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Un altro esempio è la Maddalena Pentita.

Caravaggio dipinge quindi i primi quadri sacri interpretandoli con più laica, non profana,

semplicità. Occorre comunque ricordare che essi erano commissionati da collezionisti privati.

-Il primo quadro di destinazione pubblica fu il San Matteo e l’angelo per la cappella Contarelli in

San Luigi dei Francesi, 1592, a cui segue una seconda versione nel 1600.

Nel primo San Matteo dipinge l’apostolo come un analfabeta, guidato nella scrittura dalla mano

dell’angelo.

-Una seconda commissione pubblica è la Conversione di San Paolo: egli risolve l’episodio in un

momento meteorologico temporalesco, in un quadro che incanta per il naturalismo di alcuni brani

come la resa delle foglie, del tronco, delle nuvole. Alla critica che gli viene rivolta, se la natura

debba sempre accordarsi al tono dell’evento umano, risponde con il Sacrificio di Isacco, dove

invece il fatto brutale avvine entro un paese tranquillo e un tramonto all’orizzonte.

-Dopo le prime commissioni sacre giungono anche richieste di mitologia, come Il Cupido o Amor

Profano, ma egli preferirà tornare alle storie sacre.

-Nella Cena di Emmaus, ora a Londra, rappresenta l’evento come scena di osteria romana; si

notano ancora i caratteri giovanili nell’attenzione della natura morta, ma anche già l’inclinazione

drammatica dell’ombra che sforma sul muro la figura del Cristo.

-In un altro dipinto vicino, l’Andata al Calvario di Vienna si notano molte contraddizioni, per

esempio la bellezza del Cristo in contrasto con l’asprezza della scena: è testimonianza di una

nuova cruda passionalità che inizia a sentirsi anche nelle opere coeve, come nel San Francesco

in deliquio di Hartford, in cui la bellezza dell’angelo rievoca le prime opere giovanili, ma la tonaca

del santo intaccata nell’ombra e le mani, il cielo, sono già esemplificativi della nuova tendenza.

-In queste opere, come fa notare qualche biografo, Caravaggio comincia a “ringagliardire gli

scuri”.

I due dipinti per San Luigi dei Francesi, collocati nell’ultimo decennio del secolo: la

Vocazione e il Martirio di San Matteo

-Già nei primi anni dell’ultimo decennio vi aveva dipinto il suo primo San Matteo.

-Subentra grazie all’influenza del cardinal Del Monte al D’Arpino nei lavori della Chiesa, nel 1593

-LA VOCAZIONE: la rappresenta prendendo spunto da una scena di giocatori d’azzardo,

d’osteria.Un biografo germanico, Sandrart, ipotizza che Caravaggio avesse tratto ispirazione

dall’incisione di Holbein con I Giocatori e la Morte, associazione significativa per la concezione

poetica di accostare un tema di vita dissoluta alla forza di un destino che sopravviene: la morte nel

primo caso, il Cristo nel secondo, due simboli di eternità.

L’esame radiografico mostra che, da un primo impianto di scena mondata dipinto a colori vividi,

l’artista procedette a rinforzare via via ombre e luci fino all’apice drammatico, il raggio di luce

radente che penetrano nello stanzone con il Cristo, e interrompe l’atmosfera della partita. Questa

luce sospende nell’aria la mano greve di Cristo, affonda nell’ombra il suo sguardo, va ad illuminare

Matteo mentre, raddoppiando con la mano destra la puntata, addita a se stesso, quasi chiedesse

“Vuol me?”.

La tecnica che va rinforzando la partitura tra luce e ombra in modo drammatico, si accompagna ad

una nuova esperienza: la camera oscura. Un biografo descrive lo studio di Caravaggio come una

stanza nera, completamente buia se non per una luce proveniente dall’alto che vada a risaltare i

chiari con forte contrasto, in un modo non naturale né fatto da altri pittori prima di lui. Eppure

occorre ricordare che questa tecnica non si accompagna ad una pittura che fissi i personaggi

come manichini: dentro questa netta contrapposizione di luce e ombra doveva collocarsi la vita

stessa nel suo svolgersi.

-IL MARTIRIO DI SAN MATTEO

-Trasforma la leggenda ambientata in Etiopia in un “fattaccio di cronaca nera entro una chiesa

romana ai suoi giorni”: una squadra ha violato la sacralità del luogo e il santo, già trafitto, è

rovesciato sotto i gradini dell’altare dal manigoldo che sta per finirlo. Intorno gli astanti indugiano in

varie reazioni e forse si riconosce un suo autoritratto nell’atto di sfuggire dalla rissa.

Notiamo il chierichetto che fugge a destra ripetendo la reazione fisica della Medusa, dell’Isacco,

del Giovinetto morso dal ramarro.

Osserviamo poi come indugia sull’angelo nudo e sulla preziosa natura morta delle ampolline da

messa: sono ricordi della fase “speculare” dell’adolescenza.

Dopo queste due opere, prima di passare alla seconda versione del San Matteo e l’Angelo,

occorre passare attraverso una serie di lavori che precedono le tele di San Luigi dei Francesi e che

testimoniano la trasformazione da questo stile già personale ma ancora immaturo a quella che si

può definire propriamente la sua grande maniera.

-A parte due opere che rimandano ancora a argomenti giovanili, Il suonatore di liuto, Monaco,

con il visto che si staglia sullo sfondo ormai buio, e il Narciso, Caravaggio si concentra nel

rinnovare il campo dell’arte sacra, perseguendo l’obbiettivo di portarla ad esiti popolari.

-La Madonna che svezza il bambino è la prima opera di questa serie di quadri caratterizzati da

crolli di luci ed ombre: il Sacrificio di Isacco, Maddalena rimproverata da Marta, San Giovanni

Battista di casa Doria (in cui riprende la definizione dei nudi di Michelangelo ma li inserisce nella

realtà naturale macchiandoli di ombre): tutte opere che suscitano profonde polemiche, ci si

domandava dove fosse finita la composizione, la sintassi.

-In San Tommaso incredulo, e ancor più in Presa di Cristo nell’orto, Coronazione di spine e

altre scene tratte dalla Passione, Caravaggio mostra un contrasto tra rimandi al plasticismo del

Cinquecento e brani di crudo realismo, come l’indugio sulle ferite orride o le rughe dell’apostolo

incredulo che non ammette altra verità che quella che si può toccare con mano.

-Verso la fine degli anni di San Luigi, Caravaggio torna su San Giovanni Battista, argomento che

prediligeva particolarmente perché per definizione scorbutico, inselvato: lo rappresenta seduto

scompostamente nel bosco, con accanto una ciotola svuotata; la sua figura si staglia come sopra

un finestrone nero, con un nudo acceso come da un colpo di sole.

Nel 1599 le fonti ci riferiscono che Caravaggio andava in giro facendosi portare la spada “da un

putto”, tratto di un pittore già “affermato”.

-Viene definito un uomo d’umore bizzarro, pallido e riccio, con gli occhi vivaci e profondi.

-Ci sono pervenuti molti aneddoti, di carciofi gettati in faccia al garzone luganese dell’Osteria del

Moro, parolacce agli sbirri alle cinque di mattino, per non parlare poi del delitto del 1606.

-Occorre poi ricordare che, mentre la sua fama cresceva, crescevano anche gelosie e contrasti

con la società artistica: per esempio il processo del 1603 intentatogli dal Baglione, suo futuro

biografo, perché Baglione aveva soffiato a Caravaggio una commissione al Gesù, il quadro per la

Resurrezione di Cristo, e Caravaggio lo accusa di aver voluto imitare in modo goffo la sua

maniera e fa circolare su di lui versi scurrili.

-I suoi passatempi erano passeggiare per la città con il suo cane Cornacchia, la pallacorda, le

donne e l’osteria. Ha una vita movimentata, passa dei giorni in carcere, partecipa a risse, bevute.

Ecco che arriviamo alla seconda versione del San Matteo per l’altare di San Luigi, che chiede

egli stesso di poter sostituire alla prima per poi porla accanto alle due storie sulle pareti della

cappella Contarelli.

-All’angelo è finalmente concesso di volare, e il santo non appare più come un analfabeta, ma più

come un uomo con l’orecchio teso ad ascoltare, tutto rizzato dallo sgabello, poggiando un

ginocchio che sembra andare fuori dal dipinto stesso.

-Il tutto è accompagnato dalla scelta di un costume aulico ma immanente, cioè che si può

immaginare in ogni tempo, e un colore inedito, quasi fluorescente nell’oscurità, dato

dall’accozzamento dei toni di giallo e d’arancio nella tunica e nel mantello del santo.

-Nell’insieme il quadro appare certamente di maggior decoro, eppure non si può negare che

mantenga più di una licenza a questo proposito: le mani sono moderne, naturali, senza disegno

ma tutte a incisi tonali, a tasselli, a cordelle di vene, rughe e pelle.

-Un biografo ci racconta che egli “usò ogni sforzo per riuscire in questo secondo quadro”: e lo

sforzo era palesemente anche di cultura; non è da escludere infatti che, nella ripresa di alcuni

elementi che rimandano al classicismo bolognese di Annibale Carracci e ai classici veneziani, egli

non abbia tentato di approdare ad una maniera che includesse nella classicità la propria vocazione

per il naturale.

Tra il 1600-01 realizza invece per il monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere papale, due tele per la

sua cappella in Santa Maria del Popolo, con la Crocefissione di San Pietro e la Conversione

di San Paolo.

-Per entrambi Caravaggio realizza una prima redazione, che poi l’artista stesso decide di sostituire.

-CROCIFISSIONE DI SAN PIETRO

Egli descrive la scena sulle rocce brune di San Pietro in Montorio, in cui rappresenta la fatica dei

serventi, dipinti come operai che si affaticano e non carnefici crudeli, in abbigliamento sgualcito e

dimesso, piedi fangosi e pochi attrezzi.

Riprende da vicino il santo, che già fisso alla croce guarda l’osservatore con una calma

consapevolezza del suo destino, una sorta di eroe laico.

-CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Anche qui Caravaggio sceglie di porre il punto di vista dalla parte dello scavalcato che si ritrova a

terra .

Il cavallo a terra ha una massa enorme, la bava che cola dal morso; la composizione è un intrigo

indecifrabile tra quadrupede e servente, di vene nodose, carne pulsante, e tutto evidenziato da un

fascio di lume spiovente.

Questa palese scelta di eliminare tutta la tradizione iconografica del tempo rende il quadro forse il

più rivoluzionario in tutta la storia dell’arte sacra.

Se non si trattasse di un dipinto “laterale”, potrebbe addirittura sorprendere che Caravaggio sia

riuscito a pubblicarlo senza incorrere in rifiuti e serie di censure.

Alcuni lo chiamavano “la conversione di un cavallo”; resta poi il giudizio di un biografo che lo

chiamerà “senza azione”. Infine è significativo il fatto che i due dipinti siano restati sempre

nell’oscura collocazione della cappella: mai un’incisione venne fata, e ciò li mantenne ignoti alla

migliore cultura europea.

Nel 1604 ebbe l’incarico della Sepoltura di Cristo, sull’altare dei Vittrice alla Chiesa Nuova.

-Come nei dipinti del popolo, vi domina il grande formato e il predominio della figura umana, una

figura umana resa in modalità che non rivelano intenzione di dipingere né i peggiori né i migliori,

ma gli “eguali”, i suoi simili, l’umanità che quotidianamente incontrava e di cui raccoglieva gesti ed

espressioni.

-Così la Madonna in azzurro, il Nicodemo, hanno fisionomie che ci sembra di riconoscere in

persone comuni, che realmente frequentavano la Roma di quel tempo.

Tra il 1604-05 realizza la Madonna di Loreto, commissionatogli dai Cavalletti per la chiesa di

Sant’Agostino.

-Il tema una leggenda sacra svolta solitamente a vaga fantasia, raffigurando la rustica casarella dal

tetto di cedro, recata dagli angeli e sormontata dal gruppo della Vergine e del Bambino


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla.marazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Benati Daniele.

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