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Descrizione della Cina - Matteo Ricci

Matteo Ricci, nato nel 1552 a Macerata, fu un padre Gesuita. Una delle sue doti più straordinarie fu la sua capacità mnemonica, che usò per sedurre la Cina e inserirsi nella sua cultura. Egli fu un pioniere lanciato alla scoperta e alla conquista di un’antichissima civiltà, armato solo di erudizione e di arte della memoria. Egli studiava cinese da ormai 12 anni, quando sbarcò a Macao. Per impararlo applicava la mnemotecnica: trasformava ogni ideogramma in un’immagine di memoria, collocandola in un “palazzo”, dove riusciva ad attingerla ogni qual volta gli servisse. Egli aveva memorizzato numerosissime opere religiose, scientifiche, letterarie.

La scelta dei funzionari, l’accesso al rango dei mandarini, avveniva secondo esami di concorso. La corsa ai titoli comprendeva 3 esami, l’ultimo dei quali doveva essere superato nella capitale. La memoria fu di grande aiuto per superare gli esami. A Nanchang pubblicò un libro sugli esercizi mnemonici. Molti furono coloro che diffidavano da lui. Fino al 1595 egli vestiva da monaco buddista; successivamente adottò l’abito dei letterari e si presentò come saggio venuto dall’occidente con intenzione di conquistare l’autorità necessaria per la propagazione del Vangelo. Il mutamento di stile corrispondeva a una carica decisiva.

Anni di studio lo avevano condotto a comprendere che il buddismo e il taoismo erano religioni incompatibili con il cristianesimo, poiché pagane; ma che il confucianesimo, che era una regola di vita, una corrente filosofica, poteva convivere con la teologia cattolica. Le sue idee furono successivamente condannate dalla chiesa, quando iniziarono ad essere applicate dai suoi successori. Ed è proprio per questo che i rapporti tra Cina e Cristianesimo entrarono in crisi. Tutto ciò che aveva seminato Ricci, andò perduto.

Sempre nel 1595 elencò in una lettera tutti i motivi che gli procuravano la stima di molti cinesi dotti, secondo il suo parere, nonostante fosse uno straniero. Innanzitutto la conoscenza della lingua cinese e della loro cultura; i prodigi mnemonici, l’insegnamento della matematica, l’introduzione dell’orologio. Matteo Ricci morì nel 1610, senza aver conosciuto l’imperatore Wanli. Quest’ultimo non riceveva di persona i visitatori ufficiali. Ma nonostante la curiosità, fece fare ritratti dei visitatori. All’epoca essi furono considerati come musulmani.

Capitolo I

Con quest’opera Ricci si riferisce principalmente agli europei. Le “cose” della Cina sono assai più differenti dalle “cose” europee. Pertanto è necessario parlare innanzitutto del luogo, del territorio, dei costumi, della cultura, delle leggi e di tutto ciò che è proprio della Cina, mettendo in evidenza ciò che è diverso in Europa, per poter comprendere al meglio la materia.

Capitolo II

Sono vari i modi in cui la Cina venne e viene chiamata. Claudio Tolomeo usava il termine Sinai; Marco Polo, che visse in Cina, usa il termine Catai. I portoghesi divulgarono questo nome, in seguito ai numerosi e pericolosi viaggi via mare. L’origine della parola Cina si fa risalire al nome del regno di Qin, sovrano che unificò la Cina nel 221 a.C. Chiunque, da Tolomeo, a Marco Polo ai Portoghesi, assegnava a questo paese la grandezza e la magnificenza di cui esso godeva.

Nel mondo classico veniva utilizzato il termine latino Serica, che indicava quella zona in Oriente dalla quale proveniva la seta. Non vi era una terra che non la commerciasse. Ve ne era così in abbondanza, che tutti, di qualunque rango sociale, la indossassero e la si commerciava con i Portoghesi, gli Indiani e i Giapponesi e successivamente gli Spagnoli. Ogni qual volta che si cambia dinastia, viene scelto un altro nome per il Paese. I popoli circostanti non sanno di questi mutamenti, pertanto utilizzano i vecchi nomi assegnati.

Ricci dona le coordinate geografiche dell’estensione della Cina: si estendeva dal 19° dell’estremità sud di Hainan al 42° nord, dal 112° al 131° a est di Greenwich. Queste coordinate sono errate (18°, 42°, 70°, 125°). La Cina comprendeva due città principali, sedi di ministeri e uffici imperiali: quali Pacchino e Nanchino. Queste erano due aree metropolitane. Inoltre vi erano 13 altre province. In queste 15 province, ci sono 158 Regioni che i cinesi chiamano “Fu” (Prefetture). In queste Fu, vi sono 247 Ceu (Sottoprefetture) e 1152 Hien (Distretti).

È difficile stabilire quale fosse la popolazione cinese alla fine del XVI secolo. Alcuni stimano che ci fossero 190 milioni di abitanti. Ma la documentazione e i registri ufficiali, non sempre erano veritieri. Ricci afferma che gli imperatori cinesi inserivano i paesi stranieri in un sistema gerarchico, secondo il quale, gli stati tributari accettavano il rapporto di sottomissione, godendo però della protezione militare e il privilegio di commerciare con la Cina. La Cina era fortificata dalla Muraglia Cinese, lunga 5 mila Km, che impedivano l’invasione dei popoli confinanti.

Capitolo III

La Cina è una terra largamente estesa, la quale al suo interno presenta addirittura climi differenti. La varietà delle temperature fa sì che ci sia una produzione agricola varia. La fertilità della terra e le coltivazioni in Cina sono abbondanti. Molti sono i frutti che in Europa non esistono. La carne più diffusa è quella di maiale, ma si mangia anche quella di bue, bufali, pecore, capre, galline, anatre e oche, cavalli, cani.

I cinesi furono abili nella costruzione di opere di ingegneria idraulica che furono alla base del processo di unificazione dell’impero. Il pieno controllo delle acque interne, favorisce lo spostamento rapido nel paese, anche dei militari, dei tributi e utile anche per l’irrigazione per agricoltura intensiva. La grande diffusione di vie fluviali fa sì che in Cina ci siano molte barche. Vi è abbondanza non solo di carne, ma anche di pesce, sia di acqua salata che dolce.

In Cina non è presente il lino; viene utilizzato il cotone chiamato “bamabce”, proveniente probabilmente dall’India. In seguito vi è la seta e la canapa ed altre erbe che si trasformano in tessuti. Vi sono gli stessi metalli che ci sono in Europa. Nelle case cinesi è di gran uso l’utilizzo dei vasi in porcellana, che è considerata una delle più belle cose al mondo. La più fine si fa nella Provincia di Chiansino. Lavorano anche il vetro, ma non allo stesso livello degli Europei.

Gli edifici in Cina sono fatti di legno. Per alimentare il fuoco utilizzano, oltre alla legna, il carbone fossile, che viene ricavato dalle miniere e si vende a buon mercato. Vengono prodotti dalla terra tantissime erbe medicinali, che non sono prodotte da nessun’altra parte. La carta cinese è molto fragile, per tanto molti furono i documenti che andarono persi nel corso dei secoli. Molto diffuso in Cina, sono le coltivazioni del tè. Bevanda calda, molto gustosa da bere. Viene offerto diverse volte agli ospiti. Vi sono diverse varietà di tè. In Giappone è molto più caro, ma l’uso che ne fanno è diverso: i giapponesi bevono insieme all’acqua le foglie macinate di tè, mentre i cinesi ne fanno un infuso, lasciando infine le foglie nel vaso.

I cinesi hanno una vernice, di origine vegetale, che viene ottenuta dal succo di un albero. Questa lacca dura per diverso tempo, e vengono dipinte tavole, porte, letti, barche, rendendole belle e lucide. La Cina presenta tantissime spezie, tutte differenti tra di loro, e droghe medicinali. Diffusa è anche la polvere da sparo, utilizzata per i fuochi d’artificio e poco per le armi.

Capitolo IV

Ricci affronta il tema dell’artigianato in Cina. Come già detto prima, il territorio presenta ogni tipo di materia. I cinesi, a differenza degli europei, non sono precisi nei lavori, e impiegano poco tempo e poco denaro per poter vendere il tutto a buon mercato. Nel campo dell’architettura i cinesi sono inferiori, sia per quanto riguarda l’estetica che la stabilità degli edifici. Infatti le costruzioni cinesi sono fatte per durare qualche anno, e non come quelle europee, destinate a durare migliaia di anni. I cinesi non costruiscono fondamenta alle loro costruzioni.

La stampa ha origini molto più antiche, ma molto differente dalla nostra. Per quanto riguarda la pittura e scultura, questi rimasero indietro proprio perché non ebbero contatti con altre nazioni. Non sanno dipingere con colori ad olio e non conoscono la tecnica del chiaroscuro. Non comprendono le regole delle proporzioni. Producono campane in bronzo che possono essere suonate solo con strumenti di legno. Ricci sottolinea il dislivello tecnologico tra Europa e Cina nel campo dell’orologeria. I cinesi mettono in scena numerose opere teatrali, e molti sono i giovani in questo settore.

Diffuso tra il popolo è l’uso del ventaglio rigido, segno di galanteria, utilizzato soprattutto nei periodi caldi. Vi sono diversi modelli, di differenti materiali. I cinesi dormono, mangiano e siedono per terra.

Capitolo V

Matteo Ricci affronta il tema della lingua parlata e scritta. Egli afferma che vi sia un’ampia differenza tra lo scritto e il parlato: infatti nessun libro è scritto nel modo di parlare comune. L’indipendenza della scrittura cinese dalla lingua parlata si è realizzata nell’uso del wenyan, ovvero il cinese letterario. In ogni Provincia c’è una lingua propria. È possibile però distinguere la lingua mandarina, ovvero la lingua orale ufficiale cinese, che all’epoca, era parlata solo dai funzionari e da chi aveva affrontato gli esami per entrare a far parte della classe dei mandarini.

Tra i filosofi più importanti si ricorda Confucio. Ogni imperatore predica la sua dottrina, senza mai metterla in dubbio. I cinesi hanno conoscenze astronomiche, matematiche e scientifiche, geometriche, aritmetiche. La medicina cinese è molto differente da quella europea, e fa affidamento su rimedi tradizionali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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