre) – C. Marra Pagina 1
Giovane che si dondola, 1912 Lo schiaffo, 1912
I Futuristi non accettano le tesi del Bragaglia e continuano a sostenere che
la fotografia non è arte, ma solo un lavoro meccanico e tecnologico.Umberto
Boccioni, leader dei pittori futuristi, in uno scritto, critica aspramente il
fotodinamismo.
“ ”,
Il pittore non si deve limitare a ciò che vede nel riquadro della finestra come farebbe un semplice fotografo
• criticando la visione monoculare e fissa della fotografia;
“ Una benchè lontana parentela con la fotografia l’abbiamo sempre respinta con disgusto e disprezzo perchè fuori
• rispondendo a chi paragonò i
dall’arte: la fotografia riproduce ed imita oggettivamente”,
pittori futuristi a dei “fotografi, cinematografi”. Si preoccupa subito
di chiarire la posizione nei confronti della fotografia, ma non del
cinema. Questo perchè:
- il cinema non è mai stato visto come concorrente rispetto al quadro,
ma semmai al teatro.
- Nel Manifesto della Cinematografia del 1916, vi è una netta
distinzione tra i due mezzi: “Il cinematografo deve compiere anzitutto l’evoluzione dalla pittura:
concetto rafforzato anche dalle parole di
distaccarsi dalla realtà, dalla fotografia”,
Jurij Tynjanov “ Il cinema è nato dalla fotografia. Il cordone ombelicale che li univa è stato tagliato nel
La mancanza di movimento e
momento in cui il cinema si è trasformato in arte”.
l’impossibilità di manipolazione del dato reale penalizza la fotografia
rispetto al cinema
- I Futuristi temono il potenziale rivoluzionario della fotografia.
- Il nome della fotografia (Barthes) ed il prodotto di essa si
riferisce al passato.
In una lettera a Giuseppe Sprovieri, direttore della galleria romana in via
del Tritone, Boccioni tenta di dissuaderlo dal prestare attenzione al
Fotodinamismo per una eventuale mostra collettiva del Futurismo. Circa un
mese dopo, Boccioni, Balla, Carrà, Russolo e Severini apparirà un avviso su
Lacerba di scomunica del fotodinamismo per un’incompatibilità tra fotografia
e pittura: nel testo si legge un elogio ai lavori del Bragaglia, purchè
restino confinati nel mondo della fotografia e non pretendano di espandersi
in quello dell’arte. Il rifiuto si basa soprattutto sul fatto che la
fotografia, come dice Argan, “mette (fondato sull’oggetto
in crisi il sistema delle arti
quadro) che il Futurismo aveva ormai accettato e convalidato, sostituendolo con la registrazione di un’esperienza alla
I lavori dei Bragaglia troveranno riconoscimento
consistenza oggettuale dell’opera d’arte”.
con il Dadaismo.
Nel 1930, Guglielmo Sansoni, detto Tato, pubblica il Manifesto della
Fotografia Futurista.
La fotografia del secondo Futurismo consiste in un ritorno all’ordine, in una
fotografia perfettamente riallineata alla logica del quadro. Tato scrive di
voler segnare una distinzione tra fotografia e quadro ma egli intende un
particolare tipo di quadro, ovvero quello mimetico, già rifiutato dai
futuristi, e non il quadro come modello estetico.
Ballerina, 1930 Pastore e Somarello,1930
Giovanni Lista etichetta come FOTOGRAFIA EMBLEMATICA, una produzione
fotografica futurista che coinvolge artisti che pongono se stessi davanti
all’obbiettivo e realizzano performance che anticipano le esperienze
concettuali della body art degli anni ‘60.
Con il termine emblematica, Lista intende il suo aspetto di mera
documentazione di gesta di artisti ( che portò una sottovalutazione del
lavoro di questi artisti e portò Lista a cambiare opinione, coniando il
Riassunti – Fotografia e Pittura nel Novecento (e Oltre) – C. Marra Pagina 2
termine foto-performance); la giusta interpretazione dovrebbe essere invece
quella che sottolinea il valore della correlazione tra fotografia ed evento:
la fotografia non esisterebbe se non vi fosse la performance e della
performance non si avrebbe il ricordo se non fosse per la fotografia. Il
mezzo fotografico si pone dunque come strumento di supporto per lo sviluppo
di un’arte basata sull’azione ed il comportamento.
Tra i maggiori esponenti:
Thayat ( Ernesto Michahellas), che lavora sull’identità di genere e la
• sua omosessualità;
Giacomo Balla, che si ritrae in una sequenza che lo mostra nell’atto di
• dipingere;
Fortunato Depero,interviene sui suoi lavoro anche con la scrittura,
• anticipando la Narrative Art. Con i suoi autoritratti riesce a dar corpo
ad alcuni apetti della poetica futurista:parte dall’espressività del
volto ( Riso Cinico e Smorfia, del 1915, Autoritratto con Pugno, in cui
dà espressione all’esaltazione della violenza, Autoritratto a Nascondino
ed Autoritratto su un albero all’Acqua Acetosa, del 1915-16, risultano
delle micro-performance).
Thayaht Atteggiamento Dandy, 1926 Atteggiamento Dandy a, 1926
Fortunato Depero
Autoritratto con pugno, 1915 Riso Cinico, 1915 Autoritratto su un albero
all’Acqua Acetosa, 1915
DADAISMO: E’ un movimento anarchico, nato a Zurigo, rifugio per gli artisti
di guerra, nel 1916 e diffuso tra il 1916-17 nelle grandi città di Berlino e
New York. Con questo movimento, il concetto di quadro viene messo in
discussione.
Arthur Caravan, anticipatore del movimento dadaista, nel 1914 scrisse: “com’è
(quotidiano)
vero che sono uno che si diverte, preferisco mille volte di più la fotografia alla pittura e lettura del Matin a
(opera letterara)”. Da questo parallelismo si evince che la
quella del del Racine
fotografia è estranea al sistema delle arti tradizionale e non è vista come
uno sviluppo della pittura, ma anzi le si contrappone ( Ribaltamento e
annullamento della questione ottocentesca: non esiste competizione tra i due
mezzi poiché concettualmente, non hanno nulla in comune).La fotografia
incarna il concetto dadaista di sostituire l’arte con la vita. L’emblema
dell’artista dadaista , che incarna le posizioni più radicali del movimento è
Marcel Duchamp. Sin dal trasferimento in America, inizia la sua ricerca tra
tecnologia ed arte, tra macchina e creatività estetica ( tematiche centrali
nel dadaismo, come attestano le parole di Haviland, collaboratore di
Stieglitz “Viviamo nell’età della macchina. L’uomo ha creato la macchina a sua immagine.. il fonografo è l’immagine
Riassunti – Fotografia e Pittura nel Novecento (e Oltre) – C. Marra Pagina 3
Per Duchamp e Picabia, la
della sua voce; la macchina fotografica è l’immagine del suo occhio”).
macchina è il metodo che condiziona il loro operato e la loro creatività, in
cui è il loro stesso sguardo a diventare oggettivo e meccanico (Es. Macinino
da caffè, 1912). Grazie al nuovo atteggiamento dadaista, c’è un riscatto
nella figura del fotografo,in quanto viene annullata l’accusa al loro operato
di essere troppo oggettivo e subordinato alla macchina per poter essere
ritenuto arte: la fotografia non è più costretta ad inseguire l’identità
della pittura perchè l’arte stessa ha cambiato i suoi parametri
identificativi.
Nel 1913 viene ideato il READY-MADE: dalle parole di Jean Clair “i ready-made hanno
eliminato la mano dal processo artistico. Essi non sono fatti. Sono scelti. Ed è in questo senso che ad un primo livello di analisi
I ready-made sono rivoluzionari per:
essi si avvicinano alla fotografia”.
il superamento della manualità come prova di artisticità;
– esibizione diretta della realtà senza manipolazione da parte
– dell’autore;
la convinzione che sia l’atto della scelta a fondare il principio
– dell’artisticità.
Sempre Jean Clair sottolinea come vengano ribaltati i principi di condanna
ottocenteschi: “la condanna di Baudelaire della fotografia avrebbe potuto, parola per parola, essere ripresa da coloro
Baudelaire nel
che si sono indignati che uno scolabottiglie o un orinatoio fossero presenti in un’esposizione d’arte”.
suo Il Pubblico Moderno e la Fotografia del 1859 presenta contro il mezzo
fotografico i seguenti punti:
1. La fotografia non è arte perchè troppo realistica;
2. la fotografia non è arte perchè non richiede abilità di realizzazione;
3. la fotografia non è arte perchè troppo contaminata dalla dimensione
commerciale.
Fotografia e Ready-Made propongono un’artisticità fondata su principi
analoghi: tra i punti di contatto anche il fatto che l’oggetto comune,
astratto dal suo naturale contesto e risistemato, si trasforma in oggetto
artistico, sia esso in forma concreta o su una lastra che lo raffigura.
Rosalind Krauss, nel suo Duchamp o il campo dell’immaginario,ragiona sui
legami tra fotografia e ready-made, insistendo sul concetto di INDICE, un
segno caratterizzato da un rapporto unico e necessario con l’oggetto a cui si
riferisce: così come l’esposizione di un oggetto in un museo evoca
immediatamente ciò che raffigura, l’immagine fotografica evoca la porzione di
realtà che rappresenta.Duchamp chiama l’atto di riproporre un oggetto in un
museo EFFETTO ISTANTANEA.
MARCEL DUCHAMP non incarna la classica figura del fotografo che tende
all’arte ( che presuppone una specifica conoscenza del mezzo) ma quella di un
artista che utilizza la fotografia (ovvero disinteressato dagli aspetti
puramente tecnici del mezzo). Non essendo più indispensabile nel nuovo
sistema dell’arte da lui inaugurato, la manualità, egli delega Man Ray nella
realizzazione delle fotografie. Tonsure,1919 è un primo esempio di Body Art,
con Duchamp rappresentato con la testa rasata a stella: la componente
fotografica non è sottomessa o preponderante all’operazione ma complementare
alla sua esistenza. Non è una FOTOGRAFIA-DOCUMENTO (la documentazione rimanda
a qualcosa di esterno che parla di un’altra cosa) ma è una FOTOGRAFIA-
TESTIMONIANZA (che rimanda a qualcosa di connesso all’evento stesso, un
indice tanto legato al suo referente da non poter esistere se non esiste
quest’ultimo) Rrose Selavì, 1921 è un mezzo per sostenere l’effettiva
esistenza dell’alter ego di Duchamp attraverso la fotografia, che funziona
come indice, come prova dell’esistenza è la fotografia della boccetta di
profumo Belle Haleine. Wanted 2000 Reward è un ritratto in stile poliziesce
di Duchamp.
La rilevanza di questi lavoro stanno nel fatto che fanno leva sulle
componenti concettuali del mezzo, anziché sui valori formali della
fotografia: irrilevanza della fase manuale, credibilità attestativa
dell’immagine, esaltazione dell’oggettività.
Riassunti – Fotografia e Pittura nel Novecento (e Oltre) – C. Marra Pagina 4
Belle Haleine, 1921 Rrose Selavy, 1921
Tonsure, 1919
FRANCIS PICABIA non lavora quasi mai con il mezzo fotografico ma ne utilizza
i principi a livello di creazione delle sue opere che sono rappresentate in
forme meccaniche, fredde ed impersonali( Es. Ritratto di Stieglitz del 1917).
Utilizza direttamente il mezzo in sole due opere:Ritratto di Rrose Selavì di
Francis Picabia, 1917, una foto di profilo di un pugile di nome Carpenter che
gli ricordava Duchamp e La veuve joyeuse,1921,in cui pone a confronto un
ritratto dello stesso Picabia al volante di un’auto e un disegno fumettistico
della stessa foto , interessante poiché riflette le differenze tra i vari
linguaggi.
MAN RAY è invece un fotografo in senso stretto, che lavora per pubblicità,
moda e ritrattistica, ma è una figura ambigua, collocabile tra dadaismo e
surrealismo. Per lui i mezzi, ready-made, fotografia e pittura erano
assolutamente interscambiabili: il primato è dell’idea, perchè il senso
profondo dell’opera rimaneva vincolato ad essa, non alla tecnica con cui era
stata eseguita. “Quel Egli si presenta come
che conta è l’idea, non la macchina fotografica”.
profondo conoscitore del mezzo tecnico ma anche come grande sperimentatore.
In lui, e dalle sue dichiarazione, sembra però emergere, a differenza di
Duchamp, il dilemma della fotografia come oggetto-quadro:
“Nonostante i suoi aspetti meccanici, la fotografia mi aveva sempre affascinato come modo di dipingere con la luce e le
– sostanze chimiche”
“La sua duttilità rimanda a quella del pennello, esattamente. La fotografia sta alla pittura come l’automobile sta al
– cavallo”
“Sebbene dipingessi rapidamente, era sempre un lavoro faticoso rispetto all’istantaneo atto della fotografia”
– Nel 1943, in una conversazione radiofonica “ Il mio interesse per la fotografia nasce dal
– “Sono
fatto che essa aggiunge, in maniera nuova, luce e chimica nella tavolozza del pittore” certo che Durer e
Leonardo da Vinci avrebbero dato la mano destra per una delle nostre moderne ed efficienti macchine fotografiche”.
Anche nei suoi rayographs evidenzia il legame con la pittura “In pittura non si usano i
propri occhi perciò voilà, ho soppresso anche l’occhio della mia macchina fotografica, il suo obiettivo”.
In altre dichiarazioni, “fotografo e “
per mantenere il contatto con gli altri” per me la pittura è una
, traccia un’identità
questione molto intima e personale, mentre la fotografia è un atto pubblico”
fotografica autonoma e opposta rispetto al quadro:la fotografia non può
essere praticata in assenza del soggetto. Chiama i suoi ready-made OGGETTI
D’AFFEZIONE, in cui emerge ancora un particolare rapporto tra soggetto ed
oggetto: non semplice ripoduzione, ma questi oggetti esistono in quanto
artistici poiché li preleva, li sposta e li isola, affiancandosi all’azione
già messa in atto dall’artista.
Rayograph, 1925 Rayograph, 1925 Lacrime di
vetro, 1930 Meret Oppenheim, 1930 George Braque, 1933
FOTOMONTAGGIO: pratica nata nell’Ottocento per avvicinare l’attività
automatica del fotografo a quella manua
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Riassunto esame Storia della Fotografia, prof. Marra, libro consigliato Fotografia e pittura nel 900 (e oltre), Mar…
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