I tre Huang e i cinque di
Secondo la tradizione mitologica cinese, in principio non esisteva né cielo né terra, ma solo il caos. Tuttavia, nel corso di diciottomila anni, dal caos si generò una sorta di uovo cosmico, che conteneva un embrione di uomo. Un giorno l'uovo si schiuse, e ne nacque un essere gigantesco chiamato Pangu, il quale, volendo dar vita ad altri esseri viventi, spaccò l'uovo in due parti: la parte superiore divenne il cielo e la parte inferiore divenne la terra.
Per poterli separare, Pangu si frappose tra essi e spinse il cielo verso l'alto, questo processo durò altri diciottomila anni, finché la terra divenne sempre più bassa e il cielo si elevò sempre più in alto. Un giorno però Pangu morì: dalle sue membra nacquero le montagne, dal suo respiro il vento, dalla sua voce il tuono, dal suo occhio sinistro il sole, dal suo occhio destro la luna, i suoi capelli divennero foresta e il suo sudore pioggia. Infine i parassiti del suo corpo si trasformarono in esseri umani.
Secondo un'altra leggenda, un tempo il mondo era di forma quadrata e si ergeva su quattro colonne, un giorno una di queste si ruppe, ed una divinità chiamata Nüwa provvide alla sua riparazione, e, una volta terminata l'opera, creò gli esseri umani con l'argilla.
I sovrani mitici
Una volta creata l'umanità, una serie di sovrani iniziò a regnare su di essa. Tuttavia i primi sovrani, considerati quindi i progenitori dell’etnia cinese, non vissero realmente, ma sono completamente avvolti nel mito e nella leggenda. Essi sono i Tre Augusti e i Cinque Imperatori.
I Tre Augusti, vissuti intorno al 3000 a.C., vengono sempre rappresentati come creature semi-divine, con aspetto metà umano e metà animale, dotate di poteri magici e spiccate abilità: i primi due sono la già citata Nüwa e Fu Xi, raffigurati sempre come marito e moglie o come fratello e sorella.
A Fu Xi sono attribuite l'invenzione della scrittura, del matrimonio, della caccia, della pesca, dell'allevamento e della musica. A Nüwa è attribuita la già citata creazione degli esseri umani, mentre il terzo Augusto, Shennong, detto anche l’Imperatore dei Cinque Cereali, è considerato il padre dell'agricoltura, della medicina e dell’agopuntura. A lui è attribuito lo Ben Cao Jing, ovvero il Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino, una raccolta di 365 medicine derivate da piante, minerali e animali.
I cinque imperatori
Ai Tre Augusti succedettero i Cinque Imperatori, raffigurati invece come uomini saggi e perfetti, vissuti fra il 3000 e il 2000 a.C. Il primo di questi fu Huangdì, detto anche l'Imperatore Giallo, di cui si narra che fu il progenitore di tutta l'etnia Hàn. È ritenuto il padre della scrittura, dell'architettura, dell'astronomia, del calendario, della ceramica e forse anche della musica, ed anche l'inventore del carro, delle imbarcazioni e degli abiti. A Huangdì succedettero Zhuanxu, Ku, Yao e Shun.
Zhuanxu si sarebbe occupato di astrologia e di misure religiose contro lo sciamanesimo, Ku è considerato il fondatore delle scuole e della poligamia (gli vennero attribuite quattro mogli), mentre a Shun sarebbero attribuite l'invenzione di alcune tecniche agricole come la coltivazione del tè, di un sistema di pesi e misure e di un primo pensiero di Stato unitario, a cui contribuì con l'emanazione di leggi e misure religiose. Infine, Shun avrebbe ceduto il trono a Yu il Grande, poiché inventò dighe, argini e un sistema per il drenaggio dei fiumi. Yu il Grande è anche ritenuto il fondatore della dinastia Xia, la prima delle Tre Dinastie preunitarie.
Tuttavia la dinastia Xia è ancora avvolta nel mito e nel mistero, dal momento che non ci sono mai state scoperte archeologiche riconducibili ad essa con certezza (ad esempio i siti archeologici di Erlitou e di Erligang), come invece avvenne per la successiva dinastia Shang, da tutti ritenuta la prima dinastia storicamente attestata della civiltà cinese.
Gli Shang
La dinastia Shang è considerata la prima dinastia storicamente attestata della civiltà cinese. Gli Shang si distinsero dalle altre popolazioni della Cina per la loro cultura avanzata e per l’uso della scrittura, che gli altri non conoscevano. Dai ritrovamenti archeologici si afferma che la loro capitale sia stata Anyang, nello Henan.
Gli elementi più importanti di questa dinastia sono la religione e la scrittura. Gli Shang veneravano i loro antenati e divinità innumerevoli che governavano sulla natura, mentre il dio supremo era chiamato Shangdi, “Il sovrano dell’Alto”. Al vertice della società c’era il re, a cui seguiva una casta di sacerdoti-scribi che si occupavano dell’amministrazione dello Stato e dei riti religiosi.
La scrittura degli Shang non fu mai impiegata nella vita quotidiana o amministrativa, ma solo nelle pratiche religiose. Ci sono giunte infatti una serie di brevi iscrizioni riportate su carapaci di tartaruga, scapole bovine e vasi di bronzo. Durante i rituali, il sovrano letteralmente dialogava con gli antenati e le divinità, rivolgendogli richieste di qualsiasi tipo, sul raccolto, sulle battute di caccia, sulle guerre, sulle malattie etc., e offriva loro sacrifici, mentre uno sciamano faceva una danza magica per cadere in trance e mettersi in contatto con l’aldilà. Oppure accadeva spesso che i sacerdoti, dopo la richiesta del sovrano, esponevano le ossa di tartaruga o di bovini al fuoco, e in base alle crepe che si formavano, essi ne interpretavano il significato e trascrivevano la risposta del dio sull’osso stesso.
Il sovrano degli Shang era considerato il figlio biologico del dio e quindi aveva attributi semidivini, egli era il tramite tra il dio e gli uomini, era sovrano di tutto il mondo, così come lo era il dio. Il re era inoltre itinerante, poiché essendo il tramite tra il dio e gli uomini doveva sempre assicurarsi che il suo popolo stesse sempre bene e che i processi naturali scorressero con regolarità, pertanto viaggiava continuamente nel regno, e la sua presenza era di buon auspicio per una vita tranquilla.
La cultura Shang è nota anche per l’utilizzo del bronzo, venivano infatti creati vasi rituali con la tecnica della fusione in stampi tra stagno e rame. In seguito venne aggiunto anche il piombo, arrivando così alla ghisa e all’acciaio. Oltre al bronzo, un altro materiale importante era la giada, una pietra preziosa molto dura e difficile da lavorare, che veniva intagliata con strumenti di metallo e con grande precisione, da cui venivano prodotti dischi, pendenti e oggetti di forma circolare e quadrangolare.
Durante il tempo dei Cinque Imperatori, l’erede al trono era scelto in base alle sue qualità, mentre durante le tre dinastie venne scelto secondo il criterio di alternanza generazionale, ovvero il successore del re doveva rappresentare la generazione successiva a quella del sovrano, e a salire al trono non era mai suo figlio, ma il figlio di un fratello o un cugino. Col tempo però, i sacrifici iniziarono a diminuire sempre di più, e i responsi oracolari non erano più negativi, ma sempre felici. Addirittura gli ultimi re Shang non offrirono più niente al dio supremo Shangdi e assunsero loro stessi il titolo di Di.
Nel 1122 a.C. un popolo proveniente da Occidente, i Zhou, pose fine alla dinastia Shang e si insediò al suo posto. Pare che l’ultimo re Shang, un certo Zhouxin, fosse un farabutto crudele e lascivo che si divertiva a trattare male il suo popolo e a uccidere brutalmente i suoi sudditi. Così il re Wu dei Zhou combatté una battaglia nella pianura di Muye, in cui le demoralizzate truppe Shang non solo non attaccarono, ma disertarono e aiutarono i Zhou a rovesciare Zhouxin, che morì tra le fiamme del suo palazzo. Entrato in città e festeggiato da tutti, il re Wu fece uccidere le mogli di Zhouxin ed espose le loro teste in pubblico, poi celebrò un sacrificio e dichiarò che avrebbe regnato al posto degli Shang.
I Zhou occidentali
La dinastia Zhou regnò pressappoco sullo stesso territorio sul quale aveva regnato la dinastia Shang. La loro capitale fu fissata a Hao, nello Shaanxi.
La rivoluzione rituale
I vecchi vasi degli Shang, finemente modellati, furono sostituiti dai vasi Zhou più rozzi, e i motivi ornamentali zoomorfi lasciarono il posto a motivi geometrici più ripetitivi. Anche le serie di produzione dei vasi mutarono: mentre in epoca Shang i vasi erano prodotti in quantità limitate e servivano solo a scopo rituale, in epoca Zhou servirono per indicare i ranghi della società.
In base al rango sociale ricoperto, ciascun nobile riceveva un certo numero di vasi di bronzo prodotti in serie, che andavano diminuendo man mano che si scendeva di grado. Questi vasi erano in un certo modo un’“unità di misura” per indicare il rango nobiliare a cui si apparteneva.
Il sovrano
Il sovrano Zhou non poteva più considerarsi figlio del dio, e quindi la figura di Shangdi venne sostituita con quella del cielo, cioè un’entità spirituale che regna sul mondo e che concede il suo mandato al sovrano, che ha il compito di eseguirlo regnando in modo corretto. Se il sovrano non avesse regnato correttamente, il cielo gli avrebbe revocato il mandato e lo avrebbe affidato a un altro.
Durante il regno dei dodici sovrani Zhou, tale sistema di potere “familiare” raggiunse il suo apice. Il re poteva delegare i suoi poteri ai nobili aristocratici, dando vita ad una struttura statale centralizzata. Con questo sistema stratificato si andò consolidando il concetto di Tianxia, “sotto il cielo”, per indicare che al vertice della società c’era il cielo, dopo veniva il sovrano e poi i vari ranghi sociali. Le terre venivano coltivate secondo il sistema Jingtian, secondo il quale ogni appezzamento veniva diviso in nove parti, di cui le prime otto erano coltivate da otto famiglie, e la nona veniva coltivata da tutti per fornire i prodotti al signore.
Nell’841 a.C., che è la prima data certa della storia cinese, si verificò una sorta di colpo di stato che allontanò il re Zhou per 14 anni (Re Li), questo periodo fu chiamato “Interregno Gonghe”. In questo periodo l’influenza della civiltà cinese raggiunse anche le aree periferiche, abitate da popolazioni definite barbare e di etnia non cinese. A causa delle pressioni di questi popoli, nel 770 a.C. avvenne la caduta della capitale Zhou, che costrinse la dinastia a riparare in una nuova capitale, più spostata verso oriente, lontana dal raggio d’azione delle popolazioni barbare del Nord. Questo trasferimento segnò la fine del periodo degli Zhou occidentali e l’inizio di quello degli Zhou orientali, che spostarono la loro capitale a Luoyi.
Primavere e autunni
Con la caduta della capitale Zhou occidentale nel 770 a.C. ad opera di popolazioni provenienti dal Nord, iniziò il periodo dei Zhou orientali e così anche quello definito delle primavere e degli autunni. Attorno al seicento (VII secolo a.C.), in conseguenza di grandi mutamenti economici e sociali, il mondo cinese divenne notevolmente più grande. In particolare le entità periferiche che fino ad allora erano rimaste ai margini o della vita politica dei principati del bacino del Fiume Giallo cominciarono a prendere parte attiva ai giochi di potere fra i principati.
Nel 681 a.C. i signori locali si riunirono in una conferenza che di fatto ratificò la nomina di uno di loro, il Duca Huan di Qi, al titolo di egemone, riducendo ad un ruolo religioso il re Zhou. Da quel momento il più forte e carismatico dei signori aristocratici sarà di volta in volta eletto egemone.
Per un certo tempo l’assetto politico del regno ruotò attorno all’istituzione dell’egemonia, ma ben presto l’emergere di altri due nuovi regni nel Sud (Wu e Yue) portò ad una nuova situazione di incertezza che completò il processo di esautorazione del potere della dinastia Zhou. Nel 453 a.C. dopo una serie di conflitti che si erano protratti per parecchi anni, il territorio dello Stato di Jin venne spartito fra gli importanti casati aristocratici Wei, Zhao e Han, senza che il re Zhou potesse opporvisi. Da questo momento finì il periodo delle Primavere e Autunni e iniziò quello degli Stati Combattenti.
Il confucianesimo
Il fatto più importante dell’epoca delle Primavere e Autunni è che in questo periodo visse Confucio. Il nome Confucio è la latinizzazione apportata dai Gesuiti al nome cinese originale Kongfuzi (Maestro Kong). Sarebbe nato nel 551 a.C. a Qufu, nel principato di Lu, durante il periodo delle “Primavere e Autunni”. Lo Stato di Lu era profondamente legato alla tradizione ritualistica e alla dottrina del mandato del cielo, e questo spiega il suo attaccamento alla tradizione Zhou.
Apparteneva al ceto degli shi (letterati e funzionari), e si dice che abbia ricoperto incarichi politici e sia stato anche ministro della giustizia. Successivamente lasciò il regno per l’insofferenza verso il malgoverno del suo sovrano. A cinquanta anni rinunciò definitivamente alla carriera politica e iniziò una peregrinazione attraverso i vari principati, in cui si propose come consigliere per i vari sovrani, senza alcun successo.
Dopo i sessant’anni tornò a Lu, in cui si mise ad insegnare ad allievi sempre più numerosi, e in questo periodo avrebbe anche composto i testi a lui attribuiti. I Dialoghi sono senz’altro l’opera più importante di Confucio. L’opera si apre con il tema dell’apprendimento, fondamentale al miglioramento e al perfezionamento dell’individuo. Esso inoltre non deve essere egoistico, ma condiviso assieme agli altri, e approfittare delle conoscenze altrui per farle proprie e migliorarsi.
L’educazione quindi non deve essere solo libresca, ma anche pratica: il fine è formare uomini capaci di diventare uomini moralmente inattaccabili e di servire la comunità. L’educazione inoltre non è intesa come mezzo per la scalata sociale, come invece accadrà nei secoli successivi.
Il concetto di umanità
Un termine assai frequente nei Dialoghi è junzi. In origine questo termine indicava un membro dell’alta nobiltà, ma in Confucio assume un significato tutto nuovo: la qualità del nobile non è determinata solo dalle sue origini, ma dipende dal suo valore come essere umano completo. La nobiltà non è più riferita al rango sociale, ma al valore morale. Il junzi è quindi “l’uomo di valore” o “gentiluomo”, in opposizione al xiaoren, “l’uomo dappoco”, che pensa solo al proprio tornaconto.
L'umanità e la pietà filiale
Il concetto di “essere umano” viene da ren, che può essere tradotto con “qualità umana” o “umanità”, in quanto l’essere umano in quanto tale deve intrecciare relazioni con gli altri suoi simili, soprattutto nel suo legame morale. Raggiungere il ren non è comunque facile, perciò più che un ideale da realizzare, è piuttosto un obiettivo a cui tendere all’infinito.
Al concetto di ren si aggiunge anche quello di shu: mansuetudine. Corrisponde al famoso “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, ovvero al rispetto degli altri e al non arrecargli nulla che non si vorrebbe venisse fatto a sé stessi. Dopo il concetto di shu viene quello di Zhongyong: il “Giusto Mezzo”. Il giusto mezzo è il “bene supremo” a cui ogni essere umano tende, e prima di raggiungerlo bisogna passare necessariamente attraverso il mutamento e lo scambio.
Lo spirito rituale
Il termine li in origine indicava il vaso sacrificale e quindi, per estensione, il sacrificio rituale. Non è l’aspetto religioso vero e proprio che conta, ma l’atteggiamento di chi partecipa al rito. Non è un’azione esteriore, anzi, si origina dall’interno dell’animo, dove una profonda convinzione morale dà luogo a gesti armonici e controllati. Lo Spirito Rituale è l’accordo perfetto tra la bellezza esteriore e quella dell’intenzione interiore. È tra i criteri discriminanti tra civiltà e barbarie.
La santità dunque non ha nulla di divino, ma deriva dalla consapevolezza profonda di ciò che è giusto e può essere raggiunta tramite questi tre capisaldi (l’apprendimento, l’umanità e lo spirito rituale), e abbandonando ogni considerazione particolaristica. La religione tradizionale Shang e Zhou si arricchisce di questo apporto incentrato sull’uomo.
I cinque rapporti
Al mondo ci sono cinque rapporti universali:
- Tra sovrano e suddito
- Tra padre e figlio
- Tra marito e moglie
- Tra fratello maggiore e fratello minore
- Tra amico e amico
Si delinea una struttura piramidale, in cui tutto è governato dalla gerarchia, sia nel microcosmo familiare che nello stato, ma sempre in base a considerazioni morali, non costrizioni. La relazione principale che lega gli uomini è quella tra padre e figlio, da cui emerge l’importanza del valore della Pietà Filiale.
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