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Michel Pastoureau e il medioevo simbolico

Il simbolo medievale: in che modo l'immaginario fa parte della realtà

Nel latino medievale ci sono diversi termini che possiamo tradurre genericamente con "simbolo", ma che in realtà sono portatrici di una sfumatura particolare: signum, figura, exemplum, memoria, similitudo. Tale ricchezza linguistica è già di per sé un indice di quanto il simbolo facesse parte del bagaglio mentale dell’uomo medievale.

Una storia da costruire

Una "storia simbolica" è ancora tutta da costruire e non va confusa con l’emblematica:

  • Emblema = segno che dice l’identità di un individuo o di un gruppo di individui (es. nome, arme…)
  • Simbolo = segno che si riferisce a un’entità astratta, un’idea, una nozione…

Etimologia

Lo studio del lessico è il primo livello di indagine del simbolo medievale. I medievali non conoscevano il concetto saussurriano di "arbitrarietà del segno": per loro ogni parola era motivata e, per questo motivo, spesso creavano delle false etimologie che oggi ci fanno sorridere ma che, in realtà, sono un pezzo di storia culturale molto importante. Tutto è dentro al nome e attraverso il nome: il nome dice la verità della persona, permette di ripercorrere la sua storia e annuncia quel che sarà il suo avvenire.

Es. VERONICA → Santa Veronica deve la sua esistenza alla costruzione di un nome proprio sulla base di due parole: vera + icona. Da qui Veronica è diventata la giovane donna che ha asciugato il sudore di Cristo sul Calvario. Conoscere l’etimologia del nome, insomma, nel Medioevo significa conoscere la natura profonda di colui che lo porta, di qui le numerose glosse etimologiche.

Analogia

L’analogia è la somiglianza tra due parole o concetti. Molti simboli medievali sono costruiti per analogia, attraverso un legame tra qualcosa di apparente e qualcosa di celato. L’esegesi consiste nel delineare la relazione tra il materiale e l’immateriale e nell’analizzarla, al fine di trovare la verità nascosta degli esseri e delle cose.

Lo scarto, la parte, il tutto

Nella costruzione del simbolo intervengono solo procedimenti etimologici e analogici, ma anche semiologici:

  • Procedimento dello scarto: un elemento di un gruppo si differenzia dagli altri per un dettaglio, e tale dettaglio lo mette in risalto. Questo procedimento è efficace perché nella mentalità medievale ogni cosa deve stare al suo posto, accettando l’ordine voluto dal Creatore. Esempio: nelle immagini dove tutti i diavoli hanno le corna, un diavolo sprovvisto di tale attributo risulta ancora più inquietante, perché diverso.
  • Inversione del codice: consiste nel trasgredire una sequenza, un ritmo o una logica. Esempio: Chretien de Troyes nel “Conte du Graal” racconta di Parsifal che vince un cavaliere vermiglio, ovvero malvagio, e si veste delle sue armi: Parsifal diventa vermiglio, ma continua a essere buono! L’inversione del codice fa di lui un eroe fuori dal comune e straordinario.
  • Trasgressione: consiste nel procedimento per il quale gli estremi si attirano fino ad incontrarsi. Esempio: Giuda ha i capelli rossi e, quando bacia Gesù, il colore rosso del traditore passa per osmosi al Salvatore. Vittima e carnefice sono diversi, eppure sono simbolicamente uniti dal colore.
  • Pars pro toto: la parte vale per il tutto. Nel Medioevo, infatti, il simbolo è più forte e vero della persona che ha la funzione di rappresentare. Esempio: nel culto delle reliquie, un osso vale per il santo intero; il sigillo sostituisce totalmente il sovrano.

I modi di intervento

Nel simbolismo medievale niente funziona fuori contesto: gli elementi significanti non hanno significato in sé ma soltanto negli usi. Inoltre, i simboli medievali si caratterizzano più per il modo di intervento che per i significati particolari: quindi, per esempio, il rosso non indica tanto la passione o il peccato, ma è il colore che interviene violentemente nel bene e nel male. Se diamo priorità al modo di intervento, riusciamo a mantenere l’ambiguità e l’ambivalenza necessaria al buon funzionamento del simbolo.

Come ultima cosa diciamo che non esiste un simbolismo archetipico: il simbolo medievale è la fusione di tre diversi sistemi di valori:

  • Cultura biblica
  • Cultura greco-romana
  • Cultura barbarica

Nel mondo dei simboli non c’è archetipo, è tutto culturale e va studiato in rapporto alla società che ne fa uso in un dato momento storico e in un contesto preciso.

L'animale

I processi ad animali: una giustizia esemplare?

Il medioevo cristiano di fronte all’animale ci presenta due correnti di pensiero:

  • Opposizione netta tra animale e uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio
  • Idea di una parentela tra uomo e animale.

La prima corrente è dominante: opporre l’uomo all’animale e fare di quest’ultimo una creatura inferiore, al punto che viene usato come metafore, come esempio di atteggiamenti che un uomo non dovrebbe avere. Per questo motivo nel medioevo sono frequenti le proibizioni di vestirsi da animale, imitarne l’atteggiamento o di provare eccessivo affetto per gli animali domestici, fino a comportamenti estremi come la stregoneria o la bestialità.

La seconda corrente è più moderata e ha ascendenze aristoteliche e paoline:

  • Aristotele nel De Anima espone l’idea di una comunità di esseri viventi.
  • S. Paolo nella Lettera ai Romani scrive “la stessa creatura sarà liberata dalla servitù della corruzione, per avere parte alla libertà della gloria dei figli di Dio”, versetto che ha scatenato un dibattito tra teologi: anche gli animali saranno salvati? Se è così, allora sono creature moralmente responsabili?

Quel che è rilevante è che comunque nel Medioevo si considera l’animale come fornito di un’anima, più o meno razionale a seconda delle correnti di pensiero, e questo portò all’istituzione di processi agli animali, condotti in normali tribunali a partire dal 13o secolo per 300 anni. Tali processi riguardano soprattutto l’Occidente e in particolare i paesi alpini.

La scrofa di Falaise

Nel 1386 a Falaise, in Normandia, una scrofa uccise un lattante, Jean Le Maux, figlio di un muratore, e venne processata, come è stato ricostruito grazie agli archivi giudiziari dell’epoca. Tale scrofa, infatti, venne processata e giustiziata pubblicamente in piazza, davanti a una folla di uomini e di maiali: le venne tagliato il grugno e la coscia, poi fu vestita con abiti umani, appesa alla forca, fu trascinata da una mucca facendo più giri di piazza e infine fu messa al rogo. Qualche tempo dopo il visconte di Falaise volle realizzare nella chiesa della Santa Trinità una pittura murale che commemorasse l’episodio.

Noi abbiamo i registri dove sono state annotate tutte le spese del processo che, sappiamo, durò 9 giorni. La scrofa era assistita da un deffendeur il quale, però, fu poco abile dal momento che la sua cliente fu condannata a morte e a subire, prima, le stesse mutilazioni inflitte al lattante. Il visconte pretese che il supplizio avvenisse pubblicamente alla presenza del proprietario dell’animale "per sua vergogna" e del padre del lattante "come punizione per non aver fatto vegliare il proprio figlio".

Una storiografia deludente

I processi agli animali che avvennero dal 13o secolo attendono ancora i loro storici, perché attualmente non sono oggetto di ricerca, sebbene lo siano stati nel 16o-17o secolo. In particolare vale la pena di ricordare il contributo di Chassenée, un magistrato che scrisse un trattato sulle “procedure in uso contro gli animali perniciosi”: scrisse una lista di animali dannosi all’uomo (ratti, topi, arvicole, lumache, maggiolini, parassiti…) che potevano essere citati in giudizio; la giurisdizione competente era il tribunale del vescovo che poteva intervenire con esorcismo, anatema, maledizione e scomunica.

Esempio: Nel 1120 il vescovo di Laon scomunica i topi e i bruchi che hanno infestato i campi. Dal 14o secolo questi casi si fanno più numerosi: sono frequenti i processi collettivi intentati a roditori e parassiti, in particolare nelle regioni alpine; tali processi sono il rimedio estremo dopo aver provato ogni pratica liturgica profilattica (penitenza, processioni, aspersione con acqua benedetta, ostensione di reliquie…).

Tipologia di processi

Ci sono tre categorie di processi:

  • Processi individuali verso animali domestici che si sono macchiati di un delitto. Sono processi penali nei quali l’autorità ecclesiastica non interviene.
  • Processi collettivi ad animali considerati in gruppo che devastano territori, campi e raccolti. Sono i flagelli. Sono processi in cui interviene tanto l’autorità giudiziaria quanto quella ecclesiastica.
  • Processi verso animali implicati in crimini di bestialità, che però sono mal documentati perché gli atti venivano bruciati insieme alla persona e all’animale coinvolti.

Esempio del III tipo di processo: la storia di Michel Morin che nel 1553 viene accusato dalla moglie, donna leggera, di aver copulato con una pecora. Tale accusa viene avvalorata dalla testimonianza dello speziale di famiglia e dal domestico. Michel viene condannato a morte. Due anni dopo la moglie si sposa con lo speziale.

In ogni caso gli omicidi ed infanticidi sono i più numerosi tra i processi, nonché i più gravi. In Francia tali processi tra 14o e 16o secolo si svolgono secondo uno schema fisso:

  • L’animale viene catturato vivo e incarcerato
  • La magistratura istituisce un processo-verbale e svolge delle indagini
  • Avviene il processo: il giudice ascolta i testimoni, confronta le informazioni ed emette la sentenza
  • La sentenza viene notificata all’animale nella sua cella
  • Viene eseguita la condanna: impiccagione, rogo, strangolamento, decapitazione, annegamento o sotterramento. La pena può essere associata a rituali di esposizione, scempio o mutilazione.

Perché tanti maiali in tribunale?

Due motivi:

  • I maiali sono gli animali più coinvolti nei processi in quanto erano gli animali più numerosi e più vagabondi: il vagare dei maiali in città era parte della vita quotidiana nel medioevo, infatti erano come gli "spazzini" delle strade. Non stupisce, quindi, che questi fossero protagonisti di incidenti e danni frequenti.
  • I maiali, nella società antica, sono l’animale più vicino all’uomo, anche perché anticamente l’anatomia del maiale veniva studiata per capire quella umana…e il passo dalle viscere del corpo a quelle dell’anima è brevissimo.

L'anima delle bestie

Nel Medioevo ci sono diverse correnti di pensiero: per alcuni processare un animale è "giustizia sprecata", per altri è quanto mai necessario perché o considerano gli animali come dotati di ragione o perché credono che tali processi siano di esempio alle persone a stare attenti. Alcuni autori sostengono che gli animali non siano dotati solo di anima vegetativa e sensitiva, ma anche intellettiva, almeno per gli animali superiori. Resta tuttavia il problema di capire se gli animali possiedano anche un principio pensante e un principio spirituale, come gli uomini. Tommaso d’Aquino pensa che gli animali non abbiano né principio pensante né spirituale, per cui, anche se sono capaci di deduzione (come sottolinea anche Alberto Magno), tuttavia sanno percepire solo le cose contingenti, per cui ogni idea religiosa o morale è loro interdetta. Nonostante l’autorità di Tommaso d’Aquino, molti pensatori medievali continuano a trattare gli animali come esseri moralmente responsabili.

La buona giustizia

Nel Medioevo, dunque, i processi agli animali hanno valore esemplare, sono indispensabili all’esercizio di una "buona giustizia". Tutto, infatti, nel processo ad un animale è esemplare: non c’è il rischio di subornazione dei testimoni né in quello della ritrattazione delle accuse. Sono dei vera exempla ritualizzati.

L'incoronazione del leone: in che modo il bestiario medievale si è dato un re

Leoni dappertutto

Nel Medioevo esistevano moltissimi ammaestratori di animali che si spostavano di fiera in fiera, di città in città con i loro serragli: non era raro vedere un orso ballerino o un leone. Oltre ai serragli ambulanti c’erano anche quelli principeschi, segni di potere, dove non solo si facevano vedere bestie insolite o feroci, ma si mettevano in scena emblemi e simboli viventi.

Gli animali dei serragli, verso la fine del Medioevo, si moltiplicano: non solo orsi, leoni e cinghiali, ma anche leopardi e pantere, nonché animali nordici (alci, renne, trichechi), asiatici (cammelli) o africani (elefanti, scimmie, antilopi…). Tuttavia il leone rimane sempre la grande star.

Non solo le persone, dunque, avevano la possibilità di vedere un vero leone, ma la sua immagine era frequentissima nella vita quotidiana: nei dipinti, nei ricami, nelle opere d’arte, negli oggetti più vari. Anche nelle miniature il leone è l’animale più rappresentato.

La fauna del blasone

Il predominio del leone si ritrova anche negli emblemi e nei codici sociali. Per esempio sono molti i nomi propri che rievocano il leone: nomi di battesimo costruiti sulla radice –leo (Leo, Leonardus, Leonellus, Leopoldus), nomi di famiglia che incorporano la parola (Lionnard, Leonelli), ma anche soprannomi dati a grandi personaggi o a eroi letterari (Riccardo cuor di Leone, Enrico il Leone, Lionel cugino di Lancillotto).

Nonostante la supremazia del leone sia riscontrabile in tutta Europa, sono le Fiandre e i Paesi Bassi a detenere il maggior numero di leoni, mentre nelle regioni alpine sono meno numerosi.

Il leone è al primo posto anche nell’araldica: tutti gli autori di araldica concordano nel considerare il leone come il re degli animali e la figura araldica per eccellenza; essi gli attribuiscono (insieme con i bestiari) tutte le virtù del capo guerriero (forza, coraggio, fierezza, prodigalità, giustizia) alle quali si aggiunge talvolta una dimensione cristologica (carità, oblazione, misericordia).

Come si spiega il successo del leone? Tra 11o e 12o secolo si assiste ad un’irruzione massiccia di leoni come motivi figurativi d’arredo e poi come temi letterari e narrativi. Sicuramente decisivo fu il ruolo svolto dai tessuti e dagli oggetti d’arte provenienti dal Vicino e Medio Oriente.

Nell’araldica, invece, il leone si diffonde nella seconda metà del 12o secolo, opponendosi al drago tipico dello scudo dei pagani. Alla fine del 13o secolo ogni eroe letterario ha un leone come figura araldica.

Una triplice eredità

Il leone viene da una triplice eredità:

  • Eredità biblica: in epoca biblica il leone era un animale selvaggio della Palestina, infatti la Bibbia ne parla spesso sottolineando la sua forza e sottolineando il fatto che sconfiggerlo è un’impresa da eroe. Dal punto di vista simbolico il leone ha un doppio valore: esiste un leone buono e uno cattivo.
    • Leone cattivo = incarna le forze del male, i nemici di Israele, i re malvagi e gli uomini che vivono nell’impurità. Salmo: “salvami dalle fauci del leone”. Anche nel NT il leone è figura diabolica: “vigilate. Il vostro avversario, il diavolo, si aggira come un leone ruggente, cercando chi divorare”.
    • Leone buono = leone che mette la sua forza al servizio del bene comune e il cui ruggito esprime la parola di Dio. È l’emblema della tribù di Giuda, la più potente di Israele. Associato a Davide, alla sua discendenza e persino a Cristo.
  • Eredità greco-latina: era animale noto ai giochi del circo, gli autori gli accordano una supremazia rispetto agli altri animali ma nessuno dice espressamente che è “il re degli animali”. Solo Isidoro di Siviglia dice che è “re delle bestie feroci”.
  • Eredità celtica: fino alla cristianizzazione il leone è ignorato dai celti. Il trono animale è occupato dall’orso. Solo tra i Germani, in particolare tra i Variaghi, viene importato il simbolo del leone ben prima della cristianizzazione e viene ricoperto da una dimensione simbolica: la criniera era segno di forza e di potere.

Nascita del leopardo

Alcuni padri della Chiesa, basandosi sul NT, vedono nel leone “il signore degli animali” e quindi figura di Cristo. Tale promozione del leone è dovuta all’influenza dei bestiari latini che ne sottolineano la forza, il coraggio, la liberalità e la magnanimità. Nel frattempo il leone viene investito di una dimensione cristologica:

  • Il leone che cancella con la coda le sue tracce depistando i cacciatori è come Cristo che nasconde la sua divinità incarnandosi nel seno di Maria
  • Il leone che risparmia l’avversario vinto è come Cristo che perdona il peccatore
  • Il leone che dorme con gli occhi aperti è come Cristo nella sua tomba (l’uomo-Cristo dorme, ma il dio-Cristo vive).

Tutti gli aspetti negativi del leone, a questo punto, vengono incarnati da un altro animale, un “leone cattivo” che diventa un animale a sé stante: il leopardo. Il leopardo ed il leone, a livello araldico, si distinguono solo per la posizione:

  • Leone = corpo e testa di profilo
  • Leopardo = corpo di profilo e testa frontale (la posizione di un animale con la testa di fronte è quasi sempre peggiorativa)

Nelle arme i primi a usare i leopardi furono i Plantageneti, in particolare Riccardo cuor di Leone fu il primo a usare le arme a tre leopardi, riprese poi dai suoi successori. A partire dalla metà del 14o secolo...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bismark di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scirea Fabio.
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