La Basilica di San Francesco ad Assisi
Il 3 ottobre 1226 morì ad Assisi Francesco di Bernardone e da lui ebbero origine tre grandi ordini religiosi: l’Ordine dei frati minori, l’Ordine delle Clarisse e il Terz’ordine. Due anni dopo la morte, nel 1228, ebbe luogo la sua canonizzazione ad Assisi e lo stesso giorno il pontefice pose la prima pietra per la futura Basilica in suo onore. Nella prima fase la costruzione fu seguita dal Vicario Generale di San Francesco, Frate Elia da Assisi. Si suppose che il Santuario sia fin dall’inizio stato progettato come una chiesa a due piani: la parte inferiore che avrebbe accolto le spoglie di San Francesco poste sotto l’altare maggiore, sarebbe stata la chiesa commemorativa, mentre la parte superiore era destinata alle funzioni religiose ufficiali. Infatti, nell’abside della chiesa superiore si erge il trono papale. Quindi la chiesa inferiore assumeva la funzione di cripta, cioè di mausoleo eretto sul sepolcro di un Santo. Nella cripta furono aperte diverse cappelle laterali. La salma riposa all’interno di un sarcofago spoglio di qualsiasi ornamento. La Tomba che si presentava in marmo bianco, venne rifatta dall’architetto Tarchi nella stessa pietra calcarea usata per la costruzione della Basilica, secondo lo stile semplice catacombale.
Il rivestimento pittorico della Basilica di San Francesco
Il Santuario d’Assisi è una delle più antiche chiese gotiche italiane. Non appena terminò la costruzione ebbe inizio la decorazione pittorica. Purtroppo mancano documenti scritti che forniscano dati sicuri sui committenti e gli esecutori del programma decorativo. L’attribuzione e il periodo degli affreschi sono confermati solo da un esame accurato. Le pitture della chiesa inferiore sono opera di uno o due maestri della prima scuola senese che hanno raffigurato a destra cinque scene della passione di Cristo e a sinistra cinque scene della vita di San Francesco. (La scuola senese fiorì in Italia tra il XIII e il XV secolo a Firenze e le loro opere sono ancora in parte intessute di elementi tipici della pittura bizantina. Fra gli esponenti ricordiamo: Duccio di Buoninsegna, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Di Giovanni ecc.) Il racconto si svolge da sud verso nord ed esprime il confronto fra la compassio di San Francesco e la passio di Cristo, perché Francesco è la conformitas di Cristo, come confermato da Dio stesso che gli concesse le stimmate. Gli affreschi risalgono al 1260 circa. Gli affreschi sull’infanzia di Gesù, nel braccio nord del transetto, sono attribuiti a Giotto (supera l’arte Bizantina e può essere considerato un precursore del Rinascimento) o ad un suo allievo e sono datati verso il 1320. A questo periodo risalgono anche gli affreschi del braccio meridionale che vengono attribuiti a Pietro Lorenzetti. I quattro affreschi nel centro della crociera rappresentano l’obbedienza, la povertà, la castità e l’apoteosi di San Francesco. La decorazione pittorica della chiesa superiore ebbe inizio prima del 1300 e Cimabue (maestro di Giotto) ebbe l’incarico di decorare la crociera di centro e il transetto. Nell’abside dipinse le storie della vita di Maria che però ci sono giunte in cattivo stato e nella crociera di centro ci sono i quattro Evangelisti che ci appaiono come un negativo fotografico a causa dell’uso del bianco di piombo che aveva fatto annerire le parti più chiare per l’ossidazione. La navata della chiesa superiore era separata dal transetto da una trave, su cui si trova un Crocifisso dipinto attribuito a Giunta Pisano (pittore italiano del XIII secolo). In questa navata a partire dal 1300 sorsero i cicli dell’Antico e del Nuovo Testamento, che si svolgono da nord verso sud, a destra il Nuovo Testamento a sinistra il Vecchio Testamento in otto scene ciascuno, attribuite ad artisti romani o di scuola romana. Già nella terza campata con Isacco e Giacobbe, si riconosce la mano di Giotto a cui poi fu affidata l’esecuzione del ciclo della vita di San Francesco, dipinto in 28 scene sotto le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento.
La funzione dell'immagine figurativa
I complessi decorativi delle nostre chiese non hanno una funzione puramente estetica ma partecipano a diffondere la parola di Dio fra gli uomini di ogni condizione sociale. Il vescovo latino Paolino da Nola, già nel 400, si era reso conto di come la gloria e la fama dei Santi raffigurati nelle chiese attirasse i fedeli, così che egli attribuì all’illustrazione una forza dinamica non inferiore alla parola scritta. La raffigurazione era rappresentata come la scrittura dei laici. Niceforo di Costantinopoli ci ha lasciato diverse considerazioni filosofiche sulla funzione della figura, che si rivelano molto preziose anche per lo studio degli affreschi della chiesa superiore di Assisi. L’epoca che precede il Rinascimento cercava di dipingere l’uomo come lo vede Dio, cioè nell’immagine non si cerca la riproduzione fedele della natura, ma si vuole scoprire se questa immagine ha una certa somiglianza con l’uomo celeste, che risplende della luce di Dio. Anche i colori assunsero quindi un valore simbolico. Insegnamenti su come “leggere” le illustrazioni ci vengono dai vescovi greci, in particolare da Teodoro di Studion, il quale afferma che il pittore e l’illustrazione si completano a vicenda, e solo grazie a questo rapporto possono contribuire alla proclamazione. L’arte medievale quindi vuole trasmettere un messaggio che è in stretta relazione con il contenuto della Bibbia. A partire dal XII secolo, non è più la Bibbia l’esempio da seguire ma la natura: “più la tua opera è riproduzione fedele della vita, più essa è veramente opera d’arte”.
La visione del mondo nella concezione metaforica medievale
Le grandi illustrazioni bibliche sono da ricercare soprattutto nel XII e XIII secolo. Le più grandi raccolte dei modelli delle figure bibliche ci vengono dalla Scolastica. In questo periodo sorgono le Summae, i grandi compendi di filosofia e teologia che possono essere equiparati ai cicli illustrativi della stessa epoca. Ad esempio, ad Assisi gli affreschi della vita di San Francesco sono accompagnati da brevi testi estratti dall’opera agiografica di San Bonaventura sul Santo. L’opera pittorica di Assisi non è soltanto una concordanza fra l’Antico e il Nuovo Testamento, ma anche il ciclo di affreschi sulla vita di San Francesco sono connessi con i Testamenti. I teologi scelsero dalla vita di San Francesco i motivi analoghi a quelli della Bibbia. Solo gli ultimi quattro affreschi non corrispondono a quanto raccontato da San Bonaventura nell’agiografia. L’intenzione francescana è di celebrare l’alter Cristo. Le scene iniziano dall’abside verso la porta, perché sull’altare sedeva il papa. Quindi con destra e sinistra intendiamo la destra e la sinistra del papa. Per leggere le scene del vecchio e del nuovo testamento, una volta arrivati alla porta d’ingresso si torna indietro. Anche se gli affreschi sono fatti da autori diversi, hanno vari rimandi fra loro, quindi si comincia a pensare che ci sia un’idea di fondo stabilita dall’ordine francescano e che al pittore spetta il compito di realizzarla.
Gli affreschi dell’Antico Testamento
Maestro romano Iacopo Torriti. Nella terza navata del registro mediano compare un nuovo pittore, Giotto, con dei collaboratori. Secondo Angela Maria Romanini, le ultime due scene attribuite a Giotto furono dipinte da Alfonso di Cambio, che era uno scultore e ciò giustificherebbe lo stile forte e scultoreo delle due scene. Nei volti scompaiono gli elementi bizantini, i capelli non sono più una massa, quasi scultorei, ma ben definiti. Fino alla terza campata è sempre Torriti, dalla quarta assume la guida Giotto. Ci troviamo nella prima campata (vicino all’altare), nel registro alto. Vi sono due scene per campata.
La creazione del mondo
Descrizione dell’affresco: Al centro di una serie di cerchi concentrici, simbolo di perfezione, è rappresentato il Creatore. I tratti del volto sono bizantineggianti. Nel primo cerchio sono dipinti due busti d’angeli che volgono lo sguardo verso Dio. Il secondo cerchio è una decorazione a forma di perle. A destra c’è il sole a forma di volto, a sinistra la luna a forma di falce. La mano di Dio in segno benedicente fa apparire la luce, nella figura di un giovane che si allontana in direzione della terra mentre il suo sguardo è rivolto a Dio, origine della luce. L’oscurità è personificata nella figura di una donna nuda seduta. Ad eccezione dell’uomo, è raffigurato l’intero atto della creazione, con piante e animali terrestri e marini. Sopra le acque si libra, in forma di colomba, lo Spirito Santo.
Stato di conservazione: Lo stato di conservazione di questo affresco è il migliore fra tutti gli affreschi dell’ordine superiore. È il punto di partenza del programma pittorico, che rivela la visione storico-salvifica del mondo. La creazione divina ordinata della luce, tenebre, acque, terra, piante e animali, dà una chiara idea della situazione salvifica in cui Dio metterà l’uomo. Negli affreschi successivi si vedrà come l’uomo, per via del peccato, perde questa grazia e precipita nel peccato.
La creazione di Adamo
Descrizione dell’affresco: Dio è rappresentato seduto su una sfera e vestito di una tunica chiara con pallio rosso. Nei pressi della sfera sgorgano quattro fonti e si innalzano alcuni alberi come nel giardino dell’Eden. Nella mano sinistra Dio tiene un rotolo scritto, mentre la destra indica l’atto di creazione di Adamo che, appoggiandosi sul braccio, rivolge uno sguardo di gratitudine al suo Creatore.
Stato di conservazione: L’affresco è in parte distrutto, specialmente in alto a destra, ma il tema della raffigurazione è chiaro.
La creazione di Eva
Descrizione dell’affresco: Come nel dipinto della creazione di Adamo, anche qui il creatore è raffigurato seduto sulla sfera celeste. Tende la mano destra e dà vita ad Eva. Il giardino dell’Eden è raffigurato simbolicamente da due alberi e diverse piante. Adamo è in un sonno profondo; Eva guarda Dio con gratitudine e tende verso di Lui la mano destra.
Stato di conservazione: A parte il volto di Abramo, la pittura è ben conservata.
Il peccato originale
Descrizione dell’affresco: Adamo sta immobile a sinistra dell’albero della tentazione. La mano sinistra tiene una foglia a coprire la nudità. L’albero si trova al centro e lungo il suo tronco si attorciglia il serpente che porta i tratti di una donna e la sua testa è rivolta ad Eva che si trova a destra dell’albero.
Stato di conservazione: La figura di Eva è quasi totalmente distrutta. Come lo richiede la concezione storico-salvifica del mondo, il peccato contro Dio è rappresentato come origine di tutto il male. Nel Nuovo Testamento il peccato non è più oggetto di grandi riflessioni religiose, perché se ne riconosce l’esistenza e i suoi molteplici aspetti.
La cacciata dal Paradiso
Descrizione dell’affresco: Adamo ed Eva vengono espulsi dal Paradiso ed un angelo esegue il compito. Il movimento fluttuante della veste rossa e l’atteggiamento della figura esprimono la rapidità dell’esecuzione. I progenitori camminano verso levante con il corpo inclinato per indicare lo spavento e il timore.
Stato di conservazione: L’affresco è ben conservato. La cacciata non implica un non ritorno, tanto è vero che i progenitori si muovono verso levante (oriente). In questo castigo è contenuta la promessa della nuova salvezza. Gesù infatti morirà per liberare l’umanità dal peccato.
Le fatiche di Adamo ed Eva
Stato di conservazione: L’affresco è totalmente distrutto. Probabilmente, secondo la tradizione pittorica paleocristiana, essi erano raffigurati tristi mentre svolgevano i loro lavori.
Il sacrificio di Caino e Abele
Stato di conservazione: L’affresco è totalmente distrutto. La tradizione pittorica immagina raffigurati Caino e Abele che portano i loro doni all’altare dedicato a Dio.
Uccisione di Abele
Descrizione dell’opera: I pochi frammenti rimasti danno l’idea della scena. Abele giace a terra e ci rimangono solo l’avambraccio e una parte del corpo. Alla sua destra Caino corre per sfuggire. I due alberi rappresentano l’ambiente della campagna in cui Caino aveva attirato Abele. La mano di Dio dall’alto annuncia a Caino la sua maledizione. La lotta dell’uomo contro l’uomo è frutto del peccato, ed è la ribellione dell’uomo verso Dio. Il ciclo di affreschi inizia con l’opera di creazione di Dio, prosegue con la distruzione del rapporto con Dio e si chiude con la distruzione dei rapporti fra gli uomini.
I modelli veterotestamentari
Nel registro mediano, proprio sotto la storia della creazione, abbiamo la storia dei Patriarchi, e per ognuno di loro vengono raffigurate due scene.
La costruzione dell’arca
Descrizione dell’affresco: Quest’affresco presenta una doppia raffigurazione di Noè: nella prima Noè è all’estremità sinistra del quadro, con gli occhi e le mani al cielo. Sopra di Lui la mano di Dio e i raggi che da qui si espandono sfiorano la fronte del patriarca. Noè è vestito della tunica bianca, con una stola purpurea e il manto rosso. Nella metà sinistra della stessa tela Noè è nuovamente raffigurato con lo stesso abito ma questa volta seduto, in quanto la seduta era simbolo di autorità. I tre figli Sem, Cham e Japhet segano un tronco. Sono vestiti solo con il perizoma e occupano tutta la parte destra del quadro.
Stato di conservazione: L’affresco è ben conservato, ad eccezione della figura in basso a destra.
Entrata di Noè e degli animali nell’arca
Descrizione dell’affresco: L’arca ha la forma di un enorme cassone rettangolare con un coperchio semiaperto. Si distingue la testa di un uomo, un ariete sulla passerella, la testa e le zampe di un leone che sporgono da una finestra dell’arca. Sul tetto è posato un uccello e di un altro si distingue solo la coda.
Stato di conservazione: L’affresco è in gran parte distrutto. Sono i pochi particolari rimasti a dare un’idea di quella che doveva essere la scena. Le due scene di Noè si trovano proprio sotto la creazione del mondo e la creazione di Adamo. Quest’ultimo è il capostipite e l’alleanza che egli perde con Dio si ristabilisce con i Patriarchi che sono figure di Cristo. Noè è dunque il capostipite del nuovo genere umano.
Il sacrificio di Abramo
Descrizione dell’affresco: Abramo sta per colpire con la spada il figlio Isacco che è legato su un altare di pietra. Abramo ha il piede sul basamento dell’altare. Gli appare dal cielo la mano di Dio circondata da lampi infuocati. In basso a sinistra si distingue il montone che secondo la Bibbia si era impigliato tra le spine di un cespuglio.
Stato di conservazione: La parte in basso a sinistra è quasi completamente distrutta. Il racconto del sacrificio di Abramo vuole illustrare, oltre alla gran fede mostrata dal Patriarca, anche il rinnovo dell’Alleanza fra Dio e Abramo. Per questo nel Nuovo Testamento tutti coloro che vivono nella fede vengono chiamati figli di Abramo. Queste scene si trovano sotto la creazione di Eva e il peccato originale. Sulla parete opposta, di fronte ad Abramo troviamo il tradimento di Giuda, perché il sacrificio di Abramo è anticipo del tradimento di Giuda; Cristo come Isacco, è pronto al sacrificio.
La visita degli angeli ad Abramo (Mamrè)
Descrizione dell’affresco: A sinistra è raffigurato Abramo chinato ma con lo sguardo verso l’alto e saluta i tre angeli raffigurati con le ali e l’aureola. Il personaggio centrale è raffigurato più avanti con un bastone da pastore e la mano destra è tesa verso Abramo. Gli altri due tengono in mano dei rotoli scritti. Dietro Abramo vi è un albero che è simbolo di ospitalità e a differenza di Noè, Abramo è raffigurato con l’aureola.
Stato di conservazione: Al centro e a sinistra l’affresco è molto danneggiato così come il volto del Patriarca. Mentre il peccato originale che sta sopra indica la storia della perdizione, viene visto come protovangelo che promette l’arrivo del Redentore, l’apparizione degli angeli rappresenta la storia della salvezza, indica l’apparizione del Redentore.
Isacco benedice Giacobbe
Descrizione dell’affresco: L’episodio si svolge in una stanza e una serva in abito verde rialza una tenda che nasconde il letto. Giacobbe ha l’aureola come il padre e si avvicina al letto del padre malato, che è seduto col busto eretto. Dietro Isacco una donna che sicuramente è Rebecca, moglie di Isacco e madre di Giacobbe. Per ingannare Isacco, Giacobbe, il figlio prediletto di Rebecca, viene coperto con pelli di animali. Il padre tiene la mano destra del figlio, mentre nella sinistra ha del cibo.
Stato di conservazione: I tratti del viso di Isacco sono quasi completamente cancellati, mentre si riconosce bene il volto di Rebecca e la figura di Giacobbe.
Esaù davanti a Isacco
Descrizione dell’affresco: Nella scena continua il racconto precedente di Isacco che benedice Giacobbe, il quale rimane ancora in scena e lo individuiamo con l’aureola. Adesso appare Esaù, vestito di una tunica gialla e un mantello verde. Porge al padre il suo cibo preferito mentre la madre...
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