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Le prove dell'esistenza di Dio di Anselmo d'Aosta

Anselmo d'Aosta fu uno dei pensatori più originali che si presentarono nel corso della storia della filosofia medievale, e non sarebbe azzardato affermare che egli sia stato il primo vero filosofo a tutti gli effetti del Medioevo. Prima di lui infatti non ci furono pensatori individuali, per così dire, di particolare rilievo, nel senso che fare filosofia significava commentare o riprendere testi precedenti (i testi neoplatonici, Aristotele, le Sacre Scritture) e raramente emergevano pensatori in grado di sviluppare un rigoroso sistema di pensiero originale e del tutto nuovo; con Anselmo abbiamo un punto di svolta.

Nato ad Aosta nel 1033, fu monaco benedettino del monastero di Bec in Francia. Il suo pensiero fu fortemente influenzato soprattutto da Agostino, ma anche da componenti derivate dal pensiero neoplatonico, in cui spiccano Boezio e Giovanni Scoto Eriugena.

La questione dell'esistenza di Dio

La questione principale affrontata da Anselmo è quella dell'esistenza di Dio, della quale cerca di trovare delle prove razionali che la dimostrino. In Anselmo infatti vi è un profondo e stretto collegamento tra fede e ragione, poiché ritiene che tutto ciò che è saldamente fondato nella fede si può anche spiegare in termini razionali. Questo non significa che senza dimostrazione razionale non si possa credere alle verità di fede; anzi, è proprio dalla fede che bisogna sempre partire e non bisogna sottomettere le Sacre Scritture alla filosofia, ma non c'è niente di male nel tentare di dare una spiegazione razionale della fede. Non si intende per credere, ma si crede per intendere. Questo significa che l'intento di Anselmo non è quello di spiegare la natura di Dio e i misteri della fede, in quanto sa perfettamente che sono misteri insondabili e che Dio non può essere completamente conoscibile dall'uomo, però intende mostrare con ragioni necessarie che è necessario credere che Dio esista.

Le prove a priori e a posteriori

Ora, esistono due possibili strade che si possono percorrere per tentare di dimostrare l'esistenza di Dio, e danno luogo a quelle che in epoca successiva sono state definite prove a priori e prove a posteriori. Le prove a priori partono da un concetto per arrivare a una conclusione, senza servirsi dell'esperienza; le prove a posteriori al contrario partono proprio da realtà empiriche e tramite l'esperienza risalgono dagli effetti alla loro causa.

Entrambe queste prove si basano su alcuni assunti:

  • Dato un certo oggetto, questo non può essere causa di se stesso, ma necessita di un'altra causa che lo spieghi.
  • Ogni causa lascia nell'effetto una traccia della propria forma, ovvero c'è un rapporto di somiglianza tra effetto e causa.
  • Risalendo di causa in causa non si può procedere all'infinito, bisogna necessariamente fermarsi ad una causa prima che è all'origine di tutte le altre.

Questi assunti sono genericamente accettati in epoca medievale e si basano sulla tradizione filosofica precedente, tra cui il Liber de causis e altri scritti neoplatonici.

Il Monologion

Partendo proprio da queste asserzioni e spinto dai monaci di Bec che desiderano un argomento razionale che provi l'esistenza di Dio, rinforzi la fede che già possiedono e dia loro degli spunti di meditazione, Anselmo scrive l'opera Esempio di meditazione sulla ragione della fede, la quale viene poi denominata da lui Monologion, che significa “soliloquio”. In quest'opera presenta quattro prove a posteriori dell'esistenza di Dio. La prima prova parte dalla concezione che abbiamo di bontà: noi aspiriamo a godere di ciò...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

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