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I pittori fiorentini del Quattrocento e le loro botteghe

Sergio Rossi Ogni opera nasce in un determinato contesto storico-sociale ed esprime contenuti attraverso quello che viene chiamato il codice semantico di un artista, ovvero lo stile. L’opera d’arte è il prodotto di un individuo che agisce interagendo con la società e con le opere del passato, perciò è frutto dell’uno e sono tutte diverse tra loro, seppure databili allo stesso periodo storico e collocabili al medesimo periodo artistico. Nel Medioevo vi era stata una radicale svalutazione della figura dell’artista, soprattutto al livello intellettuale, era retrocesso alla classe artigiana.

Il gotico internazionale

Ha la sua origine in Francia e si diffonde in tutta Europa. Si può circoscrivere agli anni 1290-1430. Esso interessa tutte le manifestazioni artistiche e tutte le tecniche produttive dell’artigianato, al costume e alla moda. Nella scultura abbondano le statuette e i rilievi d’avorio; in pittura accanto ad affreschi e pale d’altare vi sono altari e libri miniati e decorati minuziosamente. E inoltre ceramiche, smalti e vetrate. Tutte le tecniche sono in continuo progresso e i traffici facilitano lo scambio di prodotti di qualità. Gli artisti si riuniscono in corporazioni (ad esempio i pittori facevano parte della Corporazione dei Medici e degli Speziali) che tutelano i loro diritti, la qualità dei prodotti, controllano la concorrenza e mantengono la reputazione della categoria. L’arte si avvicina alla sfera mondana poiché è fatta dalla borghesia e sempre da essa commerciata. Il gotico internazionale si rifà al Gotico Classico, prendendo esempio dalla concezione spaziale di Giotto ma accanto ad essa si ricerca la resa naturalistica nella minuziosità dei particolari e dei soggetti. Le linee sono sinuose, le tinte scolorano e si sfumano per farsi luce.

Secondo una delle tante teorie che spiegano l’origine del gotico internazionale, esso si sarebbe sviluppato a seguito della decadenza delle grandi istituzioni universali: papato e impero. Questo fenomeno indusse la popolazione a cercare rifugio ed evasione in una sorta di paradiso artificiale animato dall’amore per il naturalismo. Inoltre è considerata arte di evasione a causa di molti eventi critici di questi anni come ad esempio la guerra dei cent’anni in Francia, le lotte religiose in Inghilterra, le rivolte sociali in Italia come la rivolta dei Ciompi a Firenze; questi eventi hanno promosso un senso di insicurezza nelle classi dirigenziali favorendo lo sviluppo di un’arte di evasione e fiabesca.

Il gotico internazionale in Italia

In Lombardia

La Lombardia contribuisce allo sviluppo del gotico internazionale con una ricca serie di miniature. Una svolta si coglie nel Libro d’Ore di Verde Visconti, ad opera di diversi miniatori, in cui sono rappresentate fantasiose scene di vita cortese intrise di lusso. La ricerca del vero e di tutte le forme della natura si riscontra nei vari libri di botanica e nei Tacuina Sanitatis: tutte queste opere venivano realizzate da più artisti, il che conferma l’unità del gusto. Le miniature diverranno modelli per gli affreschi.

Gentile da Fabriano

Gentile di Niccolò, proveniente da Fabriano visse tra il 1375/80-1427. Veniva da una famiglia di semplice origine anche se dovette girare l’Italia per trovare fortuna. La sua formazione avvenne in Lombardia, all’avanguardia con le tendenze tardogotiche e del gotico internazionale. Egli è stato capace di coniugare sfarzo cortese e precisione dei dettagli, monumentalità dell’impianto figurativo e delicatezza nella resa dei particolari più minuti. Gentile costruisce il volume attraverso un complesso sovrapporsi di strati di colore secondo una sequenza dettata dalla consuetudine e non da un controllo sul reale. Le parti in luce sono sempre le stesse: la canna del naso, l’arco delle sopracciglia, il mento, qualunque sia la posizione assunta dalla figura nello spazio. I lineamenti sono generici e animati da espressioni convenzionali.

  • La Pala di Berlino, perché conservata alla Gemäldegalerie berlinese, rappresenta la Vergine con il Bambino seduta su un trono senza schienale, si staglia su un fondo omogeneo oro ed è attorniata da 3 figure (San Nicola e Santa Caterina). La particolarità è la resa fantastica dei due alberelli retrostanti la Vergine, i cui frutti sono Angeli. Il committente è la figura più piccola ed è inginocchiato. Studio dettagliato del particolare, trono gotico. La spilla della Madonna riprende lo stemma dei Visconti. Probabilmente dipinta per i monaci olivetani della Chiesa di Santa Caterina a Fabriano e ci trasmette un’atmosfera ricca di curiosità naturalistiche nella descrizione delle piante, del prato fiorito e nella morbida pienezza dei corpi.
  • Polittico dell’Incoronazione della Vergine (1400-10), detto anche Polittico di Valle Romita, eseguito per la chiesa di Valle Romita, oggi smembrato. Eseguito a Venezia tra 1405-1410, che presenta già i caratteri della maturità: accostamento alla natura, uso delle vesti del tempo, preziosità delle vesti, ovali dei volti, nasi lunghi e sottili e labbra piccole. Al centro Cristo incorona la madre e sotto vi sono Angeli suonatori, il Sole e la Luna. Il trono gotico qui viene sostituito da ‘razzi luminosi’. Negli scomparti laterali troviamo San Girolamo, San Francesco, San Domenico e Santa Maria Maddalena, ritti su tappeto fiorito. Nelle cuspidi San Giovanni Battista nel deserto, Uccisione di San Pietro martire, San Tommaso d’Aquino in lettura e San Francesco riceve le stimmate. Con quest’opera Gentile impone una nuova maniera, più corposa e plastica, svincolata da ogni bizantinismo dominante allora a Venezia. Presenta già i caratteri della maturità: accostamento alla natura, uso delle vesti del tempo, preziosità dei panni, ovali dei volti, nasi lunghi e sottili, labbra piccole.
  • A Venezia, del cui soggiorno non rimane nessuna traccia pittorica, Gentile incontra Papa Martino V, il quale lo invita ad eseguire un ciclo pittorico per San Giovanni in Laterano, ormai perduto.
  • Nel viaggio verso Roma, Gentile si fermò a Firenze, ma non subì l’influenza di Brunelleschi, Donatello o Masaccio, ma più di Ghiberti e Masolino: questo si può notare nell’ Adorazione dei Magi (1423), dove scompaiono i moduli miniaturistici delle opere giovanili, la natura diventa più reale e lo spazio si amplia. Essa fu realizzata per la Chiesa di Santa Trinita a Firenze. La storia narrata, il viaggio dei Magi, inizia nella lunetta in alto a sinistra fino ad arrivare al primo piano. La figura più umile è quella di Giuseppe, mentre i Magi sono coperti d’oro, vestiti come veri e propri principi. Grande risalto ottengono i vestiti all’ultima moda fiorentina dei personaggi. Domina la preziosità delle vesti, l’eleganza dei gesti, la cura dei dettagli mentre manca qualsiasi forma al significato profondo dell’evento sacro. Il concetto di ‘dietro’ viene sostituito da quello di ‘sopra’, il secondo piano è reso in alto nella tavola. Gentile dà prova di essere un uomo colto: conosce le raffinate maniere dei principi e dei cavalieri (se si presentano a uomini o donne facoltose si fanno levare gli speroni), conosce la scena biblica alla perfezione, conosce le caratteristiche fisionomiche e di costume dei lontani popoli d’Oriente, conosce le forme della fauna e della flora esotica. Il committente Palla Strozzi era mercante di stoffe, l’iconografia dei Magi divenne nei secoli la preferita dai mercanti che li veneravano come santi protettori. La scena è movimentata dalle figure e dai loro movimenti sinuosi e inoltre dalla linea curva che crea la carovana diretta alla Famiglia Sacra. Nella predella sono rappresentate la Natività (nella prima viene tentato un primo effetto di notturno in un meraviglioso cielo stellato), la Fuga in Egitto (dove il tutto è illuminato, la luce si materializza e ricorre all’espediente del fondo oro che trasluce i colori posti in superficie), la Presentazione al Tempio, è l’unica parte non originale. Il racconto inizia in alto a sinistra e termina in primo piano. A differenza della pala centrale super affollata, la rappresentazione è assolutamente sintetica, scompare ogni forma di ostentazione e dominano solo gli eventi.
  • Polittico Quaratesi, (1425) realizzato per la Chiesa di San Niccolò Oltrarno, rivoluziona la sua pittura. Le figure si fanno a grandezza statuaria, il piano prospettico riesce a staccarle dal fondo oro. Anche se sono figure molto grandi sono addolcite dalla delicatezza delle stoffe, dei ricami, delle carni e delle bionde capigliature. È smembrato in vari musei: la pala centrale rappresenta la Madonna in trono, il Bambino e gli angeli e si trova alla National Gallery di Londra; Santa Maria Maddalena, San Giovanni Battista, il Cristo e San Giorgio si trovano agli Uffizi. Mentre due cinque pannelli della predella con Storie di San Nicola sono smembrati tra i Musei Vaticani e la National Gallery di Washington. Sono evidenti nuove idee di spazio e di ambiente. La materia pittorica si fa più densa e compatta che ricorda Masaccio ma a differenza di questo ci impianta tutta la sua tecnica pittorica tralasciando il dramma umano.

Lorenzo Monaco

Vive tra 1370-1423/4. Si chiamava Pietro di Giovanni. Prende i voti nel 1390 come monaco camaldolese nel convento fiorentino di Santa Maria degli Angeli e assume il nome di Lorenzo. Qui apprese l’arte miniatoria e si formò nella bottega di Agnolo Gaddi, qui si formerà il suo stile fatto di intenso patetismo e di intima musicalità delle figure che si inarcano secondo ritmi goticheggianti. La sua opera è certamente tardo-gotica, per via del suo segno e dell’eleganza delle modulazioni lineari. Nei primi anni del ‘400 egli ha un cambiamento decisivo forse per suggestione delle prime opere di Ghiberti con il quale ha in comune l’allungamento iperbolico delle dimensioni delle figure. Al Gotico cortese oppone un rigore monastico e un ideale ascetico. Elimina fiori, animali, ornamenti e riduce il paesaggio a roccia. Le figure sono inarcate, lunghe e sottili e i colori semplici. La componente religiosa, mistica, è fondamentale per comprendere la natura più essenziale del suo operare artistico.

  • Poco dopo il suo affrancamento dalla bottega di Gaddi realizza il Polittico di San Gaggio, oggi smembrato tra il Courtald Institut di Londra con la splendida Incoronazione della Vergine, autentica epifania di luce, puro canto mistico che non ha eguali nella coeva pittura fiorentina, e tra la Galleria dell’Accademia di Firenze con le figure di Santa Caterina d’Alessandria e San Caio ancora debitori di Gaddi evocati nella sostanziale ieraticità delle figure, nella resa accurata delle chiome dei santi e nella gamma cromatica calda ancora distanti dai toni squillanti e dagli accostamenti arditi che caratterizzeranno la sua opera matura. Nella predella troviamo i martirii dei Santi Caterina e Caio e l’Ultima Cena, quest’ultima già moderna nella concitazione espressiva degli Apostoli alla notizia imminente del tradimento di uno di loro.
  • Il tema della Vergine occupa sempre un ruolo centrale nelle sue opere ed è perfettamente in linea con il gusto artistico dell’epoca. All’interno di questa vastissima produzione troviamo una predilezione per la Madonna dell’Umiltà che allude al ruolo della chiesa che gli ordini mendicanti volevano umile e al servizio del popolo. Ma anche l’Incoronazione a suggellare l’indubbia devozione, e i Santi più raffigurati come Benedetto, Bernardo, Romualdo e Caterina d’Alessandria (rimando alla Chiesa Cristiana d’Oriente che versava in un clima di profonda crisi a causa dell’incombente pericolo turco).
  • Tabernacolo portatile con la Madonna, Bambino e Santi: Pinacoteca di Siena. Realizzato quasi a inizio ‘400 fa parte di un gruppo di opere che definisce il suo stile piuttosto maturo dove la musicalità dei ritmi compositivi e l’astrazione ascetica delle figure si impongono progressivamente. Viene definito dal Bellosi ed è certamente tra le opere più colloquiali di questo periodo.
  • Orazione nell’orto: si trova nella Galleria dell’Accademia. Il più poetico e il più intenso tra i dipinti di inizio ‘400 con le figure che ormai si librano nello spazio senza alcun vincolo prospettico con i colori rosa, blu, giallo oro che vibrano di un’intensa luminosità e con alcuni particolari interessanti quali il leone che fa capolino nello sfondo, che conferiscono al dipinto un sognante tono di fiaba ma al contempo non ne cancellano l’intrinseco pathos emotivo. Le masse pesanti delle figure in primo piano rallentano il girare sinuoso dei contorni, e il nitore della stesura pittorica sembra raggelare la drammaticità dell’azione. La tormentosa agonia nell’Orto degli Ulivi si svolge in un grave, sacramentale silenzio senza quel ritmo impetuoso che animava le sue precedenti composizioni.
  • Cristo in pietà: 1404, Galleria dell’Accademia di Firenze. Lorenzo Monaco ha dipinto una serie di mani e di teste per esemplare gli episodi della Passione. Il calice eucaristico in basso è allineato perfettamente con il corpo di Cristo poggiato su un piano marmoreo che ricorda la mensa di un altare. Lorenzo indugia nel raffigurare particolari che conferiscono veridicità alle sofferenze di Cristo come i nodi della canna di bambù cui è legata la spugna o le venature del legno della croce.
  • Polittico dell’Incoronazione della Vergine e Santi: National Gallery di Londra. Autentico tripudio di bianchi, blu, rosa e oro, vero inno di fede composto dal pio frate camaldolese per il convento del suo stesso ordine. Del Polittico facevano anche parte un Cristo benedicente ora alla Galleria dell’Accademia, una Vergine annunciata, cinque tavolette della predella con le Storie di San Benedetto, San Mauro e San Placido e un’Adorazione dei Magi.
  • Polittico di Monteoliveto: 1408-10. Con la Vergine in trono con Bambino tra i Ss. Giovanni Battista, Bartolomeo, Taddeo e Benedetto, in cui Lorenzo coniuga elementi neogiotteschi, cadenze gotiche e panneggi ghibertiani in un insieme in cui la cifra stilistica risulta del tutto originale e autonoma, pervasa da quella spiritualità che sembra anticipare Beato Angelico. Il tripudio di oro, lapislazzuli e stoffe preziose non è assolutamente un cedimento alle lusinghe mondane ma è un modo per celebrare la grandezza e bellezza divina.
  • Trittico di San Procolo: Galleria dell’Accademia di Firenze. Con Annunciazione al centro, ai lati Santa Caterina d’Alessandria, S.Antonio Abate, San Procolo e San Francesco. Il pannello centrale si snoda attraverso ritmi ondulati e sinuosi, con le figure della Vergine e dell’Angelo che si flettono sottili come l’arabesco di un codice miniato, mentre l’oro del fondo riluce di uno splendore che anticipa ancora una volta il Beato Angelico. Forse nella predella vi si dovevano trovare delle Storie della Vergine, nella cuspide centrale il Cristo e in una il profeta Isaia.
  • Trittico dell’incoronazione della Vergine (1414): Uffizi. Tra i Ss. Giovanni Battista, Pietro, Bernardo, Matteo, Jacopo, Paolo, Stefano Martire, Antonio, Sigismondo, Donato, Benedetto, Andrea, Giovanni Evangelista, Francesco, Zanobi, Bartolomeo, Lorenzo. In origine realizzato per la Chiesa fiorentina di Santa Maria degli Angeli. La particolarità di questa versione non sta tanto nell’impaginazione delle figure in un unico spazio quanto la loro collocazione nel cielo. Questa grande visione teologica potrebbe essere vista come la conclusione del piano della Redenzione, assecondata dallo stile astrattivo e animato da una sorta di furor spirituale di Lorenzo Monaco. Qui il bianco delle vesti della Vergine, degli Angeli e dei Santi laterali e l’azzurro oltremarino del manto del Cristo raggiungono una luminosità assoluta che è autentica irradiazione della luce divina. Nella predella troviamo le Storie della Vergine e di San Benedetto realizzate da Lorenzo e dalla sua bottega. Nella sua pittura le figure si allungano, racchiuse da contorni taglienti ma ritmici rivestite di ampi panneggi falcati. La luce crea magici effetti sui colori aciduli e cangianti ma, nel momento stesso in cui li esalta, annulla ogni senso di spazio. Lorenzo è estraneo al gusto profano e naturalistico della cultura cortese. Egli destina le sue soluzioni stilistiche a spiritualizzare le immagini e accentuarne il mistico. È importante anche perché si configura come primo passo verso il distacco dal polittico tradizionale tramite l’abolizione delle colonnette divisorie tra le tavole, mantenendo tuttavia una ripartizione del campo pittorico tramite le cuspidi.
  • Tutte queste caratteristiche le ritroviamo in quello che poi viene considerato il suo capolavoro, ovvero L’Adorazione dei Magi, Uffizi, una tavola del 1422. Nella parte alta presenta delle aggiunte di Cosimo Rosselli tardo-quattrocentesche. Le figure dei Magi sembrano allungate all’inverosimile in uno spazio irreale e conferiscono al dipinto un tono senza tempo che viene però poi smentito dai toni convincenti della prospettiva della mangiatoia. La Vergine è una figura dolcissima, quasi Masoliniana. Pose eleganti, slancio verticale. Non dimostra sfarzosità e lusso.
  • Affreschi nella Cappella Bartolini Salimbeni in Santa Trinita a Firenze con Storie della Vergine: il ciclo inizia nella lunetta della parete sinistra, dove sono raffigurati in un’unica scena gli episodi dell’Espulsione di Gioacchino dal Tempio e l’Annuncio a Gioacchino. Nella scena sottostante abbiamo l’Incontro fra Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, ambientato alle porte di una fiabesca Gerusalemme. Nel registro mediano della parete di fondo troviamo la Natività della Vergine e la Presentazione della Vergine al Tempio, come anche lo Sposalizio, interamente autografato.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Poggiogufo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Rossi Sergio.
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