Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

IL BUDDHISMO

Il Buddhismo nacque in India nel V secolo a.C. (Fine della vita di Confucio), ed entrò in Cina nel I

secolo d.C. (Han Orientali). –

Il termine Buddhismo deriva da Buddha, pseudonimo di Siddharta Gautama-Sakyamuni (566 a.C.

486 a.C., contemporaneo di Confucio).

Era un principe che si godeva la vita, finché non vide un vecchio, un malato e un morto in strada, e

infine un asceta, e capì che mentre la sua vita era senza pensieri, la vita degli altri era diversa.

interrogò sul perché di tutto ciò, e ricevette l’illuminazione sotto l’albero della Bodhi (Risveglio)

Si

e capì che la soluzione ai problemi dell’umanità è l’ascesi, e tutta la realtà è un’illusione.

Elaborò dei concetti fondamentali del Buddhismo:

(Fatto, azione) rappresenta la legge principale che governa la vita dell’uomo.

1. Il Karma

Ogni azione comporta una sorta di peso che grava sulla vita futura dell’uomo.

Alla morte dell’individuo, questo si reincarna, portando con sé le azioni delle vite

precedenti.

La causa del male e delle sofferenze è il “Desiderio”, che è la continua tensione a possedere

2. qualcosa.

Il più grande errore dell’uomo è ritenere di dover costruire un io personale e permanente,

3. che di fatto ci incatena alla ruota delle reincarnazioni (Samsara).

LE QUATTRO NOBILI VERITA’ DEL BUDDHISMO

1. Tutto è illusione

2. Il desiderio è la causa del male

3. Il desiderio deve essere eliminato

4. Il Nobile Ottuplice Sentiero conduce alla cessazione del desiderio

Il Nobile Ottuplice Sentiero consiste in:

1. Retta vista

2. Retto pensiero

3. Retta parola

4. Retta azione

5. Retto contegno di vita

6. Retto sforzo

7. Retta attenzione

8. Retta concentrazione

Ovvero:

1. Saggezza

2. Pratica morale

3. Disciplina mentale

Non esiste il concetto di “Anima”, poiché nelle creature non vi è alcun elemento permanente.

Non esiste neanche il concetto di “Creatore”, c’è solo il “Buddha”, cioè un essere che si è

risvegliato. I CINQUE PRECETTI

1. Non uccidere alcun essere vivente

2. Non rubare

3. Non mentire

4. Non commettere adulterio

5. Non bere bevande alcoliche

6. [Non dire maldicenze o volgarità]

7. [Non utilizzare oggetti di lusso]

La meditazione

E’ uno dei metodi per dissipare gli errori, le false opinioni, le superstizioni e infine il desiderio e

l’odio.

Concentrandosi sui propri nemici, ovvero sui nostri vizi e difetti, si impara gradualmente a vederli

per ciò che sono e dunque a liberarsene.

Ad esempio, chi è ossessionato dal desiderio sessuale, si concentrerà su cadaveri in decomposizione

fino a maturare un disgusto permanente La visione

La meditazione deve essere così profonda da suscitare una vera e propria visione allucinatoria del

soggetto in questione. Lentamente, lo spirito si placa e si superano le passioni. Ecco dunque perché

il monaco è idealmente beato, in quanto distaccato completamente da ogni desiderio, imperturbabile

e paziente I tre gioielli e i tre canestri

Gli elementi cardine della vita del fedele (detti i tre gioielli), sono: il Buddha, il Dharma (cioè la

legge, il testo) e il Sangha, ovvero la comunità monastica

I tre canestri (Tripitaka) sono invece i Vinaya, ovvero i codici di comportamento dei monaci, i

Sutra, ovvero racconti, e i trattati e commenti (abhidharma).

La vita monastica

Il monaco si rade capelli e barba, porta solo abiti di tela grezza color ocra, dovevano nutrirsi con

cibo ricevuto in elemosina, nessun cibo solido da mezzogiorno al mattino successivo e dormire

sotto gli alberi.

Si spostavano continuamente, a piedi, per diffondere la dottrina, recando con sé solo tre abiti, la

ciotola per mendicare, un rasoio, un ago e il filtro per l’acqua.

Successivamente, con la donazione di beni da parte dei fedeli, si assiste alla creazione di monasteri

Le cerimonie

Molto semplici e poco numerose

Una volta al mese, al cambiamento di luna, i monaci recitano le circa 250 regole del codice e si

invitano coloro che abbiano trasgredito ad emendarsi.

Hīnayāna e Mahāyāna

Inizialmente, la pratica buddhista era riservata solo ai monaci, ovvero a chi effettivamente si

dedicava in modo completo a questa dottrina.

Verso la metà del III secolo a.C. si diffuse tuttavia una nuova tendenza che sosteneva la possibilità

di tutti di ascendere al nirvana.

Questa corrente è denominata Mahāyāna, Grande Veicolo, contrapposta a Hīnayāna, Piccolo

Veicolo Arhat < bodhisattva

Conseguentemente, alla figura dell’arhat, ovvero colui che ha deposto il fardello delle passioni e si

allontana nel nirvana, il Grande Veicolo contrappone quella del bodhisattva, ovvero chi, pur avendo

raggiunto l’illuminazione, resta nel mondo per compassione, ossia per aiutare gli altri a

comprendere la vera natura delle cose.

Il buddhismo in Cina

Secondo la tradizione, i primi elementi giungono in Cina nel I secolo d.C. quando l’imperatore

Ming avrebbe visto un essere d’oro volare davanti al suo palazzo. Fu riconosciuto come Buddha e

fu costruito il tempio del cavallo bianco di Luoyang.

fu introdotto per far accettare l’idea della reincarnazione

Il concetto di anima (shenling) Le traduzioni

I testi originali sono in lingua pali e sanscrito, quindi fu necessario stabilire dei gruppi di traduttori

(iranici, sogdiani, indiani) che rendessero fruibile il canone ai seguaci cinesi.

Già all’inizio del II secolo nella capitale Luoyang si pubblicano i primi testi del Piccolo Veicolo,

mentre nella seconda metà con i primi traduttori cinesi, si scelgono opere del Grande Veicolo.

La ricerca dei testi

Durante l’epoca medievale, inizia la vera e propria ricerca dei testi da tradurre. E’ in questo periodo

che inizia anche l’utilizzo della via della seta per la diffusione

della Legge.

Nasce l’importante centro di Dunhuang.

Il contrasto con le norme sociali

I principi del buddhismo vengono a cozzare con le più elementari norme dello stato confuciano: già

dal IV secolo si scatenano vivaci dibattiti sulla posizione dei monaci e delle comunità, sull’omaggio

all’imperatore da parte dei monaci o viceversa, sui fattori ereditari, della pietà filiale ed anche

economici. Le prime 2 “catastrofi della Legge”

Nel 445, a causa del ritrovamento di un deposito d’armi in un monastero di Chang’an (forse anche

con la pressione di un maestro taoista) fu condannato a morte tutto il clero buddhista e decretata la

distruzione dei monumenti, delle immagini e dei libri buddhisti di tutto l’impero. Dopo pochi anni,

fu un’altra ondata anti-buddhista:

il decreto venne ritirato. Nel 574-8 vi 3 milioni di monaci e

monache furono restituiti allo stato laicale.

Motivi economici

I monaci sono esentati dal pagamento delle tasse e dunque lo stato teme le conversioni di massa

perché perde entrate

A volte infatti ci si faceva registrare come monaci proprio per non pagare

LA DINASTIA SUI

Dopo che i Zhou Settentrionali ebbero sottomesso tutta la Cina settentrionale, a corte si era accesa

la lotta tra cricche. usurpò il trono, costringendo l’imperatore ad

Nel corso di una di queste, Yang Jian, duca di Sui,

abdicare.

La nuova dinastia Sui riuscì a pacificare le cricche e a conquistare i territori dei Liang Posteriori e

quelli dei Chen a sud.

La Cina era nuovamente un impero unitario.

I Sui cercarono di modificare la società del Medioevo a tratti di penna.

riordinò l’amministrazione dello Stato con

Yang Jian, divenuto imperatore con il nome di Wendi,

un codice di leggi più leggero, scese a patti con i Turchi, diminuì il numero delle unità

amministrative e istituì un nuovo sistema di “Equa distribuzione delle terre” sul modello dei Jin e

dei Wei Settentrionali.

Creò uffici amministrativi sul modello degli Han e intervenne personalmente nella stesura degli atti

e nella verifica del corretto lavoro dei funzionari.

Inoltre non diede spazio alle vecchie èlite nell’amministrazione dell’impero, ma favorì gli eruditi, i

quali si riversarono in massa nella capitale.

Abolì il vecchio sistema delle raccomandazioni e istituì gli esami di qualificazione per i funzionari:

solo le persone più degne e capaci potevano ricoprire le cariche statali.

L’esame scritto consisteva nell’esporre le proprie capacità strategiche e nella conoscenza degli

scritti canonici. “Regola dell’allontanamento”,

Inoltre fu decretata una secondo la quale un funzionario non

d’origine e non poteva trattenersi in un luogo per più di tre o

poteva svolgere incarichi nel suo luogo

quattro anni, così da evitare il nepotismo.

Sul piano religioso, pur rispettando il confucianesimo e il taoismo, si presentò come protettore del

Buddhismo e come “Re della ruota del Dharma”: un sovrano universale.

Fu creata infatti una nuova scuola, quella del Buddhismo Tiantai, fondata da Zhiyi, che offriva una

legittimazione dell’impero unitario.

Cercava anche di conciliare tutte le dottrine buddhiste, affermando che erano state proclamate dal

Buddha nelle diverse fasi della sua vita, e sosteneva che tutti possono ricevere l’illuminazione non

dopo un lungo ciclo di rinascite, ma qui e ora. a legittimare l’impero,

Il Buddhismo Tiantai era insomma una religione sincretista che serviva

unendo tra loro tutti gli abitanti.

nella stessa zona di Chang’an.

La capitale dei Sui fu Daxing, LA FINE DEI SUI

Il successore dell’imperatore Wen fu il figlio, l’imperatore Yang.

Viene descritto dalla storiografia tradizionale come un despota malvagio che non si curò degli

interessi del suo popolo.

Cercò sempre di intrattenere rapporti con le èlite del sud, che era diventato la zona economicamente

più ricca del paese.

Mentre Daxing era ancora in costruzione, fece costruire una nuova capitale a Luoyang, nel sud,

proprio per sottolineare il cambiamento del potere del centro da nord a sud.

Realizzò anche un’opera di enorme portata: il Canale Imperiale.

Per la sua costruzione furono impiegati più di 5 milioni di lavoratori, molti dei quali morirono.

Il Canale era lungo 2500 km e largo 40 m, partiva da Hangzhou, attraversava lo Yangzi e il fiume

Huai e arrivava fino alla pianura cinese, e più tardi raggiunse anche Beijing.

Oltre a ciò, l’imperatore Yang fece proseguire i lavori della Grande Muraglia e intraprese campagne

militari contro i Turchi, il re di Champa, il Vietnam e la Corea.

Ma tutte queste campagne, pur risultando vittoriose, furono eccessivamente costose e non durature.

La campagna in Corea fu disastrosa: l’esercito inviato a Kagurnyo fu sterminato e i costi della

campagna portarono lo Stato alla bancarotta.

Dappertutto scoppiarono rivolte, i ribelli si allearono con i Turchi Orientali e l’imperatore dovette

scappare a Jiangdu (Terza capitale della dinastia), dove fu ucciso da uno dei suoi generali nel 618.

Dopo soli 38 anni, la dinastia Sui era crollata.

Ma a decretare la loro fine questa volta non erano stati i popolani, ma i nobili della vecchia èlite,

che l’imperatore aveva cercato di rimpiazzare con i funzionari, e che rivendicavano i loro privilegi.

Uno di essi fu il generale Li Yuan, che aveva già attaccato la capitale Daxing nel 617.

Dopo averla occupata, nel 618 si proclamò imperatore di una nuova dinastia: i Tang.

LA DINASTIA TANG

Li Yuan non era di discendenza cinese, dunque fece leva sul Taoismo, la religione cinese per

eccellenza, per legittimare la sua ascesa al trono di imperatore della Cina.

L’epoca Tang fu infatti il periodo del Taoismo.

Gli esami per i funzionari adesso vertevano sui testi taoisti, il Daodejing fu tradotto in Sanscrito,

furono eretti numerosi templi e Laozi ottenne il titolo postumo di “Sommo Imperatore dell’Oscuro

Principio Originario”. a Chang’an, che significa “Eterna Pace”, ma l’impero non era

Li Yuan stabilì la nuova capitale

ancora unito e la pace non c’era.

A Luoyang alcuni seguaci dei Sui proclamarono imperatore un nipote dell’imperatore Yang, lo

Henan e lo Hubei erano governati da ex generali dei Sui e nel medio corso dello Yangzi fu

proclamata la dinastia dei Liang.

Per rafforzare il centro, Li Yuan (Che ebbe per nome postumo Gaozu) riprese tutte le vecchie

istituzioni dei Sui.

In tal modo, i Tang non ricominciarono da capo, ma riaffermarono la società medievale esistita

prima di loro.

Intraprese altre campagne militari, in cui si distinse soprattutto suo figlio Li Shimin.

Grazie ai suoi successi militari, Li Shimin riuscì ad imporsi sul trono, uccise i suoi due fratelli, eredi

al trono, e poi costrinse suo padre a nominarlo principe ereditario.

Il più grande pericolo per i Tang era la minaccia Turca.

I Turchi infatti compivano scorribande in territorio Cinese, e si spinsero fino alla capitale.

l’imperatore

Li Yuan voleva evacuarla, ma Li Shimin, che divenne Taizong, andò incontro ai

Turchi con pochi soldati e li costrinse a ritirarsi.

Successivamente attaccò i loro territori, li sconfisse e inglobò la Mongolia nell’impero, ponendo

fine alla loro minaccia.

In seguito i Tang approfittarono delle divisioni tra i Turchi Orientali per estendersi verso ovest.

Giunsero infatti a controllare i territori dell’Asia Centrale,, fino al confine con l’impero persiano dei

Sasanidi.

Sorse però una nuova minaccia, quella dei Tibetani, che avevano formato un regno indipendente

sotto la guida di Songtsen Gampo.

Dopo parecchie incursioni in territorio Tang, Songtsen Gampo costrinse Taizong a dargli in sposa

una principessa Cinese, fermentando così una rivalità secolare.

Sul piano religioso, Taizong favorì anche il Buddhismo, ma si apprestò anche a contenerlo.

L’oppressione del Buddhismo portò al rifiorire del Confucianesimo, che più che una religione fu

considerato un’ideologia politica, il simbolo dell’assolutismo burocratico.

La società cinese restava di fatto nobiliare, il potere era in mano alle èlite di nobili feudali e le

cariche dei funzionari erano accessibili non con gli esami, ma tramite i privilegi dei nobili.

I Tang, a differenza dei Sui, cercarono di non toccare nulla di questo ordinamento.

Durante il lungo regno di Taizong, il monaco Xuanzang, nonostante le proibizioni ai viaggi

all’estero dovute al conflitto partì nel 629 verso l’India

in corso contro i Turchi, per acquisire testi

buddhisti.

Dopo un viaggio molto avventuroso attraverso diversi regni stranieri (attuali Kirghizistan,

Afghanistan, India e Nepal), tornerà nel 645 e sarà accolto con tutti gli onori da Taizong.

“Viaggio

La sua opera verso i territori occidentali ai tempi dei Grandi Tang (DaTang Xi you ji)” è

una preziosa fonte documentaria sui territori visitati.

Si ritirerà nella Grande Pagoda dell’Oca Selvatica, costruita perché egli potesse dedicarsi alla

traduzione in cinese dei testi

Nel XVI secolo le sue peregrinazioni ispireranno uno dei romanzi più famosi e celebrati della

Occidente), di Wu Cheng’en, allegoria buddhista sulle

letteratura cinese Xi you ji (Il viaggio in

difficoltà e le tentazioni della vita

Sotto Taizong vi fu una lunga pax sinica: il suo impero era il più aperto e cosmopolita del suo

tempo, giungevano ambasciatori fin da Bisanzio, i mercanti della Persia vendevano le loro merci e

buddhisti, manichei e nestoriani portavano le loro religioni in Cina.

morte di Taizong, si intuì che l’età dell’oro sarebbe finita.

Alla

Il suo immediato successore Gaozong continuò l’espansione militare, riuscendo perfino nella

conquista della Corea.

La sua cattiva fama è dovuta al suo amore per una concubina di suo padre, Wu Zhao.

Si narra che dopo la morte di Taizong, ella si fosse rinchiusa in un monastero buddhista, Gaozong

andò a prelevarla e la portò a corte, in cui si fece strada grazie alla sua furbizia e alla sua perfidia.

trono l’imperatrice e

Attraverso astuti intrighi, ella fece in modo che Gaozong deponesse dal

mettesse lei al suo posto.

Nel 660 Gaozong morì, ella prese il trono e governò l’impero per mezzo secolo, fino a 80 anni.

Quando la nobiltà Tang le si oppose, ella iniziò un regime assolutista, reprimendo qualunque

resistenza.

Istituì una polizia segreta per dare la caccia ai suoi oppositori, anche presunti, e centinaia di persone

tra nobili e cancellieri furono brutalmente uccisi.

Spostò la capitale a Luoyang, poiché era più vicina al Canale Imperiale, che costituiva una fonte di

rifornimento e risparmio economico per fronteggiare le carestie che si susseguirono in quel periodo.

Ma oltre a ciò, Wu Zetian riuscì ad emarginare la vecchia èlite nobiliare, e ne trovò una nuova nei

funzionari.

Favorì il sistema degli esami, introdusse rituali e cariche arcaiche per i funzionari, fece costruire

l’albero genealogico di Taizong,

scuole e, con un gesto altamente simbolico, fece correggere

mettendo la sua famiglia al primo posto e nominando solo famiglie di funzionari che avevano avuto

un ruolo importante sotto i Tang.

Infine, dopo aver messo sul trono due suoi figli, assunse lei stessa il titolo di imperatrice e fondò

una nuova dinastia, chiamandola Zhou.

Favorì il buddhismo e cercò legittimazione in esso, strumentalizzando una profezia contenuta in un

sutra e proclamandosi “Buddha Vivente”.

Alla sua morte, nel 705, salì al trono l’imperatore Xuanzong, e con lui i Tang conobbero un

secondo periodo di fioritura.

Appena salito al trono, Xuanzong assicurò un periodo di ricchezza e stabilità: sistemò strade e

canali, costruì magazzini di cereali per fronteggiare le carestie, ordinò un nuovo censimento per

l’evasione fiscale dei monasteri buddhisti, facendo chiudere

imporre la giusta tassazione e combatté

molti monasteri.

Favorì molto l’erudizione, infatti fondò l’Accademia di Hanlin, che divenne il principale centro

dell’erudizione e dell’ortodossia confuciana. suo regno l’arte e la

Attorno alla sua corte arrivarono artisti, pittori, scrittori, poeti e calligrafi, nel

cultura toccavano ogni angolo. LA FINE DEI TANG

La fine dell’impero dei Tang fu causata ancora una volta dall’amore di Xuanzong per la bellissima

Yang Guifei.

L’imperatore esaudiva ogni suo desiderio, tra cui l’agevolazione del generale turco-sogdiano An

Lushan, gradito a Yang, e la promozione a cancelliere di Yang Guozong, un cugino di lei.

Ma tra i due scoppiò una lotta per il potere, che portò An Lushan alla ribellione.

Egli occupò la capitale con il suo esercito, costringendo l’imperatore a fuggire nel Sichuan.

Qui i cortigiani lo obbligarono a far uccidere lo sconfitto Yang Guozong e a strangolare Yang

Guifei, e poco dopo fu costretto ad abdicare in favore del figlio.

Morì in esilio, lontano da tutti. non fu solo Yang Guifei, ma la situzione politica dell’Asia.

A causare la fine della dinastia

Già nella metà dell’VIII secolo si erano formati dei regni indipendenti di una potenza uguale

all’impero cinese.

Il regno di Nanzhao a sud-ovest, il Tibet a ovest, i Turchi a nord e gli Uiguri a nord-ovest, ed anche

la Corea e il Giappone conoscevano un periodo florido.

I Tibetani, i Turchi e le tribù mancesi dei Khitan cominciarono a compiere scorribande nell’impero.

Xuanzong reagì mettendo nove governatori militari ai confini settentrionali e occidentali.

Questa scelta fu deleteria, perché non solo era dispendiosa, ma così facendo il centro affidò troppo

potere nelle mani dei generali, e non riusciva più a dominare l’impero.

La prima sconfitta venne dagli Arabi, un popolo che per i Cinesi costituiva una novità. nell’attuale

Le truppe dei Tang si scontrarono con quelle degli Abbasidi presso il fiume Talas,

Kirghizistan.

Gli Arabi inflissero ai Tang una dolorosa sconfitta, e a questa si aggiunsero gli attacchi arrecati dai

Tibetani e dal regno di Nanzhao.

Ma la caduta decisiva dei Tang fu comunque data dalla rivolta di An Lushan.

Dopo la caduta della capitale, scoppiarono rivolte in altre regioni, che mandarono l’impero in

frantumi.

Il periodo seguente, quello della tarda dinastia Tang, fu caratterizzato da crisi, carestie e guerre, ci

fu anche una persecuzione dei buddhisti.

Infine nell’880 il generale Huang Chao conquistò Luoyang e Chang’an, mettendo fine per sempre

alla dinastia. LA DINASTIA SONG

Dopo la fine dei Tang, la Cina fu completamente disgregata in tanti Stati.

Si susseguirono “Cinque Dinastie”: i Liang Posteriori, i Tang Posteriori, i Jin Posteriori, gli Han

Posteriori e i Zhou Posteriori.

Solo due di queste erano realmente cinesi: i Liang e i Zhou, le altre erano Turche.

Lo Stato dei Song quindi non fu un regno attorno al quale si muoveva ogni cosa, ma solo uno Stato

accanto agli altri.

I Tanguti, un popolo tibetano che aveva appoggiato i Tang contro i ribelli di Huang Chao, ottennero

come ricompensa il territorio di Xia.

E lì vi fondarono una nuova dinastia, quella dei Xia Occidentali (Xi Xia).

Nel frattempo i Khitan erano riusciti a conquistare un vasto territorio e lì vi fondarono la dinastia

dei Liao, con capitale Beijing.

La dinastia Song venne fondata da Zhao Kuangyin, un generale che combatté a nord contro i

Khitan.

Nel 960 costrinse l’imperatore dei Zhou Posteriori ad abdicare e salì al trono col nome di Taizu,

chiamando la sua dinastia Song, dal nome della prefettura in cui era stato governatore militare.

Scelse come capitale Kaifeng.

Questa fu l’ultima volta che una dinastia si affermò con un colpo di Stato, poiché da quel momento

i Song diedero all’impero un assetto tale che nessuno fosse più capace di usurpare il trono.

I Song non crearono uno Stato aristocratico, ma burocratico.

risolse il problema del centro che doveva fare i conti con l’autonomia dei generali, infatti

Taizu

l’esercito venne sganciato dall’amministrazione civile e sottoposto ad essa.

Fece licenziare molti generali, soprattutto quelli stranieri, appartenenti alle popolazioni della steppa.

Così facendo, potenziò l’esercito e si pose al di sopra dei generali.

Sotto il suo successore, l’imperatore Taizong, la Cina venne di nuovo unificata.

Una volta unito l’impero, i Song dovettero fare i conti con i popoli del nord.

Stipularono un trattato di pace con i Liao (Trattato di Chanyuan), impegnandosi a versare

contributi annuali in seta e argento.

Più tardi fecero lo stesso con i Xi Xia.

Ne conseguì che l’esercito si indebolì, ma ciò fece invece rafforzare il potere centrale.

I tributi ai Liao costituivano solo il 2% del budget dello Stato, e quindi la popolazione cresceva e il

commercio fioriva.

L’amministrazione si articolò in tre tronchi: amministrazione militare, censorato e

amministrazione civile.

Al vertice dell’amministrazione civile c’erano due cancellieri zaixiang che lavoravano assieme

all’imperatore.

Sotto di loro seguivano i sei ministeri tradizionali, gestiti dai funzionari, che gli Europei

chiamavano mandarini.

Essi costituirono la nuova èlite sociale, e la loro posizione non si basava più su diritti ereditari, ma

sulla bravura personale.

Il sistema degli esami teoricamente era accessibile a tutti, comprese le classi più basse.

Ma di fatto solo le famiglie benestanti potevano fare in modo che i propri figli evitassero di lavorare

per dedicarsi ad uno studio e a una formazione pluridecennale.

Aver superato l’esame non garantiva il titolo di funzionario, ma dava l’accesso ad una nuova classe

sociale che si andò sviluppando in quel tempo: la gentry.

Questa nuova classe divenne di fatto la nuova èlite dominante, in quanto si collocava a metà tra lo

Stato e il popolo.

Anche i funzionari, che non dovevano cambiare luogo ogni tre anni per evitare il nepotismo,

dovevano scendere a patti con la gentry del posto, che così si affermava in tutti i settori.

La gentry, più che per le sue capacità amministrative, è nota per il suo livello di cultura.

Infatti i membri della gentry erano anche pittori, scultori, poeti, storici, eruditi e calligrafi.

LE RIFORME E IL LORO FALLIMENTO

I neoconfuciani, pur rifacendosi alla dottrina originaria del confucianesimo, non erano conservatori.

Cercavano invece di dare un assetto completamente nuovo allo Stato rifacendosi all’antichità.

Il primo a fare un tentativo del genere fu Fan Zhongyan, un uomo di umili origini che era riuscito a

passare gli esami e diventare funzionario, e che nel 1043 era stato nominato vicecancelliere

dell’imperatore Renzong.

Già dal 1040 i Song subivano assalti dai Tanguti ed erano stati costretti a versare contributi più alti

mantenimento dell’esercito.

ai Liao, oltre ad avere problemi per il

crisi si ampliò, l’imperatore Renzong

Quando la riconobbe la necessità di riformare completamente

l’assetto statale.

Fan Zhongyan propose di riformare dalla radice il sistema burocratico.

Chiese che fosse fondato un sistema scolastico statale basato sul modello delle accademie private,

che formasse gli studenti non solo sugli scritti canonici, ma anche sulle capacità pratiche ed etiche,

e che il sistema degli esami non tenesse conto solo delle capacità letterarie dei candidati, ma anche

delle loro doti caratteriali.

Voleva limitare i privilegi dei funzionari e integrare il principio di anzianità con quello del

rendimento, ed alzare gli stipendi ai funzionari di provincia per evitare corruzione e nepotismo.

E giustificò queste proposte proprio con dei riferimenti all’antichità, come sostenevano i

neoconfuciani.

Le sue riforme fallirono a causa della forte resistenza dei funzionari di carriera, che vedevano

minacciata la loro posizione, che accusarono i neoconfuciani di favorire un dominio di cricche.

Una sorte simile ebbe anche un altro riformatore, Wang Anshi.

Stabilì un’autorità di controllo finanziario con poteri di decisione centralizzati sulle finanze statali.

Creò un sistema di mutui statali per i contadini, con un tasso agevolato del 20% per proteggerli

dagli usurai.

Cercò di tenere sotto controllo dal centro lo sfruttamento della terra, e si curò di rivedere la

tassazione.

Con quei soldi lo Stato avrebbe comprato scorte di cereali per poi rivenderli con profitto in tempi di

crisi.

Introdusse anche le unioni di vicinato: il popoli veniva organizzato in gruppi di 10, 50 e 500

famiglie, i quali, in tempo di guerra, dovevano difendere il loro territorio per assicurare la pace

interna.

Infine riformò anche il sistema degli esami, valorizzando il diritto, la geografia, la scienza militare e

la storia nei confronti degli scritti canonici.

Tutto ciò mirava a difendere i contadini e a rafforzare il centro rispetto ai potentati locali.

Anche le sue riforme fallirono. , di favorire l’egoismo e la

Gli oppositori lo accusarono di accumulare troppo potere per sé ricerca

del profitto e di trascurare, con i suoi standard unitari, le particolarità regionali.

Nel 1074 venne attaccato così violentemente che dovette ritirarsi, sconfitto dalla gentry.

Dopo le dimissioni di Wang Anshi, l’impero si indebolì sempre di più con le guerre contro i

Tanguti.

Quando l’imperatore Shenzong morì nel 1085, il nuovo cancelliere Sima Guang annullò tutte le

riforme di Wang Anshi, ma nemmeno gli oppositori erano tra loro uniti, e così la politica del regno

fu un continuo scontro tra conservatori e riformisti.

L’imperatore Huizong, seguace del taoismo, praticò modo particolare del non fare.

Non si curò della politica dell’impero e lasciò tutte le decisioni nelle mani dei ministri del

cancelliere Cai Jing, uomini corrotti e incompetenti, veri colpevoli della crisi che travolse l’impero.

dell’impero

Nel frattempo, a nord-est era sorta una nuova potenza: i Jurchen.

Provenienti dalle steppe della Manciuria, diressero ripetuti attacchi contro i Liao e i Khitan, fino a

proclamare una nuova dinastia: i Jin.

Huizong, che vide in essi un’occasione per sbarazzarsi dei Khitan, venne a patti con i Jin per

attaccare insieme i Liao: fu un errore fatale.

Anche se i Song riuscirono a sconfiggere definitivamente i Liao e i Khitan, dovettero fare i conti

con la nuova potenza militare dei Jin.

Essi iniziarono a pretendere tributi dai Song, e infine diressero diversi attacchi contro di loro, fino a

conquistare Kaifeng.

L’imperatore fu fatto prigioniero, le truppe furono sciolte, i contadini perdettero le loro terre e si

unirono ai banditi, e il paese cadde nella barbarie.

L’impero dei Song era finito. I SONG MERIDIONALI

Durante l’invasione dei Jin nella Cina settentrionale, un principe Song riuscì a fuggire con i suoi

seguaci a Lin’an, l’attuale Hangzhou, in cui si fece proclamare imperatore, fondando la dinastia dei

Song Meridionali. restavano una minaccia e i Song erano militarmente inferiori, l’imperatore

Ma siccome i Jurchen

Gaozong stipulò un trattato di pace con loro, concordato dal cancelliere Qin Gui a condizioni

svantaggiosissime: il confine tra i due Stati fu fissato sul fiume Huai, e i Song si impegnarono a

l’imperatore non dovesse dichiararsi loro suddito.

versare tributi in seta e argento ai Jin, finché

Il principale oppositore di questa politica fu Yue Fei, un generale che aveva già combattuto contri i

Jin. ordine di Qin Gui, così che quest’ultimo viene ancora oggi

Ma fu destituito e incarcerato per

considerato un traditore della patria e Yue Fei un eroe.

Ben presto sia gli imperatori che le èlite dei Song Meridionali si distaccarono sempre di più dalla

politica per dedicarsi ad affari domestici e piaceri mondani.

L’INVASIONE DEI MONGOLI

Intanto a nord, nelle steppe della Mongolia, i Mongoli conobbero un periodo di sviluppo e di

crescita demografica, finché un capotribù di nome Temujin riuscì a unificare tutte le tribù Mongole

e divenne Gengis Khan, sovrano di tutti i Mongoli.

Gengis Khan elaborò una politica secondo la quale il sovrano aveva ricevuto il mandato del Cielo,

proprio sul modello Cinese, e per questo doveva dominare con un unico impero su tutto il mondo.

Così i Mongoli, sotto la sua guida, conquistarono l’intero continente eurasiatico e crearono il più

vasto impero della storia.

Dapprima assalirono l’impero dei Jin, giungendo a mettere a ferro e fuoco Beijing.

il regno dei Khitan, e da lì si diressero verso l’Asia anteriore,

Dopo conquistarono conquistando la

Georgia, l’Afghanistan e l’Iran.

Poi si rivolse di nuovo contro la Cina, attaccando il regno dei Xi Xia.

Quella fu la sua ultima campagna, perché morì nel 1227, poco prima di conquistare la capitale.

Ma dopo la sua morte l’impero Mongolo non finì, e il suo progetto fu portato avanti dai suoi

successori, a cui furono affidati diversi khanati.

Soprattutto Ogodei, che mise la sua capitale a Karakorum, sconfisse definitivamente i Jin.

I Song ne approfittarono e decisero di stringere un’alleanza con i Mongoli per liberarsi dei Jurchen,

e ci riuscirono.

Ma i successori di Ogodei, Mongke e Kubilai, conquistarono il regno di Nanzhao e il Sichuan, per

poi attaccare i Song, mettendo fine al loro impero nel 1279.

IL NEOCONFUCIANESIMO prende l’avvio

Con il termine neo-confucianesimo si intende quella scuola di pensiero che verso la

fine del primo millennio d.C. e fiorisce soprattutto dai Song, che si propone una restaurazione degli

antichi valori “inquinati” o perduti.

In realtà, è una nuova sintesi che aggiunge ai principi confuciani elementi buddisti e taoisti, ormai

assimilati e imprescindibili. la “Dottrina della retta via”.

Il nome cinese di questa nuova filosofia è Daoxue:

Il movimento, che si manifestava con la mobilitazione di letterati e organizzazioni locali e

restaurare l’antica Via (dao)

autonome, si proponeva di di Yao e Shun di cui parlava Confucio e

inculcare sin dall’infanzia dei valori morali

quindi di tramite le scuole (accademie private) a tutti i

livelli.

L’obiettivo è ricomporre una società integrata e armonica, dove non solo vi fosse un equilibrio nelle

ma anche un’identità nei giudizi di valore.

funzioni sociali,

L’uomo di valore deve dunque dedicarsi all’autocoltivazione mentale, che conduce alla

e raggiungere lo stato di “quiete”.

comprensione dei valori universali del Tao “principio

La metafisica buddista e il rapporto uomo-natura del taoismo generano il concetto di

costitutivo” (li) associato allo “spirito vitale-sostanza-energia”

di ogni essere, (qi) che pervade la

realtà e scorre in tutte le cose.

La dialettica tra questi due elementi e il modo di interpretarne il rapporto costituisce il punto focale

delle divergenze tra i vari pensatori.

Ogni cosa quindi obbedirebbe ad un unico modello: il li.

I neo confuciani produssero un’etica che rigettava sia i principi buddhisti che il sistema degli esami,

poiché non richiedeva un comportamento morale, ma solo tanto studio.

I primi neoconfuciani si opposero al sistema di esami che formava eruditi e serviva solo al

mantenimento della gentry e della burocrazia.

Si tennero a distanza dal fare la carriera di funzionario e preferirono insegnare in scuole private, con

un ordinamento ben diverso da quelle statali.

LA DINASTIA MING

Zhu Yuanzhang si diede il nome di Hongwu (Grande potenza militare).

Viene dipinto come un sovrano autocrate e un tiranno, che governò lo Stato in modo oppressivo,

guidato dalle sue collere e da una crudeltà disumana.

Riprese le istituzioni degli Yuan e parte del vecchio personale, eliminò la figura del cancelliere.

Decise quattro “epurazioni” contro funzionari, eruditi, ufficiali, studenti, proprietari terrieri etc.

e non vennero uccisi solo gli accusati, ma anche i loro parenti e chiunque avesse avuto rapporti con

loro.

I Ming volevano rendere stabile la società tramite l’immobilismo spaziale e sociale.

Hongwu attuò una serie di proibizioni su edifici, sepolture, abbigliamento, finimenti etc.

Tutto ciò serviva al consolidamento della gerarchia, e dunque al consolidamento del potere centrale.

Invece del commercio, fu favorita l’agricoltura, con agevolazioni fiscali e sovvenzioni statali per i

contadini, che si riteneva dovessero formare la base dello Stato.

che si leggessero solo i Classici Confuciani secondo l’interpretazione di

Sul piano religioso, dispose

Zhu Xi, che divennero materia obbligatoria in tutte le scuole e unica materia degli esami per i

funzionari.

Fu censurato il Mencio, ritenuto pericoloso per la sicurezza dello Stato.

Quando Hongwu morì nel 1398, designò che suo nipote Yunwen dovesse succedergli al trono.

Ma ciò non avvenne, dopo la sua morte, infatti, scoppiò una violenta guerra civile tra i principi per

la successione.

Uno di essi, Zhu Di, conquistò la capitale Nanjing e fece deporre Yunwen, e si proclamò

imperatore con il nome di Yongle, eterna gioia.

Spostò la capitale a Beijing, che dovette essere ricostruita, poiché della vecchia capitale dei

Mongoli era rimasto ben poco.

Yongle lasciò molte istituzioni degli Yuan, e molti Mongoli affollarono la corte dei Ming.

Ma poiché il khanato degli Yuan non era mai finito dopo la loro caduta, e i successori dell’ultimo

imperatore Yuan continuavano a gvernare, Yongle intraprese delle campagne militari contro di loro,

fino a cancellarli completamente.

Oltre a ciò, fu conquistato anche il Vietnam e furono costruite numerose navi che vennero mandate

in spedizioni in Asia sud-orientale, in Giappone, in India e oltre.

I successori di Yongle non si dimostrarono alla sua altezza.

Dopo la sua morte, la navigazione marittima fu bloccata, la marina imperiale demolita, i marinai

licenziati, e la flotta tirata in secco.

In più i Mongoli si stavano risollevando, e la tribù degli Oirati attaccò i Ming a ovest di Beijing, in

cui li sconfissero e l’imperatore fu fatto prigioniero e deportato in Mongolia.

Da quel momento, gli imperatori Ming si chiusero a riccio e non osarono uscire mai più dalla

capitale, che venne circondata da possenti mura difensive.

Gli imperatori non si curarono più dell’amministrazione dell’impero e lasciarono tutto nelle mani

dei consiglieri, ribaltando il sistema assolutistico voluto da Hongwu.

Durante la tarda dinastia Ming le cose migliorarono, la popolazione conobbe una crescita

demografica e il commercio rifiorì.

Nel XV secolo lo Stato si trovò in una crisi gravissima, poiché le tasse non riuscivano più a

compensare le spese dello Stato, e la carta moneta (La cosiddetta Valuta Volante) venne abolita in

causa dell’inflazione.

quanto

L’impero dovette contare nuovamente sulla moneta metallica, in particolare sull’argento.

Ma quel metallo in Cina era sempre scarso, e soltanto la pirateria salvò la situazione.

Infatti i mercanti Cinesi trafficavano illegalmente in Giappone e nelle Filippine, esportando seta,

cotone, pietre preziose, mobili e metalli e importando argento.

LA FINE DEI MING

Durante il primo decennio dell’imperatore Wanli e sotto la guida del ministro Zhang Juzheng, i

Ming conobbero un periodo di pace e buon governo.

Presto però la situazione peggiorò: Wanli non si curava del governo, e neppure il suo successore

Tianqi.

Con l’assenza di una guida per lo Stato, la corte fu scossa dalla lotta fra cricche.

Coloro che prevalsero furono gli eunuchi, che Hongwu aveva allontanato dalla vita politica.

Riuscirono ad imporsi nell’amministrazione diventando esattori delle tasse, e accumularono tesori

anche superiori a quelli dell’imperatore.

La caduta dei Ming fu però dovuta alle finanze, poiché i Ming erano legati alla mentalità taccagna

del loro fondatore Hongwu, non erano mai riusciti a prelevare abbastanza dalle ricchezze

dell’impero.

Ne conseguì che i soldati dell’esercito erano sottopagati, e molti di loro disertavano.

Così, verso la fine del XVI secolo, la dinastia dovette affrontare campagne militari molto costose.

Nel 1592, il maresciallo Giapponese Hideyoshi Toyotomi entrò nel Choson, in Corea, e i Ming

mandarono un esercito in soccorso ai Coreani.

Ma mentre i Ming combattevano ancora in Corea, a nord, nella Manciuria, si andava formando una

nuova potenza, costituita da tribù tunguse che si ritenevano discendenti dei Jurchen.

Alla fine del secolo essi iniziarono a spostarsi verso sud, finché Nurhaci, comandante del clan

Aisin-Gioro, riunì tutte le tribù sotto il suo comando, proprio come aveva fatto Gengis Khan, e le

organizzò in quattro unità militari chiamate “bandiere”.

Dopo di ciò, compì tre gesti altamente simbolici: fondò un impero, che chiamò “Aisin” (Dorato),

nome che aveva guidato la dinastia Jurchen (Jin), assunse il titolo di Khan, proclamandosi così

successore di Gengis Khan e infine assunse anche il titolo di tianming: mandato del Cielo.

Voleva così essere sovrano dei Jurchen, dei Mongoli e dei Cinesi, e dichiarò apertamente guerra ai

Ming.

Occupò il territorio del Liaodong, e fece di Shenyang (In lingua mancese Mukden) la capitale del

suo impero.

Poi si spinse fino ai confini dei Ming.

Dopo la sua morte, il suo ottavo figlio Hong Taiji, che lo succedette, proseguì la sua opera,

sconfiggendo i Mongoli Cahar e prendendone le insegne di comando.

Nel 1635 chiamò il suo popolo “Manciù” e la sua dinastia “Daicing”.

“guerresco, eroico”, mentre la parola “Manciù”,

La parola Daicing deriva forse dal Mongolo daicin,

in uso tra i Mongoli, è un’abbreviazione del nome del bodhisattva Manjusri.

Con il suo duplice riferimento, la parola “Manciù” alludeva sia all’eredità politica dei Mongoli, sia

al loro legame religioso con il Tibet.

Infatti i khan Mongoli si erano sempre presentati come reincarnazioni dei bodhisattva, e i Manciù

dovevano imitarli.

Infatti appoggiarono il potere dei “Berretti Gialli” in Tibet e presero come modello di riferimento

l’impero mondiale dei Mongoli.

Le bandiere inoltre erano 24, cioè 8 per i mancesi, 8 per i mongoli e 8 per i cinesi, erano di colore

rosso, giallo, bianco e blu, e servivano per distinguere i vari clan che erano stati riuniti da Hong

Taiji.

Nel 1636 le truppe di Hong Taiji entrarono in Corea e conquistarono Seoul.

Successivamente entrarono in territorio Ming, minacciando Beijing e saccheggiando diverse città

della Cina settentrionale.

I Ming non avevano più fondi per sostenere le spese di guerra, le casse statali erano vuote e le

condizioni dei sudditi erano pessime.

riunì attorno a sé un esercito di ribelli, con cui conquistò Xi’an e Kaifeng e

Un certo Li Zicheng

giunse a Beijing, dove le truppe dei Ming, che non ricevevano più la paga, non opposero resistenza

e disertarono.

L’ultimo imperatore Ming fuggì su una collina a nord della Città Proibita e si impiccò.

Le truppe dei ribelli misero a ferro e fuoco Beijing per settimane, finché non vennero cacciate dai

Manciù.

Il generale dei Ming Wu Sangui dovette decidere se sottomettersi ai ribelli o allearsi con i Manciù,

e scelse la seconda opzione.

Le truppe mancesi comandate dal generale Dorgon conquistarono Beijing, e lì vi fondarono quella

che sarebbe stata l’ultima dinastia dell’impero Cinese: i Qing.

LA DOMINAZIONE MONGOLA E LA DINASTIA YUAN

Quando i Mongoli invasero la Cina settentrionale, lasciarono dietro di sé morte e distruzione.

La popolazione Cinese passò infatti da più di 100 milioni a meno di 60.

I Mongoli pensarono inizialmente di sterminare l’intera etnia cinese, ma un consigliere Khitan,

tassare l’agricoltura e il commercio, facendo arricchire

Yelü Chucai, suggerì a Gengis Khan di

notevolmente le casse dello Stato.

Sotto Kubilai Khan invece vennero riprese le vecchie istituzioni cinesi: la cancelleria, i sei

ministeri, la divisione del territorio in province, la tassazione pro capite, i monopoli di Stato, un

Ufficio per le traduzioni e un Ufficio Storiografico.

Kubilai diede alla sua dinastia il nome cinese di Yuan, Grande Principio, e spostò la capitale

dell’impero e in seguito ne fece costruire un’altra sulle rovine della

da Karakorum a Beijing,

vecchia capitale dei Jin, che fu chiamata Khanbaliq in Mongolo e Dadu in Cinese.

La società dell’impero Mongolo in Cina era stratificata in quattro classi:

1. I Mongoli,

loro vassalli Turchi, musulmani e altri popoli dell’Asia Centrale,

2. I

3. Il popolo Cinese del nord, compresi i Khitan, i Coreani e i Tanguti,

4. Il popolo Cinese del sud, con meno diritti e impossibilitato ad accedere alle cariche

pubbliche più alte.

Oltre a questa gerarchia, i Mongoli ne introdussero un’altra, basata sulle professioni:

1. Funzionari

2. Impiegati Amministrativi

3. Monaci Buddhisti

4. Monaci Taoisti

5. Medici

6. Artigiani

7. Cacciatori

8. Popolo basso

9. Eruditi Confuciani

10. Mendicanti

In questo periodo giunsero in Cina numerosi viaggiatori Europei, soprattutto mercanti e religiosi

appartenenti alla Chiesa Cattolica, che cercava alleati contro l’Islam.

che si trattenne nell’impero dei Yuan per 16 anni e riferisce

Il più famoso di questi fu Marco Polo,

nel suo Milione di essere stato ambasciatore ufficiale per il Khan.

Kubilai Khan fece inoltre prolungare, nel 1289, il Canale Imperiale dal fiume Huai fino a Dadu, per

rifornire la capitale su un percorso sicuro.

Il tutto però non serviva ad agevolare la vita del popolo, ma era solo uno strumento in mano al

governo, che voleva sfruttare al massimo le risorse della Cina.

Il Khan affidò a due pirati, Zhu Qing e Zhang Xuan, di trasportare con le navi i tributi in cereali

verso il nord, a dimostrazione dello sfruttamento della Cina del sud a vantaggio del nord.

Nel 1313 i Mongoli reintrodussero il sistema degli esami, proclamarono l’ortodossia di Zhu Xi e

la materia d’esame.

fecero dei suoi commentari ai Quattro Libri e ai Cinque Scritti Canonici

Inoltre, per controllare i territori, i Mongoli si affidarono alla gentry locale, e si guardarono dal

toccare le loro proprietà.

Le possibilità di diventare funzionario erano scarsissime, e così molti letterati rinunciarono alla

carriera pubblica e si dedicarono alle arti.

aveva preferito il Taoismo, ma dopo la formazione dell’impero, il

Sul piano religioso, Gengis Khan

buddhismo prese il sopravvento e dalla seconda parte del XIII secolo il Buddhismo Lamaista.

Dal 1260 furono i Lama tibetani (di cui il più importante fu Ph’ags-pa) a controllare tutta la chiesa.

Il buddhismo tibetano rappresentava un credo vicino alle tradizioni animiste dei Mongoli, che

poteva fungere da legame tra conquistatori e conquistati

Con Gengis Khan i tibetani avevano accettato la sovranità mongola, sospendendo il tributo dopo la

sua morte.

Sul piano legislativo, ogni etnia aveva una legislazione indipendente

dell’etnia superiore

In caso di due etnie coinvolte, valeva la legislazione

Oltre alle 5 pene tradizionali furono introdotte pene pecuniarie e corporali, che di fatto riducevano

le pene principali, che però non erano applicabili a reati gravi.

LA FINE DEGLI YUAN

Le cause della caduta degli Yuan furono molteplici: la tassazione elevata, una classe amministrativa

corrotta, progetti di costruzioni enormi e campagne di guerra dispendiose.

A ciò vanno aggiunte le catastrofi naturali che colpirono la Cina: lo Huanghe mutò il suo corso,

lasciando interi villaggi senza risorse, uno sbalzo climatico portò a 36 anni di freddo, che causarono

carestie, peste, inondazioni e cavallette.

I traffici commerciali sulla Via della Seta crollarono, e in tutto il paese scoppiarono rivolte che

tolsero i mezzi di sostentamento che arrivavano alla capitale tramite il Canale Imperiale.

I successori di Kubilai furono sovrani deboli che non riuscirono a governare bene l’impero, e

l’esercito perse rapidamente la sua forza.

Dappertutto i lavoratori coatti si ribellavano, i banditi saccheggiavano le città e diverse sette

religiose presero piede sulla popolazione.

In particolare la setta del Loto Bianco, che annunciava la venuta del Buddha Maitreya, si affermò

“Turbanti Rossi”

sotto il nome di in tutto il paese.

I loro comandanti si proclamarono indipendenti e fondarono proprie dinastie.

In questo contesto vi furono alcuni sventurati che approfittarono della situazione dell’epoca per

affermarsi, tra questi ci fu Zhu Yuanzhang, un uomo di umili origini che aveva perso la famiglia a

un’epidemia di peste che aveva devastato

causa di una carestia e il suo villaggio.

Dapprima entrò in un monastero buddhista, poi lasciò l’abito monacale e si unì ai Turbanti Rossi.

Fece una strepitosa carriera come condottiero, e giunse a conquistare Nanjing e tutta la Cina

meridionale, per poi attaccare il nord e Dadu senza incontrare alcuna resistenza, nel 1368.

L’ultimo imperatore Yuan fuggì nella notte verso la Mongolia, mettendo fine alla dominazione

Mongola.

Zhu cambiò il nome della capitale in Beiping (Pace del nord) e chiamò la sua dinastia Ming

(Luminosa), in riferimento sia al culto di Maitreya che all’inizio di una nuova era.

LA DINASTIA QING

Dopo che i Mancesi ebbero preso Beijing, l’imperatore Shunzhi procalmò il suo primo editto,

obbligando tutti i Cinesi a radersi la parte anteriore del capo e raggruppare il resto dei capelli in un

codino.

Ciò rappresentava un segno di sottomissione ai nuovi sovrani, e molti Cinesi che si rifiutarono di

farlo furono uccisi.

Molte città si ribellarono agli invasori, tant’è che i Mancesi avevano impiegato 40 giorni a occupare

Beijing, ma ci misero 40 anni per occupare l’intera Cina.

Lo stesso Wu Sangui, che prima si era alleato con loro, si ribellò assieme ad altri due generali, quasi

rovesciandoli.

“Rivolta dei tre feudatari”

La fu soffocata a stento nel 1681.

L’ultimo fedele dei Ming, Zheng Chenggong, si ritirò a Taiwan da dove continuò ad ostacolare i

Qing.

Fu sconfitto nel 1683, pacificando definitivamente la Cina.

Dall’insofferenza della popolazione verso l’invasore, cominciarono a nascere i primi segnali di

nazionalismo cinese, eruditi come Wang Fuzhi ricondussero l’origine dell’etnia cinese

all’Imperatore Giallo, affermando che i Manciù non discendevano da lui e quindi non facevano

parte della loro razza.

Dopo la morte di Shunzhi, salì al trono Kangxi, che conquistò la Cina meridionale, sconfisse i

Mongoli Cahar e i Mongoli Khalkha.

Inoltre, stipulò un trattato di pace a Nerçisk con i Russi, il cui impero si era spinto fino alla

Mongolia, che stabilì i confini tra i due Stati.

Il trattato venne prima redatto in Latino, e successivamente fu tradotto anche in Russo, Mongolo,

Mancese e Cinese.

Infine intraprese una campagna militare impegnativa contro gli Oirati, detti anche Zungari, che

avevano occupato il Tibet, considerato di importanza strategica soprattutto per la religione.

Tutti i Mongoli infatti aderivano al Lamaismo, e chiunque lo difendesse, poteva contare sul loro

appoggio.

Così Kangxi sconfisse gli Zungari in Tibet e quel territorio fu restituito al Dalai Lama, vicino ai

Qing.

I successori di Kangxi, Yongzheng e Qianlong, continuarono la guerra contro gli Zungari, che

furono poi sconfitti definitivamente sotto Qianlong.

Sul piano amministrativo, i Qing ripresero il sistema dei Ming, togliendo però potere agli eunuchi,

misero in tutti gli Uffici importanti un Cinese e un Mancese, lasciarono molti funzionari dei Ming ai

loro incarichi e ripresero il sistema degli esami.

“istanze a palazzo”, che giungevano direttamente all’imperatore

Inoltre svilupparono un sistema di

senza passare dalla burocrazia, rafforzando così il loro potere autocratico.

Sul piano culturale, Kangxi favorì gli eruditi, fece studiare il canone confuciano, fece pubblicare

opere storiografiche e un dizionario dei caratteri cinesi, che costituiva la letteratura standard per i

dell’epoca.

sinologi

I Qing furono l’ennesimo caso di sinizzazione, in quanto si proclamarono imperatori Cinesi e con

loro anche i Mongoli, i Mancesi, i Tibetani e i popoli dei Turkestan orientale.

Anche Qianlong favorì la cultura, facendo pubblicare un dizionario Mancese, facendo tradurre in

Mancese il Kanjur, il canone buddhista tibetano, ed anche una Biblioteca della letteratura cinese, il

Siku Quanshu (Scritti completi in quattro ripartizioni).

Tuttavia dall’opera vennero censurate tutte le opere che mostravano fedeltà ai Ming e odio verso i

Mancesi e i barbari.

Sotto Kangxi, Yangzheng e Qianlong la Cina conobbe un periodo florido e di sviluppo in tutti i

settori: agricoltura, allevamento, cultura, economia e urbanistica.

LA TARDA DINASTIA QING

Il periodo della tarda dinastia Qing conobbe molti cambiamenti.

Grazie anche ai rapporti con gli Europei, la società cinese si andò sempre di più modernizzando, fu

favorito lo sviluppo della scienza, della tecnica, dell’esercito, dell’economia e della stampa.

Quando erano giunti all’apice della loro potenza, i Qing si trovarono ad affrontare gravi problemi:

l’espansione demografica aveva portato a rivolte e al consolidamento del potere delle milizie

regionali e dei governatori delle province, ed anche dall’ingerenza di potenze straniere.

libero dell’oppio

Gli Inglesi si assicurarono con la forza il commercio in Cina, costringendo i Qing

ad aprire al commercio alcune città costiere.

L’impero, governato dal 1861 dall’imperatrice vedova Cixi, tentò una politica di auto rafforzamento

e di conservazione della dinastia, per evitare che la Cina diventasse repubblicana.

Inoltre la Cina fu coinvolta in guerre contro la Francia e il Giappone, che dimostrarono la sua

debolezza militare.

La causa andava ricercata nella società, sempre più frammentata e instabile, non più buona per

sopportare la monarchia. fomentarono rivolte, finché l’ultimo imperatore Qing

Rivoluzionari repubblicani some Sun Yat-sen

abdicò e l’impero finì per sempre.

LE CAUSE DEL DECLINO

L’ampliamento della superficie coltivabile e dell’alimentazione aveva portato ad una crescita

demografica tale che i terreni coltivabili non bastavano più per sostentare tutta la popolazione.

La qualità della vita non migliorò, ma si abbassò.

Quando nel 1796 Qianlong lasciò il trono, poiché non voleva superare il periodo di governo di suo

nonno, scoppiarono rivolte nel Sichuan, nello Hubei e nello Shaanxi.

I ribelli col nome di “Loto Bianco” come in epoca Yuan insorsero in una guerriglia contro i Qing, i

quali a stento riuscirono a reprimerli.

Sul piano economico, le casse dello Stato erano vuote per le spese di guerra, di viaggi e di

pubblicazione di opere.

Neppure il commercio estero risolse la situazione: quando l’East India Company non riusciva più ad

avere argento dall’America, dove le guerre civili imperversavano, si passò ad un altro mezzo di

l’oppio.

pagamento:

L’oppio del Bengala, coltivato dalla East India Company, in Cina aveva una grande richiesta, e

veniva scambiato con l’argento.

Questa perdita di argento fece collassare l’economia cinese, e le casse dello Stato erano nuovamente

vuote.

La corte prese provvedimenti durissimi, facendo decapitare e strangolare i contrabbandieri e

“Granchi veloci”, navi che trasportavano l’oppio.

affondando i

Ne conseguì una guerra tra Inglesi e Cinesi, in cui gli Inglesi, superiori per armi e tecniche militari,

riuscirono facilmente ad espugnare Guangzhou, Xiamen, Ningbo, Shangai, Zhenjiang e Nanjing.

A Nanjing fu stipulato un trattato di pace a condizioni svantaggiose per i Cinesi, che dovettero

versare 21 milioni di dollari d’argento come riparazione delle spese di guerra, fissare il dazio

commerciale al 5%, cedere Hong Kong all’Inghilterra, assumere diplomatici Inglesi con diritti

uguali a quelli dei funzionari e aprire al commercio i porti di Guangzhou, Xiamen, Fuzhou, Ningbo

e Shangai.

Con trattati analoghi, anche la Francia e gli Stati Uniti si assicurarono il controllo sui territori cinesi.

I Qing dovettero rinunciare così alla loro sovranità.

A partire dal 1840 la situazione per i Qing si fece ancora più drammatica.

un esaurimento nervoso per l’insuccesso negli esami per

Un certo Hong Xiuquan, che aveva subito “Adoratori di Dio”,

letterati, disse di essere il fratello minore di Gesù e fondò la setta degli con

un’ideologia religiosa identica a quella cristiana, e che proponeva di abolire la proprietà privata e

distribuire le terre ai contadini, la parità dei sessi e l’abolizione della fasciatura dei piedi, del

concubinato, dell’oppio, dell’alcool e del gioco d’azzardo.

I Taiping, come vennero chiamati, raggiunsero più di un milione di seguaci e conquistarono

“Capitale Celeste”.

Nanjng, proclamandola

Oltre ad essi, si ribellarono anche altri gruppi, che i Qing riuscirono a battere con gravi perdite

umane.

L’impero dei Qing iniziava a dissolversi, ma si salvò proprio grazie agli Inglesi.

Poiché il traffico di oppio si era ridotto, era necessaria una nuova guerra per farlo ripartire.

Gli Inglesi approfittarono di un episodio di scarso rilievo (La polizia cinese aveva arrestato dei

contrabbandiere su una nave anglo-cinese e avevano ammainato la bandiera britannica) per

innescare una nuova guerra.

Fu bombardata Guangzhou e fu occupata Tianjin, a ciò si unirono anche i Francesi che

approfittarono dell’uccisione di un missionario.

I Qing, militarmente deboli, persero la guerra e sottoscrissero un altro trattato di pace a Tianjin,

in cui i cinesi dovettero accogliere ambasciatori a Beijing, aprire altri dieci porti al commercio, la

libertà di movimento per gli stranieri in tutta la Cina, l’abbassamento dei dazi, enormi spese di

riparazione verso Inghilterra e Francia e la legalizzazione dell’oppio.

Ma siccome l’imperatore Xianfeng esitava a ratificare il trattato, gli alleati inviarono le truppe a

Beijing, occupandola.

L’imperatore fuggì a Jehol, Palazzo d’Estate

i Francesi saccheggiarono il e gli Inglesi misero a

ferro e fuoco tutta la città, distruggendo monumenti ed edifici.

Nel 1861 la dinastia Qing era a terra.

Dopo la morte dell’imperatore Xianfeng, era salito al trono, a soli sei anni Tongzhi, il figlio di una

concubina.

Ma durò poco, perché la concubina con un colpo di mano si impadronì del governo fino al 1908, il

suo nome era Cixi.

Gli storici posteriori l’anno accusata di conservatorismo e di aver portato la dinastia al fallimento.

In realtà riuscì a mantenere la dinastia al potere, così tanto che il suo periodo viene indicato col

“Restaurazione”.

nome di

Ma in questo periodo i Qing non cercarono di ripristinare il vecchio ordine statale, ma di crearne

uno nuovo.

Per controllare gli Occidentali con la diplomazia, fu creato, sotto la guida del principe Gong, un

Ufficio per gli Affari Esteri, scollegandolo dal Ministero dei Riti e dal contesto del sistema dei

tributi.

Venne anche commissionata la traduzione in Cinese dei libri di lingue e scienze occidentali, ma

allo stesso tempo vennero censurati tutti i libri di letteratura popolare cinese che esprimevano il

cambiamento strutturale dell’ordine sociale fin dall’epoca Ming, che rischiavano di intaccare la

base del potere imperiale.

Nel 1864, con una politica di auto rafforzamento, soprattutto nel settore delle armi, modellate su

quelle occidentali, le milizie comandate da Li Hongzhang riuscirono a soffocare la rivolta dei

Taiping, conquistando Nanjing.

Questo evidenziò anche la perdita del potere centrale a vantaggio della periferia, e tutte le fabbriche

di armi furono fatte costruire non dal centro, ma dai governatori provinciali.

Il centro si oppose tassando altamente le industrie, costringendole a farle fallire, ma ormai il

processo di autonomia delle periferie era iniziato e si stava espandendo.

La politica estera dell’impero era in crisi, gli Occidentali rivolgevano ai Qing richieste sempre più

sfacciate, che essi erano costretti ad esaudire.

Tutti i provvedimenti presi da Cixi furono dettati dalla disperazione: concesse lo statuto di provincia

al Xianjiang e a Taiwan, con l’intento di legarli formalmente a sé e dichiarò guerra alla Francia per

il contrasto sul Vietnam.

Francesi, nella battaglia navale di Fujian, distrussero in un’ora tutte le navi da guerra cinesi e

I

rasero al suolo il cantiere navale di Fuzhou, il fiore all’occhiello dell’industria cinese degli

armamenti.

Ma il colpo di grazia non arrivò dalle potenze occidentali, ma dal Giappone.

Considerati sempre arretrati rispetto alla Cina, i Giapponesi avevano, con una serie di riforme su

modello occidentale, trasformato il Giappone in uno Stato centralizzato, affidando tutto il potere

all’imperatore e abolendo la classe guerriera dei Samurai, sostituendoli con la leva obbligatoria, e

costruendo un florido sistema industriale.

Nel 1875 i Giapponesi attaccarono lo Stato di Choson in Corea, che i Qing consideravano uno Stato

tributario.

Presto si venne allo scontro fisico: nel 1894, approfittando di una richiesta di aiuto da parte del

governo coreano di reprimere una setta religiosa che imperversava, sia la Cina che il Giappone

inviarono truppe in Corea, col vero intento di averne il dominio completo.

L’esercito cinese di Li Hongzhang venne distrutto dai Giapponesi presso Pyongyang, e nel Mar

Giallo ne navi da guerra giapponesi inflissero una dura sconfitta a quelle cinesi.

La guerra terminò con il trattato di Shimonoseki, in cui i Qing dovettero pagare ingenti spese di

riparazione al Giappone, venne sancita l’occupazione giapponese della Corea, di Taiwan e del

Liaodong (Nella Manciuria meridionale), e concedeva al Giappone il diritto di costruire fabbriche in

Cina.

In seguito i Giapponesi rinunciarono al Liaodong, ma ciò non contribuì ad un miglioramento delle

condizioni per la Cina.

Per pagare le spese di riparazione, i Qing furono costretti a chiedere prestiti all’estero, dare in pegno

i dazi marittimi e le tasse sul sale, e a concedere diritti a industrie e miniere.

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA

Alcuni intellettuali come Kang Youwei, Tan Sitong e Liang Qichao capirono che il vecchio

ordinamento monarchico era ormai inutile, e che bisognasse trasformare la Cina in uno Stato

Repubblicano e attuare una serie di riforme che le dessero un assetto tale.

Tan Sitong diede una nuova interpretazione al concetto di “Umanità” di Confucio, attribuendogli il

significato di “Parità” e “Perfetta unità”, al contrario del concetto originale che giustificava la

società stratificata.

Kang Youwei diede vita al primo movimento per le donne e a Shangai venne fondata una società di

studi femminili.

L’imperatore Guangxu, diventato maggiorenne e svincolatosi da Cixi, concesse alcune udienze a

Kang Youwei, in cui egli espose i punti principali della sua ideologia:

1. La riforma del sistema degli esami e della legislazione

2. La creazione di nuove autorità più moderne al posto dei sei ministeri

L’introduzione dell’autogoverno locale

3. L’istituzione di un parlamento

4.

5. Una Costituzione che prevedeva la divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e

giudiziario. l’abolizione del sistema imperiale e la nascita di una

Kang Youwei in sostanza stava proponendo

monarchia costituzionale.

L’imperatore acconsentì, e nei giorni seguenti emise oltre 40 editti di riforma.

Vennero abolite le materie tradizionali come il “Saggio a otto gambe”, molti studenti Cinesi furono

mandati all’estero, soprattutto in Giappone e vennero incentivate le miniere e le ferrovie.

“Riforma dei Cento Giorni”,

La come venne chiamata, fallì ancora prima di nascere.

Alcuni funzionari conservatori fecero intendere a Cixi che sarebbe stata esautorata, e lei rispose

duramente facendo arrestare l’imperatore, annullò le riforme e fece giustiziare i capi riformisti, tra

cui Tan Sitong, mentre Kang Youwei e Liang Qichao fuggirono in Giappone.

In Giappone essi scoprirono una società nuova, completamente diversa da quella cinese.

Da Giappone furono importati molti concetti moderni in Cina, tra cui quello di “Nazione”.

La Cina non aveva più bisogno di una storia dinastica, ma di una storia generale che la

contraddistinguesse come nazione, così come era accaduto in Giappone.


ACQUISTATO

15 volte

PAGINE

62

PESO

3.81 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture orientali e africane (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Cina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Guida Donatella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia della cina

Storiografia cinese
Dispensa
Scrittura della storia nella Cina antica - Strategie di legittimità dallo Shujing a Wei Yuan
Dispensa
Religioni e filosofie dell'India
Dispensa
Riassunto esame Storia e civiltà dell'Estremo Oriente, prof. Carioti, libro consigliato Storia dell'Asia Orientale, John K. Fairbank, Edwin, O. Reischauer
Appunto