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Catalogo della mostra Bernardino Luini e i suoi figli

Bernardino Luini: due mostre

  • 1953 Como
  • 1975 Luino

La mostra segue un andamento cronologico, non si chiude con il 1532 quando l’artista muore, ma continua attraverso i suoi figli, in testa Aurelio che muore nel 1593. L’esposizione non ha elementi decorativi ma solo un’efficace illuminazione, con 12 sezioni, e nel finale si assiste a un cambio dimensionale, terminando con la sala delle Cariatidi.

Fanno parte della cerchia di Luini anche il cognato Balduini e il cugino Giovanni Lomazzo, il socio di Aurelio ossia Giovanni Pietro Gnocchi.

I primi anni a Milano

Non si conosce la data di nascita di Bernardino, si chiama Bernardino Scapi di Dumenza o Luino, il padre e il nonno vendono frutta a Milano. Il primo documento che lo cita risale al 31 marzo del 1501, vi sono coinvolti altri pittori come testimoni di un'obbligazione contratta da Bevilacqua. Gli artisti qui citati vengono ripresi dal Lomazzo sulla possibile formazione di Luini da Stefano Scotto, proprio come G. Ferrari. Berenson invece pensa al Bergognone come maestro. Non si sa chi sia stato il suo maestro.

Nella prima sala vi sono le madonne, tutte a carattere devozionale, tra queste anche la Madonna del libro di Foppa che serve per inquadrare la tradizione milanese della fine del 1400. Inoltre, la scelta è drammaturgica perché rende omaggio a Gaudenzio Ferrari scelto da Testori per aprire una mostra sul 1600 lombardo nel 1973. Inoltre, le madonne del maestro della Pala e Ludovico de Donati ci mostrano come sia evidente la presenza leonardesca a Milano: i corpi di madre e figlio sono più terreni.

Cat 1 L'opera più antica di Luini è la madonna di Esztergom del 1501 ca, entra nella collezione del museo nel 1878 acquistata dalla collezione dell'arcivescovo Simor (erede collezione Bertinelli) e attribuita a Cima de Conegliano. La collezione Bertinelli era stata formata a Roma sotto Gregorio XVI e Pio IX, il dipinto ha poca fortuna. Gerevich lo crede di Foppa o Michele da Verona, Elena Berti Toesca di Andrea Solario mentre Berenson di Gerolamo dai Libri. Nella mostra di Foppa a Brescia negli anni '80 si attribuisca il quadro a Luini. L'opera ha dei bordi, testimoniati da alcuni chiodi, i corpi e la posizione rimandano alla pietà, mentre l'annunciazione sulla porta d'ingresso richiama il mistero dell'incarnazione, l'opera si intende datata al 1501 prima della partenza del Luini. Il paesaggio richiama citazioni fiamminghe, come il campanile tipico di Bruges, l'iconografia guarda verso est.

Gli anni di vagabondaggio nel Veneto

Bernardino è assente da Milano in 3 date:

  • 2 gennaio 1504
  • 30 giugno 1507
  • 27 ottobre 1507

La pala con la madonna il bambino tra un santo vescovo e santa Margherita è datata 1507 e reca la sua firma. Dal punto di vista stilistico le altre opere simili sono:

  • Madonna con una devota 1505
  • Madonna con il bambino tra i santi Pietro e Paolo 1507
  • Compianto su Cristo 1508

Decifrare il linguaggio di queste opere significa capire dove sia stato Luini in quelle date. Dallo stile e dal colore si è pensato a Verona: similitudine con Cristo porta Croce di Cavazzola 1505-10 e Treviso dove sono attivi Buonconsiglio-lotto-pennacchi.

Gli studi degli ultimi 30 anni hanno cercato di capire la formazione di Luini, il primo e Rumohr che attribuisce a Luini la pala con la madonna, vescovo e santa Margherita e attrae a se le opere tra cat 2-5. Luini torna a Milano nel 1508.

Cat 2 Madonna con il bambino e una devota 1505, Milano coll priv. Suida assegna l'opera a Luini, trova analogie con la madonna tra vescovo e santa Margherita, ma pensa si tratti di un frammento (il bambino dovrebbe guardare qualcuno), l'opera si trovava a Genova, nel 1953 la tavola approda a Milano, coll Polli, viene restaurata ed esposta alla prima mostra di Luini a Como. Angela Ottino della Chiesa, Ferrari e Moro sostengono che l'opera sia un frammento. Banzato sottolinea le analogie con l'opera di Luini dei Musei Civici di Padova (madonna tra Pietro e Paolo), Bora invece si oppone. Nel 2008 l'opera approda all'asta di Venezia con riferimento a Luini. Come si nota dai bordi neri l'opera non è un frammento, la donna potrebbe essere la committente, dall'impianto iconografico l'opera non sembra esser eseguita a Milano, è simile infatti a Pennacchi (sacra famiglia con un devoto-Treviso). Il drappo verde rimanda ad esperienze venete. Il marmo articolato in 3 colori diviene tipico di Luini: madonna di Chiaravalle o cappella Besozzi in San Maurizio.

Cat 3 Madonna con il bambino vescovo e santa Margherita 1507, Parigi musee Jacquemart-Andrè. Nel 1794 si trova a Venezia al palazzo Venier nella raccolta Manfrin, collezione che si costituisce a partire dall'80 anche grazie alla consulenza di Edwards, il quadro è registrato come Bernardino da Milano, Rumohr lo identifica come Luini, ma sbaglia la data nel cartiglio (non 1507 ma 1512). L'opera si trovava tra 2 opere di Andrea Celesti. Alla morte di Giulia Angela Giovanna Manfrin, la collezione va in vendita e nel 1651 Uwins e Woodburn inviati dalla National Gallery stilano un elenco di opere da acquistare, tra questi anche il Luini, nel 1855 il direttore Eastlake corregge la data del quadro e individua i santi Ambrogio e Margherita. Ad avanzare le prime perplessità sulla paternità dell'opera è Otto Mundler nel 1858 così come Morelli nel 1867. Nel 1872 l'abate Nicoletti pubblica un catalogo di quel che resta della collezione Manfrin, tra questi il Luini. Nel 1888 la tavola passa nelle mani del collezionista Michelangelo Guggenheim e successivamente venduta a Eduard Jacquemart e la moglie Nelie Andrè. Quando nel 1913 viene aperto il museo si segnala la presenza della tavola a Parigi. Beltrami in accordo con altri storici riconosce che l'opera del Luini è certamente creata dopo una formazione veneta, Frizzoni invece pensa che gli esordi di Luini si legano al Bergognone. Il disorientamento degli studiosi si acuisce con il ritrovamento dell'affresco in Santa Maria del soccorso a Uboldo identificato come Luini. Il problema pare chiarirsi con Ferrari che intende il quadro, accanto alla Madonna Polli, nella cerchia veneta su suggerimento di Longhi (analogia con compianto cat 5). Testori intende il quadro come esperienza giovanile del Luini. Dalle ultime ipotesi Quattrini intende l'opera creata per santa Margherita di Treviso soppressa nel 1794, poi giunta ai Manfrin, la voce più autorevole all'opporsi all'identificazione di Luini è Olivari che considera il dipinto del 1507, contemporaneo a quello di Uboldo che considera di Bernazzano. Sappiamo che Luini è assente il 30 giugno e 27 ottobre 1507, forse a Treviso viste le analogie con altri pittori (Pennacchi-Lotto-Buonconsiglio). Nella pala influenza di Zenale e Bramantino e veneti. Lo sfondo paesaggistico è tagliato a sx da un fondo roccioso. Ai piedi della vergine angeli apteri e 2 santi (margherita e Ambrogio). Sul santo a sx si riconoscono dal basso all'alto san Gerolamo-Paolo-Pietro-Giovanni Battista. La santa sulla dx presenta le caratteristiche del drago e crocefisso di santa Margherita. Il trono di roccia rimanda a Cima da Conegliano.

Cat 4 Madonna con il bambino tra i santi Pietro, Caterina, Lucia, Paolo e due devoti - Padova Musei Civici 1507. Appartenuta all'avvocato Fantoni erede della famiglia Borromeo, resta di sua proprietà fino al 1932 poi lasciata ai musei civici. La prima ipotesi è che sia di Marziale confrontato con 2 pale alla N G di Londra e circoncisione al Museo Correr di Venezia. Nel 1988 Banzato suggerisce che l'opera sia di Luini, confrontata con la madonna Polli. Bora si oppone. In occasione della mostra a palazzo reale sul 500 lombardo Banzato ribadisce la propria lettura d'opera. San Pietro e san Paolo posano le mani suo devoti, marito e moglie forse, accanto alla madonna santa Caterina con le chiavi e santa Lucia con gli occhi, i volti dei santi sono troppo precisi, quindi effigi di qualcuno, si ipotizza che la coppia di devoti sia un Pietro e una Paola ma nella famiglia Borromeo non si è trovata corrispondenza. La madonna che allatta rimanda a richiami leonardeschi ma la resa cromatica è del tutto diversa (no effetto sfumato-chiaro scuro) la luce richiama invece Durer.

Cat 5 Compianto su Cristo 1508 Budapest. Sul retro un cartello lo attesta al restauratore George Morril morto nel 1865, quindi circolato prima nel mercato inglese. Il compianto è di proprietà Bertini, quando muore passa alla casa d'asta Sambon di Milano, nel 1899 è presentato come dipinto di scuola veneziana, lo acquista Benigno Crespi che lo considera un Marziale, nella sua collezione si trovano altri Luini. In un volume del 1900 di Venturi l'opera è attribuita a Marziale. Quando Crespi vende la collezione nel 1914 il catalogo presenta più Luini, ma il compianto è riprodotto con fotografia e vi sono i primi tentativi di riconoscimento dei santi. Il compianto viene acquistato dall'antiquario Kleinberger con sede Parigi-NY. Nel 1927 l'opera è in Europa venduta a Budapest, dove si attesta a Luini. Spetta a Longhi la restituzione del compianto alla giovinezza di Luini, mentre la Ferrari riesce a trovare le caratteristiche tipiche del Luini in relazione ai canti di trionfo degli Ebrei della Pelucca. Bora dopo un soggiorno a Budapest cambia idea e lo attribuisce a Marziale, da qui Tetrai afferma che l'opera deve intendersi di un pittore lombardo-veneto del XVI sec, secondo Marani si tratta proprio di Luini. L'opera è decurtata ma non si sa come e dove, la tavola è fitta di personaggi sono una striscia di cielo tagliata dalla croce e quinta rocciosa, si riconoscono Gesù Maria, Maddalena con mantello rosso che regge i piedi, le 2 marie, Nicodemo e Giuseppe D'Arimatea barbuti, la figura con bambino si riferisce ad un passo biblico che afferma: non piangete per me ma per voi e i vostri figli, espressione rivolta dal Cristo a delle donne sul Golgota. Inoltre si riconoscono altri 4 personaggi (2 committenti, la donna e l'uomo accanto alla croce e 2 uomini, un giovane forse autoritratto di Luini). Nell'opera non manca l'eco milanese nelle vesti della maddalena che ricorda quella di Bramantino e inoltre fa i conti con le esperienza lagunari di Bellini e Giorgione.

Il ritorno a Milano

Il 20 marzo 1508 Bernardino Luini rientra Milano e abita con suo fratello in porta cumana (resta affascinato dallo stile di Bramantino- trittico dell’Ambrosiana del 1505), nel 1510 realizza alcune opere tra cui il San Sebastiano che fa parte di un grande politico realizzato insieme ad altri pittori (Bernardino Ferrari e il maestro di York). Le opere seguono uno stile bramantiniano e del Bergognone. Successivamente Luini assume la responsabilità di realizzare macchine d’altare da solo (per esempio quella a Maggianico o il polittico di cui fanno parte il San Bernardino e il Sant’Antonio riconducibili ad una chiesa francescana). Altri pittori attivi nel 1510 sono Giovanni Agostino da Lodi e Andrea Solario. Punto di riferimento è sempre Zenale.

Cat 6 San Sebastiano 1510, Isola bella, collezione Borromeo. Nel 1929 il San Sebastiano entra nella collezione Contini Bonaccorsi, è acquistato a New York tra aprile e maggio. L'opera è esposta alla mostra di Leonardo nel 1939. Sarà Angela Ottino della Chiesa ad accostare San Sebastiano anche il San Pietro, Santa Marta e il santo vescovo. Nel San Sebastiano riscontra il linguaggio di Luini. Le tragiche vicende della collezione travolgono anche il dipinto attribuito a Luini anche da Berenson in relazione a confronti con il compianto di Budapest. Mentre Olivari non crede alla ricostruzione del politico e all'attribuzione al Luini. Quattrini pensa che il politico sia stato dipinto da Luini durante o subito dopo il soggiorno a Treviso concluso nel 1509. Nel 2004 la tavola è prestata al Metropolitan Museum di New York dove compare la fotografia del S. Sebastiano a colori, successivamente il quadro arriva sul mercato londinese ed è acquistato dalla famiglia Borromeo. Agosti e Stoppa pensano che il San Sebastiano possa avere un'origine Borromeo. Il San Sebastiano è legato al tronco di un albero secco non mostra segni di dolore ma espressione di estasi, la luce viene da sinistra. È molto difficile stabilire la provenienza dalla collezione Borromeo sappiamo che ai quattro frammenti del politico si aggiunge anche un San Maurizio riconoscibile dal costume di soldato romano. Se le prime tavole hanno una struttura architettonica uguale gli ultimi due presentano una struttura completamente differente inoltre sappiamo che un’etichetta con la scritta a penna Bernardino Luini compare sul retro di tutte le tavole probabilmente realizzata da Giovanni Battista Monti amministratore di casa Borromeo, alla sua morte nel 1830, le tavole vengono inventariate e restaurate. La pinacoteca Borromeo Monti viene smontata nel 1851 quando Gilberto VI di Borromeo si trasferisce a Genova, la raccolta viene portata a Milano nel 1859 successivamente vengono spostati a Roma. Nel 1920 Vitaliano, Federico e Vittorio Emanuele Borromeo acquisiscono i migliori quadri della nonna tutte le opere vengono inserite nel salone dei ricevimenti, nella sala da ballo, nel salotto verde e nel salotto celeste. Il San Pietro e Santa Marta hanno preziosi accostamenti cromatici che rimandano a Bramantino. L'attribuzione a Ferrari fa capire il rapporto tra Bernardino e Ferrari ossia entrambi si ispirano al Bramantino, appena tornato da Roma.

Cat 7-10 Santa Barbara 1510 città del Messico, Santa Caterina d’Alessandria San Bernardino da Siena 1510 Magadino San Carlo casa parrocchiale, Sant’Antonio da Padova 1510 Milano museo Poldi Pezzoli. Le quattro tavole fanno parte di un polittico smembrato in data sconosciuta manca lo scomparto centrale. La prima traccia storica lasciata da questo gruppo di dipinti consiste in quattro tele seicentesche nella canonica parrocchiale di Pambio Noranco alle porte di Lugano. Prima delle decurtazioni erano opere a figura intera. La santa Barbara è la prima a riaffiorare nel 1817 quando va all’asta a Londra. La descrizione del dipinto fornita dal catalogo d’asta reca il nome corretto di Luini, l’opera rimane invenduta così Francilon nel 1823 la fa riprodurre indicandola come sua proprietà nella sua traduzione della storia dell’arte di Lanzi. Non si sa quando il Sant’Antonio da Padova entra nella raccolta milanese di Giangiacomo Poldi Pezzoli alla morte del collezionista nel 1879 è registrato nella seconda sala della galleria del suo appartamento, nel 1881 il quadro è riferito a Luca Longhi successivamente attribuito a Cavazzola ma sarà per la prima volta Berenson a collegarlo alla Santa Barbara, la sua opinione è condivisa da Frizzoni che tenta però un avvicinamento a Gerolamo dei libri, il nome di Luini è escluso da Beltrami. Nel frattempo nel 1903 fanno il loro ingresso negli studi le due tavole di Magadino con Santa Caterina d’Alessandria e San Bernardino da Siena. Suida collega le tavole a Bernardino Luini e si accorge che provengono da una pala d’altare di cui fanno parte anche Sant’Antonio e Santa Barbara. Il riferimento di Suida è attenuato in occasione della mostra a Zurigo del 1945 arte del Ticino antica e moderna dove sono presente le opere. Della Chiesa colloca i quattro santi poco dopo la madonna di Chiaravalle eseguita nel 1512. Natale accoglie l’attribuzione a Luini tra il 1510-12 sostiene che le figure non costituivano in origine quattro scomparti autonomi ma erano incluse a coppia in due grandi riquadri destinati ad affiancare una tavola centrale (a sinistra Santa Barbara e Caterina a destra Bernardino e Antonio). Moro pensa invece che i quattro pezzi ritagliati provengono da una pala a spazio unificato con i santi a figura intera. Broggin invece prende le distanze dall’attribuzione a Luini e afferma che le due tavole sono giunte alla famiglia Antonini dalla svendita di Brera. Nel 2010 le tavole sono esposte alla pinacoteca di Brancate in una ricostruzione del Rinascimento nelle Terre ticinese in quell’occasione presentate con data 1508-10. La struttura di questo polittico di cui si ignora la collocazione era composto come un loggiato dorato costituito da pilastri dipinti sullo sfondo. Santa Barbara è raffigurata mentre legge assorta, insieme alla palma del martirio Santa Caterina rivolge lo sguardo allo spettatore appoggia una mano alla ruota e con l’altra offre la palma, San Bernardino invece rivolge a noi il libro mentre con la destra indica il trigramma. Sguardo abbassato indica magari la presenza di una madonna o il Gesù bambino posto a terra, il Sant’Antonio da Padova segna invece un ritorno a un atteggiamento comunicativo con lo sguardo verso l’osservatore. La struttura delle tavole fa capire che ognuna di esse era autonoma. Il polittico va collocato nella sperimentazione giovanile di Luini in una fase successiva al suo ritorno dal Veneto a Milano. Opera affine alle tavole è la Santa Maria Maddalena di Baltimora.

Cat 11 Padre eterno benedicente 1512 Maggianico. Il 17 ottobre 1510 il vicario generale dell’arcivescovo di Milano Ippolito d’Este concede alla confraternita della beata vergine di Maggianico la facoltà di edificare una cappella dedicata alla vergine. Il polittico di Luini non è citato negli atti della visita pastorale di Carlo Borromeo nel 1566. Nel dicembre da Milano giungono nuovi decreti per la Piave di Lecco. Inoltre si chiede un controllo dei documenti e dei conti relativi alla scuola della vergine e di Santa Caterina, solo nel 1570 le carte arrivano al parroco e alla curia. Vi sono quattro altari, oltre all’altare maggiore dedicato a Sant’Andrea e a quello della Vergine ci sono gli altari di San Pietro e Sant’Antonio. L’altare di San Pietro è demolito prima del 1533 quando Carlo Borromeo fa traslare il fonte battesimale nella vecchia cappella, pochi anni dopo la cappella è smantellata e trasformata in sagrestia, prima del 1603 ridotta a

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanderwoodsen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Agosti Giovanni.
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