Lo spazio e l’esperienza del sacro
Nella tradizione della chiesa medievale, vi era un rito di dedicazione dopo aver stabilito il perimetro delle fondamenta, in teoria orientato verso est, punto in cui il sole albeggiava durante l’equinozio. Stabilito l’edificio, il vescovo o il suo delegato lo percorreva spargendo acqua benedetta, per purificare il terreno, poi si collocava la prima pietra con impresso il segno della croce.
La Chiesa vera e propria si chiama “ecclesia spiritualis”, ossia l’assemblea dei credenti riuniti nella comunione con Dio e i Santi. I fedeli sono pietre che compongono le pareti della struttura, il volgo è il pavimento, i vescovi e dottori le colonne portanti, i principi e i sovrani le travi, i soldati sono le tegole e i predicatori sono le campane.
Nell’Apocalisse si parla di una nuova Gerusalemme, una “Gerusalemme celeste”, dimora di Dio e degli uomini, città e tempio, spazio profano e sacro, privo di luoghi per il culto, perché non ce ne sarà più bisogno. La città nuova è piena di torri, ha 12 porte e ha mura dorate, di cristallo e pietre preziose.
Esperienze di persone che credevano di essere state nella Gerusalemme celeste: sono stati di trance, che portano a visioni di spazi lontani e remoti. Ci si sentirebbe in questi casi, inondati di luce, si avrebbe la sensazione di essere trasportati in un altro mondo. La città sarebbe luccicante, piena di ori, cristalli, pietre preziose, apparirebbe dall’alto, a volo d’uccello, poi si vedrebbero le mura, le torri, le piazze. Esteriormente avrebbe l’aspetto di una fortezza, coronata da una bandiera che sventola con l’effige della Beata Vergine. All’interno, sembrerebbe di essere in un coro di una chiesa, con stalli, su cui siedono, in ordine gerarchico, i dignitari della corte celeste. La disposizione sarebbe dall’alto verso il basso: prima ci sono gli uomini pii, le vergini, i confessori, poi i profeti, gli apostoli, gli angeli, gli arcangeli, e infine nel punto più alto, la Vergine, Cristo e Dio Padre.
Fra’ Giordano di Pisa, un domenicano, esprime il suo pensiero: ai tempi di Mosè, esisteva solo una residenza divina, il Tempio di Gerusalemme. La Gerusalemme celeste è il Tempio perfetto, non consisterà né in mura, né in arredi, né in spazio, ma in materia spirituale, perché sarà Dio stesso. Ora solamente le Chiese possono definirsi “dimore divine”, mentre gli altri luoghi di culto, sinagoghe, moschee, templi buddhisti, chiese degli eretici, non sono altro che case disabitate o residenze di demoni. Dio risiede in tutte le chiese, ma ve ne sono alcune di particolare importanza: prima di tutto la Chiesa di S. Sofia a Costantinopoli, detta la “Grande Chiesa”, poi vi sono le cattedrali e abbazie gotiche della Francia settentrionale e dell’Inghilterra; vi erano sorti poi, grazie all’espansione dei Francescani e dei Domenicani, nella prima metà del ‘200, oratori, annessi a casupole, usati come luoghi di culto, conventi miseri, piccoli, privi di qualsiasi cosa.
Letteralmente, “ecclesia” significherebbe oltre che ad assemblea, anche martyrium, cappella, cenobio, sacrario, sacello, casa di preghiera, monastero, oratorio. Il termine cappella deriva da cappa, ossia la reliquia del mantello di S. Martino conservata nella cattedrale di Tours (Francia): la cappella designava quindi una semplice chiesetta di campagna; per le messe, ci si poteva recare nella cappella più vicina, ma per funerali, ecc. bisognava recarsi nella chiesa parrocchiale di appartenenza. Per un battesimo era ancor peggio: doveva essere celebrato in una pieve, ossia un edificio munito di fonte battesimale, praticamente, una cattedrale (che funzionava anche come casa del vescovo).
Il capitolo era composto da una comunità di canonici regolari, ossia chierici secolari, con a capo un arciprete o un decano o un priore, che conducevano una vita simile a quella dei monaci. Venivano affidate a loro chiese parrocchiali cittadine, note col nome di collegiate, annesse a complessi residenziali, chiamati canoniche.
I gruppi di eremiti erano piccole comunità di solitari che vivevano in zone solitarie, appartate, impervie, non però molto isolate, poiché la sopravvivenza si basava sul soccorso e l’elemosina del popolo, sull’assistenza di famiglie nobili o comunità rurali. Alcuni eremi avevano l’aspetto di piccolissimi conventi, con chiesa in muratura.
I monasteri non erano molto diversi dai castelli in origine: i monasteri maggiori costruivano avamposti ovunque, retti da un abate, dipendenti dalla casa madre. I monasteri potevano appartenere a molte ramificazioni monastiche, come i Benedettini, Camaldolesi, Vallombrosiani, Cistercensi, Pulsanesi, Certosini, Olivetani.
La novità del ‘200 era la diffusione di Ordini mendicanti, quali i Francescani, i Domenicani, i Carmelitani, i Servi di Maria. In poco tempo, le chiese si sono moltiplicate, di numero e di dimensioni, si alzavano in altezza, si arricchivano di affreschi, tavole, sculture, oreficerie, stoffe.
Gli ospedali e gli ospizi erano importanti, perché vi si praticavano la carità e l’assistenza (cura dei malati), spesso annessi agli edifici di culto, con all’interno un altare e un corredo.
Spesso ci si imbatteva in cappelle usate da organizzazioni di laici, chiamate le compagnie, o confraternite, che praticavano l’esercizio della preghiera, del canto delle laudi o la flagellazione.
Fra il ‘300 e il ‘400 si cominciavano a installare agli angoli delle strade, sul fronte dei palazzi e sui crocicchi, degli altarini, o delle immagini, illuminati da lampade accese quando faceva buio.
Come si fa a passare da semplice spazio rituale a luogo santo? Grazie alla presenza di un oggetto sacro. Esempio è il Santo Sepolcro di Gerusalemme e il santuario della Verna (dove S. Francesco aveva ricevuto le stimmate). All’inizio del cristianesimo, centri basilari erano situati in Palestina, Nazareth, Betlemme, Betania, Gerusalemme. Il Santo Sepolcro era complesso, composto da molti ambienti: dove Cristo era stato spogliato dalle vesti, il Calvario (o punto dove era stata eretta la croce), la pietra della Deposizione, il luogo di sepoltura. Questo era formato da una grande struttura circolare, con dentro un ambiente più piccolo, la vera e propria tomba di Cristo.
Degni di venerazione erano i luoghi di sepoltura degli apostoli, come le basiliche romane, le basiliche erette sui punti in cui i martiri erano stati sepolti, le tombe dei santi nuovi, come S. Francesco d’Assisi.
Cosa faceva sì che una cappella o una chiesa potesse diventare un luogo devoto? Grazie ad uno status di eccezionalità, dovuto a segni come guarigioni, eventi atmosferici, climatici, anomali, pericoli scampati, apparizioni, visioni, operazioni promozionali organizzate dal clero. Tra ‘300 e ‘400 si infittiscono i casi di apparizioni mariane, soprattutto nelle campagne.
Dalla casa alla chiesa
La donna: doveva frequentare la sua parrocchia soprattutto durante la messa domenicale, e durante le solennità liturgiche, ma se ha tempo, anche in tutti gli altri giorni.
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