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L'arte bizantina e l'occidente

Subtilitas Graecorum

Il cambiamento più importante per quanto riguarda la questione dell'influenza bizantina in Occidente consiste in uno spostamento dell'enfasi da schemi e tipi iconografici e motivi decorativi ai valori più propriamente artistici. Ciò che va considerato non è la quantità di elementi copiati o presi in prestito (da un periodo che va dal VII al XIII secolo circa) ma il ruolo svolto da Bisanzio nella genesi dell'arte occidentale.

Lo sviluppo dell'arte occidentale può essere difatti compreso solo se consideriamo le circostanze della nascita e della sua formazione, compreso ogni elemento estero. Per quanto riguarda l'evoluzione del linguaggio artistico non è particolarmente importante conoscere quali elementi bizantini adottarono gli artisti occidentali per darsi un'aria cosmopolita o considerare i motivi tessili di origine orientale. L'iconografia invece, è un fattore chiave, in special modo per quanto riguarda la formazione dell'arte figurativa occidentale per questioni di formato, composizione e stile (oltre che per la trasmissione di soggetti).

Un'analisi dei modelli iconografici, portatori dell'influsso stilistico, può essere d'aiuto per la ricerca di fonti di ispirazioni stilistiche. L'analisi iconografica deve però essere molto minuziosa per avere prove di connessione diretta. Neppure oggi si può parlare di influsso bizantino puro e semplice; l'arte bizantina non è infatti un fenomeno immobile, ma in costante movimento ed evoluzione.

Una delle cause che rendono difficile definire quale fase dell'arte bizantina, della sua evoluzione, abbia formato le basi, i modelli, per certe correnti bizantineggianti in Occidente sta nel fatto che lo sviluppo dell'arte bizantina non è lineare, bensì a spirale irregolare (come direbbe il Collareta "a pendolo") cioè non si presenta in una evoluzione da principi astratti a naturalistici, o da metodi ellenici a metodi medievali, ma è una continua serie di revival, così da poter parlare di "ellenismo perenne" o perpetuo, e allontanamento dell'arte classica.

Alcune opere che possono parere di primo acchito identiche, hanno in realtà cronologie differenti, datazioni distanti magari 300 anni.

Un'altra complicanza per lo studio dell'arte bizantina in relazione all'Occidente è la scarsità delle fonti o, meglio, è la mancanza di molte testimonianze, in Occidente è andata distrutta una grande quantità di pitture murali, a Bisanzio la situazione è ben peggiore a causa della devastazione di Arabi, Slavi, Turchi Selgiuchidi e Mongoli, senza considerare il sacco di Costantinopoli da parte dei crociati nel 1204 e la caduta dell'Impero sotto i Turchi Ottomani che hanno cancellato intere parti dell'arte bizantina.

La gravità delle perdite si fa sentire quando vengono alla luce opere che si avvicinano alla loro concezione originaria, come gli affreschi della Cappadocia che ci danno una mano a stabilire un'equilibrata immagine complessiva dell'evoluzione bizantina se però vengono considerate per quello che sono: opere provinciali, spesso modeste, che rispecchiano solo in parte la grandiosa arte di Costantinopoli, mentre altre sono frutto di una tradizione locale o orientale.

Era scusabile nella prima ondata di scoperte, anche se terribilmente errato, considerare quest'arte la fonte d'importanti influssi che penetrarono in Italia, Francia, Inghilterra e Spagna. Le somiglianze sorprendenti, per forma e per tecnica, sono spiegabili come eco parallele di una tradizione fuoriuscita dai centri veramente importanti dell'arte bizantina.

In quest'ottica le pitture murali della Cappadocia ci possono aiutare a ricostruire lo stile delle pitture murali perdute del IX e del X secolo della stessa Costantinopoli. Altri affreschi, come quelli in Jugoslavia, sono invece creazioni di arte metropolitana, opere di pittori greci in esilio che ci hanno fornito una nuova visione dell'evolversi della pittura a Bisanzio nel corso dell'VIII secolo.

In Italia meridionale sono venute alla luce pitture murali che dimostrano forza e continuità dell'elemento greco in queste regioni; la forza della corrente bizantina al Nord è testimoniata dagli affreschi di Lambach in Austria. A Pürgg, grazie a un de-restauro su un dipinto murale del XII secolo, insieme con altri ritrovamenti, è stato possibile colmare parti di lacunosi vuoti.

L'assenza di dipinti nel periodo iconoclasta e la scarsità di dipinti in occidente nel X secolo creano un vuoto che dà parecchie difficoltà nel nostro studio; oggi è perciò possibile dare solo uno sguardo sommario, a volo d'uccello sull'arte bizantina e il suo legame con l'Occidente.

L'arte bizantina è stata utilizzata come modello dagli occidentali perché possedeva caratteristiche che all'arte occidentale mancavano ma che erano essenziali alla sua evoluzione. Bisanzio era il centro dell'arte classica non solo a livello materiale, difatti era un vero e proprio deposito in senso antiquario, ricca di statue, ma anche a livello di tradizione. Le statue greche pare prendano vita nei mosaici come a Daphnì dopo il 1100. Personaggi sacri concepiti come caratterizzati, allegorie ellenistiche come rappresentazioni dell'Antico Testamento. Le figure sono concepite nello spirito greco e gli sfondi richiamano gli scenari ellenistici.

Il fatto che l'eredità classica si fosse mantenuta viva era un vantaggio per Bisanzio rispetto ad altre città come Roma, dove l'eredità antica giaceva latente. Come arte viva l'arte di Bisanzio era medievalizzata e di più facile comprensione per gli artisti occidentali che andavano a caccia di modelli.

Una caratteristica dell'arte bizantina è la sua divisibilità, emersa prima nella tecnica e nel modellato, con un sistema a 3 o 4 tonalità, in cui la tonalità mediana è modificata da una o due ombreggiature più chiare o più scure, e nella rappresentazione della figura umana, divisa nei suoi elementi con un'enfasi delle giunture. La stessa ripetizione era caratteristica della composizione, semplice e leggibile, quasi geometrica. Questo permetteva alle composizioni di essere svuotate e modificate, così gli artisti potevano esprimere un nuovo contenuto.

Lo schema della morte della Vergine, per esempio, la Koimesis poteva facilmente essere appena forzata e diventare la morte di un Santo o di un membro della famiglia reale (vedi la morte della regina Anna Dandolo a Sopocani) e così via, in un'Ascensione di Cristo e in una rappresentazione plausibile del supplizio dei Quaranta Martiri di Sebaste. Quella della generalità era una caratteristica dell'arte bizantina che non ne comprometteva la leggibilità e ne fece la magistra Europae. Ogni immagine aveva un suo messaggio specifico e una solennità perfetta per la rappresentazione del sacro.

L'apprendistato degli artisti occidentali su modelli bizantini iniziò in campo tecnico. Alcune tecniche come il mosaico e lo smalto rimasero monopolio bizantino ma apriranno nuove possibilità in Occidente. La pittura murale italiana guardò al mosaico, alla sua divisione tramite cornici e ornamentazioni, e alle pratiche del modellato. Roma e Venezia erano anch'essi centri importanti per il mosaico. Lo smalto cloisonné raramente veniva utilizzato singolarmente, ma insieme allo champlevée, anch'esso caro nei confronti dei modelli bizantini.

Gli smalti influenzarono la pittura murale inglese, per la disposizione dei colori contrastanti, e la scultura occidentale. Le tecniche più importanti derivate dall'Oriente sono la pittura su tavola e su muro; la tempera per la prima e un misto di affresco e tempera la seconda, medium che determinarono l'evoluzione della pittura europea. Queste due tecniche, che a Bisanzio avevano raggiunto il livello massimo di perfezione, erano caratterizzate da una applicazione mista di vernici trasparenti e semitrasparenti che fornivano profondità e lucentezza.

Importante, più della tecnica, era la monumentalità della pittura su tavola, monumentalità che sarebbe rimasta ignota all'arte occidentale con il suo approccio troppo intellettuale, senza la lezione bizantina. La grande arte romanica della decorazione delle absidi non sarebbe mai esistita senza questi modelli bizantini.

L'arte bizantina, nonostante la sua debolezza (il lavorare a memoria dei bizantini, la mancanza di empatia ecc...) e il fatto che le opere non potessero essere veramente copiate, ebbe un ruolo fondamentale per l'arte occidentale grazie anche alla sua eleganza, tenuta molto in considerazione insieme alla particolare prospettiva.

L'arte bizantina aveva un grande rilievo anche per il suo ruolo di rappresentante dell'Impero d'Oriente, questo suscitò un forte mecenatismo nei suoi confronti, specie per il mosaico considerato l'arte imperiale per eccellenza. Per acquistare l'arte bizantina si utilizzavano ovviamente gli scambi commerciali, si facevano pellegrinaggi a Costantinopoli e in Terra Santa, i viaggi dei monaci per le elemosina, il culto e l'acquisizione di reliquie, le Crociate, la formazione dell'Impero Latino d'Oriente, il commercio, questi sono alcune delle innumerevoli opportunità per familiarizzare con l'arte bizantina.

Per la trasmissione di modelli e influssi, un ruolo chiave giocavano l'acquisizione delle opere bizantine attraverso doni, acquisti, saccheggi. Le chiese occidentali conservavano tali oggetti e ciò favorì la conoscenza di quell'arte. L'influenza di una singola opera bizantina poteva portare alla formazioni di botteghe e centri artistici come la "Bibbia Cotton" (VI secolo) che oltre a fornire il modello iconografico per l'atrio di San Marco contribuì alla formazione dello stile della pittura veneziana del XIII secolo, creando un effetto profondo sui pittori e sui mosaicisti.

Molte opere originali bizantine sono scomparse e possiamo vedere solo gli effetti da esse prodotti, in certi casi così chiari da poter dire con discreta certezza quale tipo di libri miniati bizantini devono essere stati quelli che aiutarono a formare lo stile delle miniature. Ovviamente non tutte le opere bizantine ebbero un effetto così rilevante in Occidente, anche perché alcune opere erano proprietà privata, o visibili una sola volta l'anno come alcune reliquie.

Un mezzo fondamentale per la trasmissione di forme e principi bizantini era il contatto personale con gli artisti bizantini che lavoravano in Occidente, alcuni di essi arrivati con ambascerie o in spedizioni commerciali, o molto più spesso allo scopo specifico di eseguire un'opera, su commissione. Queste commissioni riguardavano opere con tecniche estranee all'Occidente, i più richiesti erano quindi i mosaici, i pittori di icone, quelli che lavoravano il metallo; gli artisti che lavoravano su muro erano i meno richiesti perché la pittura murale non era monopolio greco, al massimo i pittori greci venivano chiamati in paesi periferici.

Dipendeva dal caso se le opere di bizantini in Occidente rimanevano isolate e dimenticate o se diventavano una fonte d'influenza bizantina. Tanto più erano barbare le aree circostanti, tanto meno viera una possibilità di un'influenza bizantina. Ciò avvenne con gli affreschi di Castelseprio in Santa Maria Foris Portas, commissionati da un aristocratico longobardo ad un grande pittore verso la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo (il catalogo del Collareta li data IX secolo), che ci possono dare una mano a ricostruire l'arte di Costantinopoli di quel tempo, ma che non ebbero nessun effetto sugli sviluppi successivi in Lombardia, probabilmente a causa della grande distanza culturale e artistica del pittore e suoi mecenati o il pubblico stesso, fatto sta che quest'opera non ha avuto un effetto significativo.

Stessa cosa vale per gli affreschi di Garde nel Gotland del XII secolo, eseguiti ad un'artista probabilmente russo educato alla scuola greca o bizantina. La sua opera fu come un grido sordo nel deserto, e ci vollero due generazioni perché gli influssi bizantini avessero una stabilità definitiva in Scandinavia. Se un terreno era stato già preparato a ricevere i semi dell'arte bizantina, se la terra era già stata mossa, l'attività degli artisti bizantini riscontrava un effetto più duraturo, che quando erano isolati.

Montecassino è uno dei casi più famosi di fertilizzazione riuscita. L'abate Desiderio inaugurò una grande quantità di attività artistiche nell'abbazia di Montecassino, facendolo ricostruire e decorare negli anni Sessanta dell'XI secolo, descritte da molte fonti del tempo. L'abbazia avrà grande influenza sui movimenti religiosi e sulla politica ecclesiastici. A Montecassino si ebbe una ripresa di certe tecniche "dimenticate" come il mosaico e l'opus sectile, e la grande campagna edilizia e decorativa dell'abbazia ebbe un grande effetto sullo sviluppo artistico della regione, anche se questo effetto è stato molte volte ingigantito e sopravvalutato.

La miniatura cassinese grazie al revival di Desiderio ebbe certamente effetti molto forti e cospicui, anche se lo scriptorium di Montecassino era poco efficace e particolarmente inadueguato nei primi due terzi dell'XI secolo, cosa che fa evincere la reale necessità di una riforma. Gli elogiatori di Desiderio però fecero un errore nell'elogiare l'innovazione voluta dall'abate, estendendo un giudizio proprio solo per Montecassino a tutta l'Italia del sud. "E poiché da cinquecento anni e più i maestri occidentali avevano perso l'abilità di esercitare tali arti" scrive Leone di Ostia nella sua laudatio a Desiderio, continuando dicendo che l'abate chiamò artisti da Bisanzio e da Alessandria per decorare la basilica del monastero con mosaici figurativi e una splendida pavimentazione.

L'affermazione di Leone era una esagerazione, difatti una valente esplosione dell'arte del mosaico era avvenuta a Roma all'inizio del IX secolo, duecentocinquanta anni prima di Desiderio. Fra l'altro Leone da Ostia non aveva mai affermato una cosa del genere; ciò che effettivamente Leone, Amato e Alfano avevano detto è che l'abate aveva portato a Montecassino esperti mosaicisti da Bisanzio e dall'Egitto, che aveva commissionato alcune opere a Costantinopoli (fra cui quelle dell'iconostasi) e che aveva inviato là dei giovani artisti perché imparassero le tecniche più difficili.

L'esagerazione degli autori risiede più nel tenore, nella situazione complessiva che nelle loro reali affermazioni, il resto è colpa degli storici dell'arte che hanno gonfiato, fino a distorgerlo, il valore di Montecassino. Non possediamo opere a cui fanno riferimento le fonti, né nessuna tecnica menzionata o rianimata dagli artisti greci di Desiderio. Ciò che può farci comprendere l'effetto della politica filoellenica di Desiderio può aver avuto sullo sviluppo di stile a Montecassino, in Campania e altrove, è l'analisi di taluni affreschi e miniature; in particolare i disegni a penna di due manoscritti cassinesi (Codd. Casin. 98 e 99) che mostrano i vari stadi della formazione bizantina, da un copia non troppo felice di una Morte della Vergine di un originale bizantino coevo, fino a disegni dai tratti spessi, imitazioni dello stile bizantino, con una manieristica rotazione del tratto.

Alcuni disegni mostrano uno stile bizantino perfettamente corretto, come nell'Angelo del Cod. Casin. 99 (Omiliario, Annunciazione e sogno di S. Giuseppe) il cui paragone con un Angelo nel katholikon di Vatopedi, dello stesso periodo, ne mostra l'estrema esattezza. Lo stile cassinese è completamente amalgamato con gli elementi campani, visibili chiaramente nella cornice ornamentale, comparsi nella prima metà dell'XI secolo ma visibili anche nello stile maturo della miniatura di Montecassino (vedi La vita di San Benedetto nel manoscritto vaticano o il breviario parigino dell'abate Oderisio, successore di Desiderio).

Possiamo quindi affermare che l'arte di Montecassino era un prodotto estremamente complesso in cui il fattore greco non era rappresentato solo dallo stile appena importato dagli artisti greci, ma anche da quegli elementi greci locali, autoctoni del Sud Italia. Non si può mettere in dubbio comunque che i recenti contatti con Bisanzio abbiano agevolato il processo. L'effetto degli artisti greci in Occidente era tanto più forte quanto era il loro numero e tanto più lungo era il loro periodo di attività.

Certe volte formavano addirittura delle colonie producendo la cosiddetta "arte coloniale", arte bizantina trapiantata in terra straniera dove doveva soddisfare le richieste straniere. La conservazione dell'identità artistica da parte dei bizantini era...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher v.martini6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Collareta Marco.
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